Gli Orsini di Bracciano: condottieri, baroni e signori tra Roma e Napoli

Cinque generazioni di condottieri Orsini costruirono Bracciano, combatterono Colonna e re, poi la persero tra debiti e un fratricidio.

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Paolo Giordano Orsini, Virginio Orsini
Paolo Giordano Orsini, Virginio Orsini

Cinque generazioni di una casata che costruisce un dominio tra Lazio e Abruzzi e lo vede dissolversi tra guerre, debiti e un fratricidio

Gli Orsini di Bracciano sono uno dei rami della grande famiglia romana degli Orsini, accanto a quelli di Monterotondo, Tagliacozzo e Pitigliano. Tra la metà del Quattrocento e la seconda metà del Cinquecento mettono insieme un dominio feudale che dall’alto Lazio arriva fino alle contee abruzzesi di Albe e di Tagliacozzo. Grazie alla posizione sulle strade appenniniche che collegano il regno di Napoli, lo stato della Chiesa e il resto della penisola, sono costretti a un equilibrio continuo tra potenze rivali, ora al loro servizio, ora loro avversari secondo le circostanze. Il nemico storico rimane la famiglia dei Colonna, per cui Roma ed il suo territorio circostante conosce in continuazione scontri e guerre aperte tra le due fazioni. Le alleanze della casata cambiano con le stagioni politiche, e coinvolgono numerosi attori quali gli aragonesi di Napoli, i Medici di Firenze, i re di Francia , l’impero, la Spagna e lo stato della Chiesa. Il castello di Bracciano è il simbolo del potere di tale ramo famigliare: Napoleone avvia nel 1470 la trasformazione della rocca, Virginio la porta a termine, Paolo Giordano la fa affrescare dai fratelli Zuccari.

Il feudo viene eretto in ducato da Pio IV nel 1560; venticinque anni dopo Bracciano è confiscata dai pontifici. La storia di questi Orsini si può dividere in tre periodi: eroico quando Carlo (non compreso nel sito), Napoleone, Gentile Virginio (nel sito compare semplicemente come Virginio) spada alla mano, partendo da Bracciano riescono ad espandere i loro feudi, agevolati nei loro piani di espansione dai cardinali Giordano e Latino; tragico, quando il secondo Napoleone, Girolamo e Paolo Giordano, ormai diminuito il loro ruolo militare a causa delle diverse dimensioni che hanno assunto in Italia le guerre per l’intervento dell’impero, della Francia e della Spagna,”si lasciano trascinare dalla superbia e dalle tendenze sanguinarie a commettere orrendi delitti contro i loro più stretti parenti; signorile, infine, quando Virginio, Paolo Giordano II e Flavio mitigate , man mano la mentalità avita con la vita brillante e le occupazioni artistiche, consumano nel lusso, – richiesto dall’alto rango – redditi e capitali accumulati nel periodo eroico” (VINCENZO CELLETTI. Gli Orsini di Bracciano). Le schede che seguono, ordinate per nucleo familiare ed in sequenza cronologica si riferiscono ai condottieri operanti nel 1400 e nel 1500.

Carlo Orsini

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Primo signore di Bracciano; signore di Pozzuoli. Figlio di Giovanni, dei conti di Tagliacozzo e conte di Manoppello; fratello di Francesco (conte di Trani, conte e duca di Gravina), Giordano (cardinale), Orso (conte di Monterotondo), Perna, Orsina e Costanza. Padre di Napoleone, secondo signore di Bracciano; di Roberto, da cui deriva il ramo di Pacentro; Giovanni, commendatario dell’abbazia di Farfa ed arcivescovo di Trani; Latino (cardinale); Paola (moglie di Lorenzo Orsini del ramo di Monterotondo), Maddalena (Jacopo Orsini, Monterotondo), Bartolomea (Aldobrandino Orsini, conte di Pitigliano), Elena (Gentile Migliorati). Sposa Paola Orsini, figlia del conte di Tagliacozzo. +1445

Alla morte del fratello Giordano, uno dei cardinali più influenti nella corte papale del tempo, rimane signore di gran parte del patrimonio familiare e del vicariato di Bracciano. Uomo politico e condottiero, nel 1417 difende Roma dagli attacchi di Braccio di Montone. Di seguito milita al soldo dei veneziani: la Serenissima compensa il suo operato iscrivendolo nel libro d’oro della sua nobiltà. Ritornato nel Lazio, entra al servizio della regina di Napoli Giovanna II d’Angiò, che lo crea Gran Connestabile e lo investe di Pozzuoli. Negli anni seguenti acquista tutti i diritti dai nobili che possiedono terreni nei pressi di Bracciano, finché, a metà 1423 non si considera più vicario pontificio della località, ma a tutti gli effetti suo signore. E come tale viene riconosciuto dai pontefici a cominciare da papa Eugenio IV.

Napoleone Orsini

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Secondo signore di Bracciano. Conte di Albe e di Tagliacozzo, barone di Corbara e di Paterno. Signore di Vicovaro, Galeria, Campagnano di Roma, Formello, Cantalupo in Sabina, Sacrofano, Bardella (Mandela), Larino, Castelpagano, Roccaguglielma, San Felice del Molise, Civitella Messer Raimondo, Monte Gentile e San Polo dei Cavalieri.

Figlio di Carlo Orsini e di Paola Orsini del ramo di Tagliacozzo. Fratello di Roberto Orsini, Latino (cardinale), Giovanni, Paola, Maddalena, Bartolomea, Elena. Padre di Virginio, Giustina (sposa Stefano Sciarra Colonna, signore di Palestrina), Brigida (Camillo Orsini del ramo di Mentana), Angelo, Eleonora (Cola Gaetani, signore di Sermoneta), Bartolomea (moglie di Bartolomeo d’Alviano), Ippolita (Girolamo Tuttavilla), Bartolomeo. 1420 ca. – 1480 (settembre).

Napoleone continua la serie dei signori di Bracciano. Esordisce nel 1443 al soldo del papa contro Francesco Sforza; conquista Tuscania facendovi entrare 150 fanti attraverso la rete fognaria: la città viene saccheggiata. Passa poi agli stipendi di Firenze, di Napoli e ancora della Chiesa, con campagne che si svolgono in Toscana, Lazio, Umbria e Marche. Nel 1460, con il fratello Roberto, recupera la contea di Albe ed il controllo di Tagliacozzo. Nel 1461 assume il comando delle truppe pontificie nelle Marche ed in Romagna ai danni dl signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta, sconfitto sul fiume Cesano nell’agosto 1462. L’anno seguente conquista il ducato di Sora e nel 1464 il re di Napoli Ferrante d’Aragona gli conferma le contee di Albe e di Tagliacozzo, nonché le baronie di Corbara e di Paterno. Per anni combatte Everso dell’Anguillara per il possesso di Monticelli. Nel 1469 la pesante sconfitta di Mulazzano subita ad opera di Federico da Montefeltro e di Roberto Malatesta, gli costa una grave ferita e la cattura del figlio Virginio. Nel 1478 ospita nel castello di Bracciano l’incontro tra gli ambasciatori francesi ed i rappresentanti della lega antipontificia e aragonese. Muore a Vicovaro all’inizio di settembre del 1480. Notevole è l’elogio che ne fa Francesco Sansovino in “Della origine e dei fatti delle famiglie illustri italiane”. “Fu di maniera che egli superò tutti gli altri nella famiglia Orsina: perciocché nella pace vivendo esso con sommo splendore.. non cedeva punto alle grandezze e alle magnificenze de prencipi segnalati de suoi tempi. Nel muover imprese, considerava sempre se le conditioni della pace erano molto più dure che quelle della guerra, e misurando le forze..preponeva spesso una honesta quiete a un pericoloso disturbo..Fu di maravigliosa prudenza nell’ordinare e di inaudita prontezza nel fare essequire”.

Roberto Orsini

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Di Pacentro. Fondatore del ramo di Pacentro. Conte di Albe, Nola e Tagliacozzo, barone di Corbara e Paterno. Signore di Pacentro, San Gregorio da Sassola, San Polo dei Cavalieri, Sant’Angelo Romano. Gran Connestabile del regno di Napoli, cavaliere dell’ordine dell’Ermellino. E’ noto per combattere in battaglia senza elmo al volto, un comportamento che gli valse il soprannome di “cavaliere senza paura”. Figlio di Carlo Orsini e di Paola Orsini del ramo di Tagliacozzo. Fratello di Napoleone, Latino (cardinale), Giovanni, Paola, Maddalena, Bartolomea. Sposa in prime nozze Violante da San Severino ed in seconde nozze Caterina da San Severino. Figli del primo matrimonio sono: Francesca (sposa Francesco d’Aquino, marchese di Pescara e Giovan Battista Carafa, conte di Airola), Costanza (Pier Bernardino Gaetani, conte di Morcone), Orsina (Marcello Colonna, signore di Gallicano, Calabritto e Zagarolo; in seconde nozze, Alfonso d’Avalos), Trifalda (Virginio Orsini). Dalle seconde nozze risulta padre di Alfonsina, moglie del signore di Firenze Piero dei Medici. Figli illegittimi sono Mario e Girolama (Paolo Vitelli).

L’apprendistato alla guerra avviene agli ordini di Francesco Sforza vicino a raggiungere il suo obiettivo, il ducato di Milano (1450): avversari i veneziani. E’ dal 1453 che inizia a militare per gli aragonesi di Napoli. Di seguito appoggia il fratello Napoleone ai danni di Everso dell’Anguillara, per ritornare nel 1460 a contrastare, al servizio degli aragonesi, il tentativo di Giovanni d’Angiò teso alla conquista del regno di Napoli. E’ in tale conflitto che ha modo di distinguersi nella battaglia di Sarno e nella spedizione punitiva in Calabria, dove suoi soldati irrompono in Cosenza sottoponendo la città ad un terribile saccheggio con crudeltà di ogni genere. Sconfigge a Troia Jacopo Piccinino. Nel marzo 1464 è nominato Gran Connestabile del regno di Napoli; con il fratello Napoleone è, dopo varie vicissitudini, investito delle contee di Albe e di Tagliacozzo, nonché delle baronie di Corbara e di Paterno. Anni dopo affronta ripetutamente i veneziani partecipando alla battaglia di Molinella (avversario Bartolomeo Colleoni), i pontifici al fianco di Federico da Montefeltro ed i fiorentini. Muore di peste nel marzo 1479 presso Montepulciano. E’ sepolto a Siena nella chiesa di Monte Oliveto. Unanimi sono i giudizi degli storici sulle sue qualità come condottiero, che gli sono particolarmente riconosciute da Sigismondo de’ Conti nel suo lavoro “Le storie dei suoi tempi dal 1475 al 1510”. “Uomo tollerantissimo d’ogni fatica, grande nei pericoli, e avente per documento di suo valore le ferite che portava in petto e nel volto”.

Virginio Orsini/ Gentile Virginio Orsini

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Terzo signore di Bracciano. Conte di Albe e di Tagliacozzo, conte di Campagnano, barone di Corbara e di Paterno, cavaliere dell’ordine dell’Ermellino. Soprannomi: denigratorio, Chiappino; elogiativo, “il Grande”. 1445 ca. – 1497 (gennaio). Muore in carcere a Napoli in Castel dell’Ovo.

Figlio di Napoleone e di Francesca Orsini di Monterotondo. Fratello di Giustina, Brigida, Angelo, Elena, Bartolomea (moglie di Bartolomeo d’Alviano), Caterina (Onorato Gaetani di Sermoneta), Ippolita, Bartolomeo. Padre di Gian Giordano e di Giambattista (religioso) e di due figli naturali legittimati, Carlo ed Annibale Antonio (letterato). Sposa Trifalda Orsini, figlia di Roberto ed Isabella Orsini. 1445 ca. – 1497 (prigioniero in Castell’Ovo a Napoli).

Virginio è il punto più alto della fortuna familiare del ramo di Bracciano. Catturato a Mulazzano nel 1469 accanto al padre, nel 1480 eredita un patrimonio feudale che dall’alto Lazio giunge alle contee marsicane, controllando le vie tra Napoli e lo stato della Chiesa. Perde e riconquista più volte le contee di Albe e di Tagliacozzo tra papi, aragonesi e Colonna. Combatte a Campomorto nel 1482 (a favore dei pontifici contro gli aragonesi); nel 1484 affianca Girolamo Riario ai danni dei rivali di sempre, i Colonna: Lorenzo Colonna, catturato, finisce decapitato in Castel Sant’Angelo. Nel marzo dell’anno seguente si ammala il papa Innocenzo VIII: Virginio Orsini ne approfitta per riprendere la lotta contro i Colonna affiancato da Paolo Orsini; accetta di passare agli stipendi degli aragonesi ai danni di pontifici e colonnesi; a dicembre, per rappresaglia, gli viene incendiato a Roma dagli avversari il suo palazzo di Monte Giordano. Sempre nello stesso periodo viene reinvestito dal re di Napoli Ferdinando d’Aragona delle contee di Albe e Tagliacozzo, già sotto il controllo dei rivali Colonna. Nel gennaio 1486 si riconcilia con il pontefice; nella stessa primavera ritorna al soldo degli aragonesi. Al termine del conflitto (estate) tra le condizioni poste da Innocenzo VIII vi è quella che l’Orsini si presenti davanti al papa a piedi nudi e con il capestro al collo; e, sempre, nudo è costretto a chiedere misericorsia. Nel 1487 riceve l’ordine dell’Ermellino e il diritto all’insegna aragonese; rafforza nel contempo l’intesa con i Medici. Nel 1492, con denaro mediceo, acquista da Franceschetto Cybo Anguillara Sabazia, Cerveteri ed altre terre suscitando l’ira del nuovo pontefice Alessandro VI. Nel 1494 viene nominato dal re Alfonso II d’Aragona Gran Connestabile del regno di Napoli; milita al suo servizio. Nello stesso tempo, nel corso del conflitto che oppone aragonesi e francesi del re Carlo VIII, permette ai figli Gian Giordano e Carlo di combattere a favore dei transalpini contro le sue stesse truppe. Arresosi a Nola agli avversari nel febbraio 1495, riesce a fuggire durante lo svolgimento della battaglia di Fornovo con in transalpini in ritirata verso il Piemonte. Segue un breve intervallo temporale in cui tenta di fare rientrare in Firenze il cognato Piero dei Medici. Al fallimento dell’iniziativa milita al servizio del re Carlo VIII. Anche questa avventura finisce male con la resa dei transalpini e la sua cattura da parte degli avversari. Nel gennaio 1497 viene scomunicato dal papa Alesssandro Vi. Muore nello stesso mese in carcere, imprigionato in Castel dell’Ovo a Napoli, per febbre o per veleno. Costruisce il castello di Campagnano e completa quello di Bracciano; è umanista e mecenate. Ercole Ricotti, nella sua ponderosa opera “Storia delle compagnie di ventura in Italia” lo giudica “Illustre per magnificenza di modi e copia di averi, famoso in guerra per infinita tardità, che allora teneva quasi luogo di scienza, trapassò egli lagrimato non solo da quelli della sua schiatta, che come capo il veneravano, ma dai Vitelli, dai Conti, dai Baglioni e dagli Anguillara, che tutti, uscendo dalla scuola di lui, erano in nome di valenti capitani”. Più negativa è, viceversa, la valutazione fattane da Piero Pieri in “Il Rinascimento e la crisi militare italiana”. “Guerriero mediocre.., fu sommo intrigante, tipico rappresentante di quei capitani di ventura avvezzi a vedere nella guerra un’operazione finanziaria e diplomatica, elementi negativi nella storia dell’arte militare in questo periodo”.

Carlo Orsini

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Altro condottiero della casata degli Orsini, noto in particolare per essere il capostipite del ramo dei conti d’Anguillara. Signore di Cerveteri, Anguillara Sabazia, Isola Farnese, Bagni di Stigliano e Canale Monterano. + 1502 (luglio)

Figlio naturale di Virginio. Fratello di Gian Giordano, Giambattista ed Annibale Antonio. Padre di Gentile Virginio e di Brigida. Sposa Porzia Savelli, sorella dei condottieri Silvio, Troiano ed Antonio.

Affianca inizialmente il padre Virginio al servizio di pontifici ed aragonesi dal 1482 al 1494. In questì’ultimo anno è segnalato alla difesa del regno di Napoli aggredito dai francesi del re Carlo VIII. Assediato in Campagnano di Roma, è costretto alla resa. Su consiglio del genitore si reca in Francia ed affida la sua persona ed i suoi beni nelle mani dei transalpini. A dicembre apre a costoro le porte di Anguillara Sabazia, di Campagnano di Roma e di Bracciano; rifornisce di vettovaglie le loro truppe, momentaneamente in difficoltà di fronte agli aragonesi per tale motivo. Nel novembre 1495 si trova a Lione. Il padre lo consegna in ostaggio ai francesi in occasione della sua condotta con il re Carlo VIII. L’anno seguente rientra in Italia per difendere i possedimenti della sua famiglia confiscati dal papa Alessandro VI. Con Vitellozzo Vitelli e Giulio Orsini sconfigge a Soriano nel Cimino le truppe pontificie guidate da Guidobaldo da Montefeltro (fatto prigioniero), da Antonello Savelli e da Fabrizio Colonna. Si collega indi con il cognato Bartolomeo d’Alviano ed obbliga gli avversari a liberare il fratello Gian Giordano e la restituzione delle terre degli Orsini di Bracciano mediante il pagamento di una taglia di 50000 ducati. Di seguito passa agli stipendi dei veneziani per conto dei quali affronta prima i fiorentini in Toscana e poi in Lombardia (1500) le truppe del duca di Milano Ludovico Sforza. Si rivela con il tempo sempre più riottoso agli ordini (rifiuta di affrontare i turchi in Friuli), indisciplinato, arrogante nelle sue richieste. Chiede il saldo delle sue spettanze e lascia decadere il tempo della sua ferma pretendendo una lettera di buon servizio (negatagli). Nell’ottobre dello stesso anno è segnalato al servizio degli stessi pontifici agli ordini di Cesare Borgia. Nel 1501 affronta gli aragonesi nel regno di Napoli al fianco dei francesi. Muore nel luglio 1502 a Montereale, negli Abruzzi, per veleno fattogli somministrare dallo stesso Borgia. I funerali si svolgono a L’Aquila dove è sepolto. Viene giudicato da Pierre de Brantome (assieme con Vitellozzo Vitelli) in “Les vies des hommes illustres et grands capitaines estrangeres du siècle dernier” come “Très braves et vaillans capitaines”.

Gian Giordano Orsini

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Di Bracciano. Quarto signore di Bracciano. Conte di Albe e di Tagliacozzo, signore di Vicovaro, Isola Farnese, Sant’Angelo Romano, San Gregorio di Sassola, Sacrofano, Formello, Campagnano di Roma, Marcellina, Cesano, Galeria, Orvinio, Pozzaglia Sabina, Montorio Romano, Turania e Palo. Cavaliere dell’ordine dell’’Ermellino e di quello di San Michele. 1460 ca. – 1517 (ottobre)

Figlio di Virginio e di Isabella Orsini. Fratello di Giambattista (religioso) e di due fratelli legittimati: Carlo (condottiero) ed Annibale Antonio (letterato). Sposa Maria Cecilia d’Aragona (figlia naturale del re di Napoli Ferrante d’Aragona) e nel 1506 Felice della Rovere, figlia naturale del papa Giulio II. Dal primo matrimonio nascono i figli Francesca (sposa Antonio di Cardona, marchese della Padula e nel 1516 il condottiero Renzo di Ceri), Napoleone, Carlotta (Giantommaso della Mirandola), Giulia (Pietro Antonio da San Severino, principe di Bisignano). Dal secondo matrimonio nascono Girolamo, Giulio, Francesco (abate di Farfa), Clarice (Luigi Carafa, duca di Mondragone).

Gian Giordano è soldato meno dotato del padre e più abile come uomo di corte. Combatte a Campomorto nel 1482, nel 1486 sposa a Napoli Maria Cecilia d’Aragona e nel 1487 viene armato dal suocero,il re di Napoli Ferrante d’Aragona, cavaliere dell’ordine dell’Ermellino con il padre. Segue Virginio nelle guerre del 1494 e del 1496; riceve dai francesi l’ordine di San Michele e finisce prigioniero ad Atella: viene liberato nel 1497 grazie all’intervento del fratello Carlo. Nel 1498 accompagna Cesare Borgia in Francia, dove si trattiene quasi un anno. Nel 1503 rifiuta le proposte di Alessandro VI di scambiare i feudi laziali con uno stato napoletano; assediato in Bracciano e ferito a Vicovaro, cede con il trattato di Celle le terre laziali in cambio del principato di Squillace e di alcuni domini nelle Marche. Dopo la morte del papa torna protagonista a Roma. Nel maggio 1506 sposa Felice della Rovere, figlia di Giulio II, la cui dote gli permette di riacquistare diverse terre. Al soldo del re di Francia Luigi XII affronta nel 1509 i veneziani nella battaglia di Agnadello; nell’ottobre 1513, dopo la sconfitta subita a Ravenna dai pontifici ad opera dei francesi, mette a disposizione i suoi territori a favore del papa Giulio II e lo difende dalle trame di Pompeo Colonna e di altri baroni romani. Nel 1516 assegna in dote alla figlia Francesca, al suo secondo matrimonio con Renzo di Ceri, i centri di Formello, Sacrofano e Campagnano di Roma. Muore all’improvviso a Vicovaro senza potersi confessare e comunicare perché i medici hanno sottovalutato la pericolosità del suo male. Fa costruire a Blois un palazzo, detto anche di Giordano. In genere le valutazioni nei suoi confronti non sono molto positive. Si va, infatti, dal giudizio espresso dal cerimoniere pontificio Paride de Grassi nel quale “viene dipinto come un uomo rozzo e ignaro delle più elementari regole del viver civile” Elisabetta Mori in “L’archivio Orsini”, alla citazione di Christine Shaw in “The political life of the Orsini family from Sixtus IV to Clement VII” “Was an honourable but strange man, and did not have the military skills of his father..His personal prominence can only have been due to his great wealth in lands and vassals”.

Napoleone Orsini

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Abate di Farfa e di San Salvatore di Scandriglia. Signore di Bracciano e Vicovaro.

Figlio di Gian Giordano e di Maria Cecilia d’Aragona. Fratello di Girolamo, Francesca, Carlotta, Giulia, Giulio, Francesco, Clarice. Sposa Claudia Colonna, figlia di Giulio, signore di Montefortino, e Maria Conti. Padre di Ippolita (sposa Carlo Zambeccari ed un di Palombara), Giampaolo, Virginio, Antonio, Giovan Battista. 1503 ca. – 1534 (febbraio). Muore assassinato per mano del fratellastro Girolamo alle Frattocchie, sulla strada che da Castelgandolfo conduce ad Albano.

Destinato alla carriera ecclesiastica, ad otto anni è nominato protonotario apostolico; nel 1512 il papa Giulio II, padre naturale della sua matrigna Felice della Rovere gli concede le abbazie di Farfa e di San Salvatore di Scandriglia: obiettivo è quello di fare avere a Girrolamo, primogenito della seconda moglie del padre, la piena signoria di Bracciano. Alla morte del padre (ottobre 1517) non riceve terre in eredità; inevitabili sono gli scontri con la matrigna. Nel 1521 ha nuove dispute con la della Rovere, perché costei cerca di far eleggere cardinale al suo posto Antonio da San Severino. In breve rinuncia alla carriera ecclesiastica per darsi al mestiere delle armi. Nel 1526 combatte per i pontifici contro i Colonna; nel 1527 passa al servizio degli imperiali. Si avvicina successivamente ai Colonna dietro la promessa, sebbene sia sposato, di potersi unire in matrimonio con Isabella Colonna. figlia di Vespasiano. La trama viene scoperta dai congiunti; catturato a Bracciano, viene rinchiuso in Castel Sant’Angelo. Ne esce a prezzo di forti impegni economici e la promessa di recarsi in esilio a Firenze, Roma o Venezia. Nel febbraio 1528, dopo il sacco di Roma, massacra gli ultimi gruppi di lanzichenecchi e spagnoli nella campagna romana e saccheggia le case degli ebrei in città. Passa agli stipendi dei francesi con i quali contrasta gli imperiali negli Abruzzi ed in Piemonte. Nel 1529 è condotto dai fiorentini per affrontare pontifici ed imperiali. Nel 1530 Clemente VII lo dichiara ribelle e gli toglie la commenda di Farfa. Negli anni seguenti continua a contrastare i familiari; imprigiona il fratello Girolamo a Vicovaro. I suoi tentativi non hanno successo per cui è costretto all’esilio prima a Venezia e successivamente in Francia, dove il re Francesco I lo protegge e gli fa ottenere la grazia dal papa. Durante la sua assenza nel paese transalpino, il fratellastro Girolamo – in qualità di capo della famiglia Orsini – concede la mano della sorellastra Giulia a Pietro Antonio da San Severino, assegnandole una dote di 12000 scudi e, agaranzia di essi, dandole in pegno la terra di Sacrofano. Nel febbraio 1534 Napoleone rientra in Italia. Il giorno fissato per la partenza la comitiva della sposa, composta da Girolamo e da una scorta comandata dal capitano Matteo di Fossombrone parte alla volta di Napoli. Napoleone, che è contrario a tale matrimonio, viene messo al corrente del viaggio; vede lesi i suoi diritti di capo della casata; si mette all’inseguimento della comitiva. Giunge alle Frattocchie. Girolamo chiede di ragionare con lui. Per tutta risposta Napoleone, sguainata la spada, gli lacera le vesti e gli ferisce la cavalcatura. Interviene Matteo di Fossombrone con i suoi armigeri e con Girolamo lo uccide. Molto simili sono le valutazioni espresse dagli storici su tale personaggio. Ludovico Antonio Muratori lo giudica “uomo facinoroso, condottiero d’armati, e famoso per le sue iniquità”. Di converso Ferdinando Gregorovius in “Storia di Roma nel Medioevo” lo stima sì “giovane irrequieto e fiero”, ma ne apprezza la figura ritenedolo “una delle più vigorose tempre italiane di quell’età”. “Vissuto nel primo trentennio del XVI secolo, conosciuto dagli storici per la sua irrequietezza, i suoi tradimenti, le soperchierie di ogni genere da lui commesse, nonché la sua tragica, fu giudicato dai suoi contemporanei “uomo meravigliosamente leggero e di poca fede” Vincenzo Celletti. Interessante, infine, è anche un’osservazione di Elisabetta Mori riguardante sempre Napoleone Orsini dal punto di vista francese. “Alla corte di Francesco I Napoleone era molto amato come già lo era stato suo padre. Se in Italia era considerato un rozzo e violento bandito, in Francia era considerato tra i più raffinati gentiluomini. Angoli di visuale diversi da ambiti fiorentini, imperiali, francesi e romani, cattolici o protestanti, come lenti deformanti, trasmettevano immagini opposte dei personaggi di queste famiglie”.

Girolamo Orsini

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Quinto signore di Bracciano. Signore di Vicovaro, Isola Farnese, Galeria, Campagnano di Roma, Trevignano, Sacrofano, Formello, Cantalupo, Bardella (Mandela).

Figlio di Gian Giordano Orsini e di Felice della Rovere. Fratello di Napoleone, Fancesca, Carlotta, Giulia, Giulio, Francesco, Clarice. Sposa Francesca Sforza, figlia di Bosio II, conte di Santa Fiora e signore di Castell’Arquato. Padre di Paolo Giordano e di Clarice (sposa Luigi Carafa della Stadera, principe di Stigliano). 1513 (luglio) – 1540 (novembre)

Girolamo è figlio del secondo matrimonio di Gian Giordano e pertanto rivale del fratellastro Napoleone nato nel primo matrimonio. Lo combatte nel 1529 favorendo la causa del papa Clemente VII; nel 1532 viene catturato e imprigionato a Vicovaro dal fratellastro, per essere alfine liberato dall’azione di Luigi Rodomonte Gonzaga. Nel 1533 passa al servizio dell’imperatore Carlo V. Nel febbraio 1534 scorta a Napoli la sorella Giulia, che deve sposarsi, contro la volontà di Napoleone, con il principe di Bisignano Pietro Antonio da San Severino; alla testa di alcuni uomini a cavallo uccide il fratellastro, mossosi, a sua volta, all’inseguimento della congiunta. Il governatore di Roma condanna Girolamo a morte con la confisca di Bracciano e di Vicovaro a favore del fratello Francesco; l’intercessione del cardinale Ippolito de’ Medici ed un nuovo papa, Paolo III, annullano dopo un anno le sentenze. Nel 1536 ospita l’imperatore Carlo V nel castello di Galeria. Nel 1540, sempre al servizio dello stato della Chiesa, con Pier Luigi Farnese ed altri capitani pontifici interviene nella cosiddetta guerra del sale ai danni di Perugia alla cui difesa si trova Rodolfo Baglioni. Nell’occasione sono perpetrate nella città, specie dai mercenari svizzeri, stragi, ruberie, distruzioni di edifici (oltre 80 sono le torri gentilizie abbattute). Muore a Bracciano nei primi giorni di novembre per le ferite riportate in un agguato. Così lo ricorda Elisabetta Mori nel suo lavoro sulla famiglia Orsini. “Al contrario di Napoleone, fu amatissimo dalla madre, dal pontefice e sempre fedele all’imperatore..Difficile se non impossibile ristabilire la verità storica su personaggi la cui figura politica è stata ricoperta da una cortina di fosche vicende di crimini. L’immagine che i contemporanei rimandano del fratricida Girolamo è quella di un colto signore di cui apprezzano il modo di coltivare i concetti cavallereschi di virtù e di onore, “amator d’ogni dottrina””.

Paolo Giordano Orsini

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Sesto signore di Bracciano. Duca di Bracciano e di Vicovaro, conte di Anguillara. Signore di San Polo dei Cavalieri, Cerveteri, Campagnano di Roma, Marcellina, Isola Farnese, Anguillara Sabazia, San Gregorio da Sassola, Saracinesco, Trevignano Romano, Castel Giuliano, Orvinio, Cantalupo in Sabina, Canale Monterano, Formello, Galeria, Sacrofano e Palo; cavaliere di San Michele e del Toson d’Oro. Soprannome: il Largo, per il suo tenore di vita principesco.

Figlio di Girolamo e di Francesca Sforza di Santa Fiora. Fratello di Clarice. Sposa Isabella dei Medici, figlia del duca di Firenze Cosimo e la poetessa Vittoria Accoramboni. Un figlio dal primo matrimonio (nome sconosciuto). 1541 (gennaio) – 1585 (ottobre)

Nato dopo la morte del padre, cresce prima sotto la tutela della madre e poi dello zio cardinale Guido Ascanio Sforza, che ricostruisce il potere territoriale di Bracciano con il ricorso a grandi prestiti. Si accumula in tal modo un enorme debito che Paolo Giordano non sarà mai capace di far fronte. Nel 1553 (dodicenne) viene deciso il suo matrimonio con Isabella dei Medici. E’ a Firenze che vive i suoi primi anni. La sua attività militare è relativamente breve. Nel 1556, al servizio dello stato della Chiesa, combatte nel Lazio gli imperiali comandati dal duca d’Alba; nel 1560 il papa Pio IV erige Bracciano in ducato; nel 1566 Pio V lo nomina governatore generale dell’esercito pontificio con l’incarico di proteggere le coste marchigiane dalle incursioni dei corsari turchi. Caduto in disgrazia a causa dei debiti, nel 1570 passa agli stipendi dei veneziani per conto dei quali affronta i turchi alla difesa di Cipro; nell’ottobre 1571 prende parte alla battaglia di Lepanto alla testa di 360 fanti a bordo di una galea. E’ ferito ad una gamba da una freccia; nel corso del combattimento cattura il cadì della flotta ottomana (il funzionario preposto alla sua amministrazione ed al controllo delle varie attività). Conduce quest’ultimo a Roma, ove egli entra in trionfo al fianco del vincitore della storica battaglia, il cognato Marcantonio Colonna. Nel 1573 prende parte alla spedizione di Tunisi per conto degli spagnoli. Nel luglio 1576 ha inizio il primo fatto che sconvolge la sua vita: la morte della moglie Isabella a Cerreto Guidi. La tradizione lo indica come autore del suo strangolamento, d’accordo con il cognato Francesco de’ Medici, mentre una ricostruzione recente basata sui documenti d’archivio (Elisabetta Mori, in “L’onore perduto di Isabella dei Medici”) attribuisce la morte ad un intasamento delle vie biliari, urinarie ed intestinali. Nel 1581 fa uccidere il marito della sua amante Vittoria Accoramboni, moglie del nipote del cardinale di Montalto Felice Peretti. Il papa Gregorio XIII gli impedisce a lungo di sposarla; alla morte di quest’ultimo sposa la donna amata; sale al soglio pontificio (1585) Sisto V, zio dell’ucciso. Paolo Giordano ripara a Venezia ed a Padova, mentre Bracciano gli viene confiscata. Muore a Salò dopo aver fatto testamento. Vittoria viene uccisa a Padova nello stesso dicembre da Ludovico Orsini, del ramo di Monterotondo, mossosi (a suo dire) in tal senso per difendere gli interessi del figlio di primo letto. L’Orsini viene giustiziato senza processo; i tre sicari sono linciati dalla popolazione e le loro teste, poste sulle picche, vengono consegnate alle autorità cittadine. Il poeta Bernardo Tasso, padre del più famoso Torquato, ricorda Paolo Giordano Orsini in un’opera l'”Amadigi”, dove gli concede un posto tra gli eroi nel Colle della Gloria; Francesco Sansovino gli dedica un libro sulla storia del suo casato. La tragica morte di Isabella dei Medici ha ispirato, nel corso dei secoli, scrittori, poeti e scienziati, dall’elisabettiano John Webster, che scrive la tragedia “The White Devil” ad Alessandro Dumas, a Domenico Guerrazzi. La vita di Vittoria Accoramboni e la sua drammatica fine hanno ispirato, tra i tanti autori, sempre il Webster e lo Stendhal.

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