I Condottieri Gaetani: una famiglia tra il regno di Napoli e lo stato della Chiesa

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Stemma della famiglia Gaetani
Stemma della famiglia Gaetani

Conti di Fondi, signori di Sermoneta e di Traietto (Minturno), protagonisti per due secoli delle guerre tra angioini, aragonesi, Colonna e Orsini

I Gaetani (Caetani) figurano tra le più importanti famiglie feudali del Lazio meridionale e del confine con il regno di Napoli tra Trecento e Cinquecento. Titolari delle contee di Fondi, Sermoneta, Sant’Agata dei Goti e Morcone, oltre che del ducato di Traietto (Minturno) e del principato di Altamura, i condottieri di questa casata operano su un arco geografico che va da Gaeta a Roma, dall’Abruzzo alla Puglia, schierandosi di volta in volta con lo stato della Chiesa, con gli angioini o con gli aragonesi, prendendo, inoltre, parte alle lotte di fazione tra Colonna e Orsini che insanguinano il Lazio per generazioni.

Il nucleo più documentato della famiglia ruota attorno a Cristoforo Gaetani, conte di Fondi, ed ai suoi nipoti, tra cui Ruggero Gaetani, ucciso nel 1436 nel corso di una disputa ereditaria interna al casato che porta, in quello stesso torno di anni, alla divisione della famiglia nei due rami di Fondi e di Sermoneta. Da quest’ultimo ramo discendono, nei decenni successivi, Cola Gaetani e Bonifacio Gaetani, entrambi signori di Sermoneta; al ramo di Fondi si riconduce invece, per titolo, Onorato Gaetani, duca di Traietto. Restano documentati nel sito anche due condottieri di rami distinti della famiglia, non ricollegati esplicitamente al nucleo di Fondi o Sermoneta: Cesare Gaetani, conte di Filettino, e Piero Gaetani, esponente del ramo pisano della famiglia. Di seguito si riportano le schede dei condottieri Gaetani presenti nel sito condottieridiventura.it, ordinate per nucleo familiare e cronologia.

CRISTOFORO GAETANI

URL: https://condottieridiventura.it/cristoforo-gaetani/

1361 – 1441 (maggio). Di Sermoneta. Conte di Fondi, conte di Sermoneta, conte di Sant’Agata dei Goti, conte di Morcone; barone di Tocco. Signore di Sermoneta, Sonnino, Sant’Agata dei Goti, Morcone, Tocco Caudio, Minturno, Marino. Figlio di Giacomo e di Sveva da San Severino. Fratello di Antonio, patriarca di Aquileia e cardinale, nonché di un fratello maggiore, anch’egli chiamato Giacomo come il padre. Zio di Ruggero Gaetani. Sposa in prime nozze Isabella de Pezzutis, poi, a fine marzo 1436, Bannella del Forno (indicata altrove come Bannella del Ferro), da cui ha già avuto dieci figli legittimati dal pontefice; dalla coppia nascono poi altri tre figli. Nel testamento del 1438 nomina erede universale il primogenito Onorato, riservando la contea di Morcone al secondogenito Giacomo.

Cristoforo Gaetani comincia la carriera delle armi nel 1384 al fianco del padre Giacomo: combatte per Carlo di Durazzo contro il pretendente al regno di Napoli Luigi I d’Angiò. Negli anni successivi ottiene l’incarico di governatore dell’Istria, con il titolo di marchese, dal fratello Antonio, patriarca di Aquileia. Rientrato nel regno di Napoli, nel 1396 è in lotta con il conte di Fondi Onorato Gaetani; seguono nuovi conflitti che lo vedono protagonista con Alberico da Barbiano e Cecco dal Borgo: avversari, sempre gli angioini di Provenza. Nel luglio 1408 gli sono confiscati i beni paterni da Ladislao d’Angiò; ripara in Toscana al servizio di Firenze. Rientrato presto nelle grazie del sovrano, nel 1418, benché secondogenito, succede al padre nella contea di Fondi, mentre i feudi della Campagna e della Marittima passano al nipote Giacomo, figlio del fratello primogenito. Ricopre incarichi di primo piano al servizio della corona angioina di Napoli, tra cui il governo di Roma, con il titolo di senatore, quello di viceré degli Abruzzi e di capitano de L’Aquila. Gli sono riconosciuti, da ultimo, a vita, quelli di gran protonotario (il responsabile della cancelleria, la quinta carica per importanza del regno) e di logoteta del regno (il funzionario che autentica i documenti ufficiali). Conduce per anni una lotta per il controllo di Gaeta, conquistata nel 1424 con il nipote Ruggero e Guido Torelli. Nel 1425 il patrimonio familiare, fino ad allora amministrato da Cristoforo anche a nome dei nipoti, viene diviso nei due rami di Fondi e di Sermoneta; nel 1431 Cristoforo cede al nipote Giacomo i feudi della famiglia compresi nello stato della Chiesa. Alla morte della regina di Napoli Giovanna d’Angiò nel 1435, si schiera con gli aragonesi; ottiene Capua e partecipa all’assedio di Gaeta. Dopo la sconfitta navale di Ponza è scacciato dalla città e perde le terre attorno a Minturno a favore di Jacopo Caldora. Nel 1436, secondo le fonti, fa uccidere il nipote Ruggero, reo di avere tentato di ammazzare Onorato Gaetani, figlio di Giacomo, nell’ambito di una disputa sui diritti di primogenitura tra i due rami della famiglia. Muore a Fondi nel maggio 1441. E’ sepolto in un mausoleo nella chiesa di San Pietro; secondo altre fonti sarebbe morto già nell’ottobre 1439, colpito alla testa da una pietra scagliata da una bombarda durante l’assedio di Napoli. E’ ricordato dall’umanista Bartolomeo Facio come “Vir animo et consilio clarus” nella sua opera “De rebus gestis ab Alphonso primo Neapolitanarum rege commentarium”.

RUGGERO GAETANI

URL: https://condottieridiventura.it/ruggero-gaetani/

1390 ca. – 1436. Conte di Traietto, signore di Minturno (Traietto). Nipote di Cristoforo Gaetani. Suoi fratelli sono Giacomo e Francesco, entrambi citati come compagni d’armi.

Nel luglio 1408 Ruggero Gaetani viene incarcerato a Napoli insieme allo zio Cristoforo, a causa della defezione dello zio cardinale Antonio, che ha abbandonato la causa del papa Gregorio XII, alleato del re di Napoli, a favore dei cardinali ribelli riunitisi in concilio a Pisa. Liberato, milita a favore di Luigi II d’Angiò contro Ladislao d’Angiò; entra in Roma nel 1411 costringendo alla ritirata le truppe napoletane. Riconciliatosi con il sovrano di Napoli, è nominato camerario del regno di Sicilia nel 1413; alla morte di quest’ultimo fa parte del consiglio regio della regina Giovanna II d’Angiò. Agli ordini di Braccio di Montone, assale nel 1421 l’abbazia di Montecassino e ne occupa i possedimenti per sei anni. Di seguito si trasferisce al soldo del re d’Aragona Alfonso il Magnanimo. Nel 1424 conquista Gaeta con lo zio Cristoforo e Guido Torelli; difende quindi L’Aquila assediata dalle milizie di Braccio di Montone. Nel 1425 si offre agli stipendi dei fiorentini con il fratello Giacomo; nel 1428 milita al servizio del papa Martino V ai danni di Città di Castello. Nel 1431, alla morte di Martino V, affronta con il fratello Francesco ed Antonio Colonna le truppe del nuovo papa Eugenio IV, inimicatosi con i Colonna, famiglia cui apparteneva il precedente pontefice. Irrompe per un breve periodo a Roma: è dichiarato ribelle, scomunicato e privato dei beni. Nel 1433 si riconcilia con il papa e con la regina di Napoli; gli viene riconosciuta in cambio la carica di camerlengo, uno dei sette grandi uffici del regno che comporta l’amministrazione del tesoro regio. Nel 1435 si schiera con Alfonso d’Aragona, ottiene Capua e comanda le truppe terrestri all’assedio di Gaeta. Deve abbandonare le operazioni a seguito della disfatta degli aragonesi subita nella battaglia navale di Ponza ad opera di genovesi. Nel 1436 riprende la disputa con lo zio Cristoforo sui diritti di primogenitura tra i rami dei Gaetani di Sermoneta e di Fondi. La vicenda lo porta a tentare di uccidere il nipote Onorato; è a sua volta fatto uccidere dallo zio.

COLA GAETANI

(Nicola Gaetani) URL: https://condottieridiventura.it/nicola-gaetani/

1440 – 1494 (luglio). Signore di Sermoneta. Figlio di Onorato Gaetani. Cognato di Virginio Orsini. Rilascia nel 1472 una procura per potere sposare una figlia di Napoleone Orsini, conte di Tagliacozzo. Ha una nipote, Giulia Farnese, che sposa nel 1489 Orso Orsini, signore di Bassanello.

Cola Gaetani viene imprigionato da papa Pio II nel 1461; è condotto a Napoli, dove Ferrante d’Aragona lo fa rinchiudere in Castel dell’Ovo a causa dell’inimicizia con il conte di Fondi. Nel 1463 è nuovamente incarcerato per la ribellione del padre Onorato agli aragonesi. Viene liberato l’anno seguente solo quando il padre si sottomette al re Ferrante d’Aragona. Si dà alla ventura. Milita nelle compagnie di Bartolomeo Colleoni per conto dei veneziani; passa, quindi, al servizio del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza che gli concede una condotta di 200 cavalli. E’ costretto a fuggire da Milano nel 1472 a causa dei debiti: gli sono confiscati beni (alcuni dei quali già impegnati) e nove cavalcature di pregio. Passato agli stipendi degli aragonesi, nel 1478 contrasta in Toscana i fiorentini nella guerra seguita alla congiura dei Pazzi: viene catturato in una scaramuccia da Bernardino da Todi. Nel 1481 fronteggia i turchi nella guerra di Otranto; è segnalato prendere parte al consiglio di guerra convocato dal duca di Calabria Alfonso d’Aragona. Nella lotta tra Colonna e Orsini che avvelena il Lazio negli anni Ottanta, si schiera per i primi contro i secondi: nel 1485, all’assedio di Lanuvio, è sorpreso all’alba da Paolo Vitelli e da Troiano Savelli. Costretto alla fuga, deve lasciare in mano agli avversari cento armature, duecento cavalcature, argenterie, balestre, tre bombarde ed altri pezzi di artiglieria per un valore di 20000 ducati. Il mese successivo gli avversari si impadroniscono nelle sue terre di 12000 capi di bestiame; per rivalsa partecipa a una razzia di bestiame (3000 capi bovini) ai danni di Virginio Orsini. Per tale fatto, su ordine del papa Innocenzo VIII è catturato e imprigionato a Roma nel Palazzo Apostolico fino alla conclusione di un trattato di pace tra le due fazioni. Passa, alfine, al soldo dello stato della Chiesa contro il re di Napoli Ferrante d’Aragona. Nel 1492 accoglie a Roma il cardinale Giovanni dei Medici ed è designato alla guardia del conclave che elegge papa Alessandro VI. Muore avvelenato nel luglio 1494 da Matteo da Pesaro, canonico lateranense, mentre sta rientrando a Sermoneta.

BONIFACIO GAETANI

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1514 (novembre) – 1574 (marzo). Signore di Sermoneta. Figlio di Camillo.

Durante il sacco di Roma del maggio 1527 gli imperiali occupano Sermoneta. Nell’occasione è dato in ostaggio al viceré di Napoli Ugo di Moncada; può ricongiungersi al padre Camillo solo nel marzo 1530. Si reca quindi a Roma per motivi di studio, ospite del cardinale Alessandro Farnese. Nel 1550 milita al servizio del re di Francia Enrico II che gli concede una pensione annua di 4000 fiorini. Da Sermoneta, nel 1554, favorisce Piero Strozzi, impegnato nel senese contro gli imperiali. L’anno seguente sventa un colpo di mano nei propri feudi tentato dal congiunto Antonio, signore di Maenza, appoggiato dal viceré di Napoli, il cardinale Pacheco. Nel maggio 1555 accompagna in Francia il cardinale Carlo Carafa in visita al re Enrico II. Al servizio di papa Paolo IV, organizza nel 1556 la difesa di Sermoneta contro un possibile attacco imperiale; ottiene l’incarico di difendere la Marittima (la costa laziale), comprendente Cori, Sezze, Carpineto Romano, Priverno e Terracina. Confermato governatore della Marittima anche da Pio IV, nel 1557 è nominato capitano generale delle milizie pontificie. Nel 1562 fa costruire numerose torri di avvistamento sul litorale tirrenico allo scopo di contrastare le incursioni dei corsari barbareschi. Entra successivamente in conflitto con lo stesso pontefice, che medita di togliergli la signoria di Sermoneta. Muore a Cisterna nel marzo 1574.

ONORATO GAETANI

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+1528

Duca di Traietto (Minturno), principe di Altamura, conte di Fondi. Signore di Mottola, Minervino di Lecce, Grottaglie.

Nel 1496 Onorato Gaetani milita per i francesi contro gli aragonesi di Napoli. Con il ritorno in Francia del re Carlo VIII, l’anno seguente, viene privato del titolo di duca di Traietto, concesso ora dal re di Napoli Federico d’Aragona a favore di Prospero Colonna. Sempre al servizio dei francsi contro gli spagnoli, nel 1503 è assediato in Gaeta da Consalvo di Cordoba insieme ad Ivo d’Allègre e ad altri capitani. Nel 1507, davanti alla chiesa di Sant’Angelo al Nido a Napoli, è assalito dai sicari del priore di Messina; riesce a salvarsi a stento rifugiandosi nel palazzo del conte di Monteleone Ettore Pignatelli. Nello stesso periodo è nominato principe di Altamura dal re di Spagna Ferdinando il Cattolico. Nel 1512 prende parte alla battaglia di Ravenna dove è catturato. Nel periodo ottiene in feudo Mottola, Minervino di Lecce e Grottaglie. L’anno successivo tenta invano, davanti al Tribunale della Rota di Roma, di recuperare i feudi confiscati nel 1496 a favore dei Colonna. Nel 1513 affronta i veneziani nella battaglia di Creazzo. Nel 1523 segue in Lombardia il viceré di Napoli Carlo di Lannoy con 3000 fanti. Affronta i francesi agli ordini di Ferdinando d’Avalos. Entra in Milano accolto dal duca Francesco Sforza; nel giugno dell’anno seguente il suo comportamento nel conflitto viene elogiato a Venezia; è giudicato “buon condottiero”dal provveditore generale della Serenissima Piero Pesaro. Rientra nel regno di Napoli a fine anno allo scopo di radunare truppe per fronteggiare i francesi comandati dal duca di Albany, Giovanni Stuart. Nel 1526 accompagna in Francia Carlo di Lannoy per le trattative di pace tra l’imperatore Carlo V ed il re di Francia Francesco I; è segnalato a Cartagena in attesa di imbarcarsi per l’Italia. Muore nel 1528.

CESARE GAETANI

(Cesare di Filettino) URL: https://condottieridiventura.it/cesare-gaetani/

+1528

Di Filettino, provincia di Frosinone. Conte di Filettino.

Cesare Gaetani appoggia nel 1511 il cardinale Pompeo Colonna ai danni del papa Giulio II. Nel 1513 milita nella compagnia di Prospero Colonna; fatto prigioniero dai francesi, viene a lungo incarcerato nella fortezza di Pizzighettone. Nel 1515 affianca Marcantonio Colonna alla difesa di Verona; rimane gravemente ferito al volto nello scontro di Valeggio sul Mincio contro i veneziani. Nel 1521, agli ordini di Prospero Colonna, ha forti contrasti con Sciarra Colonna; si macchia di alcuni delitti per cui è condannato dal papa Leone X; ad aprile dello stesso anno gli è condonata ogni pena dallo stesso pontefice. Nel 1526 asseconda una volta di più i Colonna ai danni del papa Clemente VII: al comando di 2000 fanti occupa Anagni; muove, quindi, su Roma dove si impadronisce di tre porte della città; mette a sacco il Borgo Leonino; catturato nello stesso giorno nel Palazzo Apostolico con Marzio Orsini, viene presto liberato. A novembre rompe l’assedio portato dai pontifici a Paliano; a dicembre tenta un attacco notturno a Roma con il conte Girolamo Tuttavilla: introduce in città soldati travestiti da pontifici. L’azione fallisce e Cesare Gaetani è costretto a ritirarsi. Nel 1527 assale invano Anagni, alla cui difesa si trova Niccolò da Tolentino. Muore nella seconda metà del 1528.

PIERO GAETANI

(Piero Magagni dei Gaetani, Piero Magagna, Piero Guatani, Pietro di Benedetto Gaetani) URL: https://condottieridiventura.it/piero-gaetani/

+1425

Di Pisa. Figlio di Benedetto. Ha tre figli, dei quali non viene tramandato il nome. Appartiene ad un ramo collaterale della famiglia trasferitasi da tempo a Pisa.

Costretto ad abbandonare Pisa, Piero Gaetani si dà al mestiere delle armi. Nel 1379 milita nelle compagnie di Alberico da Barbiano al soldo del pretendente al trono di Napoli Carlo di Durazzo; l’anno seguente affianca tale condottiero nel senese. Catturato dai fiorentini nel 1381, è liberato l’anno dopo per intervento di un amico; passa ai loro stipendi; nella primavera del 1382 ha l’incarico con Giovanni Acuto di contrastare le scorrerie portate in Toscana dalle compagnie di ventura di Alberico da Barbiano e di Villanuccio da Villafranca. Viene a conoscenza di un’incursione nemica a Contignano; esce da Siena con 200 lance dalla Porta dell’Ovile; si porta nei pressi del capoluogo a Monteliscai, seguito da molti cittadini e contadini, anche disarmati, che si sono uniti alle sue truppe per curiosità o desiderio di bottino. Cerca di scacciare gli intrusi. Con l’arrivo degli avversari i contadini, spaventati, si danno alla fuga provocando il disordine nelle sue file. Molti sono gli uccisi tra i vigneti, i campi e lungo la strada. Piero Gaetani si ferma nel suo tallonamento nei pressi di Contignano, mentre gli avversari preferiscono evitare ogni scontro. Al suo ritorno è criticato per avere lasciato fuggire i venturieri. Nel 1384 è al servizio del signore di Cortona Uguccio Casali; nel 1387 (al soldo dell’antipapa Clemente VII contro i pontifici di Urbano VI) con Bernardo della Sala appoggia Francesco di Vico alla difesa di Viterbo; finita malamente l’impresa, a dicembre devasta con la compagnia dello stesso condottiero francese il territorio pisano; entra in Pisa ed ottiene dagli abitanti una taglia di 8000 fiorini. Prosegue le sue scorrerie tra Toscana e Umbria fino a Perugia. Nel 1390, durante l’assedio di Agello, disubbidisce agli ordini dei suoi committenti (il comune di Perugia) e dà il sacco alla località nonostante che i difensori si siano arresi a patti: è imprigionato e deve pagare una taglia di 1500 fiorini per ottenere la libertà. Nel 1402 è podestà a Como per conto del signore di Milano Gian Galeazzo Visconti. Rientra a Pisa con i viscontei. Nel 1405, a causa dell’inimicizia con i Gambacorta, lascia la città e si impadronisce della rocca di Pecciole con altri piccoli castelli; l’anno seguente cede ai fiorentini le fortezze conquistate in cambio di 1500 fiorini. Gli sono pure concesse la cittadinanza del comune, una casa in Parione (già appartenente a Ceccolo Broglia) ed una condotta di 20 lance. Nel 1406, con la conquista di Pisa da parte fiorentina, viene armato cavaliere in Piazza della Signoria dal gonfaloniere di giustizia Vanni Castellani. Nel 1407 gli è riconosciuta una provvigione annua di 500 fiorini, con altri 300 fiorini destinati ai suoi tre figli. Nel 1416 fa costruire a Firenze il proprio sepolcro, la cui lastra tombale è opera delle maestranze legate a Lorenzo Ghiberti. Muore nel 1425.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

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