CARMAGNOLA

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Condottieri di ventura

0389      CARMAGNOLA  (Francesco di Bussone)  Di Carmagnola. Guardiano di pecore nell’infanzia. Conte di Carmagnola, Chiari e Roccafranca. Signore di Castelnuovo Scrivia, Casei Gerola, Silvano Pietra, Badia Pavese, Candia Lomellina, Langosco, Sale, Vespolate,Casalpusterlengo, Somaglia, Godiasco, Valverde, Val di Nizza, Borgo Priolo, Gravenago, Sanguinetto, Castenedolo. Suocero di Luigi dal Verme e di Bernabò da San Severino.

1380 – 1432 (maggio)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

………….. 

 

 

 

 

 

 

 

Giovanissimo, è iniziato al mestiere delle armi da un venturiere di nome Tendasco.

………….. 

 

 

 

 

 

 

 

Milita nella compagnia di Ceccolo Broglia.

1396 

 

 

 

 

 

 

 

 
…………..Comp. venturaRieti 

 

Lazio

Forma una propria compagnia con Riccardo da Pavia. Devasta il territorio di Rieti e costringe il comune ad assumerlo al suo servizio.

Lug.Rieti 

 

 

 

Lazio 
1398 

 

 

 

 

 

 

 

 
Apr.Rieti 

 

 

 

Lazio

Gli è rinnovata la condotta.

………….. 

 

 

 

 

 

 

 

Combatte nelle compagnie di Facino Cane.

1407 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb.MilanoGuelfi 

 

Lombardia

Al fianco di Facino Cane nella battaglia di Morimondo; sconfitto, riesce a mettere in salvo la sua compagnia a Chiaravalle.

1409 

 

 

 

 

 

 

 

 
Ago.MilanoFrancia 

 

Liguria

Giunge in vista di Genova con Facino Cane.

Sett. 

 

 

 

 

 

Liguria

Si fa notare per il suo coraggio nel genovese.

Ott. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Si scontra con i francesi tra Sale e Frugarolo.

1410 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mag. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Si trova a Casale Monferrato.

Dic.CanePavia 

 

Lombardia

Facino Cane si accorda con Castellino Beccaria per catturare Filippo Maria Visconti rinchiusosi nel castello di Pavia. Nella circostanza il Carmagnola assiste il Visconti allorché il conte di Pavia è costretto alla resa senza condizioni.

1412 

 

 

 

 

 

 

 

 
…………..CaneBrescia 

 

Lombardia

Milita nelle compagnie di Facino Cane con Lancillotto e Castellino Beccaria, Giorgio Valperga, nicolino Marsalia, Perino da Cremona ed Opicino Alciati. Prende parte all’assedio di Brescia.

Mag. PaviaMilano 

 

Lombardia

Alla morte di Facino Cane rimane nei borghi di Bergamo. Secondo alcuni cronisti non accetta le offerte di Pandolfo Malatesta di passare al suo servizio; si offre, viceversa, ad Astorre ed a Giovanni Piccinino Visconti che respingono le sue richieste. Secondo altre fonti, al contrario, con Secco da Montagnana è fra i condottieri di Facino Cane favorevoli al matrimonio tra Filippo Maria Visconti e la vedova dello stesso Facino. Con Taddeo Marchese, suo fratello giurato, combatte Astorre Visconti che si è impadronito di Milano a seguito all’uccisione del duca Giovanni Maria Visconti. Il Carmagnola attacca le bastie edificate attorno al castello di Porta Giovia dove si sono concentrate le forze degli avversari.

Ago.MilanoMonza 

 

Lombardia

Sempre al sevizio di Filippo Maria Visconti, assedia in Monza Astorre Visconti.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Presenzia come testimone a Milano, nel castello di Porta Giovia, al conferimento del feudo di Gambolò ad Antonino Beccaria e della contea della Val di Tidone a Filippo e Bartolomeo Arcelli.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ ancora presente alla stipula del trattato di tregua tra il duca di Milano ed i signori di Crema (Giorgio Benzoni) e di Cremona (Gabrino Fondulo).

1413 

 

 

 

 

 

 

 

 
Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Costringe alla capitolazione, per mancanza di vettovaglie, Monza di cui, alla morte di Astorre Visconti, ha assunto la difesa la sorella Valentina. A fine mese con Petrino da Tortona e Moretto da San Nazaro si trova nel castello di Pavia per presenziare all’ infeudazione di Bussoleto (Villalvernia) e di Carezzano a favore di Guglielmo d’Alvernia, imparentato sia con il Boucicaut che con Raimondo di Turenna.

………….. 

 

 

 

MarescialloLombardia

Viene nominato dal Visconti suo consigliere e maresciallo.

Lug.LombardiaAi primi del mese a Milano, castello di Porta Giovia. Con Urbano di San Luigi è segnalato come testimone alla conferma delle concessioni feudali su Rocchetta Tanaro a favore dei marchesi di Incisa.
Nov. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Cantù con Filippo Arcelli e Lancillotto Beccaria (3000 cavalli) per assistere all’ incontro tra Filippo Maria Visconti e l’imperatore Sigismondo d’Ungheria, venuto in Italia a difendere i diritti di Giovanni Piccinino Visconti sulla medesima città.

1414 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Milano. Nel castello di Porta Giovia assiste all’atto di donazione di Monza da parte del Visconti alla moglie Beatrice di Tenda, vedova di Facino Cane.

………….. 

 

 

 

 

 

 

 

Firma, a nome del duca, una tregua con il marchese del Monferrato.

Apr. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si trova ancora nel castello di Porta Giovia allorché il duca di Milano rinuncia ad ogni diritto su Verona e Vicenza a favore dei veneziani. Sempre a metà mese risulta come testimone alla ratifica di alcuni patti e convenzioni stipulati con Valentina Visconti per la cessione di Monza.

…………..MilanoBeccaria 

 

Lombardia

Combatte Castellino Beccaria,  ribellatosi ai ducali nell’ Oltrepò pavese.

Sett.MilanoGuelfi Brescia 

 

Emilia e Lombardia

Occupa Bobbio ed altre località. Contrasta le truppe del signore di Brescia Pandolfo Malatesta. Attacca il rivale in Bergamo; ottiene Martinengo ed assedia il capoluogo.

Ott.LombardiaA fine mese è segnalato a Pavia nel castello di San Pietro al Muro. Con Filippo Arcelli assiste come testimone all’infeudazione del castello di Vinchio a favore di Oddonino Scarampo.
Nov.LombardiaA metà mese, a Milano, viene nominato conte di Castelnuovo; la sua signoria comprende non solo Castelnuovo Scrivia, ma anche Casei Gerola scorporata dalla giurisdizione di Pavia. Il Carmagnola è tenuto a giurare fedeltà al duca di Milano ed a consegnargli ogni anno, come tributo, un falco pellegrino. Nella medesima occasione si decreta che il Carmagnola porti il nome di Visconti e possa fregiare la sua arma con la vipera viscontea. Sempre nel periodo si fidanza con Antonia Visconti, vedova di Francesco Barbavara a cugina del signore di Milano: in precedenza ha richiesto in moglie (e successivamente ricusato su pressione dello stesso Filippo Maria Visconti) la sorella di Bartolomeo e Filippo Arcelli.
1415 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Firma una tregua di due anni con Pandolfo Malatesta, richiamato,  in Romagna dall’ azione di Braccio di Montone. Il Carmagnola è presente alla cerimonia in cui Gabrino Fondulo viene investito di Cremona. Sempre negli stessi giorni gli è data dal duca di Milano la procura per ricevere il giuramento di fedeltà da Cristoforo Ghilini per i feudi detenuti da quest’ultimo.

Mar.MilanoBeccaria 

 

Piemonte Lombardia

Conclude una tregua con il marchese del Monferrato. Toglie Voghera ai Beccaria.

Apr.PiemonteStipula alcuni patti con il signore di Pagliero (San Damiano Macra) Jacopino d’Arpiasco per la concessione feudale a favore di quest’ultimo della terra di Oviglio.
Sett.LombardiaA metà mese, su procura di Filippo Maria Visconti, concede a Jacopo da Roncarolo, cittadino di Piacenza, i beni già concessi in precedenza a tale famiglia da Gian Galeazzo Visconti. La cerimonia avviene a Milano, Porta Vercellina, parrocchia di San Protaso in Campo, nel palazzo dove abitualmente si tiene il consiglio segreto.
Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Milano prima nel palazzo di Porta Vercellina e, successivamente, nel castello di Porta Giovia. E’ investito dal duca di Milano di Sale; gli sono concessi alcuni dazi di Castellazzo Bormida e gli è riconosciuta anche la consignoria di Vespolate. Filippo Maria Visconti gli dona a Milano il palazzo del Broletto (Broletto Nuovissimo), da lui fatto successivamente ampliare, con una rendita annua di 40000 fiorini esenti da tasse. E’ tenuto a consegnare ogni anno per tutti i suoi feudi, a titolo di tributo, un falcone.

1416 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen.MilanoComoCapitano g.leLombardia

D’accordo con i Vitani dà l’assalto a Como, controllata dai Rusca: l’attacco è respinto da Lotario Rusca. Le scale si rompono sotto il peso degli attaccanti: tutti coloro che sono rimasti sulle mura vengono passati a fil di spada dai difensori. Il Carmagnola è costretto a rientrare a Milano con molte perdite.

Apr.MilanoBrescia 

 

Lombardia

Si impossessa di Lecco, tenuta da Lotario Rusca a nome di Pandolfo Malatesta; assedia il castello che si arrenderà solo l’anno seguente.

Lug.MilanoComoLombardiaCon Gaspare Visconti intima a Lotario Rusca di abbandonare Como. Quest’ultimo obbedisce;  a fine mese il Carmagnola è segnalato nel castello di Abbiategrasso dove Leonardo Visconti, su procura di Filippo Maria Visconti, nomina conte di Como lo stesso Rusca.
Ago. sett.MilanoLodi 

 

Lombardia

Finge di accordarsi con Giacomo da Vignate per cedergli il castello di Melegnano: il trattato, organizzato da Oldrado Lampugnani, si rivela un’insidia tesa al Vignate per catturarlo. Costui è fatto prigioniero e viene consegnato al Carmagnola che attende alla Muzza la riuscita dell’inganno. Entra in Lodi dopo che Giovanni da Vignate è impiccato in Milano con due figli. Il Carmagnola si fa consegnare il castello da Luigi da Vignate. A metà settembre, infine, il condottiero presenzia all’atto in cui sono concesse a Lotario Rusca anche la contea di Lugano con Pieve di Balerna, e la somma di 15000 fiorini.

…………..MilanoColleoni  Brescia 

 

Lombardia

Nella sua azione di recupero dei vecchi possedimenti dei Visconti assedia i Colleoni a Trezzo sull’Adda. Per impedire che arrivino rinforzi ai difensori da parte di Pandolfo Malatesta, blocca il fiume con reti e catene.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Distrugge un ponte di mattoni sull’ Adda, controllato dagli avversari.  Con Bernardo di Provenza stringe sempre più Trezzo sull’Adda con mangani ed altre macchine da guerra.

1417 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si impadronisce di un fortino, posto tra l’Adda e le mura di Castelvecchio, e vi cattura Paolo Colleoni: fa rizzare una forca davanti alla cinta e minaccia di impiccare il prigioniero, come tutti i difensori caduti nelle sue mani, se Trezzo sull’Adda non si  arrende a patti. In caso positivo il Carmagnola promette la libertà ai Colleoni, la vita ai terrazzani ed ai soldati, la somma di 14000 fiorini al castellano. Negli stessi giorni si arrende anche il castello di Lecco per cui può ritornare a Milano.

Feb.MilanoMonferrato 

 

Piemonte

Giunge ad Alessandria, città che i ghibellini hanno consegnato a Teodoro di Monferrato; il Carmagnola entra nella cittadella tenuta per i viscontei dal castellano Giorgio Carcano e convince il marchese, inferiore di forze, ad allontanarsi dalla località.

Mar.MilanoPiacenza  Cremona 

 

Lombardia ed Emilia

Conclude una nuova tregua con  Teodoro di Monferrato: il marchese cede ai viscontei Vercelli in cambio di Casale Monferrato, di Frassineto Po e di altre terre. Dal pavese il Carmagnola irrompe  nel piacentino con 4000 cavalli e 25000 fanti e comincia la campagna contro Filippo Arcelli. Negli stessi giorni a Milano gli è riconfermato il feudo di Casei Gerola, sottrattogli per alcuni giorni, cui sono aggiunti Silvano Pietra e Caselle (Badia Pavese).

Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia

Devasta la Val di Tidone.

Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia

A metà mese dà alle fiamme il castello di Corano ed inizia ad assediare Piacenza.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Attraversa il Po a Torricella del Pizzo e si mette in marcia ai danni di Gabrino Fondulo. Saccheggia il cremonese; occupa, temporaneamente, Soncino.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Ottiene Casteldidone, Castelponzone, Genivolta (dopo otto giorni di assedio), Soresina, Luignano, San Giovanni in Croce, Grumello Cremonese; tenta, invano, Pizzighettone e Castelleone; con i guastatori, fornitigli da Giorgio Benzoni si spinge sotto le mura di Cremona. Riattraversa poi l’Adda ed il lodigiano; è sotto Piacenza ed affida la difesa delle località pervenute nelle mani dei viscontei a Giorgio Valperga ed a Opicino Alciati.

Ago.MilanoBeccaria  Genova Brescia 

 

Emilia e Lombardia

Occupa Piacenza ed una delle rocche cittadine che viene messa a sacco. Filippo Arcelli si ritira nell’altra rocca di Sant’Antonino. Il Carmagnola divide l’esercito, ne lascia una parte sotto la fortezza e con l’altra muove ai danni dei Beccaria. Recupera Voghera ed aiuta Teramo Adorno ai danni del doge di Genova Tommaso Campofregoso.

Sett. 

 

 

 

 

 

Piemonte e Lombardia

Ha varie scaramucce in Piemonte. Rientrato in Lombardia, a fine mese, a Milano nel castello di Porta Giovia gli è riconfermato il feudo di Castelnuovo Scrivia ed è investito di nuovi feudi quali Candia Lomellina, già appartenente ai Confalonieri, Langosco (già dei Langosco) e Vespolate. Da ultimo gli sono riconosciuti le proprietà di Giovanni Pusterla (di Milano e di Trezzo sull’Adda) nonché i beni confiscati a Fiorello, Antonio e Castellino Beccaria (situati a Pavia ed a Casorate Primo). Casalpusterlengo (un tempo appartenente ai Cattaneo), Somaglia (confiscata ai Cavazzi), Godiasco, Monfalcone (Valverde), Oramala (Val di Nizza), Stefanago (Borgo Priolo) e Gravanago (terre tutte già dei marchesi di Godiasco) e Montesegale sono altri territori che gli sono concerssi in feudo da Filippo Maria Visconti.

Dic. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Coglie in agguato a Gavi 600 cavalli e 1200 fanti condotti da Bartolomeo e Giovanni Arcelli, reduci da alcune scorrerie portate nel tortonese e nell’alessandrino. I due Arcelli sono fatti prigionieri.

1418 

 

 

 

 

 

 

 

 
………….. 

 

 

 

 

 

Emilia

Lascia in Liguria Taddeo dal Verme e ritorna ad assediare Piacenza.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Batte Pandolfo Malatesta ad Olginate e gli cattura 400 cavalli.

Apr. 

 

 

 

 

 

Emilia

Assale Piacenza. Costringe nuovamente Filippo Arcelli a rinchiudersi in una delle 2 rocche cittadine o in quella di Borgo Nuovo. Il Carmagnola cerca di intimidire il capitano avversario e, come a Trezzo sull’ Adda, si dichiara pronto a fare impiccare i suoi due congiunti, catturati a Gavi, nel caso in cui il signore della città non si pieghi ai viscontei: in cambio della cessione di Piacenza offre a Filippo Arcelli la libertà dei congiunti, una condotta di 400 cavalli ed una certa somma di denaro.

Mag. 

 

 

 

 

 

Emilia

Filippo Arcelli non si arrende;  il figlio ed il fratello vengono impiccati davanti alla Porta di Borgo Nuovo. Poco dopo il condottiero fugge da Piacenza e si mette in salvo nei territori della Serenissima. Il Carmagnola aggredisce ancora i Beccaria.

Giu. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Conquista Serravalle Scrivia e vi fa prigioniero Lancillotto Beccaria: costui è condotto a Pavia per esservi giustiziato. Il Carmagnola assale i genovesi ed acquista Gavi, dal castellano che ne è alla difesa, per 8000 scudi.

Lug. 

 

 

 

 

 

Liguria

Si impadronisce di Borgo Fornari.

Ago. 

 

 

 

 

 

Liguria

Ottiene Ovada;  con i fuoriusciti entra in Val Polcevera, espugna alcune fortezze e si spinge sotto le mura di Genova.

Sett.MilanoBrescia 

 

Lombardia

Riattraversa gli Appennini e si porta sull’Adda per respingere l’iniziativa di Pandolfo Malatesta che tende a muoversi in soccorso dei genovesi invadendo il ducato da est. Guada il fiume senza indugio a Torricella del Pizzo, si impossessa in pochi giorni di Castelponzone, Casteldidone, San Giovanni in Croce; minaccia Cremona. Risale il Po fino a Spinadesco; da qui avanza per Acquanegra Cremonese, Grumello Cremonese e Farfengo. Si ricongiunge con la colonna di Opicino Alciati, occupa diverse terre ed acquista a forza (dopo otto giorni di assedio) il castello di Genivolta. Fa trasportare da questa località alcune bombarde ivi depositate e si volge verso Pumenengo. Attraversa l’Adda ed il lodigiano;  rientra a Piacenza.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Pavia; con Guido Torelli regge il freno del papa Martino V eletto pontefice dal concilio di Costanza.

…………..MilanoGenova 

 

Liguria

Alla partenza del pontefice per Brescia riprende le ostilità contro i genovesi;  obbliga Pietro Campofregoso a venire ad un accordo.

1419 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb.  mag. 

 

 

 

 

 

Liguria e Lombardia

Hanno inizio le prime trattative con i genovesi. Queste hanno termine a maggio con una pace nella quale viene compreso anche il marchese del Monferrato. A fine febbraio il Carmagnola è segnalato a Milano nel palazzo di Porta Vercellina dove si tiene il consiglio segreto: è chiamato come testimone per l’investitura di Castelnuovo Calcea a favore dei fratelli Giovan Francesco e Pietro Francesco Guttuari.

Apr.MilanoCremona 

 

Lombardia

A fine mese esce da Milano accompagnato per un tratto di strada da Filippo Maria Visconti;  raggiunge le sue truppe radunate fra Crema e Lodi. Divide in tre corpi il suo esercito: sull’ala sinistra si trova Luigi dal Verme, al centro Arrigo Zambra, il Carmagnola si posiziona sulla destra.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Si accampa sotto Castelleone; si impossessa di Melzo, Castelnuovo Bocca d’Adda (dove fa impiccare il castellano Bartolomeo Malombra dopo avere cercato vanamente di corromperlo), Soncino, Maccastorna (messa a sacco assieme con Meleti), Treviglio, Casalmaggiore e Brescello. Appoggia Arrigo Zambra nell’ assedio di Pizzighettone  costringendo Antonio Mainardi a capitolare a patti. Scaccia i presidi avanzati di Acquanegra Cremonese e di Spinadesco,  investe Cremona: viene bloccato momentaneamente dalle artiglierie collocate a Cava Tigozzi. E’ fronteggiato da Gabrino Fondulo che, accampatosi nelle campagne di Pianengo e di San Predengo, cerca la battaglia campale.

Giu.MilanoBrescia Pallavicini  Rossi 

 

Lombardia ed Emilia

Conquista la rocca di Pizzighettone, saccheggia Piadena e da tale località estende per tutta provincia le sue conquiste. Il Carmagnola non cerca la battaglia campale con Gabrino Fondulo; preferisce, anzi, la politica della terra bruciata,  devasta attorno a Cremona vigneti e raccolti per più giorni. Piega, successivamente, verso il mantovano e mette a sacco Pieve Delmona, Castelnuovo Gherardi, Castelnuovo del Zappa, Grumello Cremonese; ha Binanuova da Antoniolo e da Cristoforo Cortesi. Si congiunge con Luigi dal Verme ed assedia Castelleone: la terra si arrende a discrezione ed è spogliata dei suoi beni. Molti dei difensori sono impiccati. Gli viene incontro Pandolfo Malatesta  rompendo la tregua stipulata con i viscontei; il signore di Brescia invia due suoi capitani, Niccolò da Tolentino ed il Biancarello in soccorso di Gabrino Fondulo con la motivazione che lo stesso Malatesta ha acquistato Cremona. Da parte sua il Carmagnola riceve il giuramento di fedeltà dalle comunità di Pizzighettone, di Maleo e di Castelnuovo Bocca d’Adda;  si fa consegnare Borgo San Donnino (Fidenza) da Rolando Pallavicini. Anche i Rossi sono obbligati a consegnargli alcuni castelli  occupati da costoro nel piacentino. Ricevuti considerevoli rinforzi (1000 uomini fra uomini d’arme e balestrieri e 300 cavalli dal marchese del Monferrato) con Luigi dal Verme ed Arrigo Zambra ritorna all’ assedio di Castelleone. Ha di fronte le milizie bresciane comandate dal Biancarello e da Niccolò da Tolentino, nonché 2000 uomini delle milizie rurali del circondario cremonese. Attacca gli avversari e li mette in fuga: due/terzi dei nemici riescono a salvarsi al di là dell’Oglio ed un terzo subisce forti perdite fra morti e feriti. Il presidio di Castelleone si arrende: fa mettere a sacco la città; molti militari e civili, trovati con le armi, sono impiccati dalle grondaie delle case in cui sono stati catturati; i loro corpi sono lasciati penzolare più giorni. Chiama a sé Opicino Olciati, attraversa l’Oglio sopra Pumenengo e si inoltra nel bergamasco. Ottiene Martinengo dietro l’esborso al castellano di 12000 fiorini, risale l’Adda, entra in Lecco ed in Valsassina ottiene la sottomissione dei ghibellini locali. Corre di seguito sotto Bergamo ed assedia la città.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Sconfigge ad Alzano Lombardo le milizie della Val Seriana accorse in aiuto di Bergamo; ha il castello di  Morengo da Giovanni Suardi (cui sono consegnati  4000 ducati a fronte delle paghe arretrate e della consegna delle munizioni) e dai riminesi Cecco ed Antonio Guastafamiglia il forte della Cappella dello stesso capoluogo. In questo caso sono loro lasciate le armi e le munizioni presenti nel castello ed è loro promesso la consegna di 3 cavalcature, di cui una appartenente al Belmamolo. I capitoli di resa saranno controfirmati dal duca di Milano il mese successivo. Bergamo cede; in due giorni si arrendono anche i difensori della cittadella. Il Carmagnola viene nominato capitano generale della città.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Irrompe nel bresciano portandovi il terrore: in breve pervengono nelle sue mani Montichiari, Carpenedolo, Calcinato, Castel Goffredo.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Entra in Orzinuovi, abbandonata vilmente da Andrea da Lecco e da Bernardo Bellamusa; si impadronisce anche di Orzivecchi, di Palazzolo sull’ Oglio, di Pontoglio e di Pisogne.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Ottiene Rovato con la promessa agli abitanti di 15000 ducati e della ricostruzione delle mura abbattute dalle sue bombarde. Protegge ovunque i partigiani dei Visconti; ha a patti la Val Camonica;  piega, quindi, verso il cremonese ed in suo potere cadono Binanuova, Volongo, Fontanella Grazioli, Casalmorano, Renedello (che si arrende a patti dopo tre giorni di assedio).

Nov. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si impadronisce di Asola; gli si dà tutta la Val di Sabbia, comprese le rocche di Sabbio Chiese e di Vobarno. Assedia Gabrino Fondulo in Cremona.

1420 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Ritorna a Milano, ottiene nuovi onori quali l’esenzione dal pagamento delle tasse. Con la resa di Gabrino Fondulo si reca a Cremona e vi è ricevuto con grande magnificenza.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Il Carmagnola può ora concentrare tutte le sue forze contro il solo Pandolfo Malatesta; penetra una volta di più nel bresciano e dà il guasto alle campagne. Recupera le rocche di Sabbio Chiese e di Vobarno; assedia in Nozza Galvano della Nozza e lo costringe alla resa con Giovanni Avogadro.

Apr. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Si accampa presso la chiesa di San Faustino di Sarezzo e da qui scorre sotto Brescia. In una di tali azioni, condotta con 300 cavalli, viene ferito al collo, verso la Porta di San Giovanni, da un balestriere di nome Piloso. E’ costretto ad affidare il comando delle truppe a Gaspare Visconti ed a recarsi a Milano per farsi curare.

Lug.  ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Ristabilitosi rapidamente, si attenda a Flero e si fa notare, soprattutto, per alcuni atti di crudeltà gratuita: uccide a colpi di pugnale 27 cittadini catturati presso la Porta di San Nazzaro, alcune donne trovate a Flero ed accusate di spionaggio; fa tagliare le mani a due arcieri di Pandolfo Malatesta trovati fuori le mura; fa appendere i loro arti alla cintura e li rimanda in Brescia. A fine agosto si trova a Pavia dove nella chiesa maggiore cittadina Filippo Maria Visconti investe della contea di Biandrate Filippino Cane.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Niccolò da Tolentino previene i suoi movimenti con un’audace sortita da Chiari.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Alla testa di 5000 cavalli sbaraglia a Montichiari 3300 cavalli e 1000 fanti capitanati da Ludovico Migliorati. Divide l’esercito in tre parti; Secco da Montagnana e Guido  Torelli vengono in un primo tempo respinti dagli avversari; interviene però il Carmagnola che pone in fuga i nemici cui cattura 2500 cavalli e tutti i fanti. Dopo la vittoria assale Nave, Concesio ed assedia con più forza Brescia.

Nov. dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A metà mese si trova a Milano, nel castello di Porta Giovia, per assistere alla consegna della procura ducale al segretario Giovanni Corvini per autorizzarlo a trattare con Niccolò d’Este la consegna di Parma e di Reggio Emilia al duca di Milano. Di seguito il Carmagnola, sempre fra novembre e dicembre, riduce la Valtrompia al dominio ducale. Pandolfo Malatesta continua a resistere in Brescia.

1421 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Pandolfo Malatesta si arrende e cede Brescia in cambio di 34000 fiorini.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Carmagnola entra in Brescia, provvede alla fortificazione della città e dei castelli danneggiati durante il conflitto. Ritorna a Milano dove riceve maggiori ricchezze.

Mag.A metà mese gli sono rinnovate a Milano le investiture feudali.
Giu.MilanoGenova 

 

Liguria

Attacca i genovesi con Guido Torelli. Scende nella Riviera di Ponente per la via di Voltri; occupa Albenga ed altre località con l’eccezione di Savona che, inizialmente, gli resiste.

Sett. 

 

 

 

 

 

Liguria

Solo il blocco dal mare di Genova da parte della flotta aragonese induce i genovesi ad arrendersi ai ducali.

Ott. 

 

 

 

 

 

Liguria

Con Guido Torelli inizia le trattative di pace con i genovesi; esse si concluderanno ai primi di novembre.

Nov. 

 

 

 

 

 

Liguria

Il doge Pietro Campofregoso si ritira a Sarzana con la promessa di ricevere 30000 fiorini.  Carmagnola allora può così attaccare  Savona alla cui difesa si trova Spinetta Campofregoso. Si impossessa del castello di Quiliano, dà alle fiamme a case e vigne, imprigiona donne e bambini. I difensori si arrendono in quindici giorni; gli aprono le porte in cambio della somma di 15000 fiorini.

Dic. 

 

 

 

 

 

Liguria

Carmagnola persuade i genovesi a riconoscergli, per il suo governo, uno stipendio di 8000 lire genovine ed a accettare il pagamento annuo di altre 24000 lire per il salario di quattro rettori viscontei.

1422 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Rientra a Milano;  il governo di Genova viene affidato a Urbano di San Luigi.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ presente alla cerimonia in cui 24 ambasciatori genovesi cedono la città al duca di Milano senza condizioni.

Apr.  mag.MilanoCantoni SvizzeriCapitano g.le 500 lanceSvizzera

Il duca di Milano propone agli abitanti dei cantoni di Uri e di Untterwalden di rivendergli la città e la fortezza di Bellinzona che questi ultimi hanno acquistato nel 1419 dai signori De Sacco. Carmagnola occupa con un colpo di mano Bellinzona (di cui è eletto governatore); un po’ con le armi ed un po’ con gli accordi recupera la Val d’Ossola, la Maggia, Verzasca, la Riviera e la parte meridionale della Val Levantina. Si spinge sino al San Gottardo. Gli svizzeri iniziano dei negoziati per la restituzione di Bellinzona;  Carmagnola non se ne dà per inteso e continua nella sua politica espansiva.

Giu. 

 

 

 

 

 

Svizzera

Le milizie di Uri e di Unterwalden (4000 uomini) invadono buona parte della Val Levantina  giungendo  a Bellinzona. Sono seguiti dalle truppe di Zug e di Lucerna: tutti insieme, infine, collocano i loro alloggiamenti davanti alla città agli ordini di Ulrico Welker.  Carmagnola attraversa i monti che dividono la Moesa dal Ticino, sorprende gli avversari e toglie loro le salmerie; al comando di 2000 lance e 3000 fanti li affronta con Angelo della Pergola nel piano di Arbedo. Gli svizzeri fronteggiano i viscontei con il quadrato di picche e respingono la prima schiera milanese;  Carmagnola fa allora scendere da cavallo i suoi uomini d’arme, come era solito fare Giovanni Acuto, e li lancia sugli avversari. Non dà loro quartiere anche quando gli svizzeri si dispongono alla resa: aggredito all’improvviso alle spalle da 600 fanti rimasti nella valle di Mesocco alla ricerca di foraggio, ordina il ripiegamento su Bellinzona. Rimangono sul terreno 3000 svizzeri e 1000 viscontei, di cui 400 cavalli della compagnia di Angelo della Pergola e 600 delle altre tre schiere. Di 7 barche che hanno trasportato il contingente svizzero fino a Fluelen, non ne ritornano che 2 con le bandiere non cadute nelle mani dei viscontei. A fine mese  Carmagnola rientra a Milano. Risulta come teste nel palazzo del consiglio segreto, sito a Porta Vercellina, all’ infeudazione di Caorso a favore degli eredi di Ottone da Mandello.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Soggiorna a Milano per il periodo luglio-agosto.

Ago.LombardiaA fine mese è segnalato sempre a Milano. Con Francesco della Mirandola assiste come testimone, nella sede del consiglio segreto, all’atto di infeudazione di Mulazzo e di Rocchetta di Vara a favore di Tommaso Malaspina.
Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardiae Liguria

A metà mese esce da Milano e si reca in Liguria per assumere l’incarico di governatore unico di Genova. Nel periodo le sue entrate nel ducato ascendono a 40000/50000 fiorini l’anno.

Dic. 

 

 

 

 

 

Liguria

A Genova: i quattro governatori viscontei si allontanano dalla città senza attendere il suo arrivo. Si fa subito aumentare le sue prebende di altre 5500 lire genovine, oltre le 8000 che gli erano già state assegnate.

1423 

 

 

 

 

 

 

 

 
…………..MilanoFirenze 

 

Romagna

Fronteggia (probabilmente) i fiorentini in Romagna per qualche tempo.

…………. 

 

 

 

 

 

Liguria

Il duca gli ordina di allestire a Genova una flotta da opporre a quella aragonese nel regno di Napoli.  Carmagnola convince il senato cittadino a stanziare per questa finalità 200000 lire genovine.

Nov.  dic. 

 

 

 

 

 

Liguria

A novembre sono pronte 13 navi e 13 galee. Contrariamente alle sue aspettative il comando della flotta  viene assegnato  al  suo rivale Guido Torelli.

1424 

 

 

 

 

 

 

 

 
………….. 

 

 

 

 

 

Liguria

Rimane a Genova senza compiere nulla di notevole.

Sett. 

 

 

 

 

 

Liguria

Viene richiamato a Milano.

Ott. 

 

 

 

 

 

Liguria e Lombardia

Lascia Genova ed è sostituito nel governatorato dal cardinale Giacomo Isolani; è speranzoso che gli sia dato il capitanato generale per contrastare gli aragonesi nel regno di Napoli. La spedizione viene annullata ed egli deve licenziare le milizie già raccolte.

Nov. 

 

 

 

 

 

Lombardia Piemonte

Aumentano le sue difficoltà a corte dove ha numerosi nemici fra i quali i consiglieri ducali Giovanni Corvini, Giannino Riccio, Oldrado Lampugnani (amico di Guido Torelli) e Sperone da Pietrasanta. Gli è ordinato di congedare le 500 lance della sua compagnia. Non obbedisce, si reca ad Abbiategrasso, ove cerca vanamente di avere un colloquio con Filippo Maria Visconti per fargli cambiare idea. Il duca non lo vuole ricevere e lo rimanda a Giannino Riccio.  Carmagnola inveisce contro i suoi calunniatori e rinfaccia a Filippo Maria Visconti, che intravede da lontano, la sua ingratitudine e la sua perfidia. Furente, si precipita fuori dal castello inseguito per qualche tempo da Oldrado Lampugnani con alcuni cavalli. Abbandona a Sale moglie e figlie; attraversa il Ticino, l’Agogna, la Sesia, la Dora e si rifugia nel marchesato di Saluzzo.

1425 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Piemonte Svizzera Austria Trentino Veneto

Si porta ad Ivrea presso il duca Amedeo di Savoia cui  offre le sue armi. Respinto, attraversa le Alpi Pennine, la Svizzera ed il Tirolo, giunge a Trento; da questa città con 30 famigli armati (e molto denaro) tocca Pergine Valsugana, Feltre. Quero, Treviso ed arriva travestito a Venezia. Il duca di Milano gli confisca subito tutti i suoi beni che possiede nel milanese a favore di Carlo Malatesta.

Feb.

 

Venezia

 

 

 

300 lance

 

Veneto

I veneziani, seppure con alcune tergiversazioni, gli concedono una condotta: gli è elargito un acconto per le lance e gli sono dati in prestito 2000 ducati: gli viene riconosciuta una provvigione annua di 6000 ducati.

Apr. 

 

 

 

 

 

Veneto

Giura fedeltà alla Serenissima e va ad abitare a Treviso nel palazzo vescovile.

Ago. 

 

 

 

 

 

Veneto

Cade malamente da cavallo ed è colpito da un attacco di itterizia. A Treviso è arrestato Gerardo da Rubiera, familiare del duca, che con il fuoriuscito milanese Giovanni Aliprandi ha avuto l’incarico da Filippo Maria Visconti di avvelenarlo. I congiurati sono giustiziati. Il Carmagnola è segnalato convalescente a Padova;  rientra a Treviso.

Sett. 

 

 

 

 

 

Veneto

Nel palazzo vescovile di Treviso riceve il marchese d’Este di passaggio per Udine.

Nov. 

 

 

 

 

 

Veneto

Carmagnola è fautore di una lega fra veneziani e fiorentini in funzione antiducale.

1426 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

Capitano g.le 333 lanceVeneto e Lombardia

Gli è concesso uno stipendio mensile di 1000 ducati. A Venezia, in piazza San Marco gli sono consegnate le insegne del comando dal doge;  gli è messo a disposizione un esercito di 16000 cavalli e di 8000 fanti. Muove verso Mantova con i due provveditori generali Marco Dandolo e Giorgio Corner.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ sotto Brescia. Si appoggia al partito guelfo guidato dagli Avogadro, che si sono ribellati al vessatorio governo del Lampugnani e di Jacopino da Costioli. A seguito di colloqui con Galeazzo Porcellaga e con Lorenzo Boni gli vengono aperte le porte della città: solo la cittadella e le altre fortezze resistono ai veneziani. Mantiene salda la disciplina fra i suoi uomini d’arme ed effettua continue scaramucce per fiaccare la resistenza degli avversari. Grandi feste si svolgono a Venezia per la caduta di Brescia.

Apr. 

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Ottiene Quinzano d’Oglio; ammalatosi, chiede al Senato di potere andare ai bagni di Caldiero per curarsi.

Mag. 

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

A Venezia. Il Senato gli promette alcuni feudi al di là dell’Adda. Ritorna al campo ed intercetta nel bresciano  160 some di farina ed  un convoglio che porta polvere da bombarda con la scorta di 150 cavalli, destinata ai difensori della cittadella di Brescia. Non riesce ad impedire l’uscita dalla cittadella  a Francesco Sforza; lo insegue e lo molesta nella sua ritirata. Vi è uno scontro tra i due condottieri a Montichiari.

Giu.  lug. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Colloca le bombarde e persevera nel colpire le fortezze di Brescia. Niccolò da Tolentino suggerisce di scavare intorno alla città un doppio fossato, di fortificarlo con argini e torri e di chiudere in tal modo ogni via di soccorso agli assediati dall’ esterno. Il lavoro richiederà quattro mesi, anche a causa dei suoi contrasti con NIccolò da Tolentino perché insofferente di idee e progetti che non combacino con i suoi. Il duca di Milano invia al suo campo due prigionieri veneziani ed alcuni suoi famigliari perché gli riferiscano che è da lui incaricato a trattare la pace.  Carmagnola ne informa il Senato; ne seguono alcuni colloqui, portati avanti da Corradino da Vimercate e da Moretto da San Nazaro: i negoziati vanno per le lunghe in quanto la loro finalità è quella di fare guadagnare tempo ai ducali.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Dopo accanita lotta conquista a Brescia la rocca di Porta Pile e quella di Porta Gazzetta.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Respinge un attacco condotto da Niccolò Piccinino e da Guidol Torelli con 4000 cavalli, 3500 fanti e moltissimi balestrieri genovesi, diretto a prestare soccorso ai difensori della cittadella di Brescia. Il combattimento avviene fra la Porta di Torrelonga, quella di Sant’Alessandro ed al “Prato del vescovo”; i viscontei sono respinti con la cattura di 350 cavalli e di 200 fanti. Gli avversari ripiegano a Montichiari. Anche la cittadella perviene nelle mani dei veneziani; l’unica resistenza è ormai concentrata nel castello alla cui guardia si trova Antonio da Landriano.  Carmagnola, che è legato da antica amicizia con tale capitano, cerca inutilmente di corromperlo. Desidera, nel frattempo, portarsi a Chiari i cui difensori per arrendersi chiedono la sua presenza; all’ ultimo momento ascolta il consiglio di Niccolò da Tolentino,  spedisce all’ avanguardia alcuni saccomanni e costoro fanno fallire un’imboscata tesa nei suoi confronti.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Occupa Montichiari, Carpenedolo ed altre piccole terre; ha il permesso di allontanarsi dal campo per recarsi ai bagni di Abano Terme.

Nov. 

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

I fiorentini gli inviano in rinforzo 4000 cavalli e 2000 fanti, cosicché  Carmagnola ora dispone di quasi 30000 uomini (10000 fanti, 14000 cavalli e 5000 arcieri) contro i 23000 dell’esercito ducale (8000 fanti, 10000 cavalli e 2000 soldati alla difesa del castello di Brescia). Antonio da Landriano è costretto ad arrendersi;  Carmagnola può recarsi allora a Venezia e con la Signoria si incontra con l’ambasciatore fiorentino Rinaldo degli Albizzi ed alcuni ambasciatori viscontei impegnati nei negoziati di pace. Ritorna al campo e distribuisce l’esercito nei quartieri invernali del bresciano. Ha il permesso di alloggiare a Brescia: nella città abita, dapprima, negli appartamenti malatestiani del Broletto; più tardi vi acquisterà  da Gaspare Malvezzi un palazzo sito nel quartiere di Sant’Agata .

Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Alla conclusione della pace si toglie una vendetta personale e costringe l’ex-governatore di Brescia, Oldrado Lampugnani, a deporre le armi davanti alla sua persona. A Milano sono liberate la moglie e le figlie; gli sono restituiti nel ducato tutti i suoi beni.

1427 

 

 

 

 

 

 

 

 
Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Brescia. Non raggiunge  Venezia quando vi è convocato per conoscere il suo parere su un’eventuale nuova guerra con Filippo Maria Visconti.

Mar. 

 

 

 

 

 

VenetoAd Abano Terme per curarsi.
Apr.VeneziaMilanoCapitano g.leLombardia

Si reca a Mantova; sono esercitate forti pressioni nei suoi confronti affinché si muova in soccorso di Casalmaggiore. Rifiuta ogni azione in quanto la ritiene inifluente ai fini del conflitto. La località cede a fine mese e Fantino Pisani, che è alla testa della guarnigione, viene richiamato a Venezia per esservi severamente punito.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Esce da Castenedolo con 16000 cavalli;  guadagna alla causa veneziana alcuni castellani posti a guardia delle fortezze ducali. Dà il guasto alla campagne ed occupa facilmente Calvisano, Quinzano d’Oglio, Longhena, Orzivecchi, Cadignano, Maclodio, Pompiano, Verola. Accentratore al massimo, si lamenta del comportamento tenuto da suoi condottieri i quali, contro i suoi ordini, talora agiscono troppo intempestivamente per il suo modo di intendere l’arte della guerra. I rimproveri vengono erogati, anche se costoro riescono vincitori sui viscontei comandati da Petrino da Tortona e da Alberico da Barbiano.  Carmagnola si avvicina a Gottolengo;  vi è preceduto da Niccolò Piccinino che ne rafforza il presidio. Il condottiero, che ignora il fatto, pone trascuratamente il campo nei pressi del castello e lascia che i suoi soldati si riposino all’ombra senza alcun ordine. Angelo della Pergola, Guido Torelli, Francesco Sforza e Niccolò Piccinino lo assalgono senza che egli se lo aspetti il giorno dell’Ascensione: fra i suoi uomini vengono catturati 1500 cavalli. Si salva dalla disfatta solo per l’intervento di Gian Francesco Gonzaga che riequilibra in un certo qual modo le sorti della battaglia. Al termine del combattimento trova il capro espiatorio in un suo uomo d’arme, che, fuggito dal campo di battaglia, aveva data per certa a Gian Francesco Gonzaga la sua sconfitta: causando con ciò un rallentamento nei movimenti da parte del capitano mantovano. L’uomo d’arme è impiccato. I veneziani rincuorano il Carmagnola e gli inviano 1000 ducati da distribuire ai soldati affinché si rimettano in ordine dal punto di vista dell’ armamento. I viscontei si arrestano; egli può così recuperare Remedello, Visano, Gambara, Isorella. Punta, successivamente, su Binanuova mentre la flotta di Francesco Bembo risale il Po da Brescello a Casalmaggiore. Occupa, perde, rioccupa Binanuova: in uno di tali fatti d’arme Francesco Sforza fa gettare nell’Oglio alcuni soldati veneziani; altrettanto fa il Carmagnola per rappresaglia con gli sforzeschi quando riconquista il centro. Si indirizza verso il castello di San Giovanni in Croce e lo fa attaccare dopo averne chiesta la resa: lo espugna e lo mette a sacco; gli uomini sono imprigionati.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Rimane ferito in un attacco a Palazzolo sull’ Oglio; guada il fiume, entra nel cremonese, sottomette Piadena, Isola Dovarese ed altre terre quali San Lorenzo e Robecco d’Oglio. Gli viene imposto di puntare su Pizzighettone; Giacomo Barbarigo lo avverte dell’ invio di 25000 ducati e del rafforzamento della flotta. Nonostante che in tale periodo militino ai suoi ordini 22000 cavalli, 8000 fanti e 6000 cernite non tenta di superare l’Adda, ma perde tempo in inutili iniziative diversive. Si dirige su Cremona e spera nell’aiuto dei Cavalcabò e della fazione guelfa per avere la città: si ferma a Soncino mentre in Cremona entrano a sua difesa i ghibellini del contado. Cerca la battaglia campale, ma la sua sfida non viene accettata.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ assalito nei pressi di Pizzighettone, a Castelsecco, da Angelo della Pergola, da Guido Torelli e da Francesco Sforza che penetrano nel suo campo fortificato: il Carmagnola mette in ordine le sue milizie e rafforza il fossato con i fanti per dare agli uomini d’arme il tempo necessario per prepararsi al combattimento. Colloca anche in un bosco vicino 8000 uomini armati di balestre e lance. E’ ferito, scavalcato, rimesso sulla cavalcatura, salvato dalla comparsa provvidenziale di Gian Francesco Gonzaga: la tanta polvere sollevata dai cavalli rende incerto l’esito dello scontro. Dopo quattro ore i viscontei sono respinti (500 prigionieri fra i milanesi; 700 cavalli fra i veneziani); i viscontei ripiegano a Cremona.  Carmagnola rinforza l’armata del Po e recupera Casalmaggiore alla cui guardia si trova Antonio da Pontedera.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Giunge a Sommo con i provveditori Silvestro Morosini e Tommaso Michiel: Rolando Pallavicini è accettato come raccomandato dalla Serenissima. Riattraversa l’Oglio a seguito della vittoria navale di Franceco Brembo e rientra nel bresciano, presso Pralboino, perché Francesco Sforza e Niccolò Piccinino durante la sua assenza hanno riguadagnato ai viscontei parecchi centri. Ha nuovamente Binanuova e Quinzano d’Oglio; il Senato, nel frattempo, freme per la sua sostanziale inattività. Con Gian Francesco Gonzaga sconfigge vicino a Gottolengo Carlo Malatesta ed ottiene tale centro.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Comincia a parlare di portare le truppe negli accampamenti invernali: il Senato si oppone al suo disegno e gli invia come nuovi provveditori generali Leonardo Mocenigo e Fantino Michiel. Benché con lentezza, potenzia le fortificazioni di Binanuova, si mette in marcia con tutto l’esercito lungo la riva sinistra dell’Oglio ed entra in Urago. Non è in grado di impossessarsi del castello; punta su Montichiari e si accinge ad assediare la località: sorgono ora le prime voci negative sul suo conto, alimentate dai provveditori e dallo stesso Gian Francesco Gonzaga.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene rassicurato e scarica le sue responsabilità sui condottieri abituati a guerreggiare nel regno di Napoli, avvezzi a trasferirsi già in autunno nei quartieri invernali. Chiede altro denaro per aumentare il soldo ai suoi uomini e trattenerli così nel territorio: gli sono inviati  32000 ducati. Ha a Patti Montichiari e giunge inaspettato a Maclodio, sulla strada da Brescia a Orzinuovi, nei pressi del campo degli avversari. Attira Carlo Malatesta, Niccolò Piccinino, Francesco Sforza, Angelo della Pergola e Guido Torelli su un argine, intorno al quale – tra le paludi – si alzano delle macchie in cui colloca in agguato arcieri e balestrieri. Nello stesso tempo invia Bernardino degli Ubaldini e Niccolò da Tolentino ad occupare un bosco alla testa di un ponte che conduce all’argine e fa arretrare i suoi uomini dietro il ponte  sull’ argine. Tutto procede secondo i piani: i viscontei (18000 cavalli e 8000 fanti) sono assaliti alle spalle e sui fianchi dai veneziani (12000 cavalli e 6000 fanti). La battaglia termina con la cattura di Carlo Malatesta e di 10000 uomini  che vengono rilasciati quasi subito secondo gli usi del tempo. La vittoria si rivela inutile perché  Carmagnola non incalza l’esercito ducale fino al suo annientamento e non riesce ad impedire che i fuggitivi riparino a Soncino. Il Senato lo spinge ad essere più attivo: il condottiero entra nel contado di Orzinuovi e distende le truppe da Ovanengo a San Giacomo. Inizia a bombardare Orzinuovi;  dopo sedici giorni ne ottiene a patti la rocca difesa da Cristoforo Corniano e da Giacomo Rodengo. La località è chiamata a riconoscere ai veneziani una grossa taglia in denaro ed a contribuire con carri di vino a di frumento al vettovagliamento delle milizie.

Nov. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Orzinuovi giura solenne fedeltà alla Serenissima nelle  mani del Carmagnola alla presenza del collaterale Belpetro Manelmi e dei condottieri Orso Orsini ed Antonio da Martinengo. Con Niccolò da Tolentino il Carmagnola si impadronisce senza difficoltà di Pontoglio (ove sconfigge Niccolò Piccinino), di Castrezzato, di Roccafranca, di Chiari, di Lovere, di Pisogne e di altri castelli del contado di Iseo. Assale invano Palazzolo sull’ Oglio, invia truppe a saccheggiare Cividate Camuno;  avvia negoziati per la resa nelle mani di Giacomo Barbarigo di molti territori della Val Camonica. Di più, d’accordo con il Senato, intavola pratiche per indurre Lorenzo Attendolo ad abbandonare il servizio di Filippo Maria Visconti; pure molti uomini d’arme e lance spezzate delle compagnie di Angelo della Pergola e di Niccolò Piccinino sono persuasi a fare altrettanto. Sono, invece, cassati dai ruoli i condottieri renitenti ad obbedirgli.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Muove contro Bergamo e ne viene respinto; si impossessa, tuttavia, di gran parte delle valli Seriana, Brembana, Valsassina, Cavallina e della Valle di San Martino. La guerra si confonde sempre più con piccole scorrerie e piccoli agguati, utili soltanto a tenere i due eserciti continuamente vigilanti.

1428 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen.  feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

A Brescia. Iniziano le trattative di pace fra i contendenti. Filippo Maria Visconti  manda al Carmagnola propri ambasciatori per richiedere il suo intervento.

Mar. 

 

 

 

 

 

Veneto

Domanda una licenza per andarsi a curare nel padovano.

Apr. 

 

 

 

Capitano g.leVeneto

Alla conclusione della pace di Ferrara è accolto in Venezia con grandi festeggiamenti ed è confermato nel capitanato delle truppe. La sua famiglia è iscritta al Consiglio Maggiore; gli è donato un palazzo in città sul Canal Grande nei pressi di San Stae. Gli è concesso un premio di 2000 ducati; viene investito di Castenedolo, già appartenente a Brunoro Gambara.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Dimora fra Castenedolo e Martinengo. E’ contattato una volta di più da Filippo Maria Visconti.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia Emilia e Toscana

Il duca di Milano lo assolve interamente da ogni bando e lo rimette nei beni e nel grado di prima della sua fuga.  Carmagnola si reca a Bologna, a Bagni di Petriolo ed a San Filippo con la sua scorta di 300 fanti e di 60 lance. Si trattiene in Siena qualche giorno  destando alcuni sospetti nella città con la sua presenza . Si reca a Firenze.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Nel bresciano. Filippo Maria Visconti tenta di allontanarlo dagli stipendi della Serenissima.

1429

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen.  feb.

 

 

 

 

 

500 lance

 

Lombardia e Veneto

Chiede licenza al Senato;  la sua richiesta viene rigettata. Domanda una condotta di 1000 lance  ottenendo una controfferta di 500. Viene confermato nel capitanato generale delle truppe; gli è data una provvigione mensile di 1000 ducati in tempo  di guerra e di 500 in tempo di pace. La ferma è stabilita in due anni,  cui si devono aggiungere altri due anni di rispetto. A Venezia il doge lo nomina in piazza San Marco conte di Chiari e di Roccafranca, con annessi i territori di Clusone e di Rudiano che comportano una rendita annua di 12000 ducati.

Apr.  mag. 

 

 

 

 

 

Toscana

Sempre con la scorta personale di 60 lance e di 300 fanti scende in Toscana per la cura delle acque a Bagni di Petriolo; al ritorno si ferma a Firenze. Compie una missione di spionaggio ai danni dei senesi riferendo ai fiorentini sullo stato delle fortificazioni della città rivale.

Giu. 

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

Si trova a Venezia ed a Chiari; viene raggiunto da nuovi messaggeri di Filippo Maria Visconti;  Carmagnola tiene sempre informato il Senato dei contatti relativi.

………….. 

 

 

 

 

 

Friuli

A Cividale del Friuli.

Dic. 

 

 

 

 

 

Veneto

A Venezia.

1430 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

Si incontra a Venezia con un’ambasceria fiorentina. Rientra nel bresciano. Il duca di Milano ricorre alla sua mediazione per sanare i contrasti sorti a seguito delle molestie dei ducali al marchese di Mantova.

Mar. 

 

 

 

 

 

Veneto

Ha il permesso di recarsi a Venezia: presenta alla Signoria l’ultimo messaggio ricevuto da Filippo Maria Visconti;  chiede istruzioni. Gli è consigliato di astenersi da tali pratiche e di farlo capire con chiarezza al duca.

………….. 

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

In conseguenza delle vittorie dei ducali sui fiorentini nella guerra di Lucca, il Carmagnola arruola Guidantonio Manfredi. E’ richiamato da Brescia a Venezia per conferire personalmente riguardo la condotta della guerra.

1431 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen.VeneziaMilano 

 

Lombardia

Riprende il conflitto senza dichiarazione esplicita dei due stati contendenti.  Carmagnola chiede al Senato che in caso di vittoria gli sia assegnata parte del ducato: ottiene una risposta parzialmente positiva.

Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Tratta con Soncino Vistarini e cerca di impadronirsi di Lodi. Il duca sventa la trama per cui è costretto a ritirarsi dal lodigiano accontentandosi di devastarne le campagne con 5000 uomini, tra cavalli e fanti. Cerca di stringere altre segrete pratiche e spera di corrompere il castellano di Soncino Filippo Lampugnani, parente di Oldrado.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Supera l’Oglio e si presenta sotto Soncino con 3000 cavalli e 2000 fanti: è colto in imboscata verso Azzanello dalle milizie di Francesco Sforza e di Niccolò da Tolentino (il condottiero ha mutato bandiera) nascoste nelle macchie vicine. La battaglia dura accanita fino a notte;  Carmagnola ripara a  Brescia con soli sette cavalli. Le sue perdite ascendono a 1000/1500 cavalli ed a 500 fanti; i fuggiaschi si rifugiano ad Orzinuovi ed in altre terre vicine.

Apr. 

 

 

 

625 lanceLombardia

I veneziani mettono a punto la flotta sul Po e gli accrescono la condotta di altre 125 lance. Alcuni cittadini veneziani criticano aspramente il suo operato;  Carmagnola si offende ed il Senato è obbligato ad inviargli Fantino Michiel per rabbonirlo.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Gli è consegnato nel duomo di Brescia dai provveditori  fantino Michiel e Paolo Corner il gonfalone di San Marco. Ha a disposizione 12454 cavalli e numerosi fanti. Esce da Orzinuovi e per la via di Calcio, Covo e Fontanella punta su Soncino.

Giu. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene respinto da Soncino da Francesco Sforza e gli sono catturati 500 cavalli. Dà il guasto al territorio, piega a sud e colloca i suoi alloggiamenti tra Sesto ed Uniti e Spinadesco con l’intenzione di forzare il passaggio dell’ Adda. Nomina come suoi marescialli di campo Guidantonio Manfredi, Luigi dal Verme, Luigi da San Severino e Lorenzo Attendolo. Delibera di accostarsi a Cremona mentre la flotta di Niccolò Trevisan deve risalire il Po. Ha di fronte Francesco Sforza, Niccolò Piccinino e Niccolò da Tolentino; sul fiume vi è la flotta viscontea guidata da Giovanni Grimaldi e da Pasino degli Eustachi. Il Carmagnola si fa ingannare da due falsi disertori milanesi che gli riferiscono di un prossimo assalto dei ducali al suo campo; decide, pertanto, di non muoversi in soccorso della flotta del Trevisan allorché questa viene attaccata per acqua e per terra dagli avversari. Solo 5 o 6 galee (su 28) si salvano nella disfatta: fra i veneziani si contano 1500 morti, più altri 400 feriti deceduti nell’ ospedale di Cremona. I prigionieri sono circa 4000 e fra essi si contano Niccolò Trevisan ed il provveditore Marino Contarini. La sconfitta costa alla Serenissima, in termini di materiale bellico perduto, 600000 fiorini.  Carmagnola litiga con il provveditore Paolo Corner che lo spinge a superare l’Adda ed a occupare Brivio con la rocca di Airuno promesse da Giovanni di Brianzo. Prevale la sua tesi di puntare ancora una volta su Soncino.

Lug. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Ottiene Fontanella con l’esborso di 1000 ducati; prosegue sempre le operazioni con lentezza.

Ago. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Considera terminata la campagna; il Senato ed il provveditore Daniele Vitturi cercano di dissuaderlo da questa risoluzione.

Sett. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Le sue truppe se ne stanno inoperose nel bresciano mentre il maresciallo sabaudo Manfredi di Saluzzo, accampato con i ducali tra Bergamo e Treviglio, si impossessa ai danni dei veneziani di Morengo, di Bariano e di Fontanella.

Ott. 

 

 

 

 

 

Lombardia

I viscontei invadono il Monferrato e costringono il marchese a rifugiarsi a Venezia. Al campo  Carmagnola ha continue contese con alcuni condottieri che lo accusano di scarso vigore: fra costoro si distinguono Pietro Giampaolo Orsini e Gian Francesco Gonzaga. Anche una epizoozia, che uccide più di 8000 cavalcature, ed il timore che ha nei confronti di Niccolò Piccinino, contribuiscono alla sua sostanziale inattività: le truppe sono avviate ai quartieri invernali. Negli stessi giorni, d’altronde, Bartolomeo Colleoni e Guglielmo Cavalcabò si impossessano nottetempo della Porta di San Luca a Cremona e chiedono di essere sostenuti nella loro iniziativa.  Carmagnola si muove con 800 cavalli solo dopo due giorni per non incappare in una qualche imboscata, occupa Bordolano e Torricella del Pizzo ed alla fine desiste dalle operazioni.

Nov. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Veneto e Friuli

Viene sollecitato dal podestà di Padova, Paolo Corner, ad allontanarsi dalla Lombardia con 2000 cavalli e 1000 fanti per opporsi in Friuli all’ invasione degli ungheri dell’ imperatore Sigismondo. Perde tempo ed informa il Senato di essere stato raggiunto da un familiare del duca, Damiano da Imola, che gli ha proposto il ruolo di mediatore di pace fra le due parti. Parte, alfine, per il Friuli con 4500 cavalli, tocca Conegliano ed arriva a Rosazzo solo dopo che gli avversari sono già stati sconfitti.

Dic. 

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

A Venezia per essere consultato sulla strategia da seguire. Le sue compagnie ritornano ai loro alloggiamenti nel bresciano e nel veronese. Rientra anch’egli nel bresciano: sempre più forti si fanno i sospetti sul suo comportamento; Paolo Corner è il nuovo provveditore al campo.

1432 

 

 

 

 

 

 

 

 
Gen. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Gli è fatta nuovamente pressione per un immediato passaggio dell’ Adda. Il duca di Milano, da parte sua, lo fa contattare in continuazione da suoi uomini di fiducia per offerte di pace e di negoziati.

Feb. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Il Senato, informato delle sue ininterrotte relazioni privilegiate con Filippo Maria Visconti, gli vieta di perseguire in tale indirizzo;  Carmagnola non ottempera al divieto che gli è peraltro reiterato. La sua inerzia è sempre più criticata anche perché l’esercito ai suoi ordini ammonta a 9600 cavalli, 8000 fanti, 800 balestrieri, 6000 cernite e milizie ausiliarie. Non risponde alle sollecitazioni: induce, anzi, gli abitanti di Bordolano ad arrendersi a Niccolò Piccinino senza tentare alcuna resistenza;  non prende neppure in considerazione le informazioni fornite da Gian Francesco Gonzaga sulle scorrerie nemiche nel contado di Asola. Si rifiuta, inoltre, di volgersi su Soncino alla notizia del crollo di parte delle mura cittadine. Viene intercettata la sua posta su ordine del Consiglio dei Dieci.

Mar. 

 

 

 

 

 

Lombardia

L’accusa di tradimento è discussa dal Consiglio dei Dieci.  Carmagnola è convocato a Venezia, tramite il messaggero Giovanni d’Imperio, con Gian Francesco Gonzaga:  la motivazione è quella di fornire al Senato alcune indicazioni strategiche.

Apr. 

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Lascia Brescia e giunge a Venezia dove è accolto da otto nobili che lo accompagnano  al Palazzo Ducale. Licenzia la scorta e gli è riferito che il doge, indisposto, non può conferire con lui quella sera. Nell’uscire dal palazzo è arrestato con il suo cancelliere Giovanni de Moris; la moglie ed i famigliari vengono imprigionati a Brescia. Il processo ha subito inizio ed il collegio giudicante è composto da un numero di membri doppio rispetto a quanto previsto dalla normale procedura. Molti atti ufficiali, compresa la confessione, sono scomparsi. Sembra, tuttavia, che molti di questi contenessero prove sufficienti a convincere il tribunale che le accuse erano fondate. Sottoposto a tortura,  Carmagnola confessa ogni cosa.

Mag. 

 

 

 

 

 

 

 

Ai primi di maggio, dopo una sospensione di dieci giorni per la Settimana Santa e la Pasqua, Carmagnola è giudicato colpevole di tradimento con 26 voti favorevoli ed uno solo contrario. Sulla sentenza di condanna a morte, invece, si verifica tra i giudici una certa divisione. La proposta del carcere a vita, avanzata dal doge Francesco Foscari e da tre suoi consiglieri, ha 8 voti contro i 19 per la pena di morte. La stessa sera è portato al palco, in mezzo alle due colonne dei Santi Teodoro e Marco in piazza San Marco, con una sbarra messagli in bocca (la mordacchia) per impedirgli di parlare alla folla. Sono necessari tre colpi di scure per decapitarlo. Gli sono confiscati beni per il valore di 300000 ducati; la moglie è confinata a Treviso con un censo di 10000 ducati; ad ogni figlia nubile è promessa una dote di 5000 ducati. Sotto la scorta di 24 uomini con torce il cadavere è portato a San Francesco della Vigna per esservi sepolto. Poiché l’ultimo desiderio del Carmagnola, riferito dal suo confessore, è quello di essere sepolto nella chiesa di Santa Maria dei Frari  venne sepolto alla Cà Granda nel chiostro di tale chiesa. Più tardi il suo corpo sarà trasportato a Milano su richiesta della moglie per essere tumulato in una tomba di marmo nella cappella della Concezione della chiesa di San Francesco. Le sue ossa sono andate disperse quando la chiesa è stata demolita nel 1813. Si disse che i suoi resti siano stati riportati a Venezia ai Frari per essere collocati in un sarcofago in legno sopra la porta, nella navata sud che porta al chiostro. Nel 1874 questo venne aperto; l’esame delle ossa non rivelò alcuna traccia di taglio della colonna vertebrale. Delle quattro figlie Margherita si sposerà con Bernabò da San Severino, Elisabetta con Francesco Visconti, Luchina con Luigi dal Verme ed Antonia con Guarnieri da Castiglione. Alla sua figura prende ispirazione Alessandro Manzoni per la sua prima tragedia “Il conte di Carmagnola”. Ode del Guarino in suo onore, confutata  dal Decembrio. Ritratto del Bramantino; raffigurato anche da Jacopo da Bassano nel soffitto della sala del Maggior Consiglio a Venezia e, di recente, dallo Hayez.

 CITAZIONI

“Il Carmagnola era soldato di fortuna ed il più esperto milite di Facino (Cane).” DAVERIO

“Viene indicato come promotore di una scuola di guerra, ma le cui capacità militari, pur notevole, sono state ampiamente enfatizzate dalla mitografia.” BALESTRACCI

“Guerriero..di straordinario valore, di stratagemmi militari fecondo, cauto nel divisare i consigli e pronto nell’eseguirli, e oltreacciò amato dalle milizie, e ubbidito e rispettato dagli ufficiali.” FABRETTI

“In realtà la vicenda del Carmagnola si rivela istruttiva qualora si guardi da vicino a tutto il suo retroterra e soprattutto al lungo dissidio che turbò i rapporti tra le autorità della Serenissima e il condottiere durante il periodo in cui, dal 1426 al 1432, egli rimase al loro soldo. Uno dei punti che suscitava i maggiori dissapori era quello relativo al periodo di tempo in cui l’esercito doveva restare attivo..Le autorità veneziane desideravano tenere l’esercito in attività e unito il più a lungo possibile, per avere il miglior frutto dal danaro speso ed essere difese da eventuali attacchi. Era però abituale, soprattutto al sud, che si facesse una campagna attiva soltanto in due periodi relativamente brevi dell’anno, la primavera e l’inizio dell’estate e poi l’autunno…In ognuno degli anni in cui rimase al servizio di Venezia come capitano generale il Carmagnola ebbe a litigare con le autorità per l’interruzione di agosto. Il timore delle autorità venete non era solo che così il loro territorio restasse scoperto, dato che nulla assicurava che il nemico milanese avrebbe fatto lo stesso, ma anche che non si riuscisse poi agevolmente a radunare l’esercito per la campagna d’autunno. Il Carmagnola obiettò che era arduo svolgere operazioni belliche nel pieno dell’estate e che a Napoli era normale, in quel periodo dell’anno, disperdere l’esercito e interrompere le operazioni. Ovviamente la risposta veneziana fu che la Lombardia non era il regno di Napoli…(Inoltre) il Carmagnola era uno che combatteva..con più vigore degli altri condottieri, ma pure con più rigore osteggiava l’uso delle ispezioni. L’usanza di moltiplicare le ispezioni all’esercito operante era reputata oltremodo irragionevole da parte dei condottieri. Costoro preferivano rimandare il conto delle perdite in uomini, cavalli e armamenti (dato di base per la valutazione delle paghe effettivamente riconosciute) al momento in cui avessero fatto ritorno nelle loro basi e questa loro preferenza non era dettata dal desiderio di intascare anche il denaro dei caduti, bensì dall’intenzione dettata dal desiderio di comprare cavalli e armamenti  a prezzi più stabili e di avere più agio nel reclutamento (dei rimpiazzi)..Era una sorta di circolo vizioso e, mentre i suoi capitani ricorrevano ad ogni specie di sotterfugi per ingannare gli ispettori, il Carmagnola venne ai ferri corti con le stesse autorità della Serenissima.” MALLETT 

“Opinione comune a quanti scrissero di lui è ch’egli fosse d’animo superiore alla propria condizione, avidissimo di onori, d’una superbia senza limiti e così facile all’ira da lasciarsi andare a una straordinaria improntitudine di linguaggio. Testardo fin da ragazzo, pochissimo paziente, precoce nel discorso, il genere di vita cui s’era dato non doveva avere spuntati certi spigoli della sua indole né addolcite certe rigidezze irritanti. ..Se ebbe merito di esperto e prudente nelle arti della pace, merito ben più grande..ottenne come capitano. Nato e fatto per l’armi a queste principalmente attese, trascurando lettere e studi di cui anzi fu tanto ignorante da non conoscere nemmanco i segni dell’alfabeto. E di soldato ebbe tutte le qualità, tolleranza della fame e della sete tanto da resistere anco tre giorni al digiuno, operosità, risolutezza, coraggio a tutta prova, acutezza di mente e quella intuizione di discernere di primo sguardo le condizioni e le circostanze del momento e trovare tosto l’espediente più opportuno..Era inoltre abile negli stratagemmi di guerra e sapeva negli accidenti nuovi pigliare nuovi partiti. Quanto a scienza militare ne’ suoi primi tempi era solito fare assegnamento specialmente su piccole colonne di cavalieri bene esercitati e bene armati; ma siccome questi non potevano resistere a lungo in battaglia ove, più che a colpire il nemico, si badava a far dei prigionieri,..abbandonò questo sistema..Egli tenne un pò del metodo di Braccio e un pò quello di Attendolo Sforza, accrescendo come il primo il numero degli uffiziali per rendere più rapide e agevoli le evoluzioni, e imitando il secondo nel combattere con grandi masse piuttosto che con drappelli separati. L’esperienza poi lo rese cauto nelle marce e nel porre gli accampamenti e nell’assicurarli.” BATTISTELLA

“Il più accreditato Capitano, che si avesse allora l’Italia, ma famoso ancora per la sua superbia.” MURATORI

“Accoppiò alla valentia, alla scienza militare gran dovizia di politici accorgimenti; usò, secondo l’occasione, ora la forza, ora le vie coperte e gl’inganni; talora anche la crudeltà; ed acquistò fama di primo capitano dell’età sua.” CIBRARIO

“Capitano a’ duoi dì celeberrimo.” POGGIALI

“Vincere scis, carmagnola; victoria uti nescis aut non vis.” BIONDO

“El quale non obstante fosse de bassa condicione, niente de manco fu homo excelente ne l’arte militare, et de tanto animo e sapere che, mentre fu con Felipo (Filippo Maria Visconti), sempre vinse.” CAGNOLA

“Gran Capitano.” CAVALCANTI

“Fuit..vir crudelis, et ex vili genere ad summam fortunam evasit preter quam ad finem, in quo colligitur felicitas.” ANNALES FOROLIVIENSES

“Capitano di valore, e di savia direzione.” DIEDO

“Buon soldato, buon comandante, uomo destro, ed astuto, nato agl’intrighi, d’un carattere fiero, inflessibile, ed orgoglioso; cattivo politico, che disertò dal primo suo Principe, che tradì il secondo, non conoscendo bene né l’uno, né l’altro.” BROGNOLI

“Famoso capitano de quei tempi.” GUALDO PRIORATO

“Molto patiente nella fatica, et pronto, et ardito ad essequire tutte le fattioni importanti.” GIOVIO

“Ben fu degno d’hor l’atto gentile,/ Che verso il padre tuo mostrasti, alhora/ Che colmo di pietà dentro, e di fuora/ D’ire abbracciarlo non havesti a vile./ Fu questo ufficio d’animo virile,/ Et più che le tue prove assai t’honora:/ Talche perciò sia vivo, e chiaro ogn’hora/ Il nome illustre, onde non hai simile./ Da si bella pietà merti più lode,/ Cha da mille atti d’armi, e di valore,/ Da quali ancor la tua memoria gode./ Sopra ciò non potrà l’empio furore/ Del tempo, non l’invidia che si rode:/ Quella che già ti spinse a l’ultime hore.” A. FUMANO. Da un sonetto in suo onore raccolto dal GIOVIO

“Dalla condizione di semplice contadino erasi innalzato col suo valore e buona condotta alli primi gradi della milizia.. Carmagnola aveva una franchezza e quell’elevatezza di sentimento, che le persone qualificate caratterizzano per orgoglio in un uomo di fortuna..Fu uno de’ maggiori Capitani del suo secolo, né uomo alcuno seppe meglio di lui mantenere in un’armata la disciplina e subordinazione. Aveva la bravura del soldato, e la qualità del comandante.” LAUGIER

“Famosissimo Capitano.” PELLINI

“Capitano senza paura.” SERCAMBI

“Era il carmagnola di giusta e quadrata statura; assai forte, di carnagione rubiconda, di capelli e d’occhi castagnicci.” ROSCIO

“Allora condottieri di gran nome..Capitano valoroso, e sollecito oltre modo.” SABELLICO

“Divenuto chiarissimo tra tutti..i capitani.” SERRA

“Nam militari se tam clarus illustrisque..In nullo fortuna magis lusisse videri potest, quam in hoc ipso Francisco.” EGNAZIO

In uno scontro con Francesco Sforza “El Carmagnola vien con la sua gente/ Come gli vide al dato ordine eguali/ ma poi che su le porte el fu presente/ El gran Sforzesco fece eruttione,/ Et di gran strage lo lassò perdente.” CORNAZZANO

“Erat..vir quo nemo in participandis honoribus avarior.” CORNAZZANO

Alla battaglia di Maclodio “S’ode a destra uno squillo di tromba;/ A sinistra risponde uno squillo:/ D’ambo i lati calpesto rimbomba/ Da cavalli e da fanti il terren./ Quinci spunta per l’aria un vessillo;/ Quindi un altro s’avanza spiegato;/ Ecco appare un drappello schierato;/ Ecco un altro che incontro gli vien.” MANZONI

“Dux sagax..Justitia in eo, summaque severitas vigent. Latrocinia furtaque in castris acerrime vindicavit; praedonibus infensus, honoris vero cupidus multorum supplicio vias tutas a latronibus etiam inter arma reddidit. Venetorum mores pertaesum, a fide prolapsum dicunt. Quidam nulla culpa mortem meruisse tradunt, sed ejus superbiam in cives Venetos contumeliosam, exosamque omnibus, praebuisse causam necis. Quod verisimile ferunt, cum ejus adeo obductum fuerit, cum duceretur ad poenam, ut ne verbum quidem proloqui potuerit, neque ulla mortis causa sit prolata. Utamque sit, dux belli suae aetatis praecipius fuit, et obscuris ortus parentibus propria virtute ad maximam gloriam, et summum imperium evectus; dignusque qui majoribus illis sine dubio rei militaris scientia comparetur.” BRACCIOLINI

“Apud Venetos gloriosus, in totaque Italia solus et videbatur illustris.” BILLIA

“Valorosissimo guerriero ed uno dei più famosi capitani del secolo XV. ” BOSI

“(Il) più valoroso capitano che fosse allora forse in Italia.” ROSMINI

“Il Carmagnola fu uno dei più abili condottieri del XV secolo. Atteggiamenti vendicativi, durezza di comportamento in taluni fatti bellici, ambizione smisurata, desiderio senza limiti di ricchezze fanno crescere le incertezze sulla sua lealtà.” ARGIOLAS

“Uno di quei soldati che da un umile stato allora salivano al comando per circostanze fortunate.” BALAN

Con Jacopo Piccinino “Egregii sua aetate duces expectaverant.” BEAUCAIRE

“Viri non obscuro modo, ed etiam sordido loco nati, adeo ut etiam porcorum greges puer paverit, literarum ita prorsus, ut primas figuras non cognosceret, verum forma ac viribus corporis, fide, aliisque virtutibus digne memorabilis; rei vero militaris peritia usque adeo praecellentis, ut bellorum arbiter videri posset.” FOGLIETTA

“Valoroso guerriero e d’animo invincibile.” MORIGI

“Cujus arma, et magnitudo nominis toti Italiae formidolosa erant..et qui magnis rebus bello gestis, multisque subactis urbibus illustrem sibi (Filippo Maria Visconti) famam et auctoritatem comparaverat.” CRIVELLI

“Vir magnae praestantiae, gloriaeque rei militaris non absimilis cunctis Capitaneis gentium armigerarum, qui ab ineunte aevo usque in diem hodiernam in Italia armorum facta tractaverint, quosve si non excessit, neque ab ullo illorum superatus est.” REDUSIO

“Famoso generale della repubblica veneta” LANCETTI

“Soldato educato sotto la disciplina di Facino Cane, e uno de’ più illustri generali del suo tempo.” PIGNOTTI

“Svariate e belle azioni di valore gli valsero..un grado ragguardevole nella milizia, nella quale dette saggio altresì di rari talenti militari.” PAOLINI

“Fortissimo capitano del duca (di Milano).” SARDI

“Vir potens, se animi et gestu altum reputans rerumque satis expertus et precipue bellicarum.” STELLA

“Virum tum bello ea tempestate clarissimum..Fuit bello praedari, quem ex fortuna humili virtus ad summum provexerat. Iustitia severitasque in eo summa viguit, latrocinia furtaque ab eo in castris acerrime vindicata, praedonib. infensus, honoris cupidus, multorum supplicio vias tutas a latronibus etiam inter arma reddidit.” SANT’ANTONINO

“Gran Capitano nell’arte militare.” VERDIZZOTTI

“La sua opera militare è notissima ma la sua figura morale resta ancora enigmarica..Il Carmagnola non è dissimile dagli altri facinorosi condottieri del suo tempo; audace, astuto, avido di denaro e di gloria, rotto a ogni intrigo per le sue personali cupidigie, amorale, vanitoso, tipo vero e perfetto del capitano di ventura che non conosce una patria, un affetto, un ideale.” GUERRINI

“Vrai Duguesclin milanais.” LABANDE

“Uno homo del quale tutta la dita Talia e più che Italia de questo homo ave amiraçione e faxeane conto. I(n) gle fatti de le arme è temudo molto da’ sui e da altri teribilemente crudele e de naçione vile molto e de siençia nudo salvo che di fatti de l’arme. Molto al mo(ndo) famoxo fo el detto nominado Carmignola..(fu giustiziato) e per questo modo fo pagado de el suo malvaxe vivere.” G. DI PEDRINO

Con Angelo della Pergola “Esperti nella guerra moderna.” ROVELLI

“Guerriero di esimio valore.” V. DE CONTI

“Celebrato Capitano di quei tempi.” DE LELLIS

“(Al governo di Genova) con maturità prudencia humanità et iusticia et may volse pigliare né grande né minimo dono per conservare la iusticia et era veridico et faceva ogni mese satisfare la gente sua.” NOTAR GIACOMO

Con Nicola da Tolentino “I più famosi capitani del secolo.” PECORI

“Rinomatissimo Capitano.” G. ROVELLI

Con Angelo della Pergola “Esperti nella guerra moderna.” ROVELLI

“Uomo di tanto coraggio e di tanto intelletto.” A-VALLE

“Uno dei migliori generali del tempo.” PERRIA

“Uomo tenuto in quelli tempi nella guerra eccellentissimo.” MACHIAVELLI

“El feroce conte Carmignola fo suo aderente (di Ceccolo Broglia)/ et così sona li lor nomi per ogni rivera./………..  Illustrissimo capitano.., che fo lui quello che fece le leggie sopra l’arte militaria, e alzò l’onore italicho e fo el primo capitano, da cento anni in qua, che governasse e regiesse grandissimo exercito..Mirabilissime cose fece alli suoi dì; fu teribillissimo homo e alquanto crudele, pieno di tristitia; triste quello che avesse contraffatto alli suoi bandi e mancati..Il quale fo el primo Taliano che conducesse grandissimo exercito nelle parte di Italia, né con magiore hordine governare et neanque con magiore tementia..Costui fo el più temuto capitano che avesse mai l’Italia; e morì vitoperosamente, per invidia e suspetto..Illustrissimo, savio, prudente e temuto capitano quanto l’Italia avesse avuto gran tempo.” BROGLIO

“Al Carmagnola viene attribuito il merito di aver saputo ripristinare la disciplina nell’esercito.., insegnando ai capitani l’arte delle fortificazioni militari e l’arte di porre assedio a rocche e città fortificate.” BIGNAMI

“Became a great condottiere.” TREASE

Con Niccolò Piccinino, Uguccione della Faggiuola, Castruccio Castracani, Lodrisio Visconti, Giovanni Acuto, Facino Cane e Bartolomeo Colleoni “Furono capi notissimi per le loro imprese.” AGOSTINI

“Con Guido Torelli “Uomini presso al duca di grandissima autorità sì di consiglio come nelle armi. NUBILONIO

“C’è tutta una storia da raccontare che vede in primo piano questo individuo dalla faccia rotonda, dalle labbra piccole e piene, a cuore, gli occhi rotondi e spalancati nel fare tipico dell’ipocrita e del mentitore di professione. Il naso lungo e sottile, poco rilevato, termina sul labbro come un punto esclamativo; i suoi biografi vi vedono il simbolo dell’acume e di una perfidia senza eguali. Tutto, secondo loro, denoterebbe in quel volto ambizione sfrenata, inganno, crudeltà. Nulla a che vedere con il ritratto abbondantemente romantico che ne fa il Manzoni. Francesco Bussone è infatti un perfetto prodotto di una delle epoche più realistiche che si siano affacciate alla ribalta della storia. Nulla, nelle imprese di questo condottiero, è chiaro. Nessuna azione riflette un programma preciso che vada dritto allo scopo. Tutto è tortuosità, doppiezza, calcolo. Tutto è concepito in funzione del guadagno, dell’arrivismo. Indubbiamente è un mercenario esemplare, che assomma in sé tutte el qualità negative della categoria.” ADAR

“Diventò celebre con il nome della sua città natale, Carmagnola.” SCARDIGLI

“Il più brillante condottiero dell’Italia settentrionale..Fu un capo severo e un organizzatore efficiente, ma non contribuì in nessun modo.. alla formazione di una scuola o allo sviluppo di nuove tecniche militari. Fu altresì vero che raggiungeva il successo adattandosi alle circostanze e ponendo grande attenzione ai dettagli, ma è inconfutabile che le sue più grandi vittorie ad Arbedo e a Maclodio furono ottenute dalla concentrazione di forze preponderanti dispiegate su un terreno attentamente scelto.” STAFFA

“He became by degrees not only the head of Visconti’s army but the prime minister of his dominions…Materials do not exist for determining the guilt or innocence of Carmagnola, we know, however, that the judgment of the Council of Ten was not given without careful inquiry and long deliberation.” BROWNING

“On Tuesday evening, May 5, after Vespers, Carmagnola was taken from his prison, halting and stumbling because of the burns on his feet. Both arms – one broken – were tied behind his back. In his mouth was a large wooden gag. He was followed by his favourite dog, an old hound which some friend had sent to be the companion of the last hours of this, the forty-second year of his life. His clothes were his best, not prison garb. He was wearing long hose (tights) of scarlet, a tunic of crimson with full sleeves, a cloak of scarlet, and on his head a velvet beretta an angle – after his own fashion. Accompanying him were Venetian officials, the “bastoni” of office in hand, and a line of priests bearing the Cross and chanting funeral hymns. His wife and children were not among those who marched behind him. The vast piazza before the Cathedral was filled with silent, expectant people. With slow steps the prisoner was led to the executioner’s block between the two columns of St. Mark, and given last rites. On signal he was forced to his knees. A trumpet sounded. He bowed. The heavy axe flashed and struck. But the executioner had faltered. Three blows were required to sever the muscular neck of Francesco Bussone. The dog in bewilderment ran barking after his master’s head as it rolled from the trunk, then licked the bloody face. And flocks of St. Mark’s pigeons, startled, rose suddenly into the sky, beating their wings..Some eighty years later, Machiavelli wrote Carmagnola’s epitaph in the Prince: “For, seeing that he was very powerful after he had defeated the Duke of Milano, and knowing, on the other hand, that he was but lukewarm in this war, the Venetians considered that they could not make any more conquests with him; and they neither could nor would dismiss him, for fear of losing what they had already gained. In order to make sure of him were obliged to execute him.” Manzoni, in his tragedy, put these words into Carmagnola’s mouth during the final interrogation: “..Voi risolveste, il vedo,/ La morte mia; ma risolvete insieme/ La vostra infamia eterna.” DEISS

“Magnifica figura del più celebrato condottiero del momento.” NORWICH

Sul suo sepolcro è inscritto il seguente epitaffio “Militia princeps, bellorum maxime victor/ Francisce armipotens, si fata extrema tulisti/ Impia: latetur animus bene conscius acti/ Imperii: quod fata iubent id ferre necesse est,/ Epitaphium invictissimi imperatoris bellorum/ Comitis Francisci Carmagnolae Vicecomitis,/ Qui obiit in venetiis die V mensis maii/ Ann. MCCCCXXXII”