VIRGINIO ORSINI

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

VIRGINIO ORSINI  (Virginio Gentile Orsini)  Duca di Bracciano. Conte di Albe e di Tagliacozzo. Conte di Campagnano. Barone di Corbara.

Signore di Paterno, Vicovaro, Cerveteri, Avezzano, Manziana, Anguillara Sabazia, Formello, Campagnano di Roma, Cesano, Galeria, Sant’Angelo Romano, Canale Monterano, Bagni di Stigliano e Rota. Figlio di Napoleone Orsini, padre di Carlo Orsini e di Gian Giordano Orsini, cugino di Paolo Orsini, cognato di Cola Gaetani e di Bartolomeo d’Alviano, genero di Roberto Orsini. Cavaliere dell’ordine dell’Ermellino.

1445 ca. – 1497 (gennaio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1464
Ago. Chiesa Umbria Muore il papa Pio II. Durante il periodo della sede vacante il padre Napoleone lo incarica di recarsi a Spoleto con alcuni uomini d’arme, in qualità di commissario. Ha il compito di proteggere i beni e la famiglia del governatore della rocca Bartolomeo Pierio Piccolomini, parente del defunto pontefice.
1465 Chiesa Anguillara Lazio
1466 Chiesa Forlì Romagna
1468 Chiesa Lazio Riceve dal papa Paolo II l’ordine di sottomettere i signori di Tolfavecchia, imparentati con gli Orsini.
1469
Ago. Chiesa Rimini Romagna

Combatte Roberto Malatesta agli ordini del padre Napoleone;  partecipa alla battaglia di Mulazzano in cui è fatto prigioniero da Federico da Montefeltro.

1472
Feb.

Tenta inutilmente di avere una condotta dal duca di Milano.

Mag. Chiesa Volterra Toscana

Con il cugino Giordano del ramo di Monterotondo ha il comando delle milizie pontificie, inviate dal papa Sisto IV contro Volterra a sostegno dei fiorentini. E’ segnalato   al fianco del Montefeltro

1474
Giu. lug. Chiesa C.di Castello 75 lance Umbria

Contrasta Niccolò Vitelli. Prende parte all’assedio di Città di Castello;  si colloca con 3 squadre di uomini d’arme verso il borgo posto sulla strada di Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) allo scopo di appoggiare l’azione di Girolamo Riario.

1478
Ott. Chiesa Firenze Toscana

Ha con Orso Orsini il comando di 13 squadre di cavalli. Si trova all’assedio di Monte San Savino: si incontra, in una pausa degli scontri, con Niccolò Orsini che milita nel campo avversario;  concorda con tale capitano una tregua tra le parti.

1480
Sett. nov.

Alla morte del padre  (settembre) eredita un considerevole patrimonio feudale che si estende dall’alto Lazio fino alle contee marsicane di Tagliacozzo e di Albe. Ha così il controllo delle strade dell’ Appennino che mettono in comunicazione il regno di Napoli con lo stato della Chiesa, Urbino ed il resto della penisola. A novembre ottiene dal re di Napoli il riconoscimento della signoria delle contee marsicane.

1480
Nov. A cause dei suoi legami con Sisto IV il re di Napoli Ferrante d’Aragona gli sottrae la contea di Albe a favore di Fabrizio Colonna.
1481
………….. Napoli Impero Ottomano Puglia

Combatte i turchi nella guerra d’ Otranto.

Sett. ott. Lazio

Ospita  in Bracciano il papa Sisto IV, i cardinali di San Crisogono e di San Clemente (Girolamo Basso della Rovere e Domenico della Rovere), fuggiti da Roma a causa della peste. Dopo un mese riceve l’investitura comitale di Campagnano di Roma.

1482
Gen. Lazio

Assiste al matrimonio di Gianandrea Cesarini con Girolama Borgia, figlia naturale del cardinale Rodrigo Borgia (il futuro papa Alessandro VI).

Apr. Orsini Colonna Lazio

Fronteggia i Colonna in Roma. Tutto ha inizio da un assalto di un suo fautore, Giorgio di Santacroce, alle case dei della Valle, partigiani dei Colonna. Negli scontri rimane ucciso Girolamo Colonna.

Giu. Chiesa Napoli Lazio

Prende parte alla guerra di Ferrara. Esce da Quinto, entra in Roma e colloca i propri alloggiamenti in San Giovanni in Laterano: vi è un accenno di rissa nel campo pontificio  rapidamente sedato dal suo intervento unitamente a quelli di Niccolò e Giordano Orsini. Gli è confiscata negli stessi giorni dal re di Napoli anche la contea di Tagliacozzo, sempre a favore dei Colonna. Alla notizia dell’ avvicinarsi dell’ esercito aragonese esce dalla Porta di San Giovanni in Laterano per una sortita e respinge gli avversari cui cattura 30 uomini.

Lug. Lazio

Colloca i suoi alloggiamenti con il Riario nella basilica di San Giovanni in Laterano.  Lascia Roma con Niccolò Orsini (3 squadre di uomini d’arme);  punta su Marino per fronteggiarvi la compagnia del duca di Melfi Traiano Caracciolo. Vi è uno  scontro vicino al ponte che termina con la cattura di 200 uomini che sono  condotti a Marino. Dopo qualche giorno affronta 8 squadre di lance che minacciano la capitale: gli aragonesi non si spostano ed i pontifici rientrano intimoriti al loro campo.

Ago. 100 lance Lazio

Agli ordini di Roberto Malatesta prende parte alla battaglia di Campomorto, dove ha con Paolo Orsini il comando del secondo squadrone forte di 400 cavalli. Mette in fuga 500 arcieri turchi che difendono i trinceramenti. Dopo la vittoria segue il Malatesta nel suo ritorno trionfale a Roma: gli aragonesi gli confiscano le contee di Albe e di Tagliacozzo che vengono restituite ai Colonna.

Sett. Chiesa Napoli Venezia 100 lance Marche

Il papa muta alleanza;  l’Orsini è condotto con 200 lance sia dai pontifici che dagli aragonesi. I secondi gli promettono la restituzione dei beni che gli sono stati confiscati. Si porta a Fano con 400 cavalli e 300 fanti per proteggere la città da eventuali colpi di mano dei fuoriusciti.

Ott. Romagna

Si collega in Romagna con il Riario.

Nov. Lazio

Rientra nel contado di Roma.

Dic. Lazio

Sisto IV firma la pace con gli aragonesi a danno dei veneziani. Gli sono riconsegnati i feudi marsicani di Tagliacozzo e di Albe dietro il pagamento di 14000 ducati, la stipula di una condotta congiunta con il figlio Gian Giordano al servizio di pontifici ed aragonesi, nonché la promessa del matrimonio del figlio con una figlia naturale del re Ferrante d’Aragona. Esce da Roma per trasferirsi nel ferrarese al fine di contrastarvi le truppe della Serenissima.

1483
Gen. Toscana

Transita per Firenze; giunge nel ferrarese con il duca di Calabria Alfonso d’Aragona.

Nov. Lombardia

Nel bresciano, a Bagnolo Mella con 300 cavalli. Favoriti dalla nebbia, giungono  sotto la località le avanguardie veneziane che assediano il castello e tagliano le comunicazioni con Ghedi e Manerbio. Dopo cinque giorni di resistenza l’Orsini consegna la terra a patti a Sigismondo Brandolini, a Rodolfo Gonzaga, a Deifobo dell’Anguillara ed a Gaspare da San Severino. Prima di allontanarsi  si incontra con i capitani avversari ed il provveditore Marco Antonio Morosini sulla porta del castello.

1484
Mag. Chiesa Colonna Emilia e Lazio

Lascia Ferrara e ritorna a Roma per lamentarsi con il papa perché ancora non ha ottenuto la consegna delle terre abruzzesi. Negli stessi giorni Sisto IV pattuisce con il protonotario Lorenzo Colonna manovra complessa che prevede, da un lato, la restituzione di Marino ai colonnesi e, dall’altro, la consegna da parte di questi ultimi a Virginio Orsini delle contee di Albe e Tagliacozzo in cambio di 14000 ducati. Il papa muta  un articolo della convenzione contraria agli interessi dei colonnesi;  costoro si rifiutano di adempiere alla consegna del territorio dei Marsi. Lorenzo Colonna, anzi, si impadronisce di Porta Maggiore a Roma. L’Orsini e Leone da Montesecco hanno l’incarico di recuperare la località e di scacciarne i nemici. Al tentativo di accordo segue uno scontro armato. Con il Riario assale presso la fontana di Trevi i palazzi di Oddone Colonna e del cardinale Giovanni Colonna che vengono espugnati. Il protonotario viene catturato in due ore di combattimento in cui sono uccisi Filippo Savelli ed altre 52 persone d’ambo le parti; il palazzo è messo e sacco e dato alle fiamme. Due volte, lungo il tragitto, il Riario si scaglia più volte contro il Colonna con la spada in pugno ed in altrettante occasioni  l’Orsini ne prende le difese. Conduce il prigioniero davanti al pontefice che lo fa rinchiudere in Castel Sant’Angelo.

Giu. Lazio ed Abruzzi

Occupa Vicovaro. Decide di recuperare anche le contee di Albe e di Tagliacozzo di cui è commissario per gli aragonesi il duca di Melfi; gli consegna 14000 ducati ed in pochi giorni ottiene Carsoli, Tagliacozzo ed altre terre: scarsa è la resistenza incontrata. Lorenzo Colonna ritratta le confessioni che gli sono state estorte con la tortura e viene decapitato nel cortile della prima cinta di Castel Sant’ Angelo; l’Orsini assiste all’esecuzione con il Riario dalla galleria della fortezza.

Lug. Lazio

Rinnova la condotta con lo stato della Chiesa per due anni. Affianca il Riario nella campagna ai danni dei Colonna. Lascia Roma con molti balestrieri e fanti per raggiungere il resto delle truppe a Grottaferrata; occupa Cave da cui escono Fabrizio Colonna ed Antonello Savelli a seguito di un intenso fuoco di artiglieria condotto dalla strada che dà a Valmontone.

Ago. Lazio

Conquista Capranica e Montecompatri; assale senza esito Cotigliano ed assedia in Paliano Prospero Colonna. Alla notizia della morte del pontefice avvenuta a metà mese si allontana dal campo con il Riario, tocca Isola Farnese e giunge sotto le mura di Roma a Ponte Molle (Ponte Milvio). I cardinali ordinano loro di arrestarsi a Tor di Quinto; la moglie del Riario, Caterina Sforza, si barrica in Castel Sant’Angelo. L’ingresso dei Colonna e dei Savelli lo obbliga a trasferirsi con l’alleato per un mese prima a Viterbo e poi nelle sue terre  in Sabina.

Ott. Lazio

Ospita a Bracciano Alfonso d’Aragona al suo rientro dalla Lombardia.

1485
Gen. Orsini Colonna Lazio

Ha nuovi scontri con i Colonna; interviene a favore del cognato Girolamo Tuttavilla (figlio del cardinale d’Estouteville), marito della sorella naturale Ippolita.

Feb. Chiesa Lazio

Ristabilita la pace tra le parti, con i congiunti Giulio e Paolo Orsini passa agli stipendi del  papa Innocenzo VIII.

Mar. Orsini Colonna Lazio

Si ammala il pontefice. Con Paolo Orsini tenta di impadronirsi di Porta del Popolo a Roma; pervengono  in suo potere i Ponti Milvio, Salario e Nomentano. Si ritira non appena si accorge che le condizioni del papa  non sono molto gravi. E’ questo il segnale di una nuova guerra con i Colonna. Si pone in agguato nei pressi di Cerveteri con 200 cavalli e 400 fanti in attesa del previsto passaggio di Antonello Savelli, di Giovanni Savelli e di Costantino Castriota che, con 300 uomini tra cavalli e fanti, hanno l’intenzione di impadronirsi della località con la connivenza del cardinale Giuliano della Rovere. I nemici sono preavvertiti del pericolo e desistono dall’azione.

Mag. Fuoriusciti Siena Toscana

Affianca i fuoriusciti senesi; si porta a San Quirico.  Gli si oppone il capitano fiorentino Ranuccio Farnese con 60 balestrieri a cavallo.

Giu. Orsini Colonna Lazio

Invia in soccorso di Lanuvio, signoria del cognato Tuttavilla, Paolo e Troiano Savelli con 100 cavalli leggeri e 50 fanti: la località è assediata da 100 uomini d’arme e da 2500 fanti.

Lug. Lazio

Esce da Vicovaro e si accampa nei pressi di  Tivoli con 16 squadre di uomini d’arme, 400 provvigionati, 400 fanti veterani e 200 balestrieri a cavallo. Occupa Ciciliano;  un breve pontificio lo induce a ritirarsi. Nel rientro verso Roma transita sotto Marino, schiera le milizie in ordine di battaglia e sfida i battaglia gli avversari. I colonnesi scorrono a Galeria: il papa si fa vivo nuovamente ed ordina a lui ed al congiunto Paolo di inseguire i rivali con 200 cavalli leggeri e 100 uomini d’arme.

Sett. Lazio

Si incontra a Roma con Innocenzo VIII ed il cardinale Giuliano della Rovere. Al termine del colloquio Giovanni della Rovere lo accompagna a Porta Viridaria: da qui l’Orsini si incammina per Monterotondo e Vicovaro. Rifiuta di passare agli stipendi dei pontifici per militare contro gli aragonesi; suoi fautori trasportano via da Roma una bombarda che viene trainata al suo campo

Ott.

Allo scoppio della rivolta dei baroni nel regno di Napoli, non accetta la convocazione. Il pontefice, infatti, intende impiegarlo con Prospero e Fabrizio Colonna nella guerra contro Ferrante d’Aragona a sostegno dei baroni.

Nov. Napoli Chiesa Capitano g.le Lazio

Ai primi del mese è condotto per due anni dagli aragonesi; fiorentini e sforzeschi concorrono alla spesa del suo arruolamento per i due/terzi; gli viene concessa una provvigione di 70000 ducati in tempo di guerra (40000 in tempo di pace) ed una condotta totale  (comprensiva di quelle di Giulio, di Paolo e di Vicino Orsini) di 800 uomini d’arme. Il papa Innocenzo VIII gli invia a Bracciano il fratello Orsino, vescovo di Teano, per spingerlo a recedere dai suoi propositi: tutto è inutile. Riceve rinforzi a Vicovaro dagli aragonesi ed inizia a compiere alcune scorrerie.

Dic. Lazio

Si dirige verso Roma;  si impossessa del Ponte Nomentano sull’Aniene, lo munisce di trincee, di artiglierie e di soldati. Entra in Roma  e si muove fin sotto le mura del palazzo Vaticano e la Porta del Viminale. Viene accusato di volere catturare il cardinale della Rovere per ucciderlo; i suoi uomini sono respinti da Giovanni della Rovere che recuperano non solo buona parte delle prede, ma anche Capo di Bove nei pressi di Roma. Per rappresaglia è dato alle fiamme in città il suo palazzo di Monte Giordano dai cardinali Giambattista Savelli e Giovanni Colonna. L’Orsini si sposta nel viterbese e continua le sue razzie in tale territorio.

1486
Gen. Lazio

Gli è conquistato il Ponte Nomentano ad opera di Roberto da San Severino; non ha il coraggio di affrontare i nemici allorché tale capitano abbatte le mura e la torre di Mentana. Con il cardinale Latino Orsini preferisce di  riconciliarsi con il pontefice cedendogli Monterotondo ed altre sue terre  già appartenenti all’ abbazia di Farfa. Lo segue nella defezione Giulio Orsini, mentre Niccolò Orsini rimane al servizio della lega.

Primavera Lazio

Ricambia presto opinione. L’oratore aragonese Giovanni Albino conduce le trattative al cui termine Fabrizio Colonna, Prospero Colonna e Cola Gaetani passano agli stipendi del re di Napoli in cambio della cessione di Albe allo stesso Orsini. Da parte sua Virginio Orsini si impegna a fare ottenere ai Colonna Lanuvio, Nemi e  Genazzano esercitando opportune pressioni nei confronti del Tuttavilla. Ritorna anch’egli a militare con gli aragonesi;  si collega a Campagnano di Roma con Alfonso d’Aragona. Toglie a Giovanni Antonio Caldora ed a Lucio Malvezzi il bestiame predato da costoro nel contado di Bracciano.

Mag. Lazio e Toscana

Staziona a Palo sulla via Aurelia con 18 squadre di uomini d’arme, 150 balestrieri a cavallo e 100 giannizzeri allo scopo di proteggere l’arrivo di una flotta aragonese venuta a rifornire di vettovaglie le terre degli Orsini. Batte a Montorio il San Severino: i disordini causati dalla sua richiesta delle paghe arretrate impediscono agli aragonesi di trarre qualche frutto dalla vittoria. Con Niccolò Orsini saccheggia i territori nemici senza che compaiano gli avversari.

Giu. ago. Lazio ed Abruzzi

Giunge ad Anguillara Sabazia e si accampa presso Isola Farnese con 75 squadre di uomini d’arme, 18 di cavalli leggeri, 5000 fanti e 1000 cernite: il San Severino abbandona il viterbese e punta anch’egli su Roma. L’ Orsini tocca Montalto di Castro, assedia vanamente Toscanella (Tuscania) con il duca di Calabria, Niccolò Orsini e Jacopo d’Appiano; raggiunge Corneto (Tarquinia) e da qui muove verso Roma. Si porta nella Marsica al fine di fronteggiarvi Fabrizio Colonna e Ruggero Accrocciamuro. Viene prima stipulata una tregua di quindici giorni tra le parti; segue  la firma della pace: tra le condizioni poste da Innocenzo VIII vi è quella che  l’Orsini si presenti davanti al pontefice a piedi nudi e con il capestro al collo e che, sempre nudo, chieda misericordia.

Sett. Umbria e Romagna

Si trova nel perugino, a San Bartolomeo di Solfagnano per un duello che vede di fronte Malatesta di Polidoro Baglioni e Miccia Oddi; insegue nel faentino il San Severino che è stato abbandonato papa. Costui si rifugia a Ravenna in territorio veneziano. L’Orsini raggiunge il duca di Calabria a Forlì; con Alfonso d’Aragona viene ospitato nella città dal Riario. Fanno parte della comitiva anche Gian Giacomo da Trivulzio ed Antonio Maria della Mirandola.

1487
Apr. giu. Abruzzi

Come ricompensa del suo operato il sovrano aragonese lo nomina cavaliere dell’orsine dell’Ermellino e gli concede il privilegio dell’uso del cognome e dell’insegna araldica della sua casata. E’ inviato da Ferrante d’Aragona negli Abruzzi per sedarvi alcuni tumulti sorti ai danni degli aragonesi.

Lug. Lazio

Ritorna a Roma con la sostituzione del governatore di Castel Sant’Angelo (che gli è ostile), l’arcivescovo di Ferrara Bartolomeo della Rovere, fratello del cardinale Giuliano, con l’arcivescovo di Benevento Lorenzo Cybo, nipote del papa. Si riconcilia con Innocenzo VIII tramite il figlio di quest’ultimo Franceschetto.

Ago. Lazio

Entra in sordina a Roma e con Paolo Orsini è ricevuto dal pontefice. Riceve a Ponte Milvio il Trivulzio reduce dalla vittoriosa azione contro Osimo.

Ott. Abruzzi

A Tagliacozzo con Ferdinando d’Aragona  ed il segretario del regno Giovanni Albino. Nel periodo entra in conflitto con Niccolò Orsini piuttosto critico nei suoi confronti.

Nov. Firenze Genova Lazio e Liguria

Ospita a Bracciano per la stagione di caccia Lorenzo dei Medici;  si trasferisce poi in Liguria. Il signore di Firenze gli dona le terre di Cerretere e di Monterrano.

Dic. Campania

Raggiunge il duca di Calabria a Torre del Greco.

1488
Feb. Toscana

Si trova a Magione ed a Arezzo al fianco di Lorenzo dei Medici.

Feb. apr. Campania e Toscana Stringe buoni rapporti con il Cybo. Lo aiuta nell’acquisto di Cerveteri e di Canale Monterano, cedute da Bartolomea Giubba della Rovere. Durante il suo soggiorno napoletano si impegna anche a rafforzare la propria alleanza con i Medici mediante le nozze di Alfonsina, figlia di Roberto Orsini, con Piero dei Medici, figlio di Lorenzo. Rinnova la condotta con i fiorentini. Si stanzia a Pisa.
Mag. giu. Lazio Rientra nel Lazio. Ha l’incarico di controllare i movimenti del cardinale della Rovere.
Lug. ago. Ormai tornato nelle grazie del papa, è coinvolto con Lorenzo dei Medici nel tentativo di comporre la questione dei censi dovuti alla Santa Sede dal re di Napoli.
Autunno Si apre un contenzioso intorno al rinnovo della condotta degli Orsini con la lega: in tempo di pace Ludovico Sforza, reggente del ducato di Milano, non intende più sostenere tale spesa, né, d’altra parte questi ultimi sono disposti ad accettarne la riduzione di un quarto  come da richieste sforzesche.
1489
Gen.

Su richiesta di Firenze fa opera di mediazione nella questione della restituzione ai senesi della fortezza di Montacuto occupata da Ludovico Orsini, figlio di Niccolò.

Feb. Umbria

Innocenzo VIII lo ritiene responsabili dei disordini che dilaniano Todi, dove sono coinvolti due suoi capitani, Bartolomeo d’Alviano e Ludovico degli Atti.

Mar. Lazio

Litiga con il cardinale Latino Orsini e fa bastonare a morte un messaggero di quest’ ultimo: il delitto è lasciato impunito dal papa.

Giu. Umbria Toscana e Lazio

Allorché si riaccendono in Perugia le lotte tra le fazioni dei Baglioni e quelle degli Oddi, in stretto collegamento con il re di Napoli e Lorenzo dei Medici interviene con forza a favore di primi. Si incontra a Todi con Guido Baglioni. Gli Oddi sono scacciati da Perugia. Le difficoltà incontrate nell’ ottenere i propri stipendi dai fiorentini gli offrono il pretesto, a fine mese, di lasciare tale servizio, senza per questo compromettere i suoi rapporti con Lorenzo dei Medici. Lascia Pisa e rientra a Bracciano.

Lug. Orsini Anguillara Lazio

A Bracciano. Si adopera per evitare che le terre appartenenti a Domenico dell’ Anguillara, morto nello stesso mese, cadano sotto il controllo di Deifobo dell’Anguillara.  Invia sul posto un contingente di armati agli ordini del figlio Gian Giordano per occupare Anguillara Sabazia. Le autorità pontificie intervengono e la località è aggiudicata a Franceschetto Cybo. Nel contempo viene chiesto il suo operato  per prestare soccorso ai fuoriusciti di Siena  assediati in Castelnuovo Berardenga dai senesi agli ordini di Jacopo d’Appiano. Tarda a muoversi; i difensori sono costretti alla resa a discrezione.

Sett. ott. Napoli Capitano g.le Lazio

A metà mese Innocenzo VIII, dopo averlo più volte richiamato perché insolvente per il pagamento dei dovuti censi alla Camera Apostolica e per non essersi mai presentato in giudizio a sua difesa, lo scomunica e gli confisca i suoi beni che  si trovano nello stato della Chiesa. Negli stessi giorni l’Orsini assume il comando dell’esercito aragonese; a ottobre gli è consegnato il bastone del comando.

1490
Ago. sett. Campania

Si avvia alla volta di Napoli per rendere omaggio al re, alla regina ed al duca di Calabria. Viene aggregato alla nobiltà napoletana. Si intrattiene nella città per quasi dieci giorni, trascorsi tutti tra banchetti, cacce e colloqui di carattere politico. A settembre, quando sembrano peggiorare le condizioni di salute del pontefice, si tiene pronto ad agire in caso di morte di Innocenzo VIII al fine di condizionare i lavori del conclave secondo le direttive di Ferrante d’Aragona.

1491

Feb.

Ristabilitosi, il papa gli proibisce di costruire una fortezza a Campagnano di Roma.

1492
………….. Napoli Chiesa Marche

Fronteggia ancora i pontifici in difesa di Ascoli Piceno: giunge a Monsampaolo del Tronto con 40 squadre di cavalli e 4000 fanti.  Obbliga Niccolò Orsini ad allontanarsi da tale territorio.

Mar. Lazio

Ospita a Bracciano il cardinale Giovanni dei Medici.

Mag. Abruzzi

Riceve l’ordine di presidiare le coste abruzzesi minacciate dal pericolo ottomano.

Lug. Abruzzi e Lazio

A causa di una nuova grave malattia di Innocenzo VIII, riceve l’ordine di trasferirsi nel territorio di Tagliacozzo e di Avezzano in modo da essere pronto ad intervenire in Roma. Contemporaneamente è trovata un’intesa con i Colonna. A fine mese Gian Giordano Orsini, Prospero Colonna ed altri baroni romani si riuniscono nel Palazzo dei Conservatori; dichiarano di essere tra loro concordi ed offrono il proprio servizio al collegio cardinalizio in caso di sede vacante. Muore Innocenzo VIII. Orsini e Colonna avvicinano le proprie truppe a Roma. Ferrante d’Aragona fa pressioni per l’elezione a pontefice del cardinale della Rovere. Viene invece eletto il cardinale vicecancelliere Rodrigo Borgia, che assume il nome di Alessandro VI.

Sett. Lazio

Franceschetto Cybo cede alle pressioni esercitate da Piero dei Medici e dal cardinale della Rovere e vende all’Orsini  per 45000 ducati Anguillara Sabazia, Cerveteri ed altri piccoli centri come Canale Monterano, Bagni di Stigliano, Viano, Campagnano di Roma, Cesano, Galeria, Ischia a Casale, Castro e Rota.  Si sparge la voce (falsa) che 20000 ducati di tale ammontare siano stati dati in prestito all’Orsini dal re di Napoli: nella realtà il prestatore è stato il Medici. Il fatto suscita le ire del nuovo pontefice che considera tali terre feudi della Camera Apostolica: e pertanto non possono essere venduti senza il suo consenso. Si apre la campagna del papa ai danni di Virginio Orsini: Niccolò Orsini, capitano generale dello stato della Chiesa, e Giulio Orsini si portano nei pressi di Roma per impedire ogni sua possibile azione ai danni del capoluogo.

1493
Gen. Lazio

Giunge ad Ostia e, con il sostegno del re di Napoli, si allea con i Colonna.

Feb. Campania e Lazio

Presenzia a Napoli nella chiesa di San Domenico ai funerali del sovrano Ferrante d’Aragona.  Difende in Ostia il cardinale della Rovere dalle minacce dei pontifici.

Lug. ago. Lazio

Si riconcilia con Alessandro VI assieme al cardinale della Rovere. Si avvia verso Roma con quest’ultimo. Il papa accetta di riconoscere il passaggio dell’intero feudo del Cybo dietro il pagamento alla Camera Apostolica di 35000 ducati.

Sett. Lazio

Dona Manziana a Giorgio di Santacroce.

Ott. Lazio

Ospita a Bracciano a  pranzo il pontefice.

1494
Apr. Lazio e Campania

Si trova a Roma. A metà mese lascia la città per scortare a Napoli Jofré Borgia, destinato a sposarvi Sancia d’Aragona figlia naturale di Ferrante. Nell’occasione agisce quale mediatore con l’obiettivo di rafforzare l’intesa tra lo stato della Chiesa ed il nuovo re di Napoli Alfonso d’Aragona. Con Luigi da Casalnuovo ha pure l’incarico di negoziare le concessioni territoriali e le gratifiche che il nuovo sovrano avrebbe dovuto riconoscere ai digli del pontefice, il duca di Gandia Giovanni Borgia e Jofré Borgia.  Al termine degli accordi è ricompensato con la carica di Gran Connestabile di Sicilia, uno dei sette grandi uffici del regno.

Mag. giu. Campania

A Napoli, per l’incoronazione a re di Alfonso d’Aragona; nella città assiste pure al matrimonio di Jofré Borgia con Sancia d’Aragona. Cavalca per Napoli al fianco del principe di Altamura Federico d’Aragona ed al principe di Squillace; con l’Orsini vi è anche il figlio Gian Giordano.

Lug. Napoli Francia Gran Connestabile Capita no g.le Lazio

A Roma. Si incontrano  nel suo castello di Vicovaro il re di Napoli ed il papa per decidere la comune politica in vista della prossima calata in Italia danni del re di Francia Carlo VIII: si stabilisce che il sovrano aragonese si sarebbe collocato nella Marsica, che l’Orsini sarebbe rimasto nell’agro romano con 200 uomini d’arme pontifici e con una parte dei cavalli leggeri per agire da contrappeso alle truppe colonnesi; che in Romagna vadano invece Niccolò Orsini ed il  Trivulzio con il duca di Calabria Ferdinando.

Dic. Lazio

Sono travolte dai francesi le linee di difesa in Romagna. L’Orsini pensa di opporsi all’avanzata nemica nel viterbese; i tumulti che sorgono a Roma ad opera dei fautori dei Colonna lo  distolgono da tale progetto. Nonostante il ruolo coperto nell’ esercito consente che i figli Carlo e Gian Giordano militino con i francesi contro le sue truppe; per di più provvede a rifornire di vettovaglie i nemici mentre attraversano le sue terre nella Campagna romana.  Dà loro in garanzia il possesso di Campagnano di Roma dietro la promessa di riottenere la località dopo il passaggio dell’ esercito transalpino. Giunge a Capo di Bove per contrastare i colonnesi; entra in Roma con 30 squadre di cavalli ed alcuni fanti e se ne resta inattivo con Niccolò Orsini, invano sfidato a battaglia da 5000 fanti corsi comparsi sulle porte della città. Su invito del papa lascia Roma e si dirige prima a Tivoli e poi nel regno di Napoli.

1495
Gen. Lazio

Si ferma a San Germano (Cassino) allo scopo di bloccare l’avanzata francese.

Feb. Lazio e Campania

Con la conquista di Monte San Giovanni Campano da parte delle truppe del maresciallo di Gié e la fuga degli aragonesi da Cassino, si ritira verso Capua con il Trivulzio e Niccolò Orsini. Il nuovo re di Napoli Ferdinando deve accorrere nella capitale per un principio di ribellione; il Trivulzio si arrende ai francesi cedendo loro Capua; Virginio e Niccolò Orsini non trovano di meglio che rifugiarsi a Nola. Entrambi credono di essere coperti da un salvacondotto del di Francia  e, sebbene dispongano ancora di 400 uomini d’arme, si arrendono a 200 cavalli leggeri della compagnia di Luigi d’Ars. Le contee di Albe e di Tagliacozzo passano al suo rivale Fabrizio Colonna; egli viene rinchiuso prima a Castellamare di Stabia e, in un secondo momento, nella fortezza di Mondragone. Le sue truppe vengono svaligiate.

Mar. Campania

Gli è imposta una taglia di 50000 ducati. E’ condotto a Napoli dal Ligny con Niccolò Orsini. Prospero Colonna gli fa avere la propria malleveria e paga il riscatto: non viene liberato per i timori suscitati dalla prossima creazione della Lega Italica.

Giu. Lazio

Gli è proposto di passare al soldo del re di Francia con una condotta di 100 uomini d’arme. Si reca a Roma per trasferirsi in Francia.

Lug. Lega Francia Emilia e Piemonte

Durante la battaglia di Fornovo fugge dal campo e passa nei ranghi della lega. Partecipa all’assedio di Novara agli ordini di Francesco Gonzaga;  con Niccolò Orsini tenta di opporsi al progetto perché la città è ben difesa ed è in grado di ricevere facilmente soccorsi dall’esterno.

Ago. Emilia e Lombardia Romagna e Lazio

Si dirige a Bologna con 20 cavalli;  vi è ospitato da Giovanni Bentivoglio. A Milano. Ottiene il permesso dai veneziani e dal duca di Milano Ludovico Sforza di rientrare nelle sue terre; transita per Forlì dove è ricevuto benevolmente da Caterina Sforza (si incontra pure con Polidoro Tiberti).  Rientra a Bracciano.

Sett. Medici

 

Perugia

Firenze

 

Foligno

Lazio ed Umbria

Raccoglie 600 uomini d’arme e 3000 fanti per fare rientrare in Firenze Piero dei Medici (gli sono consegnati allo scopo  10000 ducati: ottiene l’appoggio di Giovanni Bentivoglio, di Caterina  Sforza e dei Baglioni di Perugia. I Baglioni gli forniscono anch’essi del denaro per avere il suo aiuto nell’ assedio di Gualdo Cattaneo; ne riceve anche dai folignati affinché non dimostri eccessivo zelo nel corso dell’azione. Dopo alcuni attacchi infruttuosi portati con Astorre e Giampaolo Baglioni le operazioni si concludono con una tregua.

Ott. Spoleto Terni Umbria

Dà il guasto al ternano alla testa degli spoletini.

Nov. Medici

 

Francia

Firenze

 

Napoli

Umbria e Toscana

I perugini, scontenti del risultato da lui ottenuto a Gualdo Cattaneo, si rifiutano di aiutarlo a favore dei Medici; il suo intervento è meno necessario perché  costoro sono soccorsi dai fiorentini nelle loro contese con i fuoriusciti e gli Oddi.  L’Orsini si muove verso Panicale ed Ossaia. Viene scoperta, nel contempo, a Cortona una congiura tenuta per conto di Piero dei Medici dal congiunto Paolo. L’avvicinarsi  alla città di 300 uomini d’arme e di 2000 fanti condotti da Ranuccio da Marciano e da Poggibonsi di Guidobaldo da Montefeltro con altri 1500 fanti e 330 lance  lo persuadono  ad allontanarsi. Si porta con Piero dei Medici in Val di Chiana alla testa di 300 uomini d’arme e di 3000 fanti e si riduce nel senese tra Montepulciano, Chianciano, Torrita di Siena e Sinalunga. Effettua qualche scorreria in Val d’Ombrone ed in Val d’Asso, mentre i fiorentini si collocano a Monte San Savino per controllare i suoi movimenti. I senesi non accorrono in ausilio dei Medici  limitandosi a fornire all’Orsini 2 pezzi di artiglieria ed alcuni archibugi trovati a Montepulciano. Quando anche Giovanni Bentivoglio non gli invia i rinforzi promessi si ritira a Rapolano Terme. E’ qui raggiunto da Camillo Vitelli e da Antoine de Gemel che gli propongono a nome dei francesi una condotta di 600 uomini d’arme. Accetta malgrado il parere contrario del papa; invia il figlio Carlo in ostaggio a Lione e riceve 20000 scudi. Alla scelta di campo concorre anche il fatto che Prospero e Fabrizio Colonna sono passati al servizio del re di Napoli ed hanno occupato le sue terre negli Abruzzi.

1496
Gen. Umbria

Entra a forza in Monteleone d’Orvieto;  ottiene alloggiamenti e vettovaglie per i suoi uomini; si trasferisce nel todino  per combattervi (afferma) i fautori della causa ghibellina. Non si allontana dall’Umbria a causa del ritardo delle paghe; i soldati si danno ovunque a razzie ed a furti. A Castelfranco, presso Todi, è raggiunto da ambasciatori del papa e della Lega Italica che cercano di persuaderlo a lasciare gli stipendi dei francesi; gli sono offerti 40000 ducati ed è  minacciato, in caso contrario di vedere assalite le sue terre: si mantiene fedele alla parola data. I fiorentini gli inviano del denaro per cui può spostarsi.

Feb. Lazio ed Abruzzi

Tocca Leonessa con 150 uomini d’arme, 60 cavalli leggeri ed alcuni fanti; punta su Civita Castellana con 500/600 lance, 600 cavalli leggeri e 1500 provvigionati: con lui si sono collegati le truppe dei Vitelli ed i fuoriusciti di Perugia. Si trasferisce negli Abruzzi con il marchese di Martina e Carlo di Sangro per prelevare i denari legati alla dogana delle pecore. Entra a L’Aquila dove è accolto da Girolamo Gaglioffi; gli sono donati viveri, biade, cere, confetture, canditi; è alloggiato presso Bartolomeo Prato. Invia truppe a Popoli ai danni di Ristagno Cantelmi: queste ritornano con un nulla di fatto. Prosegue per Lanciano; a Roma è dichiarato ribelle da Alessandro VI.

Mar. Abruzzi

Conquista alla causa francese Teramo; saccheggia Giulianova e Villamarina: in breve si ammala cosicché la sua conduzione militare in questo periodo non è molto appariscente. Sfidato a battaglia Ferdinando d’Aragona non accetta lo scontro,  preferendo muoversi nella fascia pedemontana.

Apr. Puglia

Giunge a San Severo nella Capitanata con 300 uomini d’arme; si collega a Selvapiana con il Montpensier e con Mariano Savelli. Ora l’esercito francese conta nel complesso su 1100 lance, 1400 cavalli leggeri, 6000 fanti tra svizzeri e tedeschi, 10000 fanti tra calabresi, abruzzesi e guasconi. Virginio Orsini è fronteggiato da Cesare d’Aragona, da Prospero Colonna, da Annibale da Varano e da Luigi da Capua che in uno scontro gli uccidono 80 uomini mentre altri 24 uomini d’arme sono fatti prigionieri. Invano cerca di ostacolare le razzie di bestiame perpetrate dagli avversari (600 lance, 800 cavalli leggeri e 1500 fanti); interviene, invece, con successo sul fiume Chilone dove appoggia l’azione di Camillo e di Paolo Vitelli che porta all’annientamento di un corpo di fanteria tedesco. Con la sua avanzata il re di Napoli si rinchiude in Foggia, Fabrizio Colonna in Troia e Prospero Colonna in Lucera: sono tutti in attesa dei rinforzi dei veneziani condotti da Francesco Gonzaga.

Mag. Campania e Puglia

Si dirige a Circello ed a Fragneto Monforte proprio quando gli aragonesi sono intenti al saccheggio della località. Spinge i francesi ad attaccare gli avversari; il Précy non lo ascolta;  svizzeri e tedeschi tumultuano per il ritardo delle paghe. Camillo Vitelli il giorno seguente cade in un assalto portato alle mura di Circello. Iniziano le diserzioni dal campo francese;  questo fatto, unito con la mancanza di vettovaglie, fa sì che diminuiscano in modo notevole gli organici a disposizione. L’Orsini ed il Montpensier si muovono si continuo  per non essere obbligati a battaglia campale. La carenza d’acqua lo costringe a lasciare  Montecalvo Irpino e  Casalbore allo scopo di rientrare in Puglia.

Giu. Basilicata

Espugna e mette a sacco Atella;  viene bloccato nella città dagli aragonesi di Consalvo di Cordoba, dai veneziani e dai pontifici. Incomincia a mancare il flusso dei rifornimenti; cerca invano di convincere il Montpensier a lasciare la località anziché asserragliarsi in essa in attesa di eventuali rinforzi. Sul fronte di guerra ha una scaramuccia sotto Venosa con gli stradiotti: casca da una mula, si rompe un braccio ed è salvato dai suoi uomini d’arme.

Lug. ago. Basilicata

Il Montpensier pattuisce una tregua di trenta giorni nella vana attesa di rinforzi dalla Francia. Allorché il capitano francese  ha la consapevolezza di non potere avere soccorsi si arrende a patti, esce da Atella, si dirige verso Castellamare di Stabia e Baia per attendervi le navi che devono riportarlo in Francia. L’Orsini, contro le condizioni trattate, viene tratto prigioniero dal re di Napoli su pressione del papa; i suoi uomini sono uccisi o svaligiati dai contadini nel loro rientro negli Abruzzi.

Sett. Campania

Viene incarcerato con il figlio Gian Giordano e Paolo Orsini prima ad Acerra e poi a Castel dell’Ovo a Napoli.

Ott. Campania

Sono confiscati da Alessandro VI i beni a lui ed ai suoi famigliari.

Dic. Campania

Non si arrende alle costrizioni e non vuole intervenire sugli altri Orsini che hanno ripreso le armi contro lo stato della Chiesa per difendere i loro possedimenti.

1497
Gen. Campania

E’ scomunicato per avere combattuto per i francesi. Muore in Castel dell’Ovo, non si sa per febbre o per veleno che gli è  fatto propinare dal papa. E’ prima sepolto nel  convento di Santa Maria delle Grotte fuori Napoli ed a aprile a Roma nella chiesa di San Paolo fuori le Mura. Infine la salma sarà tumulata prima a Bracciano, nella tomba di famiglia della chiesa di Santa Maria Novella; più tardi a Cerveteri. Ritratto di Piero di Cosimo e nella sala pubblica del castello di Bracciano da Antoniazzo Romano. Fa costruire il castello di Campagnano di Roma ed ultimare quello di Bracciano su uno schema che ricorda Castelnuovo di Napoli. Umanista dotto e mecenate, amico di intellettuali come Giovanni Pontano e Gabriele Altilio, di artisti come il Pollaiolo, di architetti come Francesco di Giorgio Martini. Sposa Isabella Orsini, figlia del principe di Salerno Raimondo.

 CITAZIONI

“Illustre in pace per magnificenza di modi e copia di averi, famoso in guerra per infinita tardità, che allora teneva quasi luogo di scienza, trapassò egli lagrimato non solo da quelli della sua schiatta, che come capo il veneravano, ma dai Vitelli, dai Conti, dai Baglioni e dagli Anguillari, che tutti, uscendo dalla scuola di lui, erano saliti in nome di valenti capitani.” RICOTTI

“Guerriero mediocre e troppo esaltato dal Giovio, fu sommo intrigante, tipico rappresentante di quei capitani di ventura avvezzi a vedere nella guerra un’operazione finanziaria e diplomatica, elementi negativi nella storia dell’arte militare di questo periodo.” PIERI

“Tra tutti i capitani d’Italia riputatissimo…Uomo di natura pertinace, e che in Roma non poté tollerare né superiori né pari.” PORZIO

“Buona scuola di milizia tenne, e della quale sono molti dotti capitani usciti.” DA PORTO

“Huomo di grandissima lunga illustre fama fra gli altri dell’età sua, per li supremi honori, ch’egli haveva havuto alla guerra; perciò che oltra ch’egli era stimato valentissimo huomo nelle cose della guerra, la qual cosa è riputata assai al tempo nostro, avanzava anco i concorrenti suoi baroni Colonnesi di molta magnificenza, di vita liberale, di splendidezza di famiglia, e finalmente d’auttorità confermata appresso a gli huomini fattiosi del nome Romano..Fu pianto non altramente che ottimo padre, e maestro d’una perfetta disciplina, da’ suoi nobilissimi allievi, così dalla propria famiglia Orsina, come de’ Conti, Vitelli, Anguillari e Baglioni, i quali uscendo dalla casa da lui, come di scuola illustre, riuscirono poi valorosi Capitani di guerra..Il quale in quel tempo per lo splendor della casa et per molti honori acquistati nella militia era chiarissimo fra tutti i baroni Romani.” GIOVIO

Capitano di stima grande..Era Virginio di giusta e quadrata statura e forte assai, di volto rubicondo, d’occhi azzurri e capelli neri.” ROSCIO

“Di autorità grandissima fra baroni del regno et il primo huomo che havesse allora la Casa..Era questo huomo in Italia divenuto grandissimo di riputation militare, conciossiacosache havendosi con modi honorati acquistato nel generalato che egli hebbe della Chiesa, nome di valorosissimo Capitano e di saldo e indomito vigore, d’un animo aperto, e havendogli il concilio di Basilea, accresciuta molta maggior riputatione col chiamarlo solo rifugio delle cose afflitte d’Italia, s’era fatto potente, non pur con la Chiesa, ma nel regno ancora, e con gli Aragonesi havea fatto progressi molto honorati..Fu pianta la morte di questo huomo eccellente quasi da tutta l’Italia, perché oltre ch’esso era tenuto prudentissimo nella militia, sosteneva con la persona sua uno di quegli antichi e famosi conducitori d’esserciti, che solevano con la virtù loro mantener la riputatione della grandezza Romana. Et certo che per molto tempo innanzi non s’era veduto chi fosse più bello di forma di corpo, né più nobile per altezza d’erudito ingegno, né più gagliardo per grandezza di seguito e di forze, né finalmente (quel che è dono della virtù e della fortuna) più chiaro né più eccelso per honorate vittorie di lui. Conciosia ch’essendo d’ampio petto, di robuste membra e attamente disposte, con faccia assai grata, con occhi allegri, e di copiosa eloquenza, si rivolgeva sempre nell’animo cose grandi.” SANSOVINO

“Historie, Archi, Trofei, Colossi, e Marmi/ Meritando costui, da un Re crudele/ Hebbe empia morte, onde gli fu infedele/ Quel ch’ei salvò con la fede, e con l’armi” D. SPIRITO, da un sonetto riportato dal SANSOVINO

“Illustrissimo Capitano del secolo suo.” EGNAZIO

“La più celebrata spada di allora.” ROSETTI

“Lo S. Virginio è valente homo senza dubio, ma io ho mala opininione di tutti li grassi, et tanto più de ipso, per essere guelfo, che comunemente sono parabolani et lo facto loro va in fumo.” Da una lettera del PONTANO all’ALBINO

“Fu Virginio uno de’ più valorosi e giudittiosi cavallieri della sua età, e se non che egli a quel modo ne finì miseramente dentro una prigione la vita, si sarebbe per le sue rare parti e per la gloria delle sue cose passate potuto chiamare felice.” TARCAGNOTA

Con Niccolò Orsini e Gian Giacomo da Trivulzio “Celeberrimo tota Italia, ac gloria militari clarissimi duces.” BEAUCAIRE

Con Paolo Orsini “Condotieri di riputatione.” CERRETANI

“Uomo di guerra esperto.” PIVA

“Che per le sue virtù s’acquistò il soprannome di Grande.” GAMURRINI

“Denique, ut scias, non inani fundamento, haec stetisse peritiam rei militaris in illo considera, conijcies ex eo, quod plerique, illa tempestate, armis illustres viri comites Vitellii, Anguillarii, Balleonii, praeter gentiles Ursinos, infertumque Ursinis Livianum (Bartolomeo d’Alviano), ex suis domo tamquam e scola prodere, Virginium uti parentem, exactaeque disciplinae magistrum, tunc quidem alumni nobiles secuti, postea vero, clari bello duces Virginii fortitudinem immitati.” Dall’elogio del gesuita FAMIANO riportato dal GAMURRINI

“Uno dei più potenti ma anche, per tradizione e per carattere, dei più riottosi e turbolenti baroni romani.” PONTIERI

“The Roman baronial condottiere and the Florentine merchant prince (Lorenzo dei Medici) had much in common, and the importance of their association should no longer go unrecgnised.” SHAW

“Prode capitano.” GUERRINI

“Qui erat familiae princeps, pollebatque auctoritate et gratia.” FABRONIO

“personaggio per sangue, parentado, potenza, età ed esercizi delle armi, veramente principe fra tutti gli altri dinasti.” LEONETTI

“Ch’era appresso di lui (il re Carlo VIII) in grado di capitano molto honorato.” DE LELLIS

“Era grandissimo signore considerato alla pari dei sovrani.” BRIGANTE COLONNA

“Condottier veramente honorato e di molta reputatione.” CIRILLO

“Questo famoso capitano di ventura..finalizzò tutte le operazioni militari nel contesto della lotta per la supremazia con i Colonna; in questo senso la sua figura, sotto certi aspetti troppo esaltata da alcuni come il Giovio nell’arte della guerra, là dove invece spesso si dimostrò mediocre, assume una grande personalità nell’intrigo diplomatico finanziario di Roma negli ultimi vent’anni del Quattrocento.” RENDINA

“I rapporti politici e dinastici intrecciati con le principali case regnanti italiane, il protagonismo diplomatico e militare e il mecenatismo nei confronti di artisti e musicisti fanno di Orsini un personaggio di primo piano nel panorama dell’Italia del Rinascimento. Ebbe fama di signore magnifico, razionale e prudente, ma anche di uomo ostinato e uso a promettere più di quanto non fosse in grado di mantenere. I debiti da lui contratti con diversi banchieri, come i Rucellai e soprattutto i Medici per sostenere le sue acquisizioni territoriali e la sua politica di potenza, gettarono come un’ombra sui destini della famiglia che si trovò ad affrontare, depauperata di mezzi economici, la situazione politica del primo Cinquecento, in cui gli spazi di autonomia e di manovra delle casate baronali romane si fecero progressivamente sempre più stretti.” CAMILLI

Capitano di stima grande, fu figliuol di Napolione, dal quale ammaestrato egregiamente in guerra, fè riuscita così dignissima..Era Virginio di giusta e quadrata statura, e forte assai: di volto rubicondo: d’occhi azurri: e capelli neri. Hebbe egli sotto se molti valorosissimi Capitani, come gli Orsini, gli Anguillari, i Conti, Baglioni, i Vitelli, e altri i quali tutti impararono da lui, con grandissima sua lode, l’arte della militia.” CAPRIOLO

“Uomo di autorità grande fra Baroni del Reame, e ‘l primo della casa Orsina…Era soprannominato Chiappino, e par che s’alludesse al nome del Casato derivato da Orso, e dalla grassezza di lui.” ANTINORI

“E’ un personaggio molto autorevole e carismatico, ma non è un talento militare; ha un grosso limite, non è capace di ordinare i soldati a battaglia e portarli alla vittoria.” PELLEGRINI

“Ereditò un considerevole patrimonio feudale.. che gli richiedeva una continua e delicata opera di mediazione per mantenersi in equilibrio tra due potenze spesso in rotta tra loro, considerando oltretutto il fatto che gentil Virginio era ternuto a prestare a entrambi i propri servigi militari.”

 

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-B. Panunzi. Gentil Virginio Orsini. Vita e imprese di un feudatario romano.

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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