GIOVANNI ORDELAFFI Di Forlì

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Condottieri di ventura

1276      GIOVANNI ORDELAFFI  Di Forlì. Cugino di Pino Ordelaffi, nipote di Sinibaldo. Genero di Malatesta Malatesta.

1355 ca. – 1399

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1377  

 

 

 

 

 

 

 

Sett.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si reca a Firenze con lo zio Sinibaldo;  gli è concessa la cittadinanza del comune.

1380 Venezia Padova Genova  

 

Veneto

Combatte nella guerra di Chioggia;  capitana con Francesco Inglese la “Compagnia della Stella”.

1381  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Fuorusciti C.di Castello  

 

Umbria

Si unisce con Giovanni degli Ubaldini: perviene nel contado di Città di Castello e con i fuoriusciti locali ne danneggia il territorio.

1382  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Siena  

 

 

 

Toscana

E’ nominato senatore di Siena. Durante il suo incarico entra in lite con il podestà Luigi da Todi per un cane da caccia: nella successiva zuffa fra i suoi famigliari vi sono cinque feriti ed un morto. Intervengono i cittadini a rappacificare i due contendenti: giorni dopo l’Ordelaffi fa uccidere un connestabile del podestà a  Sant’Agostino. E’ licenziato prima della scadenza del suo mandato.

………….. Rimini  

 

 

 

 

 

Milita agli stipendi di Carlo e di Pandolfo Malatesta.

………….. Napoli Angiò  

 

Regno di Napoli

Combatte nel regno di Napoli con Giannino della Treccia suo fratello di sangue.

1384 Marche Fa parte della “Compagnia della Rosa”.
1385  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Comp. ventura Bologna  

 

Lombardia ed Emilia

Lascia la Lombardia con Guido da Correggio, Giovanni degli Ubaldini e Riccardo Ramsey;  entra nel bolognese.

Feb.  

 

 

 

 

 

Emilia e Romagna

Sconfigge i bolognesi a San Prospero; si sposta a Barbiano presso Giovanni da Barbiano;  si indirizza su Zagonara.

Mar. Comp. ventura Forlì  

 

Romagna e Marche

Si fortifica in Barbiano a seguito delle minacce dei bolognesi e dei loro alleati. Assediatovi, abbandona il castello e fugge verso Forlì: gli avversari gli muovono contro. Giovanni Ordelaffi si porta con gli altri venturieri sui monti sopra Bertinoro. Scende verso Cesena, razzia trecento capi di bestiame con gli altri condottieri e ripara nel Montefeltro.

Apr. Entra a far parte di una nuova “Compagnia della Rosa” capitanata da Everardo della Campana.
Giu. Comp. ventura Bologna Milano  

 

Romagna ed Emilia

Opera in Romagna;  da qui rientra nel bolognese: gli abitanti riconoscono alla compagnia una notevole somma di denaro anche perché ai venturieri si sono congiunti altri capitani quali Boldrino da Panicale, Giovanni Acuto e Taddeo Pepoli. La compagnia punta ora sulla Lombardia al fine di liberare Bernabò Visconti, incarcerato di recente dal nipote Gian Galeazzo. I venturieri sono bloccati dai viscontei; la compagnia si scioglie.

Ago. Padova  

 

 

 

 

 

………….. Milano  

 

 

 

 

 

1386  

 

 

 

 

 

 

 

………….. Verona Padova 300 lance e 800 fanti Veneto

Gli scaligeri concedono all’  Ordelaffi ed a Gualtiero Borgognone il comando di 300 lance, di 400 balestrieri e di 400 fanti. Esce da Mestre con Ostasio da Polenta e raggiunge a Quinto di Treviso l’esercito veronese. Il capitano di Treviso manda loro contro 100 lance per assalire alle spalle i suoi uomini: sono catturati 30 fanti che sono condotti in città. L’Ordelaffi attraversa il Piave;  divide le sue truppe in più schiere.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

Nei pressi di Conegliano viene attaccato da 250 lance e da 150 fanti di Conegliano e di Serravalle (Vittorio Veneto) nonché da 30 cavalli ungheri: al comando dei carraresi si trovano Ugolino Ghislieri,  Antonio Balestrazzo e  Bartolomeo Boccanera. Gli avversari, dopo un successo iniziale, sono respinti soprattutto per l’intervento di Ostasio da Polenta.

Giu.  

 

 

 

 

 

Veneto

E’ sconfitto e fatto prigioniero con 9000 uomini alle Brentelle dall’  Ubaldini con Cortesia da Serego, Facino Cane, il da  Polenta ed Ugolino dal Verme. Viene liberato mediante il pagamento di una taglia: si impegna  di non prendere le armi contro i carraresi per due mesi.

Lug. Ordelaffi Forlì  

 

Romagna

Cerca di entrare di notte in Forlì con l’aiuto di Corrado Lando, di Astorre Manfredi e dei suoi partigiani. Al fallimento dell’impresa ritorna a militare per gli scaligeri.

Sett. Verona Padova Capitano g.le Veneto e Friuli

Assume temporaneamente il comando delle truppe in attesa che giunga Lucio Lando che è stato nominato da Antonio della Scala capitano generale. Esce da Marostica, supera il Brenta, cavalca fino al Montello e si dirige da Nervesa della Battaglia a Sacile: ai suoi ordini vi sono 1500 lance, 700 fanti e 200 balestrieri. E’ raggiunto da soldatesche veneziane, friulane ed austriache: scarsa è la disciplina nell’esercito ed aspre contese dividono italiani e tedeschi. I primi, più numerosi, si avventano sui secondi uccidendone molti e costringendo i superstiti a trovare scampo nei castelli vicini a Sacile con la perdita di armi e cavalcature. I soldati tedeschi abbandonano il campo  veronese, riparano a Cividale del Friuli e passano al soldo dei carraresi. Francesco da Carrara li accoglie volentieri e li arruola a mezzo soldo per depredare l’udinese.  L’Ordelaffi varca nuovamente il Piave, accosta il Montello dando alle fiamme nel suo passaggio tutti i villaggi; tocca Montebelluna; guada il Brenta e si ritira a Marostica sua base logistica.

Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

Conduce le squadre scaligere alla volta di Mestre per mettersi a disposizione di Lucio Lando: per strada assale all’improvviso Treviso alla volta della Porta dei Santi Quaranta; razzia molti capi di bestiame e vi fa numerosi prigionieri perché coglie i cittadini intenti tranquillamente ai lavori della vendemmia. A Mestre consegna il bastone di capitano generale a Lucio Lando, che gli riconferma il comando delle milizie italiane. Insieme prendono la via di Mirano e portano la guerra nel contado di Piove di Sacco: si spostano trasportando con sé grandi quantità di graticci per superare le paludi.  Le difese apprestate dai carraresi  costringono gli scaligeri ad arretrare. Riattraversa il Brenta a Fontaniva; a metà mese 2500 barbute, 2000 fanti, molti arcieri ungheri e balestrieri transitano per il padovano con i consueti metodi di guerra lasciando dietro di sé rovine e sangue. L’Ordelaffi si getta di nuovo sui villaggi nei pressi di Treviso e mette ogni cosa a ferro e fuoco; sosta ad Istrana ed a Ciano; ottiene a patti Oriago e ne distrugge dalle fondamenta il castello; devasta i territori di Valdobbiadene, di Cavaso del Tomba, di Asolo e di Bassano del Grappa.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

L’esercito discende a Longare per attaccare da migliore posizione Padova; l’Ordelaffi non riesce ad impedire che l’Ubaldini presti soccorso alle torri di Novaglia. Ne continua l’assedio ricorrendo alle bombarde ed allo scavo di gallerie sotterranee per minarne le mura.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

Le fortificazioni di Longare sono smantellate e gli scaligeri danno inizio ai lavori di deviazione del corso del Bacchiglione. L’Ordelaffi si impadronisce sul Brenta della fortezza di Cogolo.

1387  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

Tenta di opporsi alla Fossa Imperiale, a Castelbaldo, all’avanzata dell’Ubaldini.

Feb.  

 

 

 

Capitano g.le Veneto

Le schiere condotte da Francesco Novello da Carrara si congiungono a Monselice con le bande dell’Acuto e di Giovanni Tedesco da Pietramala: il figlio del signore di Padova  è reduce da una scorreria nella bassa pianura veronese cui ha fatto fronte l’Ordelaffi. L’esercito carrarese varca l’Adige e si collega a Cerea con l’Ubaldini: l’Ordelaffi obbliga gli avversari a ritirarsi.  Fa costruire una grande bastia a Castagnaro. Con Ostasio  da Polenta provvede a chiudere tutte le vie di rifornimento al campo nemico; spinge i carraresi a ripiegare su Bussolengo. Gli avversari vi si fermano per venti giorni mangiando rane e legumi al posto del pane;  sono pure costretti ad uccidere le loro cavalcature per potersi sfamare. Da Bussolengo le truppe carraresi, allo stremo delle forze, si ritraggono tallonate dagli scaligeri;  evitano di venire a battaglia campale. Giunti a Castelbaldo ed a Castagnaro, i padovani sono fermati dalle difese erette in precedenza.

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

Dispone di 9900 cavalli, di 1000 fanti, di 1600 arcieri e balestrieri e di 16000 contadini armati con mazze ferrate: il tutto a formare dodici schiere; l’Acuto ha ai suoi ordini soli 6900 cavalli, 600 arcieri inglesi e 1000 fanti suddivisi in otto schiere. L’Ordelaffi fa  avanzare tre carri, ciascuno con torre quadrata girevole, a tre piani ognuno dei quali è armato con 12 piccole bocche da fuoco (bombardelle) che sparano  pietre della grandezza di un uovo i gallina; di sono all’ avanguardia anche altri soldati   dotati di una sorta di lanciafiamme per disordinare con il fuoco le schiere nemiche. I tre carri si dimostrano poco maneggevoli; risultano di fatto inefficaci anche a causa della dislocazione dell’esercito carrarese schierato lungo un fossato. L’Ordelaffi non ha però fretta di concludere le operazioni;  chiama i suoi capitani per le ultime istruzioni prima dell’ attacco finale. Gli eserciti sono separati da una spaziosa campagna delimitata da un lato dall’Adige e dall’altro da una palude; nel mezzo vi è un fossato che spacca il campo in due parti. Il condottiero ha l’ordine dal signore di Verona di cercare la battaglia campale; attacca all’alba con la prima schiera il fossato che divide i due eserciti. L’Acuto manovra con i suoi arcieri; i carraresi contrattaccano al centro dello schieramento scaligero e sui fianchi; il capitano Cermisone da Parma prende posizione su di un varco gettato sul fossato. L’Ordelaffi lancia i suoi contro queste ultime truppe ma non riesce a spezzare la loro resistenza. L’ Acuto con un ampio giro attorno alla palude piomba alle spalle dell’esercito scaligero e  vi getta lo scompiglio. L’Ordelaffi inverte la direttiva d’attacco, riattraversa il fossato che è stato espugnato e si scontra con le truppe dell’  Ubaldini, di Ugolotto Biancardo e di Conte da Carrara  sopraggiunte al momento giusto. Chiuso da ogni parte lo schieramento scaligero si disperde: solo una schiera di fanti, condotti da Giovanni dell’Ischia, resiste per l’intera giornata allo scoperto su di un prato difeso da un fossato. Nella battaglia si  contano 716 morti, 846 feriti e 4620 prigionieri tra i quali si annoverano lo stesso Ordelaffi, il da Polenta, Facino Cane e Benedetto da Malcesine.  Viene condotto a Padova: nella città entra al seguito dell’ Acuto e dell’Ubaldini; è intrattenuto a pranzo dal signore della città Francesco da Carrara con tutti i  capitani.

Dic. Comp. ventura Forlì  Ravenna Rimini  

 

Romagna

Liberato, si congiunge con l’Ubaldini per conquistare Forlì e liberare dalla prigionia lo zio Sinibaldo incarcerato dai figli Cecco e Pino. Si porta su Oriolo (Riolo Terme) con 300 cavalli ed alcuni fanti;  ne viene respinto a colpi di balestra e frecce; non è più fortunato nei successivi tentativi di impadronirsi dei castelli di Fiumana e di Rocca delle Caminate. Rimasto leggermente ferito al ventre da un verrettone retrocede e cerca di impossessarsi di sorpresa di Tudorano (Teodorano); occupa nel cesenate e nel ravennate alcune località quali Bolgari, Casalbuono, Polenta e Coglianello. Espugna in Val di Savio il castello di Lugaruccio che mette a sacco destando con ciò grande timore nelle terre finitime; supera il Savio e si porta  a Sant’ Arcangelo di Romagna ed a Longiano. Respinti i suoi assalti è costretto a ritornare indietro per la mancanza di vettovaglie: ripara a Bertinoro ed a Ravenna. I continui scacchi fanno sciogliere la compagnia.  L’Ordelaffi litiga con l’Ubaldini;  si reca a Rimini dove ha un colloquio con Carlo e Pandolfo Malatesta: nel suo distacco dall’Ubaldini si appropria di 4000 fiorini appartenenti al  capitano toscano. Per questo fatto è tacciato di tradimento dal suo ex-compagno d’ avventura.

1388  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Perugia Comp. ventura  

 

Umbria

E’ assoldato dai perugini per venti giorni per contrastare la compagnia dei bretoni. Gli viene concessa una provvigione di 400 fiorini.

1389  

 

 

 

 

 

 

 

Ago. sett. Comp. ventura Siena  

 

 Umbria  Toscana

Si unisce con Spinello dei Tolomei, Bernardo della Sala e Corrado Lando. Spinto dai fiorentini lascia Orvieto, entra in Val d’Orcia,  tocca Corsignano (Pienza) e  Montepulciano; si trasferisce in Val d’Arbia, perviene a Pecano nella Scialenga ed a Santa Maria a Pilli (Santa Maria). Molesta i contadi ed alza sia la bandiera dei senesi che quella dei Tolomei. Porta le sue devastazioni fin sulle porte di Siena in attesa di un qualche tumulto all’interno della città; dà alle fiamme Rosia e vi si ferma per quindici giorni. La scorreria costa ai senesi nel complesso più di 300000 fiorini.

1390  

 

 

 

 

 

 

 

………….. Bologna Milano  

 

 

 

Affronta le truppe del conte di Virtù Gian Galeazzo Visconti.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Affianca Astorre Manfredi in un trattato per occupare Cesena.

1392 Ordelaffi Forlì  

 

Romagna

Occupa Roversano.

1393  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

Assedia Bertinoro:  è costretto a desistere a causa dell’intervento del pontefice.

1396  

 

 

 

 

 

 

 

………….. Ordelaffi Forlì  

 

Romagna

Combatte ancora i congiunti; riceve soccorsi da San Marino in uomini e denaro.

Ott. Ferrara Comp. ventura  

 

Emilia

Si trova a Modena con l’incarico di luogotenente per conto degli estensi. Cerca invano di prestare soccorso ai difensori della rocca di Vignola, assediati da Giovanni da Barbiano.

1397  

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Bologna Milano 100 lance Lombardia

E’ inviato nel mantovano con 490 lance in soccorso del marchese Francesco Gonzaga.

…………..  

 

 

 

 

 

Romagna

Si rifugia a Forlì.

1399  

 

 

 

 

 

Romagna

Pino Ordelaffi lo richiama a Forlì. Viene avvelenato da Cecco dell’Aste su istigazione del congiunto.

 CITAZIONI

“E’ probabilmente il rappresentante della famiglia maggiormente legato alla “ventura”, proprio perché non riuscì a metter le mani sul potere forlivesco.” RENDINA

“Rei militaris peritia clarus.” BIONDO

“Giovano omo molto orevole; e menò molti cani e ucelli.” MONTAURI

Con Ostasio e Bernardino da Polenta, Giovanni da Barbiano e Ludovico da Zagonara “Capitani di gran valore.” BONOLI

Con Giannino della Treccia “Qui vero fuerunt viri magnanimi et ductores gentium armigerorum.” ANNALES FOROLIVIENSES

“Erat Joannes membrorum statura ingenti, et apposita ad dignitatem, obeso corpore, albo et formoso vultu, a quo rari, et velut sparsi per mentum pili prodire cernebantur. Haec exterios species: interiores autem sagacitas, temperantia, magnanimitas, doctrina, et summus amor gloriae decorabant: nisi tamen has animi laudes non nihil obtenebrasset caeterorum contemptus, et nimia regnandi per omnes modos cupido..Experentia optimis Ducibus eius aetatis reddederunt.” VIVIANI

“Uno de’ migliori discepoli nell’artwe del maneggio della spada.” ZANUTTO

“Assae famoxo e massimamente in arme valentissimo, sença paura, e de sciençia assae bene dotado..Grande di corpo e grasso assae e biancho de colore, con pochi pili in barba, non andava molto bene sul pé, zentile de spalle, de costume assae passativo, e massimamente con gl’omine de soldo, literado molto, disprexadore quaxi d’ogne persona, dexideroxo de nomenança, e voluntiera faxea d’altrue suo, gagliardissimo, sença paura e pocha consiença.” G. DI M. PEDRINO

“Uomo per molte gesta veramente glorioso..Fu alto di persona, bianco di carni, assai pingue e pressoché imberbe; camminava sconciamente; era sagace d’indole, letterato, eloquente, sobrio e cupido di fama (qualità tutte convenienti a capitano); sebbene per l’opposto fosse di molta albagia a segno quasi dell’altrui sprezzo, e si procacciasse partito ed aderenze a tutti i versi, fossero anche colpevoli.” P. BONOLI

“Illustre condottierop.” PECCI

Con Giovanni degli Ubaldini “Horum uterque ea tempestate optimi belli duces habebantur.” BUOINCONTRI

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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