OTTOBONO TERZI

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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OTTOBONO TERZI  (Otto Buonterzo) Di Parma. Ghibellino. Conte di Tizzano, conte di Reggio Emilia, marchese di Borgo San Donnino.

Signore di Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Montecchio Emilia, Brescello, Colorno, Fiorenzuola d’Arda, Sant’Ilario di Baganza, Gaida, Cavriago, Boretto, Gualtieri, Fidenza, Bazzano, Rossena, Gombio, Lentigione, San Sisto, Campegine, Cornetole, Cogruzzo, Meletole, Taneto, Olmo, Enzola, Guardasone e Traversetolo. Figlio di Niccolò, padre di Niccolò, fratello di Giovanni e Jacopo, nipote di Antonio, genero di Carlo da Fogliano.

+ 1409 (maggio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……………..  

 

 

 

 

 

 

 

Primogenito, è destinato alla carriera delle armi mentre il fratello Jacopo segue la carriera di giurisperito. Il Terzi ha le sue prime esperienze militari con Giovanni Acuto.

1378/1379

Milita, fino alla primavera del 1379, nella Compagnia si San Giorgio di Alberico da Barbiano.

1394  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Marche

Agli stipendi di Antonio Acquaviva. E’ segnalato ad Offida con Marino di Santa Vittoria ed il Malcorpo.

Apr. Fermo Fuoriusciti  

 

Marche

E’ contattato dal signore di Fermo Antonio Aceti che lo convince a porsi alla  difesa della città per fronteggiare i fuoriusciti che combattono a fianco di Luca di Canale e di Mostarda da Forlì. Scorre verso Montegranaro;  gli avversari preferiscono non uscire sul campo. A fine mese si congiunge con la compagnia di Ceccolo Broglia.

Mag. Chiesa Forlì  

 

Romagna

Agli ordini del Broglia contrasta gli Ordelaffi alla difesa di Bertinoro.

1396  

 

 

 

 

 

 

 

…………….. Milano Firenze Lucca  

 

Toscana

Con Paolo Orsini e Giovanni da Barbiano affianca Alberico da Barbiano nelle sue incursioni in Toscana. Affronta le milizie di Bernardo della Serra.

Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana

Lascia il pisano con Paolo Orsini ed entra nel lucchese. Vi si collega con Giovanni da Barbiano per scorrere ostilmente nel contado.

1397  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Toscana

Esce dal perugino con Ceccolino dei Michelotti e Guido d’Asciano;  giunge nel pisano ove tocca Capannoli, Cevoli, Lari e Crespina. Affianca Alberico da Barbiano in Toscana ai danni dei fiorentini.

Feb.  

 

 

 

 

 

Toscana

E’ sventato un suo tentativo di impadronirsi di San Miniato per trattato; invade  il lucchese ed ha alcune scaramucce nei pressi del capoluogo. Bloccato sul Serchio a San Quirico di Moriano è costretto a ritirarsi con Paolo Orsini e Ceccolo Broglia dopo avere effettuato alcune scorrerie.

Mar.  

 

 

 

 

 

Toscana

Cavalca nel fiorentino dove ruba, uccide ed incendia case e palazzi; numerosi sono i prigionieri ed i capi di bestiame razziati.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si sposta nel mantovano;  partecipa alla battaglia di Governolo dove ha con Frignano da Sesso il comando della quinta schiera forte di 1000 cavalli. Gettato a terra da un colpo di lancia di Conte da Carrara combatte a piedi con un’accetta finché non è rimesso a cavallo da Frignano da Sesso, da Francesco Visconti e da Filippo da Pisa.

1398  

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ stipulata una tregua tra i contendenti. Il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti gli rinnova la condotta.

1399  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Toscana

Entra in Pisa con Antonio Porro, Corrado Lando e Galeazzo da Mantova (3000 cavalli e 1500 fanti) in occasione della cessione della signoria della città da parte di Gherardo d’Appiano a favore di Gian Galeazzo Visconti.

Mag. Chiesa Comp. ventura  

 

Marche

Con Fuzzolino Tedesco, Mostarda da Forlì ed Astorre Manfredi (800 cavalli) e 1200 fanti forniti dai bolognesi appoggia pontifici e malatestiani. Si scontra a Cingoli con la compagnia del Broglia e  di Conte da Carrara. E’ sconfitto dopo nove ore di combattimento.

Ott.  

 

 

 

 

 

Umbria

Si trova a Perugia con 800 cavalli ed il commissario visconteo Pietro Scrovegni per appoggiare l’azione del Michelotti e dei raspanti che vogliono cedere la signoria della città al duca di Milano. Giunge nei pressi della città; si accampa lungo la riva destra del Tevere, a Ponte San Giovanni.

1400  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. mar. Milano Chiesa  

 

Umbria

Entra in Perugia  nel momento indicato più propizio dagli astrologi, un’ora prima del tramonto del sole. Gian Galeazzo Visconti è proclamato signore della città. La bandiera con il biscione, stemma del duca di Milano, è innalzata nel palazzo pretorio e, quindi, portata in processione   attorno alle mura. Il Terzi Si ferma  a Ponte San Giovanni ed alloggia a Monte Petriolo; occupa Gualdo Tadino, Nocera Umbra e Spoleto.

Apr. mag.  

 

 

 

 

 

Umbria

Assedia in Assisi il Broglia capitano dei fiorentini. Si impadronisce del castello di Bastia Umbra in riva al Chiastro, un fortilizio dotato di 17 torrioni, che s’eleva nella pianura a 3 leghe da Assisi. Anche tale centro gli si si arrende. Il Broglia si asserraglia nella rocca maggiore verso il Subasio A maggio l’avversario scende a patti e cede la fortezza dietro la consegna di 4000 fiorini.

…………….. Bologna Faenza  

 

Romagna

Asseconda Alberico da Barbiano nell’ assediare in Faenza Astorre Manfredi.

…………….. Guinigi Lucca  

 

Toscana

Conduce una spedizione contro Lucca in appoggio a Paolo Guinigi che aspira alla signoria della città.

1401  

 

 

 

 

 

 

 

Primavera Rimini Bologna  

 

Emilia

Coadiuva Carlo Malatesta nel compiere alcune scorrerie nel bolognese ai danni di Giovanni Bentivoglio. Si ritira allorché giungono in soccorso dei bolognesi fiorentini e carraresi.

Giu. Milano Bologna  

 

Emilia

Con il Barbiano depreda il bolognese fino a San Lazzaro di Savena.  Rientra subito dopo a Perugia.

Estate Toscana

Sposta le sue truppe a Lucca in appoggio a Paolo Guinigi che tenta di stabilire la sua signoria nella città.

Sett. Milano Firenze  

 

Lombardia

E’ preposto con Facino Cane alla difesa di Brescia attaccata dalle truppe dell’ imperatore Roberto di Baviera alleato di fiorentini e carraresi.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Con il Barbiano, Pandolfo Malatesta, Jacopo dal Verme e Facino Cane sconfigge a Nave gli avversari alla testa di 4500 lance tutte italiane. La vittoria è propiziata dall’intervento suo e da quello di Facino Cane (800 cavalli): attacca i saccomanni avversari usciti dal campo alla ricerca di foraggio, li insegue e mette in fuga i tedeschi senza difficoltà. A Brescia sono condotti prigionieri 1000 cavalli con 2 stendardi nonché  molti capitani con Leopoldo d’Austria. Quest’ultimo è liberato dopo tre giorni perché disponibile ad avviare trattative segrete.

……………..  

 

 

 

 

 

Veneto

Si trasferisce con la sua compagnia a Verona, ove i suoi uomini sono alloggiati a spese degli abitanti. Si sposta successivamente nella rocca di Villa Bartolomea, un feudo ereditato dal padre, confiscatogli da Francesco Novello da Carrara e restituitogli dai veneziani.

1402  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Milano Bologna Firenze Emilia

Scorre nel bolognese con il Barbiano senza trovare alcun contrasto nel capitano avversario Antonio da Camerino, che, anzi, condivide con i due condottieri viscontei una parte delle prede.

Mar.  

 

Emilia

Ha una grave lite con Ugolotto Biancardo; gli uomini delle 2 compagnie si scontrano in un duro scontro nel cui corso restano sul terreno 180/200 uomini del Biancardo e 150/200 della sua compagnia. Anche il Terzi rimane ferito. E’ il dal Verme a placare gli animi.

Apr.  

 

 

 

450 lance

 

Emilia

Staziona nel carpigiano. L’esercito visconteo capitanato da Francesco Gonzaga, dal dal Verme e dal Barbiano staziona nelle vicinanze di Mirandola. Il Terzi ha il comando di 450 lance. Ha l’incarico con Ludovico Gabriotto Cantelli di portare a Giovanni Bentivoglio la dichiarazione ufficiale di guerra.

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

A Cento con gli altri condottieri viscontei alla testa di 10000/12000 uomini.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Prende parte alla battaglia di Casalecchio di Reno nella quale viene travolto e fatto prigioniero Bernardo della Serra. Ha con Prencivalle della Mirandola ed Anderlino Trotti il  comando della quarta schiera forte di 2000 cavalli; si impadronisce di un ponte sul Reno e ne scaccia la “Compagnia della Rosa”, costretta a fuggire a Bologna. Viene affrontato da Lancillotto Beccaria. Entrambi rovinano a terra. Sono subito rimessi a cavallo dai loro scudieri.

Lug. ago.

 

 

 

 

 

 

 

Toscana

 

Segue il Barbiano in Toscana con i fratelli Jacopo e Giovanni Terzi. Per le sue imprese il duca lo investe di alcuni castelli già dei da  Correggio, come Guardasone, Traversetolo, Montecchio Emilia, Brescello, Bazzano, Rossena, Boretto, Gualtieri, Cavriago e Colorno. Ai Terzi è riconosciuto anche il potere di esercitarvi la giustizia civile e criminale. Tali concessioni sono reiterate a favore dei Terzi anche dopo la morte del Visconti da parte del consiglio di reggenza.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

A Milano, per i funerali di Gian Galeazzo Visconti che si svolgono nel duomo. Assiste in prima fila alla cerimonia inserito nello schieramento dei capitani ducali più illustri. Altri Terzi figurano al posto d’onore alle esequie: il cugino Antonio reca con altri 36 nobili e condottieri di minor rango il feretro, mentre a reggere le aste del baldacchino di panno d’oro che lo sovrasta sono demandati il fratello Jacopo, i Rossi, i Pallavicini di Scipione, i San Vitale ed i da Correggio.

Ott.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si trasferisce in Toscana con 500 lance.

Nov. dic. Milano Chiesa Firenze  

 

Emilia Umbria

Si dirige verso Perugia per contrastare i pontifici. Attraversa il bolognese razziando e provocando danni incalcolabili. Si accampa a Ponte Pattoli, sul primo guado del Tevere. Con 1200/1300 cavalli e 300 fanti respinge dalla città Giannello Tomacelli, fratello del papa Bonifacio IX, che con 1500 lance sta spalleggiando i fuoriusciti. Il capitano  generale pontificio ripiega a Todi alla notizia del suo arrivo.

1403  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Umbria

Rioccupa Assisi;  vi sconfigge in uno scontro  di tre ore Paolo Orsini, Mostarda da Forlì, Conte da Carrara e Braccio di Montone (150 morti tra gli avversari). Si ferma a nuovamente a Ponte Pattoli.

Inverno  

 

 

 

 

 

Umbria

Raggiunto da Pandolfo Malatesta (600 lance) e da Giovanni Colonna (300 lance), continua ad infestare il perugino fino a Spoleto.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Risale con le sue truppe i passi degli Appennini ed entra nottetempo in Parma con 500 lance e 300 fanti. Il mattino seguente esce per la Porta di San Michele con 300 cavalli, attacca i partigiani della causa guelfa sino a Reggio Emilia ed a Sassuolo; razzia una grande quantità di bestiame. A fine mese raggiunge Costamezzana per prestare aiuto ai Pallavicini;  è sconfitto dalle milizie dei Rossi a Varano de’ Melegari. Si congiunge con gli Avogari e scorre a gran furia il carpigiano e le terre dei da Correggio: il bottino è condotto a Reggio Emilia.

Lug. Milano Rossi Firenze  

 

Emilia

Viene assalito nei suoi possedimenti dai da Fogliano, dai da Correggio e dai Rossi con l’aiuto dei fiorentini. Ottiene con il fratello Jacopo dalla duchessa Caterina Visconti il governo di Parma e quello di Reggio Emilia. Allorché si rende conto che i Rossi fanno entrare nella prima località alla chetichella un grande numero di loro fautori per sollevare Parma assale i guelfi che sono di guarnigione nella cittadella; li espelle per dieci anni e dà loro il tempo tempo di una candela di 12 denari, messa ad ardere sopra la campana del comune in piazza, per prendere le proprie cose ed allontanarsi. Una forca è eretta sulla pubblica piazza, pronta ad essere utilizzata ai trasgressori del suo ordine. Dopo di ciò con 1000 cavalli viscontei e 1000 fanti saccheggia per un mese le loro case; gli abitanti sono costretti a riconoscergli 10000 fiorini per le spese di acquartieramento dei suoi uomini. I Rossi con oltre 2000 loro seguaci raggiungono il campo fiorentino e continuano la guerra nel parmense.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Scaccia da Parma altri 660 abitanti, che escono per la Porta di Santa Croce. I Pallavicini distruggono un ponte di barche sul Po controllato dai suoi uomini: il Terzi li  assale  verso Mezzano e cattura loro 60 cavalli.

Sett. Milano Padova Ferrara  

 

Emilia e Lombardia

Esce da Parma con 300 cavalli e 200 fanti con i quali dà alle fiamme San Secondo Parmense e Viarolo: cattura più di 1000 contadini e pastori  appropriandosi nel contempo di 400  capi di bestiame bovino e 200 di altro tipo. Al termine dell’incursione punta a congiungersi sotto Brescia con il dal Verme e Galeazzo da Mantova alla testa di 500  cavalli e di 1000 fanti.  Si propone di prestare soccorso ai difensori della  cittadella  assediati dai carraresi.  Costoro  hanno deciso di arrendersi a patti se entro otto giorni non ricevono concreti aiuti dall’esterno. A Casalmaggiore è raggiunto dai ghibellini bresciani; il Terzi si dirige alla Porta di San Giovanni; è respinto; ripiega a Porta Pile dove può entrare e rifornire di armi e vettovaglie il presidio della cittadella con l’aiuto dei ghibellini. Trascorrono due giorni e Francesco Novello da Carrara e Niccolò d’Este si allontanano  nottetempo da Brescia. Il Terzi si reca a Milano, conclude una tregua con i guelfi, si sposta a Guastalla al cui governo prepone Guido Torelli. Si sposa con Francesca da Fogliano figlia di Carlo: mentre conduce la moglie dal castello di Dinazzano a Castelnovo di Sotto con gran pompa è informato che Gherardo Aldighieri, seguace dei Rossi, sta provenendo da Castelfranco Emilia con 150 lance. Lascia la donna, corre ad attendere il condottiero avversario a Montecchio Emilia, lo cattura e lo fa rinchiudere nelle segrete della rocca di Guardasone, dove presto lo fa uccidere. Negli stessi giorni Simone da Canossa ed Antonio Vallisnieri catturano Pietro dei Rossi mentre da Bologna sta ritornando ai suoi possedimenti con soli 17 cavalli. Il Terzi lascia Castiglione dei Terzi con 60 cavalli, preleva il Rossi, incarcerato a Montevetro, e lo fa condurre a  Montecchio Emilia. Si riconcilia con il rivale.

Ott.  

 

 

 

 

 

Emilia

Fa rientrare a Parma i partigiani dei Rossi. I fratelli Terzi si accordano per la suddivisione di terre, borghi e castelli.

Nov. dic.  

 

 

 

 

 

Emilia

Libera il Rossi ai primi del mese;  si accorda con il rivale per togliere Parma al dominio dei Visconti: nel contempo si fa riconoscere dal nuovo duca di Milano Giovanni Maria Visconti Montecchio Emilia, Boretto, Brescello, Gualtieri, Borgo San Donnino (Fidenza), Fiorenzuola d’Arda a saldo del suo credito di 50000 ducati. Ottiene pure i diritti di riscossione per i pedaggi al guado del Po, la possibilità di installare mulini sul corso di tale fiume e quello di poterne utilizzare le acque per l’irrigazione. Ordina a tutti gli abitanti del capoluogo di rientrarvi e fa giurare a tutti (per il momento) fedeltà al duca di Milano. Recupera il castello di Viniano degli Arduini di cui si è impadronito Ludovico della Palude. Alla notizia che i San Vitale hanno l’intenzione di rafforzare le difese di Gaione e che altrettanto intendono fare i Rossi a Porporano, convince Pietro dei Rossi ad intervenire a tutela della comune convivenza.

1404  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Terzi

 

da Correggio

 

 

 

Emilia

Fiorentini e carraresi cercano di assumerlo ai loro stipendi: non trova l’accordo con i fiorentini perché chiede una condotta di 600 lance e di 300 balestrieri mentre la repubblica intende concedergliela di 500 lance. Altri contatti si ripetono per i due mesi successivi. Si accorda con Pietro dei Rossi per il dominio congiunto di Parma; i partigiani di quest’ultimo devastano le terre di Fontanellato. Sono catturati molti uomini per averne un riscatto. Piero da Correggio, nel contempo, si impadronisce di Montechiarugolo a spese dei ducali. Subito il Terzi alla testa di di 300 lance, 800 fanti, 60 guastatori ed alcune bombarde assedia il da Correggio in tale castello  rapidamente espugnato.

Feb. Terzi Milano  

 

Emilia

Il Rossi entra in Parma; il Terzi lo segue il giorno seguente provenendo da Castelnuovo dei Terzi: irrompe all’alba per la Porta di San Barnaba con 600 cavalli.  Con il Rossi si fa signore della città a nome della fazione guelfa. Sono date alle fiamme le scritture degli archivi, aperte le prigioni e rilasciati i carcerati; molte case dei ghibellini sono saccheggiate;  i rivali politici vengono espulsi. .

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

Sono consegnati nel duomo di Parma ai due capitani le chiavi della città e delle rocche; il Terzi ed il Rossi si giurano fratellanza e fanno la comunione con la stessa ostia.  Aggrediscono le fortezze cittadine e minacciano di impiccare i difensori se non dovessero arrendersi; a seguito di un breve assedio 2 castelli rimangono in suo potere, 2 in quello del Rossi; entrambi introducono 200 fanti nella cittadella. Con il suo emulo divide anche le porte della città: al  Terzi vanno Porta Nuova, la Porta di Bologna e quella di San Michele; a Pietro dei Rossi spettano  quelle di San Barnaba, di Santa Croce e di San Francesco. Il Terzi contrasta  le compagnie che stazionano a Fidenza;  sempre con il Rossi raduna 2000 fanti a Montecchio Emilia ed a Montechiarugolo per minacciare il reggiano.

Apr. Guelfi

 

Terzi

Milano

 

Rossi

700 lance Emilia

I vari signori della Lombardia gli concedono una condotta di 700 lance. Manfredi Scotti entra in Piacenza con il pretesto di difendere i diritti del duca di Milano Giovanni Maria Visconti. Il  Terzi lascia Lodi e penetra nottetempo nella città per una breccia esistente nelle mura tra Porta Cremonese e Porta San Lazzaro. Scaccia lo Scotti ed assedia i capitani viscontei Pietro da Bagno, Niccolò Crivelli e Cornelio da Rho che si sono asserragliati nelle cittadelle di Fodesta, di Stralevata e di Sant’ Antonino. Durante le operazioni di assedio fa impiccare nella piazza del centro un prete, chiamato Campanino, per alcune parole volgari proferite nei confronti di Margherita Scotti nel momento in cui la gentildonna sta parlando con il priore della chiesa di San Sisto. Vede inutili i suoi attacchi e, nello stesso tempo, teme che il Rossi gli giochi qualche scherzo a Parma. Si riconcilia con i Visconti e rientra  in Parma per Porta Nuova con Giberto di San Vitale alla testa di 600 uomini tra fanti e cavalli. Svaligia le milizie dell’avversario e si impossessa di ponti, castelli e porte cittadine con l’eccezione del castello  di Santa Croce dove si rinchiude la moglie del Rossi Giovanna Cavalcabò. E’ acclamato signore della località.

Mag. Parma

 

Parma

Ferrara

 

Rossi Firenze

 

 

Emilia

Recupera Reggio Emilia pervenuta agli estensi;  entra in tale città per la Porta di Santo Stefano: cento persone e molto bestiame sono condotti a Montecchio Emilia. Subito dopo rientra a Parma, assale la rocca di Santa Croce alla cui difesa si trovano Antonio dei Rossi ed Antonio Balestrazzo. Gli avversari sono costretti alla resa quando sono piantate contro la fortezza cinque grosse bombarde dalla parte di San Giovanni a Codiponte. A fine mese deve lasciare Piacenza: feste e processioni a Bergamo per solennizzare l’evento.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Ottiene la cittadella di Reggio Emilia;  obbliga Muzio Attendolo Sforza ed Uguccione Contrari a desistere dalle operazioni di assedio condotte con 800 cavalli e 2000 fanti. A Parma ordina a tutti i partigiani dei Rossi ed ai loro famigliari di abbandonare la città nello spazio di tre ore: costoro devono passare per la porta di San Michele ove sono spogliati dei loro beni. Con la loro partenza le case dei Rossi sono una volta di più messe a sacco. Nella città il Terzi fa chiudere chiese, botteghe e tutte le porte con l’eccezione di quelle di San Michele e di San Francesco. Dopo tre giorni ritorna a  scorrere contro i guelfi; si dirige a Porporano ed espugna le torri dei Catellani, dei Guazzardi e dei Valeriani; sostiene una forte scaramuccia con gli abitanti di Alberi. Cavalca a Montechiarugolo,  a San Gemignano cattura in un’imboscata 42 soldati dei quali 36 sono imprigionati a Parma. Il pontefice gli invia in soccorso Paolo Orsini con 400 cavalli.  Emana un nuovo bando per il quale devono abbandonare la città tutti gli aderenti dei Rossi comprese le donne. Lo stesso giorno ottiene in feudo dal duca di Milano il castello e la cittadella di Reggio Emilia. I fiorentini spediscono il  Tartaglia in soccorso dei Rossi. Il Terzi attende l’avversario alla stretta di Selvapiana, tra Rossena e Rossenella, e lo sbaraglia catturandogli 360 cavalli. Come risposta i Rossi tolgono l’acqua a Parma.

Lug.  

 

 

 

 

 

Emilia

Fa distruggere i raccolti di Alberi e di Porporano;  imprigiona numerosi fautori dei Rossi; per rappresaglia gli avversari uccidono un certo Merlino, suo amico, e ne conducono a Parma il cadavere. Per vendetta il Terzi fa spianare sette case ed uccidere tutti i prigionieri della fazione dei Rossi che sono nelle sue mani  (centosettanta o trecentoquattordici secondo le fonti): i loro cadaveri sono condotti a Porporano caricati su diciassette carri. E’ pure creduto l’autore di altri misfatti quali l’uccisione di un bambino in fasce gettato contro un muro o di un ragazzo strappato alla madre cui è tagliata la gola: è probabile che tali voci non siano vere ma che facciano parte di una leggenda per rendere ancora più crudele la sua immagine. Fa sgombrare Codiponte degli abitanti e ripete le sue scorrerie a Felino, Mamiano, Pariano, Alberi e Porporano.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si dirige a Felino;  vince nuovamente il  Tartaglia in una grossa scaramuccia. Le sue irruzioni nel modenese provocano danni per 100000 ducati.

Sett.  

 

 

 

 

 

Emilia

Se la prende con i bambini della fazione avversaria e fa imprigionare a Parma tutti coloro che hanno più di cinque anni; li libera con l’imposizione di una fidejussione di 200 fiorini che assicuri la loro presenza in caso di eventuali chiamate.  Assedia il castello di Mozzatella di proprietà dei Manfredi: lo ottiene a patti in otto giorni. A causa dei suoi eccessi intervengono veneziani, fiorentini, il legato pontificio Bartolomeo Cossa; è convinto a stipulare una tregua di sei mesi con il Rossi. Ottiene in pegno Parma dai Visconti per un anno dietro la sospensione di un credito di 78000 fiorini per paghe arretrate.

Ott. Venezia Padova 500 lance Emilia e Veneto

Stimolato dal duca di Milano Giovanni Maria Visconti si presenta ancora sotto Piacenza: scala nottetempo le mura tra la Porta di San Nazario e quella Cremonese in un punto in cui il fossato è senza acqua; sono messe a sacco le case dei ghibellini e quelle dei guelfi. Sopraggiunge il dal Verme; il condottiero veronese  calma il suo furore (alimentato dalla necessità di trovare il denaro per le paghe dei suoi uomini) attraverso la consegna un acconto sulla somma di 40000 fiorini di cui è creditore verso il duca di Milano. Gli sono promesse in cauzione le fortezze cittadine. Il salvataggio economico (seppure a mezza paga) viene da una condotta veneziana per combattere i carraresi. Lascia alla guardia di Parma Antonio Terzi e Giberto di San Vitale con 400 fanti; si collega con Francesco Gonzaga ed il dal Verme per depredare il veronese. Si accampa a Bussolengo da dove con Galeazzo da Mantova ed Ugolotto Biancardo chiude tutti i passi della Valpolicella in modo da impedire il vettovagliamento agli avversari.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

Con il dal Verme si impadronisce del castello di Chiusa, conquista Crovara e la rocca di Rivoli Veronese; è costruita una fortissima bastia tra Bussolengo, Pescantina e Castelrotto, si impossessa di Nogarole Rocca e di Isola della Scala. Segue il dal Verme nel territorio di Piove di Sacco.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

Giacomo da Carrara esce da Verona con 800 cavalli e 1000 fanti per raggiungere  Montagnana e costruirvi una bastia: il Terzi gli si muove contro con forze maggiori, lo sconfigge e gli cattura 300 cavalli con tutti i carriaggi.

1405  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

Tratta con alcune sentinelle che sorvegliano a Verona il tratto di mura di San Zeno. I veneziani si avvicinano senza essere scorti e per una breccia entrano nella città 300 uomini che occupano tre torricelle alla Porta  Calzari. Giacomo da Carrara lo affronta animosamente e con un colpo di lancia ferisce  Francesco Gonzaga; giungono in rinforzo del da Carrara Cecco da San Severino e Paolo Lion che con l’aiuto degli abitanti riconquistano la posizione.

Mar. apr. Milano Guelfi 1200 cavalli e 200 fanti Lombardia

Si reca a Milano dopo avere lasciato alla guardia di Parma Antonio e Jacopo Terzi. Al suo ritorno dalla Lombardia fa ritrarre sulla facciata del Palazzo dei Notai Pietro dei Rossi ed il fratello Giacomo impiccati per un piede. A novembre tali pitture saranno  tolte su richiesta di Ugolotto Biancardo, di Carlo da Fogliano e di Giberto di San Vitale.

Mag. giu.  

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Si collega con Francesco Visconti;  contrasta i guelfi. Marcia su Lodi; in soccorso di Giovanni da Vignate giungono Pandolfo Malatesta e Gabrino Fondulo. Si combatte attorno alla città; all’ improvviso gli avversari compiono una scorreria nel piacentino e si impadroniscono del capoluogo con l’ausilio dei guelfi lombardi. Alla notizia il Terzi abbandona Lodi dove è attendato con 1000 cavalli e 1000 fanti;  si unisce con Francesco Visconti e Facino Cane; entra nella città di cui è podestà Giberto di San Vitale e ne scaccia gli avversari. Ottiene una volta di più in feudo Parma e Fidenza dal duca di Milano a compensazione di paghe arretrate.

Lug. Parma Pallavicini  

 

Lombardia ed Emilia

Torna ad assediare Lodi; un dissidio con Francesco Visconti porta entrambi i condottieri a lasciare  l’assedio. Gli si ribella Fidenza; il Terzi ne viene respinto dagli abitanti cui presta soccorso   Rolando Pallavicini. Assale le terre dei nuovi avversari.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Conclude una tregua con i Pallavicini; i suoi uomini continuano lo stesso a molestare i contadi di Scipione, di Tabbiano, di Bargone e di Solignano;  assedia Fidenza.

Sett.  

 

 

 

 

 

 

 

Viene aggregato alla nobiltà veneziana con i fratelli Giovanni e Jacopo Terzi.

Ott. nov.  

 

 

 

 

 

Emilia

Muore la prima moglie Orsina (casato sconosciuto). Sempre ad ottobre riprende il conflitto con i Pallavicini. Attorno a Fidenza si svolgono sanguinose scaramucce. Fa costruire una bastia a Castione ed una a Carabiollo. A novembre sposa Francesca da Fogliano, figlia di Carlo.

1406  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Emilia

Definisce una tregua di venti giorni con i difensori di Fidenza: questa sarà prolungata in breve tempo per altri ventisei mesi.

Apr. Parma Cane  

 

Emilia

Facino Cane assale di sorpresa Piacenza ed espelle le sue truppe. Il Terzi abbandona la città prima dell’arrivo dell’ avversario conducendo via con sé molti beni e numerosi ostaggi.

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

Aiuta di nascosto  Obizzo da Montegarulli ai danni degli estensi. Si incontra a Reggio Emilia con Gabrino Fondulo che si appresta a togliere Cremona ai Cavalcabò.

Lug. Parma Cremona  

 

Emilia

Si incontra a Parma con Niccolò da Tolentino  inviatogli dal Fondulo con l’ offerta della signoria di Cremona. Invia lo Sparapano con 2000 fanti e gli ordina di restare nei dintorni finché non riceva un apposito segnale dal Fondulo stesso. Quest’ ultimo delude le sue aspettative e si insignorisce di Cremona in proprio dopo avere eluso con uno stratagemma la sorveglianza dello Sparapano. Al ritorno a Parma a mani vuote di tale condottiero, il Terzi lo  farà decapitare e squartare. Si allea con Giovanni da Vignate, signore di Lodi, e muove guerra senza troppo successo al Fondulo.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Soccorre Giacomo e Pietro dei Rossi;  li aiuta a recuperare San Secondo Parmense  tolto loro dal congiunto Leonardo. Sempre nel periodo i fiorentini gli consegnano 25000 fiorini affinché non passi alla difesa di Pisa.

Sett. Milano Cane  

 

Emilia

Rioccupa Piacenza a spese di Facino Cane: la città viene messa a sacco.

Ott. Parma

 

Cremona

 

 

 

Emilia e Lombardia

Punta inutilmente alla testa di numerose truppe alla volta di Cremona. E’ respinto. Nello stesso mese viene nominato dal duca di Milano conte di Reggio Emilia con l’investitura di Boretto, Brescello, Castelnuovo, Cavriago, Montecchio Emilia, Gualtieri, Campegine, Cogruzzo, Sant’Ilario d’Enza, Fiorenzuola d’Arda in cambio della cancellazione di un suo vecchio credito di 78000 fiorini. Il Terzi ordina alle autorità di Reggio Emilia che sul palazzo pubblico sia dipino il suo stemma inquadrato con la vipera viscontea.

Dic.  

 

 

 

 

 

Emilia

 

Nasce il figlio Niccolò Carlo. Il battesimo è celebrato il giorno di Natale alla presenza di padrini illustri quali il principe vescovo di Trento Giorgio di Liechtenstein, il cardinale di Bologna Baldassarre Cossa, Giacomo dei Rossi, fratello di Pietro e vescovo di Luni, un rappresentante della Serenissima ed i condottieri dal Verme, Biancardo, Carlo Malatesta, Francesco Gonzaga, il duca di Milano ed il marchese di Ferrara Niccolò d’Este. Per l’occasione sono liberati i prigionieri di Parma e di Reggio Emilia. I festeggiamenti si estendono per tutto il contado coinvolgendo anche i castelli degli Appennini.

1407  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

 

 

Coadiuva il dal Verme contro Facino Cane e gli altri capi del partito ghibellino come Antonio e Francesco Visconti e Gabriele Maria Visconti fratello naturale del duca. Presta soccorso al dal Verme con 7000 uomini tra soldati e fuoriusciti di varie località.

Feb. Guelfi Cane Milano  

 

Emilia e Lombardia

Su pressione del dal Verme si riconcilia con il Fondulo. Attraversa il Po a Torricella e si dirige nel bergamasco; espugna Comun Nuovo, entra a forza a Spirano, Lurano, Brignano Gera d’Adda. A Pignano sono uccisi dagli abitanti dodici uomini della sua compagnia; attacca il castello di Lurano, ne fa uccidere i difensori e lo fa dare alle fiamme con quello di Pignano. Attraversa l’Adda a Trezzo sull’Adda, giunge a Vimercate con l’appoggio dei Colleoni, di Pandolfo Malatesta, del Fondulo, dei veneziani e del legato pontificio Cossa. Occupa Desio, Saronno, Magenta e Rosate; supera il Ticinello e si scontra a Morimondo con Facino Cane che  si trova alla testa di 3000 uomini d’arme. Sconfitto in un primo scontro che termina con l’uccisione di molti uomini d’ambo le parti, nella notte, il Terzi riceve alcuni rinforzi da Jacopo dal Verme. Con tali forze assale il campo avversario. Facino Cane è colto impreparato; riesce, tuttavia, a fuggire a Binasco  abbandonando nelle  mani del Terzi 1000 prigionieri con Marcoardo dalla Rocca. Il Terzi uccide quest’ultimo con un colpo di spada alla gola per le sue risposte sprezzanti. A Parma nella piazza vicino alla campana comunale è piantata una piccola forca con la quale, al suono delle trombe, è impiccato un cane.  La carogna viene poi bruciata con la paglia: il tutto avviene per offendere il capitano avversario che diceva di volere arrostire un parmense. negli stessi giorni il vescovo di Trento chiede il suo intervento per aiutarlo a domare una rivolta scoppiata nelle valli di Non e di Sole, capeggiata da Rodolfo Belenzani. le trattative non vanno a buon fine per i suoi impegni sul fronte milanese.

Mar. giu. Parma Pallavicini  

 

Lombardia ed Emilia

Entra in Pavia con il dal Verme e poco più tardi in Milano: assedia subito i ghibellini nel Castello di Porta Giovia; due suoi avversari politici, Giacomo e Francesco Grassi, sono ammazzati; pretende di sterminare tutti i ghibellini milanesi e chiede con forza il sacco delle case e dei beni dei membri della fazione sconfitta. Gli si oppone con decisione il dal Verme, appena nominato governatore del ducato.  Gli abitanti  offrono al Terzi 100000 fiorini e 400 buoi affinché si allontani; ritiene  non sufficiente  la proposta; minaccia di mettere a sacco la città; infine se ne allontana.   Libera Astorre Visconti, uno dei tanti figli naturali di Bernabò, e si porta con costui a Monza per concertare nuove imprese. Ritorna a  Parma e muove nuovamente guerra al  Pallavicini. Depreda il contado di Fidenza e di Torre del Marchese, presso un guado del Taro; in sei giorni costringe i difensori alla resa. Ordina di restaurare il castello e sui merli vi fa dipingere i gigli che sostituiscono le aquile imperiali. Ne viene anche mutato il nome che da questo momento assume la denominazione di Castelguelfo. Ritorna  sotto Fidenza e ne distrugge i raccolti.

Lug.  

 

 

 

 

 

Emilia

Conquista Scipione a spese di Pietro Pallavicini, Castellina e Borgo San Giovanni di cui è nominato marchese. Segue la pace con Rolando Pallavicini,  restituisce Scipione e Cortemaggiore; si tiene invece la rocca di Fidenza; spiana Poviglio. In seguito a quest’ultimo acquisto aggiunge ai suoi titoli di conte di Reggio, quello di marchese di Borgo San Donnino.

Ago. Parma

 

Comp. ventura

Milano

 

Mirandola

 

 

Emilia

Il duca di Milano cambia atteggiamento nei suoi confronti; Ottobono Terzi  fa compiere dai suoi  uomini un atto di pirateria sul Po che colpisce i traffici tra Milano e Venezia, appena ripresi l’anno precedente dopo un blocco triennale. Concede un salvacondotto a 7 grosse navi milanesi e veneziane dirette a Venezia con merci a bordo per 50000 fiorini e le fa catturare dai suoi soldati. Sempre per la medesima necessità di procurarsi denaro transita con più di 2000 cavalli nei territori di Mirandola e di San Felice sul Panaro. Per un mese viene interessato dalle sue escursioni tutto il basso modenese (Spilamberto e Vignola).

Sett. Parma Piacenza  

 

Emilia

Scaccia da Piacenza Giacomo Arcelli e lo fa dipingere come traditore.

Dic.  

 

 

 

 

 

Emilia

Assale invano le fortezze di Piacenza; rientra a Parma e ne espelle parte dei fautori dei Rossi in particolare i più bellicosi.

1408  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Milano  

 

 

 

Emilia

 

Ritorna agli stipendi del duca di Milano. Si ferma temporaneamente sul Monte Colombano, nel piacentino, per addestrare le sue truppe in modo da renderne elevata l’efficienza.

Feb.  

 

 

 

 

 

Emilia

Ripulite da ghiaccio, neve e fango le strade di Parma le trasforma in una specie di palestra d’armi. Giostra anch’egli con i suoi cavalli sulla piazza maggiore della città.

Mar. Parma Rossi  

 

Emilia

Iniziano i lavori per erigere una bastia a San Quirico, tra San Secondo Parmense e Trecasali. Fronteggia i Rossi cui toglie Carona (due giorni di assedio) e la bastia di Sant’Andrea a Bagni.

Apr.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si rappacifica con i Rossi grazie alla mediazione del suocero Carlo da Fogliano.

Mag. Parma Ferrara  

 

Emilia

La sua impudenza ed il superamento di ogni limite di umanità facilitano la nascita di un’alleanza ostile nei suoi confronti cui fanno parte i signori di Ferrara, Mantova, Milano, Brescia, Cremona, i Rossi ed i Pallavicini. IL Terzi apre le ostilità con una nuova irruzione nel modenese verso Vignola e Spilamberto; le prede sono condotte nel reggiano. Al comando di 2500/3000 cavalli e di 400 fanti aggredisce le terre dei da  Correggio e dei della Mirandola, danneggia i dintorni di Rubiera ed altre parti del modenese con Carlo da Fogliano e Francesco da Sassuolo. Niccolò d’Este per contrastarlo assolda Muzio Attendolo Sforza con 250 lance. Il condottiero romagnolo elude la sorveglianza del Terzi ed entra in Modena. Il Terzi attacca tale città a Porta Baggiovara: ne escono gli abitanti che con l’ausilio dei nuovi venuti sono in grado di respingere i suoi uomini a seguito di un aspro scontro durato due ore.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Cattura un ambasciatore estense che si sta recando da Facino Cane nonostante che il diplomatico (Aldobrandino Giocoli) sia munito di un suo salvacondotto. Invia un contingente di armati a Scandolara Ravara comandato da Guido Torelli. A metà mese viene sconfitto a Castelponzone dai collegati capitanati da Pietro Fusi: nello scontro sono uccisi 200 uomini e ne sono fatti prigionieri altri 300 tra cavalli e fanti.

Lug.  

 

 

 

 

 

Emilia

Assalito nuovamente dagli estensi è abbandonato dai suoi alleati come Ato di Rodiglia, Francesco da Sassuolo ed i da Canossa. Raggiunge Poviglio e la mette a sacco perché i ducali, su istigazione del  dal Verme, si rifiutano di saldargli le sue spettanze.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Gli estensi giungono a Rubiera ed i Pallavicini si impossessano della bastia di Castione: a titolo di rappresaglia fa decapitare 36 fautori dei Pallavicini (dei quali 11 erano già stati confinati a Parma e 25 a Reggio Emilia). Alla notizia che il Rossi è stato catturato a Grondola da Luca Fieschi corre su Felino  compiendovi una razzia.

Sett.  

 

 

 

 

 

Emilia

Scorre di nuovo a Felino, conquista Vigatto e fa spianare il castello di Malandriano. Il dal Verme cerca di subornare le sue schiere. Invia un suo emissario a Parma con tale obiettivo: scoperto l’uomo è abbacinato,  gli sono tagliate le mani. Il dal Verme è dipinto  come traditore, impiccato per i piedi, su una tavola di legno alta e lunga 4 braccia, affissa ad una colonna piantata in mezzo alla piazza in Malcantone, verso l’osteria ed il postribolo. L’insegna rimane in tale posto fino alla morte del Terzi. Il condottiero, peraltro, ne fa dipingere una seconda,  recata a spalle da un uomo d’arme, che lo precede sempre nei suoi spostamenti al fine di ricordargli il tradimento patito.

Nov.  

 

 

 

 

 

Emilia

Sorprende con 150 cavalli alcuni soldati che sorvegliano la costruzione di un ponte vicino alla bastia del Cantone: sono catturati 100 cavalli e 100 fanti. Nel  mese fa prigionieri in un’imboscata Micheletto Attendolo, Lorenzo Attendolo e Santo Parente impegnati in una scorreria nel parmense. Tutti sono incarcerati a Parma per essere sottoposti a varie torture.

1409  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto ed Emilia

Si reca a Padova con Guido Torelli. Appena è reso edotto  della fuga a Felino dei 3 condottieri sforzeschi e della protezione loro accordata dai Rossi, ritorna a Parma e si dirige minaccioso con 4000 uomini su Felino. E’ coadiuvato nell’occasione da milizie del cardinale Ludovico Fieschi.  Deve presto desistere perché ferito in un assalto ad un piede da un verrettone.

Feb.  

 

 

 

 

 

Emilia

Provvede a rafforzare le opere difensive di Parma.

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

Fa costruire una bastia a Poviglio per opporsi alle truppe della lega; fa incendiare le case e la paglia di San Sisto, Meledolo, Boretto e Fontane. Nello stesso mese si riconcilia una volta di più con il Fondulo.

Apr.  

 

 

 

 

 

 

 

Viene contattato dai fiorentini per passare ai loro stipendi. Si reca a San Secondo Parmense, a Reggio Emilia e nel modenese.

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

Esce da Reggio Emilia con 1800 cavalli e 2000 fanti; guada il Secchia ed entra nel territorio di Formigine con l’intenzione di sorprendervi Niccolò d’Este. Cattura 400 uomini con Alberto Boschetti, 30 tra i principali cittadini di Modena e 60 nobili di Reggio Emilia e Parma diretti a Magreta. Chiede, il lunedì di Pasqua, di parlamentare con il marchese di Ferrara al fine di aprire delle trattative di pace in un luogo sito sulla strada tra Reggio Emilia e Rubiera al ponte della Vallisella o Pontalto, chiamato da alcuni Tagliata, da altri Valverde. Cronisti estensi riferiscono di un suo tentativo di agguato a Salvaterra. Niccolò d’Este, preavvertito, colloca alcuni armati in un bosco vicino al punto d’incontro. Il Terzi si presenta all’ appuntamento con un cappuccio calato in testa, montando un’umile cavalcatura, con 90/100 cavalli, accompagnato dal figlio Niccolò Carlo, da Guido Torelli, da Carlo da Fogliano, Francesco da Sassuolo ed Antoniuccio dell’AquIla. Anche Niccolò d’Este sopraggiunge  con 100 cavalli con al fianco Uguccione Contrari, lo Sforza e Micheletto Attendolo.  Mentre i due signori di Parma e di Ferrara sono impegnati nei convenevoli di rito senza armi oltre alla spada, lo Sforza si avvicina al  Terzi e lo colpisce a tradimento  alla schiena con un pugnale; Micheletto Attendolo lo finisce spaccandogli la testa. Tra i prigionieri inviati nelle prigioni di Ferrara si contano oltre al Torelli, i capitani Giovanni dei Pezzoli, il parmense Pietro Cantelli, Rampini da Cittadella, Giovanni da Cremona. Sfugge alla cattura il fratello Jacopo  che, portando in sella il figlio Niccolò Carlo, riesce a raggiungere Parma.  Il  cadavere del Terzi è condotto a Modena, ove è squartato: tre quarti delle sue membra sono poste sulle porte di Modena e di Cremona ed un quarto è consegnato ad un suo avversario politico; le budella sono date in pasto ai cani; gli orecchi sono spartiti tra i suoi nemici; il capo mozzato è portato a Giacomo dei Rossi, vescovo di Parma, che fa impalare il cranio sugli spalti del castello di Felino; altri ancora mangiano parte della sua carne. Ritratto da Paolo Uccello nella Gualfonda nell’orto dei Bartolini Salimbeni con Paolo Orsini, Luca di Canale e Carlo Malatesta. E’ ricordato da Enea Silvio Piccolomini nella sua opera “De viris illustribus” e da Ludovico Ariosto nell'”Orlando furioso”.

 CITAZIONI

“Uomo di innegabile forza d’animo e di finissima astuzia, Ottobuono disponeva di milizie agguerrite ed era in grado di imporre la sua volontà con una decisione, che si guardava bene dal correggere con qualche sfumatura di inibizione morale. Ma il lato più caratterisrico della sua personalità, in tempi tutt’altro che miti e scevri di violenza, fu la spregiudicata ferocia, passata alla storia attraverso il vaglio degli episodi più disparati. L’elenco dei suoi inganni, dei suoi provvedimenti tirannici, delle sadiche perfidie, delle torture, delle vendette è assai lungo.” CHIAPPINI

“Fu grandissimo persecutore de Giebelini, e molti ne fece morire. Così de quelli de la parte Rossa a Parma.” CAGNOLA

“S’introdusse nella militia sotto la disciplina di Giovanni Aucuto: con sì buon maestro divenne in breve egli ancora celebre Capitano..Fu Otho di volto pieno e di quadrata statura.” ROSCIO

“Valoroso Capitano.” GAMURRINI

“Uomo veramente a quei tempi nell’armi senza paragone terribile.” SPINO

“terribilis armiger.” REDUSIO

“Uomo feroce e vendicativo.” ROSMINI

Con Alberico da Barbiano, Jacopo dal Verme, Galeazzo da Mantova, Facino Cane, Pandolfo Malatesta “Peritissimos belli ducis.” BRACCIOLINI

Con Facino Cane “Nell’armi assai prodi.” FORMENTON

Con Facino Cane, Galeazzo Pepoli, Bertolino da Cremona, Paolo Savelli “Tutti valorosi capitani.” MUZZI

“Reggiano e gran Capitano.” NICOLIO

“Vir impiger et natura ferox.” CRIVELLI

“Hominem ferme, si tamen hominem, humani generis parricidam convenit appellari, quem diu caesum oportuit.” BILLIA

“Vir sane, quo bello nullus ea tempestate habilior.” CORNAZZANO

“Tre Capitan Parma ha, l’un messer Otto,/ Antonio l’avol mio, il Balestraccio,/ Rardo Aldighier, e Biancardo Ugolotto.” CORNAZZANO

“Uno dei generali formatosi nel secolo XIV alla scuola di Alberico da Barbiano.” BOSI

“Condottiere di gran nome e fiero ghibellino.” LITTA

“Crudelissimus tyrannus..pessimus ille Otho delectatus in sanguine hominum, ut fera sylvestris.” SANT’ANTONINO

Con Jacopo dal Verme, Alberico da Barbiano, Francesco Gonzaga, Facino Cane, Pandolfo Malatesta “Condottieri di stima assai in questo tempo.” PORRO LAMBERTENGHI

“Egli fu buono e perciò chiamossi Otto buono e buon Otto. Fu di pelo rossigno e rufo per questo fu detto. E fu de più avventurosi capitani e di maggior nome che havesse l’età sua.” ANGELI

“Fu..un mostro di crudeltà.” GOZZADINI

“Egli fu pessimo tiranno, e tanto più efficacemente pessimo quanto a grande prodezza accoppiava maestria di frode!” PEZZANA

Con Jacopo dal Verme e Niccolò da Tolentino “Capitani assai celebrati per valor guerriero.” V. DE CONTI

“Capitano parimente di gran nome.” TONDUZZI

“Fu in arme fiero e crudele Taliano della dicta scola (del Broglia)..Questo valente capitano,..usò di grande crudeltà alli suoi dì, ma di sua persona (fu) gagliardissimo.” BROGLIO

“Ve’ Nicolò, che tenero fanciullo/ il popul crea signor de la sua terra/…/ Farà sì de’ suoi ribelli uscire a voto/ ogni disegno, e lor tornare in danno;/ ed ogni stratagema avrà sì noto,/ che sarà duro il potergli fare inganno./ Tardo di questo s’avedrà il terzo Oto,/ e di Reggio e di Parma aspro tiranno/ che da costui spogliato a un tempo fia/ e del dominio e de la vita ria.” ARIOSTO

“Rei militaris peritissimus.” FACIO

“Singolarmente refrattario alle regole della convivenza civile, responsabile di trasgressioni ed errori clamorosi.” COVINI

“Si accanì sui rivali Rossi tanto sanguinosamente che un intero quartiere di Parma non bastava a contenerne i cadaveri, e in un’altra circostanza fece bruciare sulla pubblica piazza l’effigie di Jacopo dal Verme, reo di avere tradito l’alleanza per il dominio su Piacenza.” TANZINI

“Molto celebre in guerra.” CAPRIOLO

“Tanto celebre quanto famigerato..Un subitaneo declino (il suo) che tuttavia era stato preceduto dal dilatare di una eclatante fortuna, conquistata sul campo delle armi dal protagonista di spietato pregio militare, ma di esiguo talento politico, incarnato in Ottobono: un tipico condottiero del Quattrocento, della rude psicologia imperscrutabile, la cui storia personale, nella sua terribilità singolare ma non inconsueta, si svolge, quanto mai densa di accadimenti, in un quadro storico composito, tanto frazionato quanto percorso da dinamiche tumultuose.” CONT

 

 

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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