GIAN GIACOMO DEI MEDICI

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2010
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GIAN GIACOMO DEI MEDICI  (Medeghino, vale a dire piccolo Medici per la sua bassa statura) Di Milano; alcune fonti lo dicono originario di Porlezza in Valsolda.

Nessuna parentela con i Medici di Firenze.

Della piccola borghesia: il padre, infatti, è commesso della dogana. Conte di Lecco, marchese di Musso e di Marignano. Signore di  Monguzzo, Chiavenna, Nibionno, Menaggio, Osteno, delle Tre Pievi (Dongo, Gravedona, Sorico), della valle d’Intelvi, della Valsolda, della Valsassina, della Valdamera e di Moncrivello. Cugino di Gabriele Serbelloni, genero di Ludovico Orsini. Cavaliere del Toson d’Oro.

1495 – 1555 (ottobre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………….. Lombardia

Nasce a Milano vicino alla chiesa di San Martino di Nosigia. Figlio di un appaltatore della dogana e primogenito di quattordici fratelli (di cui quattro muoiono nella verde età). Impara presto l’arte di arrangiarsi in strada e nelle campagne.  Si mette a capo di una banda di giovani briganti pronti a compiere ribalderie di ogni tipo. Si segnala come spadaccino.

1511 Lombardia

A sedici anni ha una lite con Paolo Pagnano: i sicari del suo rivale gli tendono un’imboscata e lo abbandonano per morto sulla via. Guarito, il Medici si vendica in pieno giorno, uccide il mandante e rimane impunito. Viene bandito da Milano;  ripara nei pressi del  lago di Como.  Si pone alla testa di una banda di masnadieri alla  cui testa  si distingue per le sue imprese di grassatore lungo le rive del lago.

1515/20 Sforza Francia Lombardia

Dopo l’ingresso dei francesi in Milano certe sue azioni assumono un particolare colore politico;  è Girolamo Morone, cancelliere di Francesco Sforza, ad indirizzare la sua banda contro i transalpini. Nel 1517 si collega con Giovanni del Matto;  compie alcune azioni di disturbo nel lago di Como  ed effettua numerosi colpi di mano nei dintorni di Milano ai danni dei francesi. A mezzogiorno scala i bastioni del capoluogo con quattro compagni, uccide  un corriere francese cui toglie alcuni messaggi che  sono consegnati allo Sforza.

1521
Ago. Sforza Francia Emilia

Prende parte all’ assedio di Parma. Si ferma a parlare davanti ad una porta con il capitano nemico Federico Gonzaga da Bozzolo e fa colazione con lui.

Nov. Lombardia Attraversa il Po;  si accampa a Rivolta d’Adda. Si scontra a Vaprio d’Adda con i francesi agli ordini del Lautrec. Ha modo di distinguersi nello scontro; con la morte di Francesco Morone assume il comando del contingente sforzesco. Al comando dell’ avanguardia  si porta sull’altra riva del fiume, sorprende gli avversari e conquista una testa di ponte. Il Lautrec con l’avvicinarsi della notte preferisce ritirarsi a Milano.
Dic. Lombardia Giovanni del Matto è fatto prigioniero e giustiziato dai francesi. Il Medici uccide gli autori ed i complici di coloro che hanno collaborato alla cattura del sodale; assedia Menaggio che viene data alle fiamme. Induce i grigioni ad abbandonare la causa dei transalpini; penetra di nascosto nel porto di Musso e dà fuoco alla flotta lacuale degli avversari. Ferdinando d’Avalos assedia Como; Girolamo Morone invia a Bellagio una parte dell’ esercito  ducale agli ordini di Ermes Visconti. Il capitano sforzesco fallisce nei suoi obiettivi e si dà  alla fuga abbandonando i propri navigli.  Il Medici lascia Rezzonico;  si dirige su Bellagio per via di terra. Mette in fuga i francesi ed i fuoriusciti guelfi. Gli avversari si ritirano da Lecco e dagli altri castelli del lago di Como ad eccezione di Musso ancora in potere dei seguaci dei da Trivulzio. A fine mese, la vigilia di Natale, il Medici  raccoglie 300 fanti ed attacca nottetempo la fortezza di Musso.  Il suo assalto viene respinto. Tratta con i difensori del forte alto di Musso e li convince ad arrendersi agli imperiali. I 150 uomini della guarnigione lasciano il castello. Ottiene la prefettura del Lario ed il comando delle forze navali ducali con Bartolomeo da Villachiara. Assedia Menaggio e dà alle fiamme le abitazioni dei filo-francesi; procede per le Tre Pievi e si impossessa della torre del Rezzonico.
1522
Gen. mar. Lombardia Il Lautrec è costretto ad abbandonare Cremona; si porta a Lecco dove arma una flottiglia; è coadiuvato nella sua azione anche dal castellano di Musso Biagio Malacrida. A marzo prende parte alla conquista del castello di Musso. Dà fuoco di notte alle imbarcazioni ferme nel porticciolo ed assale il castello; i difensori sono sorpresi nel sonno. Sono rinvenuti nella fortezza ventidue cannoni di varia grandezza dei quali dodici sono trasportati a Milano. Lo Sforza sceglie come castellano della fortezza Giovanni Battista Visconti deludendo così le sue aspettative. Contatta il Morone per ottenere ciò che ritiene gli sia dovuto.
Apr. Lombardia

Milita agli ordini di Prospero Colonna. Dopo la battaglia della Bicocca contrasta i partigiani dei da Trivulzio  nel lago di Como.

Giu. Lombardia Con Domenico del Matto affianca Bartolomeo da Villachiara nel lago di Como. Tutto è messo a ferro e fuoco; numerosi sono i morti e le abitazioni date alle fiamme. Torno è messa a sacco. I francesi sono costretti a ritirarsi a Monza.
Lug. Lombardia Fa parte della guardia del corpo del duca Francesco Sforza. Diviene il suo braccio destro in tutte le azioni più criminali; elimina senza indugi chiunque gli sia segnalato dal Morone come nemico dello stato. Ai primi di luglio si apposta con il Pozzo in contrada Solarolo a Milano (ora via Nerino) e vi uccide Ettore Visconti, che pure è suo amico, mentre sta passando per quella strada in groppa ad una mula accompagnato da due soli paggi. Deve riparare a Musso; viene  emanata una grida nei suoi confronti ed in quelli del Pozzo (settembre). Agli inizi di ottobre la grida è reiterata.
Nov. Lombardia

Attraversa l’Adda a Vaprio d’Adda;  si scontra prima con Ugo Pepoli e poi  con il Lescun.

Dic. Lombardia

Entra in Milano;  eccita la popolazione alla rivolta.

1523
Lug. Lombardia

Lo Sforza decide di liberarsi del  Medici divenuto per il duca un nome troppo ingombrante. Il Morone lo investe del castello di Musso  e gli consegna un diploma con una lettera sigillata per il castellano Giovanni Battista Visconti nella quale è dato a quest’ultimo l’ordine di impiccare il Medici. Il condottiero subodora l’inganno  (grazie anche alle informazioni fornitegli da Gian Giacomo dal Borgo);  apre la lettera senza infrangerne il sigillo; si consiglia con il fratello Giovan Angelo che, diverrà più tardi papa (Pio IV), sostituisce alla prima lettera un’altra con la quale si comanda al castellano di Musso di aprirgli le porte. Si impadronisce in tal modo della rocca;  la trasforma in un ricettacolo di venturieri. Con lui si aggregano anche altri capitani quali Niccolò Pelliccione, Gasparino da Malgrate ed i fratelli Giovanni Battista e Gabriele dei Medici. Detta legge in modo spietato nelle rive del lago di Como con razzie e rapimenti allo scopo di procurarsi taglie e riscatti. A Cava di Val San Martino cattura un uomo ricco di nome Stefano da Birago;  lo sevizia per tre mesi finché il rapito non gli riconoscerà una taglia di 1600 scudi. La fortezza di Musso dispone di potenti mura, di torri e di un porto fortificato, oltre ad una grande cisterna d’acqua e di una propria zecca. Il  Medici modifica  il castello rafforzandone le opere di difesa che si estendono dal lago di Como sino a San Bernardo. Nella cinta muraria compare il suo stemma: tre palle dorate in campo rosso.

1524 Medici Grigioni Lombardia

Per ritornare nelle grazie dello Sforza decide di molestare i grigioni passati al servizio del re di Francia. Lascia il porticciolo di Musso con 7 imbarcazioni, ciascuna munita di un cannone; da Rezzonico si porta a Colico dove l’Adda si immette nel lago di Como e requisisce tutte le barche disponibili . Gli avversari (5000 fanti condotti dal Tegane)  sono costretti a marciare lungo la riva sinistra del lago verso la Valsassina, talmente tormentati dalle incursioni degli uomini del  Medici che in sei giorni riescono a percorrere solo dodici miglia. I grigioni giungono a Bellano. Il Medici deve desistere dalle operazioni e portarsi  a Torno dove sono sorti alcuni disordini ad opera dei filofrancesi; è battuto dagli abitanti. Anche le tre Pievi sono riconquistate dai grigioni. Gli antagonisti occupano Bellagio e mettono a sacco la località. Con la  flottiglia a sua disposizione assale le Tre Pievi; lo coadiuvano Francesco del Matto, figlio di Giovanni, e Mattiolo Riccio. Recupera Dongo, Gravedona e Sorico; attraversa i monti verso Mesocco e  scaccia dalle Tre Pievi Giovanni e Corrado Pianta. Continua le sue scorrerie;  si inoltra nella valle di Chiavenna portando ovunque rovine e danni. I grigioni sono richiamati da Bellano. Il loro comandante, il Tegane lascia le file  dell’esercito francese, rientra in Valtellina per la strada seguita all’andata e muove contro il Medici; la sua azione non ha tuttavia  successo. Gli avversari fanno allora pressione sul duca di Milano. Lo Sforza, pur di non subire i loro attacchi, (anche perché i francesi sembrano superiori nel conflitto in corso) fa   restituire le imbarcazioni di cui si è impadronito in precedenza il Medici e conferma costoro in tutti i loro possedimenti (i contadi di Bormio, di Chiavenna e la Valtellina).

1525
Gen. Milano Francia Lombardia

Il re di Francia assale la Lombardia  ottenendo l’appoggio dei grigioni del Tegane. Data la situazione lo Sforza perdona il Medici, gli riconosce una provvigione ed il perpetuo governo di Musso, delle Tre Pievi, della Valsassina, della Valsolda e di Chiavenna (peraltro nelle mani degli avversari).

Feb. Medici

 

Grigioni

 

Lombardia

Francesco del Matto, Mattiolo Riccio  e Niccolò Pelliccione  si nascondono con 400 fanti nei pressi della rocca di Chiavenna. E’ catturato  nottetempo il castellano   Silvestro Wolf mentre costui   cerca di rientrare nottetempo nella rocca dopo avere assistito ad una messa. Per altre fonti il castellano è fatto prigioniero dal solo Mattiolo Riccio mentre, reduce da un banchetto con alcuni nobili di Chiavenna,  cerca di rientrare  nella rocca con un figlio e due servi. Il capitano di Gian Giacomo dei Medici minaccia di uccidere entrambi con un coltello alla gola se la moglie ed un servitore non gli  consegnano le chiavi del castello. E’ calato il ponte levatoio;  gli uomini di Mattiolo Riccio vi irrompono, disarmano i fanti grigioni del presidio e ne prendono il posto; arrestano il commissario con i suoi famigliari ed  attendono l’arrivo del signore di Musso. Il giorno successivo,  una domenica, quattro abitanti di Chiavenna si recano nel castello per rendere omaggio a Silvestro Wolf; sono tutti fatti prigionieri. Altri seguono la medesima sorte fino ad arrivare a quaranta persone. La popolazione si accorge dell’ inganno ed assale il castello. Suonano le campane;  escono dalla rocca il Riccio e Niccolò Pelliccione per una sortita: gli abitanti sono respinti ed i cadaveri degli uccisi sono spogliati dei loro beni. Affidata la difesa di Musso al fratello Giovanni Battista la stessa notte interviene il Medici (o Medeghino) con 700 soldati. Gli attaccanti (1500 uomini) sono colti in disordine e si danno alla fuga nelle colline vicine. Il Medici entra in Chiavenna;  giunge Francesco del Matto con due compagnie di fanti ducali,  insegue i nemici  ricorrendo al saccheggio sistematico del territorio ed a razzie di bestiame per venire incontro alle necessità dei suoi uomini.  E’ costretto a ritirarsi quando in un’operazione viene colpito all’inguine da una palla di archibugio. Rientra  a Chiavenna; vi fa riparare le mura della località ed il castello. Ristabilitosi, lascia l’abitato di Chiavenna nelle mani di Francesco del Matto, mentre la difesa del  castello è affidata  ad un altro suo collaboratore, il capitano  Bologna.  Lo Sforza gli invia altri soldati. Il Medici decide di passare alla controffensiva. Irrompe nella Val Pregallia, si volge contro le Tre Pievi e ne occupa il contado. Ricevute in soccorso nuove milizie ducali, si pone come obiettivo la conquista dell’ intera Valtellina. Si accorda con il governatore di Como il conte Gerardo d’Arco; rafforza il presidio di Ologno, occupa Delebio e Morbegno dove sono disfatti alcuni terrazzani. Il governatore della valle, il grigione Giovanni Traverso, con Giovanni Guller assale il conte d’Arco con le cernite paesane e lo mette in fuga; gli sforzeschi riparano a Tre Pievi. Decide di retrocedere per non trovarsi sbarrata ogni via di ritirata. Si traveste da contadino e con un solo compagno raggiunge  Chiavenna dopo avere superato il presidio nemico di Dasso Corbé. Si procura una cavalcatura e giunge Musso dove riorganizza la resistenza del conte d’Arco a Dubino. I grigioni marciano su Chiavenna, decapitano a Piuro per tradimento, o per lo meno per la sua debolezza, l’ex-commissario della città Silvestro Wolf;  stringono d’assedio la località. Viene dato un furioso assalto alle mura da Giberto di Castelmuro. Il Medici lascia Musso con 700 fanti spagnoli del presidio ed i suoi partigiani provenienti dal lago;  aggredisce le truppe della Lega Grigia (agli ordini di Giorgio Giorgi, di Rodolfo del Marmo e del govenatore della Valtellina Pietro Simone Traverso) che si sono fortificate nel vicino villaggio di Betto. I suoi uomini sono vinti ed 800 soldati, tra spagnoli ed italiani, giacciono morti sul terreno; alcuni cadono prigionieri;  un sarto è impiccato perché ritenuto consapevole del tradimento che ha portato alla consegna di Chiavenna. Leggere sono viceversa le perdite tra gli avversari. L’ azione del Medici ha in ogni caso un’importante valenza politica perché i mercenari grigioni, che militano al soldo dei francesi (2000-6000 uomini secondo le fonti),  lasciano l’esercito transalpino intento all’ assedio di Pavia per unirsi con i loro connazionali  che combattono il Medici.  Riprende in tal modo da parte degli avversari, con più forza, l’assedio di Chiavenna.  Francesco del Matto, che ne è  preposto alla difesa, è costretto alla resa a patti. Continua a resistere, viceversa, il castello alla cui difesa si trovano Mattiolo Riccio ed il Bologna.

Ott. Lombardia

Mentre i grigioni sono sempre occupati ad assediare il castello di Chiavenna il Medici fa catturare a Como sei loro ambasciatori che hanno lasciato Milano, dove si sono incontrati con il duca Francesco Sforza, per raggiungere l’arciduca Ferdinando d’Austria; alcuni mercanti, inoltre,  vengono derubati del loro bestiame. Tutti sono incarcerati in Musso e minacciati di morte nel caso in cui non collaborino a fare entrare vettovaglie ed armi nel castello. Negli stessi giorni il Bologna, spinto dalla mancanza di viveri, finge di arrendersi, intavola trattative con Pietro Simone Traverso che comanda le operazioni di assedio,  attira quest’ ultimo in un’insidia e lo cattura dopo averlo ferito. E’ dichiarata guerra al Medici dai grigioni. Il condottiero raccoglie 1500-2000 fanti con i quali cerca di soccorrere la rocca di Chiavenna; il Morone, per conto del duca di Milano, gli intima, al contrario, di liberare i prigionieri. Come risposta occupa Archiano, vicino a Musso, e Sorico da dove sbarra la strada agli avversari. E’ attaccato da 9000 grigioni coadiuvati dagli imperiali (in lotta con il duca di Milano).

Nov. Lombardia

I grigioni fanno giungere da Mesocco alcune bombarde per battere le mura di Chiavenna. Per alleggerire la pressione avversaria il Medici sbarca a Colico e sorprende con 900 fanti l’accampamento nemico collocato a Traona. La località ed il castello sono messi a sacco. E’ parimenti depredato tutto il territorio fino a Morbegno. La sua marcia  è scoperta quando giunge a Delebio: riesce a mettersi in salvo con qualche perdita. Un’analoga azione condotta in Valsassina da Marco Grasso alla testa di 500 archibugieri è sventata dai grigioni. Il Medici rientra a Tre Pievi.  Invia in soccorso dei difensori di Chiavenna 200  fanti, ognuno dei quali porta con sé tre libbre di polvere da sparo. Costoro cadono in un agguato al Pizzo;  la maggior parte della compagnia viene uccisa con il capitano (un piacentino) che li guida. Il capitano Bologna, dopo centocinquanta assalti, è costretto ad arrendersi per fame; può uscire dalla fortezza con tutto la guarnigione. Con la resa il Medici  perde parte delle ricchezze qui accumulate con le sue scorrerie in Valtellina. I grigioni diroccano con l’artiglieria la rocca di Chiavenna e quella posta in Val Pregallia.

Dic. Lombardia

Stipula una tregua di tre mesi con gli avversari. Si rafforza, nel contempo, sempre più in Tre Pievi;  ricostruisce il castello di Ologno demolito in precedenza dagli avversari. Insedia in tale località un casello daziario.

1526
Gen. Lombardia

Continua da Musso le sue azioni di guerriglia.

Feb. Lombardia

Libera la metà dei prigionieri in cambio di 11000 ducati, metà consegnati subito e metà entro settembre. Rafforza le difese di Musso.

Mar. Lombardia

I nemici catturano un suo uomo di fiducia Gaspare di Belgrado. Costui si accorda per consegnare loro Musso in cambio di 6000 ducati; liberato, raggiunge il Medici e gli rivela il trattato. Il Medeghino fa diffondere la voce che si sarebbe recato ad una stazione termale; invia un sosia in Val Brembana al suo posto; spedisce pure un suo partigiano (il Borella) dal capitano di Lecco per invitarlo a muoversi in fretta per  impadronirsi di Musso approfittando  della  sua assenza. Nella fortezza irrompono numerosi spagnoli: molti sono uccisi a colpi di picca, i prigionieri sono impiccati e  solo pochi riescono a fuggire.

Mag. Lombardia

Arruola nel bergamasco 150 schioppettieri ed archibugieri che si incamminano verso Musso: predispone con 400 schioppettieri un agguato ai danni dei lanzichenecchi.

Giu. Venezia Impero Lombardia Svizzera

E’ sorpreso ad Erba da Giovanni di Urbina. Negli stessi giorni fa intendere ai veneziani ed ai pontifici che con 6000 ducati è in grado di arruolare 6000 svizzeri da utilizzare contro gli imperiali. Ne raccoglie solo 2000; pretende pure che i grigioni gli saldino in anticipo la seconda rata della taglia che scade a settembre: questa  gli è anticipata dai veneziani. A Bellinzona.

Lug. 700 fanti Svizzera  Lombardia

Lascia  Bellinzona con altri 3000 svizzeri;  con il vescovo di Lodi Ottaviano Sforza conduce a Bergamo 5500 uomini. Lo affiancano anche 25 cavalli e 25 gentiluomini milanesi. Si reca al campo di Segrate;  gli è dato il comando di 700 fanti; con gli altri condottieri cerca di liberare il duca di Milano assediato nel Castello Sforzesco dagli imperiali. Pretende molto più denaro rispetto a quanto è stato pattuito; viene rimproverato dal commissario pontificio Francesco Guicciardini; fugge a cavallo dal campo con l’aiuto del suo familiare Sponghino da Tradate.

Ago. Lombardia

Fa catturare, da alcune barche armate, nel lago di Como due ambasciatori veneziani (Sebastiano Giustinian e Lorenzo Bragadin) diretti in Francia dopo avere fatto loro sapere che hanno bisogno di alcun salvacondotto per attraversare i i territori da lui controllati. Pretende di essere creditore nei confronti della Serenissima e dello stato della Chiesa per pagamenti da lui effettuati a favore degli svizzeri;  minaccia di trattenere i prigionieri nella rocca di Musso fino al momento in cui non siano stati saldati i suoi crediti. Lo Sforza gli invia Giovanni Mella per convincerlo a recedere; il Medici non desiste dai suoi propositi;  incarcera Cappo di Capino, nunzio pontificio presso i cantoni svizzeri, e gli  impone   una taglia di 500 ducati. Queste schermaglie diplomatiche non gli impediscono di continuare la campagna contro gli imperiali; fallisce un suo progetto di agguato; ha, invece, la meglio in una scaramuccia in cui gli avversari sono respinti fino al loro campo fortificato con molte perdite (tra i suoi sono uccisi dodici uomini con due capitani). Si trova con 200 fanti a Tre Pievi;  sbarra il passo a 800 fanti grigioni    che, capitanati dal Tegane, devono congiungersi con gli imperiali.

Sett. Lombardia

Fa disertare 400 fanti, sui 2000 a disposizione del Tegane, e li avvia al campo di Lambrate. E’ avvicinato dal Connestabile di Borbone che tenta di farlo defezionare a sua volta nel campo imperiale: si premura di informare subito gli alleati dell’ approccio  richiedendo il saldo del suo credito nei confronti dei veneziani  (12000 ducati).

Nov. dic. Lombardia

Viene trovato un compromesso tra i veneziani ed il Medici: gli sono consegnati 5000 ducati (3000 subito e 2000 entro venti giorni, versati da Giovanni Andrea di Prato);  gli viene pure promesso il pagamento del soldo di 400 fanti per la difesa di Como (altri 1500 ducati). Rafforzato da milizie svizzere per la strada della Brianza punta su Milano. Giunge a Cantù; è costretto a retrocedere a Lodi dove si trovano francesi e veneziani.

1527
Gen. Lombardia Conquista la Valsolda;  si appresta ad assediare Lecco.
Feb. Lombardia Gli sono consegnati 1000 ducati dal provveditore veneziano Domenico Contarini.
Mar. Francia Impero Lombardia

I francesi ritardano ad inviargli 5500 ducati; il  Medici per rivalsa concede il passo al Tegane che ha così modo di congiungersi con i lanzichenecchi in Lombardia.

Mag. Lombardia

Si impossessa nottetempo con l’inganno della rocca di Monguzzo alla cui guardia si trova Alessandro Bentivoglio: è assalito da Ludovico Barbiano da Belgioioso. I veneziani gli inviano Teodoro Manassi con 50 stradiotti, venti uomini d’arme e 150 archibugieri;  il capitano imperiale è costretto in breve tempo a ritornare a Monza con la perdita di quattro cannoni e di 400 fanti. Il Medici ha ora la possibilità di controllare la Brianza.

Giu. Lombardia

E’ affrontato ora da Antonio di Leyva. Il Medici lascia  alla difesa di Monguzzo il fratello Giovanni Battista e passa all’offensiva. Ricevuto in soccorso dai francesi un buon contingente di svizzeri e grigioni,   assale i castelli di Brivio e di Trezzo sull’Adda.    Gli abitanti più ricchi del circondario sono trasferiti a Monguzzo per trarne taglie.

Lug. Lombardia

Antonio di Leyva si accampa a Melegnano. Il Medeghino decide di puntare su Monza; sosta con 2500 fanti (4000 fanti e 500 fanti secondo le fonti) a Carate Brianza, a dieci miglia dal campo veneziano: vi è sorpreso all’alba dagli avversari. Gli imperiali fingono di essere francesi inviati in suo soccorso dopo avere mutato la tracolla rossa (il contrassegno dei soldati imperiali) con quella bianca propria dei francesi. Sono questi i segni distintivi degli eserciti nel periodo non esistendo ancora delle divise vere e proprie. Le sentinelle sono tratte in inganno; i  fanti svizzeri e grigioni ai suoi ordini credono  di essere caduti in un’imboscata da parte dei suoi uomini dopo essersi accordati con gli avversari. Le milizie svizzere si rifiutano inizialmente di sostenere l’azione degli archibugieri italiani; le truppe del Medici sono così messe in rotta. Alla sconfitta non sfuggono neppure i grigioni che, ravvedutisi, portano in ritardo un assalto con le picche. Il Medici si salva saltando con la sua cavalcatura un carro che gli blocca la strada,  si invola poi nella boscaglia. Gli imperiali si appropriano di quattordici bandiere delle quali sei sono portate a Milano. Ripara a Tre Pievi dove si trova Francesco del Matto con una forte flottiglia.

Sett. Lombardia

Riprende con le scorrerie ed i saccheggi tra Civello e Como. Minaccia Cantù; dal Monte di Brianza scaccia i presidi degli avversari e pone, al solito, forti taglie ai danni degli abitanti del circondario per procurarsi il denaro per le paghe delle sue truppe. Un suo commissario, Martino da Mondonico,  è contattato da Antonio di Leyva affinché gli consegni il castello di Perego alla cui difesa si trova il Pozzo.  Il commissario fa legare, come se fossero dei malfattori, alcuni dei suoi uomini, si presenta a sera tardi a Perego e prega il castellano di custodire i  prigionieri. Il Pozzo li fa entrare. Durante la notte Martino da Mondonico  slega i suoi compagni d’arme e si impadronisce del castello a nome degli imperiali. Il Medici gli invia subito contro Niccolò Pelliccione che recupera il castello, cattura il traditore ed i suoi uomini. Tutti sono condotti a Monguzzo: Martino da Mondonico è torturato e, dopo avere rivelato la sua trama, è fatto morire “arrotolandolo vivo”; gli altri sono impiccati. Negli stessi giorni il governatore spagnolo della zona, il Villaturello, pensa di ricorrere anch’egli all’arma del tradimento: dà ascolto ad un suo prigioniero, Gasparino Sardo,  che gli promette la consegna di Musso in cambio della sua liberazione: il Sardo si fa consegnare da un amico, Palamede d’Adda, una malleveria di 400 scudi, si reca a Musso e si accorda con il Medici per un trattato doppio. Il Villaturello invia un fratello con molti soldati per prendere possesso della fortezza; il congiunto deve  avvertire con un colpo di artiglieria, sparato  da un brigantino  che è ormeggiato nei pressi,    il buon esito dell’impresa. E’ dato il segnale.  Il Villaturello lascia   Lecco con le sue truppe. Gli attaccanti, agli ordini del fratello, cadono però in un’imboscata e sono tutti uccisi; il governatore spagnolo attraversa il lago con molti armati; a Mandello del Lario è informato su come si sono in realtà svolti i fatti per cui  decide di rientrare a Lecco.

Ott. Lombardia

Il Medici si impossessa di Olginate e di Brivio; imbarca 300 fanti con quattro pezzi di artiglieria ed  assale Lecco, difesa da una guarnigione di fanti calabresi agli ordini di Lucio Brisighelli. Si impadronisce del ponte sull’Adda e si predispone ad assediare la città con 700 fanti, mentre sul lago la sua flotta rende impossibile agli imperiali, fermi a Como, di muoversi a favore dei difensori della città. Il Brisighelli  chiede soccorsi ad Antonio di Leyva.

Dic. Lombardia

Il Medici riceve nuovi soccorsi dai veneziani condotti da Antonio da Castello, da Cesare e da Annibale Fregoso con sette bandiere di fanti e dodici pezzi di artiglieria.  Bombarda Lecco con i falconetti ricevuti dalla Serenissima: alla notizia che sono entrati in Lecco, provenienti da  Oggiono agli ordini dello spagnolo Caravacca, 1200 fanti, tra lanzichenecchi e spagnoli, con due stendardi di uomini d’arme, 100 cavalli leggeri e due pezzi di artiglieria  decide di ritirarsi a Malgrate con Antonio da Castello. Il Caravacca  può in tal modo introdurre in Lecco, tramite alcuni viaggi di un brigantino del Brisighelli, vettovaglie e nuovi armati (100 archibugieri, molti buoi, farina, sale, polvere da sparo).  Gli imperiali  per la via di Olginate e di Cernusco, paesi occupati dalle sue truppe, possono rientrare a Milano senza subire perdite. Per tali fatti i veneziani incominciano a sospettare di tradimento il Medici;  ritirano dall’ assedio parte delle loro truppe ed alcuni pezzi di artiglieria. Il Medici rimane praticamente solo a sostenere le operazioni di assedio.

1528
Gen. feb. Lombardia

Lascia a Monguzzo il fratello Giovanni Battista per collocarsi ancora attorno a Lecco con 800 fanti; Antonio di Leyva fa catturare ogni natante  sul lago affinché al  Medici non arrivino più rifornimenti per via d’acqua. Giunge da Milano una ulteriore spedizione imperiale agli ordini di Pietro da Birago (1000 fanti e due pezzi di artiglieria). Gli avversari   espugnano la rocca di Olginate. A fine mese si aggiungono a costoro  Filippo Tornielli e Ludovico Barbiano da Belgioioso con altri 2000 fanti italiani, spagnoli e lanzichenecchi, 400 cavalli leggeri e due cannoni. Il di Leyva con il resto dell’esercito si accampa a Pioltello.  Il Medici riceve a sua volta soccorsi dai veneziani e dallo Sforza.

Mar. Lombardia

Respinge una sortita dei difensori di Lecco cui infligge molte perdite. Gli imperiali si pongono all’ assedio di Olginate alla cui difesa si trova il cugino Antonio Maria Negri con una ventina di archibugieri. Dopo dieci giorni la località cede a patti ed il congiunto viene ucciso: il Medici ne vendica la morte salendo su un brigantino e facendo strage di coloro che trova sulla sua strada.  Gli avversari utilizzano il ponte sull’Adda per mettere in difficoltà i veneziani collocatisi sull’altra sponda del fiume. Primo a toccare il bergamasco è Cesare da Napoli; le truppe della Serenissima, che hanno in custodia il passo agli ordini di Ercole Rangoni, si danno alla fuga senza opporre alcuna resistenza. Il Medeghino chiede al provveditore Tommaso Moro l’invio di 600 fanti: diversamente, dichiara, avrebbe trovato dovuto trovare un accordo con i nemici, con i quali, peraltro, ha già avviato alcune trattative. Ottiene 400 fanti per la difesa della fortezza della Chiusa, che con il porto di Lecco fa parte delle difese avanzate del borgo, ed altri 200 per la difesa dell’altura che domina Lecco. Gli imperiali, dopo avere tentato senza esito di forzare il passaggio dei luoghi fortificati controllati dal Medici, fanno salire a Carenno un grosso contingente per aggirare la Chiusa. I nemici depredano il contado e, con bottino e prigionieri, scendono a Calolzio: qui sono sorpresi dal condottiero che, recuperate le prede, li costringe a riparare sull’ altra sponda del lago ad Olginate (200 morti d’ambo le parti). A metà mese chiede altri rinforzi. Filippo Tornielli e Ludovico Barbiano da Belgioioso, tuttavia, riescono a superare il passo sopra Carenno abbandonato dal presidio della Serenissima. L’insuccesso  costringe il  Medici a ritirarsi dal forte della Chiusa per riparare a Mandello del Lario con la sua flotta (9 grosse barche e 8 brigantini) e le artiglierie. Trattiene con sé quattro pezzi di artiglieria, che gli sono stati concessi  dagli alleati, e li fa trasportare a Musso. A fine mese con i suoi 17 legni si scontra sul lago con 300  fanti condotti da Ludovico Barbiano da Belgioioso e caricati su 4 imbarcazioni: di queste, una viene affondata a colpi di cannone, una è danneggiata e 2 si danno alla fuga verso Como con il Belgioioso. Riallaccia le trattative con il di Leyva tramite il fratello di quest’ultimo Girolamo.

Apr. Impero Francia Venezia  Milano Lombardia

Mentre le sue navi stanno bombardando un villaggio rivierasco gli arriva dal fratello Giovanni Battista un messaggio che lo informa del buon esito delle trattative con gli imperiali. Si accorda con gli avversari (trattato di Pioltello) e passa al loro servizio; ottiene in feudo dal di Leyva Musso, Monguzzo, Olonio, Lecco, Nibionno, Osteno, Porlezza, Menaggio, la Valle d’Intelvi, la Valsolda, la Valsassina,  Valmadrera e le  Tre Pievi. Gli è concesso il titolo marchionale di Musso in cambio di 30000 ducati consegnati in contanti; è obbligato a fornire 3000 fanti per tre mesi (dei quali 2000 agli ordini del fratello Giovanni Battista) ed a trasportare a Milano 5000 some di frumento. In questo periodo ospita a  Musso il capitano dei lanzichenecchi Marco Sittich cui si unisce con vincoli di parentela. Si scusa con veneziani e sforzeschi per il suo voltafaccia e professa la sua buona amicizia: ma già nello stesso mese i suoi uomini assaltano nel bergamasco Fornovo San Giovanni e saccheggiano Nollo.

Mag. Lombardia

A metà mese è assolto da ogni imputazione; anche i suoi fratelli ed i suoi seguaci sono compresi nella grazia imperiale. Invia al di Leyva 500 fanti e coopera alla conquista di Abbiategrasso.

Giu. Lombardia

Il senato milanese non gli vuole riconoscere il possesso di Musso;  simula un suo riavvicinamento ai francesi. Spinto da Antonio di Leyva cala ancora nelle vallate del bergamasco. Imperversa in Val Brembana ed in Val di Taleggio con il fratello Giovanni Battista e Niccolò Pelliccione alla testa di 1300 fanti;  spoglia Serina e Zogno, raccoglie prede per 60000 ducati. Il bottino è raccolto nella chiesa di Zogno: i valligiani tentano di appropriarsene;  sono sul punto di raggiungere lo scopo allorché arrivano le truppe veneziane inviate in loro difesa. Queste si danno invece alla rapina; giungono anche gli uomini del Medici che mettono tutti d’accordo salvando per sé il frutto di spoliazioni e di  saccheggi. Il Medici occupa anche Caprino Bergamasco e la Valle di San Martino senza trovarvi grande resistenza.

…………….. Svizzera

Arma alcune barche nel lago di Lugano ed infesta i paesi rivieraschi.

Ott. Lombardia

Minaccia  il bergamasco.

Nov. Lombardia

Chiede ai grigioni un lasciapassare per la sorella Clara (ed il suo seguito di centoventi persone) che si deve sposare con Marco Sittich. Sulla via di Mazzo di Valtellina l’arciprete della località è catturato con il Tegane. Combatte i grigioni.

1529
Gen. Lombardia

Chiede agli imperiali la signoria di Como. Le sue truppe, comandate dal fratello Gabriele, si congiungono con quelle di Federico Borromeo;  sorprendono il capitano imperiale Cesare da Napoli, diretto su Domodossola, impadronendosi delle sue artiglierie. Il Medici chiede che gli siano riconosciute le paghe di due mesi per 200 fanti. Gli abitanti di Domodossola preferiscono arrendersi nelle sue mani anziché in quelle di Ludovico Barbiano da Belgioioso. Il di Leyva  cede a quest’ultimo la località in cambio di denaro e vettovaglie. Il difensore di Domodossola Giovanni Pietro del Ponte passa al  servizio degli imperiali (provvigione annua di 100 scudi, pagabili in quattro rate).

Apr. Lombardia

Arruola 3000 lanzichenecchi.

Mag.

E’ contattato da Guido Rangoni per ritornare al soldo della lega antimperiale.

Giu. Lombardia

Continua nelle sue incursioni corsare nel lago di Como. Il duca di Milano imprigiona un suo seguace Antonio Dugnano; il Medici compie una scorreria a Cantù ed incarcera molti nobili che fa condurre a Monguzzo. Propone che il suo seguace venga liberato e per sé il riconoscimento del possesso di Musso, di Lecco e delle riviere del lago: in cambio, offre allo  Sforza la consegna di Monguzzo ed  una somma di 40000 ducati, di cui 15000 avrebbero dovuto essergli restituiti dopo un certo lasso di tempo. La trattativa è conclusa dal fratello Giovanni Battista con Massimiliano Stampa e prevede la tregua di sei mesi. Con la scusa della peste fa costruire una chiesa dedicata a San Rocco (in realtà una torre) all’Arcato sul lago di Como vicino al confine con i grigioni: costoro gli chiedono di interrompere i lavori e ne radono al suolo le mura.

Lug. Lombardia

300 fanti e 60 cavalli del marchese di Musso effettuano una scorreria a Pontida nel bergamasco.

Dic. Lombardia Il senato di Milano non ratifica il trattato di Pioltello.
1530
Gen. mar. Medici Milano Grigioni Lombardia

Alla conclusione del conflitto Carlo V è incoronato imperatore e lo Sforza è riconosciuto duca di Milano. Carlo V non concede al Medici le investiture che gli sono state accordate  dal  di Leyva. Il Medici viene spogliato di tutti i suoi beni. Per fare valere i suoi diritti assolda soldati tedeschi e spagnoli ed alcuni condottieri rimasti senza stipendio a causa della pace; fa uccidere il governatore della Valtellina Giovanni Maino. Stessa sorte subisce  a sette chilometri da Milano  l’ambasciatore dei grigioni, Martino Bovellini con la sua scorta di quattro uomini. Costui è stato inviato al duca di Milano  per avere spiegazioni sul  ruolo del Medeghino nella regione. Il Medici entra all’improvviso in Valtellina ed occupa Morbegno. Vi lascia un presidio con il fratello Gabriele. Viene posta una taglia sulla sua testa.

Apr. Lombardia

Cerca di trattare con gli sforzeschi  usando come intermediario  il fratello Giovan Angelo arciprete di Mazzo di Valtellina;  si accorda con il conte di Arona Federico Borromeo per fare sposare la sorella Margherita con il primogenito Gilberto.

Autunno Lombardia Vista l’inutilità dei suoi sforzi rafforza le difese di Musso destinata a servire come baluardo verso Como.
…………. Lombardia Concentra indisturbato le sue truppe a Musso ed a Monguzzo per combattere le milizie delle Leghe Grigie. Continua a trattare sempre con gli sforzeschi.
1531
Feb. Piemonte

Scorre il Lago Maggiore con una galea. Conclude una tregua di tre mesi con i ducali.

Mar. Lombardia

Fa uccidere, da quattro suoi sicari nei pressi di Monguzzo tre ambasciatori dei grigioni che stanno ritornando da Milano. Raduna nuove truppe ed aspetta l’arrivo di 3000 lanzichenecchi inviati in suo soccorso dal cognato Marco Sittich. Spedisce  in Valtellina le sue truppe. Occupa e mette a sacco Delebio; ottiene con facilità Morbegno.  E’ affrontato dal governatore della Valtellina Giovanni di Marmora che si muove alla conquista di Morbegno alla testa di 4000 armati.  Nei pressi di Berbenno costoro si scontrano una prima volta con il Pelliccione ed il Riccio; avanzano e giungono  nei pressi di Morbegno; in contrada San Martino affrontano in un sanguinoso scontro  gli uomini del Medici. Sono sconfitti e costretti a riattraversare l’Adda, incalzati anche da Gabriele dei Medici uscito con il presidio dalla località.   Molti nemici muoiono annegati nel tentativo di attraversare a nuoto il fiume. 500 grigioni rimangono sul terreno tra i quali si contano Giovanni di Marmora, Martino Traverso ed il Tegane. Sempre nel periodo il marchese di Musso fa in modo che il fratello Giovan Angelo divenga vescovo di Coira: i grigioni si ribellano a tale nomina e le loro pressioni fanno sì che il congiunto rassegni le dimissioni non solo dal vescovado, ma anche dall’arcipretato di Mazzo di Valtellina.

Apr. Lombardia

A seguito di tale vittoria il duca di Milano rompe la tregua e si allea con svizzeri e grigioni ai suoi danni. Nel contempo  l’arciduca Ferdinando d’Austria si oppone al suo tentativo di  arruolare  lanzichenecchi ai suoi ordini. A ricordo del voltafaccia dello Sforza fa coniare nella zecca del castello di Musso una moneta con il motto “rupta fides”. Il Medici si trova ora a disporre solo di 600 spagnoli e di 300 fanti napoletani. Di fronte all’ offensiva portata da Alessandro Gonzaga e da Alessandro Bentivoglio  il fratello Gabriele e Niccolò Pelliccione sono  costretti ad  abbandonare di notte, dopo ventisei giorni di  resistenza, Morbegno per puntare verso i vicini monti: si ritirano a Colico dove trovano la flottiglia di Gian Giacomo a metterli in salvo. L’imbarcazione di Marco Grasso, con a bordo 40 fanti spagnoli, è intercettata sulla riva nord del lago di Como perché bloccata vicino alla riva  dalla vegetazione palustre. Il capitano si arrende a patti;  viene condotto a Morbegno  ed è qui impiccato con quattro marinai nonostante ogni accordo intervenuto. A fine mese l’imperatore richiama in Olanda gli spagnoli al  servizio del Medici ed il duca di Milano gli fa bloccare ogni via di vettovagliamento.

Mag. Lombardia

Si appresta alla difesa; dispone sempre di 17 navi, di cui 7 a 48 remi, munite ciascuna di alcuni pezzi di artiglieria, che sparano palle di 40 libbre,  con cento combattenti a bordo. Il Medici naviga a bordo del “Brigantino”, mentre il fratello Gabriele comanda l’ “Indomabile”; altri capitani al suo seguito sono Falco di Nesso e Battista Borserio. Gli avversari sono più forti a terra. I grigioni entrano in Valsassina; retrocede a Gravedona dove si rafforza con due pezzi di artiglieria. Presto gli sono conquistate da Ludovico Vistarini e da Giovanni Battista Speziano Gravedona, Menaggio e Bellagio. E’ costretto a ritirarsi a Dongo; vi lascia alla difesa Francesco del Matto e con il Pelliccione si porta a Musso.  E’ qui assediato  da 2000 svizzeri e da 1200 sforzeschi. Nonostante l’impraticabilità dei luoghi in quindici giorni gli avversari riescono a piazzare una batteria di cinque cannoni per batterne le mura. Il Medeghino compie una sortita dal castello, mette in fuga gli assedianti e distrugge le loro postazioni di artiglieria.

Giu. Lombardia

Decide il tutto per tutto con i suoi capitani. Niccolò Pelliccione e Mattiolo Riccio lasciano Musso per puntare su Tre Pievi; Francesco del Matto deve muoversi da Dongo per scorrere sulla stessa riva del lago di Comi; da parte sua cerca lo scontro con il Vistarini. E’ respinto dalla Valtellina. Raccoglie la sua flottiglia a Mandello del Lario e si dirige su Menaggio. Lo scontro si svolge a Cadenabbia. L’armata ducale di Ludovico Vistarini, 28 imbarcazioni, ha la peggio (perdita di 300 uomini compresi  numerosi prigionieri). I superstiti sono gettati vivi nel lago; venti uomini sono invece trascinati sulla riva di Tremezzo per esservi qui impiccati sul posto. Il duca di Milano, per rappresaglia, fa condurre sei prigionieri a Como; sono qui impiccati nottetempo alle finestre del Broletto. Negli stessi giorni il Medici si porta con la sua flottiglia a Lecco.

Lug. Lombardia

A causa della mancanza delle vettovaglie e di denaro viene abbandonato dai connestabili Giovanni Battista Corso e Giovanni Paolo da Milano.

Sett. Lombardia

Avvia nuove trattative di pace con il fratello Giovanni Battista.

Ott. nov. Lombardia

Attraversa il lago di Como ed effettua alcuni sbarchi di truppe a Dervio, Bellano, Varenna e Mandello del Lario. il Vistarini, da parte sua, fa vela verso Bellagio con l’intenzione di rinchiuderlo nel golfo di Lecco. Il Medici affronta il rivale; gravi sono le sue perdite, tra cui la morte di Francesco del Matto ucciso da un colpo di colubrina. Spedisce a tre Pievi il fratello Gabriele mentre egli si ritira in Lecco, dove viene assediato dagli sforzeschi.  Sempre più sfiduciato  si rivolge all’ imperatore ed all’arciduca d’Austria per chiedere la pace; offre pure il castello di Musso e Lecco al re di Francia per averne protezione. L’offerta viene declinata. Fa anche battere una moneta di una lega di stagno nel castello di Musso, con la promessa che alla fine del conflitto avrebbe risarcito gli eventuali possessori con valuta reale.

Dic. Lombardia

Lascia alla difesa di Lecco il Pelliccione e Gabriele Serbelloni. Ordina ad alcuni suoi uomini di indossare una banda bianca sopra ad una rossa, a differenza dei ducali che le portano entrambe rosse e sopra di esse la camicia una cappa nera per rendersi meno visibili, oltre che per ripararsi dalla pioggia battente. Esce nottetempo  da Lecco con 92 fanti; sorprende le sentinelle del campo sforzesco e spinge i suoi uomini armati di spada all’assalto. Attacca, presso il ponte, in località Castello, il campo del colonnello di Alessandro Gonzaga. Tale capitano viene sorpreso  nella sua tenda a letto per un attacco di gotta: il Medici lo cattura con il commissario ducale Tanzio e venti uomini e lo conduce a Lecco; tra gli avversari sono uccisi 150 uomini; i ducali abbandonano sul terreno tre pezzi di artiglieria. I superstiti si ritirano in parte nella torre di Olginate, in parte fuggono verso le valli bergamasche;  le truppe  di stanza a Malgrate si rifugiano ad Erba.  Nel medesimo tempo Luigi Borserio espugna Olginate  ove si impadronisce di numerose munizioni e vettovaglie. I soldati posti di guardia ai magazzini sono tutti gettati nell’Adda. Attraversa  il lago di Como con la sua flottiglia e, sempre nei pressi di Olginate, svaligia la compagnia del bargello milanese; in suo potere pervengono duecento brente di vino, molta farina, formaggi ed altre vettovaglie destinate ai difensori di Lecco.

1532
Gen. Lombardia

Proseguono le trattative di pace: il Medici chiede per sé e per i suoi familiari la remissione di ogni condanna, la possibilità di godere i loro beni nel milanese e 70000 ducati per la cessione di Lecco e di Musso (35000 subito, il resto al momento della consegna). Non ottiene alcuna risposta per cui attacca  la flottiglia avversaria:  gli è catturata una barca armata con un sagro. L’imbarcazione viene condotta a Mandello del Lario. Ai primi del mese è raggiunto da Cesare da Napoli e dal Cosco che conducono 400 fanti calabresi provenienti dal napoletano.

Feb. Lombardia

Progetta di assalire la guarnigione sforzesca di Malgrate che, con la sua presenza, riduce le possibilità di manovra della sua flottiglia. Nei pressi  di Malgrate si trova Corsino da Sant’Antonio con due compagnie e due pezzi di artiglieria con i quali bombarda Lecco. A metà mese il Medici, affiancato da terra da Cesare da Napoli, attacca dal lago con il Borserio le fortificazioni di Malgrate. Alla difesa della località si trovano al momento 400 fanti agli ordini di Accursio da Lodi. L’azione si compie verso mezzanotte; il  Medici con il contributo di Lanfranco da Mandello, di Pedraccio da Erba e di Mazzone Visico giunge davanti alla località a bordo di alcune piotte con a bordo alcuni archibugieri mentre su dei comballi (altro tipo di imbarcazioni lacustri adatte per il trasporto) sono caricate numerose travi. Queste, trasportate a braccia, sono utilizzate come arieti per abbattere i serragli e le porte delle abitazioni. Gli avversari vengono sopraffatti e sono massacrati. In una casa è trovato Accursio da Lodi. Svegliato dal rumore si difende con coraggio con una spada;  è ucciso da un colpo di partigiana.   I superstiti si danno alla fuga; Malgrate è data alle fiamme. Dopo la vittoria il Medici punta su Como; gli è sbarrata la strada a Civate da Girolamo Crivelli con molti fanti e cavalli. Dà inizio al  saccheggio con la flotta dei paesi rivieraschi; da Musso lo raggiunge il fratello Gabriele. Investe con quest’ultimo Menaggio alla cui difesa si è posto il Vistarini. E’ respinto ed in un assalto rimane ucciso il congiunto. In questo frangente fa pressioni sull’ ambasciatore imperiale  Martino Caracciolo per trattare la pace a Milano. Spedisce il fratello Gian Battista presso gli svizzeri ed il fratello Giovan Angelo dal duca di Milano. Per favorire la trattativa lascia liberi il commissario ducale Tanzio ed Alessandro Gonzaga, che sono stati catturati in precedenza a Castello. Lo Sforza è incerto; il Medici riprende il conflitto contro le truppe del Vistarini. Decide di assalire Gabriele da Ferrara, richiamato dall’ assedio di Musso; invia i fratelli Battista e Luigi Borserio con alcuni navigli a recuperare i capisaldi di Menaggio e di Griante. Indi con Cesare da Napoli e 500 fanti attacca i ducali nei pressi di Musso e ne fa strage. Tutti i prigionieri sono passati a fil di spada. Il duca di Milano ora, a seguito anche della pressione del vescovo di Vercelli Agostino Ferrero, muta parere. L’accordo è stipulato con Giovan Angelo dei Medici: la notizia gli perviene a Dongo. I patti prevedono l’amnistia per il Medici e per i suoi seguaci, il rimborso a suo favore di 35000 ducati (10000 subito ed il resto in due rate) ed  una rendita annua di 1000 ducati nel vercellese; gli è inoltre concesso il marchesato di Marignano (Melegnano). Da parte sua deve restituire ai ducali Lecco e Musso. Il Medici rifiuta in un primo momento perché nella recente guerra ha sopportato la spesa di 300000 ducati. Assale ancora la flotta ducale: tra le sue truppe sono uccisi 40 uomini con il capitano Luigi Borserio; tutte le barche cadono in potere degli avversari.

Mar. Lombardia Piemonte

Accetta le condizioni che gli sono state proposte. Analogo accordo è raggiunto dal fratello Giovan Battista con gli svizzeri. Esce  da Musso ai primi del mese; gli sono concessi gli onori militari; gli sono consegnati 10000 ducati e si reca a Lecco.  Lasciata tale località con 25 alabardieri della sua guardia, e si ferma a pranzo con il marchese Massimiliano Stampa ad Olginate. A metà mese si dirige verso il Piemonte con 500 fanti (di cui 120 restano al suo soldo) e dodici pezzi di artiglieria, ventidue carri di palle di cannone, quattro di polvere da sparo e due carri di picche. Lo accompagnano i capitani Cesare da Napoli, il Cosco, il Pelliccione, Frate da Modena Domenico del Matto,  Francesco da Pusterla (detto lo Sponghino), Gasparino da Malgrate, Michele Sardo, Mariotto del Pero, Angelo da Muro, Domenico della Puta, Lorenzo da Piacenza, Giovanni Antonio da Tieveno, Antonio del Quarto, Giorgio da Palestrina. Dà la paga ai suoi uomini e prosegue per Vercelli dove può entrare con i soli 25 alabardieri della sua guardia; i capitani e gli altri soldati della  compagnia sostano fuori le mura. Il castello di Musso viene demolito lo stesso mese da svizzeri e  grigioni.

Apr. Piemonte

E’ segnalato a Santhià, ospite di Filiberto Ferrero signore di Candela.

Giu.

 

Duca Savoia

 

Piemonte

Passa al servizio del duca Carlo di Savoia che lo infeuda nel vercellese di Moncrivello, di Giaianino e di alcuni mulini che gli procurano una rendita annua di 3000 ducati. Carlo V conferma a suo favore l’investitura di Melegnano con un diploma rilasciato da Ratisbona.

Ago. Piemonte

Si trova a Torino dove nella chiesa di San Giovanni Giacomo Folgore da Piossasco offende il conte di Tenda, Claudio di Savoia: il Medici  riesce a sedare gli animi dei contendenti.

Nov. Piemonte

Gli è concessa una nuova pensione di 800 scudi l’anno.

1533
Feb. Emilia

Segue il duca di Savoia a Bologna; approfitta dell’ occasione per rendere visita all’ambasciatore veneziano Giovanni Basadonna.

Apr. Piemonte

Ottiene  Lanzo in proprietà.

Mag. Duca Savoia Saluzzo Francia Piemonte

Con Piermaria dei Rossi fronteggia  il marchese Gian Lodovico di Saluzzo alla testa di 3000 fanti.

1534
Ago. Duca Savoia Cantoni Svizzeri Francia e Svizzera

Si trova a Chambéry per fare fronte  agli svizzeri; compare subito sui confini di Ginevra con 4000 uomini e mette all’erta i cantoni di Berna, Zurigo ed altri controllati dai protestanti.

1536
Gen. Impero Francia Svizzera

Gli svizzeri del cantone di Berna occupano il cantone di Vaud.

Feb. Francia e Piemonte

Con il fratello Giovanni Battista, governatore di Vercelli non è in grado di resistere all’ azione del Saint-Pol nella Bresse e nel Bugey. L’ammiraglio di Francia Gaspare di Coligny occupa la Savoia per cui il Medici è costretto a ripiegare in Piemonte con meno di 4000 uomini.

Mar. Piemonte

Con Filippo Tornielli (4000 fanti) contrasta l’avanzata dell’Annebault e del Montejean;  cerca di chiudere loro il passaggio di Susa. Si ritira di fronte al maggiore numero degli avversari  permettendo loro di raggiungere Torino.

Apr. Piemonte

Si muove dalla Savoia; con il Tornielli si impadronisce di un ponte nei pressi di Torino;  si rafforza con Giambattista Castaldo (4/5000 fanti e 400/500 cavalli) sulle rive della Dora Baltea. Con altri condottieri punta su Grugliasco per prestare soccorso a Bernardino Francesco Claramont, assediato nel castello di Mommigliano in Savoia. I difensori si arrendono per mancanza di vettovaglie. Il Medici fa appiccare per un piede, ad un albero di noce vicino a Grugliasco, il sergente che ha ratificato la resa con gli avversari; in un secondo momento  lo fa uccidere dai suoi uomini a colpi di archibugio.  Attaccato  con furia  dai francesi e dai lanzichenecchi è obbligato a riparare a Vercelli.

Mag. Piemonte Assedia Moncalieri con Giacomo Folgore di Piossasco.
Giu. lug. Piemonte

Con la riorganizzazione delle forze imperiali assedia Torino con il marchese Francesco di Saluzzo (passato dalla parte degli imperiali), Cesare da Napoli e Giovanni Tommaso della Mirandola alla testa di 8000/10000 uomini. Entra nottetempo in Rivoli con 600 fanti attraverso una piccola porta del castello verso il Po: gli abitanti resistono timorosi di un saccheggio da parte delle sue truppe. Fronteggia Marco Antonio Cusano che si dirige verso Savigliano per un’azione diversiva. L’assedio di Torino dura a lungo finché è costretto a  ripiegare su Asti per l’arrivo del Rangoni che riesce ad introdurre nella città viveri ed artiglierie reperiti a Carignano.

…………….. Piemonte

La morte del di Leyva e la sostituzione nel comando con il marchese di Vasto Alfonso d’Avalos, suo vecchio avversario al tempo della guerra di Musso in cui ha fatto impiccare molti  soldati spagnoli, portano ad un ridimensionamento del suo ruolo.

Dic. Lombardia

Alfonso d’Avalos, nuovo governatore di Milano, geloso della memoria del suo predecessore,  si scaglia contro il Medici ritenuto il suo collaboratore più stimato dal di Leyva. Il Medici viene accusato  di connivenza con il capitano francese Ludovico da Birago: è catturato nel palazzo ducale di Milano il giorno successivo il Natale mentre si trova a cena con il cardinale Marino Caracciolo. Sono anche imprigionati con le stesse accuse di fellonia e di tradimento il fratello Giovanni Battista ed il Serbelloni. E’ incarcerato a seguito di un processo sommario nel Castello Sforzesco con i congiunti.

1538 Lombardia

Resta in prigione per diciotto mesi; ne esce grazie all’interessamento del castellano Alvaro di Luna grazie alle pressioni congiunte del duca di Firenze Alessandro dei Medici,  del cognato Marco Sittich e del fratello Giovan Angelo, governatore di Parma per conto dei  pontifici. Prima di ottenere la libertà deve  versare una cauzione di 100000 ducati ridotta dall’imperatore a 20000 ducati. Carlo V lo chiama alla sua corte per qualche tempo e gli affida una serie di incarichi militari: alla sua partenza da Milano gli sono consegnati 20000 scudi, in parte come residuo del suo credito nei confronti dello  Sforza, in parte a titolo di risarcimento danni. Si reca in Spagna.

1539 Lombardia Ritorna a Milano per riscuotere dagli eredi del defunto duca di Milano il saldo dei 20000 ducati del credito pregresso, nonché gli stipendi dovutigli per il servizio prestato in Piemonte.
1540 Belgio

Opera nelle Fiandre  a Gand; sorveglia i lavori di costruzione della cittadella e reprime una rivolta degli abitanti.

1541 Lombardia

Si trova nella Riviera del Garda.

1542 Impero Impero Ottomano 3000 fanti Ungheria e Austria

Combatte i turchi sul Danubio alla testa di 3000 fanti italiani e di 500 cavalli leggeri al fine di prestare soccorso al fratello di Carlo V, l’arciduca Ferdinando d’Austria. Ha il comando di una squadra navale. In Ungheria si segnala a Strigonia (Esztergom), nei cui pressi sconfigge gli ottomani: il bottino è donato all’imperatore ed agli amici Alvaro di Luna e Granvela; una parte  è consegnata anche ad Alfonso d’Avalos con il quale si è nel frattempo riconciliato. Getta un ponte di barche sul Danubio, si impadronisce dell’isola di Santa Margherita ed incomincia a bombardare Pest con quaranta pezzi di artiglieria. I turchi organizzano una squadra navale e si pongono alla difesa della città. Il Medici ha il comando della flotta fluviale. Alessandro Vitelli si accampa con i suoi fanti nei giardini del palazzo reale; i fanti tedeschi si collocano più arretrati. Pietro Pereno con la cavalleria ungherese scorre nei pressi per impedire l’arrivo di soccorsi al presidio cittadino. Il Vitelli avanza per studiare dove porre le artiglierie; vi è una sortita dei giannizzeri che mette in difficoltà gli attaccanti fino all’arrivo della cavalleria di Sforza Pallavicini. Il Vitelli con i suoi fanti perugini respinge i nemici dentro Buda. Con il Pereno ed il duca Maurizio di Sassonia prepara un agguato. Organizza le sue squadre in modo che i picchieri si collochino sui fianchi in quanto i nemici non conoscono tale arma; al centro si posizionano gli archibugieri. I turchi escono baldanzosi dalla Porta Orientale e da altre uscite per investire le truppe del Vitelli. Picchieri ed archibugieri sembrano cedere di fronte al maggior numero degli avversari; si ritirano fino ai loro alloggiamenti dove si trova il Pereno con molti uomini. Maurizio di Sassonia, nel contempo, li coglie alle spalle tagliando loro la via della ritirata. Durante un assalto, mentre il Medici è occupato nell’inseguire un disertore che vuole punire, è ferito in modo grave da un sasso che lo getta a terra con la cavalcatura;si ferisce da solo con la punta della sua spada. Gli imperiali a seguito dei primi successi decidono di assalire  la località. I fanti italiani si muovono; quelli tedeschi ed ungheresi restano invece fermi; solo il Medici con i suoi navigli presta sostegno al Pereno. L’attacco è respinto. Gli imperiali decidono di abbandonare il campo; i fanti tedeschi decidono di ritornare alle loro case con l’avvicinarsi dei mesi freddi. Sono caricati i pezzi di artiglieria sulle navi del Medici mentre l’esercito si incammina alla volta di Vienna. Collocato alla retroguardia con il Vitelli ed il Pereno, respinge un attacco dei nemici: non è  tuttavia in grado di impedire che siano catturati dai turchi 700 feriti tedeschi, tutti tagliati a pezzi davanti agli occhi dei loro commilitoni impotenti. Rientra ad Esztergom;  gli viene dato l’incarico di condurre a Vienna il comandante delle milizie ungheresi, Pietro Pereno, accusato del cattivo esito della spedizione. Con Filippo Tornielli preme sull’arciduca affinché il Pereno non sia giustiziato. Il capitano è imprigionato;  in un secondo momento sarà confinato in una città in Ungheria.  Rientra in Italia notevolmente più ricco: si stima che in Ungheria, tra paga e bottino, il suo guadagno sia stato pari a 20000 scudi.

1543
…………….. Impero Francia Capitano g.le artiglieria Germania

Ottiene a Colonia il comando delle artiglierie contro i francesi del  duca Guglielmo di Clèves. Assedia Dura (Duren); la città è conquistata dai fanti italiani dei quali 600 sono uccisi solo nel superare un argine del fossato che difende la cinta muraria. Tra gli avversari viene catturato lo  Zuchero.  Bombarda e mette a sacco Cateau-Cambrésis.

Autunno Francia

Assedia senza esito Landrecy (Landrecies);  indisposto, ritorna a Milano.

1544
…………….. Impero Francia Lombardia

E’ chiamato in Piemonte dal marchese di Vasto; rientra in Lombardia; non è quindi in grado di prestare soccorso ai difensori di Carignano.

Apr. Lombardia Piemonte

Con la sconfitta degli imperiali a Ceresole Alba lascia Milano; si  incontra a Pavia con il governatore Camillo Borromeo; da qui si sposta Asti per collegarsi con il d’Avalos. Trama a corte con altri capitani per la rimozione del marchese di Vasto.

…………….. Francia

Si trova ancora nelle Fiandre;  prende parte all’ assedio di Saint-Dizier ed a una sanguinosa battaglia sulla Marna. Impegnato nelle trincee in colloquio con Ferrante Gonzaga si alza all’arrivo del principe d’ Orange per  cedergli il suo posto: il generale è ucciso da un colpo di moschetto mentre il Medici sta illustrando ai presenti il corso delle operazioni.

1545
Gen. Viene investito del feudo delle Tre Pievi (Dongo, Gravedona e Sorico).
Sett. Francia

Mancano vettovaglie alle sue truppe;  è così costretto ad intavolare trattative di pace con gli avversari.

…………… Su pressione del papa Paolo III e del fratello cardinale si sposa con Marzia Orsini, figlia di Ludovico, conte di Pitigliano, e vedova di Livio d’Alviano (figlio di Bartolomeo). Secondo alcune fonti il matrimonio è celebrato in primavera anziché nell’autunno.
1546
Feb. Emilia

A Piacenza, come giudice di una giostra organizzata da Pier Luigi Farnese.

Giu. lug. Impero Protestanti Germania

Combatte in Germania le milizie della cosiddetta lega smalcaldica, condotte da Gian Federico duca di Sassonia e dal landgravio Filippo d’Assia. Ha il comando dell’artiglieria.  Nell’esercito protestante militano capitani come Sebastiano Schartlin e Guglielmo di Furstemberg: 80000 uomini, 14000 cavalli, centoventi pezzi di artiglieria, ottocento carri che trasportano anche trecento barche ed altri strumenti bellici. Raccoglie i fanti tedeschi a Fiessen con Aliprando Madruzzi e contrasta i sassoni; ammalatosi, si fa portare ad Egra. Si riprende, guada l’Elba con i fanti spagnoli e riduce in breve alle strette gli avversari. Assale in Neuburg an der Donau 3000 svizzeri che ne sono alla guardia. La località viene messa a sacco; il bottino è valutato in 30000 scudi. Si distingue a Ratisbona dove mette in salvo Carlo V con una notevole azione strategica che gli frutterà più tardi il titolo di viceré di Boemia.

Ago. Germania

Marcia contro il landgravio Filippo d’Assia con 12000 cavalli e 2000 fanti. E’ disfatto dai luterani.

Sett. Germania

Combatte ad Ingolstadt con Pirro Colonna contro Cristoforo di Oldenburg.

1547
Mar. Germania

Con Alvaro de Sande, alla testa di 3000 fanti, affianca l’azione dei margravi Alberto e Giovanni di Lussemburgo che dispongono di 1600 cavalli e di altri 3000 fanti.

Lug. Germania

Soccorre l’arciduca Ferdinando d’Austria con 4000 fanti tedeschi. Giunge a Norimberga con il de Sande; forza il guado sull’Elba a Muhlberg cogliendo di sorpresa i protestanti. E’ catturato il duca di Sassonia il principe elettore Giovanni Federico.

…………….. Cechia

E’ trasferito a Praga;  vi doma un ammutinamento dei fanti tedeschi creditori di molte paghe. Riduce all’ obbedienza la Boemia e costringe gli abitanti a riconoscere annualmente al re dei Romani (l’arciduca d’Austria) la somma di 400000 talleri; castiga duramente i soldati del suo reggimento che si sono ammutinati. Al termine della campagna viene riconfermato nel comando delle artiglierie, è chiamato a far parte del consiglio aulico di guerra; gli è  mantenuta la carica di viceré di Boemia.

1548
Ago. Lombardia A metà mese muore la moglie senza avere un erede diretto. Con il permesso dell’imperatore nomina suo successore il fratello Agostino, ancora scapolo.
1549
Gen. Lombardia

Rientrato in Italia ospita a Melegnano l’infante di Spagna Filippo.

1551
…………….. Impero Francia Piemonte Emilia

In Piemonte. I francesi che recuperano Chieri, San Damiano d’Asti e gran parte della regione. Passa allora alla difesa di Asti con Alvaro de Sande. E’ respinto un suo assalto al castello di Villafranca d’Asti. Imparentato con Ottavio Farnese, è  presto inviato da Carlo V presso il congiunto per convincerlo ad unire le sue armi con gli imperiali ed a accettare il possesso di Parma come feudo imperiale. Avuta risposta negativa, milita agli ordini di Ferrante Gonzaga nella guerra di Parma contro lo stesso Farnese ed i suoi alleati francesi.

Lug. Emilia

Prende parte all’assedio di Colorno di cui devasta il contado facendone in particolare incendiare i raccolti; fa venire da Borgo San Donnino (Fidenza) quattordici pezzi di artiglieria;  chiede la resa ai difensori comandati da Amerigo Antinori. Al rifiuto degli avversari inizia a bombardare il castello;  in mezza giornata di fuoco ne abbatte buona parte delle mura. Gli spagnoli, protetti da una trincea che arriva fino al fossato, si accostano alla cinta muraria con le scale e si preparano ad un assalto notturno. Amerigo Antinori, spaventato, cede a patti e si consegna a Ferrante Gonzaga. Il Medici depreda il parmense e cerca invano di bloccare al ponte sull’Enza la marcia a Piero Strozzi, che, dal bolognese, si sta dirigendo alla difesa di Parma con 1500 fanti e 200 cavalli.  Nella circostanza viene sospettato di avere ritardato colpevolmente i suoi movimenti per agevolare Ottavio Farnese. Ferrante Gonzaga reputa di non inquisirlo per tale accusa.

Sett. Emilia

All’assedio di Parma; ha il comando delle operazioni allorché Ferrante Gonzaga deve spostarsi in Piemonte per fronteggiare l’avanzata dei francesi del Brissac. Ai suoi ordini sono 800 cavalli (di cui 200 pontifici), 2000 fanti tedeschi e 2000 italiani: in virtù di tale situazione si ritira  dalle vicinanze della città per sette miglia. Divide le sue milizie tra Castelguelfo, Noceto, Montecchio Emilia, Castelnuovo e Brescello per tagliare le linee di rifornimento a Parma. Non riesce a recuperare Guardasone perché per la via dei monti continuano ad affluire in Parma vettovaglie e munizioni.

…………….. Emilia

Non esita a condannare a morte Alessandro Pallavicini, allorché è informato che questo capitano, di guardia a Fidenza, permette il passaggio a molti carichi di frumento diretti alla città assediata. Architetta un’azione diversiva su Sala Baganza. Entra in urto con Francesco d’Este.

1552
Apr. Emilia

Avvia nuovamente le sue genti contro Colorno che spera di avere per trattato; per strada i suoi soldati si ammutinano per il ritardo delle paghe. L’episodio permette ad Orazio Farnese di puntare verso la località; i francesi sono respinti, il Medici li insegue sino a San Martino facendo numerosi prigionieri.

Mag. Emilia e Lombardia

Con la firma di una tregua tra le parti non riesce ad impadronirsi dei forti lasciati dai pontifici ai francesi attorno a Mirandola.  E’ preceduto in Quarantoli da Paolo Orsini che, con pochi uomini, respinge l’attacco portato dai suoi archibugieri spagnoli: il forte verrà demolito per non farlo pervenire in suo potere.

…………….. Emilia e Francia

Accusato di essere troppo tiepido con gli  avversari viene trasferito con 4000 fanti italiani (dei quali molti sono toscani) nel ducato di Lorena.

Ott. Germania e Francia

La rassegna dei suoi uomini avviene ad Augusta alla presenza dell’ imperatore;  si trasferisce all’assedio di Metz agli ordini del duca d’Alba don Ferdinando di Toledo. L’esercito imperiale consta di 14000 fanti, di 4000 cavalli e dispone di 60 pezzi d’artiglieria; alla guardia della città si trovano il duca di Guisa, Orazio Farnese e Piero Strozzi. Nonostante i suoi acciacchi il Medici si porta con il duca d’Alba a Belle-Croix per ispezionare le difese francesi e per cercare i siti migliori per gli alloggiamenti dei soldati.

Nov. Francia

Si sposta con il campo;  si colloca all’abbazia di Saint-Clément ed a Saint-Arnoul. Lo Strozzi ha modo di sorprendere un corpo spagnolo nei pressi della torre dell’Inferno; da parte sua il Medici affronta la cavalleria francese e la mette in rotta. Convince il marchese Alberto di Brandeburgo a defezionare a favore degli imperiali;  cerca pure di contattare Orazio Farnese per indurlo a farsi promotore della richiesta di una resa a patti.

1553
Gen. Francia

A causa del freddo è costretto ad abbandonare le operazioni di assedio a Metz.

………….. Capitano g.le

Rientra in Italia dove  i suoi fanti vengono pagati puntualmente. Gli è concessa una compagnia di uomini d’arme. Sostituisce Ferrante Gonzaga nel comando delle truppe allorché costui viene accusato di malgoverno nel ducato milanese.

…………….. Firenze Francia Capitano g.le Toscana

Ha l’incarico di impadronirsi di Siena alla cui difesa si trova Piero Strozzi. Si dirige con 3500 fanti e 300 cavalli a San Donato in Poggio (San Donato) per difendere Piombino da eventuali assalti degli avversari.

1554
Gen. Toscana

Tenta inizialmente di impadronirsi di Siena mediante un trattato. Invia nella città Camillo da Cesena (costui finge di avere disertato dall’esercito imperiale) il quale stringe amicizia con molti soldati del guascone Chiaramonte. La congiura è scoperta per le accuse che gli sono rivolte da un soldato da lui contattato. Il Medici lascia allora  Poggibonsi di notte portando con sé  molte scale;  raggiunge Staggia in gran silenzio. Si avvicina a Siena e con 300 fanti si impossessa del Palazzo del Diavolo e di un bastione mal sorvegliato da 40 fanti fatto costruire dal Termes presso la Porta Camollia. Occupa anche alcune case ed alcuni ostelli nei pressi: non è tuttavia in grado di proseguire nell’azione per il ritardo dell’esercito dell’ alleato Cosimo dei Medici bloccato dalla resistenza di Lorenzo da Castiglione. Il Medici si fortifica sul posto; lo Strozzi, che al momento sta visionando le fortezze di Grosseto, di Massa, di Porto Ercole e di altre località della maremma, si sposta subito alla difesa di Siena.

Feb. Toscana

Non attacca direttamente Siena che sa molto bene munita; opta per una tattica di attesa  fidando sul fatto che è andato distrutto il raccolto dell’ anno precedente.

Mar. Toscana

Alla testa di 600 fanti italiani ed altrettanti stranieri e 2 pezzi di artiglieria ottiene Aiuola, un borgo fortificato appartenente ai Bellanti, tra Siena e Castellina in Chianti; si impossessa di Tolfa, in cui si trovano 50 contadini e pochi soldati che vivono di brigantaggio: i difensori si arrendono a discrezione dopo una valorosa resistenza. Ne fa impiccare 17; minaccia di tal fine tutti coloro che osano resistere ai suoi uomini. Analoghe atrocità si verificano in Torrita di Siena, ad Asinalonga (Sinalunga), a Scopeto, a Chiocciola ed a Santa Colomba, località tutte che oppongono la medesima resistenza. Nell’ultimo centro rilascia le donne ed i bambini ed impicca gli adulti che, pure, si sono arresi dopo qualche colpo di cannone. Entra in Belcaro cui lo Strozzi tenta di prestare soccorso;  ottiene Lecceto, un convento degli agostiniani.

Apr. Toscana

Con 3000 fanti tedeschi, spagnoli ed italiani e 2 pezzi di artiglieria decide di occupare di un monastero benedettino nei pressi del borgo di San Marco a Siena.  Attacca la fortezza, difesa da Ventura da Castello con 120 fanti, con la copertura di una forte nebbia; nei pressi si trova Cornelio Bentivoglio con 800 fanti; costui è costretto a ritirarsi nella città. il Medici colloca il Bombaglino con 500 archibugieri su una collinetta per impedire eventuali sortite dei difensori dalla Porta di San Marco. Vi è una fiera scaramuccia con lo Strozzi, giunto a prestare soccorso agli uomini del monastero. Questi ultimi accettano di arrendersi a patti solo dietro la consegna di tre paghe e la disponibilità dei loro pezzi di artiglieria. Il Medici ordina un assalto che incontra una fiera resistenza; lo Strozzi rimette in ordine 1000 fanti ed alcuni cavalli; esce da porta Ovile ed assale le trincee imperiali. Il Medici deve ripiegare;  all’assedio del monastero restano Chiappino Vitelli e Carlo Gonzaga. Ventura da Castello  è obbligato alla resa a discrezione per la mancanza di vettovaglie: i soldati sono rilasciati con le loro spade dietro la promessa di non militare per i francesi per tre mesi. Il Medici lascia il campo con 1000 fanti e 150 cavalli per osservare le difese di Siena fino a San Lazzaro. Negli stessi giorni pone il suo quartiere generale a Belcaro in una villa costruita su disegno dell’ architetto Baldassarre Peruzzi.

Mag. Toscana

Fa impiccare al Palazzo del Diavolo, dove sono i suoi alloggiamenti, 4 contadini e 2 soldati, catturati a Vignano mentre stanno cercando di introdurre vettovaglie in Siena. Ciò provoca le ire dello Strozzi che, per rivalsa, fa impiccare nella cittadella 4 spagnoli fatti prigionieri in precedenza. Il capitano toscano  minaccia pure di far fare la stessa fine anche ai capitani nelle sue mani, compreso Ascanio della Cornia che è suo prigioniero. La risposta del Medici è immediata e fa innalzare un paio di forche nel forte di fronte a Porta Camollia; lo Strozzi, di rimando, ne fa innalzare altrettante nella cittadella. Ciò provoca le proteste dei soldati spagnoli che temono per la vita dei loro commilitoni catturati dai francesi. Il Medici non userà più questo strumento con la stessa frequenza. Cerca inutilmente di impadronirsi con l’inganno  di Monteriggioni mediante l’invio di una falsa lettera dello Strozzi al capitano Giovanni Zeti che difende il castello.  Occupa Vitignano ed Ancaiano;  si astiene per qualche tempo dall’ impiccare i contadini.

Giu. Toscana

Lo Strozzi esce da Siena eludendo la  sorveglianza dei suoi uomini per  trasferire il conflitto  nel Chianti. Il Medici, allorché viene a conoscenza che il capitano avversario è giunto a Casole d’Elsa, taglia la valle e raggiunge San Casciano in Val di Pesa per bloccargli la strada. Passa ad Empoli, posiziona 1000 archibugieri a Serravalle, attraversa l’Arno, tocca Pescia con 7000 fanti prima che lo Strozzi abbia attraversato a sua volta il fiume. Non cerca lo scontro e si rifugia a Pistoia:  Montecatini Alto e Montecarlo vengono occupate dai francesi.

Lug. Toscana

Si collega con Giovanni di Luna;  insieme (10000 fanti e 800 cavalli)  i due capitani raggiungono Piero Strozzi nel bosco di San Vivaldo. Nella scaramuccia muoiono più di 1000  uomini d’ambo le parti; 200 feriti sono trasportati a Lucignano d’Arbia. I francesi superano il blocco degli imperiali e giungono a Casole d’Elsa. Il Medici ritorna sotto Siena, si pone davanti alla Porta Romana;  lo Strozzi lo obbliga a spostarsi davanti alla Porta Camollia. Il Medici si avvia per la strada del Ponte o di Bozzone, recupera Vignano e la fortezza di Santa Regina, cattura a Civitella Marittima Mario Sforza ed il fratello di quest’ultimo, il priore di Lombardia. Piero Strozzi punta ora su Marciano;  il Medici ha nei pressi un altro grosso scontro con l’avversario (700 morti e feriti tra i francesi; 200 tra gli imperiali). I nemici ripiegano per la mancanza d’acqua e di rifornimenti.

Ago. Toscana

Alla testa di 2000 spagnoli, di 4000 tedeschi e di 6000/7000 italiani e di 1200 cavalli leggeri sbaraglia lo Strozzi tra Marciano e Lucignano d’Arbia a Scannagallo.  Spedisce in avanscoperta 70/80 cavalli e spinge 2000 archibugieri italiani e spagnoli ad attaccare il nemico nell’ attesa che arrivi la sua cavalleria ed il resto della fanteria. La viltà della cavalleria francese, comandata da Ludovico della Mirandola e da Ludovico Borgonovo, e la scarsa risolutezza dei grigioni al servizio dei francesi provocano lo sbandamento dei nemici.  Lo scontro  dura due ore; in esso muoiono 4000 uomini tra grigioni, italiani e guasconi contro solo 200 soldati tra gli imperiali. La vittoria è  stata agevolata, inoltre, dal tradimento di un alfiere francese che, corrotto dal Medici con dodici fiaschi di stagno pieni di monete d’oro, si dà per primo alla fuga provocando il disordine nelle file della propria cavalleria.  Grande è pure il numero dei prigionieri, dei carriaggi e delle artiglierie cadute in potere degli imperiali, delle bandiere di fanti (sessanta) e di cavalleria (ventitre) che sono tutte portate a Firenze al duca Cosimo dei Medici dal cognato Marco Sittich. Al termine del combattimento permette ai fanti grigioni rimasti vivi di rientrare nelle loro terre. Si allontana dal campo con sei pezzi di artiglieria, 2000 fanti italiani, due schiere  di tedeschi ed il tercio spagnolo, reduce dalla Corsica, per impossessarsi di Monteriggioni che gli viene consegnata da Giovanni Zeti per 4000 ducati e la promessa di essere riammesso nello stato fiorentino. Conquista   altri castelli quali Ruosoli, Bibbiano, Torrenieri e Trequanda (a patti); gli sono regalati per la vittoria riportata 50000 scudi confiscati al ribelle Bindo Altoviti.

Ott. Toscana

Assedia Siena con più veemenza: fa catturare tutti i contadini che riesce a trovare nonostante che abbia loro consegnato un permesso di lavoro;  li spedisce tutti a lavorare per le fortificazioni di Firenze; distrugge case, vigneti, piante fino ad un miglio dalla città. Piero Strozzi  elude ancora una volta la sua sorveglianza ed abbandona Siena. Il Medici si trasferisce in maremma impadronendosi di Monticiano e di Chiusdino. Attacca Casole d’Elsa;   bombarda il castello con dieci cannoni ed una colubrina: il fuoriuscito milanese Pompeo della Croce, che ne è alla  guardia con Camillo da Martinengo (quattro compagnie di fanti ed una di cavalli) lo contatta; dietro la promessa di potere rientrare nel ducato di Milano gli fa trovare aperta una porta. La terra è messa sacco e Camillo da Martinengo è condotto prigioniero a Firenze. Si impossessa di Massa Marittima.

Nov. Toscana

Si accorda con il duca di Somma per avere Grosseto per trattato; punta sulla città. Alla notizia che lo Strozzi è a conoscenza del complotto rientra verso Munistero. Con 3000 uomini e quattro pezzi di artiglieria (due piccoli e due di grosso calibro) assale la torre di Crevole difesa da Giulio da Thiene con due bandiere di fanti francesi: dopo cinque giorni di bombardamento i nemici sono forzati alla resa; i soldati sono rilasciati, Giulio da Thiene è condotto a Firenze. Ritorna ad assediare Siena  ponendo il suo campo prima a Montecchio (dove rimane Chiappino Vitelli) e poi  a Belcaro.

Dic. Toscana

Seguita ad essere spietato con i contadini che vogliono portare viveri agli assediati in Siena: numerosi sono impiccati, dal Medici uccisi a volte di persona con una specie di martello che gli funge da bastone o per mano di altri; fa pure ammazzare le bocche inutili  che vogliono  lasciare la città. Chiede la resa di Siena e minaccia di sterminarne gli abitanti in caso di vittoria. La vigilia di Natale si avvicina in silenzio al poggio di Ravacciano con Chiappino Vitelli; l’impresa fallisce con la perdita di più di 200 uomini perché la lunghezza delle scale si rivela inadeguata.

1555
Gen. Toscana

Siena è bombardata con 26 pezzi di artiglieria; altre batterie, collocate tra Porta Ovile e Porta Ravaniana, hanno un analogo riscontro negativo. Minaccia sempre di impiccare i contadini  scoperti a portare vettovaglie: Blaise de Monluc gli risponde per le rime e dichiara che farà squartare i tamburini inviati nella città per domandarne la resa.

Feb. Toscana

Nonostante queste schermaglie invia al Monluc un capriolo, 4 lepri, 4 paia di pollastri ed altri generi di conforto. Invoglia i difensori a passare al suo soldo.

Mar. Toscana

Sorprende una colonna di 900 fanti tedeschi e grigioni, usciti da Porta Romana con 400 archibugieri francesi ed italiani per puntare su Montalcino: la cavalleria imperiale dà loro addosso e ne fa strage (600 soldati tra morti e feriti).

Apr. Toscana

Iniziano le trattative per la resa di Siena sempre più stremata dalla fame. Si incontra a Belcaro ed a San Lazzaro con il Monluc, con Cornelio Bentivoglio ed il conte di Caiazzo per informarli di un accordo concluso a Firenze. Dopo qualche giorno entra in Siena con squilli di trombe, rullii di tamburi e bandiere al vento accompagnato dal suo stato maggiore ed affiancato da 300 cavalli. Accolto alla Porta Romana dai responsabili del governo cittadino si trasferisce alla Porta di San Lazzaro con Chiappino Vitelli per controllare che nessuno faccia del male ai  senesi che preferiscono allontanarsi dalla città con i francesi. Si abbraccia con il Monluc;  nell’accomiatarsi dal capitano avversario ha anche modo di rendere omaggio al re di Francia. Entra in Siena dove fa introdurre subito delle vettovaglie. Smontato da cavallo in piazza del duomo, dopo un breve ricevimento in sacrestia, fa il suo ingresso con il seguito nella cattedrale ed assiste alla messa solenne. Lascia alla guardia della città Sforza Sforza e la sera, anche perché ammalato, ritorna al suo quartiere generale a Belcaro per recarsi a Firenze dove viene accolto da Francesco dei Medici e da Paolo Giordano Orsini.

Mag. Toscana

Esce da Pienza con undici bandiere di lanzichenecchi e nove di spagnoli, scende a Saturnia e per Marsiliana ed Ansedonia punta su Porto Ercole per assalirvi, dopo dieci giorni, Piero Strozzi. Pone i suoi alloggiamenti nella valle del Pertuso fuori dal tiro di artiglieria dei forti controllati dai francesi. Coglie subito i punti deboli del sistema difensivo nemico. Invia, attraverso dirupi e boscaglie, Chiappino Vitelli con 1500 fanti ad attaccare prima il forte di Sant’Ippolito, quello posto più in alto e quello dal quale è possibile battere tutte le altre opere difensive.

Giu. Toscana

Ai primi del mese assale il forte dello Stronco o Strozzi. Fa sbarcare i suoi cannoni e ne inizia il bombardamento. Di notte i medicei, coadiuvati da 2 galee di Andrea Doria e da altre 4 comandate da Marco Centurione, occupano all’imboccatura del porto l’isoletta detta d’Ercole (o Ercolino), presidiata da un centinaio di uomini tra francesi ed italiani. Gli avversari non sono più in grado di tenere a distanza le galee. Le navi possono in tal modo avvicinarsi al porto e tenere quest’ultimo sotto un continuo fuoco di artiglieria. Giungono nel frattempo a Porto Ercole cospicui rinforzi condotti dal conte di Caiazzo (passato dalla parte degli imperiali) e da Ottobono Fieschi. Piero Strozzi comprende che le fortezze non sono in grado di resistere che pochi giorni, tanto più che è lontano l’arrivo della alleata flotta turca: si imbarca e fa vela verso Civitavecchia. Il Medici rinnova l’attacco al forte Stronco/Strozzi alla cui difesa, con la partenza del capitano fiorentino, è rimasto Vico Nobili. Ottenutane la resa, incarica Gabriele Serbelloni a cominciare a bombardare il forte dell’Avvoltoio. I suoi soldati predano tutto ciò che trovano non rispettando neppure la tomba di Leone Strozzi. Da ultimo vengono in suo potere anche i forti di Galera, di Sant’Elmo e di Gasparino. Sono catturati 28 fuoriusciti fiorentini dei quali alcuni saranno decapitati a Firenze. Ritorna a Firenze accolto con tutti gli onori dal duca.

Sett. Impero Francia Piemonte

Raggiunge il duca d’Alba a Pontestura. Subito  seda  un ammutinamento dei lanzichenecchi: ad ogni uomo è consegnato uno scudo, è promessa mezza paga entro otto giorni, e con lo stesso intervallo temporale altre mezze paghe fino al saldo completo dei debiti verso le truppe. Si fa mallevadore delle promesse.

Ott. Lombardia

Richiamato a Milano vi muore all’improvviso nel suo palazzo. Negli stessi giorni il re di Spagna Filippo II gli conferisce l’ordine del Toson d’Oro, onorificenza che il Medici o non ha modo di assumere. Muore a causa di complicazioni sopraggiunte a seguito dell’evoluzione di un forte catarro che i medici, accorsi al suo capezzale, curano con una pomata che in realtà gli affretta la morte. Un’altra versione racconta che muore a causa della somministrazione di un veleno contenuto in uno sciroppo contro il catarro che gli è stato ordinato dal medico.  Al suo capezzale si trova il duca d’Alba. In un primo momento la sua salma viene trasportata, con la scorta di un picchetto d’onore, nella Collegiata di San Giovanni Battista a Melegnano e qui sepolta nella cappella dell’ Immacolata Concezione;  più tardi, nel 1562, il fratello (il papa Pio IV) gli farà erigere un mausoleo di marmo (progetto di Michelangelo Buonarroti con esecuzione dell’aretino Leone Leoni) nel duomo di Milano. La salma sarà collocata nella cappella dell’Assunta e di San Giacomo chiamata, in un secondo momento, Medici. Nella chiesa principale di Cima, frazione di Porlezza si può vedere un rilievo rappresentante il leone di San Marco simbolo dell’ alleanza di Gian Giacomo dei Medici con la Serenissima. Medaglia di Francesco da Sangallo; in essa compare sul davanti il suo busta con  il suo nome e sul retro la scritta “Senis receptis” con un cane giacente legato ad una palma. Ritratto di Giorgio Vasari nella sala di Cosimo nel Palazzo Vecchio a Firenze. Il Medici  trasforma l’attuale castello di Melegnano in una residenza rinascimentale, ornata da cicli di affreschi, stucchi, soffitti a cassettoni e grandi camini in marmo. Allo stemma originario della sua famiglia Medici (sei palle di rosso con una palla d’oro), il Medici vi farà aggiungere l’aquila imperiale con corona d’oro allorché consegue la castellania di Musso.

 CITAZIONI

“Era questi di mezzana tacca, ma ben tagliato di tutte le membra, largo il petto, bianca e ridente la faccia, dolce la guardatura e penetrante, persuasivo il discorso, vestiva poco meglio che soldatello, parlava il pretto milanese, il che unito a quella sua maniera alla sodatesca, lo rendeva molto popolare: tenacissimo della disciplina, audace all’immaginare, pronto al compire le imprese: insofferente della pace, lontano dalla voluttà, fantaccino o capitano secondo occorreva, amato e venerato insieme da suoi soggetti; feroce, acerbo, inflessibile lo trovavano i nemici ed i trasgressori de’ cenni suoi.” CANTU’

“Uomo intraprendente, e non pertanto consigliato, perseverante, crudele, e tenuto in conto di uno de’ migliori generali dell’ imperatore.” SISMONDI

“Il più astuto uomo che si trovasse nel mestier della guerra ..Personaggio di bassi principi, uno che s’era acquistato fama di valente e scaltro Condottier d’armi, e insieme d’uomo inumano, e di gran cacciatore ed amator della pecunia.” MURATORI

“Astutissimo uomo nella guerra.” SEGNI

“E’ homo il prefato castellano per far ogni bel tratto.” SANUDO

“Si acquistò..non poca celebrità nelle faccende della guerra.” BOTTA

“E’ riputato bonissimo soldato, e che intende molto bene la guerra: diligentissimo, di molta fatica e di molta pratica. Disegna però sempre all’utilità sua particolare, e cerca d’avvantaggiarsi per ogni via..Ben complessionato e bellissimo omo, di condizione populare ed artesano, di animo gagliardo, pratico e de la guerra ben instrutto.” Da una relazione di Bernardo Navagero riportata dall’ALBERI

“Notabilissimo Capitano de tempi nostri.” SANSOVINO

“Servì con gradi militari honorevoli a diversi capitani, de’ primi di Carlo (Carlo V), onde divenne un distillato, per così dire, di virtù militari e nel generalato si acquistò gran nome.” LETI

“Non ha Milano ad invidiare a Roma/ Quei, ch’hebbe in guerra già famosi heroi,/ Che ‘l Medici è più degno hoggi fra noi/ Di quanti ne’ trionfi ornar la chioma./ Qual vanto, a dir il ver, fa l’haver doma/ Africa ed Asia a i lidi Eoi,/ Con legion cento, e ‘l gran poter de’ suoi,/ S’a imbelli, e inermi sol poser la fama?/ Questi con pochi armati audace, e forte/ Atterrò ovunque Europa havea la guerra/ L’immenso stuol d’armati, e fier nemici./ D’altre arme, altre bombarde, altre lorici,/ Orma la fama il suo trionfo in terra/ Onde a Milano Roma invidia porte.” Nato in privata fortuna, scacciato da Milano sua patria, i principali della quale città, e alfine il proprio duca gli furono e inimici e persecutori; chiuso in un castello senza aiuto alcuno, solo con l’industria sua s’aperse la strada, con tanta varietà di fortuna, e tra tanti emuli, e invidiosi, di ascendere a quel generalato di esserciti, che per prudenza e felicità fu rarissimo a’ nostri giorni..Fu il marchese di Marignano di mediocre statura, largo in petto co ‘l resto delle membra proportionate, di faccia bianca e ridente, di guardatura dolce e penetrante, hebbe un’efficace e naturale persuasiva non punto aiutata da artificiose parole, però che egli parlò sempre la semplice lingua milanese, e più tosto la plebea che la nobile; e questa congiunta con una piacevolissima maniera di accogliere a accarezzare ogni sorte di persone, lo rendevano grato e amabile a chiunque haveva da conversare seco. Nelle sue imprese usò prestezza e vigilanza..Fu di modo rissoluto, che lodava più gli estremi che i mezzi, contro i trasgressori della obedienza fu più tosto crudele che severo, stimandolo fondamento della vera disciplina militare. Ne’ pericoli di guerra fu sempre seguito da’ suoi con allegria, come certi di esser condotti all’utile e honore, e di qui avvenne ch’egli fu sempre temuto e amato in tutte le sue attioni così piacevoli, come d’importanza..Hebbe in odio i detrattori e maldicenti; e egli con molta modestia e simplicità di parole pungea chi lo meritava..Fu tenuto molto avventuroso e amico della fortuna.” MISSAGLIA

“Capitano molto avveduto..Fu di statura giusta e di carnagione bianca, d’occhi azzurri e di barba e capelli neri.” ROSCIO

“Soldato vecchio e essercitato in tante guerre.” ROSEO

“Che non è alcuno che non sappia il suo grande valore per le sue maravigliose prodezze.” ULLOA

“Audace condottiero di bande di ventura e grande capitano di eserciti regolari, astuto politico che seppe tener alto il nome italiano.” SPRETI

“Il qual’ ha dato nome immortale a se stesso, alla casa e alla patria, per essere egli stato de’ bravi guerrier ch’abbi havuto la nostra città molti anni sono.” MORIGI

“Uno dei più celebri capitani del secolo XVI.” BOSI

“Generoso ed intendente Capitano..Il più avventurato capitano della nostra età.” MONTALVO

“Stimato in questa età uno de più cauti e esercitati Capitani che in guerra si adoperasse..Valoroso guerriero.” ADRIANI

“generale d’eserciti nominatissimo.” GAMURRINI

“Soldato di molto valore e di lunga sperienza.” MANNUCCI

“Prima juventa ferox, inquies, iratusque natalium suorum fortunae, ex qua nihil nisi inopem nobilitatem, et magnae stirpis inane nomen haberet.” RIPAMONTI

“Egregie enutritus, indole mox aetatem vicit, magna virtute ad gloriam enitens. Statura mediocre fuit, pectore lato, totoque corpore pulcher: adspectus suavis, non sine acrimonia, oculis penetrans, tanquam maiestatem gratiis iungeret: natura facundus, ingenio acer, manu fortis, moribus comis: disciplinae tenax, in delicti severus: si quid agendum celer; ad omnia promptus, et gratus omnibus, quem qui armabant, simul verebantur: otii impatiens, voluptatem oror: miles et dux, strenuus et magnus.” CARDANO

“Ut invidiae, dum vivent, obnoxius; ita stilo dignus fuit: vir animo manuque fortis, et quem posteritas admiretur..Ita incredibili industria et innato vigore animi, plane stupente Europa, ad excelsa belli vota perrupit: gloriosus quidem, quod ex ipso silentii profundo emergere tam felici conatu potuerit, et cum summa virtus promitteret, mediocria amplexus sit.” PUTEANO

“Sebbene non mancase di valore era troppo cauto nelle sue risoluzioni, e volendo operare sul sicuro si rendeva perciò tardo di maniera che egli considerava, lo Strozzi eseguiva; poco provido in prevedere il futuro si occupava solo del presente..; geloso soverchiamente del comando volea risolvere tutto, e disgustando i subalterni perdeva il tempo nel dettaglio degli affari dell’esercito più che nella direzione generale dell’ impresa; singolarmente avido di qualunque guadagno voleva intervenire a tutte le imprese per partecipare delle prede; collerico e tenace del suo parere non ammetteva l’altrui consiglio..Il pubblico attribuì al suo valore l’acquisto di Siena e il duca Cosimo lo attribuì alla propria vigilanza e al proprio consiglio reputando il marchese un mediocre e lento esecutore delle sue risoluzioni.” GALLUZZI

“Fu sinistro e capace personaggio del Cinquecento.” BELOTTI

“Insigne capitano milanese..Capacità militare indiscussa” SEGRE

“Applicatosi fin dai primi anni al mestiere delle armi, vi era riuscito per uno dei più arditi ed astuti, egualmente che uno dei più fortunati e prodi. Robusto di persona, coraggioso, crudele e pronto ad eseguire le più arrischiate imprese, tutto pareva agevole alla sua cupidigia, perché egli e giuramenti e vite aveva come a gioco.” CROLLALANZA

“Capitano..attivo, intraprendente, famoso per le sue molte spedizioni e depredazioni militari.” G. ROVELLI

“Quest’ufficiale, nato vilmente, si era sollevato di grado in grado sino a quello di generale, e la reputazione che egli erasi acquistata nell’armi lo aveva messo nella sfera de’ più valenti capitani di questo secolo guerriero..Mostrossi piuttosto crudele che severo mantenitore della militare disciplina. Nei rischi di guerra era sempre seguito con allegria, come da chi è certo di essere condotto alla gloria e all’utilità. Abbandonati i giovanili disordini, abborrì talmente certi piaceri che soleva maravigliarsi di coloro che dicevano non saper vivere senza qualche dolce compagnia. Affermava suo maggior diletto pensare alla guerra ed alla casa, ma più alla guerra.” ROMEGIALLI

“Se fit signaller pour bon capitaine et hazardeux.” BRANTOME

“Audace condottiero di bande di ventura e grande capitano di eserciti regolari.” COMANDINI

“Figura non inappuntabile dal punto di vista morale, ma senza dubbio coraggiosa e piena d’iniziative.” BESTA

“Seppe far rifulgere sui campi di battaglia d’Oltralpe il valore delle armi e l’ardimento italiano.” BIGNAMI

“…Marignan persona accorta/ Pratico, anzi invecchiato nella guerra/ Comanda a tutti, ogniun prega & esorta/ Ch’il valor la faccino alzar da terra/ Et chi si mostri ogn’un forte, & veloce/ Che salvo tornò la vermiglia Croce (simbolo degli imperiali).” L. PIERI

“O di Marignan Marchese valoroso/ che del Imperio sei maggior colonna/ quanto nell’armi sei vittorioso/ c’ha dimostrato ben la tua persona/ che di mille trophei tu sei pomposo/ in le tue braccia Siena hor ti si dona/ e a te si raccomanda in tal periglio/ sì come a padre il piccoletto figlio.” Dal “Lamento della magnifica città di Siena” in GUERRE IN OTTAVA RIMA

Mentre il primogenito Gian Giacomo (1495-1555)”audace e brutale condottiero di bande di ventura, grande capitano di eserciti imperiali ed astuto politico, fu creato Marchese di Marignano dal duca Francesco II Sforza (1495-1535) ed insignito dell’ambita e prestigiosa onorificenza del Toson d’Oro, il secondogenito Giovan Angelo (1499-1565), dottore in diritto canonico e civile, avviato alla carriera ecclesiastica, salì al soglio pontificio con il nome di Pio IV ed ebbe il merito di concludere il Concilio di Trento. Tra gli altri fratelli si annoverano Gian Battista (1535-1545), che seguì da vicino le orme del fratello primogenito, Gabriele (+1531), eccellente condottiero, ed Agosto (Agostino) (1501-1570) che, sposato a Barbara del Maino, diede i natali all’unico continuatore della dinastia del marchesato, Gian Giacomo II (1558-1599). Delle cinque sorelle tre andarono monache, mentre Clara (n. 1507) sposa di Wolf Dietrich von Ems zu Hohenems (Marco Sittich di Altemps), conte del Sacro Romano Impero e condottiero di lanzichenecchi, diede origine all’omonima famiglia romana, e Margherita (1510-1547), andata sposa al conte Giberto Borromeo, diede i natali a San Carlo, cardinale di Milano.” ROCCULI

“Altri storici coevi lo descrissero come una persona comunque robusta, di media statura, con braccia nerborute, viso bianco, capelli neri e ricciuti, era solito lasciarsi in viso una folta barba, la fronte era alta, le sopracciglia foltissime racchiudevano il viso con un naso aquilino. Vestiva come semplice soldato, dormiva poco e aveva l’abitudine di mordersi le unghie; pretendeva dai suoi seguaci una disciplina ferrea, non ammetteva discussioni ai suoi ordini ed era sempre il primo a dare l’esempio per quanto riguardava i sacrifici e l’iniziativa militare…Dopo il periodo dedito all’erudizione passò, con tutti i suoi coetanei, all’arte della guerra, e fu proprio con il mestiere delle armi che il Medici si affermò come valente ed ardito condottiero. Le sue avventure sfiorarono spesso la leggenda, entrò negli archetipi del senso comune e come uomo ebbe comunque delle capacità superiori alla media, che seppe sfruttare al meglio; il genio e lo spessore delle sue intuizioni, l’ardimento personale e la lungimiranza politica ne fecero un ineccepibile capitano di ventura…Il Medeghino, inflessibile nel comando, ebbe una personalità acerba e feroce quasi inumana, amante dei mezzi estremi, fu in gran parte imprevedibile nelle sue azioni fulminee e per questo motivo molto temuto dai suoi detrattori.” PALMISANO

“Certe imprese erano atrocità da criminale sanguinario, non certo da capitano di ventura.” RENDINA

“Accortissimo e valente soldato.” REBUSCHINI

“Fu di statura giusta, e di carnagion bianca: d’occhi azurri: e di barba, e capelli neri.” CAPRIOLO

“Huomo famoso di guerra.” LAZARI

“Capitano di guerra, in quel tempo molto reputato…Persona d’ingegno, e maestro di guerra.” G.A. PECCI

“Il quale sotto il nome di marchese di Marignano si acquistò..non poca celebrità nelle faccende della guerra.” BOTTA

Sulla sua tomba è riportato il srguente epitaffio “Io. Iacobo Medici, Marchioni Marignani, eximij animi,/ et consilij, viro, multis victoriis per totam Europam/ partis apud omnes gentes clarissimo, cum ad exitum/ vitae anno aetatis suae LX pervenisset.”

 

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-M. A. Missaglia.  Vita di Gio. Iacomo Medici marchese di Marignano.

-V. Palmisano. Il Marignano. da capitano di ventura a condottiero imperiale.

 

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