BIORDO DEI MICHELOTTI (Bindo dei Michelotti, Biondo dei Michelotti, Biordo da Perugia).
Di Perugia. Fuoriuscito. Conte di Castel della Pieve e della Val di Chiana. Signore di Perugia, Città della Pieve, Corciano, Casalina, Nocera Umbra, Orvieto, Assisi, Arcevia, Deruta, Trevi, Spello, Gualdo Tadino, Montefiascone, Umbertide, Montone, Montalto e Cesi. Figlio di Michelotto dei Michelotti. Fratello di Ceccolino dei Michelotti, genero di Bertoldo Orsini.
1352 – 1398 (marzo)
| Anno, mese | Stato. Comp. ventura | Avversario | Condotta | Area attività | Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
| ………. | Francia | Inghilterra | Francia | ||
| 1380 | Perugia | Umbria | E’ inviato dai perugini alla guardia di Bettona. In tale incarico, oltre alla sua guarnigione, si avvale di 200 lance e di altrettanti fanti assoldati dal capitano Ippolito, fratello di Corrado Tedesco | ||
| 1381 | |||||
| Lug. | Fermo | Comp. ventura | Marche | Milita agli stipendi di Fermo e dei da Varano che sono minacciati da Boldrino da Panicale. Conclusasi una tregua nello stesso mese, si accampa a Monte San Martino; pretende di essere pagato fino alla scadenza della condotta (settembre). Abbandona il territorio solo quando saranno esaudite le sue richieste economiche. | |
| 1383 | |||||
| Mar. | Perugia | Fuoriusciti | Umbria | A Perugia fa parte della fazione popolare dei raspanti. Fronteggia i nobili fuoriusciti; è inviato dai priori con alcuni uomini d’arme a Castiglione del Lago come commissario. Sorveglia da tale località i movimenti. | |
| 1385 | |||||
| ………. | Milano | Esiliato con la vittoria in Perugia del partito nobiliare su quello popolare dei raspanti, si dà alla ventura. Passa agli stipendi del conte di Virtù Gian Galeazzo Visconti. | |||
| Sett. | Camerino | Chiesa | Marche | A Camerino. E’ battuto da Conte da Carrara nei pressi di Penna San Giovanni con Gentile da Varano e Boldrino da Panicale. | |
| 1386 | Padova | Verona | 600 cavalli | Veneto | Ottiene dai carraresi una condotta di 600 cavalli insieme con Antonio Balestrazzo. |
| 1387 | |||||
| Mar. | Veneto | Agli ordini di Giovanni Acuto partecipa alla battaglia di Castelbaldo inquadrato nella terza schiera capitanata da Francesco Novello da Carrara, Ceccolo Broglia, Brandolino Brandolini, Antonio Balestrazzo, Giacomo e Conte da Carrara, Bernardo Scolari. Nonostante le ferite riesce a respingere gli avversari con Giovanni degli Ubaldini, il Broglia e Filippo da Pisa. Si mette al loro inseguimento verso Legnago e cattura Benedetto da Malcesine, il conte di Colle ed Ugolino dal Verme che con 800 cavalli cercano di trovare rifugio a Porto ed a Legnago. | |||
| 1388 | |||||
| Apr, | Fuoriusciti | Perugia | Umbria | Affianca il padre Michelotto e gli altri fuoriusciti del partito popolare contro Perugia. | |
| 1389 | |||||
| Lug. | Fermo | Ascoli Piceno | Marche | Con Gentile da Varano e Giovanni tedesco da Pietramala si oppone nel fermano a Boldrino da Panicale ed a Corrado Lando. | |
| 1390 | |||||
| ………. | Siena | Firenze | Toscana | ||
| Lug. | Milano | Firenze | Piemonte | Alla difesa di Alessandria, assediata dalle truppe francesi di Giovanni d’Armagnac. | |
| …….. | Chiesa | Fermo | Marche | Combatte il signore di fermo Antonio Aceti alla testa di 11000 uomini. Sono messe a sacco numerose contrade del Piceno. | |
| 1391 | |||||
| Ago. | Milano | Firenze | Toscana e Umbria | Cavalca nel fiorentino; tocca San Gimignano, occupa Castelvecchio in cui libera 20 senesi fatti prigionieri in precedenza dai fiorentini. A Siena gli è donata la bandiera con la balzana; nel ritornare verso Perugia viene assalito dalle truppe che sono uscite da Montepulciano. Parte dei suoi uomini viene catturata; Biordo dei Michelotti perde pure la bandiera. | |
| Ott. | Toscana | E’ segnalato a mal partito nel pisano. | |||
| 1392 | |||||
| Gen. | Viene licenziato dai viscontei a seguito della pace di Genova. | ||||
| Mar. | Comp. ventura | Firenze | Emilia Liguria Toscana Umbria | E’ spinto da Gian Galeazzo Visconti a muoversi verso la marca d’ Ancona con il Broglia e il Brandolini. Trovati ostacoli nel bolognese dove vengono a contrastarlo Giovanni Acuto ed Ugo di Monforte, prende la via degli Appennini, scende a Sarzana; attraversa l’Arno a Pisa e si trasferisce in maremma. Supera in fretta la Toscana. In Umbria. | |
| Giu. | Toscana | Si unisce con Ceccolo Broglia, Brandolino Brandolini, Giovanni da Barbiano e Giovanni Tedesco da Pietramala per costituire la “Compagnia di San Giorgio” forte di 4000 cavalli. | |||
| Lug. | Comp. ventura | Perugia C. di Castello Firenze Siena Pisa Lucca | Umbria e Toscana | Si trova a Sigillo con Azzo da Castello; devasta il contado di Perugia finché non gli sono consegnati dagli abitanti 4000 fiorini per allontanarsi. I priori della città gli inviano un ambasciatore (Tebaldo di Lello) per ringraziarlo con alcuni presenti per essersi opposto alle iniziative di Ceccolo Broglia e di Brandolino Brandolini volte a devastare maggiormente il territorio. Minaccia Città di Castello e Firenze che, per la tregua di un anno, riconoscono ai venturieri una taglia di 40000 fiorini (richiesta iniziale, 100000) nonostante le difese approntate dalla repubblica (600 lance e 4000 fanti, senza contare le milizie inviate dai bolognesi, 300 lance, e dagli estensi, altre 100). D’altra parte tali truppe si sono rivelate alla fin fine predatrici quanto gli stessi venturieri. Ripreso il cammino, altre taglie sono imposte dal Michelotti ai comuni di Siena 5000 fiorini (nella realtà il costo complessivo sopportato dal comune per la scorreria ascende a 11112 fiorini per le regalie dovute ai vari capitani della compagnia), di Pisa (12000) e di Lucca (8000). La compagnia fa ritorno nel perugino per la divisione del bottino. Con Ceccolo Broglia, Brandolino Brandolini e Giovanni da Barbiano (6000 cavalli) Biordo dei Michelotti combatte i perugini le cui truppe sono comandate da Azzo da Castello e dall’inglese John Beltoft. Fa molti prigionieri; scorre fin sotto le mura del capoluogo. | |
| Ago. | Comp. ventura | Perugia | Umbria Toscana e Marche | Tutti i capitani della compagnia, con l’esclusione del Michelotti, sono tacitati con 6000 fiorini; Perugia giura obbedienza al papa. A seguito di tale fatto il condottiero si reca a Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) e ne devasta il contado. Alcuni venturieri si portano a Perugia per comprarvi del pane e sono uccisi dagli abitanti; ciò scatena un ulteriore conflitto che è ricomposto con la stipulazione di nuovi capitoli. Il trattato non viene rispettato e Biordo dei Michelotti si rafforza nell’opinione che la pace è ottenibile solo con il rientro della fazione dei raspanti in Perugia. A fine mese si sposta nelle Marche chiamatovi da Gentile da Varano e da Ancona per fronteggiare i pontifici. | |
| Sett. | Camerino Ancona | Chiesa Rimini | Marche e Toscana | Con Azzo da Castello decide di cavalcare nelle terre dello stato della Chiesa; per tutto settembre contrasta i nemici tra Osimo, Castelfidardo e Macerata mentre i Malatesta, alleati del rettore della Marca Andrea Tomacelli, fratello del pontefice, effettuano numerose scorrerie verso Fiumesino, dove è depredata una mandria di suini, condotta al castello di Precozzano presso Ripe di Senigallia. Recupera, per conto del signore di Camerino Gentile da Varano, il castello di Pero; si collega con il presidio di tale rocca e cattura il Tomacelli. Il papa Bonifacio IX invia subito nella Marca il cardinale Landolfo di bari con 150 cavalli e molti fanti per liberare il fratello. Sempre nel mese Biordo dei Michelotti costituisce una compagnia con Corrado Lando. | |
| Ott. | Toscana | La nuova compagnia si scioglie presto per discordie interne con Corrado Lando. | |||
| Nov. | Chiesa | Umbria | Attraversa il territorio di Città di Castello. Si rafforza in Deruta. Occupa Orvieto per conto dei pontifici. Presto ne è dichiarato signore dalla popolazione. | ||
| 1393 | |||||
| Gen. | Urbino | Marche | A Montalboddo (Ostra) per conto dei Montefeltro. | ||
| Feb. | Comp. ventura | Siena | Umbria | Chiede nuovamente denari ai senesi. Riceve 300 fiorini cui se ne aggiungono altri 1000 per un accordo riguardante Castel della Pieve (Città della Pieve). | |
| Apr. | Comp. ventura | Firenze Bologna Ferrara | Umbria | Si collega nel perugino con il Lando, Giovanni da Barbiano, Conte da Carrara ed Azzo da Castello per costituire una compagnia di 2500 cavalli e di molti fanti con la quale imporre taglie agli stati che non vogliano riconoscere un soldo ai venturieri. E’ subito condotto dai fiorentini con il Lando; altri stipendi ottengono Giovanni da Barbiano e Conte da Carrara dai bolognesi ed Azzo da Castello dagli estensi. | |
| Mag. | Comp. ventura | Perugia | Umbria e Marche | Pandolfo e Pelino Baglioni scacciano da Città della Pieve il governatore pontificio del papa Bonifacio IX con l’accusa di essere un fautore dei raspanti e dei Michelotti. I Baglioni reclutano truppe; nottetempo si portano a Piegaro ai danni dei raspanti saccheggiando i beni di alcuni partigiani del partito avverso ed uccidendone alcuni membri; puntano contro Città della Pieve dove si trovano Giovanni Bandini ed altri seguaci dei Michelotti. Costoro lasciano la località e si rafforzano in Monteleone d’Orvieto ed in Montegabbione. I perugini cominciano a battere la rocca di Città della Pieve. A tali notizie intervengono in soccorso dei difensori Luca Monaldeschi della Cervara con fanti e cavalli e Monaldo da San Casciano con 200 cavalli. Biordo dei Michelotti invia, a sua volta, dalla Marca Edoardo dei Michelotti e Luca di Canale con 200 cavalli. I due condottieri si collegano con Francesco da Montemarte; si impossessano della località scacciandone i Baglioni; recuperano Piegaro. Biordo dei Michelotti è riammesso in Perugia con l’appoggio del partito popolare; il governatore pontificio della città Giovanni Panciatichi ordina che siano cancellate le immagini ignominiose dei suoi famigliari e quelle di altri fuoriusciti dipinte nella facciata del duomo verso la piazza. Sono pure restituiti ai raspanti i loro beni. Negli stessi giorni il condottiero è invitato dai fiorentini a non molestare il territorio di Città di Castello. | |
| Giu. | ChiesaComp. ventura | CamerinoArcevia | Umbria Toscana e Marche | Lascia Città della Pieve, cavalca verso Valiano e nel territorio di Montepulciano controllato dai fiorentini. Raggiunge le sue truppe che stazionano a Ponte Valleceppi per trasferirsi nella marca d’ Ancona e combattervi i da Varano. Non trascorrono che pochi giorni dalla sua assenza da Perugia che il partito dei nobili, guidato da Pandolfo Baglioni, si solleva innalzando il vessillo dello stato della Chiesa. Le armi del popolo prevalgono con l’uccisione di Pandolfo e di Pellino Baglioni (sulle scale del Palazzo di Giustizia) e di altri 70 congiurati. Bonifacio IX, impaurito, fugge ad Assisi; Biordo dei Michelotti rientra nella città. Per la cerimonia legata al suo ingresso in Perugia i priori spendono 4000 fiorini. Viene insignito del cingolo di “cavaliere del popolo”, gli è consegnata una spada con la nomina di capitano generale delle milizie perugine con lo stipendio mensile di 1000 fiorini; gli sono consegnati altri 2000 fiorini affinché li distribuisca alle truppe. Viene eletto al primo posto tra i 25 cittadini aventi il compito di pacificare la città; sono esiliati più di 200 nobili con i loro seguaci. Biordo dei Michelotti per i suoi meriti ottiene in ringraziamento dal nuovo governo popolare il palazzo fortificato già dell’abate di Montmajeur, per il cui restauro il comune stanzia 4000 fiorini. Gli sono consegnate terre e fortezze a Montalera ed a Renabianca, nonché la posta di Panicarola nel Chiugi. E’ commissionata dai Priori in suo onore una statua di bronzo, che lo ritrai a cavallo, da collocarsi sulla facciata prospiciente la piazza sul fianco sinistro della cattedrale di San Lorenzo. Sono pure liberati dalle condanne precedenti i fratelli Ceccolino, Siginolfo ed Egano. Si sposta nelle Marche e con Azzo da Castello obbliga Rocca Contrada (Arcevia) al pagamento di una taglia. A fine agosto Bonifacio IX è costretto a rassicurare tale comune che non è sua intenzione affidarne il governo al Michelotti o ad altri condottieri. | |
| Lug. | Perugia | Fuoriusciti | Capitano g.le | Umbria e Marche | Ottiene il castello di Fratta del Vescovo (Fratta Todina) dal condottiero pontificio Ciucio da Paterno in cambio di 3000 fiorini; si accampa tra Umbertide e Montone e si fa consegnare la rocca del secondo centro dai fratelli di Braccio di Montone in cambio della liberazione del loro congiunto; si impossessa anche di Civitella dei Marchesi (Montalto). |
| Ago. | Perugia | Comp. ventura | Umbria | Invia ambasciatori a Firenze ed al papa sempre fermo a Perugia: prega il pontefice di soccorrere la città con 200 fanti e 50 lance. Giovanni Tedesco da Pietramala ed Azzo da Castello scorrono infatti nel territorio comunale occupando l’uno Castiglione del Lago e l’altro Nocera Umbra. Il papa non risponde; spaventato, anzi, dai tumulti cittadini, abbandona Perugia lasciando nella città un cardinale come suo vicario. Biordo dei Michelotti riesce a comporre la vicenda con l’aiuto del signore di Cortona Ugolino Casali: consegna 14000 fiorini a Giovanni Tedesco da Pietramala per recuperare Castiglione del Lago ed altri 5000 ad Azzo da Castello per Sigillo. Entrato in Perugia alla testa di 500 cavalli, a metà mese prende parte al consiglio generale cittadino: è decisa la riorganizzazione dei poteri nel comune, la condanna dei delitti, è approvato l’elenco dei nobili condannati all’esilio. Il condottiero viene ordinato cavaliere del papa, gli è donata una casa. Il consiglio decide pure che gli sia elevata una statua di bronzo nella parete della chiesa di San Lorenzo verso la piazza. Con lo stipendio mensile di 1000 fiorini viene nominato capitano generale dell’esercito perugino. Ad Ugolino Casali, per la sua recente intermediazione, fa avere un destriero coperto di scarlatto, una bandiera con lo stemma di Perugia, un palazzo ed una provvigione annua di 500 fiorini. | |
| Sett. | Comp. ventura | Chiesa | Marche | Si propone di rifarsi sui pontifici. Ai suoi uomini si uniscono anche 400 armati che hanno già militato agli ordini di Boldrino da Panicale; si muove con costoro ed Azzo da Castello (2500 cavalli e molti fanti) per marciare su Macerata. Si allea con i da Varano, sconfigge e fa prigioniero a Penna San Giovanni Andrea Tomacelli fratello del papa. Espugna alcuni castelli ed irrompe in Macerata; si frappongono i fiorentini i quali ottengono che gli abitanti riconoscano alla compagnia una taglia di 1000 fiorini e consegnino ai venturieri le ossa del Panicale. Biordo dei Michelotti lascia il territorio con la promessa di ricevere dal pontefice, entro un mese, altri 10000 fiorini. | |
| Nov. | Chiesa | 200 lance | Umbria | Si riconcilia con il pontefice; gli sono riconosciuti da Bonifacio IX 10000 fiorini l’anno per un biennio ed altri 6000 l’anno fino alla morte; gli sono, inoltre, concessi una condotta di 200 lance ed il vicariato di Rocca Contrada (Arcevia), di Gualdo Tadino, di Orvieto (dietro un censo annuo di 400 fiorini) e di Montefiascone (censo di 200 fiorini); gli sono anche confermati i privilegi da lui detenuti in Perugia. Con Corrado Lando gli vengono anche riconosciuti dai lucchesi 80 fiorini al mese; nel periodo maggio-agosto dell’anno seguente i due condottieri ne incasseranno altri 480. | |
| Dic. | Chiesa | Todi | Umbria | Difende in Sismano con 200 cavalli la moglie di Catalano degli Atti. Infesta il territorio di Todi ai danni del signore della città Malatesta Malatesta. Fa ribellare Montecastello di Vibio e Fratta del Vescovo (Tratta Todina); si deve, tuttavia, ritirare allorché vengono in soccorso del Malatesta le truppe di Ranuccio da Marciano con Giovanni Tedesco da Pietramala. | |
| 1394 | |||||
| Gen. | Perugia | Chiesa | Umbria | Entrano in Umbria 1500 cavalli pontifici condotti dal duca di Spoleto Giannello Tomacelli (altro fratello di Bonifacio IX), da Ceccolo Broglia, da Brandolino Brandolini e da Giovanni Tedesco da Pietramala, accompagnati da molti fuoriusciti del partito nobiliare. Gli avversari si impossessano di Migliano, espugnano Montebiano dopo un assalto di quattro ore, occupano Montelagello. Biordo dei Michelotti li affronta con 500 cavalli e 200 fanti. Rafforza i castelli di confine senza cercare la battaglia con gli avversari. Si libera della loro presenza dal perugino grazie alla vecchia amicizoia con i 3 condottieri. Consegna loro 5600 fiorini e costoro si allontanano dal territorio. I perugini consegnano Migliano ai conti di Marsciano Neri e Manno, il castello di Montebiano viene demolito, mentre più dubbie sono le sorti di quello di Montelagello. | |
| Feb. | Firenze | Capitano g.le 300 lance | Toscana | Si reca a Firenze ove gli è consegnato il bastone di capitano generale. Promette agli abitanti di Bettona di proteggerli da eventuali scorrerie di Ceccolo Broglia e di Brandolino Brandolini. | |
| Mar. | Ancona Fermo | Osimo Fuoriusciti | Marche | Con Azzo da Castello combatte per Ancona contro Osimo. I due capitani sono poi chiamati dagli abitanti di Fermo per fronteggiare i fuoriusciti e Luca di Canale che si sono asserragliati in Montegranaro. Posto il campo vicino alla rocca del Girifalco, chiedono entrambi per la loro condotta 10000 ducati che dopo alcune trattative sono ridotti a 5000. | |
| Apr. | Perugia | C. di Castello | Toscana Umbria | Si reca a Firenze alla morte di Giovanni Acuto. Gli viene offerto un contratto di condotta per 300 lance. Alla sua compagnia si unisce negli stessi giorni anche Priamo Gambacorta con 200 uomini. Al rientro in Umbria danneggia il contado di Città di Castello. | |
| Mag. | Perugia | Chiesa | Umbria | Si trova a Ponte San Giovanni. E’ assalito nuovamente dai pontifici che dispongono di un esercito superiore al suo. Continua a non volere affrontare gli avversari in battaglia campale limitandosi ad effettuare alcune scorrerie. 500 cavalli comandati dal fratello Ceccolino e da Corrado Lando impediscono, inoltre, ai fuoriusciti di continuare nei guasti alle campagne finitime. Cerca anche di subornare Ceccolo Broglia, Brandolino Brandolini e Giovanni Tedesco da Pietramala; dà loro in ostaggio Tinto dei Michelotti con 4500 fiorini (o 10000 secondo altre fonti). I rivali si allontanano. Biordo dei Michelotti si fa consegnare dal comune di Perugia altri 4000 fiorini per potere dare il soldo ai suoi militi ed a quelli del fratello Ceccolino e di Corrado Prospero. Nelle sue incursioni provoca danni anche nei contadi di Certaldo e di Marciano: prede e prigionieri sono condotti nel fiorentino. Il fatto provoca le proteste della repubblica. | |
| Giu. | Perugia | Umbria | Esce nottetempo da Perugia con 500 cavalli e 200 fanti; all’alba entra in Assisi senza trovarvi resistenza; assedia le due rocche, la minore con lavori di scavo e la costruzione di una serie di ripari per gli assedianti. I due castellani, Giovanni d’Oddo e Telle da Rosciano, gli si arrendono a patti. La città viene messa a sacco. Sostenuto dai de Nepis viene proclamato gonfaloniere e signore della città in un’assemblea pubblica tenutasi nella chiesa di San Rufino. Fa erigere nella città una grande torre nella rocca maggiore con un presidio di 12 uomini; altri 12 sono destinati alla rocca minore. | ||
| Lug. | Comp. ventura | Siena Pisa C. di Castello | Toscana e Umbria | Provoca alcuni danni nel territorio di Montone. Esce dal perugino con Corrado di Altinberg ed Azzo da Castello, attraversa il territorio di Sansepolcro e penetra in Toscana. Obbiettivo è la depredazione del senese e del pisano. Si propone di favorire i fuoriusciti di Pisa ai danni del nuovo signore della città Jacopo d’Appiano: d’altra nella compagnia militano molti esuli come Priamo Gambacorta, Dino dalla Rocca ed i dell’Agnello. Il d’Appiano ricorre a Gian Galeazzo Visconti che gli invia in soccorso 400 cavalli. I venturieri si accontentano di 10000 fiorini (richiesta iniziale 20000) ed il signore di Pisa può licenziare le truppe viscontee. Biordo dei Michelotti entra con Azzo da Castello nel tifernate. Ottiene Fratta Todina versando 3000 fiorini a Ciucio da Paterno. Gli si consegnano Montone, Gualdo Cattaneo, Montalto, Civitella dei Marchesi (Sant’Anna di Umbertide) Mette a sacco Selci, Celalba e Porcina. Tramite Firenze e Perugia ottiene dagli abitanti di Città di Castello un risarcimento di 150 fiorini per i danni causati dalle loro milizie nel suo passaggio a Montone. | |
| Ago. | Toscana Romagna e Umbria | Su invito dei fiorentini conduce le prede a Sansepolcro, a Citerna ed a Anghiari nei cui mercati sono vendute. Si rovescia in Romagna contro Forlì e tutti coloro che non vogliono riconoscere taglie alla sua compagnia. Al termine delle incursioni transita per Forlì con il fratello Ceccolino e gli altri condottieri: Corrado di Altinberg si reca a Ravenna, Azzo da Castello a Ferrara, Biordo ed il fratello Ceccolino rientrano a Perugia. | |||
| Ott. | Umbria | Nel perugino. Ottiene alcune sovvenzioni dai senesi. Chiede ad Uguccio Casali la restituzione dei castelli del distretto perugino, di cui è stato nominato vicario (Montegualandro, Borghetto e Lisciano Niccone). Il signore di Cortona rifiuta, anzi pretende che gli sia restituito il castello di Valiana (facente parte del distretto di Cortona), ceduto a suo tempo dai perugini a Giovanni del Pecora, signore di Montepulciano. Il Casali cavalca in Val di Pierle, espugna il castello di Pugnano, cattura Carlo Oddi e due suoi figli. Quest’ultimo per ottenere la libertà deve pagare un riscatto di 1200 fiorini e cedere i suoi beni che si trovano in tale valle. Il fatto provoca le proteste dei fiorentini; è annullato dai perugini il suo contratto di condotta; gli viene intimato di restituire i castelli conquistati in Umbria. Uguccio Casali si dimostra sordo alle richieste di Perugia ed alle sollecitazioni di Firenze. | |||
| 1395 | |||||
| Gen. | Comp. ventura | Fermo Osimo Ancona | Umbria e Marche | Si pone come arbitro ad Orvieto tra la fazione dei beffati/muffati e quella dei mercorini; convoca i loro capi a Perugia. Si collega ancora con Azzo da Castello e si attenda nel fermano vicino alla rocca del Girifalco: i due capitani chiedono una taglia ad Osimo ed a Ancona; ottiene 1000 ducati dagli abitanti di Fermo. Nello stesso mese i fiorentini sollecitano l’ausilio delle sue milizie per contrastare i senesi. | |
| Feb. | Umbria | Si impossessa di Spello. | |||
| Apr. | Perugia | Todi Chiesa | Umbria | Gli abitanti di Todi si ribellano a Malatesta Malatesta, chiamano Biordo dei Michelotti nella città e lo proclamano come signore. E’ scomunicato da Bonifacio IX ed è predicata la crociata nei suoi confronti. Sgomina a Bevagna i pontifici condotti dal signore di Foligno Ugolino Trinci; giunge ad Orvieto con 400 cavalli e ne fa distruggere la rocca; costringe molte terre a riconoscergli una taglia; desola i contadi delle località che non ottemperano ai suoi ordini. | |
| Giu. lug. | Perugia | Fermo Ancona Recanati | Marche | Irrompe nelle Marca con 1500 cavalli ai danni di Fermo, di Ancona e di Recanati: le tre località assoldano a loro difesa Conte da Carrara, Mostarda da Forlì e Luca di Canale. A Monte San Giusto gli vengono contro, provenienti da Montegranaro Luca di Canale e Conte da Carrara. Si accorda con il secondo condottiero che lascia il contado. Si scontra invece con il di Canale. L’avversario, ferito alla gola da un verrettone nel corso del combattimento, lascia il campo, raggiunge il mare, sale su un piccolo naviglio e cerca di raggiungere con alcuni compagni Civitanova Marche. Il condottiero è inseguito e catturato da alcune imbarcazioni degli abitanti di Grottammare: è consegnato ai priori di Fermo che catturano Luca di Canale in quanto lo sospettano, probabilmente, di tradimento. Alla notizia Biordo dei Michelotti invia a Fermo Smeduccio Smeducci per chiederne la consegna. La sua richiesta è respinta. | |
| Ago. | Umbria | E’ richiamato dai Chiaravalle dalla marca d’ Ancona; gli sono consegnate le fortezze di Todi, ancora in potere di Malatesta Malatesta. Entra in Orvieto con 400 cavalli; il giorno seguente il consiglio cittadino gli affida la signoria a vita della località. 150 cavalli delle sue compagnie muovono da Deruta, transitano per Fratta Todina e mettono a sacco il territorio di Città di Castello. Inevitabili sono le proteste dei fiorentini. | |||
| Sett. | Perugia Comp. ventura | Fermo Ancona Recanati Ascoli Piceno | Marche | Penetra nuovamente nelle Marche per devastare i territori di Fermo, di Ancona e di Recanati. Stipula una tregua con Conte da Carrara; si unisce con la compagnia di tale condottiero (3000 cavalli e vari fanti) ed insieme domandano agli abitanti di Ascoli Piceno una taglia di 3000 ducati. Ottenutala, Biordo dei Michelotti si trattiene nel contado di San Flaminiano. | |
| Ott. | Perugia | Chiesa | Umbria | Promette una provvigione annua di 500 ducati a Conte da Carrara per avere il suo appoggio contro i pontifici. Scorre nel territorio di Spoleto; si impadronisce di Cesi con la rocca ed ottiene Orvieto; con soldati di trevi affronta le milizie di Giovannello Tomacelli, fratello del papa, in diversi combattimenti non risolutivi. | |
| Nov. | Umbria | Conduce al suo soldo per due mesi (compenso di 4000 fiorini) il Broglia ed il Brandolini; cavalca nello spoletino senza esiti particolari perché non è in grado di attraversare il Tevere ghiacciatosi negli stessi giorni. | |||
| Dic. | Marche | Giunge a Fabriano; vende Montegranaro a Fermo in cambio di 7500 ducati: il medesimo giorno i priori liberano Luca di Canale. L’acquisto provoca da parte dei fermani violenze e sopraffazioni nei confronti degli abitanti di Montegranaro, una situazione in cui si inserisce Conte da Carrara e che porta al rafforzamento del potere di Antonio Aceti in Fermo. Biordo dei Michelotti rifiuta la proposta dei fiorentini di divenire loro capitano generale; viene pregato, sempre da costoro di rimettere in libertà Francesco Gambacorta, che egli trattiene prigioniero per la mancata restituzione di 50 fiorini in quanto quest’ultimo non è stato in alcun modo in grado di fare fronte alle sue obbligazioni. | |||
| 1396 | |||||
| Gen. | Umbria | E’ scomunicato. | |||
| Mar. | Chiesa | 500 lance | Umbria | Si riconcilia con il pontefice su pressione degli ambasciatori visconteo e fiorentino. E’ nominato vicario pontificio di Todi e di Orvieto dietro la corresponsione di un censo annuo; Bonifacio IX riconosce a Biordo dei Michelotti per un anno la somma mensile di 2000 fiorini per avere a propria disposizione 500 lance. Il condottiero restituisce ai pontifici due castelli. Viene tolto l’interdetto alla città di Perugia; Biordo Michelotti, da parte sua, deve riconoscere allo stato della Chiesa la somma di 17000 fiorini. A Perugia si festeggia; viene distribuito grano ai poveri, 10 corbe a porta. Sempre nel periodo induce Giovanni da Barbiano ad allontanarsi dal territorio con donativi ed armi in abbondanza. | |
| Apr. | Umbria | Acquista numerosi capi di bestiame ed armi allo scopo di combattere i pontifici. | |||
| Mag. | E’ inutilmente invitato dai fiorentini a contrastare la compagnia di Ceccolo Broglia. Risorgono, nel frattempo, i dissidi con Ugolino Trinci. I magistrati di Perugia giudicano il fatto pericoloso, per cui incaricano il signore di Camerino Gentile da Varano di tentare la strada della riconciliazione tra i 2 condottieri. A fine mese il vescovo di Narni assolve Biordo, i cittadini di Todi ed i loro priori dalle censure ecclesiastiche. | ||||
| Giu. lug. | Comp. ventura | Foligno | Umbria | Chiede ai senesi di inviare ambasciatori al duca di Milano per averne il soccorso. A luglio molesta con la sua compagnia i territori del signore di Foligno Ugolino Trinci. | |
| Ago. | Perugia | Comp. ventura | Umbria | Riceve 1500 fiorini dal comune di Perugia per sorvegliare i movimenti di Bartolomeo Boccanera, di Ludovico Gabriotto Cantelli e di Filippo da Pisa: persuade costoro a desistere da ogni tentativo aggressivo con denari e promesse. I perugini gli riconoscono in premio altri 5666 fiorini. | |
| Nov. | Umbria | Invia ambasciatori a Siena per stipulare un’alleanza con i Montefeltro e Pisa. | |||
| 1397 | |||||
| ………. | Milano | Firenze | 500 lance | ||
| Apr. mag. | Firenze | Milano | Capitano g.le 800 lance | Umbria e Toscana | Si propone di molestare Uguccio Casali ingaggiando per 10000 fiorini la compagnia di Alberico da Barbiano ferma nel perugino. Costoro assalgono Borghetto ma non riescono ad impadronirsi della località; avanzano allora su Melello ma vengono sconfitti dalle milizie di Volterra. A questo punto Biordo dei Michelotti è convinto ad accettare il capitanato generale dei fiorentini per contrastare i viscontei comandati proprio dal Barbiano. Gli vengono offerti inizialmente 1600 fiorini il mese; la trattativa si chiude con il riconoscimento, a suo favore, di una provvigione mensile di 2150 fiorini. La durata della condotta è stabilita in sei mesi, più altri sei di beneplacito. A metà maggio viene stipulato il relativo contratto tramite Rinaldo Gianfigliazzi. |
| Giu. | Toscana e Umbria | Si reca a Firenze e gli sono consegnate le insegne del comando. E’ obbligato a rientrare a Perugia a seguito delle minacce del Broglia e dei fuoriusciti. Lascia la città in gran fretta e per Arezzo raggiunge inaspettato Perugia. | |||
| Lug. | Perugia | Fuoriusciti | Umbria | Si impadronisce di Porcaria nonostante i capitoli della recente pace firmata con i pontifici. Con la sua azione scoraggia gli avversari dalle loro intenzioni. | |
| Ago. | Umbria | Viene nominato conte di Castel della Pieve e della Val di Chiana dall’imperatore Venceslao di Boemia. | |||
| Nov. | Toscana | Sposa Giovanna Orsini, figlia del conte di Soana Bertoldo. Il matrimonio viene celebrato a Corciano nel castello di Pieve del Vescovo. La sposa entra in Perugia a metà mese, accolta da tutte le donne della città che le vanno incontro e la scortano fino al palazzo-fortezza di Porta Sole. Un pranzo per 300 invitati viene offerto nella piazza. La città gode di otto giorni di giochi e tornei. In particolare è organizzato un torneo vinto da un famiglio dei Chiavelli. Per i festeggiamenti sono spesi più di 10000 fiorini; al matrimonio sono presenti i signori di Urbino, di Camerino (Gentile da Varano), di San Severino Marche (Smeduccio Smeducci), di Fabriano (Chiavello Chiavelli), di Foligno nonché gli ambasciatori di Venezia, Firenze, Lucca, Cortona, Città di Castello (gli sono donati un palio ed un destriero), Assisi, Gubbio, Nocera Umbra, Spello, Castel della Pieve (gli è inviata dagli abitanti di tale località una cavalcatura bardata con panni pregiati) e Trevi. I doni ricevuti dagli sposi sono ricchissimi e si stima che il loro valore ammonti a 60000 fiorini. | |||
| 1398 | |||||
| Gen. | Umbria | Nel territorio di Todi a causa della ribellione di Monte Castello di Vibio. | |||
| Feb. | Umbria | Si porta a Todi con 1500 cavalli; si ferma nella località per curarsi una gamba a causa di una caduta da cavallo. Con l’avvicinarsi di Mostarda da Forlì, rientra a Perugia. Lascia alla guardia di Todi il fratello Ceccolino. | |||
| Mar. | Umbria | L’abate di San Pietro Francesco Guidalotti, suo cognato, assieme con altri suoi parenti si fa promotore di una congiura ai suoi danni. A metà mese, una domenica mattina, il Guidalotti, si presenta con 20 compagni (tra fratelli, nipoti ed altri amici) al palazzo di Biordo dei Michelotti nei pressi di Porta Sole. Il condottiero, avvertito di tale visita, si alza dal letto, si mette il giuppone senza armarsi, scende giù dalle scale senza alcun sospetto, scortato solo da Gaidone e da alcuni famigliari. L’abate Guidalotti lo abbraccia: è questo il segnale per i fratelli Giovanni ed Annibaldo, che si scagliano contro la sua persona con i coltelli avvelenati. Lo colpiscono alla gola. Gli assassini, con Gaidone che fa parte della congiura, escono dal palazzo; cercano di sollevare la popolazione evocando la morte del tiranno. Al contrario la folla, alla notizia, si getta nelle case dei Guidalotti uccidendo e dando alle fiamme tutto ciò che è loro legato. Il padre di Francesco, Simone Guidalotti, non è in casa: viene scovato nell’abitazione di uno speziale ed ucciso con altri membri della sua famiglia. Si mormora che il delitto sia avvenuto su ispirazione del papa. Una prova di tale asserzione è data dalla presenza dell’esercito pontificio, condotto da Malatesta Malatesta, a sole 3 miglia dalla città. Otto giorni dopo la morte del condottiero si tengono i suoi funerali. Tutti indosssano abiti neri in segno di lutto: Torce e ceri ardono dappertutto. Tutti sono armati per timore di tumulti. I funerali di Biordo costano 334 fiorini; sono grandiosi così come lo sono state le nozze. Grande pietà desta la madre Baldina che si strappa i capelli in testa per la disperazione. Il Michelotti viene sepolto nella chiesa di San Francesco; gli è eretta una statua equestre di fronte alla chiesa di San Lorenzo. Un suo ritratto, di autore anonimo, è conservato nel Palazzo dei Priori di Perugia. Nel marzo 1448 il frate Roberto Caracciolo (Roberto da Lecce) predica contro la vanità dei nobili che si rivela, a suo dire, anche negli ornamenti che accompagnano le tombe famigliari: ciò provoca la distruzione della statua del Michelotti in un cimitero sconosciuto. Suo segretario è l’umanista Giovanni Manzini. Ricordato da Lorenzo Spirito in “Lamento di Perugia soggiogata”. |
CITAZIONI
-“Fu capitano saggio, accorto e mite, da moltissimi rimpianto.” ARGEGNI
-“Quei due che fanno adorne le scritture,/ Biordo e Ciccholin de’ Michelotti/ Da far deluno infinite picture/ Incredibil di lui cose dirotti./ Non fe più prove il valente Camillo/ Come lui per Peroscia senza motti./ E fu tanto onorato il suo vexillo/ Che fu signor delle terre vicine/ Un lungo tempo in stato tranquillo./ In libertà con le sue opre divine/ Resse Peroscia e per sue lunche liste/ E fu degno di laude fin al fine.” Cambino Aretino riportato da FABRETTI
-“Huomo molto pratico nell’armi.” ALBERTI
-“Huomo in que’ tempi nelle cose dell’armi molto singolare, e illustre.” CAMPANO
-“Di privato cittadino s’era fatto non solo quasi padrone di Perugia, ma di tanti altri luoghi.., si può credere che s’egli fosse più lungamente vivuto sarebbe molto maggiore divenuto.” PELLINI
-“Huomo pratico nell’armi.” SANSOVINO
-“Huius etiam temporis Biordus de Michelottis, perusinus athleta, vir magnanimus et ad omnia magnifica strenuus et armorum fortitudine prevalidus, multorum populorum dominio ipsorum libertis et spontanea electione sortitus est. Hic miris modis ad se diligendum animos hominum conciliabat, liberalitate magnifica vestes, equos, cibos convivales et pecuniam, cum habebat erogando, mirabiliter diffundebat: huic nullum vere in eo tempore comparabilem virum vidi.” MANZINI
-“Was a unifying figure. Hia party came from the merchant class. But his birth and military accord made him a man the nobility had to respect, and his personal qualities endeared him to the popolo minuto.” TREASE
-“Uomo d’azione ma anche abile politico.” GAZZARA
-“Rimarrà fino alla sua morte nel 1398 uno dei signori più potenti di tutta l’Italia centrale …L’arrivo di Biordo al potere è stata la conseguenza della vittoria della sua fazione sull’altra, ma è alla sua fama di condottiero che Biordo deve l’aver ricevuto tutti i poteri che gli furono attribuiti subito dopo la sua trionfale accoglienza da parte dei Perugini, prima di tutto quelli di natura militare. Biordo era certamente ben lontano dall’essere tra i condottieri più famosi del suo tempo: la sua compagnia non comprendeva, a quanto pare, che poche centinaia di lance e i successi da lui ottenuti sui campi di battaglia erano piuttosto modesti. Ma non aveva mai smesso di seguire con grande attenzione le vicende politiche della sua città di origine ed ebbe l’accortezza di capire, ad un certo momento, che i suoi concittadini erano ormai maturi per accettare un potere forte, ossia per passare sotto l’autorità di un signore purché sia in grado di garantire loro l’ordine e la sicurezza ai quali tutti aspiravano.” VIGUEUR
-“La morte tragica richiamò sul Michelotti – vissuto di violenze, rapine e inganni – pietà e rimpianto. Goffo il tentativo di storici perugini campanilisti e anticlericali di accreditare il Michelotti come difensore della libertà comunale contro l’invadenza pontificia.” FALASCHI
-“Pare di poter rilevare come le modalità di gestione del potere della signoria di Biordo dei Michelotti non collimino con l’immagine del signore “rispettoso delle istituzioni comunali”, magnanimo e relativamente largo nel concedere ai gruppi dirigenti delle città a lui soggette spazi e margini di autonomia di una certa rilevanza.” SINI
-“Biordo si restava in Perugia per inanimare i Priori ad attendere al miglioramento del vivere civile, ad amicarsi le primarie potenze d’Italia, a sorprendere i fuorusciti nei loro movimenti, e a sorvegliare i pochi cittadini, creature di nobili, nelle loro secrete adunanze. Tutto operava per la salute e prosperità dello stato popolare, nulla per ingrandire se stesso e gli amici: a questo intendeva, non apparisse in faccia a ciascun popolo d’Italia la Repubblica perugina macchiata dall’improntitudine d’una iniqua reggenza. per cui il nome di Biordo visse incontaminato appo noi per quattro secoli, e passò nella memoria di otto generazioni sempre più bello e più riverito.” FABRETTI
-“Un nobile perugino esiliato durante le lotte di fazione scoppiate a Perugia, il cui intento primario fu quello di riavere una posizione di potere nella città nativa e, anzi, di farsene signore.” MALLETT
-“On a Sunday morning in March 1398, the abbott (Guidalotti, che in precedenza si era incontrato con il papa), led his followers to Michelotti’s house, choosing this moment as he knew that the majority of the city’s population would be at mass. Announcing that he had important news for Michelotti, the abbott and hia party gained admittance to the condottiere’s house. The signal for the attack to be sprung was to be the abbott’s kiss of greeting. When the unsuspecting Michelotti arrived he was duty betrayed with this Judas kiss and hacked and stabbed to the ground…As an extra precaution, the assassins used poisoned daggers.” MURPHY
-“Immagin sono di quel magno Biordo/Che al mondo sugiugò tante cittadi,/Di ventidue stendardi io mi ricordo/Vencelli insieme in gran solennitade;/Ai suoi nimici il viver mise in ordo,/tenendo il proprio nido in libertade/E feci sì per piani e monti e rive/Che, polver d’ossa, il nome ancora vive.” Da un epitaffio del Matarazzo, riportato da FABRETTI, sotto il suo ritratto un tempo collocato a Perugia nel palazzo di Braccio Baglioni.
-“Fu capitano di ventura temuto e famoso.” CIPOLLA
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