CONTE DA CARRARA

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CONTE DA CARRARA (Gentile da Carrara, Giacomo da Carrara) Conte della Campagna.

Signore di Ascoli Piceno, Porto d’Ascoli,  Offida, Smerillo, Civitanova Marche, Appignano del Tronto, Rotella, Montegranaro e Manoppello. Figlio naturale del signore di Padova Francesco da Carrara, padre di Ardizzone, genero di Francesco Gonzaga. Il fratello Stefano è vescovo di Teramo.

1350 ca. – 1421 (novembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1381 Veneto

A causa della sua condizione di figlio naturale è indirizzato alla carriera ecclesiastica: suo maestro è il giurisperito Baldo Bonafari. Abita con il suo mentore non lontano dalla reggia carrarese in un palazzo in contrada San Niccolò. Studia la legge canonica. Fa parte del capitolo dell’abbazia di Santo Stefano di Carrara;  è titolale di una prebenda a Pernumia; viene  nominato canonico della cattedrale di Padova.

1384 Veneto

Nella primavera il padre Francesco il Vecchio chiede al papa Urbano VI di nominare suo figlio abate del monastero benedettino di Rosazzo. Al suo rifiuto il signore di Padova rivendica per sé un ruolo di arbitro nella contesa che oppone da un lato il patriarca di Aquileja Filippo d’Alençon e dall’altro i feudatari friulani offrendosi di pacificare il Friuli alla condizione che il patriarca accetti Conte come suo vicario e, in seguito, diventi patriarca dietro un compenso di 35000 fiorini. La proposta è respinta dal pontefice.

1385
…………….. Veneto

Sostituisce don Angelo da Castiglione quale arciprete della cattedrale di Padova. Presto viene armato cavaliere dal fratellastro Francesco Novello, rinuncia all’ arcipretura e si dedica al mestiere delle armi.

Primavera Comp. ventura Marche

Si unisce con Azzo da Castello, Ceccolo Broglia, Brandolino Brandolini, Boldrino da Panicale e con costoro devasta le Marche.

Sett. Chiesa Camerino Marche

Combatte i da Varano. Assedia il castello di Pinna (Penna San Giovanni);  nelle vicinanze vi sconfigge Gentile da Varano, Boldrino da Panicale e  Biordo dei Michelotti.

…………….. Padova Verona Veneto

Viene richiamato a Padova dal padre Francesco.

1386
Mar. Veneto

Antonio della Scala fa deviare a Longare le acque del Bacchiglione per impedire che il fiume attraversi Padova: il da Carrara attacca la torre posta a guardia dei lavori dei guastatori e costringe alla resa i difensori. Distrugge la diga e lascia nella torre un buon presidio.

Giu. Veneto

Partecipa alla battaglia di Brentelle in cui è disfatto Cortesia da Serego: scavalca con la sua lancia Ottaviano  della Branca, che porta il gonfalone scaligero, e con l’aiuto di Francesco e Pataro Buzzaccarini e di Tripolino da Rustega si impadronisce dello stendardo.

1387
Feb. Veneto

Affianca a Cerea Giovanni degli Ubaldini; viene obbligato a ripiegare nel padovano per la mancanza di vettovaglie.

Mar. Veneto

Si trova a Castelbaldo;  presenzia ad un consiglio di guerra con l’Ubaldini e Giovanni Acuto.  Prima dello scontro è armato cavaliere da costoro assieme al fratello Giacomo, a Bernardo Scolari ed a Pataro e Francesco Buzzaccarini. Prende parte alla battaglia di Castelbaldo inserito nella terza schiera (1400 cavalli) con il fratello Francesco Novello, Ugolotto Biancardo, Antonio Balestrazzo, Ceccolo Broglia, Brandolino Brandolini, Biordo dei Michelotti,  Giacomo da Carrara e Bernardo Scolari.  Anche in tale combattimento si fa notare per il suo valore personale: protegge il fratello da un assalto portato da Giovanni Ordelaffi.  Contribuisce con il Biancardo a tamponare una falla apertasi nelle file dei carraresi.

Mag. Veneto

Esce da Padova agli ordini del  Biancardo; varca il Bacchiglione a  Longare ed assale le torri di Novaglia. Fa rimettere il fiume nel vecchio alveo e fa svuotare dell’acqua i fossati che difendono le bastie. I difensori si arrendono e le fortificazioni sono date alle fiamme. Colpito ad una gamba dal calcio di un cavallo, viene costretto a lasciare il campo per rientrare a Padova a curarsi.

Ago. Padova Udine Capitano g.le Veneto

Si ammala il fratello Francesco Novello;  il da Carrara viene nominato Lascia Padova, raggiunge Treviso, tocca Conegliano e si muove con alcune bombarde alla conquista di Sacile.

Sett. Veneto e Friuli

Guada il Piave ed entra nel Friuli. Fa costruire sul Livenza un ponte di barche spedite da Portobuffolè e da Brugnera; lo stesso giorno con Cermisone da Parma pianta le artiglierie contro Sacile ed inizia a bombardare la città. Occupa i borghi, colloca i pezzi  in altre postazioni e continua nel  martellamento (vengono lanciate pietre anche di 500 libbre). Gli abitanti si arrendono a patti. Il da Carrara occupa la città a nome del padre. Nei giorni seguenti pervengono nelle sue mani la torre di Caneva, il castello di Aviano e la bastia di Mogiale con il borgo sul Livenza. Si accampa sotto Maniago e lo assale invano per due giorni (perdita di 120 uomini); medesima sorte ha un suo tentativo su Spilimbergo. Si spinge allora nei pressi di Udine finché per le piogge che allagano il terreno è costretto a rientrare a Sacile.

Ott. Friuli

Con Giacomo Pio ed Anderlino Trotti è sconfitto a Godia/ Savorgnano da Corrado di Bussina: nello scontro sono  uccisi d’ambo le parti 1500 uomini, di cui molti muoiono affogati nel cercare scampo nel Tagliamento. I carraresi perdono le artiglierie e le salmerie e subiscono la cattura di 1200 uomini. Il condottiero leva il campo da Spilimbergo; segue la ritirata a Sacile, resa difficile dallo stato delle strade e dal terreno paludoso che causano l’ulteriore perdita di vettovaglie e di materiali logistici di difficile trasporto. E’ richiamato a Padova dopo avere lasciato forti presidi nelle fortezze friulane. Rientra in città per la Porta di Ognissanti: un segnale interpretato in modo infausto e che turba il condottiero è dato dal fatto che Galeazzo Pepoli, cavalcando in testa alla truppe,  si lascia sfuggire di mano la bandiera. Il da Carrara si reca ad Arlesega e punta su Vicenza per ricevere la città, secondo gli accordi stipulati in precedenza, dagli alleati viscontei. Invia Baldo da Piombino dal  Biancardo;  costui gli risponde di avere Vicenza dagli abitanti a nome del conte di Virtù Gian Galeazzo Visconti.

1388
…………….. Veneto

Si pone alla difesa di Bassano del Grappa con Francesco e Pataro Buzzaccarini.

Giu. Padova Milano Veneto

Allo scoppio della guerra con i viscontei Conte da Carrara con Romeo Pepoli (1000 cavalli) cavalca verso Curtarolo per sbarrare la strada all’avanzata di Jacopo dal Verme.

Lug. Veneto

Vince i viscontei a Limena. Tutto inutile, perché nelle file carraresi si aprono continue falle ed i padovani tumultuano per arrivare presto alla fine della guerra.

Ago. Veneto

Assale con coraggio il dal Verme a Limena: la vittoria gli viene negata dalla chiamata alla ritirata da parte del maresciallo di campo carrarese Albertino da Peraga. Con la perdita di tale castello entra alla difesa di Padova;  conduce in città il Peraga in catene con l’accusa di tradimento. Quest’ ultimo confessa ogni cosa sotto tortura: in particolare il fatto che avrebbe dovuto fare trovare aperte al  Biancardo le porte  di Ognissanti e di Santa Sofia.  Albertino da Peraga è decapitato nel Palazzo della Ragione in un palco che dà verso la Piazza delle Biade; altri congiurati vengono impiccati.

Sett. Veneto

Si muove sul Brenta vicino a Stra sul passo di Rin; lascia nella località Arcuano Buzzaccarini e si spinge a Castelcarro per bloccare agli avversari il passaggio nel contado di Piove di Sacco.

Nov. Veneto e Lombardia

Francesco Novello da Carrara è costretto alla resa: Ugolotto Biancardo, contro i patti, entra nel castello di Padova, affidato al da Carrara,  che, da parte sua, accetta il fatto compiuto. Rinuncia ad ogni ufficio ecclesiastico; abbandona Stra, si porta a Padova, con 50 cavalli, esce da Porta Saracinesca ed accompagna il fratello a Monselice, Este, Montagnana, Verona e Milano dove Francesco Novello si deve incontrare con il Visconti.

1389
Gen. Lombardia Piemonte

Si dirige ad Abbiategrasso per avere anch’egli un colloquio con il conte di Virtù che non sta rispettando i propri impegni. Bloccato in tale  tentativo, punta su Asti con il fratello.

Mar. Piemonte

Coadiuva Francesco Novello nella sua fuga dal Piemonte.

Apr. Toscana

Raggiunge Firenze con tutti i famigliari, 80000 ducati in contanti ed altri 60000 in gioielli.

Mag. Firenze Milano Toscana

Con i fratelli Francesco Novello e Rodolfo (20 cavalli) si reca a Cortona, si vede con Carlo Casali e Carlo Visconti che lo invitano a militare nella compagnia dell’ Acuto. Accetta,  mentre i fratelli rifiutano la proposta; passa al soldo dei fiorentini. Francesco Novello si dirige verso la Germania alla ricerca di soccorsi per poter riconquistare Padova.

…………….. Emilia

Si trova nel bolognese con Corrado Prospero e Corrado Lando.

1390
…………….. Bologna Rimini 160 lance Romagna

Combatte in Romagna ai danni di Carlo Malatesta.

Apr. Romagna

Con Ugolino Ghislieri e Corrado Prospero (300 lance) viene sconfitto mentre si trova in marcia nei pressi di Rimini. Fatto prigioniero da Pandolfo Malatesta, viene liberato in breve tempo dietro il pagamento di un riscatto. Già a metà mese, infatti, è segnalato essere ritornato al servizio di Bologna con il Prospero ed arruolare uomini d’arme per conto del comune cui è offerto uno stipendio di 18 fiorini a lancia.

Mag. Firenze Milano 500 cavalli e 500 fanti Emilia

Viene inviato con l’Acuto, Giovanni da Barbiano, Malatesta Malatesta e Niccolò Roberti nel bolognese al fine di contrastarvi le milizie viscontee.

Giu. Maresciallo 150 lance Emilia

A metà mese gli è conferito il titolo di maresciallo. Ha il comando di 100 lance più altre 50 che gli sono concesse dall’ Acuto. Nel frattempo il fratello riesce a rientrare in Padova.

Lug. Padova Milano Ferrara Capitano g.le Emilia Romagna e Veneto

Domanda licenza ai fiorentini ed ai bolognesi e per la via di Ravenna e di Chioggia raggiunge Padova con 50 uomini d’arme e 100 balestrieri. Viene ricevuto con tutti gli onori dal fratello; nella città prende alloggio nel palazzo di Ugolino Scrovegni all’ Arena. Si accinge subito ad assediare i viscontei che si sono asserragliati nel castello cittadino.  Presenzia alla firma del trattato di alleanza con i fiorentini; nei pressi di San Francesco Piccolo, nei sobborghi a sud-ovest della città dove è accampato l’esercito, è nominato capitano  generale delle truppe. Il bastone di comando gli è consegnato dal duca Roberto di Baviera.

Ago. Veneto

Respinge un tentativo del Biancardo volto a rifornire di vettovaglie e munizioni i difensori del castello.  Lo  affronta a Limena in un feroce combattimento che dura più ore: tra i viscontei sono catturati 300 uomini. Nelle sue mani pervengono pure 40 carri carichi di farina, 20 di carne salata, 30 di vino, 10 di munizioni e 200  capi di bestiame.  Ritorna ad assediare il castello i cui difensori sono costretti alla resa.  Vi entra per primo con Francesco Buzzaccarini per innalzarvi sulle mura l’insegna del carro rosso in campo bianco.

Sett. Veneto

Si sposta con 200 lance e 600 fanti allo scopo di recuperare Camposampiero; raggiunge Santa Croce di Cittadella. Mentre si trova all’avanguardia con 200 fanti e 30 cavalli esce dalla bastia contro il da Carrara un capitano visconteo con 300 fanti e 30 cavalli.  Abbatte qualche avversario; il da Carrara  sta per avere la peggio quando compare il fratello Francesco Novello con il resto delle truppe. I viscontei sono sbaragliati; il da Carrara entra nella bastia che viene messa a sacco con l’uccisione del capitano avversario e del presidio. Si sposta a Bassano del Grappa; irrompe nella località mediante un trattato che gli fa trovare aperta una porta; anche Castelfranco Veneto e Belluno pervengono nelle sue mani. Tocca Campo San Martino e da qui devasta per alcuni giorni il Polesine ai danni degli estensi. E’ dato fuoco ai raccolti, è razziato bestiame e sono fatti prigionieri. Occupa Badia Polesine ed ottiene Lendinara; si colloca all’assedio di Rovigo. Si interpongono i veneziani per cui si giunge ad una tregua tra carraresi ed estensi.

Ott. Veneto

Ritorna a Padova.

Nov. Veneto

Con Cansignorio della Scala invade il vicentino alzando le bandiere degli scaligeri; arreca ovunque la desolazione con saccheggi, razzie ed imprigionamenti.

1391
Gen. Capitano g.le Veneto

Affianca il fratello e l’Acuto nell’iniziativa su Verona tendente a restaurare nella città il dominio scaligero: la città non insorge secondo le speranze per la buona guardia del Biancardo. Viene lasciato al comando dei carraresi quando Francesco Novello da Carrara rientra a Padova; le operazioni non decollano anche se molti esuli veronesi si uniscono con le truppe della lega antiscontea.

Feb. Veneto

Rientra a Padova con l’ Acuto, sia per il rigore dell’inverno, sia perché si è allontanato dal campo Astorre Manfredi, che, corrotto dagli avversari, avrebbe dovuto uccidere il condottiero inglese durante un consiglio di guerra.

Mag. Veneto e Lombardia

Alla notizia del prossimo arrivo ad Alessandria del conte Giovanni di Armagnac, assoldato dai fiorentini, segue l’Acuto nel suo tentativo di unirsi  con gli alleati.

Giu. Lombardia

Si scontra sulla Porta Cologno di Bergamo con il dal Verme e Facino Cane: tra i viscontei sono catturati 150 cavalli e rimangono uccisi 80 uomini d’arme e molti balestrieri; anche 200 cernite milanesi muoiono annegate nell’ attraversare  un fiume. Il da  Carrara incalza i nemici ed è ferito da una freccia ad un braccio.

Lug. Lombardia

Partecipa alla battaglia di Paterno.

Sett. Veneto

Con il rientro dell’Acuto a Firenze ha nuovamente il comando delle truppe carraresi.

Ott. Veneto

Supera il ponte di Torre, si porta ad Este e cerca di liberare Castelbaldo dall’ assedio che vi è stato posto da Ugolotto Biancardo e da Antonio Porro. Gli avversari arretrano alla sua comparsa;  riesce ad intercettarli ed a metterli in fuga. Si impadronisce di 280 carri di vettovaglie e munizioni, di 22 barche con 12 grosse bombarde più altro materiale. Con la vittoria abbatte le 2 bastie che i viscontei hanno costruito, rifornisce la fortezza, si accampa a Bevilacqua e dà il guasto al vicentino. Nell’anno gli è assegnato dal fratello il palazzo nella contrada dell’Arena (quella della celebre cappella di Giotto) sequestrato agli Scrovegni colpevoli di essersi alleati con i Visconti.

1392
Gen. apr. Emilia

A gennaio si reca una prima volta a Ferrara per un torneo indetto da Alberto d’Este. negli stessi giorni sono combinate le nozze tra Francesco III da Carrara con Alda Gonzaga, figlia di Francesco. Si trova è segnalato ancora  a Ferrara per il matrimonio  di Ludovico Alidosi con Verde Pio.

Mag. Comp. ventura Romagna  Toscana

Entra a far parte della Compagnia di San Giorgio, quarta e ultima a portare questo nome.  Accompagnato dal fratello, lascia Padova con 1000 cavalli e 300 fanti. Raccoglie 1000 lance a Barbiano con Giovanni da Barbiano e punta verso la Toscana con tale capitano.

Giu. Toscana Marche e Umbria

A costoro si uniscono anche con il Broglia e Brandolino Brandolini. Si ferma nel territorio di Fano tra il monastero di San Paterniano e Cuccurano; si avvia verso l’Umbria.

Lug. Comp. ventura Perugia Siena   C.di Castello Umbria e Toscana

Con la “Compagnia di San Giorgio” infesta i contadi di Perugia e quello di Città di Castello; riscuote alcune taglie dai comuni della Toscana, da Firenze (30000 fiorini),  da Siena (5000 fiorini; nella realtà 11112 con le regalie ai vari capitani della compagnia), da Pisa e da Lucca.

Ago. sett. Chiesa Rimini Ancona Marche Viene assunto da Pandolfo Malatesta e dal rettore della Marca Andrea Tomacelli per depredare i territori di signorie e di comuni avversi alla politica dello stato della Chiesa.
Ott. nov. Chiesa Fermo  Camerino Ancona Marche Umbria

Con il Brandolini, il  Broglia e Giovanni da Barbiano (2500 cavalli) asseconda il marchese della Marca nel contrastare la lega delle città marchigiane (Fermo, Ancona, Camerino). Sono coinvolti nel conflitto i contadi di Sant’Elpidio a Mare, di Montegranaro e di San Giusto. Le operazioni si svolgono  vicino a Fonte Fallera (Falerone). Viene nominato dal papa Bonifacio IX conte della Campagna. A novembre attraversa il territorio di Città di Castello con la sua compagnia.

1393
Mar. Marche Alla conclusione di un accordo generale di pacificazione nella Marca si impegna, con gli altri condottieri coinvolti nel recente conflitto, ad astenersi per un anno da ogni atto di violenza nella regione.
Apr. Comp. ventura Bologna Firenze Ferrara Umbria

Si congiunge con il Barbiano, Corrado Lando, Biordo dei Michelotti ed Azzo da Castello;  forma una compagnia di 2500 cavalli e molti fanti. Analoghe condotte hanno gli altri condottieri da fiorentini e da estensi.

Mag. Chiesa Marche

Ritorna al soldo del rettore della Marca.

Sett. Chiesa Camerino 1000 cavalli e 300 fanti Marche

Combatte i da Varano. Entra con i fuoriusciti in Penna San Giovanni e ne assedia il castello: assalito dagli avversari tra la Penna di Sant’ Angelo e Monte San Martino, viene catturato con Andrea Tomacelli.

Nov. Bologna Marche ed Emilia

E’ stipulata tra i contendenti una tregua di un anno.  In base a questa i comuni di Ancona, Fermo, Ascoli Piceno, Gentile e Rodolfo da Varano, Guido Chiavelli (Fabriano), Sciarra Simonetti (Jesi), Guido di Matelica (Matelica), Benuttino Cima (Cingoli) si impegnano a che il da Carrara liberi i comuni di Recanati, Macerata, Osimo, Montefano, Filottrano, Staffolo, Offagna, Castelfidardo, Montelupone, San Giusto e Montegranaro da ogni obbligo di vettovagliamento nei suoi confronti in cambio del loro impegno a riconoscere una taglia di 1200 ducati a Biordo dei Michelotti. Il condottiero viene rilasciato su pressione dei veneziani e dei fiorentini.  Si trasferisce agli stipendi dei bolognesi.

1394
Ott. Chiesa Camerino Marche

Con i fuoriusciti di Macerata, Montegiorgio e Montecassiano tenta di entrare a viva forza in Macerata. Viene respinto da Gentile e da Rodolfo da Varano. Liberati dall’incubo i maceratesi, l’anno seguente, indicono una festa di ringraziamento a ricordo della vittoria ottenuta contro le “nefande genti” del da Carrara. Nella ricorrenza della liberazione, metà ottobre di ogni anno, il clero cittadino deve tenere processioni e cantare litanie attraverso la città.

Dic. Veneto

Lascia Fermo; gli sono consegnati 200 ducati dai maceratesi a saldo della sua  condotta con il Tomacelli.  Rientra a Padova.

1395
Gen. Ferrara Este 200 lance e 300 fanti Veneto e Emilia

Esce da Padova, tocca Chioggia e raggiunge Ferrara: passa agli stipendi di Niccolò d’Este.  Fronteggia le milizie di Azzo d’Este e del  Barbiano.

Apr. Emilia

Con Corrado di Altinberg  sconfigge e cattura a Portomaggiore Azzo d’Este.

Giu. Fermo Perugia 300 lance Marche

Al soldo di Fermo Ancona e Recanati contrasta nelle Marche il Michelotti. Lascia Montegranaro con Luca di Canale; presto si accorda con il capitano avversario ed abbandona Luca di Canale nei pressi di San Giusto. Le sue compagnie unite strappano una taglia di 3000 ducati ed iniziano a scorrere nell’intero territorio.

Lug. Bologna Firenze Romagna

Ritorna agli stipendi dei bolognesi che lo inviano con Mostarda da Forlì (2000 cavalli ed alcuni fanti) nel forlivese per prestare aiuto agli Ordelaffi che sono minacciati dai fiorentini. Con Pino Ordelaffi si impossessa della bastia di Sadurano posta di fronte a Castrocaro Terme.

Ago. Puglia

Si reca in Puglia con Marino di Santa Vittoria e Marino di Montereale.

Sett. Fermo           Comp. ventura Perugia Ascoli Piceno Marche

Informato del ritorno del Michelotti nel Piceno, si allontana dal regno di Napoli e marcia con 3000 cavalli su Ascoli Piceno. Si attenda sul torrente Leta tra Montegranaro, Sant’Elpidio a Mare e Monturano, mentre il capitano perugino colloca i suoi alloggiamenti a San Giusto. Segue una tregua tra i contendenti; con il Michelotti chiede agli abitanti di Ascoli Piceno una taglia di 3000 ducati ed insieme si trattengono nel contado di San Flaminiano.

Ott. Perugia Chiesa Umbria

Il Michelotti  promette a Conte da Carrara una provvigione annua di 500 fiorini in caso di suo aiuto ai danni dei pontifici.

Dic. Comp. ventura Marche

Pensa di vendere ai fermani Montegranaro dopo avere acquistato biade ed altre vettovaglie per i suoi uomini. Viene preceduto in tale intento da Biordo dei Michelotti.

1396
Gen. mar. Fermo

 

 

Fuoriusciti Marche

Su invito dei priori cittadini e del signore della città Antonio Aceti ha l’incarico di reprimere una sommossa scoppiata per una voce che lo dice intenzionato a mettere a sacco la contrada di Campolege nell’ area occidentale della città. Si pone davanti a Fermo sulle porte di San Giuliano e di San Marco; soccorre il signore della città Antonio Aceti, costretto dai cittadini in rivolta a rinchiudersi nella rocca del Girifalco. A marzo i fuoriusciti entrano nella città e la sollevano. Il da  Carrara esce dalla fortezza e piomba sulla città uccidendo numerosi abitanti e facendo molti  prigionieri. Viene in particolare devastata la contrada di San Bartolomeo dove si trova una comunità ebraica. Lo affiancano in tale operazione Marino di Santa Vittoria e Pippo di Montereale.

Mag. lug. Comp. ventura

Comp. ventura

Firenze

Foligno

Toscana Scorre con la sua compagnia in Toscana ai danni dei pontifici. A luglio con Malatesta Malatesta e Ceccolino dei Michelotti devasta il folignate per colpire Ugolino Trinci fedele alleato della Santa Sede. L’azione provoca la rivolta in molti centri quali Nocera Umbra, Sellano e Castelbuono.
Ago. Chiesa Comp. ventura Marche

Nelle Marche. Con Mostarda da Forlì ha il compito dal legato pontificio di togliere ad Alessio di Montereale le prede di cui costui si è impossessato nel territorio di Monterubbiano (100 buoi e 26 prigionieri).

1397
Mar. giu. Firenze Marche Tra marzo ed aprile è arruolato dai fiorentini con Corrado Prospero. Ai primi di giugno transita per Fermo e per la litoranea si dirige verso il mantovano per contrastarvi le milizie di Gian Galeazzo Visconti.
Lug. Padova Milano 1000 cavalli e 800 fanti Lombardia

Si trova alla guardia di Ostiglia con 1200 cavalli e molti fanti;  ne rafforza subito le linee difensive. Si sposta alla difesa di Mantova a seguito della sconfitta dell’ esercito della lega a Borgoforte: convince Francesco Gonzaga a non abbandonare la città.

Ago. Lombardia

Conduce numerose azioni sul Mincio per cercare di soccorrere Governolo, assediata dal dal Verme; affianca Carlo Malatesta nella omonima battaglia dove comanda la seconda schiera forte di 1000 cavalli e di 800 provvigionati. Nello scontro si getta su Ottobono Terzi, che conduce la prima schiera,  e lo  scavalca; cattura Frignano da Sesso e Ludovico Barbavara, finché è obbligato a ritirarsi  per l’intervento della seconda ondata milanese capitanata da Francesco Visconti. Sostenuto da Corrado Lando, tampona l’urto dei ducali: ferisce il Visconti e lo getta a terra; stessa sorte subiscono Manfredo Barbavara, Antonio Porro ed Ugolino Cavalcabò. Gli viene contro Filippo da Pisa ed anche quest’ultimo viene disarcionato. Un contributo decisivo alla battaglia lo dà, infine, allorché fa muovere le fanterie che superano la resistenza del presidio preposto alla protezione degli alloggiamenti: scavalca, sempre con la lancia, Taddeo dal Verme, che vi difende le bandiere, e cattura Galeazzo Porro che ha con sé lo stendardo principale del duca di Milano.

…………….. Lombardia

Viene ordinato a lui ed al Barbiano di trasferirsi nel bresciano al fine di sostenervi l’azione di Giacomo Avogadro, che si è ribellato ai viscontei: i due capitani si rifiutano. Per tale fatto sono entrambi sospettati di tradimento dai fiorentini. Si accontenta con il Barbiano di assalire i castelli di Melara e di Ostiglia nonostante le proteste dei fiorentini desiderosi di un’azione risolutiva.

Nov. Umbria A metà mese attraversa il territorio di Città di Castello. Nel suo passaggio esige del denaro dietro la promessa di non danneggiare il contado.
Dic. Lombardia

Si trova lungo il Po; le truppe della lega sono ripetutamente sconfitte per cui deve essere soccorso, con il Barbiano, da una flotta di 7 galee e di 70 barche armate.

1398
Mar. Venezia Milano 400 lance Veneto

Viene condotto dai veneziani per un mese e mezzo; la durata della ferma è  estensibile a sei: gli è concessa una provvigione mensile di 10000 lire. La stipula dell’atto avviene a Venezia nel Palazzo Ducale, nella cappella di San Niccolò.

Apr. Chiesa Perugia Umbria

Il Michelotti è ucciso in Perugia;  i pontifici attaccano subito la città per recuperarla allo stato della Chiesa. Conte da Carrara si congiunge con Mostarda da Forlì ed invade il perugino. Giunge a San Valentino e dà alle fiamme le case di tale villaggio come a quelle di San Montano; si impadronisce di alcuni palazzi al di là di Capocavallo. Ritorna quindi  a San Valentino e vi sosta per otto giorni. Con Mostarda da Forlì cavalca fino a Monte Morcino ed alla Maestà di Colonnata dove imprigiona numerosi abitanti e sono date alle fiamme i vigneti. Gli abitanti del castello di Bucarelli si arrendono a patti: nonostante ciò lascia la località trasportando con sé gli uomini come prigionieri dopo avere messo a sacco il castello e razziato il bestiame. Giunge a Veggio e, sempre procedendo nel medesimo modo, tocca Prepo e San Vittorino; si sposta nel ducato di Spoleto.

Mag. Umbria  Veneto Romagna Emilia

Staziona nel contado di Spello ed in quello di Cannara; ottiene il castello di Bucarelli, si trasferisce a Casalina ed a Ponte San Giovanni dove provoca parimenti gravi danni. E’, viceversa, sconfitto a San Bevignate dai perugini condotti da Archimanno Tedesco e da Ceccolino dei Michelotti, giunti appositamente da Todi (sono uccisi 70 cavalli ed altri dodici sono catturati). A fine mese, alla firma della pace della lega con i viscontei, Conte da Carrara rientra a Padova ove è accolto dal fratello con tutti gli onori. Ne riparte poco dopo alla testa di 2000 cavalli diretto verso la Romagna.

Giu. Lombardia

Licenziato dalla lega, a seguito della pace stipulata il mese precedente, esce da Mantova e dà luogo con Corrado Prospero, Antonio degli Obizzi e Francesco da Cantiano ad una compagnia di 4000 cavalli ed 800 fanti. A fine mese è convinto dai veneziani, dietro lauto compenso, a non danneggiare per un anno e mezzo le terre dei Visconti, dei pisani e dei senesi.

Lug. Chiesa Perugia 3000 cavalli Umbria

Viene condotto dai pontifici per tre mesi. A cinque giorni dalla firma del contratto lo stato della Chiesa e Perugia concludono il trattato di pace. Licenziato, gli sono consegnati 800 fiorini, invece dei 10000 pattuiti. Il comune è perciò costretto a dare in pegno al da Carrara, a Corrado Prospero ed a Antonio degli Obizzi la rocca di Cannara dietro il loro impegno di non procurare danni al territorio. Transita per il territorio di Città di Castello.

Ago. Comp. ventura

 

 

Chiesa

Fermo Chiesa

 

 

Perugia

 

Marche  Umbria

Si porta nelle Marche con Corrado Prospero ed il Cantiano, alla testa di più di 4000 cavalli, per valersi su Fermo che ha bene accolto tra le sue mura il marchese della Marca Andrea Tomacelli. Entra in Monte Vidon Corrado ed assedia nel castello Marino di Santa Vittoria: stringe una tregua di due mesi e dodici giorni, gli sono consegnati dai fermani 2000 ducati;  da parte sua, cede le terre da lui controllate nel circondario. Si allontana per condursi agli stipendi del papa Bonifacio IX.

Sett. Comp. ventura        Napoli                         Angiò Emilia           Abruzzi

I veneziani lo accusano di aver permesso, durante la sua marcia nel bolognese, saccheggi, stupri ed uccisioni. Nega ogni addebito: sono state anzi le sue truppe ad essere state assalite dai contadini che gli hanno anche rubato 25 cavalcature. La sua è stata un’azione di rappresaglia. Si sposta da solo negli Abruzzi al servizio del re di Napoli d’Angiò per affrontarvi le truppe di Luigi II d’Angiò. Perviene nell’aquilano, staziona a Paganica; seguono le usuali scorrerie nelle vicinanze. A dicembre rientra nelle Marche ai danni dei pontifici.  Si collega con Ceccolo Broglia.

1399
Feb. Marche A Civitanova Marche. Il papa Bonifacio IX spinge gli abitanti della città a ribellarsi al suo dominio.
Mag. Comp. ventura Chiesa Marche

Raduna gli sbandati di ogni parte ed un gran numero di ghibellini; con il Broglia forma una grossa compagnia con la quale devasta le Marche; dopo nove ore sconfigge a Cingoli le milizie di Galeotto Belfiore Malatesta, rafforzate da contingenti bolognesi e viscontei.  Viene scomunicato dal papa Bonifacio IX. Presto è stipulata una tregua di sei mesi con gli avversari tramite Marino Tomacelli,  altro nipote del pontefice.

Giu. Comp. ventura Perugia Umbria

Si colloca nel piano di Bettona ed infesta il perugino in attesa dei 10000 fiorini di cui è creditore. Viene pagato e restituisce Cannara con il suo impegno a rilasciare quietanze liberatorie anche per conto del Prospero e di Antonio degli Obizzi. Chiuso il contenzioso con Perugia, ottiene in prestito dai priori anche 333 fiorini; transita per Bettona, Cellino Attanasio, Orvieto; sempre con il Broglia è diretto verso Siena.

Lug. Comp. ventura Siena  Pisa  Lucca Toscana

Scorre il senese con il Broglia e 1500 cavalli e molti fanti; sgombera il territorio solo con la consegna di 5600 fiorini (in realtà il costo complessivo per il comune ascende a 6137 fiorini per varie regalie ad alcuni condottieri).

Ago. Comp. ventura Lucca  Pisa Toscana

Minaccia Lucca e Pisa: i viscontei rafforzano il presidio  di Pisa.

Sett. Chiesa Perugia Umbria

Rientra in Umbria con Ceccolo Broglia; molesta il perugino, giunge fin sulla Porta di San Costanzo del capoluogo.

Ott. dic. Comp. ventura        Chiesa Cortona Umbria e Toscana

Con il Broglia (600 lance) contrasta a Corbara, feudo di Francesco da Montemarte, la compagnia dei bretoni. Sempre nel periodo danneggia il territorio di Cortona: i fiorentini protestano per i danni inferti al proprio territorio con sconfinamenti, ruberie e omicidi. A fine dicembre si dirige verso Perugia per porsi al servizio del pontefice. Il papa Bonifacio IX gli conferisce il titolo si conte della Campagna di Roma.

1400 Chiesa Colonna Lazio Scaccia da Roma Nicola Colonna che vi è entrato di sorpresa: 34 prigionieri sono giustiziati.
1401 Chiesa Marche

Opera nelle Marche con i congiunti Piero e Bonifacio da Carrara rimanendo coinvolto nella cattura di una galea veneziana.

1402
Mar. apr. Chiesa Milano 200 lance Umbria

Con Mostarda da Forlì affronta i perugini ed i viscontei. Esce dallo spoletino e si dirige verso Nocera Umbra controllata da Ceccolino dei Michelotti; supera la resistenza dei difensori e cattura il podestà Cristoforo di Donataccio. Messa a sacco la città si volge nel perugino, danneggia il contado di Brufa e giunge fino al Tevere. Negli stessi giorni entra in conflitto con Ugo Guazzalotti, Andrea da Mantova ed Antonio Montecuccoli) che decidono di abbandonare la sua compagnia. Francesco Novello da Carrara si schiera con il fratello ricordando ai tre capitani che chiunque offenda un membro della famiglia, rompe con tutti i suoi componenti.

Lug. Marche

Si ferma ad Ancona;  si offre vanamente ai veneziani.

Ago. Chiesa

Si riafferma con i pontifici.

Sett. Chiesa Milano Umbria

Entra nuovamente nel perugino con Paolo Orsini,  Mostarda da Forlì e Braccio di Montone agli ordini di Giannello Tomacelli.

Ott. Umbria

Si uniscono ai pontifici anche i capitani fiorentini Crasso da Venosa e Bindo da Montopoli; insieme predano le campagne. Ai primi del mese il suo intervento è bloccato da Ottobono Terzi.

Nov. Umbria

Al termine del conflitto entra in Perugia al seguito di Giannello Tomacelli. Nell’ anno ha rapporti di amicizia con un familiare del papa, il patriarca di Aquileja Antonio Panciera; coltiva anche la speranza di potere aspirare alla carica di gran maestro dell’ordine dei cavalieri di Rodi.

1403
Gen. Chiesa Milano Puglia e Umbria

Lascia la Puglia e ritorna in Umbria con Crasso da Venosa e Bindo da Montopoli. Si scontra sotto Assisi con 2500 uomini capitanati dal  Terzi;  viene sconfitto in tre ore di combattimento. Tra i pontifici si contano 150 morti.

Mag. Umbria

Ritorna nell’ assisate e, con l’aiuto di Everardo de Nepis, irrompe nel capoluogo con Paolo Orsini e  Mostarda da Forlì. Assedia le rocche cittadine.

Lug. Umbria

Ottiene dai castellani il possesso delle due rocche di Assisi dietro l’esborso di 1000 fiorini.

…………….. Romagna Marche Umbria

Dalla Romagna si trasferisce nelle Marche; acquista Montegranaro ed altre terre dal signore di Fermo Antonio Aceti. A dicembre rientra in Umbria. Sempre con Mostarda da Forlì accoglie alla Porta di san Pietro di Perugia la moglie del Tomacelli; la accompagnano tra balle e canti fino al Palazzo del Podestà dove risiede il marito. Resta a presidiare la città, dilaniata da lotte interne ed insidiata dai fuoriusciti mentre Mostarda da Forlì prosegue con la sua compagnia di 600 cavalli a Viterbo.

1404
Mag. ott. Chiesa Fuoriusciti Umbria

Respinge un tentativo contro Perugia portato dai fuoriusciti che, con Giacomo degli Arcipreti, sono riusciti ad entrare nella città per la Porta di San Matteo. Esce dal capoluogo con Ceccolino dei Michelotti, si dirige al castello di Antignola al fine di catturare l’Arcipreti che vi si è rifugiato sotto la protezione di Giasone di Antignola. Si fa consegnare il fuoriuscito con la minaccia delle armi; costui viene rinchiuso nel cassero di Castiglione Chiugino (Castiglione del Lago). Ad ottobre con Mostarda da Forlì viene richiamato a Roma in occasione all’elezione al soglio pontificio del cardinale Cosma Migliorati con il nome di Innocenzo VII. Nella città giungono anche le truppe del re di Napoli che ristabiliscono l’orine. Il da Carrara reclama dal nuovo papa il pagamento di 24000 fiorini a fronte di pagamenti arretrati della propria condotta che scade a metà mese. Cerca di riscuotere  il suo credito con la mediazione dei fiorentini. E’ solo parzialmente accontentato.

1405
Gen. Napoli Umbria

 

Si rifiuta di favorire Francesco Novello da Carrara contro i veneziani:  gravi contrasti lo separano infatti dal fratellastro. Passa al servizio del re Ladislao d’Angiò. Si rivolge ai fiorentini per ottenere da Città di Castello la somma che gli è stata assegnata anni addietro dal papa Bonifacio IX a valere sulle imposte da pagarsi dagli abitanti alla Camera Apostolica. Non soddisfatto nelle sue richieste, minaccia la città.

Feb. Umbria

Gli sono consegnati 7000/13000 fiorini dagli abitanti di Città di Castello.

Ago. Napoli Chiesa Lazio

Con Pieretto de Andreis e Gentile da Monterano è invitato dai Colonna a riconquistare Roma. Entra nella città per la Porta di San Pietro, irrompe nel Borgo Leonino ed occupa il portico di San Pietro: i cittadini sbarrano le Porte di Ponte Sant’Angelo dove si deve collegare con il castellano Antonio Tomacelli. Schiera le sue truppe  (3000 cavalli) nel rione di Ponte con l’ordine di reprimere qualsiasi moto popolare. I romani temono che le loro case siano esposte al sacco,  insorgono e spogliano delle armi i soldati che fuggono verso Castel Sant’ Angelo. Conte da Carrara esce allora dal Vaticano, si porta sul ponte e ne scaccia i difensori che insegue sino a San Celso ed ai prati di Nerone. Ferito alla testa da un sasso, è trascinato fuori dalla mischia.

1406
Giu.

Il papa, in concistoro, emana un breve contro il da Carrara, i Colonna, Ciucio da Paterno e Gentile da Monterano. Giorni dopo il condottiero firma con Pieretto de Andreis a Tor di Mezza una tregua di undici giorni con i pontifici  che sono rappresentati da Paolo Orsini.

Lug. Abruzzi

Già viceré per breve tempo di Calabria e di Molise, a fine mese viene nominato dal re di Napoli viceré degli Abruzzi. Manterrà l’incarico fino al 1413.

1407
Feb. Abruzzi

Risiede a L’Aquila. Alla notizia dell’ uccisione in Teramo di Andrea Matteo Acquaviva si reca subito in tale città per prevenire e bloccare eventuali disordini. Si astiene dal prendere provvedimenti ai danni dei Melatini autori dell’omicidio con il benestare di Ladislao d’Angiò. Promuove iniziative di pacificazione per mantenere la signoria cittadina agli Acquaviva.

Ago. Napoli Chiesa Marche

Soccorre con 600 cavalli il marchese di Fermo Ludovico Migliorati dagli attacchi del Montone. Con il Migliorati e Martino da Faenza (altri 600 cavalli e 300 fanti) viene battuto dal capitano perugino a Monte Conscio (Montecosaro).

Ott. Marche

Favorisce Ludovico Migliorati ai danni dei da Varano; giunge a Sant’ Angelo in Pontano e compie diverse scorrerie fin sulle porte di Camerino. Occupa Offida.

Dic. Puglia

Si dirige in Puglia  con Massolo d’Assisi, giudice di pace del comune di Fermo e rappresentante del Migliorati, per incontrarsi con Ladislao d’Angiò.   Con la controparte rappresentata da Rodolfo da Varano discute con il sovrano sulla pace generale nella marca di Ancona.

1408
Gen. Marche

Viene siglato un negoziato di pace tra i contendenti marchigiani.

Feb. Abruzzi

Si trova a Fermo;  da qui si sposta a L’Aquila.

Apr. Lazio

Espugna Ostia ed attacca ancora Roma con 12000/15000 cavalli e 8000 fanti. Assale Porta San Paolo;  con Pieretto de Andreis si scontra con l’ Orsini nei pressi di Trastevere. Dopo qualche giorno entra nella città con il de Andreis, Nicola e Giovanni Colonna, Gentile da Monterano, Battista Savelli e Ludovico Migliorati: l’Orsini defeziona nel campo regio. A fine mese il da Carrara affianca il re in una solenne cerimonia che si svolge nel palazzo di San Paolo fuori le Mura.

Giu. Lazio e Umbria

Esce da Roma e si accampa con il de Andreis,  Paolo Orsini, Giovanni Colonna, Gentile da Monterano e Ciucio da Paterno nel contado di Todi: la comunità perugina stanzia a loro favore 150 fiorini per generi di conforto (vettovaglie, vino, cera).

Lug. Lazio

Staziona nel perugino con Paolo  Orsini. I loro uomini sciamano nel contado. I perugini sono costretti ad inviare loro un ambasciatore per supplicarli di fermarli in modo da permettere ai contadini  di mietere e raccogliere le messi. A metà mese entrano in città: sono stanziati 30 fiorini per rendere loro onore e fare qualche dono. Nel’occasione i due condottieri si recano a Santa Maria degli Angeli, nei pressi di Assisi, ed offrono del denaro al santuario della Porziuncola (2 fiorini).  A Roma.

…………….. Puglia In Capitanata.
1409
Apr. mag. Abruzzi e Campania

Viene invitato da Giannozzo Migliorati a raggiungere il fermano per scacciarvi il congiunto Ludovico. In cambio gli è promessa la consegna di Monterubbiano. Al momento non può muoversi perché impegnato negli stessi giorni a domare una rivolta in Chieti. La trama è scoperta e si conclude con il supplizio dello stesso Giannozzo. A maggio è segnalato nel beneventano.

Giu. Napoli Antipapa Marche

Opera con Martino da Faenza, Ceccolino dei Michelotti ed il Tartaglia giunti nelle Marche con 3000 cavalli;  contrasta il Migliorati che ora milita agli stipendi dell’antipapa Alessandro V. Tocca  Servigliano, si impadronisce del castello di Smerillo che è consegnato a Rodolfo da Varano; assedia la rocca di Monturano ed invia 100 cavalli a depredare il fermano fin sulle porte del capoluogo. Si scontra con gli avversari a Falerone.

Lug. Marche

E’ sconfitto dal  Migliorati a Lauro (Loro Piceno)/Monte San Giacomo: tra i napoletani sono uccisi 100 cavalli con 3 capisquadra). Il da Carrara finge di abbandonare le Marche, giunge a Fiastra e si pone alle Fontanelle; occupa  Montecosaro;  ottiene poi Smerillo in cui cattura Berardo da Varano.

Ago. Marche

Si sposta nel fermano; a Fermo cerca di conquistare la rocca del Girifalco che si è  ribellata al Migliorati.

1410
Mag. nov. Umbria

Mantiene con il Tartaglia il controllo di Perugia. A novembre Difende con successo Perugia dagli attacchi portati da Braccio di  Montone;  soccorre il Tartaglia con 50 cavalli.

1411
Mag. Lazio

E’ vinto a Roccasecca da Luigi d’Angiò, da Paolo  Orsini e da Muzio Attendolo Sforza. Alla testa dell’ avanguardia  respinge i primi attacchi nemici; mal sostenuto dal resto dell’esercito viene travolto e fatto prigioniero.

Lug. Umbria

Con Ceccolino dei Michelotti e Manfredo da Barbiano (3600 cavalli) è deputato alla difesa di Perugia  minacciata dal Montone. Con i due condottieri e Berardo da Varano si incontra con lo Sforza;  a nome del re di Napoli gli  offre  la signoria di Cortona in cambio della sua defezione nel campo angioino.

Sett. 500 cavalli Umbria

Tenta di sorprendere a Fratticciola Selvatica il  Montone  con parte della cavalleria: il rivale fa uscire dal castello alcuni soldati affinché fungano da esca. Il da Carrara, non fiuta l’inganno, si getta sugli avversari mentre il condottiero perugino piomba sui suoi alloggiamenti e vi cattura i figli Obizzo ed Ardizzone. Costoro vengono liberati   senza il pagamento di alcun riscatto.

…………….. Marche e Abruzzi

Toglie al Migliorati Offida ed Ascoli Piceno. Sempre per il suo incarico di viceré degli Abruzzi ha l’ordine da Ladislao d’Angiò di proceder con il massimo rigore a Teramo per fare cessare le lotte di fazione tra i Melatini e gli Antonelli. Per tre anni è mantenuto il massimo ordine nella città.

1412
…………….. Umbria

Rafforza il presidio di Perugia e riconquista quasi tutti i castelli caduti in precedenza nelle mani degli avversari. Si porta a Cerqueto; Braccio di Montone assale all’ improvviso gli abitanti usciti dalla località per portare le loro bestie al pascolo ed a fare legna. Compare in loro soccorso Conte da Carrara.  Si svolge uno scontro nei pressi di Marsciano nel cui corso i suoi uomini hanno la peggio; è catturato il figlio Obizzo con 150 cavalli. Solo grazie alla velocità della sua cavalcatura, passando attraverso le milizie nemiche, riesce a mattersi in salvo senza farsi riconoscersi. Nel cercare di rifarsi  aggredisce Collepepe (Coldipepo): il Montone , messo in allarme dai suoi esploratori, guada in gran fretta il Tevere, lo coglie impreparato alle spalle, lo sconfigge ancora una volta e gli fa prigioniero il figlio  Ardizzone (rilasciato con Obizzo dal Montone con ricchi doni).

Giu. Lazio e Campania

Assedia Ostia con lo Sforza passato nel campo napoletano: pone il suo campo ai Dragoncelli.  A metà mese la notizia della pace tra Ladislao d’Angiò e Giovanni XXIII lo fa rientrare a Napoli.

Lug. A lui ed a Rodolfo da Varano è affidato dal re di Napoli il compito di saggiare le possibilità di un accordo con l’imperatore Sigismondo d’Ungheria. La missione non ottiene risultati concreti.
1413
Feb. Marche

Con lo Sforza ed Andrea Malatesta cerca di intercettare la marcia di Paolo Orsini diretto a Roma.

Mag. Napoli Antipapa Umbria e Marche

Preda il contado di Foligno;  assedia Bettona con Ceccolino dei Michelotti. Con lo Sforza e Malatesta Malatesta assedia in Rocca Contrada (Arcevia)  l’Orsini;  cerca di sbarrargli la strada allorché l’avversario abbandona la località per riparare a Roma. Dopo la conquista di tale città da parte delle truppe napoletane a Perugia vi sono grandi feste con manifestazioni di gioia, fiaccolate, luminarie, processioni di ringraziamento.

Giu. Lazio E’ segnalato a Roma.
Lug. ago.

 

Umbria

 

A Perugia ove viene accolto con doni e feste. Sono stanziati 100 fiorini per rendere onore ai condottieri giunti nella città. Con Ceccolino dei Michelotti, lo Sforza e Fabrizio da Capua fronteggia l’ Orsini ed il Montone a Ponte di Pattolo (Ponte Pattoli) per quaranta giorni.

……………..

Viene investito da Ladislao d’Angiò della signoria di Ascoli Piceno con i figli Obizzo ed Ardizzone. Gli abitanti lo accolgono con favore al suo ingresso in città.

1414
Giu. Napoli Spoleto Umbria

L’antipapa si rappacifica con il re di Napoli;  Conte da Carrara è considerato nel negoziato come collegato di quest’ ultimo. Agisce sui confini dello spoletino, danneggia il contado di Trevi e quello di Spoleto nei pressi di Azzano e Beroide. Con il Tartaglia e Ceccolino dei Michelotti tocca Bazzano, Eggi e Santi Apostoli.

Lug. Umbria

Colloca i suoi alloggiamenti a Busano, punta su Spoleto e si colloca davanti alla Porta di San Gregorio per assediare la città. Inizia a colpirla con le bombarde, taglia le condutture dell’acqua in due punti : Rodolfo da Varano è costretto ad arrendersi.

Ago. Napoli Fuoriusciti Umbria ed Abruzzi

Alla morte di Ladislao d’Angiò lascia lo spoletino con Ceccolino dei Michelotti e si indirizza su Perugia. Si sposta poi negli Abruzzi e difende L’Aquila da un primo assalto di Antonuccio dell’ Aquila. Lascia la città a metà mesi e vi lascia di presidio il figlio Obizzo.

Nov. Napoli Angiò Abruzzi

Protegge ancora L’Aquila da un secondo attacco portato da Antonuccio dell’ Aquila con 200 cavalli e 400 fanti.

1415
Feb. mar. Abruzzi

I partigiani dei Camponeschi scendono armati sulle vie di L’Aquila. Conte da Carrara li affronta con i suoi uomini; dopo lo scontro ripara nel castello. A marzo è intercettato nei pressi di Amatrice un convoglio di vettovaglie destinato ai difensori. E’ presto obbligato a lasciare  la città con Berardo da Varano. Sempre nella primavera interviene a Mosciano Sant’ Angelo alla testa di 150 di 150 uomini tra fanti e cavalli. E’ munito di potenti artiglierie; assedia il castello i cui difensori si arrendono per fame dopo 37 giorni. Consegna la rocca a Bonifacio Acquino.

Nov.  dic. Carrara Ascoli Piceno Marche

Recupera Ascoli Piceno e le rocche cittadine.  Ritorna nuovamente alla signoria della città.

1416
Gen.

Ottiene dal papa Martino V il vicariato di Ascoli Piceno.

Sett. Abruzzi

Stipula una tregua con il Saligny, gran connestabile di Giacomo d Borbone (Giacomo de la Marche), marito di Giovanna d’Angiò: nei capitolati sono compresi anche Jacopo Caldora ed Antonuccio dell’ Aquila, che in precedenza hanno lottato contro le truppe napoletane. Anche la regina di Napoli lo conferma nella signoria di Ascoli Piceno.

1417
Gen. Abruzzi

Ha l’ordine di restituire a Jacopo Orsini le terre di Verrucole, Petrella e Cappadocia.

Giu. Napoli Perugia Lazio

Viene inviato in soccorso dello stato della Chiesa;  milita agli ordini dello Sforza. Giunge a Casamala, nei pressi di Frosinone, con il Caldora ed il conte di Monteodorisio Perdicasso Barile. Con tali capitani avvia alcune trattative con Braccio di Montone per passare al  servizio di quest’ ultimo. La trama è scoperta. Il Caldora ed il Barile vengono arrestati mentre il da  Carrara rientra nei ranghi.

Ago. Lazio

A Marino. Si collega sempre con lo  Sforza, Francesco Orsini ed Orso Orsini per assalire in Roma il Montone. Pone il campo alla Marmorella, si dirige verso la Porta di San Giovanni in Laterano ed è respinto dalla fanteria del rivale e da quella del Tartaglia. Ripiega per la via Ostiense; attraversa il Tevere su un ponte di legno e si avvia a Monte Mario. Da qui cala sulla città: i nemici si allontanano da Roma mentre egli vi entra per la Porta Viridaria (San Pietro) e prende alloggio vicino alla chiesa di Santo Spirito. Dopo qualche giorno esce dalla città e cavalca verso Valmontone. Resta nel Lazio per conto di Giovanna d’Angiò.

Ott. Lazio

Affronta gli avversari nel reatino.

Dic. Abruzzi

Interviene una volta di più in Teramo dilaniata dalle lotte di fazione che dividono Antonelli e  Melatini. Viene nominato governatore della città: tra i suoi primi atti vi è quello della riduzione del tributo verso la corona da 41 once d’oro (stabilito a suo tempo dal Saligny) a 12.

1418
Feb. Campania

A fine mese Giacomo di Borbone è liberato dalla moglie che in precedenza lo ha fatto incarcerare. Lo Sforza ed il da Carrara sono designati con altri dignitari come garanti dell’accordo intervenuto.

Apr. Marche e Toscana

Lotta contro Braccio di Montone nelle Marche e nel sud della Toscana: si collega con Ulisse Orsini e si fa promotore di una rivolta nelle terre del condottiero perugino che si estende anche all’orvietano.

1419
Mar.

Gli sono confermati da Giovanna d’Angiò i suoi beni.

Mag.

Gli sono richiesti dalla regina 1600 ducati per onorare il nuovo papa Martino V.

Giu. Chiesa Perugia Agli stipendi del pontefice contro il Montone.
Ago. Abruzzi

La regina di Napoli gli chiede  di cedere la fortezza di Pescara, di cui han il controllo, in cambio di 10000 ducati.

Sett. Umbria

E’ inviato con Angelo della Pergola e Bernardino degli Ubaldini in soccorso di Guidantonio da Montefeltro. Raduna le sue truppe a Gubbio.

Ott. dic. Umbria e Campania

Si accosta di notte  ad Assisi presso il convento di San Francesco;  un frate indica alle milizie pontificie una piccola porta, debolmente murata e non sorvegliata. Questa è aperta, irrompono nella città 2000 cavalli e 1200 fanti che giungono nella piazza. Sono messe a sacco le case dei fautori del  Montone. Dopo soli tre giorni il Montone recupera la località. A fine mese il da  Carrara viene segnalato a Napoli per l’incoronazione di Giovanna d’Angiò. A dicembre il papa Martino V gli concede  il vicariato di Offida e gli conferma quello di Ascoli Piceno. E’ anche assolto per gli eccessi commessi per i quali chiede il perdono.

1420 Perugia Chiesa Napoli Abruzzi

Si ribella alla regina di Napoli e defeziona nel campo nemico seguito da altri signori e da uomini d’arme quali Giovanni Novello da Sora, Angelo di Leucio da Offida ed Antonio Torricelli, signore di Nocciano. Non lo segue, invece,  il figlio Ardizzone che continua a militare con lo Sforza. E’ dichiarato ribelle; la scelta di campo gli costa la perdita della carica di viceré degli Abruzzi, un processo da parte del nuovo viceré Cristoforo Gaetani, nonché la confisca dei beni con sentenza emessa a Chieti a metà marzo. Depreda con i suoi partigiani le località di  Manoppello, di Serramonacesca, di Gessopalena e di Taranta. Con Angelo Orsini assedia Torino di Sangro, ceduta da un gruppo di prelati della diocesi di Chieri alla città di Lanciano. Gli viene contro per conto della sovrana il duca d’Atri Pietro Bonifacio Acquaviva.

1421
Apr. Chiesa Napoli Marche

Si avvicina al partito di Luigi d’Angiò e combatte ancora le truppe napoletane: il di Montone lo assale in Ascoli Piceno e lo convince con la forza a rimanere neutrale ed a dargli in ostaggio, a garanzia, il figlio Ardizzone.

Nov.

Muore in Ascoli Piceno. E’ sepolto nel duomo cittadino. Durante la sua signoria fa coniare alcune monete d’argento e di rame con lo stemma della sua famiglia, un carro con quattro ruote.

 CITAZIONI

“Manifestò sino dall’adolescenza una perspicacia, ed una forza di carattere non comuni, e tali da renderlo distintissimo tra i personaggi del suo tempo.” DE MARCHI

“Tra nemici caciossy qual Ciesare o Ponpeo od Anniballe fe’ di sua persona siffatte prove. Pare’ il Conte veramente uno drago, faciendosy fare da tuti piare, e abatendo e ucidendo qualunche incontrava.” GATARI

“Fu uno dei più prodi guerrieri del suo tempo, e fu di grandissimo aiuto a Francesco suo fratello nelle luttuose sue circostanze. Sua madre era Giustina Maconia nobile matrona Padovana.” VERCI

“O Conte Alberico adorno di justitia,/ Savio, gagliardo, cortese, e leale,/ Disprezzator di chi segue avaritia;/ E l’altro absunto alle famose scale/ Chiamato di Carrara messer Conte/ D’animo trionfante imperiale.” CAMBINO D’AREZZO

“Homo nobile et gran Condutiero de gente d’arme, e molto amado dal Re (Ladislao d’Angiò).” DIARIO FERRARESE

“Di cui all’età nostra si raccontano molte gloriose imprese, e fatti, degni di grandissima lode.” CAMPANO

“Comes interim sua virtute, praeclarum nomen, praeter fatis amplas facultates, armi et egregia disciplina militari, tam domi quam foris siibi cumulatissime comparavit.” SCARDEONE

Con Gentile da Monterano, Pieretto de Andreis e Giovanni Colonna “Egregiis tum copiarum ducibus.” PLATINA

Con Paolo Orsini, Mostarda da Forlì “Valorosissimi capitani in quei tempi.” PELLINI

“Questi, nella sua posizione indipendente di capitano di ventura, non s’era mai creduto in obbligo di seguire l’indirizzo politico di Francesco II (Francesco Novello da Carrara), benché il nome, che a diritto o a torto portava, rivolgesse in modo speciale a lui l’attenzione degli amici del signore di Padova, e la sua condotta, non affatto libera da influenze viscontee, avesse talvolta nociuto al buon accordo del principe carrarese con la repubblica di Firenze.” PASTORELLO

“Strenuum..militem ac inter bellorum duces longe celebrem.” ZABARELLA

Con Malatesta Malatesta “Bellicosos duces.” CRIVELLI

Con Muzio Attendolo Sforza, Braccio di Montone, il Tartaglia, Paolo Orsini e Martino da Faenza “Al tempo di costoro non avivano in Italia pari e pochi delli altri erano nominati.” BROGLIO

Con Ardizzone da Carrara “Uomini d’arme esperti e valorosissimi.” FABIANI

“Durante il periodo in cui militò al servizio del papa Conte da Carrara seppe acquistarsi una certa considerazione presso la curia romana, tanto che sperò di ottenere la carica di gran maestro dei cavalieri di Rodi, ritenuta vacante a Roma perché occupata da Filiberto di Naillac, designato dall’antipapa Clemente VII..Dei buoni rapporti tra il Carrara e la curia si servì in più occasioni Francesco Novello, affidando al fratello incarichi diplomatici e richieste per il papa. Fu poi grazie alla mediazione del Carrara che furono concluse le trattative per il matrimonio tra Giovanni, figlio di Francesco Bovello, e Belfiore da Varano, figlia di Rodolfo, signore di Camerino.” M. FRANCESCHINI

“Diede vita e trasmise ai figli una signoria fondata principalmente sulla forza militare.. Dopo la battaglia dl Castagnaro divenne sul piano militare l’alter ego di Francesco Novello, il braccio armato della signoria e il principale punto di riferimento del suo esercito. La sua fedeltà, unita alle capacità di combattente, ne fece un elemento di forza della politica carrarese, ambiziosamente tesa alla conquista e al consolidamento di spazi regionali nel Nord-Est dell’Italia…Egli è l’unico a essere ricordato, accanto al protagonista Francesco Novello, in un poemetto trecentesco dedicato alla riconquista di Padova; è lui, oltre ai signori della città euganea, ad attirare di più le lodi e le adulazioni di cronisti e verseggiatori, che pure facevano a gara nell’incensare questo o quell’esponente della famiglia dominante…Lasciando Padova si trasformò..stabilmente in capitano di ventura, spostando il baricentro della propria azione verso l’Italia centro-meridionale. Certo, tornò ancora nella città natale e, sino alla caduta della signoria, servì gli interessi della famiglia, svolgendo un’azione politico-militare coordinata con quella di Francesco Novello, ma i suoi destini, le sue fortune, i suoi personali progetti si svincolarono gradualmente dalle sorti del signore di Padova…Come rappresentante di Francesco Novello ne asseconda le strategie matrimoniali, intavolando per conto del signore di Padova le nozze di Marsilio da Carrara. figlio del Novello e una figlia di Andrea Matteo (Acquaviva) duca di Atri e conte di S. Flaviano; un analogo incarico ricevette in segreto per il progettato matrimonio di Giacomo da Carrara con Sveva Caetani, nipote del patriarca di Aquileia. I due tentativi andarono a vuoto ma, a conferma di una politica matrimoniale tendente ad allargare verso l’Italia centrale ed adriatica la rete di relazioni ed alleanze carraresi, stanno le nozze dello stesso Giacomo con Belfiore da Varano. figlia di Rodolfo III signore di Camerino, celebrate nel febbraio del 1403 dopo trattative cui prese parte ancora una volta Conte da Carrara…Conte incarnava un modello di condottiero legato al passato, non tanto nei valori professati quanto proprio nei “comportamenti” e nei modi di concepire la guerra sul campo..Ma in battaglia valevano ormai le capacità manovriere, l’abilità nel disporre sul campo, coordinare e far muovere le truppe, strategia e tattica risultavano alla fine vincenti rispetto al coraggio fisico e alle personali doti di combattente di un condottiero.” RIGON

“Primus semper in omni certamine.” VERGERIO

“Ruppe la gente del Conte Carrara;/ in questo tempo, et non passò dui misci,/ colle sue sapire fare se repara/ et multi ne pilliò dentro Anscisci,/ do quale lengua may lo racontara/ li granni facti che fé in ticto pagisci?/ Se io recontasse tucta soa ventura,/ un granne libro serria de scriptura.” In occasione della conquista e perdita di Assisi. CANTARI SULLA GUERRA AQUILANA

 

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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