ANTONIO PIO Di Carpi

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Condottieri di ventura

1479      ANTONIO PIO  Di Carpi. Padre di Costanzo e di Vittorio, suocero di Ludovico di San Bonifacio.

+ 1513 (ottebre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1487  

 

 

 

 

 

 

 

 

Ago. Venezia Austria  

 

Trentino

Prende parte alla battaglia di Calliano agli ordini di Guido dei Rossi.

1494  

 

 

 

100 cavalli Veneto

Si trova nel Polesine per sorvegliare il confine con gli estensi.

1495  

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug. Venezia Francia 40 lance Emilia

Partecipa alla battaglia di Fornovo, inquadrato nelle schiere comandate da Antonio da Montefeltro: quando quest’ultimo non vuole intervenire nel combattimento perché non ha ricevuto l’ordine in tal senso da Rodolfo Gonzaga disubbidisce e  vi prende parte con Giovanni dalla Riva.

1496  

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Viene segnalato ad Alessandria con Taliano da Carpi e Marco da Martinengo per visionare le fortificazioni fatte allestire dal duca di Milano Ludovico Sforza.

Mag.  

 

 

 

 

 

 

 

E’ inviato in soccorso degli sforzeschi.

Lug.  

 

 

 

 

 

Lombardia Alto Adige

Ha l’incarico con Marco da Martinengo e Taliano da Carpi di ambasciatore a Milano   presso lo Sforza   ed a Malles Venosta presso l’imperatore Massimiliano d’Austria.

1497  

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Venezia Firenze  

 

Romagna

In Romagna.  Si muove in soccorso di Bibbiena assediata dai fiorentini.

1498  

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

A San Bonifacio per la rassegna dei suoi 160 cavalli.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Riceve del denaro per mettere in ordine le sue squadre;   è inviato da Francesco Gonzaga in avanscoperta per studiare gli itinerari più acconci da utilizzare nel caso di un possibile intervento a favore dei pisani ai danni dei fiorentini. Il sopralluogo effettuato con Giovanni Michele Badelo termina con il parere che è impossibile raggiungere la Val di Serchio con gli uomini d’arme perché la strettezza dei passi e l’avvicinarsi dell’inverno pongono gravosi problemi per il vettovagliamento delle truppe.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto e Romagna

Il Gonzaga preferisce accordarsi per una condotta con il duca di Milano anziché con la Serenissima: il Pio viene allora inviato con la sua compagnia in Polesine ed a Ravenna.  Giunge nella regione con Marco da Castellazzo. E’ indirizzato a Castiglione di Cervia con Carlo Secco, Guido e Giovanni Brandolini.

Dic.  

 

 

 

 

 

Romagna

Presta soccorso a Ramberto Malatesta da Sogliano nella sua azione offensiva in Val di Bagno: si trova presto in gravi difficoltà per la mancanza di denaro e di vettovaglie; i fanti, in mezzo a montagne disabitate, sono costretti a mangiare castagne per la mancanza del pane; lo stesso provveditore Giovanni Paolo Gradenigo è obbligato ad impegnare alcuni beni personali per provvedere all’acquisto di strame per le cavalcature. Antonio Pio si lamenta con gli altri condottieri delle fallaci promesse di Ramberto Malatesta da Sogliano. Le difficoltà, tuttavia, non gli impediscono di sconfiggere con Vincenzo Naldi, Melchiorre Ramazzotto e Giovanni da Feltre 1000 fiorentini comandati da Chiriaco dal Borgo. Giovanni Paolo Gradenigo lo invita inutilmente a spostarsi in Casentino.

1499  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

Staziona ancora in Val di Bagno.

Feb.  

 

 

 

 

 

Romagna e Marche

Raggiunge Tezzo con altri condottieri; scorre a Fazano e vi procura gravi danni; con Giovanni da Feltre si porta a Casteldelci alla ricerca di soccorsi ed a Ravenna per attendervi Niccolò Orsini.

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

A Ravenna per reclamare il saldo delle proprie spettanze.

Mag.  

 

 

 

 

 

Veneto

Le sue paghe sono saldate, anche in natura, attraverso la consegna di un carico di farina. Si reca a Venezia, si incontra con il doge e chiede un aumento della condotta.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si ammala  a Monselice: viene a visitarlo il podestà di Rovigo Marino Giustinian.

Ago. Venezia Milano Maestro di campo 60 lance Veneto e Lombardia

Gli è ordinato di lasciare il Polesine e di trasferirsi nel bresciano per combattere gli sforzeschi alla testa di 240 cavalli. E’ nominato dall’Orsini maestro di campo con Giovan Francesco Gambara, Filippo Albanese e Luigi Avogadro. E’  segnalato a Fontanella ed a Pontevico, dove ha il compito di sorvegliare la costruzione di un ponte sull’Oglio.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Entra in Cremona. Presenzia alla rassegna dei suoi uomini (46 lance).

1500  

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Venezia Sforza  

 

Lombardia

A Lodi, con Filippo Albanese e Carlo Secco (60 lance).

Mag.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Alla fine del conflitto ritorna a Treviglio; viene lasciato alla guardia di Brignano Gera d’Adda dal provveditore Cristoforo Moro.

Giu. Venezia Impero Ottomano  

 

Friuli

 

Ago.  

 

 

 

 

 

Friuli

Si ammala gravemente ad Udine; chiede una licenza e si reca a Padova per curarsi.

Ott.  

 

 

 

 

 

Friuli

Presenzia alla rassegna della sua compagnia e ritorna in Friuli.

1502  

 

 

 

 

 

 

 

E’ sempre al comando di una compagnia di 60 lance.

1503  

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

Il Consiglio dei Dieci lo invia nel Polesine.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

Il Consiglio dei Savi gli concede una sovvenzione di 500 ducati per la dote di una sua nipote che deve sposarsi.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia

A Ghedi per la rassegna dei suoi uomini; muore il papa Alessandro VI ed Antonio Pio è trasferito a Ravenna.

Nov. Venezia Faenza 180 cavalli Romagna

Durante le operazioni contro Faenza si congiunge con Giovambattista Caracciolo e Lazzaro Grasso;  è favorevole ad una tattica attendista, diversa dalle tesi più offensiviste espresse da Dionigi e Vincenzo Naldi, da Giulio Vitelli e da Giampaolo Manfrone; consiglia di piantare le artiglierie, di aspettare i rinforzi attesi e di assalire successivamente la Porta Montanara. Con la resa della città è inviato a San Zaccaria per avere un colloquio con i Tiberti al fine di avere per trattato Cesena. Le trattative non vanno in porto.

Dic.  

 

 

 

 

 

Romagna

A Faenza con Filippo Albanese. Il suo comportamento nella recente guerra è lodato nel Collegio dei Pregadi dal provveditore Niccolò Foscarini.

1504  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

 

 

Chiede licenza di rientrare nei propri possedimenti e di lasciare il comando della sua compagnia ad un figlio.

Feb. mar.  

 

 

 

 

 

Veneto e Romagna

A Venezia per chiedere che gli sia  aumentata la condotta; si reca a Faenza dove ospita Francesco Rangoni.

1505  

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna

E’ sempre di stanza a Faenza.

1506  

 

 

 

 

 

 

 

 

Sett.  

 

 

 

 

 

Romagna

A Rimini.

1507  

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

100 lance Romagna

A Rimini.

Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna

Ha il permesso di lasciare Rimini dove è rilevato da Carlo Secco.

1508  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Friuli

Con Bartolomeo d’Alviano controlla i lavori che portano alla distruzione della fortezza di Gradisca d’Isonzo.

Feb. Venezia Impero 100 lance Friuli

Ad Udine con la sua compagnia (400 cavalli) e 200 stradiotti per fronteggiare le truppe imperiali. Si unisce con Girolamo Savorgnano;  dal passo della Mauria va incontro all’Alviano che sta marciando da Bassano del Grappa verso  Pieve di Cadore.

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

I tedeschi sono sconfitti a Tai di Cadore: il Pio e Girolamo   Savorgnano tagliano loro la ritirata occupando il passo di Treponti. Ottiene la resa di Pieve di Cadore;  si sposta a Lorenzago con 3000 cernite e 600 cavalli.

Apr.  

 

 

 

 

 

Friuli

Espugna Cormons e vi cattura Daniele di Ungrispach.

Mag.  

 

 

 

 

 

Friuli    Venezia Giulia Croazia

Dal Friuli si trasferisce in Venezia Giulia; con la conquista di Trieste è inviato verso Lubiana con 400 cavalli leggeri. E’ presto richiamato a causa dell’arrivo di un contingente tedesco dalla Croazia.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Il suo operato è elogiato nel Collegio dei Pregadi dal provveditore generale Giorgio Corner. Con altri capitani accompagna l’Alviano nel suo solenne ingresso in Venezia ed è presente alla cerimonia in San Marco in cui al condottiero umbro sono consegnati lo stendardo ed il bastone di governatore generale. Nell’anno la sua paga complessiva ascende a 5864 ducati.

1509  

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

 

 

Alla rassegna della sua compagnia.

Apr. Venezia Francia Impero Ferrara 100 lance Lombardia

Si trova al campo di Pontevico dove ha il comando della terza colonna forte di 360 uomini d’arme, 5450 fanti e cernite e 185 balestrieri a cavallo.

Mag.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Prende parte alla battaglia di Agnadello. Le milizie giunte da Brescia, che in gran parte fanno parte della sua colonna,  si danno alla fuga allorché vedono la retroguardia dell’Alviano soccombere di fronte al numero preponderante dei francesi; nello stesso tempo le sue 360 lance sia per la pusillanimità, o   per il tradimento di Giacomo Secco, o per evitare di impegnarsi secondo gli ordini di Niccolò Orsini ripiegano anziché gettarsi a chiudere la falla: solo i pochi cavalli leggeri cercano inutilmente di  arginare l’attacco degli avversari. Il Pio si ritira nel bresciano con 200 lance,  entra nel capoluogo,  ne viene allontanato dagli abitanti quando si presenta un araldo del re di Francia a chiedere la capitolazione della città. Per tutti questi motivi è biasimato in Collegio a Venezia con Bernardino di Montone da Zitolo da Perugia e dal provveditore alle fanterie Giovanni Diedo; vi è anche chi lo taccia di slealtà.

Giu.  

 

 

 

 

 

Veneto

Nonostante le accuse segue l’Orsini nel suo ripiegamento verso est, guada il Brenta a Sambruson e si accampa a Mestre. A Venezia in Collegio, scarica la responsabilità sul suo luogotenente Giacomo Secco, da lui lasciato al comando della colonna, perché nel corso della battaglia si trovava al fianco dell’ Orsini.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Esce da Mestre e raggiunge Treviso; chiede il permesso di recarsi a Monselice per  verificare lo stato dei suoi possedimenti immobiliari.  Si sposta alla difesa di Padova.

Ago.  

 

 

 

52 lance Veneto

Con l’Orsini e Bernardino di Montone accoglie in Padova il nuovo capitano della città Zaccaria Dolfin; più tardi, con il provveditore Cristoforo Moro riceve al Bassanello Francesco Gonzaga, appena catturato dai veneziani ad Isola della Scala. Nella città si colloca con la sua compagnia a Sant’Antonio;  ha l’incarico di difendere con 127 uomini d’arme e 300 cavalli leggeri il tratto delle mura intercorrente da Porta Savonarola fino al Carmine.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

Al termine dell’assedio di Padova con il genero Ludovico di San Bonifacio minaccia di abbandonare lo stipendio dei veneziani per il ritardo delle paghe.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

Opera nel Polesine per difenderne il territorio con 130 lance e 600 fanti; si congiunge a Badia Polesine con il provveditore Giovanni Paolo Gradenigo.

1510  

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

64 lance Veneto

A Castelnuovo sul Po per opporsi agli estensi con Zitolo da Perugia e Giovanni Greco: sono inviati in avanscoperta 25 cavalli che alla vista del nemico si ritirano per  attirare gli avversari in un luogo dove è stata predisposta in anticipo un’imboscata. Sono catturati 30 uomini d’arme e 60 balestrieri a cavallo. Antonio Pio è lodato per  tale azione.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si lamenta per il trattamento ricevuto che ritiene inadeguato per i suoi meriti;  minaccia come altre volte in passato di lasciare il mestiere delle armi.  A Monselice con Zitolo da Perugia per controllare lo stato delle fortificazioni del castello. Negli stessi giorni è fatto il suo nome in sede di Consiglio dei Savi (con quello di Lucio Malvezzi, di fra Leonardo Prato e quello di Giano Fregoso) per la nomina a governatore generale. Viene autorizzato a completare l’organico della sua compagnia.

Mag.  

 

 

 

 

 

Veneto

Accetta la proposta che prevede il Gonzaga come capitano generale. Ha un consiglio di guerra con Giovanni Paolo Gradenigo allorché i francesi  decidono di attaccare il Polesine; consiglia di lasciare Rovigo. Si avvia di notte a Montagnana; la città  si è già data agli estensi. Chiede due paghe per i suoi uomini a valere sull’arretrato. Con fra Leonardo Prato fa pressioni affinché sia intrapresa un’azione diversiva ai danni degli estensi.

Giu. Venezia Francia Ferrara 72 lance Veneto

Al campo di Brentelle dove si discute di attaccare Vicenza: contrasta le tesi difensivistiche di Lucio Malvezzi che alla fine risulteranno vincenti nonostante l’opposizione di altri condottieri quali Giano Fregoso, Taddeo della Volpe e Lattanzio da Bergamo. Fa la spola tra Brentelle e Monselice; a fine mese gli è consegnata una paga per i suoi uomini.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Non si esprime su chi deve essere nominato governatore generale. Ad Este con Matteo da Zara;   cattura nel castello cittadino Giovanni da Pernumia, un ribelle ai veneziani con una taglia di 500 ducati sulla testa. Si sposta a Mezzavia e distrugge i mulini di Battaglia Terme; al suo ritorno avvista una grossa squadra nemica a Tencarola.

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto

Viene elogiato dal collaterale generale Pietro Antonio Battaglia  alla rassegna della sua compagnia che si svolge a Padova. Lascia il campo di Torre e segue i veneziani contro Verona. Ricomincia con le sue lamentele e chiede di essere esonerato dalla militanza; accusa Lucio Malvezzi di scarso coraggio e gli addebita la mancata riconquista della città per non avere voluto continuare in un attacco di cavalleria.

Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto ed Emilia

A Montagnana;  raggiunge a Ficarolo il provveditore generale Paolo Capello. Si unisce nel modenese con i pontifici.

Nov.  

 

 

 

 

 

Emilia

A Bologna per un consiglio di guerra con Fabrizio Colonna, fra Leonardo Prato, Giampaolo Baglioni, Giovanni da Sassatello, Francesco Maria della Rovere e Raffaello dei Pazzi. Ritorna a Castelvecchio nel modenese.

1511  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Emilia

E’ segnalato all’ assedio di Mirandola.

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

I francesi avanzano;  Antonio Pio è costretto a ripiegare.

Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna

Ripara a Cattolica a seguito della disfatta di Casalecchio di Reno.

Lug.  

 

 

 

72 lance Veneto

A Venezia in Collegio; ha pure un incontro con il doge Andrea Loredan. Rientra al campo nel veronese con Paolo Capello. Si ammala gravemente.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

Gli muore la moglie di peste a Padova in casa di Daniele Vendramin; anche il genero Ludovico di San Bonifacio muore per la stessa malattia.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

Lascia Padova; si reca con il figlio Costanzo a Venezia in Collegio;  chiede che gli sia affidata la condotta del genero. E’ soddisfatto nella sua richiesta dal Consiglio dei Savi. Si trasferisce a Badia Polesine.

1512  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

Viene chiamato nel veronese dal provveditore generale Andrea Gritti.

Feb.  

 

 

 

130 lance Veneto e Lombardia

Lascia Bonavigo per seguire il Gritti alla riconquista di Brescia. Attaccato dai francesi di Gastone di Foix, riesce a fuggire: i suoi uomini sono svaligiati.

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

Al campo di Vicenza con 68 lance. Ritorna nel Polesine.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

In Polesine cerca di bloccare il flusso dei rifornimenti al campo francese proveniente dal Po. Si colloca a Ficarolo; alla notizia della sconfitta degli alleati a Ravenna si fortifica a Canda. Ritorna a Ficarolo quando i francesi si ritirano dalla Romagna.

Mag.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Montagnana per la rassegna dei suoi uomini.

Giu.  

 

 

 

48 lance Veneto e Lombardia

A Venezia. Domanda al solito la ricostituzione dell’organico della sua compagnia:  gli è ordinato di rientrare al campo. Vi ottempera solo quando al figlio Costanzo è concessa una condotta di 25 uomini d’arme. Prende parte all’assedio di Pavia.

Lug.  

 

 

 

 

 

Lombardia Piemonte

La sua compagnia si rifiuta inizialmente di muoversi per il ritardo delle paghe. Sorgono al campo gravi contrasti tra le milizie italiane al servizio dei veneziani e quelle svizzere: con Giampaolo Baglioni contribuisce ad acquietare gli animi. Si sposta a Castellazzo ed a Novi Ligure allorché un grande numero di svizzeri fanno ritorno al loro paese; il Pio attraversa il Po per  dirigersi verso Casalmaggiore.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

A Crema,  con il provveditore generale Cristoforo Moro: si ammutinano  gli stradiotti malcontenti per il forte ritardo delle loro paghe. L’intervento del  Pio vale a reprimere il tentativo di  rivolta.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Assedia Brescia;  prende parte a numerosi consigli di guerra. I difensori si arrendono agli spagnoli anziché ai veneziani; a fine mese affianca il Baglioni nella sua parata dimostrativa davanti alla Torrelonga ed al castello, volta a segnalare ad nemici ed alleati la forza dell’esercito veneziano. Il Pio cavalca alla testa di uno squadrone di uomini d’arme.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia

A Ghedi per rendere visita al viceré di Napoli Raimondo di Cardona; da qui si sposta nella Riviera di Salò e si acquartiera a Polpenazze del Garda con Giovanni Battista da Fano ed Alessandro Fregoso.

Dic.  

 

 

 

54 lance Veneto

Riprende a Venezia in Collegio il solito ritornello; chiede che gli sia aumentata la sua condotta ed un’analoga misura a favore del figlio. Il doge gli dà buone parole.

1513  

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

 

 

Ha ai suoi ordini 46 lance.

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

Domanda di lasciare il campo di San Bonifacio per recarsi a Monselice.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

Sono trasferiti nella sua compagnia 37 uomini d’arme che hanno già militato con Bernardino di Montone. Fa rientro al campo di San Bonifacio.

Mag. Venezia Spagna Impero 47 lance Veneto

Manifesta ancora una volta il suo stato di disagio; il Consiglio dei Savi rigetta la sua richiesta di una condotta per il figlio Niccolò che ha militato agli ordini di Prospero Colonna. Anche Bartolomeo d’Alviano, liberato dai francesi e giunto a Venezia, si esprime negativamente negativo nei suoi confronti stigmatizzando il suo operato nella giornata di Agnadello. E’  presente alla manifestazione svoltasi in San Marco quando  all’Alviano sono consegnati lo stendardo ed il bastone d’argento di capitano generale.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Alla difesa di Padova: difende il tratto di mura da Codalunga a San Giovanni.

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto

Ha forti contrasti con l’Alviano che minaccia di farlo impiccare.

Sett.  

 

 

 

 

 

Veneto

Viene criticato in Collegio dal provveditore generale Domenico Contarini per la sua scarsa combattività. L’Alviano gli consegna una lettera di raccomandazione;  il Pio si reca a Venezia per chiedere una condotta analoga a quella di Guido Rangoni; domanda pure la consegna di un prigioniero, un figlio naturale di Antonio da Thiene, da scambiare con il figlio Vittorio  catturato dagli imperiali a Verona.

Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

Esce da Padova alla testa di una colonna di uomini d’arme e tocca Limena; prende parte alla battaglia di Creazzo dove ha il comando dell’ala sinistra. Travolto nella disfatta, affoga nel Bacchiglione per il peso della sua armatura mentre sta cercando di porsi in salvo con la fuga. La sconfitta è ancora una volta da addebitare al comportamento dei suoi uomini che si sono dati ad una fuga disordinata. E’ sepolto a Padova nella basilica di Sant’Antonio: alle sue esequie sono presenti Bartolomeo d’Alviano e Teodoro da Trivulzio.

 CITAZIONI

“Capitano assai chiaro, e nell’impresa di questa guerra non mediocre.” P. GIUSTINIAN

“Fidel conduttiero.” CORDO

“Ne l’arme un Scipio un camillo un Torquato.” SACCHINO

Alla battaglia di Creazzo “E fa di sé veder con vera prova/ ch’un altro egual a lui non se ritrova/…/ Fuo trovati l’un col capo fesso/ e l’altro (il figlio Costanzo) quasi senza mezzo volto.” DEGLI AGOSTINI