GIAMPAOLO MANFRONE Di Schio

0
972
Print Friendly, PDF & Email

GIAMPAOLO MANFRONE  Di Schio. Detto Fortebraccio. Signore di Petina. Padre di Giulio.

1441 – 1527 (ottobre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……… Angiò Napoli Regno di Napoli

Milita nelle compagnie di Jacopo Piccinino.

1477
Ott. Venezia Impero Ottomano Friuli

Partecipa alla battaglia di Gradisca d’Isonzo.

1478/ 79 Venezia Chiesa Napoli Lancia spez. Umbria e Toscana

Combatte nella compagnia di Carlo e di Bernardino di Montone; verso quest’ultimo condottiero conserverà sempre amicizia e rispetto.

……… Napoli Campania

Milita al servizio del duca di Calabria Alfonso d’Aragona: per i suoi meriti gli è concesso il feudo di Petina nel salernitano.

1486
Mag. Chiesa Napoli Toscana

Si distingue nella battaglia di Montorio.

1494 Napoli Francia

Contrasta i francesi. E’ tra i pochi condottieri che dopo la sconfitta non partecipino alla generale defezione dell’ esercito aragonese.

1495
Lug. Venezia Francia 200 cavalli Piemonte

Si trasferisce al soldo dei veneziani. Prende parte all’assedio di Novara.

……… Venezia Firenze Governatore  lance      62      lance Toscana

Esce da Brescia e si sposta in Toscana per combattervi i fiorentini a favore dei pisani. Gli viene data una somma di denaro per assoldare truppe. Gli abitanti di Pontremoli gli bloccano il passo su ordine di Ludovico Sforza. Costretto a retrocedere raggiunge la Toscana attraverso lo stato estense.

1496
Apr. Toscana

Cerca di liberare alcuni cavalli catturati dai fiorentini; intento in tale azione è attirato con 200 uomini d’arme in un agguato a Bientina da Ercole Bentivoglio (170 uomini d’arme, 160 cavalli leggeri e 2000 fanti). Sconfitto, è costretto a fuggire a Vicopisano;  tra i fiorentini è ucciso per un colpo di archibugio Francesco Secco.

Mag. Toscana

Assalta i castelli che i fiorentini controllano nel pisano; cerca di chiudere i passi per Livorno con l’obiettivo di bloccare ogni attività commerciale e di ostacolare la possibilità di vettovagliamento alla repubblica via mare. In un combattimento gli è ferita la cavalcatura. I fiorentini pongono addosso al Manfrone una taglia di 200 ducati ed è promesso un vitalizio mensile di dodici ducati per chi lo catturi. Il condottiero lascia Cascina con 110 uomini d’arme, 300 cavalli leggeri e fanti;  saccheggia Ponsacco dove è fatto prigioniero Ludovico da Marciano con 40 lance, 25 cavalli leggeri e 200 fanti.

Giu. Toscana

A Vicopisano; a Buti cattura alcuni uomini d’arme ed ottiene nuove prede.

Lug. Toscana

Partecipa ad un consiglio di guerra con il provveditore Giustiniano Morosini e Lucio Malvezzi. Quest’ultimo praticamente si rifiuta di appoggiarlo nella sua offensiva a causa del ritardo delle paghe. Nonostante ciò irrompe nel contado di Pescia, espugna e mette a sacco Borgo a Buggiano e Stignano. Rientra nel pisano.

Sett. Toscana

Conquista Soiana, Morana, Terricciola e Cigoli. E’ più sfortunato (ferita sotto il ginocchio per un verrettone) in una scaramuccia sul lago di Bientina. Al ritorno da una scorreria nel territorio di Buti, in cui i veneziani si sono impossessati di quattrocento some di frumento, viene colto in un’imboscata posta da dieci squadre di cavalli, da molti balestrieri e da quattro squadre di fanti. Lo scontro ha termine con il ripiegamento dei due schieramenti e con la perdita di molti uomini d’ambo le parti. Di seguito il Manfrone rinnova gli attacchi contro i castelli collinari;  si impadronisce di San Regolo, di San Luzio, di Usigliano, di Casanova e di altre rocche. Con Agostino da Maragliano si appropria di alcuni corsieri che appartengono a Costantino Arianiti: il capitano greco chiederà più volte la loro restituzione a Mantova a Francesco Gonzaga.

Dic. Toscana

Si muove sempre nel pisano. Ha ai suoi ordini cinque connestabili per un totale di 750 uomini.

1497
Mar. Toscana

Con 400 cavalli leggeri e 1500 fanti tenta di rioccupare il bastione del ponte di Stagno posto fra Pisa e Livorno. Viene attaccato nottetempo da Ranuccio da Marciano;  è sconfitto con la perdita di molti prigionieri (150 uomini, tra i quali ventidue capisquadra).

Sett. Toscana

A Pisa con 250 cavalli.

Ott. Toscana

La sua compagnia è in disordine ed incompleta nel suo organico. Domanda licenza di recarsi nel regno di Napoli a prendervi la moglie Angela Mele, una nobildonna napoletana da lui sposata nello stesso anno: gli è accordata.

1498
Giu. 400 cavalli Lombardia Romagna

Lascia il bresciano per Ravenna allorché Ottaviano Riario, figlio della signora di Forlì Caterina Sforza, viene condotto dai fiorentini.

Ago. Romagna

Si trova nel ravennate. Un suo servitore gli ruba tre cavalcature, tra le migliori delle sue stalle, e fugge nel forlivese: reclamata, invano, la restituzione delle bestie da Caterina Sforza ottiene dai veneziani il permesso di compiere una rappresaglia nell’imolese per rifarsi dei danni patiti. Depreda tale territorio, raccoglie 2000 ducati di bottino e ritorna a Ravenna.

Sett. Romagna Toscana

Entra in Val di Lamone;  con Giuliano dei Medici si presenta davanti al castello di Marradi che gli apre le porte. Staziona nei pressi  e vi cattura 60 fanti imolesi.

Ott. Toscana

Assedia la rocca di Marradi; lascia presto le operazioni con Bartolomeo d’Alviano.

Nov. Capitano g.le fanteria Toscana

Opera nel Casentino; ha da Guidobaldo da Montefeltro il comando di tutte le fanterie. Distrugge i mulini di Poppi.

Dic. Toscana

Il Montefeltro prospetta l’ipotesi di ritirare il raggio d’azione in Romagna a causa della mancanza di uomini, di vettovaglie e di artiglierie: il Manfrone contrasta tale piano e spalleggia l’Alviano che, al contrario, privilegia la linea difensiva di Bibbiena. Giunge a Montecoronaro; con la sconfitta dell’Alviano a Marzano si sposta in Val Branzona e verso Pratieghi conducendo con sé i provvigionati veronesi ed alcuni connestabili della Val di Lamone.

1499
Gen. feb. Toscana e Marche

Abbandona Pratieghi e si trasferisce a Casteldelci dove si collega con Astorre Baglioni, Taliano da Carpi, Annibale Bentivoglio e Giacomazzo da Venezia. Sempre bellicoso è inviato in soccorso di Carlo Orsini che  difende Montecoronaro e Montalone. Con la sua compagnia scorta 400 fanti, ognuno dei quali reca con sé da quindici a venti libbre di farina destinate ai difensori dei monti della Verna. Si muove a Verghereto; trovatosi a sua volta in difficoltà, vi viene soccorso da Astorre Baglioni e da Carlo Orsini. Segnala al provveditore Francesco Venier la gravità della situazione: tra i  veneziani numerose sono le diserzioni ed i contadini svaligiano i cavalli inviati da Guidobaldo da Montefeltro. Ripara nuovamente a Casteldelci.

Mar. Toscana Romagna

La sua compagnia non è a posto nel suo organico per cui ottiene il permesso di abbandonare il Casentino e di ritornare a Ravenna.

Apr. Lombardia

Ai suoi alloggiamenti in Lombardia.

Mag. Veneto

Trapela la notizia di un suo prossimo passaggio al servizio del duca di Milano. Si reca a Venezia e smentisce ogni illazione al riguardo.

Giu. Romagna  Toscana

Vi sono lamentele a Venezia da parte del signore di Faenza Astorre Manfredi per una sua rappresaglia compiuta in quel territorio.

Lug. Venezia Milano Lombardia

Rientra ad Asola; prima di muoversi chiede del denaro per i suoi soldati.

Ago. 100 lance e 20 cavalli leggeri Lombardia

Preme inizialmente per attaccare gli sforzeschi da Pontoglio. Si congiunge al resto dell’esercito veneziano con la sua compagnia di 100 uomini d’ arme (400 cavalli) e di venti cavalli leggeri.

Sett. Venezia Impero Ottomano Lombardia e Friuli

Penetra nel cremonese;  occupa Castelleone dopo che gli abitanti ne hanno espulso i fanti milanesi. Cremona cade nelle mani della Serenissima; subito dopo vi è la rassegna della sua compagnia cui sono presenti tutti gli uomini d’arme ed un solo balestriere a cavallo. Viene inviato in Friuli a contrastarvi l’avanzata dei turchi.

1500
Gen. feb. Campania

Si reca prima a Venezia; a febbraio è segnalato nel regno di Napoli a trovarvi la moglie.

Mar. Friuli

Combatte ancora i turchi di Iskender Pascià.

Apr. 125 lance Friuli

Viene nominato governatore delle truppe del Friuli;  gli è aumentata la condotta di 100 cavalli. Ha l’incarico di impadronirsi di Gorizia alla morte del conte Leonardo di Gorizia:  prevenuto nella possibile azione dagli imperiali il Consiglio dei Dieci decide di soprassedere alle pretese territoriali della Serenissima.

Lug. Veneto

Transita per  Treviso con cinque squadre: alcuni abitanti di Meduna di Livenza gli uccidono un figlio e due capisquadra. Le autorità istruiscono un processo ad Udine a carico degli assassini; il Manfrone, ad agosto,  pone una taglia sulla loro testa.

Sett. Friuli

Alla rassegna dei suoi uomini a Gradisca d’Isonzo (119 lance).

Ott. Friuli

Continua la sua permanenza in Friuli.

1501
Gen. Friuli

Domanda una licenza per raggiungere a Napoli la moglie.

Mar. Veneto

A Montagnana. Reitera la richiesta di licenza e chiede 200 ducati per il viaggio.

1502
Giu. Governatore lance Romagna

Si trova a Ravenna: controlla i movimenti di Vitellozzo Vitelli, fermo a Castrocaro Terme per raccoglievi fanti per conto di Cesare Borgia. Gli viene rinnovato l’incarico di governatore delle lance (125 uomini d’arme ai suoi ordini).

Ott. Romagna

Esce da Cervia ed effettua alcune piccole scorrerie in Romagna: i suoi uomini sono costretti a restituire le prede.

1503
Feb. Romagna

Si trova sempre a Ravenna. Si rappacifica con Giovambattista Caracciolo  su pressione delle autorità cittadine.

Ago. Romagna

Alla morte del papa Alessandro VI con Filippo Albanese sorveglia da Ravenna i confini della Serenissima. Affianca Pandolfo Malatesta a Cesenatico.

Sett. Romagna

Va a vuoto un suo tentativo di impadronirsi di Cesena tramite un trattato con i Martinelli.

Ott. Romagna

E’ ammonito dai veneziani per i danni provocati dalla sua compagnia (500 cavalli) al territorio di Cervia. Tratta con il castellano di Rimini Maldonato Valdonsello per conto di Pandolfo Malatesta. Si sposta  in Val di Lamone con Giacomazzo da Venezia e si accorda con Dionigi Naldi per occupare Faenza ai danni dei fiorentini e dei Manfredi, che, peraltro, si propongono il medesimo  obiettivo.

Nov. Romagna

Prende parte all’assedio di Faenza. Con Dionigi e Vincenzo Naldi e Giulio Vitelli esprime l’  opinione di un attacco diretto alla città, da condursi su tre lati con 2000 fanti e gli uomini della Val di Lamone (verso la Porta di Imola con due cannoni, dalla rocca dopo avere riempito i fossati con fascine e terra, verso la Porta Montanara). Una tattica attendista è, invece, espressa da altri capitani quali il Caracciolo, Antonio Pio e Lazzaro Grasso. Con la resa della città il Manfrone è trasferito a Rimini: la Serenissima è obbligata a pagare i danni provocati dai suoi uomini.

Dic. Romagna

Ritorna nell’imolese per tenere una pratica con Melchiorre Ramazzotto che si è rinchiuso nella rocca del capoluogo: l’incontro tra i due capitani è rinviato a causa del cattivo tempo.  Il Ramazzotto preferisce passare agli stipendi dello stato della Chiesa. Anche un tentativo di ottenere Cusercoli per mezzo di Guido Malatesta ha un analogo risultato. A Venezia, nel Collegio dei Pregadi, il suo comportamento viene molto biasimato dal provveditore Niccolò Foscarini sia per la sua avidità, che per la sua incapacità di mantenere la disciplina fra i suoi uomini.

1504
Gen. Romagna

Il papa Giulio II si lamenta con l’ambasciatore veneziano Antonio Giustinian per il precedente tentativo del condottiero  di impadronirsi di Cusercoli: il Manfrone è spostato a Rimini;  controlla l’operato dei suoi.

Mar. Romagna

Si muove in ricognizione a Cesenatico con Giovanni Greco per impedirvi eventuali colpi di mano dei pontifici sulla località. Concorda con Niccolò Orsini la difesa di tale territorio e fa ritorno a Rimini.

Apr. Romagna

E’ registrata la sua presenza, sempre a Rimini, fino ad agosto.

Ott. Veneto

A Venezia, a consulto con il Consiglio dei Savi.

1505
Mar. Romagna

A Rimini.

1506
Lug. Romagna

Scorre a San Mauro Pascoli per conto del cardinale di San Giorgio Raffaello Riario: è messo in fuga da Brunoro da Forlì.

Ott. Romagna

Dal rodigino ritorna a Ravenna. Ha a sua disposizione 700 cavalli.

1507
Apr. Veneto

A Cologna Veneta, per la rassegna della sua compagnia.

Dic. Veneto

A Verona. Reclama per il ritardo delle paghe.

1508
Gen. Venezia Impero 580 cavalli Veneto

A Verona, alla rassegna dei suoi uomini (500 cavalli più altri 80 aggiunti poco dopo): la parata si svolge davanti a 12000 persone, ai rettori della città ed al provveditore generale Giorgio Emo. Si accampa a Bussolengo per fronteggiare gli imperiali.

Feb. Veneto

Ispeziona i passi di Caprino Veronese; da qui si trasferisce nel vicentino e nell’altopiano dei Sette Comuni.

Mar. Veneto

Si ammala presto a Bassano del Grappa per cui la sua azione in tale guerra non si fa segnalare in modo particolare.

Apr. Friuli

A Lucinico nei pressi di Gorizia con Pandolfo Malatesta: i contadini non vogliono fare entrare i loro uomini nel borgo. I soldati reagiscono, si azzuffano con costoro, ne uccidono dodici/sedici e ne feriscono altri 50/60.

Ott. Romagna

A Faenza con Giovanni Greco.

Dic. Romagna

A Rimini, per un breve periodo con Giovanni  Greco, Carlo Secco, Dionigi e Vincenzo Naldi. Rientra a Faenza e chiede del denaro: nell’anno la sua paga ascende a 9000 ducati.

1509
……… Veneto

A Venezia, con il figlio Giulio.

Apr. Venezia Chiesa Francia Romagna e Emilia

Attacca Castel Bolognese. Ha una scaramuccia con i pontifici nei pressi di Faenza: gli avversari si attendano davanti alla porta difesa da Francesco da Lonato capitano di 75 balestrieri a cavallo. Il Manfrone sospetta un trattato ai danni della Serenissima, fa chiudere le porte della città e trattiene il condottiero in carcere. Francesco da Lonato confessa il tradimento ed è impiccato con un figlio e due suoi uomini ai merli delle mura. Giulio II mette una taglia nei  confronti del Manfrone per averlo vivo o morto: un suo caposquadra cerca di catturarlo. Il condottiero viene salvato dall’intervento di alcuni soldati di Forlì, catturati  a Castel Bolognese, che lo aiutano a liberarsi.

Mag. Romagna ed Emilia

Alla testa di 800 fanti, di 125 lance e di 200 cavalli leggeri esce da Faenza per affrontare 4000 pontifici: cade in un agguato in Val di Lamone, alla selva del Gesso, che gli è teso da Giampaolo Baglioni e da Ludovico della Mirandola. Cade da cavallo ed ha appena il tempo di ripiegare nella rocca di Brisighella: gli avversari irrompono nella città framezzati ai  suoi uomini. E’ assediato nel castello da Francesco Maria della Rovere con Bernardino Camaiano ed il provveditore Andrea Baseggio: salta in aria la santabarbara al primo colpo di artiglieria ed il Manfrone è costretto ad arrendersi a discrezione. Secondo fonti veneziane i difensori si arrendono dopo tre duri assalti; il Manfrone è catturato da Giovanni da Sassatello mentre sta tentando di fuggire per le colline vicine. Diversa ancora è viceversa la versione di fonte forlivese in cui il Manfrone contatta Giovanni da Sassatello per trattare la resa a patti: i fanti spagnoli al servizio dei pontifici si ribellano a tale conclusione e si azzuffano con quelli del Sassatello (qualche morto). Il condottiero veneziano decide allora di arrendersi nelle mani del capitano avversario a certe condizioni. Il re di Spagna ne approfitta per confiscargli Petina. Viene inizialmente ben trattato dal Sassatello e da Ludovico della Mirandola; in un secondo momento viene trasferito contro i patti a Mirandola e gli è imposta una taglia di 3000 ducati da dividersi a metà tra i due capitani sopra citati.

Giu. lug. Emilia

Il Consiglio dei Dieci stabilisce di provvedere al suo riscatto: la cosa non ha un seguito immediato per l’opposizione del pontefice.

……… Veneto

E’ presto liberato. Secondo una fonte francese il Manfrone combatte i transalpini nella seconda metà dell’anno. Pietro Baiardo vuole porre fine alle sue scorrerie nel veronese: i saccomanni imperiali escono dalla città con la scorta del Pierrepont (30/40 uomini d’arme e gli arcieri a cavallo) alla ricerca di fascine.  Baiardo si colloca a San Martino Buon Albergo con 100 uomini d’arme: 500 cavalli veneziani sono anch’essi in movimento alla caccia di foraggio. Il Manfrone è informato da una spia dell’imboscata diretta ai suoi danni per cui fa nascondere in un palazzo vicino 500/600 fanti tra picchieri ed archibugieri. Pietro Baiardo lo attacca con la cavalleria; il Manfrone retrocede ed i francesi incappano nell’agguato da lui predisposto. Il capitano francese dà il segnale della ritirata dopo l’uccisione della sua cavalcatura;  i veneziani si mettono all’inseguimento degli avversari finché il tramonto non separa i contendenti. Le truppe della Serenissima fanno ritorno a San Bonifacio, i francesi sostano a San Martino Buon Albergo: nella notte i francesi assalgono di sorpresa il campo veneziano le cui milizie sono colte impreparate e subiscono gravi perdite. Il Manfrone viene aspramente rimproverato dal provveditore generale Andrea Gritti:  decide allora di vendicarsi della sconfitta patita. Invia a Verona una spia che spesso fa il doppio gioco: questa ha il compito di persuadere  Baiardo che il Manfrone è stato trasferito a Legnago e che deve raggiungere la località il giorno seguente. Con 200 uomini d’ arme e 2000 fanti il condottiero veneziano organizza una nuova imboscata ad Isola della Scala: i francesi colgono l’insidia contenuta nel messaggio ed inviano ad appostarsi nei pressi di tale località 2000 lanzichenecchi con lo  Zuchero. Pietro Baiardo ed il Conty si dirigono in apparenza verso Isola della Scala; i cavalli leggeri del Fay si danno alla fuga e sono inseguiti dai fanti veneziani. Costoro cadono nella trappola e sono sterminati: sono uccisi 2000 fanti e 25 uomini d’arme; i prigionieri sono 60 e sono condotti a Verona. Anche il Manfrone è probabilmente catturato nel corso di tale combattimento perché di seguito viene segnalato come prigioniero dei francesi.

1510
Mar. Giulio II chiede ai veneziani di potersi avvalere delle  prestazioni del Manfrone nel caso in cui venga  rilasciato dai francesi.
Apr. Lombardia

E’ trasferito a Cremona su volontà di Gian Giacomo da Trivulzio che lo ha riscattato pagando una taglia di 2500 ducati.

Mag. Veneto ed Emilia

Viene condotto prima a Verona e, poi, a Ferrara dove si discute sulla possibilità di scambiarlo con il Boissy: il Manfrone invia il figlio Giulio al campo di Brentelle per informare il capitano francese che se non si  provvede alla sua liberazione entro il termine di tre giorni  sarebbe stato ricondotto a Verona.

Giu. Venezia Francia Impero 70 lance Veneto

Rimesso in libertà a Monselice si reca a Venezia;   si ammala. Si incontra con il doge Leonardo Loredan, gli sono dati 300 ducati di prestanza e si porta al campo di Brentelle: le prime reazioni di Bernardino di Montone e di Lucio Malvezzi sono negative perché timorosi di trovarsi un nuovo ostacolo alla loro ambizione di essere nominati   governatore generale. A metà mese è già al campo;  con Dionigi Naldi e fra Leonardo Prato punta su Monselice. Raccomanda l’assunzione di Chiriaco dal Borgo e di Rinieri  della Sassetta;  si offre di riconquistare Bassano del Grappa con 100 fanti e 200 lance. Ispeziona le fortificazioni di Monselice con Dionigi Naldi, fra Leonardo Prato e Giovanni dal Borgo;  giunge a risultati sconfortanti. Effettua una nuova sortita con Giovanni Forti a Valbona senza peraltro entrare in contatto con gli avversari; punta su Rovolon per controllare i movimenti dell’esercito nemico; ha una piccola scaramuccia con alcune schiere in marcia verso Monselice. Il Consiglio dei Savi concede a lui ed al figlio Giulio una condotta di 150 uomini d’arme ed una provvigione annua di 500 ducati; gli sono inoltre consegnati altri 700 ducati per  completare l’organico della compagnia. Si lamenta; il Consiglio dei Savi concede allora a lui la condotta di 150 lance ed al figlio una di 60 balestrieri a cavallo; gli è riconosciuta una provvigione mensile di 50 ducati per un totale annuo di 600 ducati contro i 500 previsti all’inizio delle trattative.

Lug. 93 lance Veneto

Fa presente ai veneziani che è Padova ad essere minacciata dai francesi, non Treviso, e che è quindi inutile dividere l’esercito; scopre un trattato ordito da Girolamo da Vercelli. Si propone come governatore generale delle truppe. Raggiunge Monselice, minacciata dagli avversari, con il provveditore Andrea Gritti, Lucio Malvezzi e Renzo di Ceri. Quando è necessario si fa sempre trovare in prima linea;  in una delle tante operazioni di controllo dei movimenti dei francesi cattura diciotto uomini d’arme. Sosta a Santa Croce Bigolina, a San Pietro in Gu, a Longare, a Mestrino ed a Montegalda. Il Consiglio dei Savi gli fa assoldare altri 30 balestrieri a cavallo (già ai suoi ordini a Ravenna) in modo da averne 100 mentre il Malvezzi viene nominato governatore generale. Il Manfrone dimostra tutta la sua scontentezza per tale incarico con Bernardino di Montone;  si dà per malato (comunque non si fa vedere a Padova) quando viene dato ufficialmente al condottiero bolognese il comando delle truppe. E’ biasimato alla successiva rassegna perché la sua compagnia è incompleta. Si trasferisce in Polesine e chiede altro denaro per tacitare le richieste dei suoi balestrieri. Rientra a Padova, esce dal campo di Torre e si dirige su Verona alla testa del suo colonnello.

Sett. Veneto

Bloccato a San Bonifacio da Andrea da Capua, riesce a raggiungere il campo di San Martino Buon Albergo dove cade una volta di più ammalato. Da qui si trasferisce a Cologna Veneta per curarsi della terzana con il figlio Giulio.

Ott. Governatore g.le

 

Veneto

Con Giovanni Forti, Francesco Sbrogliavacca, Giovanni Brandolini ed il Farfarello affianca il provveditore Andrea Gritti alla riconquista di Belluno difesa da Andrea di Liechtenstein con 100 fanti e 200 cavalli. Sono a sua disposizione anche 4000 guastatori e cinquemila contadini armati con archi, balestre ed archibugi. Lascia Padova per spostarsi a Cittadella. Sei pezzi di artiglieria bombardano le mura di Belluno; è abbattuta la porta della Pradella. Forte è la resistenza opposta dal Liechtenstein. Tre squadroni veneziani attaccano le mura in tre punti diversi: al primo assalto ne seguono altri otto che vengono tutti respinti. Le perdite della Serenissima ammontano a 2000 uomini; tra i difensori si contano 200 morti. Il Manfrone si ritira entro un raggio di due miglia. A metà mese giungono da Padova e Treviso nuovi e più potenti cannoni, altri fanti e cavalli. Dopo alcuni giorni di assedio Andrea di Liechtenstein è costretto alla resa a discrezione salvi gli averi e le persone degli abitanti.  Il capitano tedesco è fatto prigioniero; sarà rinchiuso per alcuni mesi con i suoi ufficiali a Venezia; i soldati, invece, sono lasciati liberi senza armi e cavalcature. Il Manfrone rientra   a Padova e vi rimarrà fino alla fine dell’anno per curarsi della sua malattia. Ad assisterlo è il medico Giovanni Speroni.

1511
Gen. Veneto ed Emilia

A Venezia in Collegio: chiede la liberazione del ribelle veronese Brunoro da Serego in cambio di garanzie per 10000 ducati: riceve una risposta piccata dal doge. Si allontana da Montagnana con la compagnia; raggiunge  Mirandola per prestare soccorso ai pontifici impegnati nell’assedio di tale località.

Feb. 150 lance Emilia

Attraversa il Po a bordo di alcuni battelli con la sua compagnia e 1000 fanti. Gli cade addosso una mula, non si cura e gli si gonfia terribilmente una gamba.

Apr. Emilia

Ora ha a disposizione solo 100 lance.

Mag. Emilia e Lombardia

Alla testa di 300 cavalli leggeri si scontra a Massa Finalese con 300 fanti e 500 cavalli francesi condotti da Fleuranges de la Marck e dall’Imbercourt. Sente avvicinarsi il nemico e si pone in assetto di battaglia su un ponte: i veneziani non reggono all’urto della cavalleria pesante francese. Il Manfrone è fatto prigioniero da uno stradiotto con otto uomini d’arme;  è condotto prima a Parma e poi nel castello di Brescia.

Giu. Francia

Viene  trasferito da Mantova in Francia.

Lug. ago. Veneto

Rilasciato sulla parola, si reca a Padova dove il figlio Giulio comanda i resti della sua compagnia (75 lance). Sollecita la liberazione del Cavalier Bianco o, quanto   meno, la possibilità di pagare il suo riscatto di 2000 ducati: il Consiglio dei Dieci  opta per il rilascio del capitano francese cosicché il Manfrone può riprendere la propria attività di uomo d’arme.

Sett. Veneto

Alla morte di Lucio Malvezzi accetta senza problemi la nomina di Bernardino di Montone a vicegovernatore del campo. Lascia Padova con Carlo di Montone (150 uomini d’arme, 800 cavalli leggeri, 150 fanti e due falconetti) con il compito di dare alle fiamme il ponte di Bassano del Grappa.

Ott. Veneto

Con Meleagro da Forlì tallona i francesi che hanno lasciato l’assedio di Treviso;  cerca di impedire loro il passaggio del Brenta. E’ segnalato ad Isola Mantegna;  si sposta nel vicentino per occupare Scala e Covolo.

Nov. Veneto

Esce nuovamente da Padova e rinnova il suo tentativo su Scala; giunge a Bassano del Grappa con Giovanni dal Borgo; viene inviato dal Gritti nell’altopiano di Asiago per opporsi all’avanzata di 3000 tedeschi. Si colloca alla guardia dei passi di Marostica con 800 fanti, incendia Ospedaletto, è ancora respinto da Covolo.

Dic. Veneto

Alla testa di 6000 uomini (100 lance, cavalli leggeri e fanti) punta sul Cadore, caduto nelle mani degli imperiali; con lui è anche Giovanni Forti; provveditore è Girolamo Zorzi. Incalzato dagli avversari, il Manfrone è costretto ad abbandonare il passo di Castello di Gardona a seguito di un crudo scontro in cui muoiono 350 valligiani. Ripara a Serravalle (Vittorio Veneto) e si muove alla riconquista di Belluno. Attaccato da 6000 fanti e da 500 cavalli leggeri, è obbligato (nonostante l’invio di rinforzi da parte di Giampaolo Baglioni e dal provveditore Gritti) ad allontanarsi dalla città per la Porta di Rudo ed a ritirarsi con Giovanni Forti a Ponte di Piave con 800 cavalli e 600 fanti. Dopo qualche giorno Guglielmo di Rogendorf (a causa della disparità di forze) è costretto ad abbandonare Belluno per fortificarsi a Butistagno in Val d’Ampezzo. Il Manfrone può rientrare a Belluno con 50 uomini d’arme.

1512
Gen. Friuli

I suoi uomini (121 lance)  protestano per il grave ritardo nel pagamento del loro soldo.

Feb. Capitano g.le Veneto e Lombardia

Affianca il Gritti nella sua azione tesa alla riconquista di Brescia: lascia Albaredo d’Adige con Baldassarre di Scipione, si unisce con Luigi Avogadro e penetra nella città per la Porta di Sant’Alessandro. Ha il comando delle truppe. Assalito da 700 lance e da più di 8000 fanti francesi usciti dal castello fronteggia i francesi presso Porta Pile: resiste in un primo momento con i fanti di Babone Naldi e 60 uomini d’arme di Taddeo della Volpe. L’arrivo di altri fanti guasconi e di lance francesi lo obbligano ad arrendersi al Broletto nelle mani del governatore di Lodi, il du Plessis. Nella battaglia muoiono di parte francese molti fanti e pochi uomini d’arme; molto maggiori sono le perdite tra i veneziani che hanno opposto una magnifica per quanto vana resistenza (8000 uomini); Brescia deve subire un feroce saccheggio di sette giorni.

Giu. sett. Francia

Viene condotto a Milano;  a settembre è tradotto prigioniero in Francia.

1513
Apr. Lombardia e Veneto

E’ liberato perché veneziani e francesi sono ora alleati contro spagnoli ed imperiali. Si reca a Crema in  incognito;  da qui raggiunge  Venezia: in Collegio riferisce sulla situazione di Verona, di quanto è accaduto a Brescia e sulla sua prigionia. Gli è rinnovata la condotta di 150 uomini d’arme.

Mag. Venezia Spagna Impero 50 lance Veneto

Sempre a Venezia dove presenzia ad alcune cerimonie pubbliche quali lo sposalizio del mare. L’Alviano lo giudica condottiero valoroso ma inadatto ad avere un ruolo di comando. Il Manfrone si trova al fianco dell’Alviano quando in San Marco sono consegnati a quest’ultimo lo stendardo ed il bastone d’argento di capitano generale. Il Manfrone ritorna in Collegio e, finalmente, gli sono consegnati 1000 ducati (ne ha rifiutati in precedenza 500) con i quali può procedere nel vicentino con 50 uomini d’arme.

Giu. 45 lance Veneto

Si colloca con 45 lance alla difesa di Vicenza;  gli viene dato il comando delle milizie cittadine (4000 fanti e 500 cavalli); si fortifica nella città e vi fa venir dentro molti uomini del contado. Sorprende a Villaverla alcune compagnie di tedeschi e di spagnoli reduci da una scorreria;  recupera le prede. A Vicenza però le cose non procedono bene; il Manfrone non ha il carisma necessario per farsi ubbidire da tutti ed entra in disputa con Agostino da Brignano. Con Battista Dotto si ferma a Tavernelle per contrastare il passo a possibili attacchi provenienti da Verona.

Lug. 50 lance Veneto

Esce da Vicenza allorché l’esercito spagnolo tocca San Bonifacio; l’Alviano lo invia a Cittadella e gli affida l’incarico di proteggere il lavoro di mietitura nei campi. Il Manfrone scorta a Padova il vicentino Matteo Toso con cento carri di frumento e di vino. Ha il comando di moltissime cernite con le quali ha il compito molestare in continuazione il nemico ogni volta che lo veda in difficoltà.

Ago. Veneto

A Marostica ed a Treviso. Giampaolo Baglioni lo invia alla difesa di Bassano del Grappa e di Marostica con Lorenzo da Bassano, Niccolò da Pesaro ed il provveditore Giovanni Vitturi. Si scontra con gli spagnoli a Villorba, cattura dodici uomini d’arme  (due uccisi) e 25 cavalli leggeri, tutti condotti a Bassano del Grappa. Interviene con un’altra scaramuccia nel trevigiano: è messo in fuga e si salva riparando ad Asolo.

Sett. Veneto

Si trova al fianco di Guido Rangoni verso il Frassine;  vi spalleggia i cavalli leggeri di Galeazzo Rapetta e di Marco di Calabria; si sposta a Cittadella ed utilizza la città come base logistica per alcune scorrerie nel vicentino (cattura di dodici cavalli). Gli spagnoli ripiegano dal veneziano nel contado di Cittadella: il Manfrone si collega con Bernardino da Sesso e ne difende il territorio con 300 uomini; si volge su Marostica quando gli imperiali con Antonio da Thiene spediscono un trombetta a chiedere la resa di tale centro;  si trasferisce sul Brenta per ostacolare il passo agli avversari.

Ott. Veneto

L’Alviano lo invia con 5000 cernite ed alcuni piccoli pezzi di artiglieria a Montecchio Maggiore per tagliare sul Retrone un ponte alla volta di Vallarsa e bloccare in tal modo l’avanzata degli avversari da questo lato. Si dirige con difficoltà, e solo dopo averne parlato con l’Alviano, a Schio con Andrea Civran e Bartolomeo da Porto (mille contadini e 70 balestrieri a cavallo di stanza a Vicenza). Prende parte alla battaglia di Creazzo dove si scontra con l’avanguardia spagnola: le cernite ai suoi ordini, inserite in prima linea, si danno  presto alla fuga; le segue anch’egli; si rifugia a Padova e da qui è inviato alla difesa di Treviso. Si reca a Venezia, si incontra con il doge ed incolpa altri della rotta; chiede che gli sia riconosciuta la provvigione mensile di 50 ducati già concessagli dal Collegio, una condotta piena di 150 uomini d’arme, tre paghe. E’ rinviato al Consiglio dei Savi che gli riconosce la provvigione mensile richiesta e gli concede altre 50 lance ad integrazione della sua condotta effettiva.

Nov. Veneto

A Padova, per le esequie del capitano spagnolo Alfonso di Carvajal ed in duomo ad una messa solenne cui presenziano anche l’Alviano ed il Baglioni.

1514
Feb. Veneto

A Venezia in Collegio con il figlio: chiede il capitanato generale delle fanterie.

Mar. Friuli

Il Consiglio dei Savi gli riduce la condotta da 150 a 100 uomini d’arme; è nominato governatore del Friuli al posto di Malatesta Malatesta da Sogliano. Appoggia l’Alviano nella battaglia che si svolge sotto le mura di Pordenone.

Apr. 109 lance Veneto e Friuli

Da Treviso a Venezia in Collegio; a Noale ed a Motta di Livenza. Riceve l’ordine di collaborare con Girolamo Savorgnano alla conquista di Marano Lagunare alla cui difesa si trovano 400 schioppettieri boemi, 50 tedeschi e 200 abitanti: a sua disposizione vi sono 130 uomini d’arme, 500 cavalli leggeri, 700 provvigionati e 2000 cernite friulane con quattro pezzi di artiglieria. Viene a diverbio con il Savorgnano che preme per aggredire la città con una serie di assalti mentre egli è più favorevole ad una strategia volta ad impadronirsi della località mediante l’ assedio:  con tale opzione Giampaolo Manfrone sottovaluta due fatti che si riveleranno  negativi per il raggiungimento di tale obiettivo: la natura paludosa del terreno    e la natura delle truppe ai suoi ordini per lo più contadini coinvolti in operazioni belliche  in un momento   vicino al raccolto. Prevale la sua tesi.

Mag. Friuli

A San Gervasio per costruirvi un bastione con Giacomo Pinadello; obiettivo è quello di ostacolare l’arrivo di rinforzi imperiali ai difensori di Marano Lagunare provenienti da Gradisca d’Isonzo. Gli avversari escono per impedire i lavori dei guastatori;  solo l’intervento del Savorgnano è in grado di respingerli.

Giu. Friuli

Coordina un’azione con il Savorgnano per conquistare di fronte a Marano Lagunare un isolotto che possa fungere da base avanzata per futuri assalti.  E’ respinta una sortita dei soldati boemi che si avvalgono di fuochi artificiati; da parte veneziana fallisce parimenti un attacco portato dai fanti di Alfonso da Pisa e da Cruciano Corso al bastione di San Giovanni perché non supportato dagli uomini di Girolamo Fatinanzi e da quelli di Damiano di Tarsia. Visto l’ esito negativo dell’iniziativa il Manfrone sposta il suo baricentro al castello di Porpetto dove si trova il provveditore generale Vitturi. Si ferma nella località con 160 uomini d’arme, 1200 fanti e 600 cavalli leggeri. Continua a non essevi  omogeneità di vedute perché la sua opinione diverge da quella espressa da Girolamo Savorgnano e da quella del provveditore Vitturi.  Gli imperiali approfittano delle loro discordie e danno alle fiamme il castello.

Lug. 140 lance Friuli e Veneto

A Predomano, nei pressi di Udine, si lamenta perché gli sono stati inviati solo 500 ducati per le paghe dei soldati. Richiamato nel Veneto dall’Alviano, lo raggiunge con 120 lance;  si muove tra Venezia,  Treviso e Sacile quando lo raggiunge la notizia della cattura a Castions del provveditore Vitturi. Al cessare del pericolo viene richiamato a Treviso per timore di sue discordie con Taddeo della Volpe che ha ottenuto al suo posto l’ incarico di governatore del Friuli. La rassegna dei suoi uomini si svolge a Motta di Livenza; ne sono licenziati ventuno, mentre altri 109 sono trovati in cattivo ordine per le cavalcature e le armi con cui si sono presentati. A Padova.

Ago. Veneto

A Venezia; si lamenta in Collegio secondo le sue abitudini. Il Consiglio dei Savi lo rimanda al campo. E’ criticato anche dal Vitturi (liberato in quei giorni) per i fatti di Marano Lagunare.

Sett. Veneto

Rimane alla guardia di Padova con 100 lance e 1000 fanti allorché l’Alviano si trasferisce nel vicentino e   nel rodigino ove si impadronisce senza difficoltà del capoluogo del Polesine.

Ott. Veneto

A Montagnana, non mancano le sue proteste.

Nov. Veneto

E’ trasferito da Castagnaro a Badia Polesine.

1515
Feb. Veneto

A Venezia.

Mag. Veneto

Ancora a Venezia;   esterna le solite lagnanze riguardo al trattamento che riceve rispetto al altri condottieri.

Ago. Veneto e Lombardia

Esce da Este con l’Alviano: è inquadrato nell’avanguardia.  Appoggia il capitano generale a Badia Polesine ed in Lombardia.

Sett. Lombardia

Partecipa alla battaglia di Melegnano; a fine mese è segnalato a Castelleone.

Ott. Veneto e Lombardia

Ottiene a forza la rocca di Peschiera del Garda i cui difensori, 100 fanti spagnoli, sono tutti uccisi;  lasciato Giovanni da Rieti alla guardia della località, prende parte all’assedio di Brescia. Le artiglierie battono le mura  dalla parte in cui esce il Garza: un’improvvisa sortita di 1500 fanti assale i soldati adibiti alla difesa dei pezzi (100 uomini d’arme e 6000 fanti comandati da Pietro da Longhena) e li mettono in fuga. I veneziani perdono 200 uomini e tutta la polvere da sparo; il Manfrone interviene con 30 uomini d’arme. Solo nottetempo riesce a recuperare tredici pezzi; altri dieci sono ripescati dai fossati in cui sono stati gettati dagli spagnoli: tra di essi vi è un pezzo chiamato la “Cometa dell’Alviano”.

Nov. Veneto e Lombardia

Comanda con Mercurio Bua 400 uomini d’arme e 400 cavalli leggeri: è sorpreso a Valeggio sul Mincio da 4000 uomini comandati da Marcantonio Colonna. Si rifugia a Goito mentre il figlio Giulio è fatto prigioniero. E’ accusato dal Bua di essersi fatto cogliere impreparato nonostante i suoi precedenti avvertimenti.

Dic. 110 lance Veneto e Lombardia

A Padova. Cade gravemente ammalato. Raggiunge con 110 lance a Padenghe sul Garda gli alloggiamenti invernali.

1516
Gen. Lombardia e Veneto

Da Ostiglia è spostato nel vicentino: a Vicenza alloggia nel borgo di San Pietro. La sua compagnia staziona a Barbarano Vicentino.

Feb. Veneto Chiama a raccolta i contadini delle terre del Garda e con la sua compagnia si porta a Croara (Corvara) sulla riva destra dell’ Adige. Il castellano tedesco viene ucciso. Da qui il Manfrone blocca l’ingresso dei rifornimenti via fiume a Verona; anche la strada per Trento non è più sicura per gli imperiali. Marcantonio Colonna esce allora da Verona con quattro pezzi di artiglieria per recuperare Croara. I contadini ed i veneziani al suo apparire si rifugiano nei monti vicini. E’ rimesso a Croara un capitano tedesco con 25 fanti.
Mar. Veneto

A Venezia, per una breve visita in Collegio;  ritorna subito fra i suoi uomini. Esce da Vicenza; si porta sull’Adige con Lorenzo da Pisa (100 uomini d’arme, 100 fanti e due  falconetti). Ha l’incarico di riconquistare Legnago difesa da soli 30 fanti: bombarda il centro con quattro pezzi di artiglieria e si impadronisce sia della città che della rocca.

Apr. Veneto

Giunge a Terzago, vicino a Legnago; ritorna a Venezia ed esprime il proprio rammarico per i patimenti che subisce il figlio Giulio prigioniero di Bernardino Frangipane. A pranzo con il doge ed altri nobili veneziani.

Mag. Veneto

A Vicenza ed a San Bonifacio. Con 1000 cavalli e 300 fanti protegge i lavori dei guastatori che  provvedono alla ricostruzione della rocca di Legnago.

Giu. Veneto

A Legnago. Lascia la località con 6000 fanti e numerosi cavalli per prendere possesso di Brescia ceduta dai francesi ai veneziani. A fine mese con Girolamo Fatinanzi e Mercurio Bua (200 uomini d’arme, 1000 cavalli leggeri e 2000 fanti) protegge nel territorio di San Bonifacio i contadini occupati nella trebbiatura del frumento. Il raccolto è trasportato a Padova.

Ago. Veneto

Affianca il Lautrec all’ assedio di Verona,  difesa da Marcantonio Colonna. Chiede denari e partecipa ai vari consigli di guerra con i capitani francesi. Si colloca a Belfiore.

Sett. Veneto

Prende parte ad un consiglio di guerra con Teodoro da Trivulzio ed il provveditore generale Gritti. Giungono 9000 fanti tedeschi in soccorso ai difensori di Verona: il Manfrone pone i suoi alloggiamenti ad Albaredo d’Adige con il provveditore generale Giovanni Paolo Gradenigo ed Antonio da Martinengo; si traferisce a Villafranca di Verona.

Ott. Veneto

Da Villafranca di Verona si collega a Povegliano Veronese con Teodoro da Trivulzio.

Nov. Veneto

Chiede 1000 ducati al provveditore Gradenigo.

Dic. 104 lance Veneto

Con Giano Fregoso (200 uomini d’arme) appoggia il Gradenigo nel contrastare 2000 fanti e 200 cavalli  usciti da Verona con 4/5 falconetti per espugnare Illasi: gli avversari sono costretti a ritirarsi a seguito di un piccolo scontro di cavalleria.

1517
Gen. Veneto

Al termine del conflitto a metà mese entra in Verona per Porta Calzari al seguito di Teodoro da Trivulzio. Si reca a Venezia;  si incontra con il doge perché Bernardino Frangipane non ha ancora liberato il figlio Giulio nonostante che sia stato scarcerato, secondo i patti, Annibale d’Altan. Il Gritti, stanco delle sue lamentele, consiglia di non rinnovargli più la condotta e di dargli una provvigione; i suoi uomini, compresi quelli militanti nella compagnia del figlio (per un totale di 153 lance), sono inviati nel bresciano a svernare.

Mar. Veneto

A Venezia;  è presente ai festeggiamenti dati in onore di Teodoro da Trivulzio: in Consiglio dei Savi si parla di un suo licenziamento e di un contemporaneo aumento della sua provvigione annua da 600 a 800 ducati. A sorpresa interviene a suo favore lo stesso Gritti. Nel periodo il condottiero appare più volte in Collegio:  l’unica sua preoccupazione è legata alla sorte del figlio.

Mag. Veneto

Dopo un’intercessione a suo favore da parte anche del provveditore dei cavalli leggeri Vitturi il Consiglio dei Savi decide di lasciargli una condotta di 60 uomini d’arme.  Il Manfrone accetta la decisione di buon grado.

Giu.

Il costo totale della sua compagnia per l’intero anno è valutato in 5400 ducati.

1518
Mag. Veneto

Con Bernardino di Montone e Giovanni da  Sassatello fa parte di una commissione che deve giudicare a Padova su una controversia sorta fra la Signoria ed i benedettini di Santa Giustina che vogliono allargare l’area del convento fino alle mura cittadine.

Nov. Veneto

A Venezia, per perorare una volta di più la liberazione del figlio: Bernardino Frangipane non vuole alcun riscatto (gli sono stati offerti dal Manfrone 800 ducati), bensì il rilascio del congiunto Cristoforo. I veneziani accettano lo scambio.

1519
Mag. Lombardia

Nel bresciano ed a Crema.

1520
Feb. Veneto

A Venezia. Il Consiglio dei Savi gli concede alcune agevolazioni fiscali.

Mar. Lombardia

E’ di stanza a Crema con 256 cavalli.

Sett. Lombardia

Assicura a Crema l’ordine in occasione della locale fiera.

1521
Feb.

Gli sono nuovamente confiscati nel regno di Napoli i beni da lui posseduti in tali territori.

Giu. Venezia Impero Veneto

Da Padova si sposta alla guardia di Verona.

Lug. Veneto

Si offre di raccogliere fanti; ammalatosi, deve rientrare a Padova.

Ago. Governatore  fanteria 49 lance Lombardia

Al campo di Chiari. E’ inviato da Teodoro da Trivulzio, con Pietro da Longhena a Peschiera del Garda per controllare i movimenti di 8000 fanti svizzeri e tedeschi che da Trento si stanno recando a Milano. Ritarda la partenza perché vuole avere il comando delle operazioni; il Trivulzio lo accontenta con la nomina a governatore della fanteria. La sua inazione permette il passaggio a molti fanti tedeschi: il risultato è il biasimo del capitano di Bergamo Paolo Nani.

Sett. 60 lance Emilia

Al campo di Fontanelle. Ad un consiglio di guerra con il Gritti Teodoro da Trivulzio ed il Lautrec per discutere le modalità per soccorrere Parma.

Nov. Lombardia

Ad Asola; attraversa l’Oglio a Pontevico, si unisce con Giano Fregoso e si porta alla difesa di Lodi con 2000 fanti e 200 lance. Con la caduta di Milano in potere degli imperiali, il Manfrone è trasferito a Romano di Lombardia.

Dic. Lombardia

Alla guardia di Bergamo: scrive all’amico Prospero Colonna per sapere se il figlio è stato catturato o meno dagli imperiali.

1522
Gen. Lombardia

Alla difesa di Bergamo con il podestà Giovanni Vitturi. A metà mese è segnalato a Capriolo.

Lug.

Ha ai suoi ordini 50 lance.

1523
Sett. Venezia Francia 60 lance Lombardia

Opera sulle rive dell’Oglio.

1524
Gen. Lombardia

A Martinengo: chiede di abbandonare la vita militare e che la sua condotta sia  data al figlio Giulio. Il Consiglio dei Savi accoglie le sue richieste e gli concede una provvigione annua di 200 ducati. Compie l’ultima sua missione e con altri condottieri accompagna da Treviglio a Milano il della Rovere che si deve incontrare con il viceré di Napoli per coordinare la campagna contro i francesi.

Feb. Veneto

A Venezia; si reca in Collegio.  Rifiuta la provvigione per potere essere libero.

1525
Apr. Venezia Impero Veneto

Viene richiamato in servizio dai veneziani.

Mag. Veneto

A Canda ed a Rovigo per sorvegliare i movimenti degli imperiali.

Ott. Lombardia

A Capriolo.

1526
Giu. lug. Veneto

A Venezia. Prende parte a varie cerimonie religiose e laiche.

Ago. Veneto

Il figlio Giulio muore sotto le mura di Cremona; Giampaolo Manfrone decide di ritornare alla vita attiva delle armi e chiede il comando di 100 uomini d’arme. Viene confortato dal doge Gritti.

Sett. Lombardia

Asseconda il della Rovere all’assedio di Cremona.

Ott. Lombardia

Si trova a Castelleone.

Nov.

E’ elogiato nella sua relazione in collegio dall’ex-provveditore Piero Pesaro per il suo spirito battagliero.

1527
Gen. Veneto

A Venezia.

Mar. Emilia

A Castellazzo.

Mag. 100 lance Lombardia

In Lombardia con 70 lance in appoggio al provveditore generale Domenico Contarini; altre 30 sono in Toscana con il provveditore generale Alvise Pisani.

Giu. Lombardia

Si avvicina al Lambro con Babone Naldi, Giacomo Novello, Ambrogio da Landriano, Antonio da Castello e Gian Ludovico Pallavicini. Nell’attraversare il ponte viene assalito dagli imperiali usciti da Melegnano. Vi è una scaramuccia con due bandiere di fanti italiani che si fortificano in una chiesa; esce da Milano Antonio di Leyva con quattordici bandiere di lanzichenecchi e quattro di fanti spagnoli ed italiani con alcuni pezzi di artiglieria. In tale scontro è ferito ad un braccio Cesare da Napoli ed è ucciso il capitano spagnolo Jacheto; altre scaramucce seguono a questa con esito alterno.

Lug. Lombardia

E’ segnalato nei pressi di Melegnano.

Ago. Lombardia

Si lamenta a Venezia per i disordini che vi sono nel campo e per i relativi pericoli.

Ott. Lombardia

Prende parte all’assedio di Pavia: è ucciso alla batteria di Santa Giustina per un colpo di archibugio allo stomaco mentre sta parlando con Giano Fregoso e Paolo Camillo da Trivulzio. E’ sepolto a Padova con funerali solenni nel chiostro della basilica di Sant’Antonio vicino alla porta del coro: è ricordato con una lapide oggi scomparsa. Sposa Angela Mele e Lucrezia Gonzaga da Bozzolo.

 CITAZIONI

“Uomo di gran riputazione nelle cose di guerra.” CONTI

“Tropo gajardo, bon condutier, ma non capo.” SANUDO

“Fedele e valoroso capitano.” MANFRONI

“E’ valentomo.” PORTOVENERI

“Capitano di molta stima.” LAZARI

“Uom forte.” BEMBO

In visita a Venezia nel 1509 “Giunse a vinetia Ioampaul manphrone/ a nostri tempi un specchio di fortezza/ col franco figliuol iulio garzone/ non men del padre pien d’ogni prodezza,/ o gloriosa stirpe, o genti buone/…/ che inalzar cercan la veneta altezza/ il padre fatto fu gubernatore/ di tutta la romagnia a grande honore.” Alla battaglia di Pordenone “Con una targa in man a pié smontoe,/ e fra le gienti sopra di quel sito/ sotto le mura a la battaglia andoe,/ dove poi con valor inaudito/ i guerrier franchi tanto inanimoe/ che salito le mura, e dentro entraro/ dove il crudel assalto cominciaro.” DEGLI AGOSTINI

“Ung cappitaine fort gentil, galant et plein d’entreprinses.” LE LOYAL SERVITEUR

“Homme ancien et maigre, et l’un de plus estimés de tou les Venitiens.” DE LA MARCK

“L’impeto e l’audacia della fazione braccesca furono fino alla morte norma costante di tutte le imprese militari dello Scledese.” MARCELLO

“Huomo valoroso..Da natura molto inclinato a combattere..Di singolar valore; il quale essendo d’ottanta anni, e tuttavia molto forte e gagliardo d’animo e di corpo, non s’era mai partito dalle fatiche, e da’ pericoli della guerra.” GIOVIO

“Capitano valoroso de’ Venetiani..Molto affetionato alla republica nostra.” P. GIUSTINIAN

Con Baldassarre di Scipione “Capitani molto famosi.” ROSEO 

“Capitano nelle amministrationi della guerra eccellentissimo ..trovossi a combattere in molti fatti d’arme, oltre all’altre tante honorate fattioni e imprese, laonde veniva tra i buoni e esperimentati capitani di sua età noverato.” PAGLIARINO

“Di soldato privato pervenne ai primi honori della milizia.” A. SCOTO

“Trovossi a combattere in molti fatti d’arme, oltre all’arme tante honorate fattioni et imprese, laonde veniva tra i buoni ed esperimentati Capitani di sua età noverato.” MARZARI

Con Giulio Manfrone “Famosi condottieri di genti d’arme.” MACCA’

“Strenuo militare Duce.” CANDIDO

“Non ebbe nel suo tempo chi lo eguagliasse nella fede, nel valore e nella indomita energia.” A. MARCELLO

“Capitano veneziano di valore.” SHAW

“Questo è colui che di Marte el sceptro/ dove tutte virtù fiorir si vede.” SACCHINO

“Il Manfrone fu anche il principale artefice delle fortune economiche della famiglia: attraverso numerose operazioni finanziarie, tra il 1520 e il 1525 acquistò possedimenti a Vicenza, Padova, Schio, Rovigo, Verona; inoltre creò una rete di legami e parentele con importanti e facoltose famiglie.” COSMA

“Il nome del Manfrone figura tra i condottieri più noti al servizio di Venezia, nell’arco di tempo (1494-1527) contrassegnato delle guerre tra Francia e Spagna per l’egemonia in Italia…Il Manfrone fu anche il principale artefice delle fortune economiche della famiglia: attraverso numerose operazioni finanziarie, tra il 1520 e il 1525 acquistò possedimenti a Vicenza, Padova, Schio, Rovigo, Verona; inoltre creò una rete di legami e parentele con importanti e facoltose famiglie.” COVINI

Sulla sua tomba è inciso il seguente epitaffio “Bellipotens Mavors Venetum tutamen in armis/ Ioannes Paulus lumen honorque, ducum,/ Hic iacet: est animus spoliis redimitis opimis,/ Manfronus vivens integer astra tenet./ Marcellos referens animo virtute Camillos,/ Occidit impulsa suphure et igne pila.”