ASTORRE II BAGLIONI di Perugia

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

ASTORRE  II BAGLIONI  Di Perugia. Signore di Spello e di Bastia Umbra. Figlio di Gentile Baglioni, fratello di Adriano Baglioni, zio di Federico Baglioni, nipote di Alessandro Vitelli.

1526 (marzo) – 1571 (agosto)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese i fatti salienti
…………..

Suoi padrini di battesimo sono il cardinale di Cortona Giulio Passerini, i cardinali Della Valle e Santiquattro, nonché il vescovo di Verona Gio. Matteo Gisberti. Alla morte del padre, fatto uccidere da Orazio Baglioni, è segnalato prima a Tagliacozzo presso Ascanio Colonna e di seguito a Città di Castello presso lo zio Alessandro Vitelli che lo educa al mestiere delle armi.

1540 Impero Impero Ottomano 300 fanti Ungheria

Affianca Alessandro Vitelli contro i turchi a Pest.

………….. Chiesa Lazio

Rientrato in Italia con il cardinale Farnese, è preposto alla guardia di Castel Sant’Angelo durante un periodo di assenza del papa Paolo III da Roma. Il pontefice gli restituisce alcuni castelli nel perugino.

1545
Sett. Emilia

Si trova a Piacenza all’ingresso nella città del duca Pier Luigi Farnese.

1546
Estate Chiesa Protestanti Germania

Con Alessandro Vitelli, Cesare da Napoli, Giambattista Castaldo e Pirro Colonna contrasta il landgravio di Assia a Ulm. E’ inviato in avanscoperta con Cesare da Napoli e 25 cavalli ad ispezionare le postazioni nemiche. Affrontato da 150 cavalli tedeschi postisi in agguato, riesce a salvarsi infilandosi in una selva vicina. Si distingue per il suo carattere; offeso da un capitano imperiale non esita a dare di mano alla spada ed a ferirlo al collo davanti al cardinale Farnese.

Ott. Germania

E’ presente alla battaglia di Donanworth. Viene lodato per la condotta dimostrata in tale scontro.

………….. Emilia

Rientra in Italia con il cardinale Farnese: resta solo poco tempo a Piacenza alla corte di Pier Luigi Farnese a causa dei dissidi che ha con alcuni nobili della città.

1549
Mar. Lazio

Si trova a Roma al comando di una grossa compagnia di fanti in occasione della naumachia offerta dai cardinali francesi agli abitanti per la nascita del duca di Orleans.

1550
Apr. Chiesa Impero Ottomano 300 fanti Lazio

Si imbarca come venturiere su una fregata a Civitavecchia; segue la flotta pontificia di Carlo Sforza sulle coste africane al fine di combattere il corsaro Dragut.

Mag. Libia

A Napoli. A fine mese assale Monastir; sconfigge i fanti usciti dal castello, li insegue ed entra con costoro nella fortezza.

Giu.
lug.
Libia

Prende parte con Giordano Orsini all’assedio di Afrodisio (Mahdia), difesa da Hisar Rais, nipote di Dragut. Durante le operazioni salva la vita all’Orsini attaccato all’improvviso da alcuni berberi: si accampa con i cavalieri dell’ordine gerosolimitano tra cui si segnala il de la Seingle.

Sett. Libia E’ presente all’attacco generale alle mura di Mahdia alla testa di 300 soldati pontifici.
Dic. Umbria

A Perugia.

1551
………….. Francia Impero Chiesa Emilia

Alla difesa di Parma con il duca Ottavio Farnese.

Lug. Emilia

Alla caduta di Colorno si dirige con Giulio d’Ascoli verso Fontanellato.  Cade in un agguato tesogli dalle compagnie di Ferrante Gonzaga e del conte di Caiazzo; catturato dopo avere subito alcune perdite, è condotto a San Secondo Parmense.

………….. Chiesa Francia Emilia

Liberato, passa al servizio dei pontifici e lotta contro i francesi; rimane gravemente ferito all’assedio di Mirandola. E’ condotto a Padova per essere curato.

1556
………….. Chiesa Impero Lazio

Passa al servizio del papa Paolo IV contro gli imperiali.

………….. Venezia Impero Ottomano Governatore g.le Grecia

Gli viene dato il comando di 1000 fanti. E’ inviato a Corfù.

1558 Veneto

Rientra in Italia e supervisiona le difese di Padova.

1559

Il papa Pio IV restituisce a lui ed al fratello Adriano Spello e Bastia Umbra.

1561 Veneto

Con Girolamo da Martinengo, Giulio Savorgnano ed Agostino da Clusone ha da Sforza Pallavicini il mandato di determinare e di sovrintendere ad un piano generale delle opere di fortificazione degli stati veneti.

1566 Veneto e Friuli

Viene sostituito nel suo incarico di governatore di Verona da Paolo Orsini. Ha ora il compito di rafforzare le difese di Udine e di tutto il Friuli.

1568 Lombardia

Alla guardia della fortezza di Bergamo con 100 fanti.

1569
Gen. Venezia Impero Ottomano Cipro

Lascia Venezia portando con sé 5000 ducati da spendere per il rafforzamento delle fortificazioni dell’isola. E’ eletto governatore di Nicosia.

Feb.

La moglie Ginevra Salviati si offre di pagare per conto dei veneziani 2000 fanti al fine di combattere i turchi.

1570
Apr. Governatore g.le Veneto e Cipro

E’ nominato governatore generale di Cipro alla morte di Girolamo da Martinengo. Si imbarca nuovamente a Venezia ed a fine mese raggiunge l’isola. Ha il comando di 5600 fanti.

Mag. Cipro

A Nicosia; provvede immediatamente ad ispezionare le difese dell’isola.  I suoi primi atti sono rivolti al miglioramento delle opere difensive di Nicosia. Si spinge anche oltre: per suo ordine i sopracomiti Niccolò Donà e Francesco Tron, le cui galee sono di base a Famagosta, compiono un’incursione nel porto di Tripoli di Siria catturando una nave carica di sapone, olio e uva passa. I due veneziani ripartono indisturbati dopo avere cannoneggiato i magazzini del porto. E’ dichiarata la guerra alla Serenissima da parte dei turchi. La sua carica, che lo vede subordinato all’autorità civile, gli impedisce di avere inizialmente una presenza più attiva nella salvaguardia delle coste dell’isola (lasciate colpevolmente senza difese dalle autorità locali) per cui la flotta di Pialì Pascia può sbarcare indisturbata.

Giu. Cipro

Sistema le fortificazioni di Cerines e quelle di Famagosta, di cui è eletto governatore, con la collaborazione del rettore della città Marcantonio Bragadin. Cerca di agire nello stesso modo a Nicosia, i cui lavori di rafforzamento vanno, viceversa, a rilento.

Lug. Cipro

Quando viene a conoscenza dello sbarco dei turchi alle Saline, nelle vicinanze di Nicosia, esce da Famagosta e vi si dirige con 300 archibugieri a cavallo, 150 stradiotti e vari capitani; secondo i piani vi si deve incontrare con  il collaterale conte di Rocas, partito da Nicosia  con 200 stradiotti e 100 archibugieri a cavallo, e con il cavaliere Randakis proveniente da Pafo con il resto dei cavalli leggeri. I capitani italiani e greci, che nei giorni precedenti hanno litigato perché il conte Rocas si rifiuta di prendere ordini dal Baglioni, sprecano ore preziose cercandosi a vicenda senza incontrarsi. Al calare della notte tutti decidono di lasciare perdere; ognuno ritorna a rinchiudersi con i suoi uomini nella base di partenza.  Le modernissime fortificazioni di Famagosta, progettate dal Sammicheli, permettono di reggere ad un lungo assedio: le mura, lunghe circa cinque chilometri, sono rinforzate con bastioni, torri e terrapieni e sono sormontate da forti detti “cavalieri” che dominano il mare e la campagna circostanti. Inoltre la città è circondata da un profondo fossato. Astorre Baglioni rafforza ancor più le difese cittadine, vettovaglia le fortezze, fa avvelenare i pozzi d’acqua, tagliare le piante, bruciare i raccolti non trasportabili nella città, spianare tutte le case vicine, disarmare le navi inutilizzabili nel porto, ripristina una disciplina ferrea. A fine mese esce da Famagosta con diversi cavalli e sorprende 500 cavalli turchi; assale ancora i nemici con 600 fanti italiani, 600 greci e 200 cavalli, uccide 300 uomini ed incendia un accampamento.

Ago. Cipro

Effettua frequenti sortite con la cavalleria;  non consegue, tuttavia, lo scopo di alleggerire la pressione ottomana intorno a Nicosia. A metà mese lascia all’alba la città con 400 fanti italiani, 300 soldati greci e tutti i cavalli per sorprendere un corpo  nemico accampato al casale di San Giorgio (uccisi 200 turchi contro 8 veneziani).

Sett. Cipro

Nicosia cade e Famagosta viene investita da Lala Mustafa Pascià che colloca i suoi alloggiamenti al casale Pomodano, a 3 miglia dalla città. Dopo la conquista di Nicosia Mustafa Pascià scrive due lettere a Marcantonio Bragadin ed a Astorre Baglioni annunciando la caduta della località e la morte di tutti i difensori: in cambio della resa offre salva la vita. A Famagosta qualcuno sostiene che si tratti di un trucco e che Nicosia non può essere caduta in così breve tempo. Ben presto un contadino giunge a Famagosta con una bacinella di stagno che contiene la testa di Niccolò Dandolo.   Gli ottomani condurranno da questo momento in poi ventisei assalti alla città. Il Baglioni incomincia con il respingere un buon numero di cavalli;  a fine mese opera una nuova sortita con 2000 uomini che sono appoggiati dalla cavalleria.

Nov. Cipro

Compie numerose scaramucce con la cavalleria e gli archibugieri.

Dic. Cipro

Ha altri scontri per recuperare alcune grotte vicine Famagosta; esce con molti  guastatori per costruire una trincea verso Limissol e trasportarne la terra nel capoluogo per rafforzare i bastioni cittadini. Organizza sempre numerose imboscate: garantisce un premio di 2 ducati per ogni turco ucciso ed uno di 5, offerto personalmente dal Baglioni, per chiunque scavalchi un avversario con la lancia.  Un giorno si toglie la pelliccia e la mette sulle spalle di un albanese autore di un bel colpo di lancia.

1571
Gen. Cipro

Mustafa Pascià rimanda temporaneamente le operazioni d’assedio alla successiva primavera quando la riapertura delle rotte marittime gli permette di ricevere rifornimenti e rinforzi.  Il Baglioni ha  a sua disposizione per la difesa di Famagosta 90 pezzi di artiglieria, 6000 fanti (2000 italiani e 4000 greci) e 200 cavalli. Il capitano generale ottomano, nel frattempo, non rinuncia a negoziare per ottenere in modo meno cruento la resa dei veneziani. Il Baglioni e Marcantonio Bragadin approfittano di questa situazione per guadagnare tempo: hanno il permesso di  inviare a Venezia una delle due galee ferme nel porto per informare le autorità competenti delle proposte ricevute.    Ai primi di novembre la galea “Donata”, al comando di Niccolò Donà, salpa da Famagosta senza essere disturbata dalle 7 galee di Pialì Pascià alla ricerca di soccorsi. A metà gennaio partono da Candia 4 navi trasporto scortate da 13 galee agli ordini di Marco Querini. Il veneziano invia in avanscoperta le navi trasporto per fungere da esca. 7 galee turche lasciano il porto per intercettarle. Gli avversari si accorgono della trappola in tempo e riparano sotto un forte fatto apposta costruire. Mustafà Pascià fa affluire sulla spiaggia un grande numero di archibugieri ed alcuni pezzi di artiglieria. Marco Querini bombarda le galee turche e nel corso della giornata ne cola a picco 3. Di notte le navi trasporto sbarcano vettovaglie, munizioni e truppe (1700 fanti italiani e 150 cavalli), 6252 ducati allo scopo di pagare gli stupendi della guarnigione, 46 pezzi di artiglieria, tra cui 6 cannoni e 4 colubrine, 1400 barili di polvere da sparo, nonché 800 botti di vino genere di cui la città è carente.

Feb. Cipro

Alla partenza  della flotta veneziana fa credere al nemico che la città si sia svuotata di difensori. I turchi si avvicinano e sono presi di infilata dagli archibugieri e dai bombardieri. Devono pure subire una carica della cavalleria (2500 morti).

Mar. apr. Cipro

Viene condotto un primo assalto generale a metà mese: a questo punto l’esercito ottomano, dispone di centotredici pezzi di artiglieria, 3000 cavalli, 193000 fanti e 40000 guastatori. Astorre Baglioni fa mettere una mina sotto il Monte degli Ebrei che provoca numerosi  morti vicino alle trincee, fa avvelenare i pozzi nei pressi e riempie di triboli (tavolette con 4 chiodi) tutto il terreno che va dalle mura a 300 passi. In Famagosta trasferisce il suo alloggio nel bastione di Santa Nappa, da dove mette a punto il tiro delle artiglierie. In dieci giorni di scontri rimangono sul terreno almeno 30000 turchi, tra soldati e guastatori. 5370 persone sono fatte uscire da Famagosta perché considerate “bocche inutili”.

Giu. Cipro

Respinge sei ondate di un secondo assalto generale, portato in cinque ore, dopo che gli avversari hanno dato fuoco ad una potente mina di fronte alla mezzaluna dell’arsenale. Cerca di riparare i danni; a fine mese i turchi fanno brillare un’altra mina davanti al rivellino. Anche il successivo assalto viene respinto.

Lug. Cipro

I turchi conducono un terzo assalto generale al rivellino, alla torre di Santa Nappa, a quella dell’Andruzzi, alla Cortina ed al torrione dell’ arsenale. Il Baglioni fa abbandonare ai suoi il rivellino: Luigi da Martinengo vi fa brillare una mina in cui rimangono uccisi 100 veneziani e 1500 turchi. Il condottiero si unisce con i fanti italiani, albanesi e greci e respinge ancora una volta gli avversari. A metà mese Mustafa Pascià fa costruire una grande trincea ed ordina il quarto attacco. Il Baglioni effettua una sortita con il Martinengo, dopo di che fa scoppiare una mina nel fianco sinistro del rivellino in cui restano sepolti sotto le macerie 700 turchi. Alcuni giorni ancora e vi è un nuovo assalto ottomano, preceduto dallo scoppio di 5 mine intorno ai fianchi del cavaliere di  Limissol ed un’altra sotto la piazza della mezzaluna dell’ arsenale. I veneziani subiscono forti perdite; gli attaccanti sono respinti; la popolazione civile fa pressione affinché gli uomini della Serenissima chiedano la resa per la mancanza di vettovaglie e perché comincia a scarseggiare anche l’acqua. Il Baglioni è contattato da un rinnegato latore di un messaggio del capitano avversario; respinge la proposta,  in apparenza favorevole, che prevede la resa con l’onore delle armi. Il giorno dopo Mustafa Pascià sferra il quinto assalto generale che viene parimenti  respinto. Alla difesa di Famagosta non rimangono che 500 fanti italiani, dei quali molti sono feriti: tutti, in ogni caso, sono stanchi per la tensione e per il lavoro cui si sottopongono e deboli per la carenza di generi alimentari. L’ultimo giorno del mese i nobili ciprioti obbligano i veneziani a chiedere la resa.

Ago. Cipro

Mustafà Pascià si dichiara disposto al negoziato; gli sono inviati due ostaggi nella persona di Matteo Colti e di Francesco Calergi, sostituito da Ercole da Martinengo. Le trattative si concludono presto: in cambio della resa sono messi a disposizione dei difensori alcune navi per trasportare a Candia i fanti italiani con armi e bagagli dopo avere ricevuto l’onore delle armi. I soldati greci ed albanesi sono lasciati liberi di seguire i veneziani o di restare a Cipro; la popolazione civile, infine, non avrebbe ricevuto molestie.  La resistenza è durata 157 giorni, del presidio sono rimasti uccisi i sette-ottavi; sono state sparati solo da parte ottomana 163000 proiettili, di cui 120000 palle di ferro e 43000 di pietra; tra i turchi si contano 50000/80000 morti sui 250000 uomini, compresi 40000 guastatori e 7000 cavalli, che hanno preso parte alle operazioni. Il Baglioni, scortato da 300 uomini, consegna le chiavi della città insieme con Marcantonio Bragadin, Luigi da Martinengo ed altri capitani. I veneziani vengono fatti entrare disarmati nella tenda di Mustafa Pascià; costui li riceve inizialmente con cortesia, poi, alle risposte orgogliose del Bragadin domanda ad arte la restituzione di alcuni prigionieri musulmani catturati da Marco Querini  (condotti, peraltro, come schiavi a Candia). Gli è risposto che  nessun prigioniero nelle mani dei veneziani è stato messo a morte. Mustafà Pascià chiede allora con forza che un capitano della Serenissima resti a Cipro a garanzia del ritorno delle navi che avrebbero dovuto trasportare i soldati a Candia. Il Baglioni gli risponde che tale clausola non è prevista nel trattato di pace firmato tra le parti. Mustafà Pascià si adira ed ordina l’arresto di tutti i presenti; ritorna in discussione la fine dei prigionieri turchi ed è la fine. Mustafà Pascià si ritiene insultato in modo particolare dal Bragadin; considera indispensabile una sanguinosa vendetta specie sul corpo e sull’immagine del funzionario veneziano. I presenti al colloquio sono subito tutti incatenati;  vengono condotti fuori del padiglione dove sono decapitati. Anche al Baglioni viene tagliata la testa nonostante le sue proteste per il non rispetto dei termini della capitolazione;  il suo capo è infisso su una picca. I soldati veneziani della scorta condividono la sorte dei loro capitani; pure alcuni ciprioti che portavano viveri nel campo ottomano sono coinvolti nel massacro. E’ risparmiato solo qualche greco al seguito di Marcantonio Bragadin, gesto voluto da Mustafa Pascià per accattivarsi i nuovi sudditi. Al momento al Bragadin sono tagliati gli orecchi; i soldati veneziani in attesa dell’imbarco sono tutti uccisi; i greci sono risparmiati ma molti devono assistere impotenti allo stupro di mogli e figli. Coloro che si trovano a bordo delle navi sono tutti ridotti in schiavitù. Il giorno seguente Mustafa Pascià entra in Famagosta, fa esporre nella piazza principale per tre giorni le teste dei veneziani giustiziati e ne fa impiccare altri trenta in città. Il destino di Marcantonio Bragadin è il più tragico. Insieme con altri cristiani è costretto a raccogliere le macerie delle mura crollate ed a portare sulle spalle sacchi di terra dal cavaliere della porta di Limassol fino all’arsenale, sul versante opposto delle mura meridionali. Affaticato è sottoposto a dileggio ed a violenze mentre i vincitori lo istigano a convertirsi all’ Islam. A metà mese il veneziano, stremato per l’infezione derivata dall’ amputazione degli orecchi, è condotto al porto ed issato sul pennone maggiore di una galea in modo che tutti possano vederlo per coprirlo di insulti. Dopo un’ora è riportato a terra, trascinato nella piazza principale di Famagosta e legato ad una colonna. Gli è ancora richiesto di convertirsi all’Islam; come risposta si mette a pregare ad alta voce. Allora due boia incominciano a scorticarlo vivo, gli strappano prima la pelle della testa, poi fanno lo stesso con la schiena e le braccia. Al momento in cui i carnefici giungono all’ombelico il Bragadin urla un’invocazione a Dio e muore. I boia adagiano il corpo senza vita a terra e terminano il loro compito. Il corpo è quindi squartato ed i vari pezzi sono esposti in vari punti della città. La pelle del veneziano è trattata, impagliata, vestita con l’abito cremisi del dignitario veneziano e portata in giro in groppa ad un bue, preceduta da un turco che regge un parasole. Il simulacro di Marcantonio Bragadin, infine, è issato al pennone di una galea e fatto sfilare lungo tutta la costa di Cipro prima di essere condotto a Costantinopoli insieme con il bottino. Il Baglioni gode della stima di Torquato Tasso; lascia un “Parere sopra la fortificazione del Friuli” e una lettera, scritta da Cipro alla moglie Ginevra Salviati, sul governo della famiglia e l’educazione dei figli. Gli dedica i suoi componimenti Matteo Spinello; Gabriele Chiabrera compone una canzone per ricordarne la morte. Scrivono sue biografie Ludovico Sensi e del padovano Bernardino Tomitano. E’ ritratto, armato con la moglie, da Orazio Fiacco. Altro ritratto si trova nel museo civico di Verona, opera del pittore veronese Orlando Fiano.

 CITAZIONI

-“Audace, eroico, ma pensoso e previdente, amato dalle sue schiere.” ARGEGNI

-“Condottiero di molta et onorata fama.” QUARTI

-“E’ nella famiglia Baglioni l’angelo Gabriele che succede a non pochi Luciferi. Religioso di buona fede, rispettoso alle autorità superiori, verecondo verso le donne, i vecchi e gl’infelici, egli s’inteneriva piangendo su le sventure altrui come una femminetta; e nondimeno era un folgore di guerra; e per candore e modestia fu tale un contrapposto di sua famiglia e del secolo.” BONAZZI

-“Grandissimo capitan di guerra.” FOGLIETTA

-“Dimostrò segni di huomo eccellente.” SANSOVINO

-“Grande huomo di guerra.” ROSEO

-“Caeterisque immortali virtute ducibus, sese universo jam mari late potiri arbitrarentur.” G. ROSSI

-“Fu Astorre di religione e pietà cristiiana sommamente ornato, come quegli che, piamente allevato, con molta riverenza ai precetti di Santa Chiesa si sforzava di dar salda ed intima esecuzione. Non v’ebbe uomo che praticando seco non lo giudicasse di candore e d’innocenza d’animo grandemete dotato.. In tutti gli atti della sua vita mostrò la sua fortezza e valore, e di pari con la sagacità e con la prudenza dei buoni consigli. Perciocché nell’alloggiare i suoi soldati, nel marciare e far alto, nel combattere e ritirarsi, e finalmente in tutte le fazioni, quando tra pedoni e quando tra cavalieri abbattendosi, dava chiaro indizio a ciascuno d’accorto e d’ardito capitano, sempre avendo innanzi a gli occhi, quasi due poli, il tempo e il luogo; il vantaggio dei quali solea dire che era il padrino delle vittorie. Nelle correrie usava più diligenza nel riconoscere i luoghi e le qualità del paese, che avidità di guastare e bruciare gli alberghi de’ paesani…Il freddo e il caldo, il vento e la nebbia, il fango e la polvere, ed ogni altro incommodo soffriva con molta pazienza; siccome, scevro delle comuni passioni, solo sprezzar potesse le offese ordinarie della natura. Tanta era la prontezza del suo militar ingegno, che in ogni impresa ove egli s’adoprò, diede di sé e del valor proprio illustre paragone. Contuttociò fu così vigilante e paziente delle fatiche.. che vestito di panni e talora guernito d’armi cessava di dormire, e l’ozio dir solea acerbo nemico della gloria e del militar onore. Egli adunque con sì fatto nome d’uomo prode e valoroso, e specialmente pieno di clemenza e d’umanità, fu appresso de’ soldati tanto grazioso ed amabile tenuto, che non stimando i manifesti pericoli, tutto ciò volentieri operavano che comandato lor fosse.” TOMITANO

-“Vir gnarus militiae, et quem nec hostium fama terruiset, nec ei, si obsequium et vires ad resistendum habuisset, regendi animus aut artes deerant.” A.M. GRAZIANI

-“Baglioni riuniva ai talenti militari una singulare valentia e molto gusto pe le letetre, e fu uno dei migliori poeti del suo tempo.” PAOLINI

-“Egli è stato diligente e felicissimo nel verificarla ed effettuarla (il motto della sua impresa), avendo continuamente partoriti frutti del suo valore e della sua gloria notabilissimi, e di tanto più perpetua e lunga vita o duratione, quanto più è degno l’huomo che l’elefante, nel quale egli con la solita vaghezza e consuetudine dell’imprese, si rappresenta.” RUSCELLI

-“Capitano valoroso e arrischiato a tutte le fattini perigliose..Capitano chiarissimo per le gloriose fattioni e per l’acquisita intelligenza di guerra.” SARACENI

-“Spero, nè forse io spero,/ Per gran desire vaneggiando in vano,/ Che dopo gran girar del tempo alato,/ Suono di fama altero/ Dall’odioso obblio vorrà lontano/ nell’altrui mente il fier Baglione armato;/ E fra quegli erupi, onde repente in stato/ Cadde Cipri di gemiti e di pianti,/ I barbari nepoti/ Ne i secoli remoti/ Del gran nemico ammireranno i vanti,/ Che per lunga stagion fatte canute/ Spande l’ali più forte alma virtute.” CHIABRERA

-“La miseranda fine dei difensori di Famagosta commosse tutta la cristianità: tra i mille componimenti poetici dedicati all’ episodio, merita di essere ricordata la canzone che compose il Chiabrera in morte del Baglioni.” DE CARO

-“L’unico militare di gran nome (alla difesa di Cipro).” BARBERO 

-“E’ anche un apprezzato letterato.” E. e G.N. PITTALIS

-“Uno dei più famosi condottieri dell’epoca.” MONELLO

-“Esperto condottiero e architetto militare.” PANCIERA

 

 

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-B. Tomitano. Della vita e dei fasti di Astorre Baglioni.

Fonte immagine: wikipedia

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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