ORAZIO BAGLIONI Di Perugia

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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ORAZIO BAGLIONI  Di Perugia. Figlio naturale di Giampaolo, fratello di Malatesta, nipote di Gentile.

1493 – 1528 ( maggio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1500
Lug. Umbria In occasione della strage dei suoi congiunti, perpetrata da Carlo Baglioni e da Girolamo dalla Penna, viene salvato con il fratello Malatesta dalla madre di uno dei congiurati, Atalanta Baglioni.
1503
Gen. Umbria

Segue il padre Giampaolo in esilio a Siena allorché il congiunto è scacciato da Perugia dai pontifici.

1506
Sett. Umbria Il padre si reca ad Orvieto per rendere omaggio al papa Giulio II; rimette nelle mani del pontefice il suo stato e gli consegna in ostaggio i figli Malatesta ed Orazio. Costoro sono affidati al duca d’Urbino Guidobaldo da Montefeltro.
1512
Feb. Venezia Francia Umbria e Lombardia

Lascia Perugia con 500 fanti e raggiunge il padre in Lombardia per contrastarvi i francesi.

Mag. Siena 300 cavalli Toscana

 

A fine mese è assoldato da Borghese Petrucci, signore di Siena. Gli viene riconosciuta una condotta di 300 cavalli.

Nov. Veneto

Si reca in incognito a Venezia per visitare l’arsenale.

1513
Mag. Siena 400 cavalli Umbria

Ritorna a Perugia; lascia la città e si reca a Marsciano per punirvi l’assassino di Girolamo Baglioni.

Lug. Toscana Gli è accresciuta la condotta da Pandolfo Petrucci.
1515
Mar. Siena Chiesa Toscana Esce da Siena per contrastare i pontifici che, agli ordini di Vitello Vitelli, cercano di impadronirsi della città per conto del vescovo di Grosseto, nonché castellano di Castel Sant’Angelo, Raffaele Petrucci.
1516
Giu. Umbria

Sono uccisi in Marsciano alcuni suoi soldati che militano con Galeotto Baglioni; entra nel paese con le sue truppe, uccide 12 uomini sulla piazza; altri riescono invece a salvarsi con la fuga. Ritorna a Perugia.

Ago. Venezia Impero Veneto

Raggiunge il fratello Malatesta all’assedio di Verona.

1517
Mar. apr. Chiesa Comp. ventura Marche e Romagna

Prende parte all’assedio di Mondolfo. Con la resa dei difensori toglie al padre una delle due donne, sorella di Benedetto da Mondolfo, che il congiunto ha fatto condurre per sé nel suo padiglione. Sorge un contrasto tra padre e figlio che è sedato dall’intervento degli altri capitani pontifici. Si avvia verso Mondavio;  è catturato presso Montegridolfo da Alessandro da Cremona e da Costantino Boccali.

Mag. Umbria

Si trova a Spello con Gentile Baglioni e 400 cavalli; viene bloccato dai feltreschi a Ponte San Giovanni. E’ investito dal papa Leone X di alcuni beni nel perugino.

Ago. Toscana e Umbria

I fiorentini gli consegnano del denaro perché raccolga 800 fanti  e 100 cavalli da porre alla guardia di Borgo San Sepolcro (Sansepolcro). Esce da Città di Castello allo scopo di assalire gli avversari; è catturato nello scontro.   Un soldato nemico lo riconosce e lo porta in salvo a Città di Castello.

1518
Feb. Venezia Friuli

E’ trasferito dal bergamasco nel Friuli.

1519
Ago. Marche

Lascia Perugia e si reca a Fermo dove nel palazzo dei priori Ludovico Euffreducci, Brancadoro da Fermo e Bartolomeo Brancadoro si abbracciano e giurano la pace vicendevole.

Dic. Fabriano Chiesa Marche

Invia a Fabriano Guido da Sterpeto con 700 fanti al fine di difendere Battista Zibicchio dalle minacce dei pontifici.

1520
Mar. Lazio e Umbria

A Roma per conto del padre; ritorna, poi, a Spello ed a Castiglione del Lago dove è presente al matrimonio della sorella Elisabetta con Camillo Orsini. E’ accusato dal pontefice di avere suscitato nelle marca di Ancona una rivolta contro i pontifi; si reca a Paciano e prega, invano, lo zio Gentile di fare pressioni a favore del padre incarcerato in Castel  Sant’ Angelo. Abbandona nottetempo Perugia con molti uomini.

Apr. Abruzzi Umbria e Veneto

Si rifugia negli Abruzzi per la via di Gavelli con 80 cavalli. A L’Aquila è ospitato da Ludovico Franchi. Radunate altre truppe, rientra nello spoletino e si porta a Monte Pianciano. Vede l’inutilità di ogni sforzo e ripara a Padova e Venezia dopo avere ricevuto un salvacondotto.

Ott. Comp. ventura Chiesa Lazio

Si congiunge con Camillo Orsini;  con 300 cavalli scorre la campagna romana.

1521
Ago. Venezia Impero 60 lance Veneto e Lombardia

A Verona; i veneziani gli concedono la compagnia di 40 lance di Giovanni Battista da Fano, più altri 20 uomini d’arme. La ferma è stabilita in due anni, più uno di rispetto. Chiede di essere raggiunto dalla moglie e dai suoi famigliari; è trasferito da Verona a Brescia.

Sett. Lombardia

Alla guardia di Brescia con 50 lance.

Ott. Lombardia

In Brescia ha la responsabilità di controllare il tratto di mura intercorrente tra la  porta di Sant’Alessandro e quella di San Nazzaro.

Dic. Comp. ventura Chiesa  Perugia Veneto Emilia Romagna Marche

Alla morte di Leone X chiede il permesso di potersi allontanarsi dal veneziano. Nonostante che questo non gli sia concesso, si unisce con il fratello Malatesta e Francesco Maria della Rovere per scacciare da Perugia Gentile Baglioni. Tocca  Ferrara, Rimini; aiuta il della Rovere a recuperare il ducato di Urbino. Si avvia verso Perugia.

1522
Gen. Umbria e Toscana

Giunge a Civitella Benazzone ed a Ponte Valleceppi; conquista molti castelli. Perugia si leva a rumore alla notizia che con una scorreria è giunto al borgo di Fontenuovo. Gli attaccanti si accampano a Monterone dopo avere lasciato Lindarno. Poiché la sede pontificia è ancora vacante, il collegio dei cardinali ordina ai fiorentini di abbandonare la difesa della città ed a Orazio, Malatesta e Gentile Baglioni di recarsi a Roma. Il Baglioni non accetta e si avvicina sempre più a Perugia; tocca Ponte San Giovanni e Bastia Umbra con il della Rovere e Camillo Orsini alla testa di 200 lance, 300 cavalli leggeri e 5000 fanti. In Perugia entrano truppe in soccorso, condotte da Vitello Vitelli e da Guido Vaina (120 lance, 200 cavalli leggeri e 2500 fanti), che porta il numero dei difensori a 150 lance, 4000 fanti e molti cavalli leggeri. Il Baglioni si accampa con il fratello nel convento di San Domenico; Perugia è attaccata da borgo San Pietro, da Porta Sole e da Porta Borgna. I sette pezzi di artiglieria forniti da Alfonso d’Este riducono al silenzio i cannoni avversari; è respinto un  primo lungo assalto che egli conduce con il della Rovere alla Porta di Santa Giuliana. Vitello Vitelli lascia di notte la città a seguito di una ferita al piede destro per un colpo di schioppetto: ciò scompagina i difensori, per cui il Baglioni   può penetrare in Perugia. Con la vittoria si volge verso Siena con il  della Rovere per rimetterne alla signoria Lattanzio Petrucci. Superata la resistenza di Guido Vaina, si colloca sotto le mura cittadine sperando in qualche tumulto all’interno. Non succede nulla per cui dopo un giorno piega verso la Val di Chiana dove alcuni suoi soldati disertano a favore degli avversari.

Feb. Perugia Firenze Chiesa Umbria

E’ costretto a ritirarsi dai fiorentini guidati da Giovanni dei Medici, Annibale Rangoni, Pier Luigi Farnese, Alessandro Vitelli e Guido Vaina. Anche Gentile Baglioni si unisce con costoro. Rientra a Perugia. Esce dalla città dove ha l’incarico della difesa  della Porta di Sant’ Angelo e cattura in una sortita 50 cavalli.

Mar. Umbria e Marche

Interviene il collegio dei cardinali per rappacificarlo con i congiunti; si incontra ad Olmo con lo zio Gentile e vi è una prima apparente tregua tra le parti. Appoggia il della Rovere alla conquista di Urbino.

Apr. Umbria

Sigla la pace con i rivali concordata tra il cardinale Giulio dei Medici (il futuro papa Clemente VII) ed il cardinale di Cortona Silvio Passerini; questa è suggellata dalla promessa di matrimonio di una sua figlia (un anno di età) con un figlio di Niccolò Vitelli (un anno e mezzo).

Mag. Umbria e Veneto

Da Perugia giunge a Firenze dove si ricompone ufficialmente con lo zio Gentile; lascia Perugia per unirsi con i suoi uomini d’arme distribuiti tra Verona e Brescia.

Giu. Firenze Comp. ventura 70 lance Veneto Umbria e Toscana

Ottiene il permesso dal Consiglio dei Savi di rientrare in Perugia con la scusa di convincere il fratello Malatesta a ricondursi con la Serenissima. Tramite il cardinale Giulio dei Medici preferisce invece seguire il della Rovere e passare al servizio dei fiorentini. Contrasta il cardinale di Volterra Francesco Soderini e Renzo di Ceri che minacciano Siena: i veneziani concedono la sua compagnia a Camillo Orsini. Si incontra a Cortona con lo zio Gentile: il cardinale dei Medici e quello di Cortona, Silvio Passerini, compongono le loro vertenze.

Lug. Umbria

Invia agli spoletini alcuni pezzi di artiglieria per meglio affrontare i ribelli di Sellano.

 Ott. Umbria

Rientra a Perugia; sorgono nuove discordie con Gentile Baglioni.

1523
Gen. Umbria

Su ordine del legato pontificio, il cardinale Passerini, è inviato a Spello; Gentile è confinato a sei miglia dal capoluogo.

Feb. Baglioni Baglioni Umbria

Dà alle fiamme Petrignano.

Mar. sett. Lazio e Umbria

E’ convocato a Roma dal papa Adriano V. Alla morte del pontefice (settembre) rientra nel perugino, mette a sacco il castello di Petrignano come atto di ostilità nei confronti di Gentile Baglioni. Subito dopo si reca a Roma a rendere atto di omaggio al nuovo papa Clemente VII.

1524
Gen. Lazio

A fine mese viene fatto imprigionare in Castel Sant’ Angelo con Gentile Baglioni da Clemente VII. Sono catturati e impiccati numerosi banditi, protetti dai due capitani, a Spello, a Bastia Umbra ed a Bettona;  Troilo Baglioni è rinchiuso nel cassero di Assisi; sono incarcerati a Roma anche Alessandro e Leone Baglioni; altri  congiunti come Annibale, Sforzino e Costantino riescono, viceversa, a fuggire a Venezia.

Giu. Lazio

Orazio rimane in carcere; viene al contrario liberato Gentile Baglioni. Nel periodo è contattato da Baldassarre Castiglione, che gli è inviato dal marchese di Mantova Federico Gonzaga per trattare la vendita di un cavallo turco di sua proprietà allevato a Siena. Non accetta le offerte che gli sono fatte.

1526
Lug. Lazio

Sempre in carcere. Si frappone senza esito a suo favore l’ambasciatore veneziano a Roma.

Dic. Lazio

Fallisce un analogo tentativo, sempre esperito dai veneziani.

1527
Gen. Chiesa Impero 2000 fanti Lazio

E’ liberato per l’interessamento di Renzo di Ceri e di alcuni cardinali. Sarà assolto solo nel giugno seguente, allorché gli vengono restituiti anche i beni confiscatigli. Si incontra con l’ambasciatore veneziano Domenico Venier e passa al sevizio dei pontifici contro gli imperiali. Gli è dato il comando di 2000 fanti. Affianca il Ceri e Vitello Vitelli e si distingue alla difesa di Frosinone con continue sortite che terminano spesso con l’uccisione di numerosi nemici.

Feb.  mar.

 

Lazio e Campania

 

Ai primi del mese si trova a Terracina pronto ad imbarcarsi nella flotta francese del Vaudemont. Scende a terra a  Castellamare di Stabia con 1200 fanti dopo un intenso fuoco di artiglieria effettuato per quattro ore dalla flotta francese. Espugna la località difesa con poche forze da Diomede Carafa. La mette a sacco e muove verso Napoli dove si trovano 1200 fanti imperiali. Sbarca sul litorale con 1700 fanti e costringe Ugo di Moncada a ritirarsi fino alla Porta del Carmine. Penetra nel borgo della Maddalena ed intima inutilmente ai napoletani la resa. Vista l’inutilità degli sforzi ritorna a Castellamare di Stabia, si impadronisce di Sorrento ed irrompe in Salerno che si arrende senza combattere. E’ attaccato, a sua volta, da 1400 fanti capitanati da Ferrante da San Severino e da Lorenzo Mormile, che escono dalla rocca cittadina e scendono verso il piano. Il Baglioni divide le truppe a sua disposizione in tre schiere e respinge gli assalitori con gli archibugieri e le lance spezzate; ricaccia indietro, analogamente, altre due sortite degli imperiali e cattura 60 uomini tra i quali il Mormile e molti gentiluomini napoletani. Tra i nemici si contano 250 morti; le perdite per i francesi ed i pontifici ammontano, tra morti e feriti, a 40 uomini.

Apr. Firenze Impero Capitano g.le  fanteria Lazio

Si reimbarca nuovamente e fa ritorno a Civitavecchia. Cerca di fermare l’avanzata dei lanzichenecchi e rimane ferito in una scaramuccia con i cavalli leggeri.

Mag. Chiesa Impero Lazio

Si sposta a Roma;  si trova alla difesa della città quando questa è assalita dal Connestabile di Borbone. Guida le operazioni tra Campo Marzio e Ponte Molle (Milvio); riesce all’inizio a ributtare un attacco dei lanzichenecchi che tentano di attraversare il Tevere su due barconi. I tedeschi superano la resistenza in due ore approfittando di una fitta nebbia che impedisce ogni possibilità di tiro alle artiglierie di Castel Sant’Angelo. Il Baglioni si rifugia nella fortezza e compie una sortita ai Banchi con molti archibugieri.

Giu. Firenze Impero 1500 fanti e 150 cavalli leggeri Lazio Umbria e Toscana

Abbandona Castel Sant’Angelo con la capitolazione del papa. Si trasferisce al campo di Acquarossa e da qui, a metà mese, rientra a Perugia. Viene ricondotto dai fiorentini. Le sue compagnie sono composte prevalentemente da suoi partigiani (ne sono capitani Cencio Guercio, Antonio da Cingoli, Carlo Consoli, Pietro Paolo Galera, Girolamo da Cagli). Il consiglio cittadino pretende che si rappacifichi con lo zio Gentile, il quale lascia a tal fine Spello dove si è rifugiato in precedenza. Orazio esce da Firenze e raggiunge il campo.

Ago. Firenze Impero capitano g.le fanteria Umbria

Ha il comando della fanteria fiorentina. Riorganizza le Bande Nere (4229 fanti) su nuove basi, dotandole di un tesoriere addetto alle paghe (Bernardino Politi) e diminuendo il numero degli archibugieri a favore di quello dei picchieri. Sempre nel mese con il consenso del della Rovere fa catturare da Federico Gonzaga da Bozzolo Gentile Baglioni, sospettato di volere defezionare dalla parte degli imperiali. Lo fa uccidere la sera medesima con i nipoti Annibale e Fileno (protonotario apostolico). Negli stessi giorni fa attaccare a Torre d’Andrea Galeotto Baglioni, fratello di Braccio e di Sforza, sospettato anch’egli di connivenza con gli imperiali. Costui è ucciso mentre sta uscendo dal castello per consegnarsi nelle sue mani prigioniero dietro garanzia del della Rovere; lo fa scendere da cavallo, salire su un ronzino e lo ammazza. Medesima sorte subiscono in Bettona Perotto e Pietro Crispolti con i loro figli e seguaci; stessa sorte è subita da Sforza Oddi e da Ermanno degli Ermanni (della Staffa). Il Baglioni si sposta a Montefalco e pone tale località a sacco perché non è  stata data ospitalità alle sue truppe.

Sett. Umbria

Si impadronisce di Spello, Cannara, Bastia Umbra, Bettona. Ristabilitosi dopo un intervento chirurgico, viene informato che nell’abbazia di San Pietro in  Valle, tra Foligno e Spello, sono stati catturati e poi  liberati Braccio Baglioni ed Alessandro Vitelli. Si mette subito al loro inseguimento;  è obbligato a desistere a causa di continui svenimenti.

Nov. Umbria

Assale il castello di Preci, nei pressi di Norcia, dove  hanno trovato riparo Rodolfo da Varano e la moglie Beatrice Colonna: costoro si arrendono a discrezione.  Sono liberati solo quando Sciarra Colonna consegna ai pontifici Camerino. Sempre negli stessi giorni preme senza esito sui fiorentini affinché la compagnia di Giannetto Albanese, licenziato, sia concessa a Bino Mancino Signorelli anziché al suo caposquadra Giacomo Filippo da Spoleto. In compenso i fiorentini gli concedono il comando della cavalleria leggera al posto del mantovano Carlo Nuvoloni.

1528
Gen. Lazio

E’ inviato nel regno di Napoli per appoggiare l’azione del Lautrec al comando di 4000 fanti e di 150 cavalli delle “Bande Nere”.

Feb. Lazio Campania e Abruzzi

In marcia verso sud. Lascia a Montepulciano a controllare la situazione Barbarossa dei Bartoli e Giovannantonio da Castello, mentre a Pasquino Corso è affidato l’incarico di  posizionarsi sulla direttrice Perugia/ Montepulciano. Le Bande Nere mettono a sacco Cascia. Occupa Formia, Torre del Greco e Sorrento con Andrea Doria. Si congiunge con i francesi sull’Ofanto, giunge a Pizzulo nei pressi di L’Aquila; i suoi uomini tumultuano con il pretesto della mancanza  di vettovaglie e mettono a sacco il paese per un intero giorno. I danni provocati sono valutati  in 50000 ducati. Sono presi alcuni provvedimenti che portano all’uccisione di Contazzo da Casalpo e del Testino, entrambi accusati (senza essere arrestati) di ammutinamento e di tradimento. Il comando della compagnia del Casalpo è concesso a Bino Mancino Signorelli, mentre quella del Testino è affidata a Bernardo Strozzi, detto il Cattivanza.

Mar. Puglia

Si collega con il Lautrec alla testa di 3500 fanti con il Lautrec. Prende parte alla conquista di Melfi;  nell’assalto, condotto con Pietro Navarro, muoiono 60 dei suoi fanti. A San Severo sobilla Pandolfo Puccini a ribellarsi ai fiorentini; ne accetta la resa quando tale capitano è inseguito dalle truppe della lega perché accusato sia di ammutinamento, sia dell’ uccisione di Giovanni da Colle.

Apr. Puglia Abruzzi Campania

Abbandona il Puccini al suo destino per ingraziarsi il commissario fiorentino Giovambattista Soderini. Da San Severo si trasferisce negli Abruzzi con 5000/6000 fanti e depreda l’aquilano. Staziona a Pizzoli; incolpa gli abitanti del capoluogo per la mancanza di vettovaglie. Entra in L’Aquila per la Porta di Lavareta; sono messe a sacco le case dei quartieri di San Giovanni e di San Giorgio per un giorno ed una notte. Cerca di porre rimedio alla situazione, fa impiccare alcuni soldati sulla piazza ed esce dalla città per la Porta di Bazzano. Il principe d’Orange si ritira per cui il Baglioni lo insegue in Campania. Entra in Salerno, si sposta all’assedio di Napoli dove i  fanti delle “Bande Nere” (3350 uomini) si fanno valere per la loro disciplina in vari scontri. Si colloca davanti al Monte di San Martino e dà inizio allo scavo di una controtrincea per tagliare le linee difensive nemiche che uniscono il colle al mare. Gli imperiali organizzano nelle vicinanze di Caivano una grossa imboscata con 500 cavalli e 200 archibugieri; l’agguato viene scoperto dagli stradiotti. Il Baglioni si muove contro gli avversari e  si scontra con i lanzichenecchi che escono da Napoli in soccorso dei primi. Nel combattimento, tra gli imperiali, rimane ucciso il Migliau con 30/40 fanti. Capisquadra delle Bande Nere in questi giorni sono Lucantonio Cuppano, Giovanni di Torino, Giuliano Strozzi, Amico da Venafro, Belriguardo da Castiglione, Bernardo Strozzi, Francesco Rustichelli.

Mag. Campania

Dal giugno dell’anno precedente fino alla sua morte la spesa sopportata dai fiorentini per la sua compagnia (1000 fanti) ammonta a 3274 ducati/mese; a questi si devono aggiungere 1875 ducati ciascuno per 4 capisquadra, 40 ducati l’anno per ogni cavallo leggero (150) e la sua provvigione (1500 ducati l’anno). In quest’ultimo mese il Baglioni conduce alcune scaramucce nei pressi della Porta Nolana; si scontra con il barone di Summonte e Fabrizio Maramaldo; si trova, infine, sul Sebeto a supervisionare i lavori effettuati in  alcune trincee che sono sorvegliate dai suoi archibugieri. Interviene a sostegno di Pietro Navarro costringendo Giovanni d’Urbina a ritirarsi. Disarmato, con un giubbone di raso cremisino, ed affiancato da soli sei cavalli, cade in un’imboscata che gli è tesa da alcuni lanzichenecchi mentre sta cercando di richiamare i suoi fanti che si sono troppo allontanati, senza sentire i tamburi che suonano la ritirata. Cade dalla sua cavalcatura ed è ucciso a colpi di picca (o da un colpo di alabarda alla spalla) da un fante biscaglino. Il suo cadavere viene spogliato. La sua morte è salutata a Napoli dal suono delle campane e da spari di artiglieria.  Il suo corpo, raccolto dai suoi soldati,  è trasportato a Spello; ai suoi funerali prende parte il Lautrec che loda pubblicamente il suo valore.  Il Baglioni sarà  sepolto, più tardi, con il fratello Malatesta nella chiesa di San Domenico a Perugia con orazione funebre di Francesco Maturanzio. Amico di Benvenuto Cellini. Ritratto da Luca Signorelli nel duomo di Orvieto. Sposa Francesca Petrucci, figlia di Pandolfo.

CITAZIONI

“Orazio, quel baglion nell’armi dotto,/ quel come vidde incirca essere trecento/ di qua dal fiume, urtò fra lor di botto/ con la scorta d’homini pregiati/ e tutt’uccise ch’eran varcati.” Da un poema raccolto dal MANGO

“Uomo bravo, valoroso..ma molto più fazioso di Malatesta suo fratello, e più crudele e sanguinario di suo padre.” SANTORO

“Morte più presto degna di privato soldato che di capitano.” GUICCIARDINI

“Uomo d’incredibile animosità e gagliardia, ma sanguinolento, crudele e vendicativo supra modo.” VARCHI

“Feroce uomo quanto valoroso soldato.” GUERRAZZI

“Homo molto valoroso.” SANUDO

“Huomo fuor di modo animoso, e non men forte, ma di natura sanguinoso come per quel, che le parti infin da fanciullo sempre s’era dilettato di sangue..Chiaro per molti valorosi suoi fatti..ma più partiale, et più crudele del S. Malatesta.” GIOVIO

“Questi fu di molto valore e operò diverse cose degne di lui.” SANSOVINO

“Segnalato fra molti.” ROSEO”Si rese chiaro per molti suoi gesti.” CRISPOLTI

“Come Malatesta passerà alla storia per molti misfatti.” GIUBBONI

“Was a renowned infantry commander…As a “condottiere” Orazio was more a fierce combattant and resolute commander who was loyal and consistent towards his masters.” ARFAIOLI

Alla difesa di Roma “…Oratio Perugino:/ honor della gentil stirpe bagliona/…/ Horatio quel baglion ne l’armi dotto/ quel come vidde in circa esser trecento/ di là del fiume urtò fra lor di botto/ con la sua scorta d’homini pregiati/ & tutti uccise i quali erano varcati.” CELEBRINO

 

 

fonte immagine: wikipedia

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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