PIETRO DA LONGHENA

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PIETRO DA LONGHENA  (Pietro Zanchi) Di Longhena. Signore di Praolboino. Fratello di Michele Zanchi. Di origini contadine.

1474 – 1533 (giugno)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
………… Venezia

 

 

 

 

 

 

 

Milita nelle compagnie di Giovan Francesco Gambara.

1509  

 

 

 

 

 

 

 

Mag. Venezia Francia  

 

Lombardia

Partecipa alla battaglia di Agnadello.

………… Francia Venezia  

 

 

 

Con la sconfitta di Agnadello segue Giovan Francesco Gambara nella sua defezione;  passa al soldo  dei francesi come  caposquadra di quest’ ultimo.

1510  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

25 cavalli leggeri Veneto

Prende parte alla difesa di Verona.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si trova alla conquista di Monselice. Dopo tale fatto d’arme avvicina un prete (Battista Tassello) affinché informi il provveditore generale Andrea Gritti sulla sua  disponibilità a trasferirsi agli stipendi della Serenissima con una condotta di 300 cavalli.

Nov. Venezia Francia Ferrara 60 cavalli leggeri Veneto

Diserta nel campo veneziano con alcuni uomini della sua compagnia;  si reca a Montagnana. Il Consiglio dei Savi gli concede una condotta di 60 cavalli leggeri.

1511  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Emilia

Staziona nel ferrarese; mette in fuga alcuni uomini d’arme.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Nel veronese con Andrea Gritti: ha ai suoi ordini 68 balestrieri a cavallo.

Sett.  

 

 

 

 

 

Veneto

Con Meleagro da Forlì e Giovanni Forti spinge i veneziani alla conquista di Cittadella.

Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

I francesi abbandonano l’assedio di Treviso per rientrare nel ducato di Milano: Pietro da Longhena molesta la loro ritirata alla testa di 100 balestrieri a cavallo, di cui venti militano nella compagnia dello Scanderbecco. La sua cavalcatura cade in un fosso.  Viene catturato a Cariano sul Brenta con 60 cavalli leggeri: il la Palisse minaccia di impiccarlo per la sua precedente diserzione. Gli italiani, che militano nel campo francese, si ribellano per cui è liberato in cambio di un capitano francese prigioniero a Venezia. Costui deve essere riscattato da Pietro da Longhena che paga la sua taglia di 80 ducati.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Montagnana. Cattura nei pressi alcuni banditi.

1512  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

 

 

Ha ai suoi ordini 47 cavalli leggeri.

Feb.  

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Appoggia il provveditore generale Andrea Gritti nel suo attacco a Brescia; con Francesco Calzone ha il comando  di una delle tre colonne (3000 uomini) che assalgono la città dal lato della Torlonga. Si unisce con il provveditore degli stradiotti Federico Contarini (400 cavalli) per recuperare Bergamo con l’aiuto dei contadini organizzati dal conte Trussardo Calepio. Si sposta alla difesa di Brescia allorché la città viene assalita dalle schiere di Gastone di Foix: fatto nuovamente prigioniero, si riscatta con lo Scanderbecco e si salva con i suoi uomini prendendo la strada dei monti. Raggiunge Cologna Veneta e Vicenza.

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Roncà con 108 balestrieri a cavallo.

Giu.  

 

 

 

66 cavalli leggeri Veneto

Ha una scaramuccia con 600 cavalli francesi tra Villafranca di Verona e Valeggio sul Mincio: soccorso dagli svizzeri (1000 fanti e 60 cavalli), gli avversari sono costretti a  ritirarsi a Valeggio sul Mincio. Prende parte all’ espugnazione della località, guada il Mincio e si mette all’inseguimento dei francesi allorché i nemici ripiegano su Brescia. A metà mese entra in Ghedi;  arma le cernite del territorio. Con Giampaolo da Sant’Angelo lascia San Martino del Lago per assalire Crema: l’azione è scoperta ed è obbligato a ritirarsi. Si dirige ad Asola e da qui scorta alcuni funzionari che trasportano il denaro delle paghe destinato all’esercito accampato  a Pavia.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ segnalato a Toscolano-Maderno; taglia ai francesi le vie di rifornimento nella Riviera del Garda. Alla notizia che Giulio Tassoni e gli estensi hanno occupato Rovigo raduna i suoi uomini alla torre Marchesana e si muove con  Teodoro dal Borgo per recuperare alla Serenissima il Polesine.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Appoggia prima Renzo di Ceri all’assedio di Crema; di seguito Malatesta Baglioni a  quello di Brescia. Con Battista Tirondola e Marcantonio della Motella, mentre è di sorveglianza ai lavori dei guastatori attorno ai bastioni, ha modo di respingere una sortita dei francesi usciti dalla città.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Con Baldassarre di Scipione e Serafino da Cagli ha l’incarico di procurare 1000 guastatori. Con la resa di Brescia agli spagnoli rifornisce la città di molte vettovaglie destinate in specie agli aderenti della fazione gambaresca.

Dic.  

 

 

 

53 lance  

 

1513  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

 

 

Ha sempre il comando di 53 lance.

Mar.  

 

 

 

 

 

 

 

Il suo comportamento nel precedente conflitto è lodato nel Collegio dei Pregadi dal provveditore generale Paolo Capello.

Apr. Venezia Spagna Impero  

 

Veneto

Si reca a Venezia dove il Consiglio dei Savi esamina le sue richieste; si trasferisce al campo di San Bonifacio.

Giu.  

 

 

 

51 lance Lombardia

Il provveditore generale Domenico Contarini lo indirizza alla conquista di Brescia: con l’aiuto dei suoi partigiani entra nella città e costringe tedeschi e spagnoli, che ne sono alla guardia, a rinchiudersi nel castello.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto Prende parte alla difesa di Padova;  ha il compito di controllare il tratto delle mura dal Portello a Porciglia.
Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

Prima che i veneziani escano da Padova vi è una messa nella basilica di Sant’Antonio. Nella cerimonia è estratto il nome del primo condottiero che deve affrontare in combattimento gli avversari: risulta Carlo di Montone. Pietro da Longhena  offre, invano, a quest’ultimo 600 ducati per avere il suo posto. Il condottiero esce da Padova al seguito di Bartolomeo d’ Alviano inquadrato nello schieramento centrale. Giunge a Limena, partecipa alla battaglia di Creazzo. Salvatosi nella rotta con 40 lance, raggiunge Padova, ne ritorna alla guardia e ne sorveglia sempre  il  tratto di mura che intercorre tra Porciglia ed il Portello. Nel proseguo del mese è avviato alla difesa di Treviso per sostituirvi gli uomini d’arme di Malatesta Baglioni fatti uscire dalla città perché sospettati di tradimento.

1514  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Friuli

Comanda nel periodo 41 lance.

Feb.  

 

 

 

 

 

Friuli

A Sacile.

Mar.  

 

 

 

 

 

Friuli

Affianca Bartolomeo d’Alviano nella sua azione volta al recupero di Pordenone. In avanscoperta, con Malatesta Baglioni, giunge al borgo di San Giovanni fuori le mura cittadine. E’ inizialmente respinto dal Rizano che esce dalla città con le sue truppe; Pietro da Longhena si ritira ad arte e conduce i nemici in un’imboscata predisposta in precedenza. 100 imperiali sono uccisi o fatti prigionieri nell’ occasione.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Conegliano.

Mag.  

 

 

 

 

 

Friuli

All’assedio di Marano Lagunare con 50 lance.

Giu.  

 

 

 

 

 

Friuli

Si porta sotto le mura di Gradisca d’Isonzo: 25 cavalli si spingono nei pressi del centro, si fanno inseguire da cavalli croati e li guidano in un’imboscata: nello scontro è ferito Cristoforo Frangipani che viene catturato con 60 cavalli. Sempre nel mese Bartolomeo d’Alviano propone una punizione per lui e per  Girolamo Fatinanzi a causa del cattivo comportamento dei due capitani in Friuli.

Lug.  

 

 

 

 

 

Friuli

A Castions, con il provveditore generale Giovanni Vitturi: assalito all’improvviso da 400 fanti e da 300 cavalli imperiali è obbligato a fuggire a Sacile con la perdita di tredici uomini d’arme; sono catturati il provveditore Giovanni Vitturi e Mariano Corso.

Ott.  

 

 

 

 

 

Friuli

Esce da Udine; eseguita la rassegna delle sue lance (54), si sposta al campo sotto Verona.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

Tocca Vicenza;  si dirige sulle rive dell’Adige per controllare i movimenti degli gli spagnoli.

1515  

 

 

 

 

 

 

 

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

Lascia il campo d’ Este inquadrato nella retroguardia;  segue Bartolomeo d’Alviano prima a Badia Polesine e, di seguito, in Lombardia.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Partecipa alla battaglia di Melegnano.

Ott. nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Opera nel bergamasco; alla testa di 15 lance, di 200 cernite e di 700 fanti attacca Asola con Giacomo Novello ed Antonio da Martinengo: conquista la città, gli imperiali riparano nella rocca e dopo un giorno si arrendono. Si trasferisce all’assedio di Brescia;  viene preposto, con Malatesta Baglioni, alla guardia delle artiglierie che devono bombardare la Garzetta. Si vanta di potere avere la città in poche ore e fa voltare le artiglierie contro la Porta di San Nazzaro; all’alba vi è l’assalto alle mura.  Esso viene respinto dagli spagnoli dell’Icardo con la perdita, di parte veneziana, di più di 300 uomini. L’attacco frontale è molto biasimato da Gian Giacomo da Trivulzio che  giudica la cosa come una bestialità. 1500 schioppettieri spagnoli del Moriglione escono dalla città e costringono i veneziani a fuggire con l’ulteriore uccisione di molti uomini e del danneggiamento di molti pezzi di artiglieria. Undici pezzi vengono recuperati solo per l’intervento di Giampaolo Manfrone.

1516  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Nonostante la pressante richiesta di Giano Fregoso non si collega con le sue truppe in Val di Sabbia per contrastarvi gli imperiali.

Mar.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Alla testa di 100 lance alla difesa di Asola; respinge vittoriosamente gli attacchi degli avversari.

Apr.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si allontana da Asola con Antonio da Martinengo (100 lance); si dirige con tale capitano verso Gabbiano, si collega con Malatesta Baglioni e con quest’ultimo si porta a Pontoglio. A fine mese, sempre con Antonio da Martinengo, è inviato con 60 lance dal provveditore di Asola Francesco Contarini a Montichiari dove sono giunti 2000 lanzichenecchi e 200 fanti spagnoli della guarnigione di Brescia che sono stati convinti da Rizino d’Asola a passare al servizio della Serenissima. Pietro da Longhena per tutte queste azioni viene elogiato dal provveditore Francesco Contarini.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

Prende parte con 100 lance all’assedio di Verona: sorveglia ad Albaredo d’Adige il ponte con le  50 lance della sua compagnia.

1517  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

Al termine del conflitto, a metà mese, entra in Verona per Porta Calzari al seguito di Teodoro da Trivulzio.  Le sue 50 lance sono inviate a svernare nel trevigiano.

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

Il suo operato è lodato dal provveditore generale Andrea Gritti. Pietro da  Longhena si reca a Venezia per i festeggiamenti indetti dalla Serenissima in onore di Teodoro da  Trivulzio. Gli è confermata la condotta nonostante l’opposizione di alcuni membri del Consiglio dei Savi memori del suo operato in Friuli.

Giu.  

 

 

 

50 lance  

 

Il costo complessivo della sua compagnia è valutato essere di 4000 ducati l’anno.

1518  

 

 

 

 

 

 

 

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Acquista parte del castello di Longhena da Francesco Quaranta.

1519  

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Staziona nel bresciano con i suoi uomini d’arme.

1520  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Ai suoi ordini sono 208 cavalli.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Ha compiti di polizia a Crema affinché la locale fiera si svolga senza intoppi.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Cattura a Sirmione alcuni falsari.

1521  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Venezia Impero  

 

Lombardia

Incarcera a Praolboino il conte Federico Gambara: costui verrà fatto liberare poco dopo dal Consiglio dei Dieci.

Giu.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene messo in preallarme da Teodoro da Trivulzio; è avviato sui confini del bresciano a causa di una congiura antifrancese organizzata a Milano dai partigiani degli Sforza.

Lug.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Invia proprie spie nel campo imperiale.

Ago.  

 

 

 

45 lance Lombardia  Veneto ed Emilia

A Calvisano. E’ trasferito a Peschiera del Garda con Giampaolo Manfrone per controllare i movimenti di 8000 fanti svizzeri e tedeschi che da Trento si stanno dirigendo per i monti del veronese verso Mantova. Ritorna al campo di Fontanelle e porta soccorsi ai francesi assediati dagli imperiali in Parma: al rientro è invitato da Andrea Gritti di pagare almeno una parte del suo debito verso l’Arsenale dal quale ha acquistato alcune proprietà.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Alla difesa di Lodi con 30 uomini d’arme.

1522  

 

 

 

 

 

 

 

…………  

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ segnalato prima alla guardia di Cremona e, quindi, a quella di Crema. Si scontra a Soncino con gli imperiali cui cattura 40 cavalli: nel combattimento è ferito gravemente al braccio destro da un colpo di schioppetto.

Lug.  

 

 

 

 

 

 

 

Si ristabilisce dalla ferita. E’ sempre al comando di 50 lance.

1523  

 

 

 

 

 

 

 

Ott. Venezia Francia  

 

Lombardia

Al campo di Verolanuova.

1524  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Rimane a Treviglio con Camillo Orsini allorché Francesco Maria della Rovere si reca a Milano con altri condottieri per un consiglio di guerra con il viceré di Napoli Carlo di Lannoy.

Feb.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Resta nel veneziano quando Francesco Maria della Rovere attraversa l’Adda per congiungersi nel pavese con gli imperiali. Ad Orzinuovi.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Alla difesa di Crema. Accoglie nella città Carlo di Lannoy, il Connestabile di Borbone, il marchese di Pescara Ferdinando d’Avalos ed il duca di Traietto Onorato Gaetani.

Dic.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene inviato da Francesco Maria della Rovere presso Carlo di Lannoy: il viceré non lo riceve perché desidera parlare personalmente con il capitano generale veneziano e non con intermediari.

1525  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Con Antonio da Castello controlla i movimenti dei lanzichenecchi diretti in Germania dopo essere stati licenziati dagli imperiali.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

A Brescia.

1526  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Venezia Impero  

 

Lombardia

Lascia Lodi con Luigi Gonzaga; è inviato incontro alle truppe pontificie di Guido Rangoni che devono collegarsi con i veneziani per liberare a Milano il duca Francesco Sforza, assediato dagli imperiali nel Castello Sforzesco. Al termine della missione Francesco Maria della Rovere lo spedisce dal castellano di Musso Gian Giacomo dei Medici per sollecitare la spedizione dei fanti grigioni assoldati per conto degli alleati.

Lug.  

 

 

 

50 lance Lombardia

Giunge a Lecco ed a Musso per venire incontro a 1000 fanti; li scorta a Ponte San Pietro    e li conduce con le sue lance al campo di Melegnano. Alla morte di Marcantonio da Martinengo ottiene per un breve periodo  anche il comando della compagnia di quest’ultimo. Protegge con i suoi uomini d’arme la marcia al campo dei lanzichenecchi di Michele Gaissmayr che provengono dal vicentino. Asseconda Malatesta Baglioni all’ assedio di Cremona.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Entra nel castello di Cremona con 500 fanti ed i fanti di Michele Gaissmayr: assale con successo una trincea; è, viceversa, respinto un suo attacco ad un bastione. Prende parte ad un consiglio di guerra con  Malatesta Baglioni ed il castellano Annibale Picenardi.  In esso si stabilisce un attacco generale. E’ dato a Pietro da Longhena il comando della batteria del castello; Malatesta Baglioni e  Camillo Orsini devono condurre la loro azione a Porta Moso ed alla Porta di San Luca. Pietro da Longhena esce dal castello con i fanti di Guido Naldi, di Giorgio di Vailate, di Gabriele dalla Riva, di Anteo da Faenza e di Bernardo Manara: l’attacco non ha alcun effetto.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Ha il compito di costruire una trincea vicino al castello di Cremona. La città si arrende;  il suo operato è lodato dal provveditore generale  Piero Pesaro.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Gli è accresciuta la condotta con 25 uomini d’arme che hanno militato agli ordini di Malatesta Baglioni. Francesco Maria della Rovere lo destina alla difesa di Bergamo per proteggere la città da eventuali incursioni dei lanzichenecchi di Giorgio Frundsberg.

Dic.  

 

 

 

 

 

 

 

Il provveditore Piero Pesaro ripete gli elogi nei suoi confronti nella relazione di commiato in Collegio.

1527  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ l’unico condottiero di uomini d’arme al campo della lega.

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

Nel Polesine.

Mag.  

 

 

 

50 lance Toscana

In Toscana con 24 lance; altre 26 restano in Lombardia a disposizione del provveditore generale Domenico Contarini.

Lug.  

 

 

 

 

 

Umbria e Veneto

Viene a discordia con il della Rovere; abbandona senza preavviso il campo di Castel della Pieve (Città della Pieve) e si reca a Venezia.

Ago.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Scorta a Bosco Marengo il procuratore Piero Pesaro che deve incontrarsi con il Lautrec.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Ritorna in Lombardia alla notizia che da Milano sono usciti 2000 fanti, 50 uomini d’arme con 4 cannoni   diretti ad Abbiategrasso. Lascia il campo di Landriano con Cesare Fregoso (250 uomini d’arme, 1000 fanti e molti cavalli leggeri) per disturbare l’azione degli imperiali e tentare di fare entrare nella località 100 archibugieri. Vi è una scaramuccia a Binasco con gli uomini di Antonio di Leyva; poco dopo la città cade nelle mani degli avversari.

Dic.  

 

 

 

75 lance Lombardia

Raggiunge il campo di Cassano d’Adda.

1528  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Lombardia

A Cassano d’Adda. Due suoi figli feriscono gravemente al campo Galeazzo da Orti: sono fatti incarcerare dal provveditore generale Tommaso Moro. Pietro da Longhena interviene ad un consiglio di guerra con il provveditore ed altri condottieri: gli è dato il comando delle truppe nel bergamasco. Raggiunge Caprino Bergamasco; da qui si muove con 1500 fanti verso Lecco.

Mar.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si oppone sull’Adda a Ludovico Barbiano da Belgioioso, a Pietro da Birago ed a Filippo Tornielli: con le sue lance è costretto a ritirarsi, riporta alcune perdite (10 cavalli uccisi ed altri 14 feriti dagli archibugi), perché non è sostenuto in modo adeguato dalla fanteria di Ercole Rangoni. Affiancato da Guido Naldi nasce una controversia con Ercole e Claudio Rangoni, sedata solo dall’intervento di Giano Fregoso. Pietro da Longhena si dirige al forte della Chiusa nei pressi di Lecco con 600 fanti per soccorrervi Gian Giacomo dei Medici in difficoltà di fronte ad Antonio di Leyva. Cesare Fregoso chiede il suo aiuto per tamponare la situazione a Carenno; si rifiuta di appoggiarlo, abbandona anzi Pontone e ripara a Caprino Bergamasco.

Apr.  

 

 

 

75 lance Lombardia

Viene inviato alla difesa di Pavia di cui è nominato governatore: ha ai suoi ordini 907 fanti, 75 uomini d’arme e 105 cavalli leggeri.

Mag.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Pavia è attaccata da Ludovico  Barbiano da Belgioioso. Gli avversari sembrano volersi accostare alle mura; si ritirano subito dopo per cui Pietro da Longhena non fa suonare l’allarme.  Quando gli imperiali si avvicinano di nuovo alle mura cittadine pensa ad una ripetizione dell’azione precedente per cui non fa   dare in modo tempestivo l’allarme. Gli imperiali  non trovano pertanto ostacoli  al loro assalto; superano i ripari con le scale e colgono i veneziani sostanzialmente impreparati. Solo Annibale Fregoso e Pietro da Longhena cercano di resistere agli attaccanti; gli abitanti però si ribellano e gettano sassi sui  veneziani. Il condottiero viene azzoppato da una pietra lanciatagli contro ed è catturato sulla strada  con altri quattro uomini d’arme, tutti feriti a sassate dagli abitanti. Gli è imposta una taglia di 1000 ducati; la sua condotta,  come quella degli altri capitani, è sottoposta da parte veneziana al controllo di una commissione d’inchiesta diretta dal provveditore generale Tommaso Moro. In sede di Consiglio dei Savi Leonardo Emo propone il suo licenziamento e che a tutti i capitani coinvolti nella caduta di Pavia sia trattenuto lo stipendio fino alla fine del processo.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Liberato, lascia Milano e si reca a Venezia per difendersi: chiede una scorta perché a Brescia alcuni cittadini lo hanno assalito.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

Presenta un suo memoriale difensivo nel quale accusa della sconfitta alcuni connestabili  come il Cosco.

1529  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

 

 

Interviene a suo favore il duca di Milano Francesco Sforza.

1530  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

 

 

Si discute ancora a Venezia del suo caso in sede di Consiglio dei Savi: non è presa alcuna decisione a suo favore.

…………  

 

 

 

 

 

Lombardia

Investe parte delle sue fortune sono investite in terreni tra Calvisano, San Gervasio Bresciano e Visano. Fa costruire la roggia Longhena. Si ritira a Brescia dove partecipa alla vita pubblica. Nella città abita nei pressi di Santa Maria Calchera.

1533  

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene ucciso a Brescia probabilmente da un figlio.

CITAZIONI

“Capitan di cavalli, huomo animoso e pieno d’ardire.” GIOVIO

“E’ fidelissimo.” SANUDO

” …li seguia/ con un grosso squadron d’homeni d’armi/ che con tanta ordenanza/ che nol potrei nararre rn questi carmi./…/ (alla battaglia di Creazzo) Quivi l’ardito pietro da longiona/ e tutti quanti aduna guisa meno/ e questo, e quello con il stocco da lungie/ donandoli do morte acerba pena/ e le mebra apre, e disgiungie/ con tal destrezza, e con tanto valore/ che non s’accorgie chi di sua man more./…/(alla battaglia di Melegnano) Poi pietro da longiena il seguitava,/ con molta giente ne l’arme pregiata,/ usa in ogni battaglia horrenda, e prava/ di adoperarsi ben con lancia, e spata.” DEGLI AGOSTINI

Con Antonio da Martinengo e Giorgio da Vailate “Tutte persone ardite, e valorosi.” P. GIUSTINIAN

Fonte immagine: wikipedia

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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