GIOVANNI CARACCIOLO

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Condottieri di ventura

0377      GIOVANNI CARACCIOLO  Principe di Melfi, duca di Ascoli Satriano, marchese di Atella, conte di Forenza, duca di Venosa, conte di Avellino. Signore di Molfetta, Giovinazzo, Romorantin, Chateau-sur-Loire, Vitry-aux-Loges, Berre, Nogent, Brie-Comte-Robert, Martigues. Gran Siniscalco del Regno di Napoli. Maresciallo di Francia.

1487- 1550 (agosto)

Anno, mese Stato. Como. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1512  

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Francia Spagna  

 

Romagna

Prende parte alla battaglia di Ravenna.

1523  

 

 

 

 

 

 

 

Succede al padre Traiano nei suoi feudi e nella carica di grande siniscalco. Il solo territorio di Melfi gli frutta una rendita annua di circa 2500 ducati ed 8000 l’insieme dei suoi possedimenti.

1528  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Impero Venezia  

 

Abruzzi

Viene preposto alla difesa di L’Aquila con 400 cavalli e 700 fanti. Ne ha l’incarico di governatore. Rafforza le difese cittadine con la costruzione di più bastioni specie alla Porta Lavareta.

Feb.  

 

 

 

 

 

Abruzzi

Abbandona L’Aquila con Sciarra Colonna all’avvicinarsi di Pietro Navarro.

Mar. Francia Impero  

 

Puglia

Si trova alla difesa di Molfetta con la sua compagnia di uomini d’arme, 2 battaglioni di fanti spagnoli e 4 di fanti italiani. Intercetta il flusso dei rifornimenti  diretti al campo del Lautrec. E’ assediato in Molfetta da Pietro Navarro e dai fanti veneziani di Camillo Orsini (7000 uomini con 5 cannoni). Respinge due assalti nemici preceduti da un violento fuoco di artiglieria. Il Lautrec fa affluire altri cinque nuovi pezzi di artiglieria con i fanti delle Bande Nere di Orazio Baglioni: gli abitanti cominciano a ribellarsi per cui i difensori rimasti (1000 uomini) si ritirano nel castello. Francesi e veneziani entrano  in Molfetta e la mettono a sacco. Durante le operazioni di assedio rimangono uccisi 3000 fanti imperiali, per lo più italiani, parte nella città, parte nella rocca. Il Caracciolo è catturato sulle mura mentre  combatte a spada sguainata: si arrende a discrezione (con moglie e figli) nelle mani del Vieilleville che lo consegna al Lautrec. Ugo di Moncada non ne vuole pagare la taglia; sdegnato, il Caracciolo passa al servizio dei francesi. Gli sono affidati il comando di una compagnia di lance e gli è consegnato il collare dell’ordine di San Michele. Gli sono confiscati i beni dagli imperiali. Suoi caposquadra sono Ettore d’Assia, Carlo Seripassa, il Quaranta, Federico Morone, Camillo de Mons, Luigi Bonaventura, Aosto da Gaeta.

Mag.  

 

 

 

 

 

Lazio

All’assedio di Gaeta. Con Federico Gaetani occupa Fondi. Da San Germano (Cassino) si muove Federico di Monforte con numerosi fanti;  la località è presto recuperata senza difficoltà dai nemici.

Giu.  

 

 

 

 

 

Lazio

All’assedio di Gaeta. Il Lautrec gli invia in soccorso 6 galee veneziane; altre 2 si fermano alla foce del Garigliano.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lazio

Campania

Abruzzi

E’ costretto a lasciare l’assedio di Gaeta  per l’arrivo della flotta di Andrea Doria con 12 galee.   Parte dal territorio di Fondi con la  compagnia di uomini d’arme;  si collega con Renzo di Ceri e Napoleone Orsini allo scopo di entrare in Capua. Negli stessi giorni il marchese di Saluzzo capitola con gli avversari ad Aversa. Il Caracciolo con il Ceri e l’Orsini si sposta negli Abruzzi.

Sett.  

 

 

 

 

 

Abruzzi

Da L’Aquila incita alla  rivolta tutta la nobiltà napoletana; punta su Montereale e Tagliacozzo con 5000 fanti e 500 cavalli.

Ott.  

 

 

 

 

 

Umbria Marche e Puglia

Tenta con Renzo di Ceri (1000 fanti) un’azione diversiva tra Nocera Umbra e Gualdo Tadino: molti soldati lasciano le sue file del papa,  riconciliatosi  nel frattempo con gli imperiali. Raggiunge le Marche; a metà mese si imbarca a Senigallia con il Ceri e Federico  Gaetani. A Barletta; da tale località continua la guerra in Puglia.

Nov.  

 

 

 

 

 

Puglia

Alla difesa di Barletta

1529  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Puglia

Con Giovan Corrado Orsini fa catturare il capitano Girolamo da Cremona, sospettato di volere consegnare una porta di Barletta ad Alfonso d’Avalos. Viene avvicinato da un emissario del marchese di Vasto: gli sono proposti un matrimonio che leghi le famiglie Caracciolo d’Avalos, la grazia dell’imperatore Carlo V e la restituzione dei  beni che gli sono stati confiscati. Il Caracciolo informa il Ceri;  quest’ultimo fa torturare il messo al fine di conoscere i veri disegni degli imperiali.  Con lui alla guardia di Barletta si trovano oltre il Ceri, Federico Carafa, Simone Tebaldi, Giovan Corrado Orsini ed il principe di Stigliano Antonio Carafa.

Feb.  

 

 

 

 

 

Puglia

Invia 200 fanti a Giovinazzo per impadronirsi della località mediante un trattato: questo è scoperto ed i suoi uomini sono costretti a ritirarsi.

Apr.  

 

 

 

 

 

Puglia

E’ inviato dal  Ceri con 600 fanti (dei quali 140 sono uomini della sua compagnia) in aiuto di Monopoli, che è  assediata da Alfonso d’Avalos con 4000 fanti spagnoli e 2000 italiani aventi a loro disposizione   dodici pezzi di artiglieria. Entra nella città, vi introduce molto frumento e si unisce con Camillo Orsini ed il provveditore veneziano Giovanni Vitturi. Un intenso fuoco di artiglieria (trecentosessantasei) tiri) precede l’attacco generale degli imperiali: i difensori sistemano i ripari danneggiati con dei materassi. I nemici vengono respinti  lasciando sul terreno 300 fanti spagnoli e numerosi altri soldati di varie nazionalità. I veneziani, a loro volta, assaltano due trincee ed uccidono altri 100 fanti. Alla notizia che  Fernando Alarcon è entrato in Quarrata, nei pressi di Barletta, con molti fanti spagnoli, si collega con Simone Tebaldi e Federico Carafa per assalire tale località. Lo scontro dura tre ore: al suo termine i tre condottieri decidono di desistere dalle operazioni.

Mag.  

 

 

 

 

 

Puglia

Ritorna alla difesa di Monopoli. Gli imperiali iniziano la costruzione di una nuova trincea diretta alla porta vecchia; i difensori, con l’aiuto di 400 guastatori, ne scavano un’altra per impedire che i nemici arrivino al fossato. Alla fine gli avversari sono costretti a levare il campo ed a ritirarsi verso a Conversano. Alla conclusione delle operazioni di assedio alcuni soldati a causa della mancanza delle vettovaglie e del cronico ritardo delle paghe (specie per i francesi), mettono a sacco due botteghe: Giovanni Caracciolo interviene e fa impiccare due fanti. Con  Camillo Orsini convoca tutti i capitani ed è presa la decisione di inviare a Barletta  gli scontenti e di permettere (a chi lo voglia) di allontanarsi dal campo.

Giu.  

 

 

 

 

 

Puglia

E’ ancora obbligato ad agire dal punto di vista della disciplina allorché Paolo Antonio da Ferrara e Cherubino da Spoleto si ammutinano per la mancanza del soldo. Gli è dato l’incarico di attaccare Molfetta (difesa da due compagnie di fanti) e Giovinazzo, già suoi feudi: il Caracciolo rifiuta in un primo tempo l’incarico per non prendere parte all’inevitabile sacco della località. Con Giovan Corrado Orsini contribuisce a placare gli animi di alcune compagnie di fanti corsi decise ad ammutinarsi.

Lug.  

 

 

 

 

 

Puglia

Assale Molfetta per mare con l’ausilio della flotta veneziana di Piero Lando e del provveditore Giovanni Moro, mentre da terra agiscono il Carafa ed il Tebaldi. Tutt’ attorno alla città sono scavate  trincee che impediscono l’uscita o l’entrata ai difensori. Poiché le sue richieste di resa non sono accolte si prepara all’assalto alle mura. Il primo viene condotto dal  Carafa;  Giovanni Caracciolo e Simone Tebaldi si pongono alle sue spalle con gli archibugieri. La flotta veneziana, nel contempo, bombarda la città dal mare. L’artiglieria del  Caracciolo colpisce le mura dai cavalieri posti nelle trincee. I francesi irrompono nella città; il Carafa muore colpito da un sasso dopo essersi tolto l’elmo per il grande caldo. La località, a causa di tale morte, è messa orrendamente a ferro e fuoco; sono uccisi 400 difensori.  I soldati si appropriano di un bottino valutato sui 200000 ducati.

Ago.  

 

 

 

 

 

Puglia

Cade Giovinazzo di francesi lo nominano governatore di tale città assieme con Molfetta. E’ assalito  dagli avversari nella seconda località.

Nov.  

 

 

 

 

 

Puglia e Veneto

Al termine del conflitto Carlo V lo spodesta dei suoi beni.  Il Caracciolo si allontana dalla Puglia con i famigliari e si reca a Venezia con l’Orsini. Nella città lagunare prende alloggio a San Simeone ed è ricevuto nel Collegio dei Pregadi: è accolto con onore e gli viene fatto un dono del valore di 250 ducati.

Dic.  

 

 

 

 

 

Francia
1530  

 

 

 

 

 

 

 

L’ammiraglio di Francia Anne de Montmoréncy cerca, invano, di ottenere per il Caracciolo il perdono Carlo V. Si rifugia pertanto in Francia.

…………….. Firenze Chiesa Impero  

 

Toscana e  Francia

Alla caduta della repubblica fiorentina si reca a Marsiglia.

Lug.  

 

 

 

 

 

Francia

Ad Angouleme.

Ott.  

 

 

 

 

 

Belgio

E’ segnalato ad Anversa.

1531  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Francia

Vive a Parigi con due figli;  assiste nella chiesa di Saint-Denis all’incoronazione della regina Eleonora. Francesco I, a compensazione dei beni perduti nel regno di Napoli, gli accorda una pensione annua di 10000 lire tornesi aumentata, più tardi, a 15000 dal re Enrico II. Gli sono dati in feudo Romorantin, Chateauneuf-sur-Loire, Vitry-aux-Loges, il marchesato di Berre, Nogent, Brie-Comte-Robert, Martigues. Dei beni che gli sono stati confiscati, il principato di Melfi è concesso ad Andrea Doria, mentre il ducato d’Ascoli Satriano è destinato ad Antonio di Leyva.

1536  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Francia Impero 50 lance Piemonte

Invita Antonio di Leyva, di cui è amico, ad uscire dal Piemonte ed a attaccare i francesi in Provenza.

Giu.  

 

 

 

 

 

Francia

Si avvia verso Avignone; con Stefano Colonna, il Poton- Rossin ed il Buonavalle ostacola gli imperiali che stanno puntando sulla Provenza. E’ eletto governatore di Arles.

Ago.  

 

 

 

 

 

Francia

Si trova con Stefano Colonna alla difesa di Arles.  Entrambi ricoprono la carica di luogotenente del re. Incomincia ad apprestare le prime fortificazioni della città; compare anche il luogotenente generale Anne de Montmorency che spedisce ai due capitani italiani il Buonavalle con altre disposizioni. La sovrapposizione degli ordini disorienta gli abitanti i quali, alla fine, obbediscono alle indicazioni del Buonavalle. Giovanni Caracciolo accetta sostanzialmente la situazione; Stefano Colonna, al contrario, si sente offeso e preferisce rientrare in l’Italia.

……………..  

 

 

 

 

 

Francia

Giovanni  Caracciolo respinge i primi assalti portati ad Arles da Alfonso d’Avalos. Nasce tra i francesi una rivolta;  fa imprigionare due uomini delle squadre di Arzac de la Bresse. Il capitano francese intercede vanamente a loro favore; si sollevano allora 500 fanti  guasconi che  rendono la libertà ai due promotori della sedizione. L’intero colonnello guascone è subito trasferito in una diversa zona di operazioni; parte dei fanti esce per la porta di Crau e parte, con il de la Bresse, per la porta di Tarascona ove sono appostati tutti gli uomini d’arme, 2000 fanti e 300/400 abitanti di Arles armati. Il capitano guascone è obbligato a consegnare i due colpevoli ed altri soldati, che vengono giustiziati davanti a tutte le truppe; in conclusione anche il capitano viene punito con l’espulsione dall’ esercito con tutti i suoi uomini.

……………..  

 

 

 

 

 

Francia

Si trova a Lione ove assiste al processo a carico di un amico, il conte Sebastiano Montecuccoli,che è accusato di avere avvelenato il delfino di Francia su invito di Carlo V.

1537  

 

 

 

 

 

 

 

……………..  

 

 

 

 

 

Francia

Segue i lavori di rafforzamento delle mura di Hesdin.

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna  Piemonte

Ha con Giampaolo di Ceri li compito di radunare truppe in Romagna allo scopo di affrontare in Piemonte i nemici dei francesi.

Lug.  

 

 

 

 

 

Piemonte e Francia

Il re decide di affidargli il comando di una spedizione navale contro Napoli che deve essere condotta con una dozzina di galee. Svanisce ogni possibilità della missione e Giovanni Caracciolo rientra in Francia.

Ago.  

 

 

 

 

 

Francia

Opera nel nord della Francia al fine di fare fronte agli avversari.

Sett.  

 

 

 

 

 

Francia e  Grecia

Si imbarca a Marsiglia con il Saint-Blancard;  a fine mese naviga nelle acque di Patrasso, pronto ad unirsi con la flotta turca di Barbarossa ed a assalire il regno di Napoli.

Ott.  

 

 

 

 

 

Grecia

La stagione troppo inoltrata sconsiglia la prosecuzione dell’ impresa.

1538  

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Si trova sul Frejus.

1539  

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Francia

Assiste a Parigi alle onoranze funebri per l’imperatrice.

1541  

 

 

 

 

 

 

 

Ago. Francia Impero  

 

Francia

Agisce ad Arles con 2000 fanti e 200 lance allo scopo di difendere la Francia meridionale dagli attacchi dei nemici.

1542  

 

 

 

 

 

Francia

Prende parte alla conquista d’Ivoix, di Damvilliers e di Montmédy.

1543  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Francia

Ha l’ordine di unirsi con il duca di Vendome alla flotta francese e turca per combattere i nemici nel Mediterraneo; l’azione è rinviata per cui il Caracciolo viene trasferito nell’est della Francia.

Ago.  

 

 

 

 

 

Francia

Previene un’offensiva del conte di Rieux contro Landrecy (Landrecies): munisce la località di potenti fortificazioni. A fine mese si attesta a Guise con 1000 fanti tedeschi ed un certo numero di legionari e cavalli.

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Lussemburgo

 

Esce nottetempo da Landrecies, diventata indifendibile, senza che gli imperiali se ne rendano conto.  Si porta all’assedio di Lussemburgo.

Ott. dic.  

 

 

 

Luogotenente g.le

 

Lussemburgo e Francia

La mancanza di vettovaglie al campo provoca una rivolta dei lanzichenecchi e dei legionari. I secondi lasciano i loro alloggiamenti;  il Caracciolo ripiega prima ad Eraney, vicino a Jamets;  in un secondo tempo si muove in soccorso degli abitanti di Arlon. Gli è infine  data la disposizione di affrontare gli avversari fermi nei pressi di Landrecies. A dicembre il re Francesco I lo nomina luogotenente generale delle truppe che agiscono in  Lussemburgo; si muove con il Brissac e 400 uomini d’ arme allo scopo di liberare Lussemburgo dall’ assedio che vi è stato posto dai lanzichenecchi di Guglielmo di Furstenberg. Malgrado le difficoltà frapposte dal gelo marcia diritto su Crency, volta verso il monte di Saint-Jean;  coglie gli avversari da un punto più favorevole  Il Furstenberg è costretto a ritirarsi ed a ripiegare in Germania. Giovanni Caracciolo arretra, a  sua volta, a Stenay. Mancano i viveri per le sue truppe. Riesce a calmare i lanzichenecchi, non gli uomini della Champagne e della Normandia che disertano in massa.  Di 10000 uomini a sua disposizione inizialmente non ne rimangono che 300.

1544  

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Francia

Viene preposto alla guardia di Troyes con 5000 uomini. Fa appello a tutta la sua esperienza al fine di allestire valide opere difensive. Gli imperiali si dirigono verso la Champagne e minacciano Parigi.

Dic.  

 

 

 

100 lance Francia

A metà mese è nominato maresciallo di Francia; la sua compagnia passa da 50 a 100 lance.

1545  

 

 

 

 

 

 

 

Inverno  

 

 

 

 

 

Francia

Riporta l’ordine nel Périgueux dove la rivolta contro le gabelle è sfociata in gravi disordini. Si comporta con autorità e clemenza secondo il suo carattere.

Giu.  

 

 

 

 

 

Francia

Si trova a Le Havre;  vi riorganizza la fanteria.

Sett. Francia Inghilterra  

 

Francia

Con l’ammiraglio Annebault, il Maugeron ed il Langey combatte gli inglesi nei pressi di Boulogne.  Ispeziona le opere difensive della città.

Ott. Francia Francesco I gli affida l’incarico di governatore e di luogotenente in Piemonte. La partenza per Torino è ritardata da una malattia provocata, sembra, dal dolore causato dalla diffidenza di alcuni consiglieri del re sulla sua lealtà.
1546  

 

 

 

 

 

 

 

……………..  

 

 

 

 

 

Francia

Controlla lo stato delle  fortificazioni nemiche di Neuf- Chastel;  colloca il campo francese a  Mont Lambert. Ha numerosi scontri con gli avversari. Per conto del re di Francia fa pressioni su Gian Luigi Fieschi affinché non effettui alcuna azione contro Genova ai danni di Andrea Doria. Non viene ascoltato;  nel gennaio dell’anno seguente il Fieschi rimarrà ucciso nel suo tentativo.

1547  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Giunge a Rivoli con 100 uomini d’arme quasi tutti nobili del regno di Napoli; si trasferisce, in un secondo momento, con i suoi uomini a Mondovì allo scopo di coadiuvare Gian Luigi Fieschi a Genova ai danni del Doria. L’azione fallisce per la prematura morte del Fieschi: Giovanni Caracciolo è accusato da Ferrante Gonzaga di avere avuto parte nella congiura.

Ott.  

 

 

 

Luogotenente g.le Piemonte

E’ confermato dal re Enrico II nel suo incarico; in Italia ha il comando di tutte le truppe che si battono contro gli avversari. Mantiene una ferrea disciplina; impedisce  che i suoi soldati compiano atti di saccheggio nelle aree  in cui vengono destinati.

1548  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Militano ai suoi ordini tra i dodici e d i quindici governatori di città, venti, trenta capitani di uomini d’arme, altrettanti di cavalli leggeri e più di duecento capitani di fanti francesi, italiani, tedeschi e svizzeri. A fine mese con Piero Strozzi ed il Termes ha l’incarico di catturare il marchese Francesco di Saluzzo ritenuto troppo vicino al partito imperiale. Lo assale all’improvviso a Revello, lo cattura e si impossessa di tutto il marchesato. I suoi avversari a corte riferiscono che abbia richiesto perdono al marchese per quanto costretto a fare: si rinfocolano, pertanto, a Parigi i sospetti sempre vivi nei suoi confronti. L’indagine è affidata ad Antonio Caracciolo; questa lo scagiona da ogni accusa.

Ago.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Ospita a Veglio, nel vercellese, il re di Francia. Nello stesso anno, verso marzo, con lo Strozzi fa imprigionare nel castello di Pinerolo il vescovo di Aire (in Guascogna) Gabriele di Saluzzo, fratello del marchese Giovanni Ludovico a causa della defezione di quest’ultimo dalla causa francese a quella imperiale.

1549
Ott. Piemonte Accoglie Anna d’Austria allorché la nobildonna si reca in Francia al fine di raggiungere il marito Francesco di Lorena. Nello stesso anno i cardinali di Guisa e du Bellay fanno pressioni affinché gli venga concesso il comando di un’ impresa da condursi ai danni di Genova al posto dello  Strozzi.
1550  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. lug.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Si ammala in modo grave.  E’ invitato a ritirarsi in Francia da Anna di Poitiers, la favorita del sovrano. A luglio Antonio Caracciolo fa sapere al re che il padre Giovanni desidera di essere sostituito e che ha deciso di ritirarsi a Romorantin con i suoi famigliari.  Giovanni Caracciolo parte per la Francia. Il suo posto, per intervento di Anna di Poitiers, è affidato al signore di Brissac, gran maestro dell’ artiglieria.

Ago.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Si ferma a Susa per trovarsi con il suo successore; muore in città subito dopo l’incontro con il Brissac. E’ sepolto a Torino nella chiesa di San Domenico nella cappella della Beata Vergine del Rosario. Il Caracciolo ha fatto parte dell’Accademia Pontaniana. Il duca d’Atri Andrea Matteo Acquaviva gli dedica la sua traduzione di Plutarco “De virtute morali.”

 CITAZIONI

“Uomo di chiaro valore.” VARCHI

“Essendo stato huomo di alto governo, e giuditio, giusto e severo anchora per pace e guerra.” BUGATI

“Cavaliere di presta risoluzione e molto ardente nelle faccende.” SANTORO

“Huomo di gran giustitia et governo, ma austero et rigoroso.” CAMBIANO

“Ce fut(la sua morte) un gran dommage pour la France, à cause de la singuliere prudence, bonté et experience qui estoient en luy, ayant accompagné tous ses faits et toutes ses actions, tant civiles que militaires, d’une très-recommandable devotion et fidelité envers ceste couronne, ores (sebbene) que legerement recompensé toutefois sur la perte de ses biens et estat.” B. DU VILLARS

“Le prince de Melphes près Guyse/ Accompaigné du seigneur de Brissac,/ Bien quatre cens hommes de mise/ Ils ont occis et mis a sac.” Recueil de Poèsies françoises. MONTAIGNON

Con Stefano Colonna “Tous deux chevaliers de l’ordre.” DU BELLAY

“Cavaliero di molto valore.” OROLOGI

“Huomo valoroso e saggio.” ROSEO

“(La sua morte) fu, come scrisse il cronista (Boyvin du Villars) “un grand dommage pour la France a cause de la singuliere prudence, bonté et experience qui estoient en luy, ayant accompagné tous ses faicts et toutes ses actions, tant civiles que militaires, d’une très recommendable devotion et fidelité envers ceste couronne…Il Caracciolo si era fatto stimare alla corte di Francia da coloro che erano più sensibili alle qualità intellettuali e morali, conquistando così l’amicizia della regina Margherita di Navarra..I suoi tratti ci sono stati tramandati da A. Minnucci (1549), egli era un “uomo di grata e venerabile presenza, di buona statura, di pelo tutto bianco”, e così ci appare in due disegni della scuola di Clouet che ci sono rimasti, mentre sembra sia andato perduto il ritratto che Brantome vide presso un discendente del principe.” SCHEURER

“Un des grands capitaines..(Riorganizza e dà una disciplina alla fanteria)..Il y mit donc si bon ordre et una discipline si rigoureuse, que, puis amprès, la milice de par delà ressembloit mieux un’escolle bien refformée de sages escolliers que de soldats.” BRANTOME

“Capitano vecchio di molto valore.” LAZARI

 

 

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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