CAMILLO ORSINI Marchese di Atripalda e di Montefredane

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

A –  – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Z

Cerca nel sito:

CAMILLO ORSINI  Marchese di Atripalda e di Montefredane, principe di Amatrice. Signore di Mentana e di Monterotondo.

Figlio di Paolo, fratello di Fabio, padre di Giovanni, Latino e Paolo, cugino di Camillo Pardo, cognato di Malatesta e di Orazio Baglioni, genero di Giampaolo Baglioni, suocero di Baldassarre Rangoni.

1492 – 1559 (aprile)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1502 Campania

Alla tragica morte del padre viene condotto a Napoli presso il re di Spagna Ferdinando il Cattolico; gli viene assegnata una pensione annua di 300 ducati sulle entrate di Gravina. Questa gli sarà  regolarmente pagata fino al 1528.

………….. Venezia

Ha il suo apprendistato d’armi nelle compagnie di Niccolò Orsini.

………….. Venezia

Milita agli ordini di Bartolomeo d’Alviano che gli affida il comando di una compagnia di uomini d’arme.

1508
Feb. Venezia Impero Veneto

Partecipa alla battaglia di Tai di Cadore.

1510
Lug. Francia Venezia Veneto

Si trova al campo di Santa Croce sul Brenta con Gian Giacomo da Trivulzio: non manca di informare in segreto la Serenissima sui movimenti dell’ esercito francese.

1512
Mar. Lazio

Vive a Bracciano.

Mag. Chiesa Francia 50 lance

Gli viene concessa una condotta dal papa Giulio II.

1513
Feb. Umbria

Alla  morte del papa si offre di fare riavere a Spoleto il castello di San Giovanni controllato dal comune di Trevi.

Apr. Chiesa

Contatta i veneziani per passare al loro servizio. Accetta, invece, una condotta dal papa Leone X che gli affida il comando di alcuni cavalli leggeri.

1515
Mag. Chiesa Francia

Raccoglie fanti tedeschi e spagnoli per conto di Giuliano dei Medici.

Sett. Emilia

Si trova a Piacenza.

Nov. Toscana

Affianca Leone X nel suo solenne ingresso in Firenze.

1516
………….. Umbria

Raggiunge Spoleto;  ha modo di portare nella città la pace tra le fazioni dopo che in tale intento sono falliti gli sforzi di Giovanni degli Albizzi e Pietro Ridolfi, commissari pontifici.

1517
Gen. Chiesa Comp. ventura Marche

Contrasta Francesco Maria della Rovere, teso alla riconquista del ducato di Urbino. Opera nel vicariato di Mondavio per tagliare le linee di rifornimento agli avversari.

Feb. Marche

Esce da Fano e giunge a Montalboddo (Ostra) con 1500 cavalli. Gli abitanti lo fanno entrare con alcuni soldati dopo qualche discussione. Vi si ferma per quindici giorni;   tratta il  contado a discrezione; numerose sono le scorrerie verso Senigallia.

Mar. Marche

Staziona tra Fossombrone e Senigallia;  continua a depredare il territorio circostante.

Mag. Firenze Comp. ventura Toscana e Marche

Si reca a Firenze con Gherardo Bartolini Salimbeni alla ricerca del denaro necessario per le paghe: gli sono consegnati 12000 fiorini che porta al campo. Il denaro non è sufficiente ad impedire la diserzione   dei fanti guasconi. L’Orsini interviene con alcuni cavalli leggeri in soccorso di Camillo da Trivulzio che si trova in difficoltà; la sua azione a San Remulo permette il rientro al campo pontificio di 600 fanti guasconi, che si sono pentiti della precedente defezione. Sempre nel mese è inviato con molti uomini d’arme e 200 cavalli leggeri a Perugia per sostenere  la causa di Giampaolo Baglioni attaccato nella città dal della  della Rovere e da Carlo Baglioni.

1518 Lazio

Offende a Roma Girolamo Mattei nella casa di una cortigiana, Giulia la Patrizia.

1519
Mar. Lazio

Giovanni dei Medici uccide a Roma un suo caposquadra, il Brancaccio. L’Orsini, per rappresaglia, si colloca davanti al ponte di Sant’Angelo e fa sbarrare il passo al Medici con 200 uomini armati di picche. Il Medici, alla testa di 20 fanti, assale i suoi uomini con Girolamo e Marcantonio Corso, li  mette in fuga  ed entra nel castello.

1520
Mar. Umbria e Lazio

Si sposa a Castiglione del Lago con Elisabetta Baglioni figlia di Giampaolo;  alle sue nozze sono presenti anche i cognati Orazio e Malatesta. Allorché il suocero è convocato a Roma dal pontefice, lo  persuade a recarvisi con un salvacondotto.  Lo accompagna nella città.

Giu. Lazio

Con la cattura e la decapitazione del Baglioni entra in urto con i pontifici. Gli sono confiscati i suoi beni che vengono concessi al fratello Roberto: il congiunto rinuncia alla dignità arcivescovile di cui gode, si sposa e non vuole riconoscere nulla a  Camillo.

Ott. Orsini Chiesa Lazio

Minaccia lo stato della Chiesa alla testa di 300 uomini tra fanti e cavalli; si collega con Orazio Baglioni ed insieme compiono alcune scorrerie nei pressi di Roma. Si porta a Cittaducale. Viene qui avvicinato dagli emissari pontifici Raimondo Capodiferro e Pietro di Santacroce; rifiuta il comando dei cavalli leggeri dello stato della Chiesa che  gli viene   proposto dai francesi alla condizione di ricomporsi con il papa Leone X. Teme di essere catturato e fare la stessa fine del suocero. Si allontana.

1521
Gen. feb. Veneto

Si incontra a Cittadella con Malatesta Baglioni; si reca a Venezia nel Collegio dei Pregadi. Negli stessi giorni la moglie, che risiede a Cittaducale, libera con alcune donne un capofazione degli Orsini, catturato su ordine del papa dal Romages, commissario del viceré di Napoli. A febbraio con Onofrio di Santacroce inizia a raccogliere truppe nel territorio di Spoleto allo scopo di togliere il castello di Foglia al cardinale Franciotto Orsini, che ne è venuto in possesso ai danni degli eredi di Troilo Orsini del ramo di Mugnano.

………….. Impero Francia Belgio
Sett.

Si offre ai veneziani;  la sua richiesta viene appoggiata dal provveditore generale Andrea Gritti.

Dic. Comp. ventura Perugia Chiesa Umbria

Alla morte di Leone X si unisce con il della Rovere, Malatesta ed Orazio Baglioni per aiutarli a recuperare i loro stati nelle Marche ed in Umbria. Giunge a Spoleto con fanti e cavalli;  invia Marzio Orsini a Perugia per cercare un accordo tra i cognati e Gentile Baglioni che regge la città. Varca la Nera con 200 fanti e 60 cavalli ed a San Gemini vince Angelo da Todi e Dolce da Corbara che, con 2000 fanti, cercano di ostacolargli il passo per Acquasparta. Prosegue per Montefalco;  si collega con il della Rovere ed i due Baglioni (200 uomini d’arme, 300 cavalli leggeri e 5000 fanti). Falliscono le prime trattative con Gentile Baglioni;  ritorna a Spoleto con Orazio Baglioni. Si incontra con le autorità cittadine e con Renzo di Ceri che tentano anch’essi  di porre termine al conflitto.

1522
Gen. Fuoriusciti

Comp. ventura

 

Siena

Chiesa Firenze

 

Umbria e Toscana

Avuti 500 fanti dagli spoletini, sconfigge prima Vitello Vitelli e poi Alessandro Vitelli a Civitella d’Arno; giunge a Ponte Valdiceppi, a Ponte San Giovanni ed a Bastia Umbra. Con l’ingresso in Perugia dei soccorsi portati a Gentile Baglioni da Guido Vaina e da Vitello Vitelli (120 uomini d’arme, 200 cavalli leggeri e 2500 fanti) fallisce ogni possibilità di accordo. L’Orsini attacca Perugia al borgo di San Pietro, a Porta Sole ed a Porta Borgna (Eburnea) con sette pezzi di artiglieria avuti in prestito da Alfonso d’Este; segue un lungo assalto  inizialmente respinto. La resistenza degli avversari è piegata per la viltà di Vitello Vitelli che, ferito da un colpo di schioppetto al piede destro, approfitta della notte per abbandonare la città e fuggire a Città di Castello. Con Malatesta Baglioni  l’Orsini fa rimanere le truppe  fuori delle Due Porte per impedire il saccheggio di Perugia. Subito dopo raggiunge Todi per  riammettervi i fuoriusciti. Con il della Rovere continua la sua azione offensiva contro Siena in appoggio all’ex-vescovo di Sovana Lattanzio Petrucci, desideroso di scacciare dalla signoria cittadina il cardinale Raffaele Petrucci. La mancanza di rifornimenti lo costringe  a desistere ed a rientrare in Umbria.

Feb. Umbria e Lazio

Prende parte alla difesa di Perugia allorché i pontifici di Giovanni dei Medici si avvicinano alla località. Si colloca alla guardia della Porta di San Pietro;  ha un colloquio con il capitano nemico per ricercare una via meno cruenta per la risoluzione dei problemi. E’ trovato un compromesso seppur temporaneo;   l’Orsini fa ritorno a Roma.

Mar. Lazio

Obbliga il cardinale di Santi Quattro a lasciare libero entro il termine di otto ore il Palazzo della Penitenzieria di cui prende possesso.

Lug. Venezia 41 lance

Il Consiglio dei Savi gli concede una condotta di 100 lance per due anni di ferma: gli è riconosciuto uno stipendio annuo di 60 libbre d’oro. Vengono a far parte della sua compagnia 60 uomini d’arme che hanno militato con Orazio Baglioni;  gli è data la possibilità di ampliare a tale contingente con altre dieci unità.

Sett. Veneto

A Venezia in Collegio: è gratificato di cortesie dal doge Marino Grimani.

1523
Giu. Veneto

Ritorna a Venezia a rendere omaggio al nuovo doge Andrea Gritti. Viene alloggiato in un palazzo sul Canal Grande, a San Felice.

Sett. Venezia Francia Veneto

Ha il permesso dal Consiglio dei Savi di portare a 100 l’organico della propria compagnia di uomini d’arme.

Ott. 100 lance Lombardia

Si trova con la sua compagnia e 600 fanti a Palazzolo sull’Oglio. Si sposta  alla difesa di Bergamo.

Dic. Lombardia

In azione nei pressi di Lodi.

1524
Gen. Lombardia

Ha il comando delle truppe con Pietro da Longhena. Si porta a Treviglio allorché il della Rovere si reca a Milano con altri condottieri per un consiglio di guerra con il viceré di Napoli Carlo di Lannoy.

Feb. Lombardia

Fa disertare dal campo francese 200 stradiotti il cui comando è dato a Luigi Gonzaga. Attraversa l’Adda con il della Rovere per unire le sue forze a quelle degli imperiali nel pavese. E’ segnalato al campo di Lacchiarella.

Mar. Lombardia

Prende parte alla conquista di Garlasco;  vi fa prigioniero Battistino Corso. Nello scontro è ferito da due palle di archibugio. Il suo comportamento nella circostanza è   molto elogiato dal provveditore generale Piero Pesaro.

Apr. Piemonte

E’ segnalato al campo di Casalino;  gli è ferita la cavalcatura in una scaramuccia. Con Mercurio Bua, Luigi Gonzaga ed il Farfarello affianca il della Rovere in perlustrazione verso Vercelli: sorpreso dai schioppettieri francesi otto dei suoi uomini d’arme sono catturati e ritornano al campo senza le loro cavalcature. Tallona i francesi in ritirata da Novara verso Susa;  con Paolo Luzzasco è uno degli artefici della vittoria di Romagnano Sesia quando, alla testa di 150 lance e di 2000 fanti, attacca le milizie del Bonnivet mentre stanno guadando il fiume. Si impadronisce di quattro pezzi di artiglieria; nella battaglia rimane ucciso Pietro Baiardo (che prima di morire vorrà conoscere l’Orsini) e 1000 fanti svizzeri; altri 500 annegano nelle acque del Sesia.

Mag. Lombardia

Assedia Lodi;  con altri capitani convince Federico Gonzaga da Bozzolo a lasciare la località dal momento che l’esercito francese è in rotta e si sta ritirando verso le Alpi.

Giu. Veneto

Viene ancora elogiato a Venezia da Piero Pesaro. Si porta anch’egli nella città, si incontra con il doge ed è presente alla cerimonia in San Marco nella quale sono consegnati al della Rovere lo stendardo ed il bastone di governatore generale. Si trasferisce ai suoi alloggiamenti siti a Conegliano.

1525
Gen. 40 lance e 100 cavalli leggeri Lombardia

Alla guardia di Bergamo. Con il capitano della città Tommaso Moro provvede ad arruolare  2000 fanti delle vallate che fa entrare alla difesa della località.

Feb. Lombardia

Prende parte alla vittoriosa giornata di Pavia in cui è catturato il re di Francia Francesco I; ritorna a Lovere ed a Bergamo.

Mag. 35 lance Lombardia

Da Bergamo realizza in Lombardia una efficace rete di spionaggio capace sia di informare la Serenissima sui movimenti delle truppe imperiali,  sia di sapere gli orientamenti politici in Francia.

Ott. Lombardia

Si avvia a Crema con il della Rovere, Giulio Manfrone, Antonio Maria da Martinengo ed Alberto Scotti per ispezionare i lavori di fortificazione della città; rientra a Bergamo e spedisce sull’ Oglio Giacomo da Vicovaro allo scopo di sorvegliare le rive del fiume.

Nov. Lombardia

E’ lodato a Venezia una volta di più dal provveditore generale Piero Pesaro per l’organizzazione della sua rete informativa composta di numerosi viaggiatori.  L’Orsini a Bergamo provvede con l’operato di 1200 guastatori al rafforzamento delle strutture difensive: sono tagliate più di seimila piante nelle vicinanze delle mura. Il malumore dei cittadini è anche alimentato dal comportamento dei soldati che, sotto il pretesto di cercare i materiali per la costruzione dei bastioni, spesso rubano quanto possono entrando nella case e nei cortili.

…………..

Con la morte del fratello Roberto riacquista i suoi beni dei quali sarà investito più tardi dal papa Clemente VII.

1526
Gen.

Ha ai suoi ordini 40 lance.

Giu. Venezia Impero Lombardia

Fa arrestare due soldati della compagnia di Gentile di Carbonara che, con altri loro commilitoni, hanno tolto dalle mani del podestà Paolo Valaresso l’uccisore di Giovanni Antonio Borella; uno dei due, riconosciuto colpevole, è fatto impiccare dall’  Orsini ad una finestra che dà sulla piazza. Il suo palazzo è allora assalito dai fanti di Rodolfo da Mantova; intervengono  a sua difesa soldati delle compagnie di Gabriele dalla Riva e di Marco da Napoli che malmenano i sediziosi. Ha l’incarico di controllare lo svolgersi di un trattato volto ad impadronirsi di Trezzo sull’Adda; affianca poi a Chiari  il della Rovere e Malatesta Baglioni;  coadiuva Ludovico Vistarini a scacciare gli imperiali da Lodi. Pianta le artiglierie e bombarda le mura del castello con tale impeto da costringere gli assediati ad arrendersi prima dell’arrivo dei rinforzi inviati da Alfonso d’Avalos.

Lug. 100 lance Lombardia

A Lambrate tra i testimoni del duello tra Sigismondo Malatesta e Ludovico Vistarini. Appoggia il della Rovere all’assedio di Milano: prende parte  all’attacco a Porta Romana. In una scaramuccia con gli spagnoli di Giovanni di Santacroce è ferito da un colpo di schioppetto. I veneziani sono respinti. L’Orsini è presente al consiglio di guerra in cui il della Rovere ed il provveditore  Pesaro decidono di ritirarsi al campo di Melegnano; ne sposa  le tesi attendiste.

Ago. 90 lance Lombardia

Ancora a Bergamo;  si sposta a Lovere per controllare i movimenti dei lanzichenecchi. Nonostante che non stia troppo bene è trasferito all’assedio di Cremona in appoggio all’azione di Malatesta Baglioni (con il quale è in buoni rapporti), in quanto il cognato sta incontrando notevoli difficoltà.   L’Orsini ha il comando della seconda batteria (3351 fanti, 150 lance e 180 cavalli leggeri) per attaccare Porta Moso: sono al suo fianco i lanzichenecchi di Michele Gaissmayr ed i fanti di Antonio da Castello, di Antonio Ferramolini, nonché quelli di Girolamo da Martinengo, di Alessandro da Colorno, di Marco da Napoli, di Giovanni Albanese, di Giovanni Moro, di Pompeo Ramazzotto e di altri capitani. Inizia a battere le mura con un falconetto, un mezzo cannone e due sagri; l’assalto, che è concordato con il Baglioni è respinto dal fossato e da file di archibugieri  di protezione  alla porta. L’esito è negativo; critica l’operato del Baglioni che, presto, sarà sostituito nel comando delle operazioni dallo stesso della Rovere.

Sett. Lombardia

A Brescia per curarsi.

Ott.  nov. Veneto e Lombardia

Guarito, si reca a Venezia in Collegio;  è ricevuto in udienza anche dal Consiglio dei Dieci. Chiede il permesso di rientrare a Roma:  non gli viene concesso a causa della sua inimicizia con il della Rovere. A Padova ove colloca i suoi alloggi nel monastero di Santa Giustina. Ha il compito di valutare lo stato delle fortificazioni cittadine. Si sposta nel vicentino con Cesare Fregoso al fine di fare fronte all’avanzata dei lanzichenecchi di Giorgio Frundsberg con 150 lance, 500 cavalli leggeri e 4000 fanti; controlla le difese del capoluogo e si dirige a Bassano del Grappa, a Thiene, a Breganze ed a Asiago; ispeziona i valichi di montagna e le possibilità di difesa del veneziano. Gli avversari prendono altre strade e dal Trentino penetrano in Lombardia per la via di Anfo. L’Orsini  ripiega nel bresciano;  a Padenghe sul Garda è obbligato a fermarsi per una caduta da cavallo. Invia truppe a Gavardo che sono sconfitte; esita ad inseguire gli avversari per timore di lasciare sguarnita Salò. Resta in sostanza inattivo tra Salò e Lonato mentre i nemici si allontanano dal veneziano per pervenire a Castiglione delle Stiviere. L’Orsini si porta a Peschiera del Garda;  chiede ancora di potersi recare a Roma. Il Collegio dei Pregadi si oppone sempre alla sua richiesta; si incontra con il procuratore Alvise Pisani; ritorna a Bergamo con l’incarico di governatore.

Dic. Veneto

A Padova per curarsi della lue; alloggia  nel monastero di Santa Giustina. A Venezia, Piero Pesaro nella sua relazione di commiato spende sempre  buone parole nei suoi confronti; è criticato al contrario  dal della Rovere.

1527

 

Gen. mar.

 

100 lance

 

Veneto e Lazio

Alvise Pisani esprime un giudizio negativo nei suoi confronti per l’ inattività che ha rivelato di fronte ai lanzichenecchi. L’Orsini ottiene  il permesso di rientrare a Roma;  chiede di essere trasportato ad Ancona su una fusta per timore di essere ucciso dai partigiani del duca di Urbino nel transitare  dei territori del ducato. Ricevuto in Collegio dal doge Andrea Gritti si reca a Chioggia; da qui raggiunge Roma. La sua compagnia resta a Bergamo agli ordini di Mercurio Bua.

Mag. Chiesa Impero Lazio ed Umbria

Prende parte alla difesa di Roma contro i lanzichenecchi del Connestabile di Borbone: costoro irrompono nella città approfittando di una forte nebbia che impedisce ogni possibilità di tiro alla artiglierie di Castel Sant’Angelo. I nemici conquistano la città in sole due ore di lotta. L’Orsini si trova alla guardia dei borghi Ponte e Parione (Borgo Leonino) con 1000 uomini per lo più raccogliticci in quanto molti sono artisti ed artigiani senza alcuna esperienza militare. Combatte con la forza della disperazione;  toglie agli avversari due insegne; segue la controffensiva degli imperiali;  i pontifici sono presto trucidati o dispersi. Dei suoi uomini se ne salvano solo un centinaio. Si muove con Valerio Orsini, Simone Tebaldi e Giovambattista Savelli;  con 200 cavalli tenta di opporsi agli spagnoli a Ponte Sisto. Esce da Roma per una condotta fognaria e non dà notizia di sé per qualche giorno tanto che viene creduto morto. Ripara a Narni;  si collega a Marsciano con l’esercito confederato del della Rovere.

Giu. Umbria

Giunge a Spoleto, ha a disposizione poche truppe e nulla può contro l’avanzata nemica.

Lug. Venezia Impero Veneto

Si reca a Venezia in Collegio;  ritorna agli stipendi dei veneziani.

Dic. Lombardia

Cavalca a Ponte San Pietro ed a Caprino Bergamasco per sorvegliare con 400 uomini d’ arme le rive dell’Adda e per prestare soccorso, dal punto di vista logistico, a Gian Giacomo dei Medici ed a Antonio da Castello intenti all’ assedio di  Lecco.

1528
Gen. Lombardia

Giunge al campo di Cassano d’Adda per la rassegna dei suoi uomini; si sposta poi a Brescia (è alloggiato in San Pietro Oliveto) per prendere parte ad un consiglio di guerra con il provveditore generale Tommaso Moro. Negli stessi giorni il Lautrec chiede il suo operato: l’Orsini si mette in contatto con il capitano generale francese tramite Pandoldo di Civita. Quest’ultimo si reca pure a Venezia affinché egli sia eletto governatore generale.

Feb. Romagna Abruzzi e Puglia

Transita per Ravenna con 30 cavalli per unirsi con il Lautrec diretto nel regno di Napoli; è nominato  governatore degli Abruzzi. Ha il comando di un colonnello i cui capisquadra sono Girolamo da Cremona, Marco Tullio d’Ascoli, Giandomenico da Piacenza. Occupa Civitella del Tronto e Sulmona con Valerio Orsini; nel consiglio di guerra tenutosi in tale località fa pressione perché l’esercito punti direttamente su Napoli e non disperda le sue forze in un’azione diversiva in Puglia, anche se questa è volta a facilitare il vettovagliamento delle truppe. Prevale la seconda tesi. Si trova alla testa di 2000 cavalli leggeri, di alcune bande estensi guidate da Francesco Cantelmi, di otto compagnie di fanti tedeschi e di altre di italiane agli ordini di Gabriele dalla Riva. assale la rocca di Popoli dove si è rinchiusa Giovanna Carafa, vedova di Ristagno Cantelmi; la   convince alla resa con un breve assedio. Fa accompagnare la nobildonna (che più tardi sposerà) a Sulmona;  nella fortezza vi rimane il dalla Riva. Sempre all’avanguardia con i cavalli leggeri si impadronisce di Torremaggiore;  vi si ferma con i provveditori generali Alvise Pisani e Giovanni Vitturi.

Mar. Puglia

Persuasa (tramite Pandolfo di Civita) Violante Orsini a cedere Sangro, affianca Pietro Navarro all’espugnazione di Molfetta dove sono uccise 3000 persone. Si avvia  con i lanzichenecchi militanti agli stipendi dei veneziani verso Trani e Barletta,  città che gli aprono le porte.

Apr. Puglia

Ottiene il castello di Trani alla cui difesa si trova il marchese di Corato Ladislao d’Aquino, cui è imposta una taglia di 4000 scudi; tocca San Leonardo con 1300 fanti e 400 cavalli: ne rovina la torre e conquista nei pressi una chiesa fortificata.

Mag. Puglia

Si colloca sotto Manfredonia dove si trova Pier Luigi Farnese con 1000 fanti. L’assedio è condotto per terra da 2000/4000 fanti (secondo le fonti) e per mare dal capitano del golfo Almorò Morosini con 25 galee. L’Orsini ricorre a tutti i mezzi che gli sono concessi dalle tecniche del tempo per potere occupare la località (bombardamenti mirati, scavo di mine);  l’attacco combinato da terra e da mare sortisce, alla fine, i suoi effetti positivi.

Sett. Puglia

Ritorna a Trani con Eligio della Marra alla testa di 700/800 fanti e di 300 cavalli. Ha l’incarico della difesa della località; ha frequenti dissidi con il provveditore Giovanni Vitturi che sfociano in un’aperta  contesa. Viene accusato in Senato, dal Vitturi e dal provveditore del mare Agostino da Mula di essersi impadronito con Vittore Soranzo di beni di persone bandite.

Ott. Puglia

Entra in Barletta attraverso il castello e mette a sacco la città. Se ne pone alla difesa con 1500 fanti;  vi si incontra con Renzo di Ceri.

Nov. Governatore g.le Puglia

Il Consiglio dei Savi lo elegge governatore generale in Puglia: in questa veste appoggia il Ceri  nominato capitano generale e luogotenente del re Francesco I nella regione. All’Orsini è riconosciuta una provvigione annua di 1000 ducati.

Dic. Puglia

Rafforza Trani, di cui è nominato governatore, a seguito delle minacce portate da Alfonso d’Avalos con 3000 fanti e molti pezzi di artiglieria.

1529
Gen. Puglia

Litiga con il Ceri perché un suo favorito, fatto prigioniero dagli imperiali (cui egli ha promesso di fare avere il comando di un colonnello ed una compagnia di 200 fanti) è accusato di connivenza in un tentativo di tradimento organizzato da Girolamo da Cremona. Convinto della colpevolezza del suo subordinato  l’Orsini si riconcilia con il Ceri.

Feb. Puglia

Francesco I gli concede entrate per 3000 ducati nel regno di Napoli ed una condotta di 3000 fanti e di 200 cavalli leggeri. Chiede inutilmente denaro al Ceri che ne è ugualmente sprovvisto.

Mar. Puglia

Si trasferisce alla difesa di Monopoli con il Vitturi; il Ceri gli invia via mare in soccorso 500 fanti affinché possa resistere all’assalto del marchese di Vasto Alfonso d’Avalos che dispone di 4000 fanti spagnoli, di 2000 italiani e di dodici pezzi di artiglieria, nonché di numerose squadre di cavalli che gli sono state fornite da Ferrante Gonzaga. L’Orsini si distingue subito per la sua energica azione; lavora giorno e notte con i soldati e gli abitanti al rafforzamento delle opere difensive. Fa costruire una falsa porta nelle mura e vi fa calare un ponte sul fossato nel quale passano 50/60 uomini. Costoro assalgono le trincee nemiche e vi uccidono molti guastatori e fanti spagnoli di guardia.

Apr. Puglia

A Monopoli. Fa costruire altre due false porte dalle quali scendono i fanti veneziani per condurre numerose scaramucce che terminano con l’uccisione di diversi avversari. Una prova del suo zelo la fornisce con il prestito di 1000 ducati al Vitturi per un acconto del soldo delle truppe. Il Ceri gli invia in rinforzo altri 600 fanti agli ordini di Giovanni Caracciolo:  l’Orsini può così continuare nei lavori di rafforzamento delle difese cittadine. Gli imperiali, dopo un intenso fuoco di artiglieria (366 colpi) conducono un attacco che provoca loro la perdita di 500/1000 uomini (di cui un  centinaio uccisi nelle trincee con i cosiddetti “fuochi artificiati”) e la rottura di tre cannoni. L’Orsini chiede un aumento della sua condotta e la richiesta viene caldeggiata dallo stesso Vitturi.

Mag. Puglia

Gli imperiali principiano la costruzione di una nuova trincea verso la porta vecchia. L’Orsini fa edificare a sua volta una trincea per ostacolare i guastatori nemici mentre tentano di avvicinarsi al fossato. Continuano i suoi attacchi alle postazioni avversarie come quello condotto da Paolo Antonio da Ferrara e da Angelo Santo Corso che causano nuove perdite alle milizie del d’Avalos. Dopo qualche giorno vi è una nuova sortita di 100 fanti armati di “trombe di fuoco” dalla parte delle Pignate: un incendio divora gli appostamenti nemici ed è vanificato il loro  lavoro di un mese. Gli imperiali, visti inutili i propri sforzi, abbandonano il terreno e si spostano a Conversano. Con il cessare del pericolo sorgono disordini in Monopoli determinati dalla mancanza di rifornimenti e dal cronico ritardo delle paghe specie per i soldati che militano al soldo dei francesi. Sono saccheggiati due magazzini: l’Orsini fa impiccare due uomini che hanno preso parte al fatto. Con Giovanni Caracciolo convoca tutti i capitani ed è presa la decisione di rinviare a Barletta gli scontenti; non vi è neppure opposizione ad un eventuale loro passaggio nel campo avverso. Fa arrestare il suo ex-favorito giunto a Monopoli per giustificarsi.

Giu. Puglia

Si imbarca su una galea e raggiunge a Barletta il Ceri con il quale si lamenta del comportamento dei fanti francesi; ritorna a Trani e vi è colpito dalla peste. Si ammutina la compagnia di Melo da Perugia: la fa rientrare con la promessa che non sarebbero stati presi provvedimenti a carico di nessuno.

Lug. Puglia

Invia a Ruvo di Puglia 200 fanti con Paoluccio da Perugia e 40 cavalli, comandati da Francesco da Casale, per svaligiarvi 60 cavalli nemici: i due capitani sono catturati dagli avversari. Chiede il permesso di recarsi a Venezia per non sottostare agli ordini del Ceri e non avere più a che fare con i fanti al servizio dei francesi.

Ago. Puglia

Cambia opinione con la promessa di divenire governatore di Brindisi. Sbarca di notte ed entra nella città;  con Riccardo da Pitigliano, Giulio da Montebello, Orazio di Carpegna (300 fanti) si impadronisce del castello sul mare nonostante un intenso fuoco di sbarramento. Fa rafforzare le difese del castello (con elogi da parte dell’ ammiraglio Girolamo Pesaro) ed assedia con Giovan Corrado Orsini il castello cittadino che viene bombardato dal mare.

Sett. Puglia

E’ obbligato a desistere dalle operazioni di assedio del castello di Brindisi perché la flotta veneziana riceve l’ordine di trasferirsi a Corfù ed alle bocche di Cattaro. Rientra allora a Barletta, si sposta a Monopoli ed a Trani ed arruola 600 fanti già al soldo dei francesi. A Trani ha nuove contese con il Vitturi che pretende di avere sempre maggiori responsabilità nella conduzione della guerra: la Serenissima riconferma all’Orsini la sua fiducia e sposta   il Vitturi a Monopoli.

Ott. 85 lance Puglia

Delle sue 85 lance, solo quattordici lo affiancano nel regno di Napoli; le altre sono presenti in Lombardia.

Nov. Puglia e Veneto

Con la firma della pace abbandona la Puglia; raggiunge Venezia con Giovanni Caracciolo e si presenta in Collegio con tale capitano. L’imperatore Carlo V lo spoglia dei suoi beni specie dei marchesati di Atripalda e di Montefredane. A Venezia mantiene per un certo periodo di tempo tutti i capitani che hanno combattuto al suo fianco in Puglia consumando con questa scelta buona parte delle ricchezze che si è procurato con la guerra.

Dic. Veneto

Della sua compagnia 100 cavalli stanziano nel trevigiano e 196 in Friuli.

1530
Gen. 50 lance Veneto

Gli è concessa una condotta di 50 lance; gli è invece accresciuta la pensione annua da 1500 a 2500 ducati l’anno.

Mar. Veneto

Deve subire le critiche del Vitturi.

Giu. Veneto

Alla rassegna sono licenziati quattro dei suoi uomini d’arme a causa della loro età.

Lug. Veneto

Litiga a Venezia con Vittore Soranzo per avvenimenti accaduti due anni prima in Puglia: il Collegio viene chiamato a giudicare sulla vertenza.

Ago. Veneto

E’ trasferito a Vicenza.

1532
Mar.

Si lamenta con i veneziani per il ritardo delle paghe.

Mag. Veneto

A Venezia, per accogliervi il della Rovere.

Giu. Veneto

A Montorio Veronese, alla rassegna delle sue schiere tenuta da Cristoforo Capello. Si reca di seguito a Venezia;  è ricevuto in Collegio e dal Consiglio dei Dieci con alcuni Baglioni, banditi dal papa e da lui ospitati a Vicenza.

Ott. Veneto

A Vicenza. Con i suoi uomini d’arme controlla il passaggio  nel Veneto delle truppe imperiali reduci dalla guerra con i turchi in Austria.

Nov.

Ha ai suoi ordini 50 lance e 100 cavalli leggeri.

1536
Ago. Veneto

A Verona con 50 lance.

1537
Ott. Venezia Impero Ottomano Governatore g.le Croazia

E’ eletto governatore generale della Dalmazia allorché scoppia la guerra con i turchi del sultano Solimano. Prende parte alla difesa di Zara con 3000 fanti. I nemici assediano Sebenico; l’Orsini fa pressioni per concentrare tutte le difese a Zara ed a Traù: il suo parere non è accettato dal Senato.

1538
Apr. Croazia

A Zara, con soli 400 fanti a causa del ritardo delle paghe. Nella settimana santa, durante le processioni, vi è un trattato a favore degli avversari mediante il quale sono introdotti nella città dalla guarnigione di una porta 25 cavalli ottomani. Costoro sono scoperti e si danno alla fuga con i disertori.

Giu. Veneto e Francia

A Venezia; si dirige a Nizza, ove con Cesare Fregoso e Guido Rangoni presenzia all’ incontro di Villeneuve tra il re di Francia ed il papa Paolo III.

Lug. Croazia

Rientra a Zara a seguito dell’ingresso in Ungheria di un forte esercito turco: rafforza le difese cittadine. Fa costruire a difesa degli archibugieri uno steccato di legno portatile con i pezzi che possono essere montati ad incastro. Decide di attaccare Obrovac; falliscono due suoi tentativi in tal senso.

Ago. Croazia e Bosnia

Fa spargere la voce di volere assalire Sebenico, tocca Nona con 4000 fanti, 500 cavalli ed alcuni pezzi di artiglieria e sbarca a Vrana, antica sede del priorato dei Templari. Da qui si sposta nottetempo all’interno ed assale all’ improvviso il  castello di Ostrovaz in Bosnia. La sorpresa ha successo; in tre giorni conquista la fortezza e 700 soldati nemici vi sono trucidati; sono razziati tremila capi di bestiame che sono condotti a Zara con alcuni prigionieri. Per poco non cade in un agguato con il podestà della città dalmata per un assalto della cavalleria condotto dai turchi ad una porta di Zara.

………….. Croazia

Nel prosieguio della campagna convince i morlacchi ad abbandonare i turchi ed a trasferirsi a Zara con ventimila pecore, li scorta personalmente con 500 fanti. Seda  un ammutinamento di soldati e fa decapitare un alfiere ed un luogotenente che sono stati tra i capi dei sediziosi: i ribelli si ritirano confusi per cui può incarcerare altri  caporioni, parte dei quali sono gettati in mare e parte giustiziati in pubblico.

1539
………….. Croazia e Veneto

Per le sue ruberie è privato del grado di maestro di campo dal provveditore generale in Dalmazia Melchiorre Michiel: si ritira disgustato a Murano.

Dic. Lombardia

Si trova nel cremasco.

1540
Sett. Venezia 100 lance e 100 cavalli leggeri

Viene richiamato dai veneziani che gli riconoscono una provvigione annua di 4000 ducati ed una condotta di 100 uomini d’arme, molti dei quali già al servizio del  della Rovere, 100 cavalli leggeri e dieci capitani di fanteria: il contratto viene approvato con un risicato margine di voti.

………….. Veneto

Nominato governatore di Verona, accoglie a Bussolengo l’imperatore Carlo V diretto nelle Fiandre; lo  scorta fino alla Chiusa.

1543
Feb. Emilia

Cessa dal servizio con la Serenissima allorché i veneziani nominano capitano generale Guidobaldo della Rovere. Si ritira a Ferrara ospite del duca Ercole d’Este;  occupa il suo tempo negli studi, nella caccia e nella musica. Nella città entra in contatto con l’ambiente che si raccoglie attorno alla moglie del duca Renata di Francia.

1544
Giu. Francia Impero Piemonte

Partecipa alla battaglia di Serravalle Scrivia.

1546
Apr. Emilia

Si trova a Modena per consigliare l’architetto militare Girolamo Bellarmati sullo stato delle fortificazioni cittadine: si incontra con il duca d’Este, supervisiona lo svolgimento dei lavori e suggerisce anche alcuni dettagli operativi.

1547
Sett. Chiesa Capitano g.le Emilia

Con l’uccisione di Pier Luigi Farnese passa al servizio dello stato della Chiesa. E’ nominato governatore di Parma; munisce di opere di difesa Castelguelfo e Borgo San Donnino (Fidenza) che confinano con il ducato di Milano;  provvede al trasporto di vettovaglie e di truppe dalla Romagna al capoluogo. Occupa Poviglio su cui Ferrante Gonzaga ha posto le sue attenzioni; non è, tuttavia, in grado di ottenere Colorno da Giovan Francesco da San Severino  sobillato dal Gonzaga.

1548
Gen. Emilia

Ispeziona le mura di Bologna.

Mag. Emilia Allontana da Parma e spedisce in Romagna il capitano Formichino sospettato di voler consegnare la città al duca Ottavio Farnese.
1549
Ott. Emilia

Ottavio Farnese vuole sempre insignorirsi di Parma: è introdotto nella città da un suo partigiano, Sforza Sforza,  e si ferma nelle case dei San Vitale. L’Orsini si  insospettisce e tiene sotto stretto controllo il Farnese; lo persuade con la sua condotta ostile ad uscire da Parma ed a riparare a Torrechiara ed a Felino. Alla notizia il pontefice gli ordina di non consegnare la città al nipote Ottavio; l’Orsini raccoglie numerosi soldati ed intensifica il servizio di guardia.

Nov. Emilia

Il pontefice muta parere e gli invia, tramite il vescovo di Pola Antonio Delio, un breve affinché consegni Parma al nipote Ottavio: l’Orsini si rifiuta di obbedire e vuole ricevere l’ordine personalmente dalla bocca del papa. Paolo III muore; l’ordine di consegna gli viene ora riconfermato dal collegio dei cardinali sottoscritto da trentotto prelati. Sospetta che tale ingiunzione sia opera del cardinale Farnese;  per obbedire vuole che essa promani dal nuovo papa. Francesi ed imperiali (per questi ultimi Ferrante Gonzaga gli offre 30000 scudi)  cercano di corromperlo per impadronirsi di Parma.

1550
Feb. Emilia

Il nuovo papa Giulio III gli fa consegnare Parma ad Ottavio Farnese con le fortezze, le artiglierie e le munizioni. L’Orsini si allontana dalla città, transita per Modena ove è ospitato a spese del duca di Ferrara nel palazzo di Uguccione Rangoni. A Ferrara.

Mar. Lazio

Raggiunge Roma ed è riconfermato nei suoi incarichi: si fa carico del vettovagliamento della capitale afflitta dalla fame, eleva i prezzi delle derrate e vi fa affluire frumento da ogni parte.

1551
………….. Chiesa Francia Emilia

Viene inviato a Bologna come governatore della città. Ha il comando di 4000 fanti. Contrasta ora i francesi che sostengono la causa di Ottavio Farnese nella guerra di Parma. Riceve in soccorso da Vincenzo Nobili 300 cavalli leggeri e 100 archibugieri a cavallo. Il pontefice, su suo consiglio, fa armare le milizie del contado per difendere il bolognese da eventuali scorrerie dei francesi provenienti dal parmense. Sono armati tremila contadini della pianura e dei monti circostanti: divisi in sei compagnie sottostanno agli ordini di Tempesta da Todi.

Lug. Ago. Emilia

Attraversa il Panaro e si pone all’assedio di Mirandola. Intorno alla cinta muraria sono costruiti otto fortini con l’assistenza dell’ ingegnere Jacopo Fausto Castriota allo scopo di impedire il vettovagliamento della località. Con tutto ciò pontifici ed imperiali non sono in grado di bloccare il flusso di rifornimenti e  vettovaglie destinati ai difensori (tra costoro vi è anche Ludovico della Mirandola). L’Orsini ha l’incarico dal capitano generale pontificio Giambattista del Monte, nipote del papa, di assalire il forte di Sant’Antonio: colloca all’avanguardia 400 fanti toscani comandati da Otto da  Montauto e da Pietropaolo Tosinghi ed attacca il punto fortificato con Alessandro Vitelli.  Costringe i difensori a ritirarsi in Mirandola. Viene a contesa con Giambattista del Monte per la conduzione della guerra.

Sett. Emilia

Si ferma a Bologna;  rimane alla guardia della città con 3000 fanti e numerosi cavalli. Supervisiona i castelli del territorio.

………….. Capitano g.le Emilia

Alla morte di Giambattista del Monte ha nuovamente il comando dell’esercito pontificio; pone fine ai  frequenti disordini che sorgono nel campo attorno a Mirandola.

1552
Apr. Emilia

Viene stipulata la pace fra i pontifici ed i francesi. In otto mesi di guerra attorno a Mirandola muoiono poco meno di 12000 persone.

Mag. Emilia

Secondo i patti abbandona i forti che sono da lui controllati, impedisce agli imperiali di Gian Giacomo dei Medici di occuparli e fa in modo che quelli di Quarantoli e di Sant’Antonio passino sotto il controllo dei francesi.

1553 Emilia Il papa fa assoldare 8000 fanti ed alcune compagnie di cavalli. Gli è dato il comando delle truppe: queste sono distribuite in parte alla guardia di Roma ed in parte a quella di Bologna.
1554 Lazio

Rientra a Roma e provvede alla difesa della città minacciata dal viceré di Napoli don  Garcia di Toledo in marcia verso il senese: raduna in otto giorni 1000 fanti, cui seguono in un altrettanto breve arco temporale altri 7000 uomini. Il viceré vede le difese approntate e tralascia ogni velleità offensiva; invia, anzi, il figlio a rendere omaggio al pontefice. L’Orsini lo riceve alla porta con un nutrito contingente di archibugieri e lo scorta fino in Vaticano. Gli imperiali sono alloggiati nella città in punti diversi e molto distanti l’uno dall’altro.

1556
…………..

I francesi lo vogliono al loro servizio: gli viene promesso uno stipendio annuo di 12000 franchi in tempo di pace e di 24000 in tempo di guerra con il titolo di luogotenente generale delle milizie regie in Italia, una condotta di 100 uomini d’arme ed il collare dell’ordine di San Michele. Il nuovo papa Paolo IV non gli dà il permesso di trasferirsi nelle loro file;  è così costretto a ricusare ogni comando.

Ago. Chiesa Impero Capitano g.le Lazio

Il duca d’Alba invade la campagna romana; i francesi lo impongono come capitano generale dell’esercito pontificio. L’Orsini si pone una volta di più alla difesa di Roma;  colloca il suo alloggio in un appartamento nel Palazzo di San Pietro. Rifiuta ogni stipendio ed entra alla guardia di Castel Sant’Angelo con 2000 fanti: controlla di persona i lavori di rafforzamento delle difese cittadine in particolare delle opere relative ai ponti sul Tevere ed all’accesso al Borgo Leonino: sono distrutti molti vigneti ed edifici adiacenti le mura tra cui il monastero di Santa Maria del Popolo. Fervido assertore di una strategia difensiva si oppone al disegno di Blaise de Monluc di lasciare la città per affrontare il duca d’Alba; esercita i suoi poteri con decisione;  non esita ad entrare in urto con il cardinale Antonio Carafa che spinge per una strategia più offensiva.

………….. Lazio

Al termine del conflitto si ritira a Mentana.

1558
Gen. Lazio

Richiamato dal papa, presenzia a Roma ad un concistoro.

1559
Feb. Lazio

E’ eletto governatore di Roma;  gli è affidata la direzione della sacra consulta. Gli sono concessi i pieni poteri a seguito di alcuni disordini sorti nella città.

Apr. Lazio

Muore ai primi del mese. E’ sepolto a Roma, in terra come da sua volontà, nella  cappella dell’ Ascensione della  chiesa di Salvatore in Lauro, fatta costruire dal nonno il cardinale Latino Orsini. Amico di Teofilo Folengo che rimane più anni al suo servizio.

 CITAZIONI

“Personaggio di gran vaglia e prudenza.” MURATORI

“Espertissimo capitano.” BUGATI

“Capitano di,,lunga esperienza.” ALBERI

“Capitan vecchio et famoso.” SOZOMENO

“Grandissimo fu a tempi nostri..Percioché questi per tutto il corso della sua vita, tenendo un medesimo tenor di sincerità in tutte le sue magnanime operazioni, si fece memorabile a tutti i posteri.” GIAVARINA

“Piangi misera Italia, e ben t’invita/ A questo il gran’ Orsin, ch’ora è sotterra/ Fra duri, e freddi sassi, e secca terra/ Ridotto, e l’età ha pur fornita.” T. PORCACCHI, da un sonetto raccolto dal GIAVARINA

“Nom pur del suo valor alto, e divino/ Ne l’arme, ond’ebbe il più famoso grido,/ E ne’ governi, empié questo, e quel lido,/ ma tutta Europa il gran Camillo Orsini:/ Né maggior gloria al bel nome latino/ Apportò Giulio, o Scipio: e fallo il nido/ De l’antica virtù sì chiaro, e fido,/ Ch’ottenne già del mondo ampio domino.” L. DOLCE, da un sonetto raccolto dall’OROLOGI

“Capitano invittissimo de’ nostri tempi..Capitano di tanta isperienza e un guerriero di tanto valore..Può meritevolmente dirsi, che Camillo Orsino sia stato, non pur il maggior huomo che nascesse dell’antichissima famiglia Orsina, così ne’ maneggi di guerra, come ne’ governi de’ popoli, ma ancora, che stato giammai fosse nell’Italia tutta..Fu..di mediocre statura..; di corpo asciutto e nervoso, di colore che più presto tendeva al macilente: di complessione forte e molto atta a sostenere le fatiche..fatta robusta: non meno con l’esercitio dell’armi in tempo di guerra, che con l’esercitio della caccia e del cavalcare. Fu intendentissimo della fortificatione (Bergamo, Zara, Verona, Trani, Monopoli, Parma, Fontanellato, Roma)..perché vi haveva il suo giuditio tanto pronto e sicuro, che subito riconosceva l’avantaggio e il disavantaggio de i siti..Era ancora, come predominato dalla colera, vehemente nelle operationi e prontissimo nell’eseguire. Fu poi poco dato al sonno, perché dormiva pochissime hore della notte. Fu bellissimo dicitore..Fu più che mediocremente instrutto nelle buone lettere..Si pigliava ancor tal’hora grandissimo piacere della musica così di voci humane, come di strumenti..Amò grandemente la caccia così di uccelli, come da terra; ma sopra tutto si pigliava a piacere di tenere bella stalla di cavalli..; haveva poi l’animo pieno di altissime qualità; e degne in vero di huomo di alto stato, e sopra tutto amava quanto amore si possa la giustizia..Onde era di maniera severo ossevatore delle leggi e de gli ordini..Fu ancora splendido e magnifico..Fu poi così nemico de gli adulatori, buffoni, ch’ingannano il mondo, come grandissimo amico de’ veridici, e di quelli che portavano il cuore nella fronte. Fu ancora amorevolissimo a’ soldati, e si portava con essi loro, ch’era non meno amato dai buoni, ubidienti e disciplinati, che temuto dalli tristi e di disubidienti.” OROLOGI

“In varie imprese ottenne lode meravigliosa..Hebbe carnagione bianca, gli occhi, barba e capelli castagnicci.” ROSCIO

“Egli mostrò sempre espedita et incredibil forza di prudenza perfetta, come desideroso di giusta e meritata lode, la qual gli fosse ornamento e passasse anco a suoi discendenti.” SANSOVINO

“Cor ardito, man pronte, e forze rare,/ Ch’esser ponno in guerrier tra ‘l ferro nato:/ Tutte in lui fur, che ‘n tutte parti ornato,/ sì d’ogn’altro Orso illustramente al pare./ Sallo la Donna nostra alta del mare,/ Che sovente tra suoi ne ‘l vide armato/ Pedestre in schiera, e ‘l primo, e ‘l più lodato,/ E far cose con l’armi eterne, e chiare./ E saulo i due, ch’al Pio moderno inanti,/ Per lui ‘l Tarpeio, e più la grave soma/ Di Pietro, resser contra hosti lor tanti!/ Onde ornando d’allor l’altiera chioma,/ Vero in opre, in valor, atti, e sembianti/ Scorse ad huopo Camillo ancor sua Roma.” C. PASSI, da un sonetto raccolto dal SANSOVINO

“Espertissimo capitano.” ROSEO

“Fu Camillo  valoroso in battaglia, ma cauto e lento ne’ consigli, dando maggior lode ai prudenti che agli arditi: odiatore acerrimo dell’indisciplina, punì nel capo moltissimi soldati suoi in Dalmazia, ed a tal ordine li ridusse che dicevasi che un soldato dell’Orsino pareva un monaco di Francia: fece grande professione di onore, ed in quell’età di tradimenti, il nome suo è fra i pochissimi che passassero incolpati.” PROMIS

“Stimato davio e fedel Capitano.” ADRIANI

“Nominato valoroso in tutte le guerre de’ suoi tempi.” GAMURRINI

“Homo perito nel fortificare una città..Homo ingenioso da fortificare una città e in fare fare bellovardi..Signore di grande descritione et de ingiegno in l’arte militare.” DE’ BIANCHI

“Maestro di guerra.” BALAN

“L’Orsino, che l’età moderna/ Ha in veneratione, e in tanto pregio,/ Ne creder può ch’altrui più sappia, o scerna,/ Di quel ch’à un Capitan convenzo egregio:/ Onde la fama sua, ch’al mondo eterna/ Viverà sempre, adorna in gran fregio.” Da GUERRE IN OTTAVA RIMA

“Arme, arme, Carlo, arme arme, Imperatore!/ A cavallo a caval grida l’argirino/ Ché il sacrosanto ser Camillo Ursino/ Da i preti è fatto sergente maggiore.” ARETINO

“(Alla sua morte) presto..si diffusero voci relative alle sue opinioni religiose non convenzionali: ne scaturì, all’inizio del giugno 1559, un procedimento inquisitoriale che avrebbe potuto condurre alla riesumazione e al rogo del suo corpo. Di questo processo non sono emersi gli atti, ma è certo che Orsini mantenne una sostanziale libertà di pensiero in materia religiosa: si interessava di questioni teologiche ed era arrivato a un personale distacco dal corredo dei dogmi della Chiesa; considerava invece di fondamentale importanza il ruolo della grazia di Dio, che gli sembrava aver predestinato il numero di coloro che avrebbero raggiunto la salvezza. Erano opinioni fondate sul pensiero di s. Paolo, certamente molto vicine a quelle dei riformati: Orsini però, continuava a rispettare le forme cattoliche di culto. Per questo, è apparso alla storiografia come un nicomedista esemplare.” BRUNELLI

“Diede non poco saggio del valor suo..Hebbe carnagion bianca: gli occhi, barba, e capelli castagnicci.” CAPRIOLO

“Was described as “il primo de casa Ursina”, in 1521 (Sanudo).” SHAW

 

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-G. Orologi. Vita di Camillo Orsini marchese della Tripalda.

Immagine tratta da Ritratti di cento capitani illustri, con li lor fatti in guerra brevemente scritti intagliati da Aliprando Capriolo et dati in luce da Filippo Thomassino et Giovan Turpino

 

Print Friendly, PDF & Email
Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
Print Friendly, PDF & Email