PIERO FARNESE

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Piero Farnese
Illustrazione di Gozzini del monumento equestre a Pietro Farnese di Jacopo Orcagna, pubblicata in 'I Farnese' di Odorici-Litta, 1860 - 1868, fonte: lacitta.eu

Last Updated on 2024/04/27

PIERO FARNESE  (Piero del Farneto, Petruccio di Cola) Signore di Farnese, Canino, Isola Farnese, Cellere ed Onano.

1310 ca.- 1363 (giugno)

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Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attivitàAzioni intraprese ed altri fatti salienti
1338     
Ago.   UmbriaCon il padre Nicola favorisce in Orvieto i Monaldeschi della Vipera contro i Monaldeschi della Cervara. Viene dichiarato ribelle.
1344     
Nov. dic.PerugiaArezzo Toscana

Combatte Pier Saccone Tarlati. Prende parte all’assedio di Castiglion Fiorentino; vi costruisce una bastia e si ferma nel contado per quarantacinque giorni fino all’ultimazione dell’ opera.

1345     
………   Toscana

Assale Castiglion Fiorentino; fa venire al campo 5000 fanti (dei quali 1000 forniti dai perugini);  alla testa di tali truppe inizia a dare numerosi assalti alle mura.

Apr.   ToscanaSi impadronisce di Castiglion Fiorentino.
1348   UmbriaA Perugia con Guido Orsini allorché quest’ultimo conferisce la signoria di Orvieto ai perugini per un periodo di 10 anni.
1352     
Feb.FuoriuscitiOrvieto Umbria

Affianca i Monaldeschi della Cervara ai danni di Orvieto. Entra nella città per la Porta della Pusterla, giunge fino alla fontana di Santo Stefano e con Cataluccio da Bisenzo uccide Benedetto Monaldeschi della Vipera:  l’attacco è tuttavia respinto da Pietruccio di Pepo dei Monaldeschi del Cane.

Giu.   LazioE’ sollecitato dal rettore del Patrimonio Niccolò della Serra a portarsi al campo di Viterbo ai danni del prefetto Giovanni di Vico.
1353ChiesaVico LazioOccupa Toscanella (Tuscania).
1354     
Feb.ChiesaMilano Lazio

Al servizio del cardinale Egidio Albornoz contro le truppe del signore di Milano Bernabò Visconti: è convocato al consiglio di guerra che si tiene a Montefiascone.

Giu.   UmbriaA Perugia.
1355     
Nov.  Capitano di guerraMarcheViene infeudato ad Ancona di metà Onano dietro il censo annuo di 20 fiorini. L’altra metà è concessa ad Albertaccio Ricasoli.
1358     
Mar.Chiesa  EmiliaEntra in Bologna, caduta allo stato della Chiesa dal precedente signore Giovanni Visconti da Oleggio.
1359     
Giu.ChiesaForlì RomagnaA Bertinoro con il cardinale Albornoz. Dirige le operazioni ai danni di Forlì e di Folimpopoli.
Lug.   Romagna

Entra in Forlì ed è armato cavaliere con Albertaccio Ricasoli. A ciascuno dei due condottieri sono consegnati 200 ducati affinché possano acquistare una cavalcatura di pregio di loro scelta.

1360     
Gen.ChiesaMilano Emilia

Si sposta alla difesa di Bologna con diciotto bandiere di cavalli; entra nella località per la Porta di San Felice. Con Gomez Albornoz contatta Giovanni Manfredi che si offre di combattere il Visconti a fronte di alcune concessioni.

Mar.   Emilia

Prende possesso di Bologna con Blasco Fernandez allorché Giovanni Visconti da Oleggio cede la città allo stato della Chiesa in cambio di Fermo, del rettorato della Marca e di una provvigione annua di 12000 ducati e di altri 80000 ducati a saldo delle spese militari sopportate. Il Farnese emana immediatamente un editto in cui è minacciato l’esilio a tutti coloro che provochino tumulti. Gli è pure consegnata la rocca di San Felice per proteggere gli ultimi giorni di permanenza nella città dell’Oleggio.

Ott.   Emilia

Viene segnalato ancora a Bologna al solenne ingresso del cardinale Albornoz: il prelato lascia il campo di San Michele al Bosco ed entra nella città per la Porta di San Mammolo.

1361     
……..   RomagnaSi muove in Romagna allo scopo di recuperare allo stato della Chiesa Lugo, Bagnacavallo e Solarolo, località controllate da Giovanni Manfredi.
Giu.   Romagna ed Emilia

Lascia in segreto la Romagna con Galeotto Malatesta e si sposta con 800 barbute alla difesa di Bologna minacciata da Giovanni da Bileggio. Penetra nottetempo nella città per la Porta di San Donato.

Lug.   Emilia

Il cardinale Albornoz promette paga doppia e mese completo in caso di vittoria sui viscontei: i nemici iniziano a costruire una bastia al ponte di San Ruffillo per tagliare il flusso dei rifornimenti a Bologna  provenienti da Firenze. Piero Farnese si collega con Galeotto Malatesta e Malatesta Ungaro; si colloca all’ala destra, agli ordini di Gomez Albornoz, con il padre Nicola.  I viscontei sono sconfitti. Nel corso del combattimento assume il comando delle truppe del suo settore allorché il cardinale Albornoz, gravemente ferito, deve abbandonare il campo. E’ catturato Giovanni di Bileggio; nello scontro,  in cui anche il Farnese rimane ferito in modo serio, sono uccisi 970 uomini e sono fatti prigionieri 1300 soldati.

1362     
……..   RomagnaSempre contro i viscontei, alla testa di 28 insegne di cavalli e di 200 fanti ungheri, investe invano Lugo e Tossignano.
Nov.   Emilia

Staziona alla guardia della bastia di San Felice, posta su un ponte del Reno vicino a Bologna. Respinti gli attacchi portati dagli avversari 1000 ungheri), raccoglie con Gomez Albornoz e Ciappo da Narni 1500 cavalli e si mette al loro inseguimento. Li tallona fino a Corticella; sorprende di notte i nemici a Granarolo dell’ Emilia.  Tra i viscontei sono catturati 150 uomini; molti sono pure gli uccisi nelle loro file.

1363     
Feb. mar.FirenzePisaCapitano g.leToscana

Il senato di Roma lo invia in soccorso dei fiorentini per combattere i pisani. Viene nominato capitano generale al posto di Rodolfo da Varano. Gli sono consegnati in anticipo 2000 fiorini. A marzo da Firenze si porta in Val di Nievole, dove è concentrato il grosso delle truppe. A Lucca, nel frattempo, i membri della fazione guelfa, capeggiati dagli Obizzi, cercano di sollevarsi. Il tentativo fallisce con la condanna a morte  dei capi della congiura e l’esilio degli altri. Sono fatti entrare nella fortezza dell’Augusta tutti i mercenari: con la partenza coatta dei guelfi, i venturieri escono dalla fortezza e mettono a sacco le loro case. L’esito negativo della congiura convince Piero Farnese ad allontanarsi dal lucchese;  i pisani, agli ordini di Rinieri da Baschi, possono in tal modo continuare ad assediare Barga ed a scorrere nel volterrano.

Apr. mag.   Toscana

In previsione delle forze della Compagnia Bianca di Alberto Sterz  con quelle pisane, fa sì che in Garfagnana si ribellino ai nemici Castiglione di Garfagnana ed altri castelli. Invia nella regione Spinelloccio dei Tolomei e Corrado da Jesi con 300 cavalli e 200 fanti. Rinieri da Baschi tende loro un agguato; li assale e vince la resistenza dei fiorentini. Una parte, tuttavia, riesce a sganciarsi ed a fortificarsi in un’altura vicina e da qui allontanarsi in ordine. Spinelloccio dei Tolomei e Corrado da Jesi, da parte loro, si battono con vigore. I 2 capitani, circondati, sono catturati e imprigionati. Piero Farnese non accetta tale smacco. A maggio conduce verso Bagno a Vena (San Giovanni alla Vena) 800 ungheri e 800 fanti. Rinieri da Baschi raduna 400 cavalli e molti fanti; con costoro tenta di sbarrare la strada agli avversari al passo di San Piero. Prima dello scontro viene armato cavaliere dal Farnese Simone da Varano. Ordina le schiere, le fa scendere dalle  cavalcature ed incita i suoi uomini a combattere con le spade, invece che con le lance, a causa della natura accidentata del terreno. Segue uno scontro, favorevole in un primo momento ai pisani. Dopo 2 ore e mezzo i nemici sono in rotta. Rinieri da Baschi è catturato  con la spada in mano. Nel corso del combattimento a Piero Farnese viene uccisa la cavalcatura; rimasto in piedi e quasi solo in mezzo ai nemici, trova un asino, lo libera dalla soma, vi sale sopra e rientra nella battaglia.  Il giorno dell’Ascensione Piero Farnese rientra a Firenze con 140/150 prigionieri. Rifiuta una ghirlanda d’alloro ed accetta in dono 4 destrieri. In una delle tante manifestazioni arma cavaliere il gonfaloniere Niccolò Alberti. Riceve l’insegna reale e quella del comune. Subito dopo si muove da Empoli con 2500 cavalli e molti balestrieri e fanti. A Cecina supera a forza un fossato e vince la resistenza di 300 cavalli accampati a Castel del Bosco; da Ponsacco valica la Val di Calci e si porta a Caprona dando alle fiamme a case e palazzi. Depreda tutto il contado sino a Riglione Oratoio. Da questa località invia ai pisani il guanto di sfida. 2 connestabili ai suoi ordini, Amerigone Tedesco (60 barbute) ed Otto Tedesco (100 barbute), attaccano i cavalli ed i fanti nemici sotto le mura di Pisa. Vittoriosi all’inizio contro 300 cavalli usciti per una sortita, sono vinti e fatti prigionieri da 600 barbute e dai popolani usciti in gran numero dalla città agli ordini del podestà. Piero Farnese chiama allora a raccolta 300 barbute e si getta sugli avversari che volge in fuga. Molti i morti ed i prigionieri tra i pisani; numerosi anche gli annegati nell’Arno. I fiorentini si spostano a Riglione Oratoio ed a Spedaletto ; il Farnese si dirige a Ceruglio (Montecarlo);  giunge alle porte di Pisa: penetra nel borgo di San Marco, vi fa battere moneta ( effigie di San Giovanni ed una volpe sul retro indicante i pisani) e correre un palio “alle puttane”. I pisani catturano 42 cittadini, dei quali alcuni sono decapitati, ed alcuni forestieri: Piero Farnese comprende che il trattato su cui ha contato per entrare nella città nemica è stato scoperto.  Senza saccheggiare il contado ritorna a Pescia. La sua retroguardia viene ancora una volta attaccata dagli avversari. Anche questo assalto risulta inefficace. Il condottiero si sposta a Peccioli non stancandosi mai di nuocere il più possibile agli avversari.

Giu.   Toscana

E’ rigettato da Marti due volte; tra le armi scagliate contro i fiorentini vi sono degli alveari d’api. Assedia invano Montecalvoli, dove pure sono drizzati 2 trabucchi.  Si ritira solo alla voce del prossimo arrivo della Compagnia Bianca. Entra in Barga da tempo assediata dai nemici con 3 battifolli: rifornisce la località di vettovaglie e distrugge 2  bastie poste a Sommocolonia. Giunge a Castelfiorentino.  A metà mese è qui  colpito dalla peste; è condotto a San Miniato al Tedesco (San Miniato) dove muore a mezzanotte. Sempre per  la peste muoiono anche 60/70 connestabili. Il suo cadavere viene portato a Verzaia. Quando a fine mese, le spoglie  il fratello Ranuccio giunge a Firenze lle sue spoglie sono trasferire a Firenze. E’ sepolto in tale città nella chiesa di Santa Reparata (Santa Maria del Fiore) in un’arca funebre (disegno di Andrea Orcagna) sormontata dalla sua immagine a cavalcioni su un mulo, così come è successo nella battaglia vinta contro i pisani al passo di San Piero. Il sepolcro è fregiato dei gigli azzurri di casa Farnese, del giglio fiorentino, della croce del popolo e dell’aquila con il drago di parte guelfa. 17 anni dopo i pittori Angelo e Giuliano Gaddi sono incaricati di ornarlo con dipinti. A Napoli (Palazzo Capodimonte, Museo) si trova una stampa (disegno di Taddeo Zuccari ed incisione di von Georg Gaspar Penner) in cui viene rappresentato “L’ingresso trionfale di Piero Farnese in Firenze”.

 CITAZIONI

-“Valente uomo in arme, e saputo e accorto con grande ardire, e saputo e accorto, con grande ardire, e leale cavaliere, e in fatti d’arme avventuroso.” VILLANI

-“Di lui fu grande e universale compianto, ed ebbe esequie splendidissime, e di mano di Andrea Orcagna una statua equestre di legno che stette infino a questi ultimi anni nel maggior tempio; dove Piero de Farnese fu ritratto sopra un mulo a ricordanza di quando egli,(battaglia di Bagno a Vena contro Rinieri del Bussa) mortogli sotto il destriero e quasi abbandonato dai suoi, montò sopra un mulo da soma e a quel modo compiè la vittoria che a’ Fiorentini fu tanto allegra.” CAPPONI

-“Uomo egregio nella guerra, e in quel tempo riputato peritissimo nell’arte militare.” L. ARETINO

-“Homo d’assai nel fatto delle arme, el qual’oltra i altri danni fè molte vergogne a’Pisani.” CORTUSII

-“Quisto fò valente homo.” GUERRIERO DA GUBBIO

-“Homo d’assai nel fatto delle arme.” N. DI ALESSIO

“Huomo celebre nell’armi.” LOSCHI

-“Valentissimo ed esperto uomo di guerra, franco, gagliardo e cortese.” VELLUTI

-“Messer Pier, ch’è campione di San Piero,/ E della Santa Chiesa, ardito, e fiero/ …/Messer Pier capitano di gran coraggio/…/ O indivisa, ed eterna Trinitade,/ Che tutti i cieli allumini, e la terra,/ Alluminami il cor, che con pietade/ Canti del franco capitan di guerra,/ Messer Pier da Farnese, cui bontade/ E’ sì notoria, che nessun si serra;/ Il qual morì vittorioso molto/ Per la città del Fiore, ov’è sepolto.” PUCCI

-“Vir egregius bello, ac rei militaris per eu tempora in primis peritus.” SANT’ANTONINO

-“Risulterebbe..esere stato il primo ad innalzare i gigli nel proprio stemma.. Capitano..acclamato e onorato.” NASALLI ROCCA

-Con Ciappo da Narni “Tutti valenti Capitani.” MUZZI

-Con Bonifacio d’Orvieto ed Enrico Fessa “Uomini nobili e consumati nelle armi.” FOGLIETTI

-Con Bonifacio d’Orvieto ed Enrico Fessa “Viri nobiles et ermis exercitati.” SEPULVEDA

-“Vie egregius bello ac rei militaris per ea tempora in primis peritus.” BRUNI

-“Gli veniva eretta nel 1366 in S. Reparata a Firenze, un’arca funebre sormontata dal simulacro del capitano a cavaliere di un mulo, così come aveva fatto nello scorcio della battaglia (di Bagno a Vena). Questo simulacro era di gesso e cartapesta, o legno e tela, ed è andato perduto.” BOCCIA

-“O lume chiar, nostro splendore adorno,/Onor di casa tua e tuo paese,/Come vola per tutto intorno intorno;/Chiamato Messer Piero da Farnese/Affezionato al fior degli altri fiori,/ Come si vidde in opre palese.” Cambino Aretino riportato da FABRETTI

-“Era un uomo d’arme molto abile e valoroso…Tra gli onori (tributatigli) fu quello di seppellire la salma del valoroso capitano in un sarcofago romano del secondo secolo.. che venne riscolpito su tre facce, mantenendo su di un lato la scultura originaria che raffigura in tre scene il mito di Fetonte. Sull’altro lato maggiore del sarcofago furono scolpiti il Giglio di Firenze, la Croce del Popolo e l’Aquila guelfa; sul lato minore destro, è scolpito il blasone dei Farnese sormontato da un cimiero; su quello sinistro, un altro scudo Farnese, un cimiero, e poi ancora la volpe (la subdola Pisa) a testa in già, per ricordarne la sconfitta, e quindi un giglio Farnese. Sul coperchio del sarcofago riciclato fu collocata la statua equestre che raffigurava il capitano in sella al mulo.. Si dice che apparentemente la statua (attribuita ad Andrea Orcagna o a suo fratello Iacopo) sembrasse di marmo, ma che in realtà fosse stata modellata con gesso e cartapesta, oppure con legno e gesso, legno e cartapesta, legno e tela. E’ andato perso senza che ne sia rimasta documentazione.” BATINI

-Sul monumento funebre compaiono due epigrafi: sulla prima faccia “Petro Nicolao Farnesio, qui periculoso/ bello, a Romano Pontifice subsidio Bonomiensi missus,/ urbem, fugato hoste, maximis periculis liberavit/ S.P.Q.B. gratus piusque ad renovandam beneficii memoriam” Sulla seconda faccia “Petrus Nicolaus Farnesius exercitus Reip./ Florentinae imperator, cum Pisanos acie instructa agressus/ est, qua in pugna equo saucio excussus, malum ascendere/ coactus est, quo cum ordine se restituit, militum animos/ confirmavit, victoriam retulit, Florentia reversus, bellicis/ laboribus confectus e vita recessit, senatus Florentinus/ summis in Rempublicam meritis sepulchrum et statuam decrevit.”

Immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_Farnese_(capitano_generale_fiorentino)#/media/File:Arms_of_the_House_of_Farnese.svg

Fonte immagine in evidenza: wikimedia

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