Tattica

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L’arte di odinare o muovere un esercito, o parte di esso, in presenza del nemico, per combatterlo vantaggiosamente. Conoscere in battaglia dove condurre il pieno delle forze, condurvelo nel minor tempo possibile, per le vie più rapide, in ordine e puntualmente, sono le parti della tattica. Nella realtà nel Medioevo la lotta si svolge da ambedue gli schieramenti secondo un programma noto ed immutabile: si tratta di azione prevalente di cavalleria pesante contro cavalleria parimenti pesante. Nel XIV secolo l’avanguardia combatte per prima sino al momento in cui si esaurisce la propria capacità offensiva; segue l’ingresso della battaglia e dopo di questa interviene la retroguardia. Nel 1400 compare la fanteria, munita di armi da fuoco quantunque poco efficaci e si incomincia a parlare di manovra. Mutamenti si hanno con Braccio di Montone che preconizza lo scaglionamento in profondità e la conseguente graduazione dello sforzo. Gli svizzeri adottano lo schieramento a scaglioni in avanguardia, battaglia e retroguardia, ma non mutano il senso del combattimento: le artiglierie pesanti danno il segnale della lotta ma non partecipano attivamente allo scontro che mantiene la caratteristica di lotta a corpo a corpo. Durante le guerre del XVI secolo, con il perfezionamento delle armi da fuoco, lo scaglionamento a tre schiere viene gradualmente sostituito con quello su due e su una sola schiera. Quest’ultimo, per il fatto che presenta una maggiore ampiezza di fronte, consente la combinazione dell’attacco frontale con quello d’ala. Intanto si effettuano la separazione della fanteria dall’artiglieria e la differenziazione della cavalleria in pesante e leggera. L’artiglieria incomincia ad uscire dalla immobilità alla quale sino ad allora è stata condannata ed inizia a manovrare: non più l’iniziale unica scarica, ma partecipazione a tutto lo svolgimento dell’azione.

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