SIGISMONDO PANDOLFO MALATESTA citazioni

0
166

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

A –  – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Z

Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

Vai alla scheda di Sigismondo Pandolfo Malatesta

-“Sigismondo apparteneva alla nobile famiglia Malatesta, benché fosse nato fuori dal matrimonio; era molto vigoroso nel corpo e nella mente e dotato di grande eloquenza e abilità militare..Qualsiasi cosa si accingesse a fare, sembrava nato per essa. Ma le cattive inclinazioni ebbero sempre iln lui il sopravvento: era a tal punto schiavo dell’avarizia che non esitava, non dico a depredare, ma addirittura a rubare; nella lussuria era talmente sfrenato, che arrivò a commettere violenza contro le sue figlie e i suoi generi. Da giovanetto si travestì da donna ed ora faceva la parte della femmina, ora effeminava i maschi. Non c’era matrimonio che fosse sacro per lui. Contaminò sante vergini, si congiunse con donne ebree. I fanciulli e le fanciulle che non consentivano ai suoi desideri li faceva uccidere oppure frustare crudelmente..Sorpassò per crudeltà tutti i barbari. Le sue mani cruente inflissero punizioni efferate a colpevoli e innocenti. Oppresse i poveri, ai ricchi strappò i beni; e non risparmiò neppure vedove e orfani. Nessuno poté vivere sicuro sotto il suo dominio. Bastavano la ricchezza, o una bella moglie, o figli di piacevole aspetto, a trasformare per lui un uomo in reo..Rara sulle sue labbra la verità; maestro eccellente del simulare e dissimulare, uomo perfido e spergiuro..Tale era Sigismondo: insofferente della pace, dedito ai piaceri, benché capace di sostenere le fatiche e avido di guerra, pessimo uomo fra tutti gli uomini che furono e saranno al mondo, disonore dell’Italia e vergogna del nostro secolo.” PICCOLOMINI

-“L’immagine del condottiere, verso la metà del Quattrocento, era sicuramente mutata o per lo meno era mutata per quelli che erano anche capi politici. Torna qui a proposito il contrasto tra Federigo da Montefeltro e Sigismondo Malatesta. Infatti entrambi erano signori di stati indipendenti e quindi avevano la possibilità di reclutare uomini e di attingere a risorse proprie. Tuttavia mentre Sigismondo era un personaggio violento e imprevedibile che possedeva una certa genialità per le cose della guerra, Federigo era di indole prudente, un calcolatore e soprattutto era affidabile. Negli anni centrali del secolo fu Federigo il condottiere più ricercato, anche se era ben noto che Sigismondo era un comandante di maggior vaglia. La reputazione di lealtà, il fatto di comandare una compagnia ben organizzata e con una sicura base d’appoggio, e poi una carriera in cui figuravano non troppo frequenti le battaglie perdute, furono tutti elementi che contarono di più nella valutazione di chi assoldava mercenari che non le virtù militari più tradizionali del coraggio, dell’abilità tattica o anche il più consistente numero di successi.” MALLETT

-“In lui sembrano assommarsi i vizi e le passioni della sua famiglia, tanto che non gli fu risparmiata nessuna accusa: “nemico de omne pace et bono vivere”, secondo una sentenza del Guicciardini, si è visto addossate tutte le colpe e i delitti più orrendi, e certe accuse sono state tradizionalmente accettate e ripetute. Ma la sua figura non può essere considerata solo come quella di un mostro di perfidia, crudeltà e libidine, o, al limite, in questa misura va anche giudicata alla stregua del tempo in cui visse. Del resto è stato lo stesso Sigismondo a riconoscersi colpevole di ogni sorta di delitti e crudeltà in una preghiera a Dio in versi, frutto della sua dilettantesca attività poetica: Io confesso a te padre i miei peccati/ E primamente i toi deci precepti/ Io ghio ho più volte adulterati e infecti/ Cum li miei vitij enormi e scellerati/ I delicti mortali ho tanno usati/ Che se cum gratia più tu no remetti/ Io me veggio caschar ne gli interdecti/ Locchi dintorno abisso o stà i dannati. RENDINA

-“Scaltro quanto prode, ma di rado favorito dalla fortuna, realizzava in sé tutte le qualità che il Machiavelli richiedeva in un tiranno, il quale doveva unire in sé le proprietà della volpe e del leone.” VON PASTOR

-“Sigismondo il gran tiranno/…/ Il chiomato Sigismondo,/ la procellosa anima imperiale/ ch’ebbe poche castella e non il mondo./…/ La sua voce d’amore e di comando/ io vo’ trarre dal marmo, le sue gesta./…/ Ch’io lo veda tornare alla battaglia/ come nella giornata di Piombino,/ cavaliere a traverso l’Apennino/ il pensiero disperato per iscorta.” D’ANNUNZIO

-“Filium suum Robertum cognoscere tentavit.” PONTANO

-“Questo principe era fornito di più splendide doti militari che verun altro capo di questa casa, così feconda di grandi capitani. Egli assaissimo guerreggiò, ora per proprio conto presso Rimini, ora al soldo dei re di Napoli, de’ Fiorentini o de’ Veneziani. Ma la sua perfidia era ancora più famosa che la sua accortezza o il suo valore.” SISMONDI

-“Il quale fu molto chiarissimo nell’arte bellica, e anche nelle liberali, magnanimo quanto alcuno, che al suo tempo fosse.” CORIO

-“Degno di essere collocato tra i più grandi capitani.” CONTI

-“Indole fiera e irrequieta, natura libidinosa ed esuberante cedette troppo spesso colla violenza della passione, ma forse non commise le crudeltà e le scelleratezze imputategli; animo eletto di guerriero, di filosofo e di artista ebbe troppa coscienza dei suoi meriti e del suo valore; principe valente ed energico, fu molto amato e molto temuto; ambizioso com’era si studiò di accrescer sempre il suo dominio, si attirò le inimicizie e l’odio di molti signori, che si sentirono minacciati dalla sua prepotenza; vicario temporale della chiesa tollerava di mal animo la sovranità politica del papato, il governo del clero; amante del fasto e della gloria, desideroso di tramandare in ogni modo il suo nome ai posteri, versò spesso in tristissime condizioni finanziarie, per le quali fu costretto a cercare insistentemente il soldo ora dell’una ora dell’altra signoria italiana, abbandonando magari in difficili momenti quella che gli lesinava o non gli dava puntualmente il denaro pattuito; per questo più volte fu gridato per tutta Italia sleale e traditore.” SORANZO

-“Cresciuto in una Corte e in un paese ove tutto parlava d’armi, di frodi, di odi mortali, educò e sviluppò le sue doti naturali e divenne maestro di tutte quelle arti che sono necessarie a comandare in tempi di violenza e di corruzione..la sua figura non può esser considerata solo come quella di un mostro di perfidia, di crudeltà, di libidine; è ben più complessa e va vista e giudicata anche alla stregua del suo tempo e del suo ambiente.. La sua abilità di condottiero è così conosciuta e apprezzata, che, nonostante i sospetti, tutti fanno a gara per avere il suo valido aiuto e affidargli la sorte delle loro armi. Non solo la passione, ma anche l’arte della guerra è in lui una seconda natura, un istinto che egli ha coltivato e rassodato con la pratica e con lo studio: sa preparare accortamente le battaglie e valorosamente condurle; sa, al momento, del pericolo o dell’imprevisto, trovar rimedio con rapidità. E in mezzo alle truppe di che spirito di sacrificio e di tolleranza dà prova! Non vi è cibo o riposo per lui: la fame, il freddo, il clima malsano, il terreno paludoso, nulla gli dà noia, pur di giungere allo scopo che si è proposto, ed è esempio ai soldati ed esercita su di essi l’autorità e il fascino proprio di coloro che sanno condividere con gli umili fatiche e disagi.” NISSIM ROSSI

-“Senza fede, senza alcun rispetto a cose divine od umane, si macchiò dei più neri delitti e per togliere di mezzo coloro che odiava adoperava indifferentemente la spada, o il pugnale, o il veleno.” VILLARI

-“Sigismondo, come tutti i perdenti, non è un protagonista della storia; è sopravvissuta a malapena la leggenda maledetta che lo presenta come un archetipo di protervia e d’infamia, usata come esempio di abiezione in opere dedicate a principi più illustri o fortunati.” COUSTE’

-“Valoroso capitano dei soldati.” ALBERTI

-“Nemico de omne pacie et bono vivare.” GUERRIERO DA GUBBIO

-“Nobilis Sigismundi perfidia, quam etsi semper praeter cetera eius vitia, novarum rerum cupidum, alieni appetentem et per omnem aetatem apud Italiae dominatus venalem cognoverat.” SIMONETTA

-“Huomo bellicoso.” P. GIUSTINIAN

-“El quale fo homo superbo altiero et multi signiuri e signorie fece la truffa, essendo so condutiero; et per le soe crudeltà non morì che ‘l se vitte el dollore e la perdeda de tutto el so paexe, reservando solo la cità de Rimine.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSUM

-“Hic ingeniosus super omnes principes fuit et sollicitus; valde autem in edificio delectatus est.” BATTAGLI

-“Pauli Secundi benivolentiam non parvam meritus est, quippe pro fide christiana longo tempore adversus Turcos bestiales homines multa incommoda perperpessus est noctesque diesque.” CANENSI

-“Restituet meritis Pauli clementis regnum/ Quod furor arripuit non tibi iure Pii.” da un poemetto di ANONIMO del 1467

-“Acquistò riputation grande..Era di statura grande e forte assai; di carnagione bianca, di occhi azzurri chiari e di capelli rossi.” ROSCIO

-“Huomo per certo valoroso, molto astuto e costante, con aria di terribile ingegno e di volto bravo, ma sopra tutto molto patiente della fatica, pronto e ardito ad essequir tutte le fattioni importanti della militia..Capitano famosissimo oltre tutti quelli che erano in Italia al suo tempo.” SANSOVINO

-“Ex nobili Malatestarum genere: ex quo multi illustres viri belli et paucis artibus orti sunt.” FACIO

-“Guerrier tremendo, artefice dolce di rime,/ a te per hli occhi l’animo ardente brilla.” L. ORSINI

-“Uomo abbondante di valore, ma più di vizi..Vanno concordi gli storici pontifici, l’Ammirato e l’autore della Cronaca di Bologna nel dire che l’alterigia, la lascivia, le trufferie, le crudeltà, deformarono di troppo la di lui vita, oltre alla eresia di cui dicono che egli fu macchiato.” MURATORI

-“Fu tra’ più illustri dei Malatesta..Intelligentissimo delle cose di guerra, fu l’inventore delle bombe da esso nel 1460 fatte fabbricare di bronzo in due emisferi riuniti con zone..Unì alla militare bravura, magnificenza e liberalità, non disgiunte da famigliar pratica coi letterati, dai quali dissimulato il suo costume malvagio, venne con gran lodi encomiato.” BERCHET

-“Fu Sigismondo Pandolfo uno dei più riputati tra i condottieri d’arme dei giorni suoi. Abile nel preparare i piani delle battaglie, valoroso e prudente nel combatterle, pronto di espedienti e ripieghi. Valentissimo nel maneggiare le artiglierie per quanto lo comportasse la infanzia dell’arte, a lui si attribuisce il ritrovamento di un nuovo metodo di puntarle in posizioni malagevoli e disadatte; a lui si dà il merito di avere immaginate le bombe che andavano a portare fra i nemici la distruzione. Ambizioso e cupido di regno, non ebbe però l’audacia pari all’ambizione nel saper prendere pronti ed efficaci partiti; per conseguenza incerto sempre nelle alleanze, spesso sleale. Da questo ne venne la sua rovina, più ancora che dall’odio che cumulò sul suo capo per le incursioni continue nei dominii dei signori di Pesaro e Urbino. Crudele contro i nemici, lo fu pure inverso dei sudditi: peraltro non tutto può credersi quello che l’odio dettò contro di lui a Pio II.” LITTA

-“In quel fiero e bestiale animo l’odio contro i feltreschi era irreconciliabile, e tanto più pericoloso quanto meno si mostrava, e col manto della benevolenza si copriva..Era costui non solo valente nel braccio e nelle arti guerresche, ma valentissimo anche nelle insidie; sicché a giungere a’ suoi fini, stimava lecito ogni mezzo: spergiuri, tradimenti, stiletti, veleni..Era Gismondo di alta e proporzionata statura e signorile aspetto; di colore fra il bianco e il bruno; di naso aquilino; di occhi piccoli, azzurri vivacissimi; scendevagli la folta capigliatura fino al collo: ciò che lo rendeva or fiero, or piacevole..Seguitando le orme del padre, presto venne in gran fama sì per le astuzie militari, di cui era gran maestro, sì per la perizia e per l’impeto negli assalti. Inventò alcune macchine da guerra: fu riverito e amato da’ soldati, ne’ quali aveva l’arte d’infondere il proprio coraggio con focosa eloquenza e con l’esempio nello sprezzo de’ pericoli: servì molti principi; a pochi tenne fede, perché degli uomini sprezzatore e di Dio: fu terribile nelle ire, negli odi e ne’ sospetti; sicché lo avevi nemico pericoloso e crudo, e amico mal fido.” UGOLINI

-“Uomo diffamato per tutti i vizj.” PIGNOTTI

-Con il GattamelataTiberto Brandolini, Pietro Navarrino, Astorre Manfredi, Bartolomeo ColleoniGuido Rangoni, Guerriero da Marsciano ed Antonio da Martinengo “Condottieri esperti e di provato valore.” BELOTTI

-“Nessuno negava al signore di Rimini un’eccezionale bravura e una capacità nel mestiere delle armi, da farne indubbiamente uno dei più valoroso capitani che allora avesse l’Italia; ma tutti lo dicevano e lo sospettavano fedifrago, misleale.” FRANCESCHINI

-Dall’esame del medaglione del Pisanello “Mince, svelte, visage ramassé qui tranche un long nez, lièvres fines impitoyables, des yeux de fouine ou d’aigle.” LABANDE

-“Acclamato condottiero, fu un tipico “tiranno”.” NASALLI ROCCA

-“Animo..fiero, superbo e di danaro cupidissimo.” AMIANI

-“Uomo di natura inquieto, e che amava la pace se non quando v’era spinto dal tedio della guerra.” BALDI

-“Fu fiero e collerico, risplendeva bensì in esso una bravura e valore indicibile,..fu richiesto per generale da tutte le potenze d’Italia.” COLUCCI

-“Homo impurissimus atque sceleratus et ad omne facinus natus.” FABRONIO 

-“Est le plus illustre de son race; et il la personnifie tout entière, car il réunit en lui toutes leurs vertues, comme il a leurs passions et leurs vices..Il existe à Modéne, chez le marquis Giuseppe Campori, un monument très singulier, une relique de famille, de proprieté privée de Sigismond Malatesta, qui affecte la forme d’un crane de marbre, portant à sa partie postérieure l’inscription suivante: “Ego Sig. Pand. Malatesta, caput avi mei a Sim./ Florentino hoc marmore F.F. MCCCCVIIIL”..C’est la un très curieux document qui nous montre de quels singulieurs contrastes sont remplis les caractères du XV siècle. Voila un homme, attaque costamment ses neveux, empoisonne, dit-on, sa première femme et aurait étranglé sa seconde: qui ordonne à un sculpteur, son pensionnaire, avant de le déposer dans le tombeau qu’il élève à San Francesco, de reproduire ligue pour ligue le crane de son aieul, “afin, dit-il, de ne jamais l’oublier et de dire devant lui, chaque jour, le psarme du profundis.” YRIARTE

-“Capitano di ventura di grandissime capacità.” PERRIA

-“In quel tempo non v’era il più sufficiente capitano né di più, né di maggior animo che lo illustrissimo signore miser Sigismondo..il quale fo bellicoso e ferocissimo nell’arte militaria e alli dì suoi fece de magnanimi facti..Il prefato signore fu uno delli più notabili capitani che fusse stato per lungo tempo nelle parti d’Italia; e quello che con degno stile governò suo exercito; et sempre, mentre che ‘l fo alli servitù d’alcuna potentia, sempre acquistò honore e gran fama. Della persona sua fece nell’arte militaria cose molto notevoli, e degno di gran memoria, ricevendo più victorie. La sua appariscentia, se el fosse stato fra cento signori, seria stato eletto sempre superiore di tucti. L’aspetto suo era feroce e rigido: crudelissimo contro li suoi nemici: era di persona più che comunale,..assai competentemente era dottato di scientia, e di senno naturale..Dal conte Francesco (Sforza) in fuora, in Italia non v’era a quel tempo suo paro.” BROGLIO

-“Ausonie decus atque Italum fortissime gentis,/ ipse tibi ante alios vates non ulterius olim/ Sigismonde canam laudes et magno parentis/ bello genusque tuum regesque et maxima semper/ nomina, septiferosque atavos gentesque superbam./ Post ego magna tue referam praecaria famae,/ virtutemque animisque tuos, tua plurima quondam/ proelia, consiliisque tuis que multa secundo/ numine belle geris: iuvat, o, iuvat ille referre/…/ que nuper dederis Tyrrhenis victor in oris,/ pro qua laude tamen tibi dulcis Aethruria debet/ omnia te solum miratur, et Itala gens te laudat.” Da un’epistola di Basinio Parmense riportata dal BROGLIO

-“Al suo tempo fu molto preggiato guerriero, ma era tenuto huomo vitioso e detestabile, nel qual si trovava poca lealtà e manco fede.” PARTI

-“Abilissimo e valoroso condottiero, grande mecenate, pessimo politico: l’ultimo grande principe riminese.” PASINI

-“Fu fiero e collerico, risplendeva sì in esso una bravura e valore indicibile.” A. ROSSI

-“Oltre alla fama di perizia nelle cose militari s’era anche acquistato fama di uomo senza fede..Con i suoi difetti e tutti i suoi pregi, Sigismondo fu un tipico prodotto del suo tempo e della società in cui era nato e cresciuto.” SIBILIA

-“Most notorious member of a family which for generations combined the rule of a small state with the profession of condottiere.” TREASE

-Alla battaglia di Montolmo “Francesco Piccinino senza mancare/ Fé comandare al signor Malatesta/ Che due squadre gli voglia mandare:/ Il qual, superbo er arrogante testa,/ volse le spalle, e con tutte le sue genti/ Partì, lasciando altrui ne la tempesta.” SPIRITO

-Confronto con Federico da Montefeltro “Due uomini dal fisico prodigioso, induriti come ferro a tutte le fatiche e ai colpi della vita. Esattamente contemporanei, benché Sigismondo fosse maggiore di cinque anni, ambedue figli illegittimi e tuttavia legittimi sovrani di principati press’a poco uguali e incastrati l’uno nell’altro, e condottieri parimenti ricercati delle stesse potenze d’Italia, tutti e due egualmente precoci ed egualmente valorosi; abituati alla dura vita del campo, l’amavano nella stessa misura, nonostante il lusso che si compiacevano di ordinare nei loro palazzi da essi mai abitati; si servivano degli stessi artisti, chiamavano gli stessi dotti, l’uno e l’altro parlavano con facilità e scrivevano con precisione, nutriti di classicità al punto di concepire le cose del loro tempo solo nelle belle forme dell’epoca latina, d’una attività continua e universale e di una curiosità quasi enciclopedica, di stirpi press’a poco simili e continuamente mescolate…Ebbene due individui siffatti differiscono solo sul piano morale…Piero della Francesca li ha dipinti entrambi di profilo e dallo stesso lato, genuflessi, con le mani giunte, in preghiera: l’uno, Montefeltro, in un quadro sacro oggi a Brera, vicino allo Sposalizio di Raffaello,..; l’altro, Malatesta, in un piccolo affresco ancora visibile all’interno della cappella detta delle Reliquie, nel Tempio Malatestiano, a Rimini…Il profilo (di Sigismondo) stagliato nettamente sul cielo nuvoloso, traccia con precisione i contorni di un’anima umana, i suoi limiti e le sue proporzioni. Questo profilo è, d’altronde, identico e sovrapponibile a quelli delle medaglie dello stesso personaggio coniate da Pisanello e da Matteo de’ Pasti, e risulta veritiero. Alto e slanciato, a mo’ di sottile lama, con gli occhi stretti sul naso, che è quasi in linea con la fronte sfuggente, le labbra chiuse e imbronciate, lo sguardo ironico e crudele, l’”aura” d’orgoglio che ne emana, il collo lungo, le spalle cadenti. Un simile ritratto induce a definire l’uomo: temerario, eccessivo, intrigante, insaziabile, insinuante, perfido, cauto, strisciante e simulatore.., gaio, maliardo, poeta, amante, artista, con qualcosa di geniale che manca all’altro, ma che ripaga con uno squilibrio continuo: violento e tenero, coraggioso e inquieto, capace di azioni e reazioni fulminee, con i nervi troppo tesi e crollanti d’un tratto in lamenti e lacrime, spirito attivo e scontento, sempre intento a “cercare cose nuove”. Ognuno di questi caratteri gli si può attribuire senza tema di sbagliare, mentre nessuno pare addosso al conte d’Urbino.” DE LA SIZERANNE

-“The “Wolf of Rimini”, the most treacherous  and intimidating condottiere in Italy.” CROWLEY

-“Fu anche poeta e patrono delle arti. In vita la sua fama fu legata soprattutto all’attività di condottiero e capitano, pur nell’incongruenza di essere signore di uno stato piccolo e tutto sommato marginale, e gradualmente destinato ad eclissarsi. Ben più duratura e cresciuta invece nei secoli è stata piuttosto la sua notorietà legata alla promozione di iniziative artistiche e culturali, spesso assai ambiziose e dispendiose, tutte votate all’esaltazione della sua immagine personale e di quella della dinastia malatestiana, fino quasi a farne una vera e propria religione. Proprio i conflitti col papato lo portarono a promuovere l’elaborazione di una particolare commistione tra mondo classico paganeggiante, cultura cristiana e culto personale, arricchito da suggestioni cavalleresche e cortesi. Non fu dunque un semplice finanziatore di opere, ma fu un elemento attivo nei processi creativi, incarnando quegli ideali che intendeva promuovere: uomo di guerra e di cultura, cavaliere e sovrano assoluto.” WIKIPEDIA

-“Capitano di ventura e signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta fu uno di quei personaggi irrequieti e bellicosi per i quali la pace di Lodi (del 1454) non significò una conquista e un bene sociale, ma soltanto una decisa riduzione delle entrate e un forte freno alle ambizioni.” SCARDIGLI

-“In Sigismondo Pandolfo Malatesta, the Malatesta characteristics reached their ultimate and most brilliant development. He was the summit. For five hundred years have been told and re-told about the “shadows and splendours” of Sigismondo’s court at Rimini. His contemporary, Cosimo de’ Medici, the cautious and calculating hidden “boss” of Florence, and the founder of the Medici rule, remarked with a banker’s inside that Sigismondo was “a man d’insatiable appetites”. It was true. He had a consuming hunger for everything in life..and he tasted everything. One of his poems began: “The five senses I have acutely-/To hear, to see, to smell, to taste or touch/Every voluptuous or graceful object..”” DEISS

-“E’ forse il condottiero che gode..della peggior fama tra tutti i protagonisti della guerra rinascimentale. Complice di questa nomea di uomo empio fino alla perversione, crudele e sprezzante di ogni riguardo per gli uomini e per Dio, .. Pio II che ne fece un vero eroe negativo nelle pagine dei suoi Commentari…Prestando fede agli usi di famiglia e alle convenienze politiche che richiedeva la sopravvivenza del suo stato, fu condottiero pronto a tutti i padroni, e a dar fede al Piccolomini non vi fu signore italiano che non avesse subito i suoi voltafaccia.” TANZINI

-“Egli – ci viene detto (Vergerio) – aveva coltivato sin dall’infanzia le sue attitudini guerriere con un addestramento e un’istruzione confacente imparando ben presto a “condurre eserciti, stabilire accampamenti, ordinare schiere, organizzare guarnigioni, colpire nemici, erigere macchine d’assedio e fortificazioni”; nel contempo si esercitava nel maneggio delle armi, cioè a scagliare giavellotti, gettare lance, far rimbombare scudi e, vibrando la spada, troncare oggetti incredibili.” (id.) Con non minore abilità sapeva comportarsi negli esercizi equestri: saltava infatti agilmente a cavallo senza staffe e quindi, piegate le mani dietro la schiena, lanciava la cavalcatura in rapidissime corse, interrotte da improvvisi cambiamenti di direzione, scalava ripidi pendii e saltava fossi…Roberto Valturio nel “De re militari libri XII attribuisce senz’altro all’ingegno di Sigismondo Malatesta l’invenzione dei pezzi di artiglieria terminanti a vite, e delle granate esplosive di bronzo a due emisferi, innescate mediante uno stoppino che si accendeva alla vampa.” SETTIA

-Commento all’affresco di Benozzo Gozzoli “In sella a un robusto cavallo baio adatto alla guerra, il Lupo appare in tutto e per tutto un capitano temprato dalle battaglie. Il suo torace, gonfio di orgoglio, è il più possente, il suo collo è di grossezza taurina mentre la mandibola pronunciata dà al suo volto un’aria di energica determinazione. A testa scoperta, Sigismondo appare pronto ad agire, come se da un momento all’altro dovesse sfoderare la spada e andare incontro al nemico. Nello stesso tempo la sua immagine non comunica affatto un’impressione di ruvidezza. Tutto ciò che indossa appare lussuoso e l’intera sua persona irradia non solo forza, ma eleganza e senso della bellezza…Il ritratto di Sigismondo nell’affresco di Gozzoli illustrava una specie di paradosso. Da un lato raffigurava un uomo famoso o, piuttosto, famigerato per “non sopportare la pace..(e per) essere votato al piacere, incurante delle avversità (e) avido di guerre.” (Piccolomini). Dall’altro, quel medesimo uomo aveva l’apparenza di una persona raffinata e amante della cultura.” LEE

-“Se la fama di condottiero e capitano del Malatesta, pur nella sua grandezza, incongruente rispetto al ruolo di signore d’un piccolo Stato, era destinata a lungo a perdere d’importanza, molto più duratura fu quella che si procurò, con un sempre maggior numero di costose iniziative di promozione culturale, in ambito cortigiano e nel più vasto contesto urbanistico ed edilizio cittadino. Il suo mecenatismo fu chiaramente indirizzato all’esaltazione delle imprese personali e alla celebrazione della grandezza della dinastia malatestiana, fino a farli quasi divenire una forma di religione. La novità e l’attualità artistica della politica culturale del Malatesta non si tradussero solo in forme di committenza e di finanziamento di opere, ma lo portarono a rendersi attivo e partecipe nei vari processi artistici e, soprattutto, a ispirarsi a modelli, valori e simboli rivissuti da lui in maniera personale, in una sorta di unione, mescolanza, fra cultura cristiana e cultura classica. Il Malatesta mantenne un certo distacco nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche e fu sensibile alle tradizioni cavalleresche e cortesi; affrontò le esperienze culturali vivendo sia le più nuove e diverse emozioni estetiche sia quelle più pragmatiche delle arti belliche. In questa commistione fra arti liberali e meccaniche intervenne l’apporto di un grande numero di artisti, letterati, tecnici e scienziati a dare alle imprese culturali del Malatesta una cera solidità razionale.” FALCIONI

-“Chi ha tenuto il conto delle campagne di guerra annuali effettuate da Sigismondo ne ha registrate 17 fra il 1435 e il 1454…Nel mestiere delle armi, Sigismondo è un ottimo stratega, molto apprezzato e richiesto quale capitano…Combatte sempre in prima fila, con animosità e sprezzo del pericolo..Roberto Valturio ed altri autori sono..concordi nell’attribuire a Sigismondo l’invenzione delle bombe..contenenti all’interno materiale esplosivo capace, al momento dell’impatto, di moltiplicarne la forza dirompente.” DELUCCA

-“Egli era di carne tra ‘l bianco e ‘l bruno, con occhi piccioli, azurri chiari e vivacissimi che l’indiziavano spiritoso, pronto di lingua e di mano, lusurioso e crudele. Haveva il naso aquilino e costumò fin sul collo lunga la capigliatura castagniccia,…Fu grande di corpo, ben proporzionato e di signorile aspetto…L’accompagnava poi una grandezza d’animo tanto elevata che spesso gli era ascritto ad alterezza e a superbia; ma con tutto che fosse colerico, sapeva spesso temprar la subitezza della natura sua; e per ordinario mostrossi con gravità affabile e faceto nelle conversazioni e specialmente di donne.” CLEMENTINI

-“And he, Sigismondo, was Captain for the Venetians/ And he had sold off small castles/ And built the great Rocca to his plan,/ And he fought like ten devils at Monteluro/ And got nothing but the victory.” POUND

-“Più che la mancanza di lealtà, comunissima imputazione fra mercenari, è la salacità delle accuse di sadismo sessuale a marcare a fuoco la memoria: delle malefatte del Malatesta possono “rendere testimonianza quella venerabile donna la quale obstava alla sua deshonestà, et fece ad mezo dì frustare in lo foro de Arimino; quella castissima giovene, che volse sobtomectere ad sua libidine, col suo tessudo proprio spogliata nuda, fece tanto flagellare che morì virtuosa e martira. Dicolo el monastero di Fano, reducto da lui in comune postribulo, se può dire che undici monache ad uno tracto se trovarono gravide: dicolo quella castissima giudea fuggita ad Pesaro, per forza dei soi parenti remenata, da lui fo violentata; et in quella giovene de Fano, el fratello de cui fece morire, per non volere assentire al stupro della sorella che se la materia non fosse così puaulente, seria da tacere.” Da una lettera di Federico  da Montefeltro a Luca Beni, riportata da FRANCESCHINI

-“Agli occhi di tanti storici quei finissimi marmi (il Tempio Malatestiano ove si trova il sepolcro di Sigismondo Pandolfo Malatesta) restano macchiati di odiosi crimini personali (stupri e uxoricidi), a dispetto e a rinforzo del mito romantico di Isotta degli Atti. la storiografia sigismondea, a cominciare da Giovanni Soranzo, e persino la poesia “pustolosa” de “Cantos” malatestiani di Ezra Pound, hanno cercato di scagionarlo dalle accuse considerandole calunnie. Alcuni storici più equilibrati, nel tentativo di esorcizzare la “leggenda nera” di Sigismondo, talora lo hanno privato di quell’impaziente, voracissimo appetito di vita che Cosimo de’ Medici giustamente considerava il suo tratto fondamentale, al di là del bene e del male.” SIMONETTA

-“El signor Sigismondo ha fama e effecti da essere tanto sfrenato a li apetiti soy, che como gli mette voglia de una cosa, subito la voria e non è patiente a voglierla col tempo suo, e che faria omne cosa per condure ad affecto un suo apetito.” Da Una lettera di Cosimo dei Medici riportata da TURCHINI

-Sul suo sepolcro è inscritto il seguente epitaffio “Sum Sigismundus Malatestae sanguine gentis,/ Pandulphus genitor, patria Flaminia est./ Vitam obiit VII Id. octob. aetatis suae anno/ L.I. mens. III D. XX. MCCCCLXIII”. Sulla tomba sono collocati gli stendardi dei suoi comandi ed un cimiero con due corna di sopra ed un motto che dice “Porto le corna ch’ogn’uno le vede,/ Et tal le porta che non se le crede” in allusione alle mogli fatte uccidere. Sul primo pilastro di ciascuno dei fianchi del Tempio Malatestiano è riportata la seguente epigrafe in greco “A Dio immortale/ Sigismondo Pandolfo Malatesta/ di Pandolfo, da molti e massimi/ pericoli nell’italica guerra pre/ servato vittorioso, per le cose così ope/ rate fortemente e felicemente, a Dio/ immortale e alla città un tempio, come in/ esso presenza de’ conflitti voti,/ magnificamente spendendo eresse, e memoria/ lasciò celeberrima e santa.”

-“Un personaggio letterario, questo Sigismondo quasi da fumetto, il cui fascino maggiore risiedeva, e risiede, soprattutto nei suoi incomprensibili e stupefacenti contrasti: nel vivere diviso tra la sua natura diabolica e turpe fatta di sangue, di empietà, di lussuria e di violenza, e la sua dimensione eroica e romantica intrisa di talento e di tensioni poetiche, artistiche e religiose…Con Francesco Sforza, Sigismondo fu legato da una relazione che segnerà non poche vicende del suo “cursus” di signore, di condottiero e di uomo..Oltre al mestiere delle armi, ad unire (i due condottieri) era anche una solidarietà culturale e intellettuale. Tra i numerosi scambi di cortesie basta ricordare la “Laudatio” a Sigismondo che compare nelle “Odi” dedicate allo Sforza da Francesco Filelfo, il letterato più apprezzato alla corte milanese…Nelle cronache e negli annali editi tra il XV e il XVIII secolo che celebravano i grandi uomini di guerra, Sigismondo condottiero, con le sue oltre cento battaglie, si conquistò una conclamata “riputazion grande”. Tutti furono concordi nel descriverlo “excellentissimo ne gli facti d’arme”, guerriero che in battaglia è “come un San Giorgio”, che si getta all’attacco “come un falcone”, fulmineo e micidiale “come un segno alle saette.”” FARINA

-“Una vita singolare dev’essere comunque stata quella della corte di Rimini sotto l’audace pagano e condottiero Sigismondo Malatesta..Sarebbe oggi a stento credibile che un mostro, quale codesto principe fu, sentisse l’esigenza della cultura e della compagnia dei dotti.” BURCKHARDT 

-“Capitano assai pregiato..Era di statura grande, e forte assai: di carnagion bianca: d’occhi azurri, chiari: e di capelli rossi.” CAPRIOLO

-Significato del Tempio Malatestiano “Sigismondo è l’autore della propria immagine di principe vittorioso, anche se spetta agli artisti e ai dotti consulenti della sua corte la responsabilità dell’attuazione della volontà del principe. Sigismondo ha voluto sublimare la sua storia individuale nel mito universale, facendo valere in termini artistici la gloria che si era conquistato sui campi di battaglia. Il suo fallimento di potere feudale, è compensato dall’intelligenza con cui ha perseguito la costruzione artistica della sua immagine di eroe immortale.” DONATI

  • Dopo ogni azione di guerra “Entrate ch’egli amava, in forma coreografica, al termine d’ogni spedizione, per le vie della sua Rimini, a cavallo, o a guisa di Cesare sul cocchio trionfale, preceduto e seguito dalle spoglie di guerra, anche quando la condotta si era chiusa senza troppa onustà di bottino e troppi scintillii di gloria: pochi sentivano, più di lui, il fascino dell’antichità. Umanista, pagano, tutto imbevuto del mondo classico, almeno per ciò che ne riguardava l’aspetto esterno, voleva essere, e si credeva, un continuatore di quei grandi uomini nati per la conquista e l’imperio.” PORTIGLIOTTI
  • “Violento, impulsivo, testardo, tenace, spesso inopportuno, più facile ai mcolpi di mano che disposto a ragionare freddamente.” TABANELLI

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-A. Cousté. Sigismondo

-S. Sibilia. Sigismondo Malatesta signore di Rimini.

-O. Delucca. Sigismondo Pandolfo Malatesta controverso eroe.

-F. Farina. Sigismondo Malatesta 1417-1468

-M. Masini. Sigismondo Pandolfo Malatesta signore di Rimini.

Print Friendly, PDF & Email

Rispondi