SARPELLIONE o CIARPELLONE

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Condottieri di ventura

1708       SARPELLIONE o CIARPELLONE  (Zerpellione degli Endoli, Antonio da San Severino, Ciarpellone da Parma, Antonio Attendolo, Antonio di Colella) Di San Severino, frazione di Parma; secondo altre fonti sarebbe di origine bergamasca. Signore di Arena Po e di Tuscania. Figlio di un povero operaio.

+ 1444 (novembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1430 Milano Venezia Lombardia

Combatte agli ordini di Francesco Sforza. Viene catturato da Bartolomeo Colleoni mentre con 60 cavalli si sta dirigendo verso Crema.

1434
Feb. Lombardia

Si trova nel bresciano. Si batte a duello con Cesare da Martinengo alla Macina, tra Orzinuovi e Soncino, per avere preso le difese di Tristano Sforza: vi è prima uno scontro a cavallo con la lancia e con gli stocchi. I contendenti, poi,  combattono a piedi finché il Sarpellione, ferito, deve dichiararsi vinto ed essere disarmato dal rivale.

Mag. Chiesa Fortebraccio Milano Lazio ed Umbria

Abbandona l’assedio di Montefiascone con Troilo da Rossano per tagliare la strada a Vitorchiano a Niccolò Piccinino il cui obbiettivo è quello di  congiungere le sue forze con quelle di Niccolò Fortebraccio. Si attenda a San Martino al Cimino con lo Sforza e si prepara al combattimento: interviene l’ambasciatore ducale Urbano di Ortona che avvia le prime trattative di pace. Si sposta ad Otricoli con Troilo da Rossano.

Giu. Umbria

Affronta il Piccinino a Vetralla ed a Petrignano.

Ago. Lazio

Libera Castel Sant’Angelo dall’ assedio che vi è stato posto dal  Fortebraccio.

1435
Mag. Umbria

Muove alla volta di Otricoli con Troilo da Rossano.

Giu. Romagna

Cattura a Maturano con il Rossano Francesco Piccinino e Sacramoro da Parma  che con 200 cavalli   stanno scortando  un convoglio di vettovaglie. Venti sono i prigionieri di taglia e quaranta i buoi razziati.

1436
Sett. Sforza Chiesa Emilia

Si trova alla Riccardina con lo Sforza e Pietro Brunoro; irrompe negli accampamenti pontifici ed intima agli uomini del governatore Baldassarre da Offida di non intervenire a difesa di quest’ultimo. Sigismondo Pandolfo e Domenico Malatesta si mettono da parte; Pietro Giampaolo Orsini cerca viceversa di resistere ed è fatto prigioniero.

1437
Feb. Firenze Milano Toscana

Guerreggia contro il Piccinino con Niccolò da Pisa ed il Brunoro. Attacca a  Barga in Monte Cologno uno dei tre accampamenti  viscontei approntati per assediare la   la località: Ludovico Gonzaga è fatto prigioniero e gli sono tolti carriaggi e bombarde. Il Piccinino deve spostarsi in Lunigiana; alla difesa di Lucca rimane il solo Sacramoro da Parma.

1439
Primavera Venezia Milano Veneto

Segue lo Sforza nel Veneto.

Giu. Veneto

Batte i viscontei a Soave.

Nov. Trentino e Veneto

Partecipa alla battaglia di Tenno: è sospettato da alcuni di avere facilitato la fuga del Piccinino dal castello di Tenno e di avergli fornito la propria cavalcatura. Sempre nel mese appoggia lo Sforza ed il  Gattamelata alla riconquista di Verona occupata tre giorni prima dal Piccinino, da Gian Francesco Gonzaga e da Luigi dal Verme con un improvviso assalto. Allorché il Piccinino ed il Gonzaga abbandonano la cittadella e fuggono verso Vigasio il Sarpellione attraversa il Mincio e li insegue con il  Rossano. Uccide molti dei loro uomini e fa molti prigionieri. Rientra a Verona;  accusa il veronese Maggio Maggi per il suo operato  favorevole al Gonzaga nel breve periodo di sottomissione della città agli avversari.  Mette a sacco il  palazzo di quest’ ultimo: le autorità veneziane intervengono a favore del loro cittadino  sedando in tal modo ogni possibilità di disordini.

Dic. Trentino Lombardia

Con il Rossano e 300 fanti conduce a Brescia un piccolo convoglio di munizioni. Prende la via di Ledro  e di Lodrone e giunge a Lumezzane; attacca a Rodengo-Saiano le milizie del Piccinino e le obbliga a puntare su Rovato; entra nella città dopo  avere attraversato la Franciacorta senza alcuna difficoltà. Ne esce quasi subito per scortarvi una colonna di carri per il trasporto di rifornimenti destinati sempre agli abitanti di Brescia.

1440
Gen. Lombardia

Lascia Brescia per riportarvi un nuovo carico di vettovaglie.

Mar. Lombardia

Staziona in Val Camonica.

Apr. Veneto

A Verona. Ha il compito di puntare su Bosco Chiesanuova con 250 fanti e 100 cavalli per un’azione di polizia. I fanti si mettono a saccheggiare le case degli abitanti: pronta è la loro reazione. I militi sono  respinti ed  inseguiti sino a Poiano. E’ catturato nel corso dell’azione un bandito di nome Corazza: costui viene impiccato a Verona nella piazza del frumento.

Giu. Lombardia

Con i fanti e due squadre di cavalli assale Taliano Furlano sul ponte che collega Soncino con Orzinuovi; si fa inseguire dal capitano visconteo per allontanarlo dall’Oglio; lo Sforza ne approfitta per gettarsi su Soncino e togliere ai ducali quasi tutte le salmerie; sono pure catturati 1500 cavalli. Il Sarpellione si trasferisce in Toscana per prestare soccorso ai fiorentini minacciati dal Piccinino.

1441
Gen. mar. Milano Venezia Emilia e Lombardia

A metà gennaio defeziona dal campo veneziano con molti cavalli per passare agli stipendi del duca di Milano Filippo Maria Visconti. A marzo lascia Bologna con 800 cavalli e da qui si sposta in Lombardia per combattere agli ordini del Piccinino il suo ex capitano lo Sforza. Filippo Maria Visconti gli accresce la condotta e gli concede in feudo Arena Po. Il Sarpellione punta su Lovere con Luigi dal Verme.

Apr. Lombardia

Conquista Lovere ed il relativo castello con le bombarde.

Giu. Lombardia

Penetra nella Val Camonica; si distende attorno a Bergamo ed  intercetta 400 cavalli che dalla città si stanno dirigendo a Palazzolo sull’Oglio nonché 300 fanti fiorentini capitanati da Giovanni Mattei. Si collega con il Piccinino;  si scontra a Cignano con gli avversari. Rimane ferito nel corso del combattimento.

Lug. Sforza Chiesa Napoli Toscana  Umbria e Lazio

Ritorna al servizio dello Sforza. Lascia la Lombardia con 600 cavalli e 400 fanti, giunge a Siena ed a Pitigliano dove è ospitato dal conte Aldobrandino Orsini. Su istigazione di Gentile della Sala saccheggia Torre Alfina dove  cattura Luigi Monaldeschi: costui riesce a fuggire ed a riparare a Bolsena. Il Sarpellione inizia a distruggere la torre principale del castello di Torre Alfina;  fa pure spargere la voce di volere vendere tale fortezza. Luigi Monaldeschi per rientrare in possesso di Torre Alfina è costretto a riconoscergli una taglia di 600/1000 ducati (secondo le fonti) di cui si fa mallevadore Ranuccio Farnese; è, inoltre, costretto a favorire la causa sforzesca contro i pontifici. Il Sarpellione attacca quindi i fuoriusciti di Orvieto e Pietro Paolo Monaldeschi che con Gentile Monaldeschi hanno il controllo di Bolsena, di Onano, di Sugano, di Ripabella, di Civitella d’Agliano, di Castiglione in Teverina, di Castel Rubello, di Ponzano, di San Michele in Teverina e di Cervara.

1442
…………… Abruzzi

Si riconcilia con Giovanni Sforza; con tale condottiero si trasferisce negli Abruzzi per appoggiare la causa di Renato d’Angiò ai danni degli gli aragonesi.

Giu. Umbria e Lazio

Difende Todi alla testa di 1000 cavalli contro gli assalti dei pontifici condotti da Pietro Giampaolo Orsini, da Gian Francesco Gonzaga e da Carlo di Montone: gli abitanti desiderosi di ritornare sotto il dominio dello stato della Chiesa gli notificano che se entro tre giorni non  ha l’occasione di ricevere soccorsi dallo Sforza si sarebbero consegnati al Piccinino. Lo Sforza, fermo a Fabriano,  invia in suo aiuto 800 cavalli i quali, tuttavia, non sono in  grado di oltrepassare il castello di Fossato di Vico; altre compagnie sono sconfitte a Bibbiena. Il Sarpellione riceve  un salvacondotto dal Piccinino e si sposta nel Lazio: si dirige verso Toscanella (Tuscania) con 500 cavalli; difende Polimarzo dagli attacchi portati da Angelo di Roncone; compie  una razzia di bestiame a Castro facendo anche 160 prigionieri. A Tuscania prende alloggio nella contrada del Poggio nella piazza di San Giacomo.

Lug. ago. Lazio

Lascia Tuscania con Dolce dell’ Anguillara e Simonetto da Castel San Pietro alla testa di 2000 cavalli e di 1000 fanti per puntare su Perugia. Nella Val Tiberina gli si muovono contro 1000 cavalli e 800 fanti agli ordini di Angelo di Roncone e di altri condottieri;  segue una grande scorreria tra Perugia e Todi che termina con la cattura di alcuni abitanti e la razzia di molto bestiame. Tocca Brufa, Costano, Bastia Umbra; attacca, senza esito, l’ultima località alla cui difesa si pone Braccio Baglioni; conduce le prede ad Assisi.

Sett. ott. Marche e Lazio

Si dirige nella marca d’ Ancona e raggiunge via mare Fano; si unisce con lo Sforza.  Passa alla guardia di Montemilone (Pollenza). Rientra a Tuscania con 500 cavalli e molti fanti con i quali si scontra con Everso dell’ Anguillara e Ranuccio Farnese. Conclude una tregua di venti giorni con costoro e si trasferisce ad Acquapendente; alla scadenza della tregua  riprende le ostilità.   Assale Ranuccio Farnese verso Marta, Everso dell’ Anguillara a Vetralla e Pietro Paolo Monaldeschi nelle vicinanze di Bolsena.

Nov. 1000 cavalli Umbria Scorrazza nel Chiugi con 1000 cavalli; fronteggia il Pazzaglia nell’orvietano;  con la collaborazione di Gentile della Sala fa dichiarare lo Sforza signore di Orvieto.
Dic. Lazio

Il giorno di Natale infesta il contado di Viterbo, razzia ottomilacinquecento pecore,  una quarantina di buoi, e fa tre prigionieri: le prede e gli uomini catturati sono condotti a Tuscania.

1443
Gen. feb. Lazio

Compie una nuova scorreria verso Tolfa e Civitavecchia; si appropria di ventimila pecore appartenenti agli abitanti di Norcia. Everso dell’ Anguillara fa un inutile tentativo per opporsi al suo rientro; il Sarpellione supera il ponte di Mignone e rientra a Tuscania. Alla notizia della cattura di Gentile della Sala a Castel Rubello conduce ad Orvieto con 80 cavalli molte some di foraggio: Everso dell’ Anguillara, Angelo di Roncone e Pietro da Bevagna si preparano a coglierlo in imboscata al suo ritorno a Tuscania. Gli è teso un agguato a Marta: nello scontro vi sono 54 morti d’ambo le parti.  Tra i suoi uomini  sono catturati 50 fanti e venti cavalli.

Mar. Lazio

Attacca Viterbo con 1000 uomini; gli abitanti con Francesco da Carrara, che peraltro ha a sua disposizione solo pochi armati, si ritirano alla Grotta del Priello. Il Sarpellione ritorna a Tuscania allorché in Viterbo entrano 300 cavalli di Federico da Montefeltro comandati dal Polmone. E’ inseguito dagli avversari che lo raggiungono alle Cadastre: li sconfigge agevolmente e  cattura loro otto uomini d’arme e 32 fanti di Viterbo. Costoro saranno riscattati in un secondo momento  dalla cittadinanza.

Apr. Lazio

In conseguenza dei successi conseguiti in così breve periodo di tempo continua a scorrere con maggiore baldanza i contadi di Montalto di Castro, di Corneto (Tarquinia) e di Civitavecchia. Cavalca a Tarquinia e vi fa prigionieri 99 uomini di taglia; spedisce alcuni cavalli e fanti nel territorio finitimo:   a Malagrotta sono predate mille vacche ed alcune giumente. Granaglie e bestiame sono sempre condotti a Tuscania.

Mag. Lazio

Scala le mura di Civitavecchia,  dà alle fiamme una porta ed entra nella città: il bottino (formaggio, vino, olio, ferro ed altre mercanzie) è trasportato a Tuscania.

Giu. Lazio

E’ assediato in Tuscania dal  Piccinino: non ha problemi perché può ricevere vettovaglie e soccorsi in uomini grazie alla connivenza del conte di Aversa militante al soldo degli avversari.

Lug. Lazio

Cattura in più sortite vittoriose 150 cavalli. A fine mese ritorna sotto Tarquinia con Dolce dell’ Anguillara;  si impossessa di più di cinquecento some di grano e di una grande quantità di buoi e di bufali; numerosi sono anche i prigionieri. Una analoga incursione è effettuata a Montalto di Castro.

Ago. Toscana Lazio ed Umbria

Assale Monticchiello nel senese; nel proseguio delle operazioni aiuta Ugolino da Montemarte a rientrare a Montegabbione ed a Monteleone d’Orvieto scacciandone i fanti perugini che ne sono alla guardia. Dopo qualche giorno abbandona Tuscania (in cui rimane a presidio Donnino da Parma con 40 cavalli e pochi fanti) per puntare verso la marca d’ Ancona. Si fa sempre notare per le numerose scorrerie compiute nei territori controllati dagli ecclesiastici. Saccheggia Gradoli, entra in Umbria e si ferma alcuni giorni alla Zeppa di Valiani per radunarvi fanti e cavalli. Tocca Paciano ed esce nel Materno; conquista Piegaro dopo un trattato con un prete e mette a sacco la località. I suoi saccomanni si impossessano del castello di Monte Gualandro dove sono catturati alcuni contadini cui hanno chiesto in precedenza dell’acqua; sono invece respinti da Borghetto. Il Sarpellione tocca Maceratola e Colle San Paolo; da ultimo si allontana da Piegaro, dove vi colloca un presidio di 200 fanti, e si fa consegnare dai perugini 2000 fiorini e mille some di frumento. I prigionieri sono condotti a Cortona.

Sett. Marche e Romagna

Raggiunge lo Sforza a Fano. La località è  assediata dal Piccinino. Esce dalla città con lo Sforza e giunge via mare a Rimini per incontrarvi gli ambasciatori veneziani e fiorentini; rientra  a Fano con 2 fuste armate nelle quali sono imbarcati numerosi fanti.

Nov. Marche

Sconfigge i pontifici a Montelauro: compare all’ improvviso alle spalle dei fanti de Piccinino che, colti dal timore, si inviliscono. Dopo la vittoria assale Montenovo,  messa a sacco benché la moglie dello Sforza Bianca Maria Visconti interceda a favore degli abitanti. Interviene direttamente lo Sforza che fa liberare i prigionieri.

1444
Gen. Marche

Staziona tra il Chienti ed il Potenza. Sostiene con vigore la guerra nei territori di Osimo e di Recanati; lo Sforza lo gratifica con la  consegna del denaro che gli è stato inviato dai fiorentini.

Feb. Marche

Respinge a Montefano i pontifici che provengono da Recanati.

Apr. Marche

Devasta il recanatese.

Mag. Marche

E’ informato dalle sue spie che il Piccinino medita di recarsi a Montecchio (Treia) ed a Pollenza per ottenere mediante trattato tale località. Tende al condottiero un agguato notturno su un ponte del Potenza: l’avversario si salva in una piccola torre nei pressi.

Giu. lug. Marche

Raggiunge Montefano per intimidire Osimo e Recanati. Il legato pontificio, il cardinale Domenico di Capranica, chiama in suo soccorso il Piccinino. Il Sarpellione invia i suoi carriaggi ad Appignano e continua nella sua guerriglia contro il Piccinino;  precede il rivale a Castelfidardo e fa incendiare le campagne di Loreto le cui fiamme arrestano la marcia degli avversari. Il condottiero pontificio si rifa con un assalto notturno ad Appignano nel cui corso si appropria di tutti  carriaggi del Sarpellione. Angustiato dalla mancanza di vettovaglie, il Sarpellione è richiamato da Castelfidardo dallo Sforza;  raggiunge il suo capitano a Castelletta sul  Chienti.

Ago. Marche

Con Francesco ed Alessandro Sforza sbaraglia a Montolmo (Corridonia) l’esercito ecclesiastico  ora  comandato da Francesco Piccinino: attacca il colle dove si sono collocati sul lato sinistro gli avversari;    con la sua veemente azione supera gli sbarramenti giungendo dentro il campo pontificio. Cattura 2000 cavalli e numerosi fanti; tra i prigionieri vi sono anche il cardinale Capranica e Francesco Piccinino che gli viene consegnato da un disertore, un certo Colella.

Sett. Marche

Per appropriarsi della taglia promessa dallo Sforza in caso di cattura di Francesco Piccinino si accorda con il capitano pontificio Giacomo da Caivana e fa in modo che costui imprigioni il Colella. A quest’ultimo sono fatti recidere orecchi, mani ed è estratto un occhio; il Sarpellione ne segnala la morte allo Sforza e si fa consegnare i 400 fiorini della taglia che saranno depositati presso un banchiere di Fermo.

Ott. Milano Capitano g.le Marche

Sigismondo Pandolfo Malatesta giunge a Fermo a scusarsi  per la sua condotta ambigua nella recente guerra; il Sarpellione  con Dolce dell’ Anguillara cerca di persuadere lo Sforza a vendicarsi del signore di Rimini. Alla morte del Piccinino il duca di Milano  nomina il Sarpellione suo capitano generale. Il condottiero non ne fa parola con l’amico   Sforza; gli chiede invece il permesso di recarsi a Milano per riscuotervi le rendite di alcuni poderi di sua proprietà. L’inganno è scoperto da Alessandro Sforza; lo Sforza  ferisce il Sarpellione con una coltellata e lo fa imprigionare.

Nov. Marche

E’ incarcerato a Fermo e gli è messa la mordacchia in bocca; sottoposto a tortura confessa anche delitti mai commessi; è impiccato a fine mese nel castello del Girifalco. Il cadavere, squartato, è esposto al pubblico.

 CITAZIONI

“Fu Ciarpellione ancorché bassamente nato, d’animo grande, e perciò fin da giovanetto caro allo Sforza, sotto l’insegne di cui si portò di maniera, che da picciolo ed abbietto soldato divenne grande ed onorato capitano. Fu questi arrischiato ne’ pericoli; accorto negli stratagemmi; circospetto nell’alloggiare; prontissimo nell’assalire; valoroso nel combattere e cauto nel ritirarsi. Ma il medesimo..temerario, rapace, vario, violento e poco fedele…Uomo indegno certo, se tu consideri in somma tutte le qualità sue di finir la vita con una morte sì obbrobriosa e sì vile; e fu giudicato dalla maggior parte che Francesco (Sforza) avesse con quella azione fatto più danno alla gloria propria, che alla fama ed al nome di colui.” BALDI

“Uno de’ più valenti Condottieri d’arme.” MURATORI

“Condottiere audace e bellicoso.” ARGEGNI

“Uomo famoso di gloria militare.” SABELLICO

“Famosissimo guerriero di quei secoli.” SANSOVINO

“Il migliore de’ tenenti generali del conte Sforza.” LAUGIER

“El quale era el magiore fosse con lui (lo Sforza).” CRONACA MALATESTIANA

“Virum audacem, ac bellicosissimum.” CORNAZZANO

“Quale è homo de ventura.” Da un documento di Alessandro Sforza riportato dall’OSIO

“Condottiere illustre della milizia sforzesca.” SPINO

“Viro strenuo.” PLATINA

“Vecchio e valoroso condottiero.” UGOLINI

“Strenuo soldato.” MAGENTA

“Capitan..di agguerrito intendimento.” VERDIZZOTTI

“Valente capitano dello Sforza..Valorosissimo Capitano, ma crudele, avaro ed infido.” COLUCCI

“Distinto capitano del conte (Francesco Sforza)..Il migliore de’ suoi luogotenenti.” CECCONI

“Multo titubat Ciarpello labore/ Ni belli sortem tibi mix fortuna tulisset/ Tunc Ciarpello tuae truncassent stamina Parcae.” Versi di P. MASSIMI riportati dal PEZZANA

“Valente capitano.” BROGLIO

“Uno de’ primi condottieri de’ sforzeschi.” MARCUCCI

“Fu Ciarpellione d’animo grande, ancorché bassamente nato; fin da giovinetto caro allo Sforza, sotto cui si portò in modo che di piccolo e abbietto pervenne al nome di famoso capitano. nelle fazioni di guerra quanto accorto, pronto e valoroso, tanto nel civil vivere temerario, rapace, vano, violento e poco fedele.” Da una cronaca riportata dal BALESTRACCI

“Was alknowledged for his courage, but his lowly birth..emerged in his coarse and violent modus operandi and his conceited, avid and disloyal nature.” BALESTRACCI

Secondo l’autore (anonimo) della storia della Val di Nievole il Sarpellione è da identificare in  FRANCESCO D’AGNOLO di Pescia.  Di seguito se ne riporta la descrizione così come è riportata in tale opera.  “Francesco d’Agnolo di Pescia fu detto Sarpellione per avere gli occhi guasti, ed il capitano Francesco Sforza soleva appellarlo Ciarpellione non tanto per il detto difetto, quanto per la sua deforme corporatura. Infatti quest’era un gigante piuttosto, che un uomo. Superava in altezza della sua statura qualunque più alto soldato di quel tempo, ma era magro come uno scheletro, aveva le spalle smisuratamente larghe, e di quelle mani non era facile di vederne di simili. Gli occhi, quantunque grandi e biechi, erano lurchi ed alquanto lipposi. Le sopraciglie ricoprivano quasi gli occhi stessi, enormi gotacce, due portentose basette, ed una bocca spaventevole. Labbra grossissime, lunghi denti e gialli, ed una guardatura orrida. Portava i suoi capelli, che erano neri e sudici, e solea tenerli in una gran borsa. Aveva il suo lungo collo avvolto in una cravatta di bambagina, donde vedeasi uscire una mostruosa gozzaia. Del resto era vestito di buona maniera del tempo, e aveva al fianco la spada con un gruppo di nastri rossi. Portava legaccie di cuoio sotto le ginocchie, e teneva due pugnali alla cintura. Questi era un uomo di oscurissimi natali, ma vano, audace, violento, e perciò molto gradito ai Ghibellini.” ANONIMO

 

 

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