PIETRO DEI ROSSI

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Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri, Francesco Hayez

PIETRO DEI ROSSI (Piermaria dei Rossi, Pietro de’ Rossi) Di Parma.

Signore di Parma, Lucca, Pontremoli, Brescello, Berceto, Fidenza. Fratello di Andrea dei Rossi, Rolando dei Rossi e Marsilio dei Rossi; nipote di Marsilio da Carrara, cognato di Ugolino Lupo. Patrizio di Venezia.

1301 – 1337 (agosto)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attivitàAzioni intraprese ed altri fatti salienti
……..Emilia e VenetoI suoi famigliari, scacciati da Parma da Giberto da Correggio divenuto signore della città, si rifugiano a Padova ospiti di Giacomo da Carrara.
1326
Lug.ChiesaGhibelliniEmilia

Si unisce con il fratello Andrea e Gherardo Rangoni con i quali, alla testa di molti cavalli e fanti, si spinge alla Porta di Cittanova di Modena; respinto, si ferma nei pressi;  dopo 15 giorni si allontana lasciando il borgo in fiamme.  Rientra a Parma.

1328Veneto ed EmiliaRicopre a Padova l’incarico di podestà per il secondo semestre. Ad ottobre si sposa in Parma con Ginetta Fischi, figlia di Carlo Fieschi, signore di Vigoleno.
1329
Gen.ParmaChiesaEmilia

Con il fratello Marsilio cavalca a Sesso e vi cattura il capitano ecclesiastico Gerardo Legiadro. I due fratelli, successivamente, puntano su Rubiera, nel cui borgo si trovano 300 soldati della Chiesa agli ordini di Gherardo Boiardi. I guelfi vengono battuti ed il capitano avversario è fatto prigioniero.

Mag. lug.EmiliaDepreda i territori dei da Correggio perché costoro con Giovanni Quirico di San Vitale hanno assalito il parmense con i pontifici. Segue un trattato di pace con gli avversari.
Ago.Emilia

A metà mese il legato pontificio Bertrando del Poggetto invita ad un convegno a Bologna il fratello Rolando, lo larrura a tradimento e lo fa rinchiudere in una gabbia nella rocca di Faenza. Immediata è la reazione dei fratelli Marsilio e Pietro. Parma si ribella allo stato della Chiesa e tutti gli ufficiali del legato sono, a loro volta, imprigionati.

Sett.LombardiaPronta è la reazione degli ecclesiastici cui si aggiungono anche Guido e Simone da Correggio, nonché Giovanni Quirico di San Vitale. I nemici calano su Castelnovo ne’ Monti e minacciano da vicino Parma. Pietro dei Rossi si reca a Milano ed a Pavia alla ricerca di soccorsi presso l’imperatore e gli alleati ghibellini.
Ott.Emilia

A metà mese rientra a Parma con il mariscalco di Ludovico il Bavaro Enrico di Montfort e 400 cavalli tedeschi. Solo da questo momento gli abitanti escono dalle mura cittadine per aggredire le truppe nemiche. Caricate vettovaglie per quattro giorni, Pietro dei Rossi si pone l’obiettivo di rendere sicuro il tragitto dell’imperatore che da Milano dovrebbe giungere a Parma. Supera l’Enza e scorre nei territori dei da  Correggio. Avanza su Castelnovo ne’ Monti, Brescello, Gualtieri, San Sillo e San Sisto mettendone a ferro e fuoco i contadi; espugna Casalpo;  cattura Senacio da Senaza che viene condotto a Parma.

Nov.Lombardia ed Emilia

Conquista Viadana, Dosolo e Pomponesco; cattura Ugolino Cavalcabò, alleato  dei da Correggio. Ludovico il Bavaro giunge a Casalmaggiore. Pietro dei  Rossi si reca in tale località, prende la strada di Colorno e scorta l’imperatore a Parma. Sempre con i cavalli tedeschi e molti cavalli e fanti parmensi riattraversa l’Enza ed espugna con un aspro assalto la fortezza di Boretto, dove Matteo da Correggio ha ammassato i suoi beni: biade, lino ed altri beni sono tutti trasportati a Parma per esservi venduti. Negli stessi giorni un mercante di Parma ed uno di Venezia sono catturati nei  pressi di Sissa da alcuni fuoriusciti che si sono dati al banditismo. Ordina la loro liberazione; avuta risposta negativa, supera il Po e sorprende i briganti nei loro covi, nascosti tra i boschi dove il Taro confluisce nel Po. Li snida, ne imprigiona 5, 3 di costoro sono nobili (della famiglia Terzi?).  Sono tutti impiccati nella piazza del ballatoio a Parma nonostante l’intercessione a loro favore degli imperiali.

Dic.EmiliaRimane alla guardia di Parma allorché il fratello Marsilio accompagna a Trento l’imperatore Ludovico il Bavaro.
1330
Mag.Emilia

Il fratello Marsilio si fa consegnare da Manfredo Pio Beltramone del Balzo e Galeazzo d’Angiò, fratello del re di Napoli, che sono stati catturati a Formigine; immediatamente è proposto uno scambio per ottenere la liberazione del fratello Rolando. Assale Borgo San Donnino (Fidenza) alla cui difesa si trova Paolo Aldighieri. E’ costruita una bastia per assediare la località. Alcuni uomini incaricati della sua difesa si fanno corrompere dai pontifici per aprire loro una porta della fortificazione. A fine mese, Pietro dei Rossi è informato del trattato. Esce da Parma per la Porta di San Barnaba con numerosi cavalli e fanti. Lasciata la città, cambia direzione, attraversa il fiume Parma e giunge nottetempo nei pressi di Fidenza. Fa entrare nella bastia parte delle sue truppe, mentre con il resto del suo esercito si pone in agguato nelle vicinanze.

Giu.Emilia

Il mattino del primo giorno del mese, secondo gli accordi, Paolo Aldighieri invia le proprie milizie a prendere possesso della bastia. Le porte gli sono aperte, nasce al suo interno un furioso combattimento, mentre all’esterno lo stesso Pietro dei Rossi esce dai nascondigli, dove si è posto in predenza in agguato, per aggredire alle spalle gli avversari. Questi si sbandano; tanti sono uccisi o fatti prigionieri, tra cui un figlio dello stesso Aldighieri. E’ ora il momento di assalire direttamente Fidenza. Gli abitanti si rifiutano di combattere inneggiando agli imperiali. Viene spalancata una porta ed i soldati irrompono nella città. Il condottiero non permette che Fidenza sia saccheggiata, ripagando in tal modo gli abitanti. I soldati del legato Bertrando del Poggetto sono uccisi o imprigionati e spogliati dei loro beni. Fa rinchiudere Paolo Aldighieri in una gabbia a Parma: si impadronisce di 6000 fiorini, inviati in precedenza dal cardinale legato per rafforzare le opere difensive di Fidenza. Gli si arrende anche Castiglione dei Marchesi; è qui raggiunto dal fratello Marsilio. Attacca invano Campegine;  con i cavalli tedeschi presta soccorso ai modenesi ai danni dei bolognesi.

Lug.EmiliaAffronta ancora i da Correggio. Si accampa a Manzolino ed a Olmo; ne devasta i contadi e rientra a Parma.
1331
Gen.Lombardia

Muta partito, si riavvicina ai pontifici ed appoggia la causa del rivale all’impero di Ludovico il Bavaro, Giovanni di Boemia. Si dirige a Brescia per incontrarvi quest’ultimo. Il fratello  Rolando è liberato dai pontifici.

Feb.LombardiaA Cremona, allo scopo di rendervi omaggio al re Giovanni di Boemia che gode dell’ appoggio di Bertrando del Poggetto.
Mar.EmiliaCon il fratello Marsilio accoglie in Parma Giovanni di Boemia. La popolazione, inizialmente, rimane silenziosa, non vi sono le abituali accoglienze festose per l’ospite. Solo il giorno seguente, all’annuncio della ritirata di fiorentini dall’assedio di Lucca, la gente comprende la potenza del nuovo protagonista, scende nelle piazze e nelle vie. Giovanni di Boemia riceve la signoria di Parma, concessagli da un consiglio generale cui partecipano più di 4000 persone. Tutti i prigionieri sono liberati; anche i beni pignorati per debiti sono restituiti ai proprietari.
Apr.EmiliaSi riconcilia pubblicamente nella piazza del duomo di Parma con Simone, Guido ed Azzo da Correggio.
Lug.Lombardia

Con Ponzino Ponzoni ed Ugolino Lupo doma in Cremona una rivolta suscitata dai Cavalcabò: i prigionieri sono fatti rilasciare da Carlo di Boemia.

1332
Giu.EmiliaEsce da Parma per collegarsi con con Manfredo Pio e Giberto da Fogliano. Entrano tutti in Modena per domarvi un tentativo di rivolta organizzato da Giovanni da Modena e da Niccolò da Fredo.
Nov. dic.Parma, Reggio Emilia, ModenaVerona, FerraraEmiliaCon Marsilio dei Rossi, Manfredo Pio, Giberto e Niccolò da Fogliano segue Carlo di Boemia nel tentativo di liberare la fortezza di San Felice Panaro dall’assedio postovi da scaligeri ed estensi. A dicembre il capitano avversario, Giovanni da Camposampiero, accetta la sfida a battaglia inviata tramite guanto insanguinato. Il combattimento dura dalle nove del mattino fino alla sera. L’esito rimane incerto fino al momento in cui i fanti modenesi di Manfredo Pio iniziano a scannare le zampe delle cavalcature facendo cadere a terra i cavalieri. Tra morti e prigionieri gli avversari denunciano la perdita di 800 cavalli (per la maggior parte estensi) con la cattura del capitano Giovanni da Camposampiero. Al termine dello scontro viene armato cavaliere da Carlo di Boemia.
1334
Feb.ParmaVerona MilanoToscana Emilia

Lascia Lucca in appoggio ai pontifici ed alla causa di Giovanni di Boemia; sconfigge a Massenzatico 400 cavalli scaligeri;  vi cattura Ettore di Panigo con molti altri connestabili.

Giu.Emilia

E’ attaccato in Parma dagli avversari; i mercenari tedeschi di Luchino Visconti si rifiutano di avanzare. Assale i da Correggio; anche gli scaligeri si ritirano a seguito di disordini nel loro campo che si concludono con la defezione di ventotto bandiere di tedeschi dalle loro  file.

Ago. sett.Toscana ed Emilia

Mastino della Scala assedia Colorno con 3000 cavalli. Pietro dei Rossi lascia a Lucca il fratello naturale Palamino e si sposta con 400 cavalli alla difesa di Parma. Chiama a raccolta le truppe cittadine delle Porte di San Benedetto e di Santa Cristina. Esce dalla Porta di San Bernabò diretto a Colorno. Nel suo esercito sono presenti numerose bandiere: vi sono quelle con le armi della città di Parma, quelle dei Rossi, le bandiere imperiali di Ludovico il Bavaro, una bandiera dello stato della Chiesa e quelle del re Giovanni di Boemia. I soldati sono contrassegnati da una croce di panno bianco sul petto e sulle scapole. I soldati toccano Baganzola e Vicomero dove fanno legna per allestire i ripari difensivi. Secondo una versione, gli scaligeri non accettano lo scontro, per cui Pietro dei Rossi è costretto a rientrare a Parma. Secondo un’altra versione, con il fratello Marsilio invia agli avversari il guanto insanguinato sfidandoli a battaglia. I capitani dell’esercito nemico accettano la sfida e fanno doni all’araldo che ha recato il “messaggio”.  Mastino della Scala fa subito pervenire altri armati e fa in modo che al suo accampamento siano preparate le spianate per fare manovrare più agevolmente la propria cavalleria. Il mattino stabilito per il combattimento Pietro dei Rossi leva nascostamente il campo per tornare a Parma. I difensori di Colorno, senza speranza di soccorsi, si arrendono alla fine del mese seguente.

1335
Giu.Emilia

Ridotto a mal partito su pressione di Spinetta Malaspina, dello zio Marsilio da  Carrara e dei fiorentini si arrende a Mastino della della Scala: abbandona Parma in potere degli scaligeri in cambio del possesso di Pontremoli, di Fidenza e di altri castelli e di 50000 fiorini. Si trasferisce a Lucca.

Lug.LuccaFuoriuscitiToscana

Gerozzo dei Bardi (100 cavalli e 300 fanti)  per conto dei fiorentini ottiene da Niccolò dei Pogginghi il castello di Pietrasanta, da quest’ultimo controllato per un prestito di 10000 fiorini al re di Boemia, non restituito. Due giorni dopo 200 fuoriusciti di Lucca occupano il poggio di Pedona, tra Pietrasanta e Camaiore. Pietro dei Rossi esce da Lucca e conquista in breve il colle. I difensori sono facilmente costretti alla resa a causa della mancanza di armi e di vettovaglie. I prigionieri sono condotti a Lucca;  18 di costoro, tra i quali 2 membri della famiglia Pogginghi, sono impiccati.

Sett. nov.Toscana

Ottiene ufficialmente da Giovanni di Boemia con il fratello Marsilio il vicariato di Lucca per 35000 fiorini. la situazione nella città si deteriora anche a seguito delle azioni di disturbo portate da Francesco castracani. Il signore di Verona incarcera a tradimento i fratelli Marsilio ed Andrea ed a ottobre, per la loro liberazione, Pietro, dopo un incontro con Marsilio da Carrara, è convinto a consegnare la città agli scaligeri. E’ obbligato a vivere a Verona.

Dic.VeronaPisaToscana Emilia Lombardia

Si accorda con Benedetto Maccaione ed i suoi seguaci (alcuni Lanfranchi e Cola Bonconte) per combattere il signore di Pisa Fazio della Gherardesca e mettere a sacco la città. Sorge un tumulto a sera: Fazio della Gherardesca ed i suoi fautori si scontrano con Benedetto Maccaione al ponte della Spina vicino alla porta delle Piagge. Pietro dei Rossi tarda a giungere per sostenere i rivoltosi, sicché il Maccaione è costretto ad abbandonare la città. Il Rossi si dirige a Pontremoli con il fratello Rolando, transita per Parma e si indirizza verso la Lombardia. Contemporaneamente entra in Lucca come vicario per conto degli scaligeri Gilberto Tedesco alla testa di 500 cavalli.

1336
Gen.VenetoViene accusato pubblicamente in Verona, da Azzo da Correggio, di avere attentato alla vita del signore della città Mastino della Scala.
Mar. mag.RossiVeronaVeneto e Toscana

Fugge a Venezia ed è subito dichiarato ribelle. Da qui si dirige a Pontremoli; la località  viene assediata dagli scaligeri; esce nottetempo dal castello con un solo compagno (ai suoi dice di volersi recare in Germania per combattere a favore di Giovanni di Boemia contro Ludovico il Bavaro) e con la massima segretezza attraversa gli accampamenti degli avversari. Raggiunge Firenze.

Lug. ago.FirenzeVeronaCapitano g.leToscana

I fiorentini gli concedono in prestito 1000 fiorini, cui ne seguiranno altri 1000 ad agosto; è nominato capitano generale nella guerra contro gli scaligeri. Entra in Val di Nievole. Mette a sacco Pescia, Buggiano, si impadronisce di altri piccoli castelli della stessa valle  e della Val di Serchio.

Sett. ott.VeneziaVeronaCapitano g.leToscana Romagna e Veneto

Cavalca contro Lucca con 800 cavalli e grande numero di fanti sia per devastarne i vigneti, sia per obbligare gli scaligeri ad abbandonare l’assedio di Pontremoli. Tocca Capannole, supera il ponte di San Quirico e per tre giorni scorre il contadi fin sulle porte del capoluogo. Da Lucca escono 600 cavalli condotti da Ciupo Scolari, affiancato dalle milizie di due quartieri di Pisa e da 500 arcieri. Obiettivo degli avversari è quello  di tagliargli le linee di rifornimento.   Pietro dei Rossi decide di ritirarsi; nella sua marcia rovina il ponte di Desiderio (Ponte Scorciabocconi), che facilita l’ingresso in Val di Nievole,  si rafforza sul Cerruglio (Montecarlo) trincerandosi nel fossato, che divide il passo dal monte alla palude, fatto costruire a suo tempo da Raimondo di Cardona. E’ attaccato da otto bandiere di cavalli; respinti gli avversari, 150 cavalli delle sue compagnie si pongono contro i suoi ordini all’inseguimento degli avversari.  Sono tutti uccisi o catturati con quattro connestabili. Il Rossi scende allora dal colle con grande audacia e sconfigge Ciupo Scolari  catturato  con altri 13 connestabili. Le perdite complessive per i lucchesi ammontano a 100 cavalli; i prigionieri sono condotti a Firenze con otto bandiere;  i vessilli dei vinti sono trascinati per terra per le vie cittadine a titolo di disprezzo. Il Rossi si porta a Fucecchio ed a Firenze; gli sono dati in prestito in due rate altri 2000 fiorini e gli è notificato un nuovo comando. Attraversa gli Appennini;  raggiunge Ravenna ove è accolto da Ostasio da Polenta; si imbarca per Venezia. Il doge Francesco Dandolo gli consegna in San Marco le insegne di capitano generale della Lega; è pure aggregato alla nobiltà veneziana. Le milizie fiorentine passano invece agli ordini del fratello Rolando.A metà mese riceve il bastonedel comando dal doge Francesco Dandolo. Gli viene riconosciuta una provvigione mensile di 600 ducati ed è offerto un premio di 10000 fiorini per chi consegni vivo o morto Mastino o Alberto della Scala. Esce da Motta di Livenza con le truppe e 400 guastatori che gli aprono la strada. Tre stendardi  precedono la sua armata e sono portati da tre cavalieri tedeschi, Corrado di Sten con il gonfalone di San Marco, Rinaldo di Veri con quello del comune di Firenze ed il  Soterchino con quello personale del Rossi, un leone d’argento in campo azzurro. Ai suoi ordini vi sono, presumibilmente perché le stime variano da autore ad autore, 3200 cavalli e 3100 fanti (4500 cavalli e 10000 fanti, di cui molti costituiti da volontari e coscritti veneziani per Mallett). Il Rossi divide le milizie in tre schiere, la prima (1000 cavalli e 1000 fanti) agli ordini del fratello Marsilio; la seconda (1800 cavalli ed  altrettanti fanti) agli ordini suoi e dei provveditori veneziani Andrea Morosini e Marino Falier; la retroguardia (400 cavalli e 300 fanti) è da lui affidata a Golfardo di Stenberg (Volvinio). Da San Polo di Piave giunge a San Salvatore castello dei Collalto; attraversa il Piave al ponte di Barbarano, tocca Collalto e Narbon. Messo a sacco tutto il circondario per costringere gli avversari ad uscire dalla difensiva prende la strada di Porcellengo, attraversa il Sile a Quinto ed a Canizzano; senza trovare alcuna opposizione semina ovunque desolazione e terrore; un suo attacco a Treviso viene respinto da Giberto da Fogliano. Dopo una settimana  si trova sotto  Mestre i cui borghi sono incendiati dagli stessi scaligeri. Gli avversari, sebbene superiori di forze, rimangono  nelle posizioni di attesa sperando che con la cattiva stagione l’esercito si sciolga come di consuetudine. Riceve in rinforzo nuove truppe; si sposta nel padovano, è a Mirano ed a Vigonza, guada il Brenta e costringe gli scaligeri, usciti da Padova, a rientrarvi, Si ferma a Paluello da dove conduce le sue scorrerie.

Nov.Veneto

Sosta nel territorio di Piove di Sacco per una settimana al fine di fare riposare le truppe; provoca invano a battaglia gli scaligeri che tagliano i ponti e le linee di rifornimento al suo campo. Saccheggia Piove di Sacco e supera le vie d’acqua che gli si presentano su ponti improvvisati di graticci e di legno; si impadronisce della torre del Curano e si acquartiera a Bovolenta. Le vettovaglie al suo campo sono condotte da Chioggia. Ha ora a sua disposizione 3500 cavalli, quasi tutti tedeschi, e 5000 fanti; si porta via fiume alle Saline, presso Chioggia, centro difeso da due bastie fornite di uomini d’arme. Attacca con il provveditore Marco Loredan le fortezze, la cui costruzione ha costituito il motivo apparente per il conflitto in corso, e le conquista con la morte dello Spiritello che ne è alla difesa. Mastino ed Alberto della Scala eseguono solo azioni dimostrative   continuando a non accettare la battaglia campale loro offerta.

Dic.venetoFa mettere a sacco le campagne ed i borghi del padovano con l’intento di crearvi malcontento ed insofferenza verso il conflitto.
1337
Gen.Veneto

Fa scorrere 300 cavalli da Bovolenta verso Pernumia; sono battuti 500 cavalli tedeschi della guarnigione di Este. Tredici bandiere del medesimo presidio non sono ricevuti a  Monselice dal capitano della fortezza per il loro smodato comportamento; costoro si ammutinano e defezionano nelle  file del  Rossi. Il condottiero cerca di approfittare della situazione a lui favorevole, esce da Bovolenta con 2000 e fanti e vettovaglie per quattro giorni, attacca all’ improvviso la porta di Ognissanti a Padova.

Feb.Veneto

Di notte 3 audaci disertori catturano le sentinelle della Porta di San Giovanni di Padova e calano il ponte levatoio: Pietro dei Rossi lascia subito il suo campo con 300 cavalli scelti e molti fanti seguito da altri 1200 cavalli; avvistato presso le mura cittadine da un fornaio, è dato l’allarme. Un altro tentativo, portato ai danni della città a San Bernardo con l’aiuto di altri 3 disertori, va a vuoto. Escono da Bovolenta 550 cavalli che predano al solito nel padovano; al ritorno sono intercettati da 800 cavalli scaligeri di stanza a Padova e sono sconfitti con la perdita, tra morti e prigionieri, di 100 uomini e di metà del bottino. Per rivalsa il Rossi si allontana dal campo con 1500 cavalli e giunge una volta di più alle porte di Padova, occupa un borgo e vi fa incendiare quattrocento case. In sua assenza gli uomini di Mastino della Scala attaccano il campo di Bovolenta e ne danno alle fiamme una parte. Vi rientra ed in pochi giorni riporta le sue strutture logistiche alla primitiva efficienza.

Mar.Veneto

Guada il Brenta verso Curtarolo in occasione della diserzione di Guglielmo da  Camposampiero che consegna ai veneziani il suo castello di Treville; si impadronisce di Cittadella con il fuoriuscito padovano Paolo Dente,  punta su Castelfranco Veneto. In sua assenza Mastino della Scala si accorda con alcuni  connestabili veneziani (Arnaldo di Sten) per  ucciderlo: la congiura è scoperta, 1000 cavalli tedeschi abbandonano Bovolenta dopo avere messo a fuoco buona parte della località.

Apr. mag.Veneto

Lascia a Bovolenta 1000 uomini e con 3000 cavalli cavalca fino alle porte di Treviso facendovi gravi danni e numerosi prigionieri; nello stesso tempo i veneziani navigano sul Sile e battono il castello di Musestre con mangani ed altre macchine da guerra. Il Rossi si attenda al borgo dei Santi Quaranta che perviene senza difficoltà in suo potere; incendia il borgo di Santa Maria Maggiore e quello di San Tommaso. Respinge una sortita degli abitanti e cattura coloro che cercano di fuggire; le operazioni proseguono con vani assalti alle mura anche a maggio. Rientra a Bovolenta.

Giu.VenetoRimane a Bovolenta con 1600 cavalli mentre il fratello Marsilio con altri 2966 cavalli e 1232 fanti si unisce con i collegati allo scopo di colpire Verona.
Lug.Veneto

Mastino della Scala ostacola il ricongiungimento dei due eserciti a seguito del fallimento dell’azione ai danni di Verona condotta dal fratello Marsilio: il  campo di Pietro dei Rossi viene attaccato dagli scaligeri e dai padovani comandati da Marsilio e da Ubertino da Carrara. Da Venezia sono spediti in suo ausilio un congruo numero di balestrieri e vettovaglie per un mese: gli avversari, forti di 3000 cavalli e 8000 fanti, bloccano il passo alle navi che cercano di soccorrerlo via acqua. Il Rossi ricorre ad uno stratagemma per allontanare gli avversari: fa gettare nel fiume, in cui si abbeverano soldati e bestie del campo scaligero, le immondizie del suo campo mescolate con cicuta tritata di cui sono ricche le campagne intorno: guadagna così tempo; anche il fratello Marsilio supera ogni ostacolo e lo raggiunge con l’aiuto degli estensi. Muove subito su Noventa Padovana e sfida a battaglia gli avversari sapendo che da tempo non ricevono la paga; si sposta da Torre a Brusegana, guada il Bacchiglione, fa assalire la Porta di Santa Croce mentre egli si colloca con 500 cavalli tedeschi davanti alla Porta di Pontecorvo.

Ago.Veneto

Gli viene aperta la Porta di Pontecorvo dai carraresi; entra in Padova e per la strada di Santo Stefano perviene nella piazza dove lo attendono Marsilio da Carrara ed i principali cittadini con il popolo festante. Alberto della Scala ed il podestà Guidoriccio da Fogliano sono fatti prigionieri: nessun sacco e nessuna vendetta (con l’eccezione di una spia scaligera) segnano il suo ingresso nella città. Su sollecitazione del nuovo signore di Padova, lo zio Marsilio da Carrara, e di Guecellone Tempesta, rivolge le sue mire su Monselice alla cui difesa si trova Pietro dal Verme. Raggiunge la località. E’ assalito all’improvviso dagli scaligeri mentre è a pranzo con addosso una semplice corazza: corre in prima linea per rianimare i suoi e sale sull’argine di un  fosso. Gli avversari ripiegano; nel frangente è ferito da una corta lancia che lo colpisce alla giuntura della corazza  trapassandogli il fianco. Il  Rossi si getta nel fossato per toccare l’altra sponda; l’acqua gli infetta la ferita ed aggrava le sue condizioni. Muore tra gli spasimi dopo due giorni a Padova: l’uccisore sarà catturato più tardi con la resa del castello di Monselice e sarà giustiziato a Padova con vendetta memorabile. Sette giorni dopo morrà anche il fratello Marsilio, condotto a Venezia per essere curato da una febbre. Pietro dei Rossi è sepolto nella cappella di San Felice posta nella basilica di Sant’ Antonio (affrescata da Giotto e da suoi allievi) con i fratelli Marsilio e Rolando. Il corteo funebre parte dall’abitazione del defunto Giacomo da Carrara, il condottiero era stato educato in giovane età; è portato a spalla da nobili padovani e sepolto nella chiesa vestito della sua armatura. Analoghe solenni esequie si svolgono a Venezia nella chiesa di San Marco ed a Firenze. Ritratto ottocentesco dello Hayez. Sposa Ginetta Fieschi.

CITAZIONI

-“Fu milite d’alta statura, robusto ed audace: ottimo capitano, non crudele, generoso sì da avere appena una tunica ed un cavallo: amatissimo dai mercenari tedeschi: stimato di puri costumi e religioso.” CIPOLLA

-“Egli era il più sufficiente e il più savio capitano di guerra e ardito di sua persona che niuno altro ch’al suo tempo fosse non che in Lombardia, ma in tutta Italia.” VILLANI

-“Uomo singolare nel mestiero dell’arme.” ARETINO

-“Era Pietro di gran forza, che fu soprannome chiamato el gigante. Era perito nell’arte militare et aperto nemico delli Scaligeri.” PILONI

-“Il più giovane di sei fratelli, godeva la fama del più compito cavaliere d’Italia.” ROMANIN

-“Il quale fu huomo fortissimo, e molto pratico nel maneggiar l’arme.” ALBERTI

-“Il più valente Capitano d’Italia.” BUONINSEGNI

-“Valoroso Capitano.. Era Pietro di statura di corpo grande, gagliardissimo, e robustissimo, avea la faccia piena di maestà, gli occhi vivacissimi ed un animo magnifico, di gran prudenza, ed intelligenza delle cose militari..Per lo gran sdegno che portava allo Scaligero, cadeva alcuna volta inconsideratamente nella temerità.” BONIFACCIO

-“Grande per la sua magnanimità e valore, e specchio di virtù vera, il qual rimase qualificato dalle contemporanee istoriche penne per uomo di costumi illibatissimi, cosa in quel corrottissimo secolo assai rara, singolarmente ne’ Prencipi e ne’ soldati.” AFFO’

-“Fuit miles magnae staturae, fortis, et audax: absque crudelitate: militiae optimus gubernator, a Theutonicis tantum dilectus, ut eum suum Dominum appellarent: tantae curialitatis (cordialità) et largitatis, ut vix sibi equum et tunicam retineret. Breviter concludendo, fuit magnae castitatis, qui religionem habuit erga Deum.” CORTUSII

-“Era..uno de’ più prudenti Capitani, e de’ più accorti cavalieri, che in quei dì si ritrovasse.” DALLA CORTE

-“Di gran valore nell’armi.” CASTELLINI

-“Grandissimo guerriero in quei tempi.” GIUSTINIAN

-“Ell’era uno plu valivogli chavaleri de Lombardia e di plu pru’ et ingraciado da tuta gente: e chusì se dixeva per zaschuno.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSIUM

-“Cui dudum in Italia par non fuit in sensu et pocius probitate.” AZARIO

-“Passava in Italia per il migliore guerriero.. Fu pianto Pietro Rosso quanto può mai piangersi un generale universalmente amato e stimato, né mai si vide tanta desolazione in un’armata. La sua capacità, che non aveva mai commesso alcun fallo; la sua gioventù, che prometteva le più belle speranze per l’avvenire; il suo carattere che guadagnava il cuore de’ soldati, cosicché ne traeva più con la dolcezza che col rigore tutti i servigi; le nobili qualità sue esenti da ogni vizio, lo fecero piangere con lagrime per lungo tempo inconsolabili.” LAUGIER

-“Era savissimo di guerra, prò e cortese oltra a ogni altro che a quel tempo si trovasse, e ‘l più aventuroso cavalieri in fatti d’arme che a quel tempo fosse.” STORIE PISTORESI

-“In quel tempo.. era tra ‘ Signori dell’Italia riputato uomo prudentissimo in fatti d’arme..Questo Pietro fu uomo di singolarissima prudenza, prontissimo soldato e ottimo capitano, alieno d’ogni crudeltà: perciocché in ogni impresa che andava, soleva ammonire i soldati, che si guardassero più che potessero di sparger sangue e di vergognar donne. Onde tanto fu per la sua grande umanità da tutti amato, e ancora da’ Tedeschi medesimo, che non pochi erano nei suoi eserciti che lui non chiamassero padre.” SABELLICO

-“Nella militia e ne maneggi delle cose del mondo non hebbe nessuno, o pochi pari a suoi tempi. Fu di venerabil presenza e di regale aspetto..Il qual fu huomo fortissimo e molto pratico nel maneggiar l’arme.” SANSOVINO

-“Godeva fama di valentissimo guerriero.” LITTA

-“Il quale era tenuto uno de i più savi cavallieri di quella età.” TARCAGNOTA

-“Valente in guerra.” DE CAROLIS

-“Hic fuit homo probus et peritus in re militari..De hoc homine plura cantata sunt et merito.” GAZATA

-“Un esperto soldato parmigiano.” MALLETT

-“Vir probitatis.” GRANCHI

-“Avea nome di soldato umano e compassionevole, ed era celebrato come il più bello, onesto e gentil cavaliere che allora vantasse l’Italia.” BONGI

-“Huomo nella militia d’un alto grido.” VERDIZZOTTI

-“Valente Capitano.” MUZZI

-“Riputato savissimo nelle cose della guerra, e era homo.. per le sue grandissime forze, tenuto come gigante..; ma con tanta maestà della grandezza del corpo ben gagliardo, della faccia veramente, per li capelli biondi, per gli occhi vivaci, venerabile, che dignissimo si mostrava d’ogni carica honorata, massime havendo a queste belle qualità del corpo, accompagnato, valore et magnificenza dell’animo, dal quale non erano anco i fratelli dissimili.” CARRARI

-“Generale assai famoso in quel tempo.” SALVALAGGIO

-Contro gli scaligeri nel lucchese “Vi cavalcò co’ suoi messer Pier Rosso,/ Ed assediolli, ch’eran malformati;/ E que’ veggendosi tal gente addosso,/ Non aspettaron d’essere assaliti,/ A messer Piero s’arrender di botto;/ E poi ch’a Lucca a pregion furono iti,/ Messer Pier fe impiccar di lor diciotto.” PUCCI

-“La notizia della sua morte provocò diffusa commozione.. A Venezia furono organizzati “obsequia et honores”, l’elmo del condottiero fu esposto in S. Marco e nel padiglione nell’Arsenale.. La sua fama, fissata nella memoria dei cronisti di area veneta (Cortusi, Gatari), lombarda (Morigia, Azario, Levalossi) e nella cronaca del Villani, conobbe una diffusione popolare testimoniata dalla proliferazione di sonetti e cantari che ne celebravano le gesta. A Firenze, nei giorni successivi alla presa di Padova, Antonio Pucci compose un serventese in cui si narravano le imprese del “valoroso capitan de’ Rossi”; subito dopo la sua morte si diffuse un sonetto anonimo dedicato al condottiero, “guelfo verace” e “nobil signore””. PAGNONI

-“Ritenuto nel secolo XIV uno dei più valorosi capitani.” ARGEGNI

-La morte inopinata di Pietro Rossi lascia una grande impressione nei contemporanei. I Cronisti parlano dell’uomo con grande ammirazione e narrano la sua fine con grande pietà. Fanno eccezione i Gatari Andrea e Galeazzo, forse perché troppo partigiani per i Carraresi. Eppure questi fanno un magnifico elogio di Madonna Luca, figlia di Pietro Rossi. I Cortusi fanno del Capitano un esempio di vita onesta, santa.” LOMBARDI

-“Questi era capitano molto magnanimo e peritissimo, il quale due cose comandava ai soldati, che si dovessero guardare dall’ammazzare niuno, se non forzati, e di violar le donne quando prendono qualche luogo.” Sanudo, riportato da LOMBARDI

-“E’ un uomo straordinario; vigoroso per la sua grandissima forza, è tenuto come gigante.” CIUCCIOVINO

-Epitaffio posto nella cappella di San Felice, dove sono sepolti anche i fratelli Marsilio e Rolando “Quatuor hoc marmor procerum tegit ossa sepulchri/ Hectore quis potior, quis Nestore doctior istic./…/ Rolandus virtute animi generosus in omni/ Dote intens dextrae tremor hostibus axis amicis/ Ardens Parmigenis lampas, pietatis asylum./ Supra homines cinctus titulis Marsilius armis/ Strenuus, irriguus librati consilii fons;/ Spes patriae domique, inbar, Parmae decus altum./ Quid Petre musa canet, de te nisi quod polus unquam/ Non fluxit probitate parem, nam dux vafer alter:/ Scipio magnanimus fueras, super ardua Martis/ Edectus duxisse acies per bella furentes,/ Testis adest Venetus super his, et lilia rubra,/ Quos procul a patria busto hoc fortuna coegit/ Carrigerum affines commixto foedere tedae./ Corpore formosos, animi virtute coruscos/ Imprime Romuleis horum sua gesta triumphis/ Posteritas: linguis resonis recolenda per aevum/ Ut licet a daxtris deus hoc supplexque precare./ Obiit Praefatus Dominus Petrus Parum/ Ante Alios Tres Praedictos/ De M.CCC. XXXVII. aug. VII

Fonte immagine: Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri, Francesco Hayez

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