PIETRO DEI ROSSI Di Parma

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Pietro-de-Rossi
Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri, Francesco Hayez

PIETRO DEI ROSSI (Piermaria dei Rossi, Pietro de’ Rossi) Di Parma.

Signore di Parma, Lucca, Pontremoli, Brescello, Berceto, Fidenza. Fratello di Andrea, Rolando e Marsilio; zio di Marsilio da Carrara. Patrizio di Venezia.

1301 – 1337 (agosto)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1326  

 

 

 

 

 

 

 

Lug. Chiesa Ghibellini  

 

Emilia

Si unisce con il fratello Andrea e Gherardo Rangoni con i quali, alla testa di molti cavalli e fanti, si spinge alla Porta di Cittanova di Modena; respinto, si ferma nei pressi;  dopo quindici giorni si allontana lasciando il borgo in fiamme.  Rientra a Parma.

1328  

 

 

 

 

 

Veneto ed Emilia

Ricopre a Padova l’incarico di podestà per il secondo semestre. Ad ottobre si sposa in Parma con Ginetta Fieschi.

1329  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Parma Chiesa  

 

Emilia

Con il fratello Marsilio cavalca a Sesso e vi cattura il capitano ecclesiastico Gerardo Legiadro; occupa Rubiera e vi fa prigioniero Gherardo Boiardi.

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

Depreda i territori dei da Correggio perché costoro con Giovanni Quirico di San Vitale hanno assalito il parmense con i pontifici.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Fa insorgere Parma allorché il fratello Rolando viene incarcerato a tradimento, durante le trattative di pace, a Bologna dal cardinale Bertrando del Poggetto.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si reca a Milano ed a Pavia alla ricerca di soccorsi presso gli alleati ghibellini.

Ott.  

 

 

 

 

 

Emilia

Rientra a Parma con il maresciallo dell’imperatore Ludovico il Bavaro e 400 cavalli tedeschi: con tali truppe supera l’Enza e scorre nei territori dei da  Correggio. Avanza su Castelnuovo, Brescello, Gualtieri, San Sillo e San Sisto mettendone a ferro e fuoco i contadi; espugna Casalpo;  cattura Senacio da Senaza che viene condotto a Parma.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Conquista Viadana, Dosolo e Pomponesco; cattura Ugolino Cavalcabò alleato  dei da Correggio. Ludovico il Bavaro giunge a Casalmaggiore; il Rossi si reca nella città, prende la strada di Colorno e scorta l’imperatore a Parma. Sempre con i cavalli tedeschi e molti cavalli e fanti parmensi riattraversa l’Enza ed espugna con un aspro assalto la fortezza di Berutto: biade, lino ed altri beni sono tutti trasportati a Parma per esservi venduti. Negli stessi giorni un mercante di Parma ed uno di Venezia sono catturati nei  pressi di Sissa da alcuni fuoriusciti che si sono dati al banditismo. Ordina la loro liberazione; avuta risposta negativa, supera il Po e sorprende i briganti nei loro covi. Li snida, ne imprigiona cinque, tre dei quali sono nobili, e sono tutti impiccati nella piazza del ballatoio a Parma nonostante l’intercessione a loro favore degli imperiali.

Dic.  

 

 

 

 

 

Emilia

Rimane alla guardia di Parma allorché il fratello Marsilio accompagna a Trento Ludovico il Bavaro.

1330  

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

Il fratello Marsilio si fa consegnare da Manfredo Pio Beltramone del Balzo e Galeazzo d’Angiò, fratello del re di Napoli, che sono stati catturati a Formigine; immediatamente è proposto uno scambio per ottenere la liberazione del fratello Rolando. Esce da Parma per la Porta di San Barnaba e si indirizza di nascosto ad una bastia, nei pressi di  Borgo San Donnino (Fidenza), controllata dagli avversari; vi entra per trattato ed attacca di sorpresa Paolo Aldighieri: numerosi guelfi sono uccisi o muoiono annegati nel fossato di Fidenza. Il giorno seguente la città si solleva e Pietro dei Rossi vi si introduce con i suoi soldati: l’Aldighieri è catturato con un figlio.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Fa rinchiudere l’Aldighieri in una gabbia a Parma: si impadronisce di 6000 fiorini inviati in precedenza dal cardinale legato per rafforzare le opere difensive di Fidenza. Gli si arrende anche Castiglione dei Marchesi; è raggiunto da Marsilio. Attacca invano Campegine;  con i cavalli tedeschi presta soccorso ai modenesi ai danni dei bolognesi.

Lug.  

 

 

 

 

 

Emilia

Affronta ancora i da Correggio; si accampa a Tanzolino ed a Olmo; devasta i contadi e rientra a Parma.

1331  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Muta partito, si riavvicina ai pontifici ed appoggia la causa del rivale all’impero di Ludovico il Bavaro, Giovanni di Boemia. Si dirige a Brescia per incontrarvi quest’ultimo. Il fratello  Rolando è liberato dai pontifici.

Feb.  

 

 

 

 

 

Lombardia

A Cremona, per rendervi omaggio a Giovanni di Boemia,  appoggiato come imperatore dagli ecclesiastici.

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

Accoglie in Parma Giovanni di Boemia;  gli affida in signoria la città; è investito di Pontremoli, Brescello, Berceto.

Apr.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si riconcilia pubblicamente nella piazza del duomo di Parma con Simone, Guido ed Azzo da Correggio.

Lug.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Con Ponzino Ponzoni ed Ugolino Lupo doma in Cremona una rivolta suscitata dai Cavalcabò: i prigionieri sono fatti rilasciare da Carlo di Boemia.

1334  

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Parma Verona Milano  

 

Emilia

In appoggio ai pontifici ed alla causa di Giovanni di Boemia sconfigge a Massenzatico 400 cavalli scaligeri;  vi cattura Ettore di Panigo con molti altri connestabili.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

E’ attaccato in Parma dagli avversari; i mercenari tedeschi di Luchino Visconti si rifiutano di avanzare. Assale i da Correggio; anche gli scaligeri si ritirano a seguito di disordini nel loro campo che si concludono con la defezione di ventotto bandiere di tedeschi dalle loro  file.

Ago.  

 

 

 

 

 

Toscana ed Emilia

Mastino della Scala assedia Colorno con 3000 cavalli. Il Rossi lascia a Lucca il fratello naturale Palamino e si sposta con 400 cavalli alla difesa di Parma.

Sett.  

 

 

 

 

 

Emilia

Tenta  di soccorrere Colorno i cui difensori si arrenderanno il mese successivo.

1335  

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Ridotto a mal partito su pressione di Spinetta Malaspina, dello zio Marsilio da  Carrara e dei fiorentini si arrende a Mastino della della Scala: abbandona Parma in potere degli scaligeri in cambio del possesso di Pontremoli, di Fidenza e di altri castelli e di 50000 fiorini. Si trasferisce a Lucca.

Lug. Lucca Fuoriusciti  

 

Toscana

Gerozzo dei Bardi per conto dei fiorentini ottiene da Niccolò dei Pogginghi il castello di Pietrasanta; 200 fuoriusciti di Lucca occupano il poggio di Pedona. Il Rossi esce da Lucca e conquista in breve il colle: i difensori sono condotti a Lucca e diciotto di costoro, tra i quali due membri della famiglia Pogginghi, sono impiccati.

Sett. ott.  

 

 

 

 

 

Toscana

Ottiene ufficialmente da Giovanni di Boemia con il fratello Marsilio il vicariato di Lucca per 35000 fiorini. Il signore di Verona incarcera a tradimento i fratelli Marsilio ed Andrea ed a ottobre, per la loro liberazione, Pietro è costretto a consegnare la città agli scaligeri. E’ obbligato a vivere a Verona.

Dic. Verona Pisa  

 

Toscana Emilia Lombardia

Si accorda con Benedetto Maccaione ed i suoi seguaci (alcuni Lanfranchi e Cola Bonconte) per combattere Fazio della Gherardesca e mettere a sacco Pisa. Sorge un tumulto a sera: Fazio della Gherardesca ed i suoi fautori si scontrano con Benedetto Maccaione al ponte della Spina vicino alla porta delle Piagge. Il Rossi tarda a giungere per sostenere i rivoltosi sicché il Maccaione è costretto ad abbandonare la città. Il Rossi si dirige a Pontremoli con il fratello Rolando, transita per Parma e si indirizza verso la Lombardia.

1336  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

Viene accusato pubblicamente a Verona, da Azzo da Correggio, di avere attentato alla vita di Mastino della Scala.

Mar. mag. Rossi Verona  

 

Veneto e Toscana

Fugge a Venezia ed è subito dichiarato ribelle. Da qui si dirige a Pontremoli; la località  viene assediata dagli scaligeri; esce nottetempo dal castello con un solo compagno (ai suoi dice di volersi recare in Germania per combattere a favore di Giovanni di Boemia contro Ludovico il Bavaro) e con la massima segretezza attraversa gli accampamenti degli avversari. Raggiunge Firenze.

Lug. ago. Firenze Verona Capitano g.le Toscana

I fiorentini gli concedono in prestito 1000 fiorini, cui ne seguiranno altri 1000 ad agosto; è nominato capitano generale nella guerra contro gli scaligeri. Entra in Val di Nievole. Mette a sacco Pescia, Buggiano, si impadronisce di altri piccoli castelli della stessa valle  e della Val di Serchio.

Sett. ott. Venezia Verona Capitano g.le Toscana Romagna e Veneto

Cavalca contro Lucca con 800 cavalli e grande numero di fanti sia per devastarne i vigneti, sia per obbligare gli scaligeri ad abbandonare l’assedio di Pontremoli. Tocca Capannole, supera il ponte di San Quirico e per tre giorni scorre il contadi fin sulle porte del capoluogo. Da Lucca escono 600 cavalli condotti da Ciupo Scolari, affiancato dalle milizie di due quartieri di Pisa e da 500 arcieri. Obiettivo degli avversari è quello  di tagliargli le linee di rifornimento.   Il Rossi decide di ritirarsi; nella sua marcia rovina il ponte di Desiderio (Ponte Scorciabocconi), che facilita l’ingresso in Val di Nievole,  si rafforza sul Cerruglio (Montecarlo) trincerandosi nel fossato, che divide il passo dal monte alla palude, fatto costruire a suo tempo da Raimondo di Cardona. E’ attaccato da otto bandiere di cavalli; respinti gli avversari, 150 cavalli delle sue compagnie si pongono contro i suoi ordini all’inseguimento degli avversari.  Sono tutti uccisi o catturati con quattro connestabili. Il Rossi scende allora dal colle con grande audacia e sconfigge Ciupo Scolari  catturato  con altri tredici connestabili. Le perdite complessive per i lucchesi ammontano a 100 cavalli; i prigionieri sono condotti a Firenze con otto bandiere;  i vessilli dei vinti sono trascinati per terra per le vie cittadine a titolo di disprezzo. Il Rossi si porta a Fucecchio ed a Firenze; gli sono dati in prestito in due rate altri 2000 fiorini e gli è notificato un nuovo comando. Attraversa gli Appennini;  raggiunge Ravenna ove è accolto da Ostasio da Polenta; si imbarca per Venezia. Il doge Francesco Dandolo gli consegna in San Marco le insegne di capitano generale della Lega; è pure aggregato alla nobiltà veneziana. Le milizie fiorentine passano invece agli ordini del fratello Rolando.A metà mese riceve il bastonedel comando dal doge Francesco Dandolo. Gli viene riconosciuta una provvigione mensile di 600 ducati ed è offerto un premio di 10000 fiorini per chi consegni vivo o morto Mastino o Alberto della Scala. Esce da Motta di Livenza con le truppe e 400 guastatori che gli aprono la strada. Tre stendardi  precedono la sua armata e sono portati da tre cavalieri tedeschi, Corrado di Sten con il gonfalone di San Marco, Rinaldo di Veri con quello del comune di Firenze ed il  Soterchino con quello personale del Rossi, un leone d’argento in campo azzurro. Ai suoi ordini vi sono, presumibilmente perché le stime variano da autore ad autore, 3200 cavalli e 3100 fanti (4500 cavalli e 10000 fanti, di cui molti costituiti da volontari e coscritti veneziani per Mallett). Il Rossi divide le milizie in tre schiere, la prima (1000 cavalli e 1000 fanti) agli ordini del fratello Marsilio; la seconda (1800 cavalli ed  altrettanti fanti) agli ordini suoi e dei provveditori veneziani Andrea Morosini e Marino Falier; la retroguardia (400 cavalli e 300 fanti) è da lui affidata a Golfardo di Stenberg (Volvinio). Da San Polo di Piave giunge a San Salvatore castello dei Collalto; attraversa il Piave al ponte di Barbarano, tocca Collalto e Narbon. Messo a sacco tutto il circondario per costringere gli avversari ad uscire dalla difensiva prende la strada di Porcellengo, attraversa il Sile a Quinto ed a Canizzano; senza trovare alcuna opposizione semina ovunque desolazione e terrore; un suo attacco a Treviso viene respinto da Giberto da Fogliano. Dopo una settimana  si trova sotto  Mestre i cui borghi sono incendiati dagli stessi scaligeri. Gli avversari, sebbene superiori di forze, rimangono  nelle posizioni di attesa sperando che con la cattiva stagione l’esercito si sciolga come di consuetudine. Riceve in rinforzo nuove truppe; si sposta nel padovano, è a Mirano ed a Vigonza, guada il Brenta e costringe gli scaligeri, usciti da Padova, a rientrarvi, Si ferma a Paluello da dove conduce le sue scorrerie.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

Sosta nel territorio di Piove di Sacco per una settimana al fine di fare riposare le truppe; provoca invano a battaglia gli scaligeri che tagliano i ponti e le linee di rifornimento al suo campo. Saccheggia Piove di Sacco e supera le vie d’acqua che gli si presentano su ponti improvvisati di graticci e di legno; si impadronisce della torre del Curano e si acquartiera a Bovolenta. Le vettovaglie al suo campo sono condotte da Chioggia. Ha ora a sua disposizione 3500 cavalli, quasi tutti tedeschi, e 5000 fanti; si porta via fiume alle Saline, presso Chioggia, centro difeso da due bastie fornite di uomini d’arme. Attacca con il provveditore Marco Loredan le fortezze, la cui costruzione ha costituito il motivo apparente per il conflitto in corso, e le conquista con la morte dello Spiritello che ne è alla difesa. Mastino ed Alberto della Scala eseguono solo azioni dimostrative   continuando a non accettare la battaglia campale loro offerta.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

Saccheggia le campagne ed i borghi del padovano con l’intento di crearvi malcontento ed insofferenza verso la guerra.

1337  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

Fa scorrere 300 cavalli da Bovolenta verso Pernumia; sono battuti 500 cavalli tedeschi della guarnigione di Este. Tredici bandiere del medesimo presidio non sono ricevuti a  Monselice dal capitano della fortezza per il loro smodato comportamento; costoro si ammutinano e defezionano nelle  file del  Rossi. Il condottiero cerca di approfittare della situazione a lui favorevole, esce da Bovolenta con 2000 e fanti e vettovaglie per quattro giorni, attacca all’ improvviso la porta di Ognissanti a Padova.

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

Di notte 3 audaci disertori catturano le sentinelle della Porta di San Giovanni di Padova e calano il ponte levatoio: il Rossi lascia subito il suo campo con 300 cavalli scelti e molti fanti seguito da altri 1200 cavalli; avvistato presso le mura cittadine da un fornaio, è dato l’allarme. Un altro tentativo, portato ai danni della città a San Bernardo con l’aiuto di altri tre disertori, va a vuoto. Escono da Bovolenta 550 cavalli che predano al solito nel padovano; al ritorno sono intercettati da 800 cavalli scaligeri di stanza a Padova e sono sconfitti con la perdita, tra morti e prigionieri, di 100 uomini e di metà del bottino. Per rivalsa il Rossi si allontana dal campo con 1500 cavalli e giunge una volta di più alle porte di Padova, occupa un borgo e vi fa incendiare quattrocento case. In sua assenza gli uomini di Mastino della Scala attaccano il campo di Bovolenta e ne danno alle fiamme una parte. Vi rientra ed in pochi giorni riporta le sue strutture logistiche alla primitiva efficienza.

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

Guada il Brenta verso Curtarolo in occasione della diserzione di Guglielmo da  Camposampiero che consegna ai veneziani il suo castello di Treville; si impadronisce di Cittadella con il fuoriuscito padovano Paolo Dente,  punta su Castelfranco Veneto. In sua assenza Mastino della Scala si accorda con alcuni  connestabili veneziani (Arnaldo di Sten) per  ucciderlo: la congiura è scoperta, 1000 cavalli tedeschi abbandonano Bovolenta dopo avere messo a fuoco buona parte della località.

Apr. mag.  

 

 

 

 

 

Veneto

Lascia a Bovolenta 1000 uomini e con 3000 cavalli cavalca fino alle porte di Treviso facendovi gravi danni e numerosi prigionieri; nello stesso tempo i veneziani navigano sul Sile e battono il castello di Musestre con mangani ed altre macchine da guerra. Il Rossi si attenda al borgo dei Santi Quaranta che perviene senza difficoltà in suo potere; incendia il borgo di Santa Maria Maggiore e quello di San Tommaso. Respinge una sortita degli abitanti e cattura coloro che cercano di fuggire; le operazioni proseguono con vani assalti alle mura anche a maggio. Rientra a Bovolenta.

Giu.  

 

 

 

 

 

Veneto

Rimane a Bovolenta con 1600 cavalli mentre il fratello Marsilio con 2966 cavalli e 1332 fanti si unisce con i collegati per colpire Verona.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Mastino della Scala ostacola il ricongiungimento dei due eserciti a seguito del fallimento dell’azione ai danni di Verona condotta dal fratello Marsilio: il  campo del Rossi viene attaccato dagli scaligeri e dai padovani comandati da Marsilio e da Ubertino da Carrara. Da Venezia sono spediti in suo ausilio un congruo numero di balestrieri e vettovaglie per un mese: gli avversari, forti di 3000 cavalli e 8000 fanti, bloccano il passo alle navi che cercano di soccorrerlo via acqua. Il Rossi ricorre ad uno stratagemma per allontanare gli avversari: fa gettare nel fiume, in cui si abbeverano soldati e bestie del campo scaligero, le immondizie del suo campo mescolate con cicuta tritata di cui sono ricche le campagne intorno: guadagna così tempo; anche il fratello Marsilio supera ogni ostacolo e lo raggiunge con l’aiuto degli estensi. Muove subito su Noventa Padovana e sfida a battaglia gli avversari sapendo che da tempo non ricevono la paga; si sposta da Torre a Brusegana, guada il Bacchiglione, fa assalire la Porta di Santa Croce mentre egli si colloca con 500 cavalli tedeschi davanti alla Porta di Pontecorvo.

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto

Gli viene aperta la Porta di Pontecorvo dai carraresi; entra in Padova e per la strada di Santo Stefano perviene nella piazza dove lo attendono Marsilio da Carrara ed i principali cittadini con il popolo festante. Alberto della Scala ed il podestà Guidoriccio da Fogliano sono fatti prigionieri: nessun sacco e nessuna vendetta (con l’eccezione di una spia scaligera) segnano il suo ingresso nella città. Su sollecitazione del nuovo signore di Padova, lo zio Marsilio da Carrara, e di Guecellone Tempesta, rivolge le sue mire su Monselice alla cui difesa si trova Pietro dal Verme. Raggiunge la località. E’ assalito all’improvviso dagli scaligeri mentre è a pranzo con addosso una semplice corazza: corre in prima linea per rianimare i suoi e sale sull’argine di un  fosso. Gli avversari ripiegano; nel frangente è ferito da una corta lancia che lo colpisce alla giuntura della corazza  trapassandogli il fianco. Il  Rossi si getta nel fossato per toccare l’altra sponda; l’acqua gli infetta la ferita ed aggrava le sue condizioni. Muore tra gli spasimi dopo due giorni a Padova: l’uccisore sarà catturato più tardi con la resa del castello di Monselice e sarà giustiziato a Padova con vendetta memorabile. Sette giorni dopo morrà anche il fratello Marsilio, condotto a Venezia per essere curato da una febbre. Il Rossi è sepolto nella cappella di San Felice posta nella basilica di Sant’ Antonio (affrescata da Giotto e da suoi allievi) con i fratelli Marsilio e Rolando; analoghe solenni esequie si svolgono a Venezia nella chiesa di San Marco ed a Firenze. Ritratto ottocentesco dello Hayez. Sposa Ginetta Fieschi.

CITAZIONI

“Fu milite d’alta statura, robusto ed audace: ottimo capitano, non crudele, generoso sì da avere appena una tunica ed un cavallo: amatissimo dai mercenari tedeschi: stimato di puri costumi e religioso.” CIPOLLA

“Egli era il più sufficiente e il più savio capitano di guerra e ardito di sua persona che niuno altro ch’al suo tempo fosse non che in Lombardia, ma in tutta Italia.” VILLANI

“Uomo singolare nel mestiero dell’arme.” ARETINO

“Era Pietro di gran forza, che fu soprannome chiamato el gigante. Era perito nell’arte militare et aperto nemico delli Scaligeri.” PILONI

“Il più giovane di sei fratelli, godeva la fama del più compito cavaliere d’Italia.” ROMANIN

“Il quale fu huomo fortissimo, e molto pratico nel maneggiar l’arme.” ALBERTI

“Il più valente Capitano d’Italia.” BUONINSEGNI

“Valoroso Capitano..Era Pietro di statura di corpo grande, gagliardissimo, e robustissimo, avea la faccia piena di maestà, gli occhi vivacissimi ed un animo magnifico, di gran prudenza, ed intelligenza delle cose militari..Per lo gran sdegno che portava allo Scaligero, cadeva alcuna volta inconsideratamente nella temerità.” BONIFACCIO

“Grande per la sua magnanimità e valore, e specchio di virtù vera, il qual rimase qualificato dalle contemporanee istoriche penne per uomo di costumi illibatissimi, cosa in quel corrottissimo secolo assai rara, singolarmente ne’ Prencipi e ne’ soldati.” AFFO’

“Fuit miles magnae staturae, fortis, et audax: absque crudelitate: militiae optimus gubernator, a Theutonicis tantum dilectus, ur eum suum Dominum appellarent: tantae curialitatis (cordialità) et largitatis, ut vix sibi equum et tunicam retineret. Breviter concludendo, fuit magnae castitatis, qui religionem habuit erga Deum.” CORTUSII

“Era..uno de’ più prudenti Capitani, e de’ più accorti cavalieri, che in quei dì si ritrovasse.” DALLA CORTE

“Di gran valore nell’armi.” CASTELLINI

£Grandissimo guerriero in quei tempi.” GIUSTINIAN

“Ell’era uno plu valivogli chavaleri de Lombardia e di plu pru’ et ingraciado da tuta gente: e chusì se dixeva per zaschuno.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSIUM

“Cui dudum in Italia par non fuit in sensu et pocius probitate.” AZARIO

“Passava in Italia per il migliore guerriero..Fu pianto Pietro Rosso quanto può mai piangersi un generale universalmente amato e stimato, né mai si vide tanta desolazione in un’armata. La sua capacità, che non aveva mai commesso alcun fallo; la sua gioventù, che prometteva le più belle speranze per l’avvenire; il suo carattere che guadagnava il cuore de’ soldati, cosicché ne traeva più con la dolcezza che col rigore tutti i servigi; le nobili qualità sue esenti da ogni vizio, lo fecero piangere con lagrime per lungo tempo inconsolabili.” LAUGIER

“Era savissimo di guerra, prò e cortese oltra a ogni altro che a quel tempo si trovasse, e ‘l più aventuroso cavalieri in fatti d’arme che a quel tempo fosse.” STORIE PISTORESI

“In quel tempo..era tra ‘ Signori dell’Italia riputato uomo prudentissimo in fatti d’arme..Questo Pietro fu uomo di singolarissima prudenza, prontissimo soldato e ottimo capitano, alieno d’ogni crudeltà: perciocché in ogni impresa che andava, soleva ammonire i soldati, che si guardassero più che potessero di sparger sangue e di vergognar donne. Onde tanto fu per la sua grande umanità da tutti amato, e ancora da’ Tedeschi medesimo, che non pochi erano nei suoi eserciti che lui non chiamassero padre.” SABELLICO

“Nella militia e ne maneggi delle cose del mondo non hebbe nessuno, o pochi pari a suoi tempi. Fu di venerabil presenza e di regale aspetto..Il qual fu huomo fortissimo e molto pratico nel maneggiar l’arme.” SANSOVINO

“Godeva fama di valentissimo guerriero.” LITTA

“Il quale era tenuto uno de i più savi cavallieri di quella età.” TARCAGNOTA

“Valente in guerra.” DE CAROLIS

“Hic fuit homo probus et peritus in re militari..De hoc homine plura cantata sunt et merito.” GAZATA

“Un esperto soldato parmigiano.” MALLETT

“Vir probitatis.” GRANCHI

“Avea nome di soldato umano e compassionevole, ed era celebrato come il più bello, onesto e gentil cavaliere che allora vantasse l’Italia.” BONGI

“Huomo nella militia d’un alto grido.” VERDIZZOTTI

“Valente Capitano.” MUZZI

“Riputato savissimo nelle cose della guerra, e era homo..per le sue grandissime forze, tenuto come gigante..; ma con tanta maestà della grandezza del corpo ben gagliardo, della faccia veramente, per li capelli biondi, per gli occhi vivaci, venerabile, che dignissimo si mostrava d’ogni carica honorata, massime havendo a queste belle qualità del corpo, accompagnato, valore et magnificenza dell’animo, dal quale non erano anco i fratelli dissimili.” CARRARI

“Generale assai famoso in quel tempo.” SALVALAGGIO

Contro gli scaligeri nel lucchese “Vi cavalcò co’ suoi messer Pier Rosso,/ Ed assediolli, ch’eran malformati;/ E que’ veggendosi tal gente addosso,/ Non aspettaron d’essere assaliti,/ A messer Piero s’arrender di botto;/ E poi ch’a Lucca a pregion furono iti,/ Messer Pier fe impiccar di lor diciotto.” PUCCI

Epitaffio posto nella cappella di San Felice, dove sono sepolti anche i fratelli Marsilio e Rolando “Quatuor hoc marmor procerum tegit ossa sepulchri/ Hectore quis potior, quis Nestore doctior istic./…/ Rolandus virtute animi generosus in omni/ Dote intens dextrae tremor hostibus axis amicis/ Ardens Parmigenis lampas, pietatis asylum./ Supra homines cinctus titulis Marsilius armis/ Strenuus, irriguus librati consilii fons;/ Spes patriae domique, inbar, Parmae decus altum./ Quid Petre musa canet, de te nisi quod polus unquam/ Non fluxit probitate parem, nam dux vafer alter:/ Scipio magnanimus fueras, super ardua Martis/ Edectus duxisse acies per bella furentes,/ Testis adest Venetus super his, et lilia rubra,/ Quos procul a patria busto hoc fortuna coegit/ Carrigerum affines commixto foedere tedae./ Corpore formosos, animi virtute coruscos/ Imprime Romuleis horum sua gesta triumphis/ Posteritas: linguis resonis recolenda per aevum/ Ut licet a daxtris deus hoc supplexque precare./ Obiit Praefatus Dominus Petrus Parum/ Ante Alios Tres Praedictos/ De M.CCC. XXXVII. aug. VII

Fonte immagine: Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri, Francesco Hayez

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