PIER SACCONE TARLATI

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PIER SACCONE TARLATI  (Pietro da Pietramala) Ghibellino. Detto Saccone, per alcuni per la sua grossa corporatura, per altri il soprannome deriva dalla sua cupidigia di beni e cose.

Signore di Arezzo, Città di Castello, Sansepolcro, Bibbiena, Pietramala, Chiusi, Castiglion Fiorentino, Pianettole, Montecchio, Ranco, Mignano, Sarna, Monterchi, Caprese Michelangelo, Farneta, Rondine. Fratello di Tarlatino Tarlati, zio di Giovanni Tedesco da Pietramala.

PIER SACCONE TARLATI

1261 – 1356

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1312 Impero Chiesa  

 

Lazio

Saccone è il soprannome del condottiero. E’ armato cavaliere a Roma con il fratello Tarlatino  dall’ imperatore Enrico di Lussemburgo.

1315  

 

 

 

 

 

 

 

Ago. Arezzo Firenze  

 

Toscana

Partecipa alla battaglia di Montecatini alla testa di 140 gentiluomini aretini.

1320  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Arezzo Rimini  

 

Toscana Romagna

Con il fratello Tarlatino acquista da Guido Novello da Bagno i castelli di Bucine, Pogi, Renola, Caposelvi, Galatrona, Torre a Mercatale, Tennennano, Venandello e Rigoni. Contrasta nel riminese i Malatesta.

1321
Apr. Ghibellini Chiesa Marche Per avere assalito Rimini è condannato con Lippaccio da Osimo dal rettore della Marca Amelio di Lautrec su ordine del papa Giovanni XXII.
1323  

 

 

 

 

 

 

 

Ott. Arezzo Chiesa  

 

Umbria

Entra in Città di Castello per la porta di San Giuliano (ora San Giacomo) con il fratello Tarlatino, Arrigo della Petrella e Geri degli Ubaldini alla testa di 300 cavalli e di molti fanti di Forlì e di Arezzo. Trova aperta la Porta di San Guglielmo (più tardi chiamata di San Giacomo) ed irrompe nella città. Nello scontro  resta ucciso Branca Guelfucci. Sono espulsi dalla città 400 guelfi, compresi i traditori che hanno agevolato l’entrata  dei ghibellini.

Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana

Assedia la rocca di Caprese Michelangelo; i difensori si arrendono a patti alla condizione di non ricevere soccorsi entro il termine di dieci giorni.

1327  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si reca a Milano presso l’imperatore Ludovico il Bavaro.

Sett.  

 

 

 

 

 

Umbria

Assedia Monte Santa Maria Tiberina.

Ott.  

 

 

 

 

 

Toscana

Alla morte del fratello Guido, vescovo di Arezzo, è nominato signore della città per un anno con il fratello Dolfo.

1328  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Impero Chiesa  

 

Lazio

Viene armato cavaliere con il fratello Tarlati dall’ imperatore Ludovico il Bavaro.

Mar.  

 

 

 

 

 

 

 

E’ scomunicato dal papa Giovanni XXII con  Ludovico il Bavaro e Castruccio Castracani.

Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana

Ottiene dall’imperatore l’investitura di Arezzo e di Città di Castello; assedia Borgo San Sepolcro (Sansepolcro). Vi è una sortita dei difensori nella quale vengono dati alle fiamme i battifolli; tra gli attaccanti sono uccisi o catturati 200 uomini. I prigionieri sono condotti a Monterchi.

1329  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si impadronisce di Sansepolcro dopo otto mesi di assedio.

…………….. Arezzo Faggiuola  

 

Toscana

Viene nominato vicario imperiale di Arezzo. Guerreggia contro i della Faggiuola,  gli Ubertini, i conti di Montauto ed i  Montedoglio.

1332  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Arezzo Cortona  

 

Toscana

Tenta di impadronirsi nottetempo di Cortona mediante un trattato organizzato dal fratello Lialetto che vive nella città. Alla congiura prende parte tra gli altri anche Uguccione Casali fratello del signore della città Ranieri. La trama è scoperta, alcuni sono decapitati e 30 congiurati sono impiccati ai merli delle mura cittadine; Uguccione Casali viene rinchiuso in carcere ove morrà più tardi.

Mar. Siena Pisa  

 

Toscana

Invia 160 cavalli in aiuto dei senesi impegnati con i pisani nella guerra di Massa. Si unisce con i Battifolle ed assale il castello di Valbuoi di Massa che gli si è ribellato; lo distrugge.  Attacca le terre dei della Faggiuola. Intervengono i fiorentini con Pino della Tosa: è convinto a desistere.

……………..  

 

 

 

 

 

Toscana

Emana ad Arezzo una delle prime leggi suntuarie che siano comparse in Italia.

1333  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Arezzo Faggiuola  

 

Marche e Toscana

Opera un’incursione nella Massa Trabaria. Assedia Mercatello sul Metauro e si trincera nei pressi. Avuti dai senesi 200 cavalli si impossessa della località. Giungono altri soccorsi da Montepulciano, i cui soldati si portano a Castiglion Fiorentino per ostacolare il flusso dei rifornimenti  ai nemici, e dai conti di Battifolle che passano alla guardia di Arezzo con 600 fanti.

1334  

 

 

 

 

 

Marche

Assedia Casteldelci;  il castello è circondato con  sedici battifolli. In soccorso dei difensori interviene  Neri della Faggiuola con 600 cavalli perugini; Pier Saccone sbarra loro la strada. Nell’autunno invia truppe ai Malatesta in guerra con i pontifici.

1335  

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Arezzo Perugia Firenze Faggiuola  

 

Umbria

Gli si alleano contro Montefeltro, Montedoglio, della Faggiuola,  Ubertini,  Ubaldini e Ranieri Casali, signore di Cortona. Il cognato Ribaldo da Montedoglio consegna  Sansepolcro al della Faggiuola che entra nella città con 200 cavalli e 500 fanti. Pier Saccone  cerca invano di prestare soccorso alla rocca.

Mag.  

 

 

 

 

 

Toscana

Ad Arezzo per radunarvi truppe. Il papa gli intima di restituire alla Santa Sede i territori da lui usurpati allo stato della Chiesa.

Giu.  

 

 

 

 

 

Toscana e Umbria

Lo attaccano in Val di Chiana Ranieri  Casali ed i perugini (800 cavalli e 5000 fanti). Il Tarlati  esce da Castiglion Fiorentino con 500 cavalli e molti fanti ed obbliga i perugini a fuggire in disordine verso Cortona. Gli avversari perdono nello scontro 100 cavalli tra morti e prigionieri e più di 200 fanti; per alcune fonti tra i perugini sono uccisi 1059 uomini ed i prigionieri sono 300 con ventiquattro insegne. Il Tarlati senza indugio si trasferisce nel contado di Perugia e giunge sotto le mura della città: dà alle fiamme Tuoro sul Trasimeno (cento case), tocca Battivalle, Lignale, ottiene Monte Gualando e Palazzo, incendia Sanguineto e Mandrelle. Il giorno seguente lascia Tuoro sul Trasimeno, si dirige a Corte di Nazino, occupa Sant’Agata, Orsolini, Cornia, Montegetti, Passignano sul Trasimeno; dà alle fiamme Monteruffiano e La Torricella, perviene a Montecolognola i cui difensori (30 cavalli) si danno alla fuga: nella giornata sono incendiate nel complesso altre duecento abitazioni.  Si impadronisce anche di Fontignano; si ferma a Pian di Carpine (Magione). Il terzo giorno cavalca a Monachia ed a Fontana; dà alle fiamme Corciano, si avvicina a Perugia e vi fa impiccare alcuni perugini; ritorna a Magione e lascia un segno delle sue devastazioni anche a Lancarello, San Feliciano, Ponte di Valle, Sanfatucchio, Panicarola, Paterno ed in tutti i villaggi attorno al lago Trasimeno: settecento sono le abitazioni distrutte. Ritorna a Castiglion Fiorentino;  impedisce al Casali di impadronirsi per trattato di la Noceta.

Sett. ott.  

 

 

 

 

 

Umbria e Toscana

Con la perdita di Città di Castello ad opera del della Faggiuola riprende l’offensiva. Si sposta in Val d’ Ambra e demolisce alcuni castelli che gli si sono ribellati quali Bucine, Galatrona e San Leolino. I perugini assoldano 1000 cavalli tedeschi (la “Compagnia della Colomba” di stanza a Cortona) ed i fiorentini gli inviano contro 150 cavalli; alle sue forze vengono invece a mancare 150 balestrieri genovesi svaligiati dai fiorentini mentre  stanno cercando di raggiungerlo dalla Liguria. Il Tarlati è respinto  a Montecchio. Negli ultimi giorni di ottobre si rappacifica con gli avversari.

Nov.  

 

 

 

 

 

Toscana

Sventa un tentativo di Guido degli Ubertini di prendere possesso del castello di Rondine. Si limita a controllare i movimenti dei perugini ritornati a scorrere nell’ aretino. Questi ultimi ripetono le beffe da lui perpetrate mesi prima sotto le mura di Perugia.

Dic.  

 

 

 

 

 

Romagna

Toglie il castello di Illico al della Faggiuola dopo un assedio di cinque mesi.

1336  

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Arezzo Firenze Perugia  

 

Toscana

Invia truppe alla difesa del castello di Monterchi. La fortezza viene conquistata dagli abitanti di Città di Castello. Il Tarlati, a metà mese, la recupera  sconfiggendo i castellani. Sempre negli stessi giorni si allea con Mastino della Scala ai danni dei fiorentini: il signore di Verona gli invia 800 cavalli che sono bloccati sui passi degli Appennini da 600 cavalli fiorentini e da altri 600 forniti da Bologna e dagli altri guelfi del territorio.

Lug. ago.

 

 

 

 

 

 

 

Toscana

 

Fiorentini (700 cavalli) e perugini saccheggiano il contado di Arezzo. Il Tarlati stipula un trattato di pace con il della Faggiuola che trova il suo suggello nelle nozze di una sua figlia con il figlio del rivale Francesco.

1337  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Tarlati Chiesa Perugia  

 

Toscana

Persuaso anche dal senese Regolino dei Tolomei si arrende con il fratello Tarlatino ai fiorentini; cede la signoria di Arezzo in cambio di 42800 fiorini e di altri 18000 per le paghe di sei mesi dovute alle sue masnade. Si riserva, viceversa, la signoria di Castiglion Fiorentino. Riceve i fiorentini sulla porta della città e consegna loro le chiavi ed il gonfalone di giustizia nella cattedrale. Gli è consentito di rimanere in Arezzo, di mantenere la proprietà dei castelli in suo possesso e di avere la cittadinanza fiorentina. Viene assalito nelle Marche dai pontifici desiderosi di impadronirsi di Cagli e Mercatello sul Metauro.

Apr.  

 

 

 

 

 

Toscana

Il Tarlati si reca a Firenze con 100 aretini e vi è accolto con tutti gli onori; è pure invitato ad un grande convito che si svolge in Santa Croce ove sono presenti mille cittadini della repubblica. Deve abbandonare la città alla notizia della caduta di Monterchi in potere dei marchesi del Monte a Santa Maria e dei perugini. Recupera subito tale località con l’aiuto dei fiorentini.

Mag.  

 

 

 

 

 

Toscana

I fiorentini impediscono la sua espulsione da Arezzo.

Giu. Firenze Verona  

 

Toscana

Coadiuva Rolando dei Rossi con 40 cavalli e 400 fanti aretini nel suo attacco portato contro Lucca alla cui difesa si trova Azzo da Correggio.

1338  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Toscana

Consegna ai fiorentini il castello di Civitella.

1340  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Toscana

Deve cedere sempre ai fiorentini il castello di Rondine.

1341  

 

 

 

 

 

 

 

…………….. Firenze Pisa  

 

Toscana

Invia in soccorso dei fiorentini 200 fanti e 50 cavalli.

Ott.  

 

 

 

 

 

Toscana

Entra in Lucca,  assediata dai pisani, con alcuni cavalli e fanti: molti dei suoi  uomini muoiono annegati nel Serchio in un tentativo di guado.

Nov.  

 

 

 

 

 

Toscana

Ritorna ad Arezzo;  i ghibellini tentano di insorgere. Il podestà Guglielmo Altoviti lo fa subito incarcerare con i famigliari Rodolfo, Guido, Lussemburgo e Guglielmo.

1342  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Toscana

Il Tarlati  è condotto in catene a Firenze dopo essere stato spogliato dei suoi beni; è imprigionato per più tempo nel Palazzo dei Priori.

Mag. giu. Ghibellini Firenze  

 

Toscana

Viene fatto liberare dal duca di Atene Gualtieri di Brienne. Gli sono restituiti Bibbiena ed altri castelli nell’ aretino quale quello di Tuori che gli appartiene per un terzo. A giugno, al fine di rientrare in Arezzo, con altri ghibellini organizza un trattato per potersi impadronire della città. Gli è aperta la Porta Buia e per essa vi penetrano 300 suoi partigiani; il Tarlati rompe un tratto di mura vicino ad un’altra porta. Gli è precluso l’ingresso; i guelfi lo ostacolano e respingono il tentativo: sono catturati venti ghibellini che vengono impiccati accanto alla Porta Buia. In città sono demoliti palazzi e case di simpatizzanti della  causa dei Tarlati.

1343  

 

 

 

 

 

 

 

Primavera  

 

 

 

 

 

Toscana

Occupa Montacuto, Pietranera e Mignano. Vi è una un’ennesima riconciliazione tra guelfi e ghibellini, restituisce i tre castelli;  gli viene riconsegnata Rondine.

Lug. ago.  

 

 

 

 

 

Toscana

Allorché è informato che il Brienne è stato scacciato da Firenze muove ancora contro Arezzo: il castellano Guelfo Buondelmonti affida il castello cittadino agli abitanti. Il Tarlati depreda il territorio vicino al capoluogo; assale Castiglion Fiorentino ed ottiene dai  fiorentini il castello ed il cassero dopo avere loro consegnato 7000 fiorini. Entratovi sceglie alcuni uomini, donne e bambini e li fa rinchiudere in carcere. Costoro sono torturati per estorcere loro denaro; altri sono giustiziati o vengono loro confiscati i beni.

1344  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Tarlati Perugia  

 

Umbria Marche e Toscana

I perugini assediano il castello di Tuoro sul Trasimeno; per rivalsa il Tarlati attacca Citerna. La località gli è consegnata da alcuni mercenari lombardi che scelgono di affidarla al Tarlati piuttosto che difenderla per conto dei perugini. Si impossessa pure di Casteldelci dopo otto mesi di assedio. Informato che Castiglion Fiorentino è caduta in potere degli avversari vi accorre, si impadronisce del castello, vi cattura Andrea Bardi e Giacomo Pulci e ne espelle la guarnigione comandata da Pietro di Bindolo. In breve vi è assediato a sua volta.

1345  

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si rappacifica con i fiorentini e rimane signore di Pietramala, Pianettole, Murlo, Chiusi, Montecchio, Montaguto, Pietranera, Ranco, Carciano, Mignano, Faeto, Sarna, Vignole, Monterchi, Penna, Gaenna, Celle di Sovara, Casale, Montanina, Valialla, Castel San Domenico, Giampareta, Catenaria, Lelci, Sorci, Caprese Michelangelo, Rocca Cinghiata, Vezzano, Raggiolo, Serra e Farneta.

1351  

 

 

 

 

 

 

 

Lug. Milano Firenze Perugia  

 

Toscana

Si allea con i Visconti, il signore di Cortona Bartolomeo Casali, gli Ubertini ed i Pazzi di Valdarno per combattere i fiorentini. Riceve in soccorso 250 barbute.  Esce da Bibbiena per contrastare i conti Guidi.

Ago.  

 

 

 

 

 

Toscana

Con Nolfo da Montefeltro e Bustaccio degli Ubertini (350 cavalli e 2000 fanti) lascia il Mugello, irrompe in Val d’Ambra ed in Valdarno verso Figline:  Albertaccio Ricasoli (650 cavalli e molti fanti) lo intercetta mentre sta assediando il castello. Il Tarlati si allontana in silenzio senza che i nemici se ne avvedano.

Sett.  

 

 

 

 

 

Toscana

Viene raggiunto dal duca Rinaldo Tedesco con 400 cavalli per fronteggiare perugini e fiorentini in Valdarno con più determinazione. Ad Olmo, presso Arezzo, si accampano 600 cavalli perugini. Il Tarlati si mette in marcia di notte con 400 cavalli e 2000 fanti;  la mattina successiva assale gli avversari. Catturato in un primo momento perché, nonostante l’età, si è spinto troppo in avanti rispetto alle sue schiere, è liberato dai Brandagli. Sono catturati 300 cavalli con ventisette bandiere; ritorna a Bibbiena con le prede e rilascia i prigionieri senza armi e cavalcature.

Ott.  

 

 

 

 

 

Toscana

Affiancato da Rinaldo Tedesco (300 cavalli) esce ancora da Bibbiena per agevolare i Brandagli nell’ impadronirsi di Arezzo. La congiura è scoperta nella città e la strada viene sbarrata da steccati e da alberi; per tali motivi preferisce rientrare a Bibbiena.

Nov.  

 

 

 

 

 

Toscana

Con l’ausilio di 400 cavalli viscontei condotti da Guglielmo Pallavicini muove su Sansepolcro; un suo partigiano, Arrighetto di San Polo, noto ladro acrobata, approfitta delle cattive condizioni atmosferiche che fanno diminuire la sorveglianza; entra in una torre, minaccia di morte le 2 sentinelle e fa salire 12 soldati. E’ dato un segnale ai Boccompani  fautori del  Tarlati; costoro fanno suonare la campana e chiamano a raccolta i ghibellini della città. Il Tarlati conduce un attacco con 500 cavalli e 2000 fanti, irrompe in Sansepolcro e ne impedisce il saccheggio; con Guglielmo Pallavicini assedia i perugini nelle due rocche e li obbliga alla resa in quattro giorni. Cadono in breve anche il castello di Anghiari, che sarà restituito a Masio da Pietramala, e quello di Pieve Santo Stefano.

Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana

1400 cavalli perugini e 500 fiorentini escono da Città di Castello ed entrano in Sansepolcro di cui incendiano molte case. Il Tarlati si mette al loro inseguimento quando costoro rientrano in Umbria; incappa in un’ imboscata;  si salva a stento dopo avere subito numerose perdite. Tra i suoi uomini sono uccisi 60 cavalli; sono pure catturati sei connestabili, Manfredi dei Pazzi e molti cavalli tedeschi e borgognoni.

1352  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Toscana e Umbria

Raggiunge Cortona;  con i viscontei cavalca nel perugino saccheggiando i borghi sul lago Trasimeno; dà alle fiamme il castello di Vaiano, assedia Montecolognola, assale invano anche Castiglione del Lago; da qui muove su Perugia procurando grandissimi danni al circondario. Ritorna a Cortona ed a Sansepolcro dove sono vendute le prede. I perugini per vendicarsi si muovono ai danni di Cortona.

Mag. giu.  

 

 

 

 

 

Toscana

600 cavalli fiorentini saccheggiano le terre degli Ubertini, dei Pazzi di Valdarno e dei Tarlati attorno a Cornia, Penna, Gaenna e Bibbiena. Il Tarlati si rinchiude in un primo momento in Bibbiena con pochi cavalli e 1200 fanti; a giugno, esce dalla città, punta verso Montecchio con 70 cavalli e 1000 fanti con i quali entra in una valle dell’Arno. Si scontra con i fiorentini e respinge un loro attacco su un fianco; crede di avere la vittoria a portata di mano e li carica. Non si accorge dell’arrivo di un’altra schiera che ha attraversato il fiume; è colto  alle spalle. Fugge a cavallo a Bibbiena. Dei suoi uomini, 100 sono uccisi e 200 vengono catturati (tra i quali un figlio); molti sono anche i feriti. I prigionieri sono condotti legati a Firenze e qui sono rilasciati.

Lug. sett..  

 

 

 

 

 

Toscana

Tenta inutilmente di prestare soccorso ai difensori di Bettona che a dicembre sono costretti alla resa a patti. Il Tarlati si colloca a Quarata con 1800 cavalli e ne conquista il borgo: 100 cavalli fiorentini lo ostacolano nel suo disegno di dare la località alle fiamme.

Ott.  

 

 

 

 

 

Toscana

Con i Pazzi, gli Ubertini e gli Ubaldini (2000 cavalli dei quali molti forniti dai Visconti, e 2500 fanti) esce da Quarata, oltrepassa Montevarchi senza essere visto a causa di una forte nebbia, salta Incisa  ed entra in Figline Valdarno dove si appropria di una grande quantità di masserizie, vettovaglie e bestiame. Non tenta l’assalto al castello, abbandona la località dopo tre giorni e rientra nelle sue terre sempre protetto dalla nebbia.

……………..  

 

 

 

 

 

Toscana

Dà alle fiamme il Tartagliese e continua a devastare l’aretino; con l’inverno rientra a Montevarchi carico di prede e di prigionieri.

1353  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Toscana

Effettua un’ultima scorreria prima della firma della pace di Sarzana: razzia bestiame fino a Laterina; i contadini si ribellano e lo costringono a rilasciare  le prede ed a rifugiarsi a Bibbiena. Con la pace gli sono restituiti i suoi beni; non ha tuttavia il permesso di rientrare in Arezzo, città dalla quale gli è perfino inibito l’avvicinarsi a meno di quattro miglia. Si riconcilia pure con i perugini cui riconosce il pagamento di 4000 fiorini per il possesso di Caprese Michelangelo e della rocca di Tertacciano tolte agli avversari.

1354  

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Toscana

Vende ai fiorentini il castello di Bevignano.

1355  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si reca a Pisa con due figli, un nipote e 50 armati per perorare la sua causa presso l’imperatore Carlo di Boemia ed il vescovo di Arezzo, un Ubertini. Entra nella città per la Porta di San Marco con molti cittadini;  il suo ingresso è annunciato dalle trombe. Alloggia lungo l’Arno nella casa dei Griffi; chiede la signoria di Arezzo. Si comporta  con una tale arroganza che non riceve alcun ascolto.

Mar.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si reca a Siena con Francesco Castracani per conto dell’ imperatore in occasione di una rivolta in corso nella città.

1356  

 

 

 

 

 

Toscana

Persuade il figlio Marco ad aggredire gli Ubertini per togliere loro Gressa. Muore nella rocca di Bibbiena alla notizia del fallimento dell’ iniziativa. La sua arma è un’insegna con sei pietre quadre in campo azzurro sormontato dall’aquila spiegata. Sposa Marietta Spinola.

CITAZIONI

“Prò e valente uomo fu e avvisato in fatti di guerra ma più in operazioni di trattati e di furti e di subite cavalcate, che in campo o in aperta guerra; e’ fu fortunato contro agli altri suoi nemici, e infortunato contro al comune di Firenze, e per animosità di parte ghibellina non seppe tener fede.” VILLANI

“Questo tale fu uomo molto prestante nell’arte militare, ma poco atto alle cose civili..Di corpo sì robusto, che insino allo stremo tempo della sua età portava l’armi, e sofferiva dì e notte le fatiche della guerra, e trovavasi presente ai pericoli e alle battaglie. Costui nella sua età fece molte cose, e ebbe varie revoluzioni, e fu assai sufficiente capitano di guerra, benché pel troppo ardire fusse poco cauto, e per quella ragione ricevesse altre volte detrimento.” L. ARETINO

“El cavalier pregiato miser Piero/ che d’ardire e prodezza fu dotato,/ ben proveduto e savio baccelliero.” B. DI GORELLO

“Admodum senex erat enim supra octogenarius, sed corpore ita robusto, ut neque ad extremos ferme annos arma induere ac nocturnos diurnosque militiae labores suscipere ac proelio periculisque interesse numquam destiterit…Hic fuit vir bello quidem admodum praestans, ad urbanas vero conversationes non satis plus. Cum tamen opes a fratre (il vescovo Guido Tarlati) partas suscepisset, non solum tenuit eas armis, verum etiam extendit, praecipue tyrannis et his quidem suarum partium in festus, quos castellis arcibusque exutos large lateque disperserat.” BRUNI

“Huomo di gran conto in que’ tempi.” PELLINI

“Salito in fama di uno dei più valorosi di quella età.” TROYA

“Operò saviamente eziandio emanando altre leggi su’ mortorii e i conviti, affinché la frugale semplicità, il decoro della religione, la domestica economia e la pubblica grandezza fossero a’ cittadini unico desiderio, e creava a presiedere a ciò un magistrato appellato uffiziale del freno. Intrepido condottiero.” SEZANNE

Contro i perugini “E messer Piero, e’ suoi con ardimento/ Verso Cortona, infin presso alle porti/ Li seguitò, e poscia non s’indugia:/ Con gli suoi cavalier gagliardi, e forti/ E’ cavalcò sopra quel di Perugia,/ E ‘n cinque giorni, di ciò, che trovaro,/ Non vi campò voler d’una grattugia.” PUCCI

“Ambizioso ed intraprendente Barone di quel tempo e capo allora del partito Ghibellino in Toscana.” ANONIMO DI CORTONA

 

Fonte immagine: signaarretii.it

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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