ODDO DI MONTONE

0
1780

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

A –  – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – – Z

Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

ODDO DI MONTONE   (Oddo Fortebracci) Di Città di Castello. Figlio naturale di Braccio di Montone, fratello di Carlo di Montone. Conte di Montone e di Arcevia. Signore di  Perugia, Montone, Gualdo Tadino, Assisi .

1409 (febbraio) – 1425 (febbraio)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1423
EstateRe d’AragonaNapoli ChiesaAbruzzi

Affianca il padre all’assedio di L’’Aquila.

Ago.Umbria

Rientra a Perugia ed assume il governo della città.

1424
……….Umbria

Viene nominato podestà di Città di Castello.

Mar.Umbria

E’ segnalato a Foligno.

Mag.PerugiaFuori uscitiUmbria

Si trova a Spello a causa della peste: difende la moglie di Braccio ed il fratellastro Carlo   reprimendo con sicurezza un inizio di rivolta. Invia a Città di Castello Gentiluomo degli Arcipreti per sventarvi un trattato. Interviene pure prontamente allorché alcuni fuoriusciti di Perugia, di Spoleto, di Todi e di Spello penetrano nel borgo di Cesi per assalirne la rocca: gli abitanti mettono in fuga gli assalitori, 10 spoletini sono uccisi ed altri 30 fuoriusciti sono ridotti in catene. Lo sdegno del  Montone si riversa su costoro;  il popolano Ludovico della Scioscia viene impiccato a San Manno.

Giu.ChiesaPerugiaUmbria

Alla morte del padre nella battaglia di L’Aquila è acclamato signore di Assisi; esce da Spello e si porta a Perugia: ne è nominato signore ed è coadiuvato da un consiglio di 10 nobili, tra i quali vi sono vecchi seguaci del padre quali Cherubino da Perugia, Baglione Baglioni e Ruggero Cane Ranieri. Gli sono, invece, ostili altri 2 aderenti di Braccio come il suocero Niccolò Trinci, signore di Foligno, e Malatesta Baglioni. Il primo di costoro cerca di catturarlo e di impadronirsi di Spello; il secondo occupa Cannara. Il Montone invia  ambasciatori a Firenze, a Città di Castello ed a Guidantonio da Montefeltro, si reca a Montone con Cherubino da Perugia e Ruggero Cane Ranieri: prende il lutto per la morte del padre. A Perugia non vi sono manifestazioni di cordoglio per tale fatto.

Lug.MontoneC.di CastelloUmbria

Convoca i maggiorenti di Perugia. All’avvicinarsi dell’ esercito pontificio abbandona la città e consegna le chiavi delle porte e delle rocche di Sant’Antonio e di Sant’ Angelo. Si ritira a Montone;  tenta di impossessarsi di Città di Castello ai danni della matrigna Nicolina da Varano. Al fallimento della manovra ripara nei suoi possedimenti di Montone e di Gualdo Tadino dove è raggiunto da Niccolò Piccinino con 400 cavalli.

Ago.FirenzeMilanoUmbria

Passa con il Piccinino agli stipendi dei fiorentini: gli è data una prestanza per costituire la propria compagnia, ma nessuna provvigione in quanto già erogata a suo tempo al padre. Promette di ottemperare ai debiti di Braccio.

Ott.Capitano  g.leUmbria  Toscana Romagna

Muove da Assisi con il Piccinino;  prende la strada della Val Tiberina; tocca Fratta Todina e Città di Castello, marcia nell’aretino e perviene in Romagna. Ha ai suoi ordini 1500 lance.

Dic.RomagnaSi trova a Tredozio.
1425
Gen.Romagna

Assedia il castello di Tredozio e costringe alla resa Guelfo da Modigliana; assale Rocca San Casciano.

Feb.Romagna

Spinto dai fiorentini a frenare le scorrerie di Angelo della Pergola, si sposta con il Piccinino in Val di Lamone: cade in un agguato tesogli dai viscontei e dagli abitanti di Marradi. E’ ucciso dopo avere combattuto con valore per non essere fatto prigioniero. Il suo corpo è portato prima a Brisighella, poi a Faenza  dove 15 cavalli inviati dalla madre lo trasportano a Perugia (maggio), a Gualdo Tadino e, da ultimo, a Montone. Viene sepolto in quest’ultima località. Sposa Elisabetta Trinci, figlia del signore di Foligno Niccolò. Niccolò Piccinino, perché geloso del suo comando, è accusato da alcuni storici (probabilmente a torto) di averne causato la morte per avere ritardato l’intervento in sua difesa.

 CITAZIONI

-“Fu per la valle il giovin conte morto/ Con una lancia per man d’un villano.” Lorenzo Spirito riportato da FABRETTI

-“Giovine d’alte speranze.” BRUTO

-“Rei militaris peritissimus.” G. CAPPONI

-“Dolse alla Repubblica di Fiorenza e a’ Perugini la miserevole fine del Fortebracci. Fu grido universale in Italia che Nicolò Piccinini fabbricasse la rovina del giovine venturiero, conducendolo artatamente in angusti passaggi tra le spade nimiche per reggere solo, lui spento, il freno dell’esercito braccesco. Ma gli storici così non pensarono.” FABRETTI

Print Friendly, PDF & Email

Rispondi