NOLFO DA MONTEFELTRO

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Torrione di San Lorenzo, Fabriano
Torrione di San Lorenzo, Fabriano

NOLFO DA MONTEFELTRO  (Sighinolfo da Montefeltro)  Di Urbino. Ghibellino. Conte.

Signore di Urbino, San Leo, Cagli, Nidastore, Francavilla d’Ete e San Marino. Figlio di Federico da Montefeltro, nipote di Speranza da Montefeltro, cognato di Ferrandino Novello Malatesta, genero di Cantuccio Gabrielli.

1295 – 1363 ca.

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1322     
Apr.   Marche e ToscanaAll’uccisione del padre Federico in Urbino da parte della folla in rivolta si rifugia presso il vescovo di Arezzo Guido Tarlati.
1323     
Apr.ArezzoChiesa MarcheCon lo zio Speranza, capitano degli Amici della Marca (i comuni di Fabriano e di Fermo) e delle milizie aretine, combatte i guelfi.
Lug.   MarcheRientra in Urbino. Dopo pochi giorni riprende la guerra contro i pontifici guidati da Ferrandino Malatesta.
1324     
Ago.UrbinoChiesa Marche

Agisce sempre con Speranza da Montefeltro  al comando di 800 cavalli e di 4000 fanti (comprensivi delle masnade di Arezzo, 400 cavalli e 400 fanti). Assale Castelcavallino e Montefabbri,  controllati entrambi da Ferrandino Malatesta. I pontifici sono sconfitti; il Malatesta si salva a stento; tutti i responsabili della sedizione di Urbino di due anni prima sono passati per le armi. Nella battaglia restano uccisi tra gli avversari 100 uomini ed altri 700 (fra i quali 130 cavalli) sono fatti prigionieri. Nolfo da Montefeltro divide il governo di Urbino con lo zio Speranza.

…………..   Romagna

Si unisce con gli Ordelaffi;  punta su Cesena che ottiene per trattato: tutto il territorio da Urbino sino alla pianura romagnola è liberato dai presidi  malatestiani.

1325     
…………GhibelliniChiesa MarcheHa l’incarico di podestà di Fabriano. Dalla città conduce ai danni dei pontifici un’attività bellica e diplomatica vivacissima sostituendosi nel ruolo guida del movimento ghibellino marchigiano al comune di Fermo. In collegamento con Osimo tenta di intervenire in Cingoli, si impadronisce di Staffolo e di Apiro, porta le sue incursioni fino a Mondolfo in soccorso dei ghibellini locali.
Mag.   Marche

Con il podestà di Fermo Tarlatino Tarlati sconfigge i pontifici intenti ad assediare Osimo: gli avversari perdono più di 200 cavalli e più di 1000 fanti tra morti e prigionieri. Il Montefeltro tenta di fare ribellare Corinaldo.

1326     
Gen.FabrianoChiesaCapitano di guerraMarcheRicopre a Fabriano gli incarichi di podestà, di capitano del popolo e quello di capitano di guerra.. Con i rinforzi di Arezzo si impadronisce del castello di Rocca Contrada (Arcevia).
Mar.   MarcheEntra in Fermo.
Giu.   MarcheSi scontra con Malatesta Malatesta Guastafamiglia ad Ascoli Piceno.
1327   Marche

Spira il termine della sua podesteria a Fabriano. Sue milizie rimangono alla guardia della città al comando di Francesco Castracani. Nell’anno viene investito dall’ imperatore Ludovico il Bavaro della città di Pistoia: la località resta, tuttavia, in possesso di Castruccio Castracani. E’ in questo periodo, d’altra parte, che si stacca dalla obbedienza imperiale.  Si collega a Montolmo (Corridonia) con altri ghibellini per concordare una comune linea di condotta e ritornare all’ obbedienza dello stato della Chiesa.

1328     
Mar.    L’imperatore Ludovico il Bavaro conferma a lui ed a Galasso da Montefeltro il vicariato di Cagli.
Lug.MarcheCon Galasso da Montefeltro è designato a fare da arbitro nelle contese, riguardanti il possesso del castello di Caprese, che vedono di fronte i figli di Aghinolfo di Romena con i Tarlati di Pietramala.
1331UrbinoRimini   
1333     
Apr.ChiesaMilano Firenze  

Seguace di Giovanni di Boemia, affianca i pontifici contro le signorie di Lombardia ed i fiorentini. Viene armato cavaliere dal re di Boemia;  è elevato alla dignità di suo familiare e consigliere.

Ago.    E’ assolto da ogni censura ecclesiastica.
1334     
…………..UrbinoValbona Romagna

Un suo condottiero, Sgariglino di Pietracuta, con l’aiuto del conte Riccardo da Bagno, toglie a Leoncino da Valbona un gruppo di castelli a monte di Forlì.

Giu.UrbinoRimini Romagna

Dà riparo ad Urbino a Ferrandino Novello Malatesta, che è stato scacciato da Rimini da  Galeotto e da Malatesta Malatesta Guastafamiglia; aiuta il congiunto ad impadronirsi di Mondaino,  Saludecio,  San Giovanni in Galilea e  Roncofreddo. Il nipote Ferrandino Novello, da parte sua,  intercetta una lettera che  svela a Nolfo da Montefeltro come lo zio Speranza  stia tramando ai suoi danni per  insignorirsi da solo di Urbino: i Tarlati ed  il Guastafamiglia sono consapevoli di questo piano.

Ago.UrbinoMontefeltro MarcheEspelle da Urbino lo zio Speranza ed i cugini che riparano ad Arezzo.
Sett.    Il papa Giovanni XXII ordina la revisione del processo contro il padre Federico, istituito a suo tempo da fra Lorenzo da Mondaino: il tutto accompagnato da grazie speciali.
1335     
Mar.UrbinoRimini MarcheSconfigge i malatestiani nei pressi di Tomba. Molti sono i morti ed prigionieri tra gli avversari.
Apr.PerugiaArezzo ToscanaCon Neri della Faggiuola e Ferrandino Novello Malatesta conquista Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) a spese dei Tarlati.
Sett.   UmbriaPrende parte anche all’occupazione di Città di Castello.
Dic.UrbinoRimini RomagnaAvuti in soccorso dai perugini (350 cavalli) scorre con Ferrandino Novello Malatesta il contado riminese per otto giorni. Malatesta Malatesta Guastafamiglia, a metà mese, è costretto a togliere l’assedio da Roncofreddo.
1338     
Gen.UrbinoGuidi RomagnaOttiene da Francesco Ordelaffi la rocca di San Leo, conquistata, con un clamoroso colpo di mano dal fratello Niccolò ai danni di Guido della Petrella.
1339     
Gen.   RomagnaFrancesco Ordelaffi gli consegna anche Monte Leone appartenente a Nino della Petrella.
1340UrbinoRimini RomagnaPresta ancora soccorso a Ferrandino Malatesta contro i congiunti di quest’ultimo. L’alleato Ubertino da Carrara gli consegna le Penne di San Marino.
1341     
Gen.   RomagnaAssedia Montecopiolo. Si spinge verso Rimini finché non interviene il marchese di Ferrara Obizzo d’Este a fare da paciere tra Malatesta e Montefeltro.
Feb.PisaFirenzeCapitano g.leToscanaViene assoldato dai pisani al posto di Ugolinuccio da Baschi al fine di fronteggiare i fiorentini guidati da Maffeo da Pontecarali.
Ago.   ToscanaAssedia Lucca. Circonda la città di fossati e bertesche che vanno dalla Guiscianella a Pontetetto.
Ott.   Toscana

Convince Maffeo da Pontecarali ad accettare la battaglia campale prima che la cavalleria   milanese dell’alleato Giovanni Visconti da Oleggio abbandoni il campo per contrasti con i pisani. Si fa attaccare dagli avversari;  li affronta al coperto delle opere difensive. I pisani (3000 cavalli contro 2800) si dividono in tre schiere: la prima di 800 cavalli si muove ai  suoi ordini, la seconda è comandata da Giovanni Visconti da Oleggio e la terza, di 400 cavalli,  da Ciupo Scolari e da  Francesco Castracani. Nolfo da Montefeltro è costretto a ripiegare;  il Visconti viene catturato dagli avversari;  la battaglia volge, tuttavia, a suo favore perché non intervengono nello scontro 1600 cavalli fiorentini, comandati da Giovanni della Vallina, bloccati da uno stratagemma messo in atto da Ciupo Scolari. Nello scontro muoiono di parte nemica 300 uomini tra cavalli e fanti, tra i quali Frignano da Sesso, il borgognone Ghigo da Campese ed alcuni connestabili borgognoni che militano agli stipendi degli scaligeri e degli estensi; 800/1000 sono invece i prigionieri tra i quali lo stesso Maffeo da Pontecarali,  Benedetto Tedesco, Jacopo Gabrielli, 6 connestabili al soldo di di Mastino della Scala e del comune di Bologna.

1342     
Feb.   Toscana

Contrasta ancora i fiorentini ora capitanati da Malatesta Malatesta Guastafamiglia. Apre trattative con l’avversario e le conduce in modo da guadagnare tempo.

…………..   Toscana

Con la resa di Lucca scorta nella sua uscita dalla città Giberto da Fogliano, che ne è rimasto alla difesa più tempo. Grandi sono i festeggiamenti in Pisa per la vittoria, caratterizzati da scampanii, luminarie, giochi e banchetti. La campagna per la conquista di Lucca costa allo stato più di un milione e mezzo di fiorini.

Ott.Comp. venturaRimini RomagnaAgevola la Grande Compagnia di Guarnieri di Urslingen ai danni dei Malatesta.
1343     
Mag.   Marche

Con il fratello Galasso è mallevadore di una nuova pace, stilata ad Urbino, tra  Galeotto e Malatesta Malatesta Guastafamiglia  da un lato e  Ferrandino Malatesta dall’altro.

1344     
Lug.ChiavelliFabriano MarcheCoadiuva Alberghetto Chiavelli nel recuperare la signoria di Fabriano. E’ al suo fianco ad Arcevia. Entra con lui per trattato in Fabriano.,
1347UrbinoRimini RomagnaAppoggia Ferrandino Malatesta contro i cugini Galeotto e Malatesta che si sono impadroniti di Mondaino.
1348     
…………    Ludovico il Bavaro lo nomina vicario imperiale di Urbino.
…………..VeneziaGoriziaCapitano g.leFriuli e Slovenia

Passa al servizio dei veneziani per affrontare il conte Alberto di Gorizia. Investe gli avversari nel basso Friuli mentre altre milizie veneziane sbarcano in Istria  prendendo alle spalle le posizioni del conte ribelle alla Serenissima.

Ago.    Il doge Andrea Dandolo iscrive il Montefeltro alla nobiltà veneziana.
1350     
Giu.    Giura fedeltà al cardinale legato Egidio Albornoz.
1351     
…………..MilanoFirenze PerugiaCapitano g.leUmbria  Marche e Toscana

E’ nominato dal signore di Milano, l’arcivescovo Giovanni Visconti, capitano generale contro le truppe della taglia guelfa. Muove ai danni di Perugia ed Arezzo; assedia Cantiano ove fa costruire 5 bastie. Si impossessa di Cagli, di Gubbio, di Sansepolcro, di Anghiari e del Casentino.

Ago.   Toscana

Prende parte all’assedio di Scarperia; con Giovanni Visconti da Oleggio  vi porta molti  assalti che risultano tutti infruttuosi. Ritiratosi, con Pier Saccone Tarlati e Bustaccio degli Ubertini (350 cavalli e 2000 fanti) esce dal Mugello, raggiunge la Val d’Ambra per dirigersi verso Figline Valdarno. Albertaccio Ricasoli lo intercetta con 650 cavalli. Il capitano fiorentino non osa attaccarlo; Nolfo da Montefeltro può  così ritirarsi nottetempo.

…………    Invia 50 cavalli in soccorso dei Brandagli che stanno tentando di impadronirsi della signoria di Arezzo.
1352     
Feb.   Umbria e Toscana

Alleatosi con Pier Saccone Tarlati, punta al cuore dell’Umbria dall’ alta valle del Tevere mentre Tanuccio degli  Ubaldini si spinge sino ad Orvieto; sconfitto a Montecolognola, Nolfo da Montefeltro si ritira a Sansepolcro.

Apr.   Toscana

Si colloca nella pianura del Paglia;  per Cetona ed il contado di Montepulciano giunge a Quarata per cercare di impadronirsi di Arezzo per trattato. Il tentativo non ha successo;  si ritira. I passi sono occupati dai perugini;  gli orvietani, nel contempo, non accettano più di accogliere entro le loro mura i suoi uomini.

Giu. lug.   Toscana e Umbria

Esce da Cortona con 2000 cavalli, transita per il territorio di Gubbio, tocca Pianello e si impossessa di Bettona con Bartolomeo Casali e Gisello degli Ubaldini. La località è presto assediata dai perugini comandati da Andrea Salamoncelli: Nolfo da  Montefeltro ne esce e si sposta con Rainaldo Alessandrini ad Orvieto dove raduna i ghibellini locali.

Ago.   Umbria e Toscana

Allontana da Orvieto Bonconte Monaldeschi che invia all’assedio di Cetona; lascia quindi la città  che passa  ora sotto il controllo dal prefetto Giovanni di Vico.  Muove in soccorso di Bettona con 2000 cavalli e molti fanti; giunge al Piano di Materano e si impossessa dell’abbazia di Pietrafitta. L’attacco è condotto dal fuoriuscito perugino Filippo di Cecchino di messer Vinciolo: una pietra gettata dalla torre uccide quest’ultimo.    La stretta sorveglianza da parte fiorentina dei passi che portano a Bettona lo costringe a rientrare ad Orvieto: poiché non gli è permesso di entrare nella città da Tanuccio degli Ubaldini deve accamparsi nei borghi esterni. Il fallimento dell’azione comporta per i difensori di Bettona una loro rapida resa a patti. Nolfo di Montefeltro è segnalato di seguito nel piano del fiume Paglia; si muove indi in Val d’Ambra con Pier Saccone Tarlati, il vescovo Ubertini ed i Pazzi di Valdarno (350 cavalli e 2000 fanti). Sono condotte numerose razzie nel territorio. Con l’avanzata di 650 cavalli (e numerosi fanti) comandati da Albertaccio Ricasoli lascia nottetempo il fiume Ambra dove si è in precedenza accampato.

…………   MarcheRientrato nelle Marche, strappa ai perugini la città di Cagli.
1353     
Gen.   MarcheE’ stipulata la pace a Sarzana tra i contendenti. Nolfo da Montefeltro, riconosciuto come aderente dei Visconti, ottiene Cagli con tutto il distretto montano.
1355     
Mar.    

Ha il permesso di assistere all’incoronazione dell’ imperatore Carlo di Boemia. Non partecipa  alla cerimonia;  per tale motivo  nel successivo maggio sarà citato dai pontifici.

…………   MarcheSi mantiene neutrale in occasione del conflitto che oppone i pontifici ai Malatesta.
Giu. lug.   Umbria

A Gubbio con il fratello Enrico; rende omaggio al cardinale Albornoz. Confessa di avere offeso la Chiesa, promette di aiutarla contro i ribelli e gli eretici, implora il perdono. E’ assolto dalla scomunica con il congiunto;  stipula un trattato di pace con il legato. Ottiene il vicariato di Urbino, di Cagli e di San Leo: le due città devono riconoscere la supremazia dello stato della Chiesa ed adempiere a tutti gli obblighi cui sono tenute di diritto. Tra l’altro il cardinale Albornoz ha la facoltà di nominare il podestà di Urbino scegliendolo in una rosa di sei nominativi che gli sono indicati dal comune; il prelato ottiene anche la podesteria di Cagli per un anno. Il Montefeltro, infine, deve fare rientrare nelle sue terre i fuoriusciti meno quelli pericolosi e cedere la custodia di San Marino ai pontifici stessi. La somma imposta dal cardinale Albornoz per l’assoluzione di Urbino e di Cagli è di 4000 fiorini. A fine luglio si impegna a riammettere i fuoriusciti nelle sue terre su richiesta precisa del cardinale.

…………..ChiesaRimini   
1357     
………….   ToscanaPodestà di Siena.
…………..UrbinoFuoriusciti Cagli Marche

Perde Cagli ad opera ad opera di Gabriele Gabrielli e di Francesco da Cagli, i quali si insignoriscono della città uccidendone il podestà, il nipote Nolfo da Marsciano. Si lamenta in modo aspro  dell’accaduto con  il cardinale Albornoz. Gabriele Gabrielli e Francesco da Cagli sono banditi come ribelli. Cagli ritorna alla sua signoria.

1358Siena Capitano g.leToscana

Viene nominato dai senesi capitano generale a seguito della loro sconfitta con i perugini a Torrita di Siena (aprile). Considerazioni di varia natura, e forse le pressioni del cardinale Albornoz, lo inducono a declinare l’incarico.

1359     
…………ChiesaBrancaleoni MarcheMilita per i pontifici contro il signore di Castel Durante (Urbania) Branchino Brancaleoni.  Combattimenti si svolgono nel trattto piano tra San Giorgio ed Urbania.
Mag.UrbinoChiesa Marche

Si rappacifica con Branchino Brancaleoni con il quale si unisce con legami di parentela; ciò suscita le ire del cardinale Albornoz. Gli è tolta Cagli ed è dichiarato ribelle. Viene assalito da Nicola Farnese; consegna ai pontifici il castello di Peglio necessario per assediare in Urbania i Brancaleoni.

Ago.   MarcheGli è concessa dai pontifici la sorveglianza del castello di Cagli.
1363     
Sett.   MarcheMuore. Sposa Giovanna Gabrielli.

 CITAZIONI

-“Huomo di gran valore e sagacissimo.” TRONCI

-“Celebre guerriero del suo tempio.” TENTORI

-“Abbandonando gli antichi sogni di espansione, che si erano rivelati tanto rovinosi all’economia di una città e di un distretto montano assai poveri, giovandosi della sua fortunata attività di capitano, il conte Nolfo portò i suoi soldati per l’Italia in cerca di fortuna: al servizio dei Visconti dapprima e di Venezia poi, le vittoriose armi feltresche giunsero con lui sino nel Friuli e nell’Istria.” FRANCESCHINI

-“Gli ultimi anni della sua vita furono contrassegnati da una fase di minor peso politico della famiglia dei Montefeltro, che, frenata dalla presenza del legato (il cardinale Albornoz), apparve meno in grado di mantenere salda la rete di clientele con le altre famiglie signorili della regione sebbene un registro camerale di “introitus et exitus” di quegli anni, gli atti di un processo del podestà del Montefeltro e alcune lagnanze di altri funzionari pontifici locali mostrino come, in realtà, una gran parte del Montefeltro non pagasse la taglia al legato e come gli stessi conti continuassero a esercitarvi pienamente la giurisdizione.”  T. DI CARPEGNA FALCONIERI

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