MUZIO ATTENDOLO SFORZA citazioni

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Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

MUZIO ATTENDOLO SFORZA citazioni

Consulta la scheda di Muzio Attendolo Sforza

-“Non è vero che fosse venuto dal nulla, come sostennero i suoi panegiristi, ebbe infatti sempre alle spalle il sostegno di un grosso casato di gente rotta al mestiere delle armi (molti dei suoi parenti servivano nella sua compagnia) e aveva sempre potuto contare su Cotignola come efficiente base di reclutamento. E’ vero però che il suo successo era stato spettacolare e dovuto in molta parte alla sua bravura di soldato, ma anche ad alcuni tempestivi cambiamenti di parte e ai suoi tre successivi matrimoni che gli recarono possedimenti cospicui e altro prestigio. Un cronista (il Broglio) così delineò la figura dello Sforza:”Di persona bellissimo più che comunale, con aspetto feroce e robusto, gagliardissimo in sua persona, e savio e grande simulatore vel dicitore di nobilissimi sermoni faceva alle sue giente d’arme.” E’ certo che sapeva infondere nei suoi soldati un inconsueto sentimento di lealtà verso la sua persona e piegarli ad una rigorosa disciplina. Anzi, fu proprio la disciplina che riusciva ad ottenere a fargli attribuire la fama di innovatore militare. Grazie alla disciplina e all’accurata preparazione che faceva procedere ad ogni atto di guerra, egli era in grado di controllare i suoi nel campo di battaglia come mai non si era visto. Lo Sforza era un convinto assertore di una tattica prudente, realizzata da grandi masse di soldati ben addestrati, non solo cavalieri, ma anche fanti, ai quali diede importanza particolare. La cosa non era abituale al suo tempo. Lo Sforza ebbe minor successo come uomo politico e a Napoli, dopo la morte di Ladislao, si trovò giocoforza immischiato negli intrighi politici. In quegli anni napoletani fu messo in prigione due volte e fu salvato solo dalla fermezza dei suoi familiari e dei suoi soldati, che seppero esercitare le opportune pressioni militari perché fosse rilasciato. Sul campo di battaglia egli si trovò spesso di fronte Braccio da Montone, la cui veemenza e le cui brillanti manovre lo mettevano in una certa difficoltà. Il suo ruolo in quegli anni fu sempre quello di comandante militare delle forze di questa o quella fazione politica di Napoli e non pare che mirasse a procurarsi nel regno un suo stato indipendente.” MALLETT 

-“A man who…was universally acknowledged to be one of the first generals and politicians of the day.” POLLARD URQUHART

-“Signore glorioso, magnanimo, liberalissimo, e capitaneo invictissimo; homo de singulare virtute, fortissimo de corpo, et de grandissima prudencia, et de optimo consiglio in gubernare et antivedere le future cose: pacientemente suportava ogni grande fatica, né sete né fame lo disturbava da le cose che aveva a fare, né fredo né caldo molto lo ofendeva, né lo disturbava nel suo gueregiare; et ne lo combatere, cosa veruna, benché pericolosa fusse, lo sbigottiva, ma intrepido inanti a tutti, sempre faceva animo a’ suoi: et fu di tanta previdencia e pericia in gubernare lo exercito et apiciare la zufa, che da tutta Italia, dignamente, era reputato primo capitaneo ne l’arte militare.” CAGNOLA

-“Indubbiamente un valoroso capitano di ventura, che seppe costruirsi una fortuna nel Regno di Napoli..agognava anche al potere, ma questo gli sfuggì sempre, forse perché non aveva la capacità realizzatrice dell’uomo politico.” SANTORO

-“Uno dei più arditi ed intrepidi uomini, uno de’ più valorosi generali e de’ più esperti politici che avesse fino allora prodotti l’Italia.” SISMONDI

-“Prima di ogni altra cosa egli era, se non un grande capitano, almeno un grande soldato, e poteva vantarsi di un corpo sano, robusto ed esperto in ogni genere di esercizi; attirava la popolarità co’ suoi modi franchi e schietti, e possedeva una meravigliosa memoria, che gli faceva ricordare anche dopo molti anni tutti i suoi soldati, lo stato del loro servizio, i loro cavalli ecc. Colto non era che nella letteratura italiana; ma nelle ore d’ozio amava erudirsi nella storia, e fece tradurre dal latino e dal greco molti scrittori per suo personale diletto.” BURCKHARDT

-“Era lo Sforza uomo di statura mediocre, ma ritta, ripiena di nervi e con poca grossezza, le di lui mani erano grandi e le gambe piene di muscoli..Nel sembiante era di colore olivastro ed oscuro e l’aspetto minaccioso. Aveva gli occhi alquanto infossati e le ciglia alte e pelose, le labbra convenienti e ben colorite e denti bianchissimi. Volle sempre i capelli tosi e barba rasa ed essendo uomo più saturnino che gioviale, le di lui vestimenta nella qualità e nel colore furono oneste. Usava portare in testa una berretta di color paonazzo che s’inalzava con tre ordini di pieghe, alla guisa di piramide accannullata.” BONOLI

-“Uno dei più arditi ed intrepidi uomini, uno de’ più valorosi capitano e dei più esperti politici che avesse allora prodotti l’Italia.” DE MINICIS

-“Questo gran Capitano vinse molte guerre con la prudenza, e avedimento suo, molte con la virtù de’ valorosi soldati, ma generalmente in tutto si valse d’una incredibile, e maravigliosa prestezza.” CAMPANO

-“Fu il più avventurato guerriero della sua età. Hebbe a’ suoi anni l’armi di tutta l’Italia.” DE’ CRESCENZI

-“Illustris armorum capitaneus et dominus civitatum.” ANNALES FOROLIVIENSES

-“Cuius strenuitas tanti fuit, ut hostibus terrori atque formidini esset.” G. DA FERRARA

-“Fortissimus equitum ductor.” PALMIERI

-“Huomo del mestier dell’armi famosissimo..Fortissimo e valorosissimo Capitano.” PELLINI

-“Era Sforza di persona alta e traversata e di membri molto gagliardi; il volto hebbe rubicondo, gli occhi azzurri e i capelli neri.” ROSCIO

-“Sfortia isto tempore magnus profecto vir erat, et in quo rei militaris peritiam alii maiorem esse quam in Braccio, alii parem existimabant. Hic quoque multas ac magnas res gesserat, et ea per omnes milie gradus ad fame ac gloriae culmen ascenderat. Inter hunc et Braccium amicitia tamdiu fuit, quamdiu minores utrique fuerunt. Auctos vero atque potentes emulatio atque contentio irritavit.” SOZOMENO

-“Avanzò costui in valore non pure i maggiori Capitani del suo tempo, ma s’agguagliò ancora co’ più famosi antichi.” LOSCHI

-“Lo Sforza…privilegiava l’uso di grandi masse di uomini, il che gli permetteva di eseguire delle manovre più complesse, come aggirare i fianchi degli avversari.” N. CAPPONI

-“Un aspetto della personalità di Muzio che non è stata finora adeguatamente sottolineata, forse a motivo dell’astorica valutazione che di queste figure spesso si è fatta, ora trasportandole in un’aura di romantico ed eroico titanismo, ora, al contrario, colpendole con gli strali di una moralistica condanna che risale per lo meno ai tempi del Machiavelli e della polemica da lui suscitata contro le armi mercenarie, è il suo collocarsi al vertice di una piramide di famigliari e di compaesani che lo accompagnava, lo proteggeva e gli forniva supporto ed aiuto ovunque.” MASCANZONI

-Con Lorenzo e Micheletto Attendolo, Jacopo Caldora, Pieretto de Andreis, Fabrizio da Capua “Capitani e condottieri di esserciti in quei tempi molto famosi.” CIRILLO

-Con Braccio di Montone “Erano i più insigni capitani del tempo.” GOTHEIN

-Con Braccio di Montone “Huomini per opere d’arme ecelenti.” MUZIO

-Con Martino Polsort, il Tartaglia, Tommasino Crivelli, Fuzzolino Tedesco, Lancillotto Beccaria “Tutti capitani provatissimi e già in fama per coraggio e per valentia.” POGGIALI

-” Si può giudicare ch’egli fosse più valente di mano che di consiglio, conciosiacosa che per poco accorta facilità, o per contumacia quasi contadinesca, era le più volte spinto a prendere quei partiti, onde non se ne vedeva alcuna felice riuscita..Non passò mai da una parte all’altra, non si partì mai dall’ufficio se non per cagioni grandi, talche non mai fatto nimico all’ improvisa mise mano all’armi, ma prima rinuntiò l’amicitia e rimandò gli stendardi, e ciò al fine di ributtare con quel fatto in altrui la cagion della discordia, e per far conoscere a ogn’un come egli era per mover guerra per mantener lo honor suo non già con insidie e con inganni, ma con vera virtù..Era nel portamento e vestir suo più tosto temperato ch’elegante e sontuoso. Haveva in odio l’attillature delle vesti..Ma però desiderava lo splendor delle sopraveste e dell’armi, che veggendo in alcuni le macchie e la ruggine le gastigava con villanie e talhora con battiture ..Constantissimamente mantenne sempre questo tenore di prudenza e giudicio militare fino al fine di sua vita..Egli era naturalmente d’animo candido, e più tosto aperto che doppio e astuto..Mostrò anchora sempre una maravigliosa fortezza d’animo et patienza nelle cose avverse in sopportare ogni dolore..Fu di statura di corpo dritta, e rilevata più che ‘l mediocre, e di carnagione più tosto magro che grasso di membra molto gagliarde..: haveva una mano molto grande e lunga, e così forte per la congiuntura delle dita che, pigliando un ferro di cavallo in mano felicemente l’apriva e spezzava in due parti, e alzava da terra pigliandola dal calcio una lunghissima lancia da huomo d’arme..Era di volto mezzo contadino e poco allegro, e quasi nero per un certo suo colore quasi di piombo, e gl’occhi suoi di color molto azzurro con minacciosa apparenza si stavano molto riposti in dentro, e le ciglia haveva molto pelose e molto rilevate..Andò sempre con i capelli tosi et con la barba rasa.: perocché così tornava bene a quei che portavano l’elmo chiuso. Portava sempre in capo una beretta pagonazza, la quale per due gradi s’inalzava a foggia d’una alta e accanalata piramide..Udiva ogni dì la messa, e se era impedito l’udiva l’altro giorno, e ogni anno con animo divoto e pentito confessava i suoi peccati e riceveva il sacramento dell’Eucarestia..Soleva dire che ufficio di buono et honorato capitano era seguitare chi haveva più honesta cagione di far guerra, non lasciar rubare le chiese, difender l’honestà delle donne prese, non far ammazzare i soldati fuor di proposito, né si rallegrava della morte dei nemici. .In Sforza si lodavano una semplicità di natura, senza alcuna liscia né fondamento di lettere, e un saldo e indomito vigore d’animo aperto.” GIOVIO

-“Costui valoroso nell’armi, fu il primo Capitano dell’età sua, e fondò la grandezza della sua famiglia, non solamente col nome, chiamandola Sforza, ma col stato.” SANSOVINO

-“Statim militiae clarum celebremque fuis imperatoribus extitisse, nam postmodum et Neapolitani regni diu assertor fuit it quamvis interdum varia fortuna sit usus, summa etiam fide, summaq. liberalitate et reliquis virtutibus excellens omnibus carus, admirandusque etiam hostibus fuit.” EGNAZIO

-“In effetto egli col suo molto valore si fé di grado in grado la strada a’ primi honori della militia; anzi non hebbe egli in Italia chi nel valore e prudenza militare il pareggiasse, fuori che Braccio di Montone..Il primo capitano del suo tempo.” TARCAGNOTA

-“Gran maestro di guerra..fu ingenuo, affabile, cordiale, religioso, doti a capitano singolarissimo.” HERCOLANI

-“Nomen amplissimum, qui ob miram rei militaris experentiam, ac relatas ab hostibus victorias pene ad laudem veterum imperatorum pertingere videbatur.” VIVIANI

-“Devint le plus fameux partisan de l’Italie, son courage, sa prudence et ses succés le rendirent..célèbre.” DUCLOS

-“Eccellente capitano.” UGOLINI

-“Belli pacisque artibus inter omnes, quos patrum nostrorum vicit aetas, princeps longe excellens.” CRIVELLI

-“Famoso capitano di ventura.” FRANCIOSI

-“Intrepido, prudentem perseverante.” AMBROGETTI

-“La sua vita non fu propriamente una successione ininterrotta di battaglie e campagne militari, come avvenne per altri condottieri, quanto piuttosto un alternarsi di impegni militari e fatti d’arme, non molti in verità, con i combattimenti più ardui sostenuti nell’ambito della corte di Napoli per difendere la sua posizione di soldato affermato e ricco. Certamente lo distinse la qualità che si richiedeva in quei tempi a questi uomini d’arme, cioè la fedeltà.” ARGIOLAS

-“Fece quasi sempre la guerra avendo ad avversario Braccio di Montone e soccombendo quasi sempre.” PAOLINI

-“Folgore di guerra.” CAMPI

-“Glorioso de’ primi che vivessero in quei tempi.” GHILINI

-“Illustre Capitano.” REPOSATI

-“Questo signore conte Francesco (rispetto a Muzio) seppe meglio simulare al suo tempo che tucti li altri signori che fossero in Italia di più centenara d’anni..Il quale al suo tempo fu maestro dell’arte militaria..Il quale fu pure alievo di meser lo Broglia; di persona bellissima, più che comunale, con aspetto feroce e robusto, gagliardissimo di sua persona e savio e gran simulatore, bel dicitore, di nobilissimi sermoni faceva alle sue gienti d’arme; regnava in questo homo ogni prudentia e, si non avesse avuto alquanto del volpino, serria stato el più compito capitano et signore di fortuna che avesse conseguito nel suo tempo ..Illustrissimo e virile capitanio..El breve de l’illustrissimo Sforza era dipinto con dui bandiere in mano; diceva: “Questi sonno li miei triumphi et li miei honori che aquistai per mia valentia di spirituale e temporale signore.” BROGLIO

-“(Con Braccio di Montone) I due più celebri Condottieri della loro età.” PIGNOTTI

-“Erat per idem tempus Sfortia, magnus et ipse profecto vir, et in quo rei militaris peritiam alii majorem esse, quam in Braccio, alii parem exstimabant. Hic quoque multas ac magnas res gesserat, et per omnes militiae gradus ad famae atque gloriae culmen ascenderat.” L. ARETINO

-“Fu uno dei più grandi condottieri del secolo XIV.” LITTA

-“Uno dei più celebri condottieri del secolo XIV.” BOSI

-“Questo grande capitano di avventura si affermò ai servizi di Giovanna II e divenne, da uomo d’arme, abile politico e diplomatico.” CUTOLO

-Con Braccio di Montone “Huomini per opere d’arme eccelenti.” MUZIO

-“L’Attendolo fu certamente uno dei migliori condottieri italiani, e legò il suo nome a una delle due grandi scuole in cui si divise la milizia italiana nel secolo XV; egli sarebbe stato maestro d’una condotta di guerra lenta e studiata contrapposta a quella rapida e portata alla ricerca dell’azione decisiva di Braccio di Montone. In realtà entrambe le scuole seguivano la prassi del tempo, in cui trionfava la guerra di logorio; ma negli uni la manovra valeva in maggior misura a minacciare gli avversari, ed era meno portata a cedere il posto al combattimento e alla battaglia. Fin dove l’Attendolo dovesse il suo modo di guerreggiare all’insegnamento di Alberico da Barbiano, è difficile dire; ma non pare che gli dovesse molto. Certo egli ci appare ben presto capace di far fronte e rimediare a situazioni assai difficili..Dove’ poi esercitare sui suoi soldati un particolare fascino pur cercando di frenare crudeltà e saccheggi. Come politico appare certamente inferiore, spesso strumento delle ambizioni dei pretendenti al regno e dei favoriti di corte.” PIERI

-“A rough and illitterate Romagnol condottiere.” TREASE

-“Valente Capitano.” PASSI

-“Egli è quel Sforza, el qual per rapide onde/ lasciò la vita, e doppo sè ancor lassa/ sì chiare gente nobil e’ gioconde.” SANTI

-“Valoroso capitano.” MARCUCCI

-“Valorosissimo Capitano.” VEDRIANI

-“Sforza aprez avoir passé par tous les dégrez de la basse milice, ne commanda d’abord que cent hommes, mais sa reputation en attira dans la suite jusq’à sept mille sous ses enseignes.” VARILLAS

-“D’un coraggio, d’una forza e d’una volontà indomabile, più che un generale era un soldato che si gettava nella mischia, e scannava i nemici colle proprie mani.” VILLARI

-“Venuto su alla scuola militare italiana della seconda metà del secolo XV, trasformò l’arte della guerra in conseguenza dei progressi fatti dalle armi da fuoco alla fine di quel secolo.” A. VISCONTI

-“Uno degli uomini più intrepidi e più valenti che l’Italia avesse ancora prodotti.” SISMONDI-FABRIS

-“La struttura morale del cotignolese è quella d’un capitano di ventura, che al suo mestiere, genialmente esercitato, aveva domandato più la potenza che la gloria. La sua forza fu la sua compagnia, ch’egli seppe tenere unita intorno a sé col fascino delle sue qualità di condottiero e col prestigio del suo nome, facendone il fulcro della sua potenza personale. Cospicua fu la fortuna che Muzio si costruì nel regno di Napoli, traendo profitto dalle guerre intestine..Entrato nel vortice di quelle guerre, il condottiero agognò pure il potere, ma questo gli sfuggì sempre. Gli mancò non tanto il genio, quanto la capacità realizzatrice dell’uomo politico che in determinate circostanze sa anche ricorrere all’audacia. Invece, per quanto Muzio sapesse essere ardito sul campo di battaglia, altrettanto facile al compromesso fu sul terreno politico: infatti uomini più scaltri, più freddi e più spregiudicati di lui lo tenenro a bada ingrandendogli di volta in volta i domini feudali, ma impedendogli di sconfinare dall’ambito di quelle funzioni militari ch’erano poi la sua istintiva passione.” PONTIERI

-Con Braccio di Montone “Los dos mas senalados capitanes de sus tiemps.” ZURITA

-“Dux, et ipse strenuus non minoris aestimationis fuit (alii enim rei militaris peritia maiore in eo quam in Braccio, alii parem arbitrabantur) hic multas et magnas res gesserat et per omnes militiae gradus ad famae, atque culmen gloriae ascenderat.” SANT’ANTONINO

-“Il più valoroso, forte e prudente Capitano de suoi tempi a sorta ch’era chiamato da chi il folgore della guerra e da chi il Marte di quella età.” G. BONOLI

-“Famosissimo guerriero.” CRISPOLTI

-“Grande condottiero.” PAGNANI

-“Condottiero d’arme di gran fama e d’alto valore.” MAFFEI

-“Capitano valentissimo.” MUZZI

-Con Lorenzo Attendolo “Il fiore de’ capitani.” P. BONOLI

-“Capitano per que’ tempi di singolare valore e perizia, caro ornamento di quella terra (Cotignola), di Faenza medesima.” RIGHI

-“Capitano di tanta stima e valore, che ha stancato le penne de più celebri scrittori, ornamento e personaggio singolarissimo non solo di quella terra (Cotignola), ma di Faenza ancora, e per ciò meritevole d’essere annoverato tra i più insigni campioni di essa.” TONDUZZI

-“Oltre essere gran capitano, ebbe anche alcuni pregi naturali. Inclinato a benignità più che a crudezza di animo perdonò Martino Pasolini che gli aveva uccisi due fratelli e lui stesso ferito: sentì tal trasporto per le lettere, sebben affatto illetterato, che donò una casa con orto a certo Porcellio che tradusse di latino in italiano i commentarii di G. Cesare e le storie di Sallustio: buon medioevale, amava la religione serbandosi poi di dimenticarla a tempo e luogo: faceto era nel conversare, ma ruvido ed aspro nei modi, amorevole coi soldati. Il suo aspetto era brutto e sinistro: la faccia olivastra ed oscura, ciglia grandi, pelose, sguardo minace e truce, al quale univa voce grossa e risonante. Alto di persona, di spalle larghe, di robustissima nervatezza, era fornito di tanta forza che con una mano presa nel calcio una lunga lancia (era di tre o quattro metri) con facilità l’innalzava tenendo il braccio teso e diritto, e con disinvoltura torceva e spezzava un ferro di cavallo. Portava sempre capelli e barba rasi, in capo una beretta di color pavonazzo, che terminava in piramide a tre ordini di pieghe, raro portava l’elmo. Fu tenero della patria sua, Cotignola, dei parenti, degli amici.” SOLIERI

-“Sforza era di statura più che comune homo, et non però troppo grande, né magro, né grasso, bene membrato, et tutto nervo, forte et robusto et de bona natura, et sano de la persona. La effigie et cera molto terribile et oscura da guardare, con li occhi concavi in testa, naso aquilino, et bruno assai che dal collare del giupone in suso pretendeva più al nigro che al bruno, pure però sotto panni era tutto più candido che armellino, belle et ferme braze un poco pelose le mane et un poco curte et rotonde; respecto a la persona bellissimo pecto, strecto in cintura, le anche grosse, sotto al corpo le coscie et gambe assai rotonde et grosse: non troppo bellissimo et facondissimo parlatore et dicitore, ma era dotto, astuto et savio al consiglio, et che intendeva assai bene, et di tanta animosità et gagliardezza.” MINUTI

-Con il Tartaglia e Micheletto Attendolo “Bravissimi uffiziali.” MAGRI

-“Unus ex eiusdem Alberico (da Barbiano) disciplina, animo et corpore aeque bonus.” FACIO*

-La morte per annegamento “Mentre che il generoso invitto Sforza/ Nobilmente regea l’opre di Marte,/ Per far del suo socorso ad altri parte,/ Lasciò ne l’onde la terrena scorza.” A.F. RINIERI

-La morte per annegamento “L’inclito Sforza cadde in questo eccesso/ Bellicosissimo huomo, che pescara/ Trapassò mal per lui troppo al mar presso/ Dov’el diffuso fiume faceva ara/ Prese el suo guado, e non porse la vista/ A l’insidie di fuor de l’acqua amara.”CORNAZZANO

-La morte per annegamento “Morìo quel capitano sì valente: / Fortuna falsa bestemiar ti voglio.” CIMINELLO

-La morte per annegamento “L’acqua corrente ben che fussi chiara/ Volendo Sforza uno ragazzo campare/ Sintì di morte pena aspra et amara,/ Niuno di suoi nol poddero aiutare/ Che l’acqua nel menò di volta in volta,/ Così tal morte venne Sforza da fare.” VALENTINI

-“Lo Sforza è memorabile, e come modello nella professione dei condottieri d’allora, e come ceppo d’un celebre principesco casato…Coi nemici era generoso, inesorabile coi traditori, severo nella disciplina, sempre disposto a proteggere il popolo della campagna; tanto lontano dall’accumulare ri-cchezze, che spesso pagava i soldati colle rendite dei suoi castelli…Osservatore delle pratiche religiose, differiva in questo da Braccio, al quale i contemporanei rimproveravano che non andasse mai alla messa. Trattava i suoi parenti con tenerezza…Odiava i buffoni ed il giuoco; nei momenti d’ozio s’occupava in esercizi ginnici, scagliava gran pietre e chiaverine, o s’addestrava al salto e alla corsa. La sera, o a tempo piovoso, leggeva: non sapendo il latino, si contentava delle avventure dei paladini…Scrivere non sapeva; e a quest’uopo si serviva di monachi, che egli adoperava pure come esploratori…Quanto alla persona, lo Sforza era di non comune statura, membruto, e di larghe spalle, ma a mezzo il corpo così sottile che si potea quasi stringere colle mani; bruno il volto, gli occhi azzurri e incavati, le sopracciglia folte e arruffate, il naso aquilino; semplice nel vestire, amava però la forbitezza delle armi e degli arnesi guerreschi. Moderato nel mangiare e nel bere; ma durante le campagne e specialmente nella battaglia, pativa sovente una sete improvvisa.” VON PLATEN

-“Sforza era più riflessivo (rispetto a Braccio di Montone) e preferiva grandi schiere ben addestrate – in modo da minimizzare le perdite -, comprendenti consistenti reparti di fanteria. Era un pianificatore, meticoloso nella disciplina e nella preparazione dei combattimenti.” SCARDIGLI

-“Tenace, prudente, audace ma sempre con troppo raziocinio.” MONTELLA

-“It was Sforza who really inherited Barbiano’s tactical concepts. He both inspired loyalty and emphasised discipline, and this enabled him to control his troops to an axceptional degree. This in turn permitted more than the usual amount the of forward planning. On the other hand Sforza was a very cautious general who relied on massed units and, unlike his teacher, large numbers of infantry. Braccio was far from being cautious, though he similarly inspired loyalty and thus controlled his troops. By emphasising cavalry and dividing them into distinct squadrons, he could commit his men to battle in short bursts, “rotating” units to bring fresh troops up at intervals.” NICOLLE

-“Ascese al stimatissimo grado di Gran Contestabile del Regno di Napoli, come ne son piene l’istorie di detto famoso Capitano, e suo strenuo valore.” RECCHO

-“Divenne in varie imprese di cotal grido, che non solo i Capitani de’ suoi tempi lasciarsi adietro, ma che il valor de i degni antichi pareva, che pur vocasse..Era Sforza di persona alta, e traversato, e di membri molto gagliardi: il volto hebbe rubicondo: gli occhi azurri: e i capelli neri.” CAPRIOLO

-“Erat per idem tempus Sfortia, magnus et ipse profecto vir et in quo rei militares peritiam alii maiorem esse quam in Braccio, alii parem existimabant. Hic quoque multas ac magnas res gesserat et per omnes militiae gradus ad famae atque gloriae culmen ascenderat.” BRUNI

-“Pronto nel deliberare, prontissimo nell’eseguire, destro a fuggire, ardito nell’affrontare i pericoli; mai nemico all’impensata di alcuno, nè traditore; ma uso prima a disdir l’amicizia, per muover guerra col valore, non con l’inganno; in gioventù pieno di franchezza, ma in vecchiaia, per tanti tradimenti sofferti, simulatore e dissimulatore; non vanitoso di ciò che aveva acquistato con fortuna, ma di quanto si era procacciato col coraggio.” LO MONACO

-“Sforza possédait une force énorme. Il pouvait tordre un fer à cheval et se mettre en selle, revetu de toute son armure, une seule main sur le cheval…L’attitude de Sforza envers la religion procède du meme esprit et rappelle celle d’une Romain antique. Ce n’était pas à un soldat d’importuner Dieu d’un vain cérémonial et de prières hipocrites. Tuer, piller, bruler sont inévitables à la guerre et un général doit souvent fermer les yeux, meme sur des atrocités. Un bon chef, disait-il, doit s’efforcer de combattre pour la meilleure cause, d’éviter le viol, le pillage et le massacre autant que possible, et de ménager ses hommes au maximum. Sforza entendait la messe chaque jour…Sforza ètait strict sur la discipline. Il ne faisait pas de quartier  aux espions, ou aux traitres, et punissait un voleur de fourrage en l’attachant à la queue d’un cheval..Sforza supportait un grand malheur, comme il supportait le froid et d’autres miserès avec courage.” COLLISON-MORLEY

  BIOGRAFIE SPECIFICHE

-V. E. Bravetta. Muzio Attendolo Sforza.

-L. Crivelli. De vita rebusque gestis Sfortiae bellicosissimi ducis, ac initiis filii ejus Francisci Sfortiae Vicecomitis Mediolanensium ducis, commentarius.

-P. Giovio. La vita di Sforza valorosissimo capitano.

-L. Mascanzoni. Muzio Attendolo Sforza da Cotignola, capostipite degli Sforza.

-A. Minuti. Vita di Muzio Attendolo Sforza.

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