MATTEO DA CAPUA

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Condottieri di ventura

0372      MATTEO DA CAPUA  (Matteo d’Altavilla, Matteo Campano) Conte di Palena, principe di Conca, duca d’Atri. Figlio di Fabrizio, suocero di Bosio Sforza.

1425 – 1481 (agosto)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………….. Lombardia

Vive i suoi primi anni in Lombardia con il padre Fabrizio.

……………..

Milita nella compagnia di Jacopo Caldora.

1439
Nov. Abruzzi

Si trova a Sulmona ove presenzia alle solenni esequie del Caldora che si svolgono nella chiesa di Santo Spirito.

1440 Napoli Angiò Re d’Aragona Abruzzi

Affianca negli Abruzzi Antonio Caldora.

1445
Dic. Chiesa Sforza Marche

Infesta il contado di Ancona agli ordini di Giacomo da Caivana.

1446
Nov. Venezia Milano 100 lance e 100 fanti Marche e Veneto

Allorché il Caivana è fatto giustiziare dal cardinale legato Ludovico Scarampo a Rocca Contrada (Arcevia), restituisce agli anconetani alcuni castelli ancora nelle sue mani. Si ferma in Ancona per alcuni giorni ove è accolto con molti onori. Si reca a Venezia e passa agli stipendi della Serenissima: gli viene concessa una condotta di 100 lance e di 100 fanti che hanno già militato con il Caivana.

1448
Lug. Venezia Milano Lombardia

Contrasta le truppe della Repubblica Ambrosiana. Con Ludovico Malvezzi e Diotisalvi Lupi passa alla difesa di Caravaggio (700 cavalli e 800 fanti);  vi previene l’ingresso del condottiero sforzesco Giovanni da Varano. Vi è subito assediato.

Ago. Lombardia

Impegna le milizie di Francesco Sforza in sanguinose scaramucce.

Sett. Lombardia

A Caravaggio è costretto alla resa: il tiro dell’ artiglieria, infatti, abbatte un lungo tratto di mura i cui detriti colmano il fossato. Rifiuta però di ottemperare ai patti allorché è a conoscenza del prossimo attacco di Micheletto Attendolo al campo milanese; ordina allora al plenipotenziario Cicco Simonetta di allontanarsi e di ritornare al campo sforzesco. Assale i nemici alla notizia dell’iniziale successo dei veneziani. Di seguito è coinvolto nella disfatta. Catturato, è lasciato libero dallo Sforza.

Dic. Lombardia

Viene liberato dallo  Sforza a causa del rovesciamento delle alleanze; è inviato dalla Serenissima in soccorso dello stesso Sforza, tocca Piacenza e Pavia, difende la Lomellina dagli attacchi degli avversari e si congiunge con lo Sforza nel novarese.

1449
Gen. Emilia

Si trova nel parmense con 300 cavalli;  vi sostiene l’azione di Alessandro Sforza.

Feb. Emilia

Entra in Parma.

Mar. Lombardia

Prende parte all’assedio di Monza; stringe pure d’assedio Milano;  blocca le vie di accesso dal capoluogo a Monza. Nelle operazioni appoggia Francesco Piccinino, Luigi dal Verme, Giovanni Ventimiglia, Dolce dell’ Anguillara e Cristoforo Torelli. Postosi sul lato occidentale rispetto al castello di Monza è assalito e messo in fuga sotto le mura da Carlo Gonzaga e da Michele di Piemonte che lo obbligano a ripiegare precipitosamente a Cesate.

Apr. Lombardia

E’ segnalato a Zibido al Lambro; gli è riconfermata la condotta per sei mesi di ferma ed altri sei di rispetto: alla stipula sono presenti Giovanni Conti ed il vice collaterale Andrea Aureliano.

Sett. Lombardia

All’assedio di Milano.

…………….. Venezia Sforza Lombardia

Alla guardia di Rosate allorché veneziani e milanesi della Repubblica Ambrosiana si accordano per ridimensionare le ambizioni dello Sforza: vi è svaligiato  con i suoi uomini dagli avversari.

1450
Apr. 450 cavalli Lombardia

Staziona nel bresciano con 450 cavalli (otto lance sono di pertinenza del fratello Gurone) e 100 fanti.

Mag.

Gli è riconfermata la condotta per sei mesi di ferma e sei di rispetto.

1452
Apr. Campania

Prende parte a Napoli ad una giostra organizzata per la nascita di Federico d’Aragona, figlio del re Ferrante. Padrino di battesimo del bambino è l’imperatore Federico d’Austria.

Lug. Venezia Milano Lombardia

Affronta ancora le truppe dello Sforza, ora duca di Milano. Opera nel cremonese con 400 cavalli; si congiunge con Carlo di Montone, attraversa l’Adda su un ponte di barche e sorveglia i lavori della costruzione di due bastie, poste su entrambe le rive. Scorre nel lodigiano e nel milanese; è fronteggiato da Pietro Maria dei Rossi e da Antonio da Landriano (1000 cavalli), nonché da Alessandro Sforza (altri 2000 cavalli) che cercano di distruggere il ponte e le bastie di Abbadia Cerreto. Respinge gli attacchi dei due primi capitani e sorprende il terzo condottiero un giorno in cui gli sforzeschi sono impegnati nella ricerca di vettovaglie. Tra gli avversari sono catturati 400/800 cavalli; Alessandro Sforza è costretto a riparare a Lodi.

Ago. Lombardia

Ottiene Pandino con il Pollone;  depreda ancora il milanese. Sulla via del ritorno, carico di bottino, viene attaccato da Borso d’Este: il capitano nemico è sconfitto e sono fatti prigionieri 400 cavalli.

Sett. Lombardia

Sorprende nuovamente Alessandro Sforza tra Rivolta d’Adda e Pandino.

Ott. Lombardia

A sua volta è colto alla sprovvista nottetempo, con Anastasio da Sant’ Angelo ed il Pollone, ad Abbadia Cerreto dallo stesso Alessandro Sforza. Matteo da Capua si trasferisce di seguito  a Crema.  Scorre il milanese con il Montone: cattura 60 cavalli e rientra nel cremasco con un ingente bottino.

Dic. Lombardia

Ha l’incarico dal provveditore di Crema di provvedere con il Montone alla difesa di Abbadia Cerreto e dei castelli vicini.

1453
Mag. Lombardia

Segue Jacopo Piccinino verso Seniga; è obbligato a rientrare a Pontevico per l’opposizione trovatavi.

Lug. Lombardia

Muove verso Alfianello con Antonello da Corneto allo scopo di impedire il vettovagliamento alla cavalleria nemica: vi sono alcune scaramucce che terminano con la razzia di una settantina di capi di bestiame. Affianca Jacopo Piccinino ed il Montone oltre l’Oglio in una nuova incursione verso Seniga che si conclude con la cattura di Bartolomeo Quartero. Sempre con il Piccinino cerca di prestare soccorso a Ghedi assediata dagli sforzeschi: in una scaramuccia gli viene uccisa la cavalcatura. E’ salvato dalla prigionia solo dal deciso intervento del  Corneto.

Ago. Lombardia

Attacca all’alba con il Corneto la torre di Montirone, posta vicino al campo della Serenissima. Viene loro incontro Tiberto Brandolini che è respinto; accorre anche lo Sforza ed i veneziani sono obbligati a ritirarsi. Sempre sotto Montirone, con Anastasio da Sant’Angelo costringe Roberto da San Severino a desistere da   un’azione offensiva; a questa scaramuccia ne segue un’altra che egli conduce con il Corneto. Si sposta, quindi, a Porzano con il Piccinino; è inviato a Castelleone con 2000 cavalli e 1000 fanti per depredare i territori a sud di Soncino e per creare un secondo fronte in tale area. Matteo da Capua si colloca nelle vicinanze di Castelleone con Bettino da Calcinate e Pietro Paolo da Romano;  assedia nella località Giovanni della Noce che vi si è asserragliato con 500 cavalli. E’ sorpreso da un attacco notturno portato dal Brandolini con 800 cavalli e 400 fanti, che coglie i suoi uomini ubriachi e addormentati. Tra i veneziani sono catturati 250 cavalli e 300 fanti. Il condottiero si rifugia a Crema con Orso Orsini.

…………….. Lombardia

Si trasferisce alla guardia di Soncino;  i veneziani incominciano a dubitare della sua lealtà: viene difeso con calore dal  Piccinino.

Nov. Lombardia

E’ costretto a abbandonare Soncino ed a riparare a Crema a seguito della caduta di Orzinuovi. Nello spostamento non manca, con Petacchia da Viterbo, di predare il territorio  finitimo e di razziare trecentotrenta cavalcature al pascolo.

1454
…………….. Lombardia

Viene licenziato dopo la pace di Lodi; si collega con la compagnia di Jacopo Piccinino; affianca tale capitano nelle sue avventure.

…………….. Comp. ventura Siena Romagna Toscana

Dalla Romagna raggiunge il senese.

1455
Ago. Comp. ventura Siena Chiesa Toscana e Lazio

Si trova nel territorio di Piombino e di Castiglione della Pescaia. E’  catturato con 30 lance da Giberto da Correggio mentre cerca  di impadronirsi di un convoglio di vettovaglie. E’ rinchiuso in Castel Sant’ Angelo a Roma.

1456
…………….. Toscana

Liberato per intercessione del re di Napoli Alfonso d’Aragona, si riunisce ancora il Piccinino. Si ritira a Castiglione della Pescaia  dove viene assediato dagli avversari: i suoi uomini, per la fame, sono obbligati per più giorni a nutrirsi con prugne e nocciole non mature. Occupa Orbetello ed è rifornito via mare dagli aragonesi.

Ott. Campania A Napoli con il Piccinino.
1458
Ott. Napoli Angiò Lazio Ferrante d’Aragona lo invia ad Amatrice con tre squadre di cavalli e 400 fanti per controllare i movimenti del ribelle Giosia Acquaviva.
1459
…………….. Per migliorare le proprie condizioni economiche accetta in un primo momento la proposta del principe di Taranto Giovanni Antonio Orsini del Balzo di disertare nel campo avverso: alla fine rifiuta l’offerta. Il re di Napoli, informato dell’ accaduto (agosto), gli fa versare nascostamente 3000 ducati già destinati al  Piccinino.
Dic. Abruzzi

E’ inviato dagli abitanti di Chieti in soccorso del re di Napoli alla testa di 500 fanti. Affronta Cola di Monforte.

1460
Gen. Abruzzi

Esce da Sulmona, si unisce con il gran siniscalco Ignazio di Guevara, il conte camerlengo Ignazio d’Avalos e Marino Caracciolo per devastare le terre di Antonio Caldora, del Monforte, di Carlo di Sangro e di altri baroni ribelli. Si accampa presso Moscufo; con l’arrivo di Deifobo dell’Anguillara e di Pietro Lalle dei Camponeschi abbandona le operazioni di assedio. L’Aquila si ribella a favore di Giovanni d’Angiò. Di seguito si sposta nel territorio di Ortona ai danni del signore locale Francesco d’Ortona (Francesco Riccardi), partigiano della fazione angioina.

Apr. mag. Abruzzi

E’ nominato viceré e governatore degli Abruzzi con giurisdizione civile e militare: svolge il proprio ruolo con abnegazione lottando sempre contro forze preponderanti. Si trova alla guardia di Chieti (dove risiede) ed ha continue scaramucce, spesso vittoriose,  con le truppe del Piccinino e di Giulio Cesare da Varano. Non disponendo di forze sufficienti è costretto, infine, ad abbandonare la città ed a ripiegare su Vasto dove vi si asserraglia con Alfonso ed Ignazio d’Avalos e Ignazio di Guevara.

1461
Gen. Abruzzi

Sconfigge Antonio Caldora con Alessandro Sforza.

Apr.  mag.

 

Abruzzi

 

Conquista numerose località al duca di Ortona Francesco Riccardi ed all’  Acquaviva. Giunge a Penne con Marcantonio Torelli e fronteggia il Piccinino, che si attesta, a sua volta, a Loreto Aprutino.

Giu. Abruzzi

Sfida invano a battaglia campale gli avversari; assale allora il Piccinino a Loreto Aprutino e respinge una sortita dei difensori. Si congiunge con Alessandro Sforza e sconfigge di nuovo Antonio Caldora; impedisce all’avversario di congiungere le sue forze con quelle del Piccinino.

Nov. Abruzzi

Tallona il Piccinino nel contado di L’Aquila. Raggiunto dai fuoriusciti di Teramo, esce da Chieti; è costretto ad attuare una serie di razzie allo scopo di sfamare le proprie truppe. Entra in Pescara; giunge nottetempo a San Flaviano e mette a sacco  la località: si impadronisce di ottocento some di grano e di molto vino. Marcia alla volta di Teramo, attraversa il fosso di Cartecchia, gli è aperta la Porta di Sant’Antonio dietro la promessa che la cittadella sarebbe stata demolita e l’assicurazione dell’indulto per gli abitanti. Si appropria di diecimila capi di bestiame minuto, di duecento di grosso e fa numerosi prigionieri. I partigiani dell’Acquaviva, che si trova  a Cellino Attanasio, colti dalla sorpresa, si danno alla fuga nascondendosi nelle case dei parenti neutrali e nei conventi; alcuni si nascondono nelle tombe. I soldati sono alloggiati nelle abitazioni di questi ultimi.

Abruzzi

Ottiene la cittadella di Teramo dietro la promessa di 400 ducati per le paghe pregresse del presidio. Si allenta la sorveglianza e gli aragonesi vi possono entrare disarmando i difensori. Matteo da Capua marcia alla volta di Atri; stipula una tregua con il Riccardi, signore di Ortona.

1462
Feb. mar. Abruzzi Giungono in rinforzo alle sue truppe Ludovico Manfredi e Giovanni Francesco da Bagno con 60 uomini d’arme e 100 fanti. Con costoro continua a contrastare gli avversari negli Abruzzi. Ottiene dall’  Acquaviva le rocche di Atri e di Silvi. Stipula una tregua con l’avversario.
Mag. Abruzzi Ha l’ordine dal re di Napoli di consegnare agli abitanti di Chieti i castelli di Spoltore, Moscufo e Montesilvano. A  titolo di ricompensa per il suo operato gli sono concesse le terre di Giulio Antonio Acquaviva con il ducato d’Atri. Dissuaso da alcuni a prestare fede alla parola del re di Napoli, chiede la malleveria del duca di Milano e del papa Pio II.
Lug. Abruzzi

Con Ludovico Malvezzi blocca sul Tronto Giovan Francesco della Mirandola e Sigismondo Pandolfo Malatesta i quali, con 800 cavalli, ha nno l’intenzione di collegarsi in Puglia con le milizie angioine.

Ago. Abruzzi

Si trova sempre negli Abruzzi con il Malvezzi al comando di sei squadroni di cavalleria; fronteggia le truppe dei Caldora, del duca di Ortona e del conte di Montorio. Assedia l’Acquaviva in Cellino Attanasio. Entra in possesso del ducato d’Atri.

Sett. ott. Abruzzi Molise

Alla testa di 3000 uomini con Alfonso d’Aragona conquista, dopo un breve assedio, Agnone (tolta ai caldoreschi), Castel di Sangro e le terre dell’ abbazia di San Vincenzo al Volturno.

Nov. Abruzzi E’ molto scontento perché riceve l’ordine di restituire a Giulio Antonio Acquaviva San Flaviano (Giulianova) ed il ducato di Atri, che gli sono stati concessi in precedenza per i meriti acquisiti sul campo. E’ turbato dalla decisione: in effetti mantiene per alcuni anni la signoria di Atri, la cui municipalità locale si esprime a suo favore. Per rabbonirlo  è avvicinato da un emissario dello  Sforza, Bartolomeo Pusterla. A metà mese si porta a Teramo per raccogliervi fanti: si propone di contrastare il Piccinino che sta puntando su Celano. Dopo qualche giorno si dirige su Popoli dove si collega con il Malvezzi ed Alfonso d’Aragona.
Dic. Abruzzi Ottiene la resa di Teramo. E’ contattato negli Abruzzi dai veneziani che gli propongono il capitanato generale delle loro truppe contro i turchi in Morea. Interviene una prima volta il commissario sforzesco Giovanni Zucchi, già suo cancelliere, affinché non abbandoni gli aragonesi.
1463
Gen. Abruzzi

Negli Abruzzi, con il gran siniscalco Alfonso d’Avalos e Roberto Orsini.

Feb. Abruzzi

Muove in soccorso di Sulmona che è assediata dal Piccinino: con  l’Orsini invia alcuni convogli di rifornimenti che giungono nella città attraverso i monti. La strada è scoperta dagli avversari e Sulmona è obbligata alla resa.

Apr. Abruzzi E’ sospettato di voler aderire al partito angioino. E’ contattato nuovamente dal suo ex-cancelliere Giovanni Zucchi. Si muove sempre negli Abruzzi e si impadronisce, a spese della contessa di Celano Giovanna Cossa, di molte mandrie di bestiame che vende per 15000 ducati. Il denaro, così ottenuto, gli permette di rimettere in ordine le proprie compagnie.
Giu. Lazio

Sempre con  l’Orsini sconfigge il Piccinino nel contado di Sora e gli cattura tre squadre di cavalli.

Lug. Abruzzi e Molise

A Lanciano; si muove verso Colonnella. Si congiunge con Alessandro Sforza al ponte di Sant’ Antonio sul Sangro; si sposta ad Agnone e si colloca, infine, sotto il castello di Archi che appartiene ai Caldora.

Ago. Abruzzi

Il Piccinino è costretto a cedere e Matteo da Capua firma i capitoli della resa di tale capitano. Si collega con Alfonso d’Avalos e Bosio Sforza, marcia su L’Aquila ed occupa al primo assalto quasi tutti i castelli del territorio. Gli abitanti accettano l’ autorità regia. L’accordo con questi ultimi è siglato a San Demetrio ne’ Vestini.

1464
Primavera Abruzzi

Punta nuovamente su L’Aquila con Alessandro Sforza e Roberto da San Severino;  obbliga gli abitanti ad arrendersi. Nello stesso  periodo si offre ai veneziani per combattere i turchi in Morea; non è trovato l’ accordo per le sue eccessive richieste.

Giu. Abruzzi Ad Ortona. Rimane vittima di un impostore fiorentino che, spacciandosi per un emissario dei Medici, diffonde la notizia di una condotta del  Piccinino da parte dello stato toscano su pressione del re di Francia: in tal modo Giovanni d’Angiò avrebbe avuto una seconda occasione per invadere il regno di Napoli. Inoltre, lo stesso truffatore riferisce che Firenze sta per attaccare Lucca. Matteo da Capua cade nel tranello; lo alloggia a sue spese e gli consegna una lettera per Cosimo dei Medici. La notizia si espande tanto che alcuni abitanti di l’Aquila tolgono di notte le insegne aragonesi da alcuni edifici per sostituirle con quelle angioine. Il fiorentino lascia Ortona e raggiunge Pesaro. E’ qui riconosciuto. E’ processato ed impiccato in tale città.
Ott. 100 uomini d’arme

 

Viene insignito dell’ordine dell’Ermellino: è costretto a  restituire a Giulio Antonio Acquaviva il ducato di Atri e Giulianova dietro la promessa che sarebbe stato soddisfatto in altro modo. Come accade per tutti i nobili del regno gli è tolto ogni comando autonomo di uomini d’arme: aumenta il suo malessere ed oppone qualche resistenza alla misura.

1467
Gen. Campania

A Napoli. E’ nominato conte di Palena, territorio tolto ad Antonio Caldora, e gli sono date in feudo molte terre della Val di Sangro (Lama dei Peligni, Lettopalena, Pizzoferrato).

Mag. Campania

E’ investito di Conca della Campania, già del  principe di Rossano e duca di Sessa Marino di Marzano. Nelle sue compagnie milita anche Giulio Cesare da Varano con 40 lance; la gran parte delle sue milizie è costituita da elementi del demanio, già ai suoi ordini nel periodo in cui ha ricoperto la carica di viceré degli Abruzzi, e da truppe esterne ingaggiate  dalla corona.

1468

Ottiene Gissi.

1472
Sett.

Presenzia alla firma del contratto di matrimonio fra Isabella d’Aragona e Giovanni Galeazzo Sforza. Sempre nell’anno viene ammesso al consiglio regio.

1473

Dona Campolattaro al nipote Fabrizio.

1478
Ott. Napoli Firenze Toscana

Si trova in Toscana alla testa di otto squadre di cavalli.

Dic. Toscana A metà mese effettua una scorreria nel Chianti e nella Valdarno. Razzia duecento capi di bestiame e cattura venti uomini d’arme che saranno rinchiusi nelle carceri di Siena.
1479
Feb. Toscana Al comando di quattro squadre di cavalli e di 700 fanti (per lo più spagnoli e svizzeri assoldati dai senesi) irrompe ancora nel Chianti per impadronirsi del bestiame al pascolo. Viene affrontato da 230 fanti fiorentini comandati da Cecco da Cortona e da altri capitani. Vi sono 45 morti d’ambo le parti; alla fine i fiorentini retrocedono lasciando nelle sue mani 50 prigionieri. Matteo da Capua continua nelle sue depredazioni. Si porta da Meleto a Gaiole in Chianti, colloca 100 fanti alla guardia di Vertine e giunge nei pressi di Montegrossoli sempre con  l’obiettivo di razziare il bestiame. Tocca Castelnuovo della Berardenga;  conduce le prede prima a Cacchiano e poi a Siena. Durante il tragitto è ancora affrontato dai fanti fiorentini. Lo scontro avviene su un ruscello, il Lavernino, presso San Felice ed il Borro dell’Avernino: sono catturati Cecco da Cortona, il Derata e Baccio da Levano.
Giu. Umbria

E’ inviato con il  Varano, Giovanni della Rovere e Giovan Francesco da Bagno a contrastare l’azione condotta in Umbria da Roberto Malatesta. Staziona tra Assisi e Perugia;  si sposta con lentezza verso il lago Trasimeno. Con il  Varano tende un’imboscata ai fiorentini presso Torricella e vi cattura 60/110 cavalli intenti alla ricerca di vettovaglie. Il giorno seguente si muove in perlustrazione e viene attaccato dal Malatesta e da Niccolò Orsini tra Magione e Passignano sul Trasimeno. Trascura di tagliare un ponte; nello stesso modo vuole risparmiare alcune schiere per un secondo momento. Le sue squadre (trenta come quelle degli  avversari) sono presto sopraffatte e messe in fuga; il suo campo è saccheggiato e molti dei suoi uomini sono fatti prigionieri. Costoro sono quasi subito rilasciati dopo essere stati privati di armi e di cavalcature. Matteo da Capua ripara a Bettona.

Lug. dic. Umbria Toscana Campania

Si fortifica in Magione. Con Giordano Orsini assale sul monte Ferraiolo 100 cavalli e 200 fanti fiorentini, reduci da una scorreria a Vignano ed a Santa Regina (sono catturati 50 cavalli e molti fanti). A metà dicembre accoglie a Napoli Lorenzo dei Medici per avviare le prime trattative che porteranno ad una successiva pace.

1480
Gen. feb. Toscana e Campania

Alla firma di una tregua tra i contendenti si porta in Val d’Ambra con 300 cavalli e 800 fanti;  fa restituire ai senesi le terre conquistate dai fiorentini nel recente conflitto. A febbraio è segnalato a Capua.

1481
Gen. Napoli Impero Ottomano Puglia

Fronteggia i turchi nella guerra di Otranto; occupa Corigliano d’Otranto.

Feb. apr. Puglia

E’ pesantemente sconfitto a Bagnolo del Salento. Il duca di Calabria Alfonso d’Aragona, ai primi di aprile, organizza la controffensiva nel Salento. E’ convocato a Lecce con Cesare d’Aragona, Nicola Gaetani, Giorgio del Carretto, Giulio da Pisa e Giovanni Caracciolo.

Mar.  mag. Puglia

Si trova attorno a Roca con i suoi uomini; assedia Otranto con quindici  squadre di cavalli; è posto, inizialmente, alla guardia del campo.

Giu. Puglia A fine mese Otranto viene bombardata dai vicini monti di San Francesco e di San Domenico. Con Giovanni Giacomo Piccinino ed il capitano tedesco Alberigo dell’Ugo affianca il duca di Calabria Alfonso d’Aragona in una scaramuccia notturna nei pressi delle mura cittadine. Lo scontro dura un’ora e mezzo e termina con l’uccisione di Andrea Capodiferro.
Lug.

ago.

Puglia

Viene segnalato nelle vicinanze di San Pietro in Galatina; con Giovanni Tommaso Carafa e Taliano da Carpi assale la bastia di San Francesco. Respinge una sortita dei turchi usciti dalla fortezza. A metà agosto esce allo scopo di perlustrare l’area con Giovanni Giacomo Piccinino; avvista nei pressi di Otranto 300 cavalli turchi;   informa di tale sortita il duca di Calabria. Gli avversari sono ricacciati entro le mura cittadine. Muore nello stesso mese in combattimento. Ricordato da Lorenzo Spirito in “Lamento di Perugia soggiogata”. Masuccio Salerinitano gli dedica una novella del suo “Novellino”. Sposa Raimondella del Balzo.

 CITAZIONI

“Non meno esperto, e valoroso comandante, che abile politico.” RAVIZZA

“Uomo do bella corporatura e animo gagliardo.” PICCOLOMINI

“Condottiero della milizia Braccesca.” CONTI

“Senza verun dubio egli non fu punto inferiore a niuno de suoi maggiori; così per honorata laude della sua costante e perpetua fedeltà; di che meritò premij illustri, come per lo valore del corpo e dell’animo, e per la cognitione dell’arte della guerra; che il rese a’ que’ tempi di chiara e famosa memoria fra tutti i Capitani della sua età; non rozzo del governo della pace, e in sommo dotato e ornato di tutti quegli splendori e ornamenti che fanno gli uomini gloriosi.” AMMIRATO

“Capitano vecchio, e per tutta Italia riputato insigne.” DI COSTANZO

“le prodezze di questo gran Capitano furono grandi e infinite.” MAZZELLA

“Dux quidem magnanimus.” PORCELLIO

“Uno dei più validi strumenti di Ferdinando (d’Aragona) nella guerra contro il Caldora (Antonio).” RAFFAELI CAMMAROTA

“Eccellente e strenuo signore.” MASUCCIO SALERNITANO

“Eo animo vir, ut neque constantiae ac fidei anteferret quidquam, neque inanem ejus gloriae titulum, suo aliorumque exitio quaesitum vellet.” RIPAMONTI

“Condittieri molto excellente.” SANTI

“Valente capitano.” BROGLIO

“Non volgare guerriero.” PALMA

“Condottiero di professione, era stato..instacabilmente attivo sul fronte abruzzese, uno dei più caldi di tutto il conflitto, ricoprendo cariche ufficiali e maturando, da una certa data in poi, il desiderio di insignorirsi di uno stato feudale tra quelli che andava strappando ai ribelli (aspirazione legittima, considerati i suoi meriti, e appoggiata dalla corona, ma che si era rivelata travagliata nella realizzazione). Prototipo del soldato fedele, dunque, e non ancora integrato nel tessuto signorile del regno, la sottrazione della condotta non poteva mostrarsi ai suoi occhi se non come un inspiegabile torto.” STORTI

“In Puglia,..ebbe nuovamente una posizione di comando. Anche ad Otranto, tuttavia, (come in precedenza in Toscana) il suo operato non fu esente di critiche. Il 5 luglio 1481 scrisse infatti al re per riferire sull’andamento di uno scontro e per giustificare la condotta da lui tenuta in questa occasione. va peraltro considerato che il Di Capua, e con lui gli altri comandanti napoletani, erano profondamente disorientati nell’affrontare un nemico (i turchi) che si avvaleva nel combattimento di una strategia ad essi completamente sconosciuta.” DE NEGRI