MARSILIO DEI ROSSI Signore di Parma

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MARSILIO DEI ROSSI  Signore di Parma, Lucca, Cremona e Fidenza. Fratello di Pietro, Andrea e Rolando; nipote di Marsilio da Carrara.

1287 – 1337 (agosto)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1307  

 

 

 

 

 

Emilia

Ricopre l’incarico di capitano del popolo a Bologna.

1314  

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Padova Verona  

 

Veneto

Combatte le milizie di Cangrande della Scala;  è sconfitto e fatto prigioniero nella battaglia di Vicenza: viene condotto a Verona con Vanni Scornazzani e Giacomo da Carrara.

1320  

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Veneto

Alla difesa di Padova. Con Niccolò da Carrara respinge un attacco scaligero portato nottetempo per gli orti del monastero di Santa Giustina.

1322  

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Rossi San Vitale  

 

Emilia

Torna a Parma ed espelle dalla città i San Vitale.

………  

 

 

 

 

 

Emilia

Diviene guelfo con il fratello Rolando;  aumenta in Parma l’influenza politica della sua famiglia.

1322  

 

 

 

 

 

 

 

Ott. Parma Chiesa 100 cavalli Emilia

E’ inviato dai parmensi in soccorso di Azzone Visconti, scacciato da Piacenza da Vergusio dei Landi.

1323 Chiesa Milano  

 

 

 

Milita per il legato, il cardinale Bertrando del Poggetto, contro i viscontei.

1325  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Emilia

Contrasta i da Correggio che infestano il parmense. Assale nottetempo Sabbione dove si sono rifugiati alcuni fuoriusciti; espugna il castello, lo mette a sacco e vi cattura Giovanni da Cavriago. Affronta quindi i Visconti.

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

Recupera Castiglione dei Marchesi. Si unisce con Passerino della Torre a Fiorenzuola d’Arda per impedire che Borgo San Donnino (Fidenza) cada in potere degli avversari: è ostacolato nel progetto dal maresciallo dell’ esercito ecclesiastico che non vuole affrontare gli avversari in battaglia campale.

1326  

 

 

 

 

 

 

 

Sett.  

 

 

 

 

 

Emilia

Convoca a Parma nel Palazzo Vecchio un consiglio generale;  fa in modo con il fratello Rolando che la città si dia in signoria allo stato della Chiesa.

1327  

 

 

 

 

 

 

 

Feb. apr.  

 

 

 

 

 

Emilia

E’ nominato dal cardinale del Poggetto rettore di Bologna: proibisce qualsiasi riunione di cittadini a meno che questa non avvenga nel Palazzo del Legato, del Capitano del Popolo o di quello degli Anziani. Dopo tre mesi  subentra al suo posto il vicecapitano Guido Savina da Fogliano.

1328  

 

 

 

 

 

 

 

……… Impero Chiesa  

 

 

 

Si ribella ai pontifici per favorire la causa dell’imperatore Ludovico il Bavaro.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Penetra in Reggio Emilia con Azzo da Correggio, Niccolò e Giovanni Manfredi a seguito dell’uccisione del governatore Angelo da Sant’Elpidio: entra per Porta Castello che è loro aperta;  scaccia dalla città le truppe pontificie. I guelfi abbandonano Reggio Emilia. Il Rossi diviene rettore della città. Subito dopo toglie Parma al legato e ne espelle i della Torre.

Sett. Padova Verona 200 cavalli Veneto

Combatte a favore dello zio Marsilio da Carrara contro gli scaligeri. E’ nominato podestà di Padova e gli sono consegnate le chiavi della città; può stipulare la pace con gli avversari  per l’ammutinamento dei mercenari tedeschi del re di Boemia. Questa è  suggellata dal matrimonio tra la cugina Taddea da Carrara con Mastino della Scala. Il signore di Verona entra in Padova con 200 cavalli; altre promesse di matrimoni fra le varie famiglie signorili coronano l’accordo, in particolare quello di due figlie del fratello  Rolando che si devono sposare, rispettivamente, con un figlio naturale di Cangrande della Scala ed uno di Bailardino Nogarola. Il Rossi si trova  al fianco del signore di Verona e dei da Correggio nel solenne ingresso del primo in Vicenza.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Verona, con Spinetta Malaspina per le feste indette in onore della cugina Taddea.

1329  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Parma Chiesa  

 

Emilia

Cavalca a Sesso con il fratello Pietro e vi fa prigioniero Gerardo Ligiadro; occupa Rubiera e vi cattura Gherardo Boiardi.

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

Milizie scaligere, comandate da Marsilio da Carrara, coadiuvano la sua azione contro gli armati del legato pontificio (800 cavalli e 16000 fanti) che stanno devastando il parmense.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Fa insorgere Parma allorché il fratello Rolando è incarcerato a tradimento dal cardinale del Poggetto durante le trattative di pace.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si reca a Milano ed a Pavia alla ricerca di soccorsi presso gli alleati ghibellini.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si porta a Cremona ove si incontra con Ludovico il Bavaro: gli consegna 6000 fiorini affinché si muova contro i pontifici.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Con il fratello Pietro assedia i Cavalcabò in Viadana; occupa tale località e Dosolo ove cattura Ugolino Cavalcabò che vi si è rifugiato; costringe i da Correggio a ritirarsi. A metà mese Ludovico il Bavaro supera il Po e per la via di Colorno giunge a Parma. Il Rossi lo riceve magnificamente con il vescovo cittadino, il legato Giovanni Visconti, il padre generale dei francescani fra Michele da Cesena, fra Benno da Faenza e tutti i nobili del partito ghibellino. Viene nominato vicario imperiale della città e di Cremona; diviene in tal modo signore di Parma con i fratelli. Nella città abita nei pressi della chiesa di San Bartolomeo della Glarea.

Dic.  

 

 

 

 

 

Emilia e Trentino

Ludovico il Bavaro lascia Parma la vigilia di Natale;  il Rossi lo accompagna a Trento.

1330  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

E’ eletto vicario imperiale per tutta la Lombardia. E’ invitato a Modena da Manfredo Pio per allontanare dalla città 600 cavalli tedeschi della guarnigione imperiale che, con il loro comportamento, riducono gli abitanti alla disperazione.

Apr.  

 

 

 

 

 

Emilia

Combatte i bolognesi;  fa prigionieri a Formigine Beltramone e Raimondo del Balzo e Galeazzo d’Angiò: costoro sono condotti a Parma per essere rinchiusi chi nella torre del Palazzo Vescovile e chi nella gabbia collocata nel Palazzo del Comune. Il Rossi riconosce agli alleati una taglia di 8000 fiorini (1000 destinati al comune di Modena, 1000 a quello di Reggio Emilia ed altri 6000 ai soldati modenesi);  si fa consegnare i prigionieri per ottenere la liberazione del fratello Rolando.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Prende possesso di Fidenza appena conquistata dal fratello Pietro.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Scopre in Parma una congiura a favore dei pontifici: sono impiccati, dopo essere stati trascinati a coda di cavallo, tre podestà rispettivamente delle arti dei pellicciai, dei fabbri e dei calzolai. I complici sono in parte incarcerati, in parte multati ed uccisi nel caso in cui non paghino la taglia loro imposta entro il termine di quindici giorni.

Ott.  

 

 

 

 

 

Emilia

E’ sempre alla difesa di Parma.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene nominato signore di Cremona.

1331  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Muta partito,  si riavvicina ai pontifici ed appoggia la causa del rivale di Ludovico il Bavaro, Giovanni di Boemia. Si reca a Brescia, ha un colloquio con quest’ultimo. Nello stesso mese è liberato il fratello Rolando. Si trova indi a Bergamo con Manfredo Pio, Azzo Manfredi e Giovanni da Fogliano per un convegno con l’imperatore.

Feb.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si incontra a Cremona con l’imperatore Giovanni di Boemia; a marzo lo accoglie in Parma.

1332  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Parma Verona Ferrara  

 

Emilia

Lascia Parma ed entra in Modena con Manfredo Pio e Giberto da Fogliano per domarvi un tentativo di insurrezione organizzato da Giovanni e da Niccolò da Fredo.

Nov.  

 

 

 

 

 

Emilia

Soccorre Manfredo Pio assediato in Modena dagli estensi.

Dic.  

 

 

 

 

 

Emilia e Toscana

Batte gli avversari a San Felice sul Panaro; dopo lo scontro è armato cavaliere con il fratello Pietro da Carlo di Boemia. Si sposta in Toscana.

1333  

 

 

 

 

 

 

 

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Tratta per conto di Giovanni di Boemia a Peschiera del Garda una tregua decennale con i collegati.

1334  

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Parma Verona Milano  

 

Emilia

Sconfigge a Massenzatico 400/600 cavalli;  fa prigionieri Ettore di Panigo e molti altri connestabili.

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

Rizzardo da Camino si accampa con gli scaligeri a Brescello: non riesce a scacciare gli avversari dalla località.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

E’ assediato in Parma dagli avversari; i mercenari tedeschi di Luchino Visconti si rifiutano di avanzare cosicché può attaccare i  da Correggio. Raccoglie le sue masnade tedesche, le divide in due schiere e partecipa con i suoi uomini ad una messa cantata nel duomo cittadino. Il giorno dopo raggiunge l’Enza e si acquartiera a Taneto;  inizia a distruggere i raccolti del circondario; occupa e demolisce Traversetolo ed assale il castello di Guardasone;  rientra, infine, a Parma dove  è attaccato a sua volta dagli avversari. Con 10000 fiorini   che gli sono forniti dall’alleato, il cardinale del Poggetto, si accorda con alcuni condottieri tedeschi.  Cerca di catturare a tradimento i capitani dell’esercito scaligero e lo stesso Mastino della Scala: nascono forti disordini nel campo scaligero.  Il progetto non ha successo e ventotto bandiere tedesche defezionano nelle sue file. I collegati si ritirano lasciando un presidio a Brescello.

Ago. sett.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Mastino della Scala assedia con 3000 cavalli Colorno: 2000 cavalli imperiali, pontifici, di Lucca, Reggio Emilia e Modena tentano inutilmente di soccorrere il castello. A settembre anche il Rossi muove verso Colorno con i fratelli Pietro e Rolando. Si colloca a Vicomero, fa tagliare alberi e vigneti, spiana le case per averne legna da ardere.

Ott.  

 

 

 

 

 

Emila

Colorno si  arrende agli scaligeri ed il Rossi rientra a Parma. A causa della mancanza di buoi da adibire per il trasporto dei carriaggi deve abbandonare al campo grandi quantità di spelta e vino.

1335  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Francia

Assediato da scaligeri e da viscontei cerca inutilmente in Francia soccorsi presso Giovanni di Boemia ed il papa Benedetto XII.

Feb.  

 

 

 

 

 

Emilia

Il podestà di Parma Tommaso Mancasola fa venire nella città il connestabile tedesco Giovanni di Bosch e lo accusa di tradimento: sorgono disordini tra alcuni cittadini ed alcuni soldati tedeschi a seguito dei quali il condottiero alemanno è ferito mortalmente. Il Rossi per ingraziarsi le sue milizie fa catturare cinque soldati della famiglia del podestà che si sono  distinti in modo particolare nella fazione, e li fa impiccare alle trabeazioni di un ponte. Tommaso Mancasola si allontana da Parma e ripara a Piacenza; il Rossi assiste ai  funerali del capitano tedesco nella chiesa di Santa Maria dei Servi.

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

Respinge con successo un attacco dei fuoriusciti portato al ponte di Gallerio ed al ponte di Mezzo.

Giu.  

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Si incontra a Casalmaggiore con Ponzino Ponzoni; a seguito dei colloqui si reca a Verona. Marsilio da Carrara lo persuade a cedere a patti Parma a Mastino della Scala in cambio di Fidenza (che dovrebbe spettare ai Visconti), di Pontremoli e di altri castelli.

Lug. Verona Milano  

 

Emilia

Con il fratello Andrea respinge da Fidenza un attacco di Azzone Visconti.

Sett. ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Difende Brescia dagli attacchi dei viscontei. Secondo una fonte coeva nel periodo è fatto imprigionare con il fratello Andrea da Mastino della Scala; è costretto a scrivere al fratello Pietro di consegnare Lucca agli scaligeri in cambio della  sua liberazione  e di quella del fratello Andrea: il fatto si verifica a metà ottobre. Il Rossi deve andare a vivere a Verona.

1336  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

E’ accusato pubblicamente da Azzo da Correggio (favorito da Mastino della Scala) di avere attentato alla vita del signore di Verona con i fratelli;  secondo un’altra versione sono viceversa Rolando e Marsilio dei Rossi che sfuggono ad un tentativo di avvelenamento perpetrato ai loro danni da Mastino della Scala.

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna e Veneto

Fugge da Verona poche ore prima che sia ricercato con il fratello Rolando dal bargello; giunge a Ravenna dove è ospitato da Ostasio da Polenta;  si reca a Venezia; è dichiarato ribelle dagli scaligeri ed i suoi beni sono confiscati; i viscontei gli conquistano Fidenza.

Ago. Venezia Verona  

 

Veneto

Con la caduta di Oderzo nelle mani degli avversari  si porta nuovamente a Venezia; ha un colloquio privato con il doge Francesco Dandolo.

Sett. ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

E’ aggregato al Gran Consiglio della repubblica. Raggiunge Motta di Livenza; non soccorre Camino quando la località sta per cedere di fronte agli avversari in quanto preferisce attendere i rinforzi fiorentini che stanno per essere condotti dal fratello Pietro. Con il loro arrivo ad ottobre esce da Motta di Livenza per continuare con più forza il conflitto. Si mette alla testa delle prime schiere forti di 1000 cavalli e 1000 fanti (su un totale di 3200 cavalli e 3100 fanti) e devasta il trevigiano. Dopo una settimana è sotto a Mestre, i cui borghi sono dati alle fiamme dagli scaligeri. Penetra poi nel padovano, guada il Brenta e scorre il territorio fino alle porte del capoluogo.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

Ripiega nel territorio di Piove di Sacco in mezzo a canali ed a fiumi. Alberto e Mastino della Scala, che pure hanno a loro disposizione 4000 cavalli, non sanno approfittare della loro favorevole situazione in cui  si trovano; guadagnano tempo  preferendo tagliare i ponti e le le linee di rifornimento dei veneziani. Il Rossi li sfida invano a battaglia campale, saccheggia Piove di Sacco e supera le vie d’acqua su ponti improvvisati di graticci e di legno; si trincera infine a Bovolenta.

1337  

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

Muove dal campo contro Verona con 2966 cavalli fiorentini e veneziani e 1332  fanti. Per strada riceve soccorsi dai marchesi d’Este che riforniscono i suoi uomini di vettovaglie; salta il passo di Ostiglia e dopo otto giorni di marcia giunge a Libiola dove attende gli alleati viscontei. Luchino Visconti frappone continui ostacoli per un’iniziativa congiunta nel veronese; il Rossi, al contrario, cavalca più volte su Villafranca di Verona e sui villaggi vicini portandovi il terrore e la desolazione con incendi e saccheggi. Mastino della Scala esce da Verona con 3000 cavalli e 3000 fanti e chiede la battaglia contro l’esercito collegato che dispone di più di 4000 cavalli e di un grande numero di fanti. Il Rossi sconfigge gli scaligeri comandati da Paolo Aldighieri e da Guido da Correggio; Luchino Visconti non accetta lo scontro accampando timori sulla lealtà delle sue truppe; fugge, anzi, nottetempo precipitosamente da Vigasio. Il Rossi viene  così lasciato solo con Niccolò d’Este: si ritira su Mantova.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Punta sul padovano; 2500 cavalli agli ordini di Marsilio da Carrara gli sbarrano la strada per Bovolenta ad Anguillara Veneta: finge di prendere la via di Cavarzere e, aiutato dalla diminuzione degli effettivi dell’ esercito scaligero, raggiunge il campo del fratello Pietro nei pressi di Bovolenta. Da qui punta su Noventa Padovana dove si è ritirato Mastino della Scala;  si dirige su Padova.

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto

Entra in Padova che si è ribellata agli scaligeri con l’aiuto dello zio Marsilio da Carrara (che ha abbandonato nel frattempo la causa scaligera) e di Ubertino da Carrara: è catturato Alberto della Scala,  inviato a Venezia mentre i due da Carrara diventano signori di Padova. Ammalatosi a Venezia, muore sette giorni dopo aver saputo della morte del fratello Pietro per ferite riportate in un assalto a Monselice;  per alcuni la sua morte è dovuta a veleno fattogli propinare dai della Scala. E’ sepolto nella basilica di Sant’ Antonio accanto ai fratelli Pietro e Rolando.

CITAZIONI

“Restò non caduca fama, poiché alla robustezza ed al coraggio aggiugneva molto senno e consiglio.” AFFO’

Con il fratello Pietro “Ambidue valorosi guerrieri, e amati grandemente da’ soldati.” GIUSTINIAN

“Fu huomo a suoi tempi valorosissimo.” ZABARELLA

“Guerriero valente per accortezza.” LITTA

“Fu de più savi e valorosi cavallieri di Lombardia e di consiglio migliore.” ANGELI

“Buon soldato e di parte guelfa.” SELETTI

“Era de’ più savi e valorosi cavallieri di Lombardia e di miglior consiglio..Fu molto letterato. CARRARI

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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