MARCO SCIARRA Brigante

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marco sciarra
Torquato Tasso catturato dal brigante Marco Sciarra [wikipedia]

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

MARCO SCIARRA Brigante. Abruzzese. Originario di Castiglione della parrocchia di Riano presso Rocca Santa Maria nel teramano. Altre fonti lo dicono nato a Lanciano.

  • 1600 ca.
Anno, mese

 

Stato, Comp. ventura

 

Avversario

 

Condotta

 

Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………………….AbruzziSecondo una tradizione è messo al bando dopo aver compiuto un delitto per amore: invaghitosi di Caterina Riccio e scoperto il suo tradimento con Matteo de Lellis, uccide la donna e l’amante a pugnalate.
1584Abruzzi Marche LazioSi unisce con alcuni banditi. Riesce ben presto grazie alla sua personalità ed al suo ascendente a porsi alla testa di un esercito composto di un migliaio di uomini in grado di resistere per sette anni all’offensiva pontificia. Agisce dagli Abruzzi nelle Marche e nella Campagna romana. Suoi luogotenenti sono il Pacchiarotto, Battistello da Fermo ed il fratello Luca. E’ considerato una sorta di Robin Hood: preleva denaro ai ricchi per donarlo ai poveri operando una ridistribuzione della ricchezza a tutto vantaggio delle classi meno abbienti. Il suo soprannome è “Re di Campagna”, mentre egli si definisce “Flagellum Dei, et commissarius missua a Deo contra usurarios et detinenses pecunias otiosas.” Il papa Sisto V, tramite una crudele repressione contro tutta la società rurale che appoggia i banditi, invano cerca di eliminare la sua banda. Il pontedice muore nell’ agosto 1590 ed il suo successore, Urbano VII, muore all’improvviso  dopo soli dodici giorni di pontificato.
…………………….Abruzzi e LazioSi muove tra gli Abruzzi, la Sabina e la Campagna romana, aiutato anche dalla complicità di alcuni esponenti della nobiltà romana come Orsini, Colonna e Gaetani che ospitano i suoi uomini nei loro feudi protetti dall’immunità.
1588
Apr.AbruzziLa sua banda, sempre più simile ad una formazione militare con proprie insegne, è respinta a Trasacco nell’aquilano.
1589
PrimaveraCroaziaSconfina nei territori della Serenissima. E’ segnalato in Dalmazia a Sebenico.
…………………….Marche ed AbruzziRicompare nelle Marche e negli Abruzzi. Viene affrontato da un contingente di 7000 soldati, in maggioranza spagnoli, al comando di Carlo Spinelli.
1590
AutunnoLazioCircola con insistenza la voce che alcune centinaia di banditi si stiano preparando ad entrare in Roma per ricattare i cardinali riuniti in conclave. Due formazioni agiscono da alcuni mesi alle porte della città effettuando numerosi saccheggi e scorrerie. Sono guidate rispettivamente da Marco Sciarra e da Battistello da Fermo.
Ott. dic.Lazio ToscanaLa situazione si aggrava con l’elezione di Gregorio XIV. Si separa dal Piccolomini. Ai primi del mese decide di passare la notte al casale degli Olgiatti. Viene assediato nella foresta della Faiola, situata a poca distanza da Roma  sulla strada per Napoli, in un casale dai soldati toscani e pontifici condotti rispettivamente da Camillo del Monte a Santa Maria e da Virginio Orsini. Lo Sciarra riesce a fuggire dopo una dura battaglia grazie all’intervento della banda di Alfonso Piccolomini. Si dà alla fuga con quest’ultimo oltre i monti della Tolfa, inseguito dalle truppe del Bisaccione. Si accampa a Villa San Giovanni in Tuscia. Si scontra nuovamente con le truppe granducali; si apre un varco verso la salvezza dentro l’inestricabile macchia di Barbarano Romano. Riesce a guadare il Tevere all’altezza di Borghetto. La vigilia di Natale si separa a Contignano dal Piccolomini per ripiegare con i suoi uomini verso Ascoli Piceno.  Inizia per lo Sciarra un periodo di decadenza in cui perde poco a poco l’appoggio della popolazione rurale.
1591
Gen. mar.Alfonso Piccolomini è catturato e giustiziato. Lo Sciarra presenta al papa Gregorio XIV una supplica con la quale chiede la grazia o l’indulto. In contraccambio si impegna a servire lo stato della Chiesa in Francia contro gli ugonotti. Non ottiene risposta.
Apr.LazioMette a sacco Montopoli di Sabina; non risparmia la vicina abbazia di Farfa. Diversi religiosi si uniscono con i briganti. Alcuni proprietari di campagne ed altre persone facoltose sono rapiti e liberati solo dietro il pagamento di un riscatto. E’ dato l’assalto anche ad un Monte di Pietà. Continuano nel periodo le incursioni nel territorio circostante l’Aniene.
1592
Gen.Lazio

Sale al soglio pontificio Clemente VIII. Il comando delle truppe che devono reprimere il banditismo nel regno di Napoli è affidato al conte di Conversano Adriano Acquaviva, a seguito dei ripetuti insuccessi dello Spinelli, mentre il contingente papalino è ora guidato da Flaminio Delfino e da Giovanfrancesco Aldobrandini. Viene ora adottata in maniera sistematica la politica delle taglie, al fine di sgominare dall’interno la compattezza delle bande e di rompere, nello stesso tempo, il clima di solidarietà che accompagna le imprese dei briganti.

Mar. mag. 

 

Marche  Lazio Abruzzi e Puglia

 

Assale il convento dei frati zoccolanti di Santa Maria di Monteprandone nei pressi di Ascoli Piceno. Un  membro della banda cerca di avvelenarlo per guadagnare la taglia posta sulla sua testa. Lo Sciarra si sente braccato; sospetta i  seguaci di volerlo tradire; diviene, nel contempo, sempre più crudele nei confronti degli abitanti dei territori con i quali viene a contatto. Si sposta nel Lazio (aprile). Depreda le popolazioni delle valli dell’Aniene. E’ distrutta Rocca d’Arce, località in cui sono uccisi molti abitanti. Stabilisce il suo quartiere generale in un castello nei pressi di Cerreto Laziale. Da qui taglieggia i viandanti che percorrono la via Appia verso Roma. Tra questi sfortunati, secondo la leggenda, vi è anche Torquato Tasso. Il poeta, riconosciuto dallo Sciarra, è lasciato proseguire nel suo viaggio senza alcun danno. Lo Sciarra stabilisce di muoversi  su Subiaco. Chiede alle autorità di Cerreto Laziale l’autorizzazione per attraversare in modo pacifico  il paese. Il permesso non gli è accordato. I banditi  si ribellano, incendiano alcune case e mettono la zona sotto assedio. Gli abitanti si ribellano ai  soprusi; chiamano a loro difesa alcuni uomini armati dai paesi vicini, legano un supporto di materiale infiammabile alle zampe posteriori di una gatta e gettano l’animale  all’ interno dei fienili dove i banditi, accampati, sono immersi nel sonno. L’incendio, allargatosi, minaccia il paese. Gli abitanti ricorrono a Sant’Agata che, si diceva, aveva già fermato in Sicilia la lava dell’Etna diretta su Catania. In analoga resistenza lo Sciarra si imbatte a Cervara di Roma, nelle vicinanze di Subiaco: sono uccise 60 persone tra uomini, donne e bambini. Il paese è dato alle fiamme.  Messo in fuga dalle truppe pontificie di Marzio Colonna e dell’Aldobrandini, (maggio), si sposta a sud nei feudi dei Gaetani. Mette a fero e fuoco Norma (sono ammazzate altre 48 persone); tocca Sermoneta e Cisterna di Latina; punta su Giuliano di Roma, feudo del cardinale Antonio Maria Salviati, che guida la congregazione per la repressione del banditismo. Feritosi per una caduta da cavallo, è trasportato a Tagliacozzo: nell’occasione dà l’ordine ai suoi compagni di ucciderlo e di bruciare il suo corpo per non farlo cadere nelle mani degli avversari. Dopo tutti questi episodi si può dire che il papa  Clemente VIII abbia raggiunto l’obiettivo di disperdere la banda di Marco Sciarra. Segue da parte del bandito una rapida spedizione su Lucera che termina con l’uccisione del vescovo e la consueta messa a sacco di molte abitazioni. Da questo momento lo Sciarra viene  abbandonato da molti dei suoi uomini. Con 300/500 fuorilegge, tra i più fedeli, abbandona il Lazio per passare al servizio dei veneziani.

…………………….Venezia

 

Uscocchi

 

Croazia

 

Combatte in Dalmazia i pirati uscocchi.

1595

 

Grecia

 

La Serenissima, per fare cosa grata al pontefice, che  vuole Marco Sciarra ad ogni costo in suo potere, lo trasferisce con i suoi uomini alla guardia dell’isola di Candia (Creta).

1600

 

Grecia

 

Muore di peste a Creta. Secondo un’altra versione Marco Sciarra  dalla Dalmazia non si sarebbe imbarcato per l’isola; sarebbe invece riuscito a fuggire ed a ritornare clandestinamente con alcuni suoi compagni nello stato della Chiesa. Qui sarebbe stato ucciso nei pressi di Ascoli Piceno, in località la Croce,  da Battistello da Fermo che, in contraccambio, avrebbe ricevuto dai pontifici la grazia per sé e per altri 13 banditi. Ricordato in un romanzo dello Stendhal “La badessa di Castro”.

 CITAZIONI

-“Marcus Sciarra, flagellum Dei, et commissarius missua a Deo contra usuraios et detinentes pecunias otiosas”.. così si definiva il bandito che ebbe fama popolare poiché, come riportavano gli “Avvisi”, una specie dei giornali del tempo, Sciarra rubava ai ricchi per ridistribuire ai poveri.” WIKIPEDIA

-“Capobandito di una personalità eccezionale, soprannominato “Re di Campagna” dalla popolazione meridionale, per l’autorevolezza raggiunta negli anni precedenti (alla sua alleanza con Alfonso Piccolomini) nel regno napoletano. BENADUSI MAZZOCCA

-“E’ di sicuro il bandito più famoso di questo secolo (il Cinquecento). E’ stata una figura talmente prestigiosa che, ancora oggi, in Abruzzo il suo nome è sinonimo di “uomo potente e valoroso”..Per quasi un decennio tiene testa alle truppe contro di lui e alternando capacità guerriere e ragguardevoli doti diplomatiche raduna attorno a sé migliaia di persone, acquista simpatia e fama tra le popolazioni contadine..Si fa chiamare “Re della Campagna,” amministra giustizia, arriva persino a celebrare matrimoni, fa rispettare le donne dai suoi e minaccia pene severissime in caso di mancata osservanza di questa prescrizione…Finisce per mano di un traditore e inizia la leggenda popolare che vede nella sua vita una protesta estrema contro la società e contro la legge che non è uguale per tutti.” CICONTE

-“Conosciuto anche con il cognome di Sciarpa, sembra che fosse chiamato Sciarra dai suoi compagni per il significato dialettale del termine – o per aver assunto tale soprannome dal nobile Sciarra Colonna. Questa ipotesi avrebbe fatto erroneamente individuare in Marco Sciarra un esponente della nobiltà romana ribelle al papa..Incerti sono sia la data sia il luogo di nascita. Secondo Niccola Palma..sarebbe originario di Castiglione (o Castigliano), piccolo paese di Rocca Santa Maria, nel Teramano; secondo il diario dell’arcivescovo di Lanciano Paolo Tasso (1588-1607) sarebbe invece nato a Lanciano..Fu certamente di umili origini, come rilevato da scrittori suoi contemporanei: “Uomo, benché di vil condizione, d’animo e di spirito elevato”, scriveva infatti Tommaso Costo (“Del Compendio dell’historia del Regno di Napoli”) e Giulio Cesare Capaccio che definiva Sciarra “homo basso, diventato un altro Spartaco”.., cogliendo già un aspetto fondamentale che avrebbe fin dall’inizio alimentato leggende intorno alla sua figura e alle sue azioni e si sarebbe poi tradotto nell’immagine di “bandito sociale” proposta da Eric Hobsbowm.” FOSI

 

 

Immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Sciarra#/media/File:Marco_Sciarra_and_Tasso.jpg

 

 

 

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