![Marco Sciarra cattura Torquato Tasso Torquato Tasso catturato dal brigante Marco Sciarra [wikipedia]](https://condottieridiventura.it/wp-content/uploads/2012/11/Marco-Sciarra-cattura-Torquato-Tasso.webp)
MARCO SCIARRA (Marco Sciarpa) Brigante. Abruzzese. Originario di Castiglione della parrocchia di Riano presso Rocca Santa Maria nel teramano. Altre fonti lo dicono nato a Lanciano o in Marsica, nella Valle Roveto.
- 1550 ca. – 1593 (novembre)
| Anno, mese | Stato. Comp. ventura | Avversario | Condotta | Area attività | Azioni intraprese ed altri fatti salienti |
| ……………………. | Abruzzi | Secondo una tradizione è messo al bando dagli spagnoli dopo aver compiuto un delitto per amore: invaghitosi di Caterina Riccio e scoperto il suo tradimento con Matteo de Lellis, uccide la donna e l’amante a pugnalate. | |||
| 1580 | Abruzzi | Febbraio. Accresce il numero dei suoi seguaci, provenienti tutti dalle province più meridionali degli Abruzzi: pastori, contadini di Marche, Lazio, Campania, Basilicata e Puglia si uniscono con i suoi uomini per resistere alle angherie di spagnoli e pontifici. | |||
| 1582 | Lazio Puglia Campania Abruzzi | Alla testa di 500 briganti a cavallo ed a piedi dalla valle di Comino si spinge in Puglia. Inutilmente le autorità spagnole gli inviano contro 4000 uomini tra cavalli e fanti. Si trasferisce in Campania. Assale i latifondisti della zona di Cardito; punta verso Caiazzo, assale il paese di Settefrati, ove si impadronisce di 10000 monete d’oro. Sconfigge un contingente di 600 soldati comandati dal commissario Angelo Pansa. Rientra negli Abruzzi. | |||
| 1583 | Lazio | Porta le sue scorrerie fino a Vicovaro. | |||
| 1584 | Abruzzi Marche Lazio | Ben presto, grazie alla sua personalità ed al suo ascendente, riesce a porsi alla testa di un esercito composto di un migliaio di uomini in grado di resistere per sette anni all’offensiva pontificia. Agisce dagli Abruzzi nelle Marche e nella Campagna romana. Suoi luogotenenti sono il Pacchiarotto, Battistello da Fermo ed il fratello Luca. E’ considerato una sorta di Robin Hood: preleva denaro ai ricchi per donarlo ai poveri, operando in tal modo una ridistribuzione delle ricchezze a tutto vantaggio delle classi meno abbienti. Il suo soprannome è “Re della Campagna”, mentre egli si definisce “Flagellum Dei, et commissarius missus a Deo contra usurarios et detinenses pecunias otiosas.” Il papa Sisto V, tramite una crudele repressione contro tutta la società rurale che appoggia i banditi, invano cerca di eliminare la sua banda. Il pontefice muore nell’ agosto 1590 ed il suo successore, Urbano VII, muore anch’egli all’improvviso dopo soli dodici giorni di pontificato. | |||
| 1585 | Abruzzi e Lazio | Si muove tra gli Abruzzi, la Sabina e la Campagna romana, aiutato anche dalla complicità di alcuni esponenti della nobiltà romana come Orsini, Colonna e Gaetani, che ospitano i suoi uomini nei loro feudi. | |||
| 1586 | Abruzzi | Maggio. Assale nel teramano il castello della famiglia Malatino. Il bottino è ricco ed è ottenuto senza spargimento di sangue. | |||
| 1588 | Lazio Abruzzi | E’ impegnato nei pressi di Cassino; a marzo si acquartiera con i suoi uomini nel castello di Itri. Presto la sua situazione si aggrava a causa della decisione di reprimere il brigantaggio da parte del papa. La sua banda, sempre più simile ad una formazione militare con proprie insegne, è respinta a Trasacco nell’aquilano. E’ obbligato ad abbandonare gli Abruzzi per l’azione del conte di Conversano Adriano Acquaviva. | |||
| 1589 | Marche ed Abruzzi | Ricompare nelle Marche e negli Abruzzi. Viene affrontato da un contingente di 7000 soldati, in maggioranza spagnoli, al comando di Carlo Spinelli. Si allontana inseguito dagli avversari. | |||
| 1590 | |||||
| Primavera estate | Lazio | E’ segnalata la sua presenza nelle terre dei Farnese a Montalto di Castro. Da qui si dirige verso Oriolo Romano sui Monti Sabini. A fine luglio si spinge nelle vicinanze di Roma, invano contrastato dalle milizie di Ottavio Cesi. Circola con insistenza la voce che alcune centinaia di banditi si stiano preparando ad entrare in Roma per ricattare i cardinali riuniti in conclave. Due formazioni agiscono da alcuni mesi alle porte della città effettuando numerosi saccheggi e scorrerie. Sono guidate rispettivamente da Marco Sciarra e da Battistello da Fermo. | |||
| Ott. dic. | Lazio Toscana | La situazione si aggrava con l’elezione di Gregorio XIV. Si separa dal Piccolomini. Ai primi del mese decide di passare la notte al casale degli Olgiatti. Viene assediato nella foresta della Faiola, situata a poca distanza da Roma sulla strada per Napoli, in un casale dai soldati toscani e pontifici condotti rispettivamente da Camillo del Monte a Santa Maria e da Virginio Orsini. Lo Sciarra riesce a fuggire dopo una dura battaglia grazie all’intervento della banda di Alfonso Piccolomini. Si dà alla fuga con quest’ultimo oltre i monti della Tolfa, inseguito dalle truppe del Bisaccione. Si accampa a Villa San Giovanni in Tuscia. Si scontra nuovamente con le truppe granducali; si apre un varco verso la salvezza dentro l’inestricabile macchia di Barbarano Romano. Riesce a guadare il Tevere all’altezza di Borghetto. La vigilia di Natale si separa a Contignano da Alfonso Piccolomini per ripiegare con i suoi uomini verso Ascoli Piceno. Inizia per lo Sciarra un periodo di decadenza in cui perde poco a poco l’appoggio della popolazione rurale. | |||
| 1591 | |||||
| Gen. mar. | Abruzzi | Alfonso Piccolomini è catturato e giustiziato. Marco Sciarra presenta al papa Gregorio XIV una supplica con la quale chiede la grazia o l’indulto. In contraccambio si impegna a servire lo stato della Chiesa in Francia contro gli ugonotti. Non ottiene risposta. Rientra negli Abruzzi; è intravisto a Cerchio, a Celano, nella Valle Roveto; guada il fiume Liri e raccoglie per strada molti compagni che si uniscono alla sua banda. | |||
| Apr. | Lazio | Mette a sacco Montopoli di Sabina; non risparmia la vicina abbazia di Farfa. Diversi religiosi si uniscono con i briganti. Alcuni proprietari di campagne ed altre persone facoltose sono rapiti e liberati solo dietro il pagamento di un riscatto. E’ dato l’assalto anche ad un Monte di Pietà. Continuano nel periodo le incursioni nel territorio circostante l’Aniene. | |||
| 1592 | |||||
| Gen. | Lazio | Sale al soglio pontificio Clemente VIII: muta radicalmente la politica della Santa Sede nei confronti dei fuorilegge. Viene intrapresa una forte e nuova campagna di repressione del brigantaggio. Il comando delle truppe, che hanno il compito di reprimere il banditismo nel regno di Napoli, è affidato al conte di Conversano Adriano Acquaviva a seguito dei ripetuti insuccessi di Carlo Spinelli, mentre il contingente pontificio è ora guidato da Flaminio Delfini e da Giovanfrancesco Aldobrandini. Viene adottata in maniera sistematica la politica delle taglie, al fine di sgominare dall’interno la compattezza delle bande e di rompere, nello stesso tempo, il clima di solidarietà che accompagna le imprese dei briganti. | |||
| Mar. mag. | Marche Lazio Abruzzi e Puglia | Assale il convento dei frati zoccolanti di Santa Maria di Monteprandone nei pressi di Ascoli Piceno. Un membro della banda cerca di avvelenarlo per guadagnare la taglia posta sulla sua testa. Lo Sciarra si sente braccato; sospetta i seguaci di volerlo tradire; diviene, nel contempo, sempre più crudele nei confronti degli abitanti dei territori con i quali viene a contatto. Si sposta nel Lazio (aprile). Depreda le popolazioni delle valli dell’Aniene. E’ distrutta Rocca d’Arce, località in cui sono uccisi molti abitanti. Stabilisce il suo quartiere generale in un castello nei pressi di Cerreto Laziale. Da qui taglieggia i viandanti che percorrono la via Appia verso Roma. Tra questi sfortunati, secondo la leggenda, vi è anche Torquato Tasso. Il poeta, riconosciuto dallo Sciarra, è lasciato proseguire nel suo viaggio senza alcun danno. Marco Sciarra stabilisce di muoversi su Subiaco. Chiede alle autorità di Cerreto Laziale l’autorizzazione per attraversare in modo pacifico il paese. Il permesso non gli è accordato. I banditi si ribellano, incendiano alcune case e mettono la zona sotto assedio. Gli abitanti si ribellano ai soprusi; chiamano a loro difesa alcuni uomini armati dai paesi vicini, legano un supporto di materiale infiammabile alle zampe posteriori di una gatta e gettano l’animale all’ interno dei fienili dove i banditi, accampati, sono immersi nel sonno. L’incendio, allargatosi, minaccia il paese. Gli abitanti ricorrono a Sant’Agata che, si diceva, aveva già fermato in Sicilia la lava dell’Etna diretta su Catania. In analoga resistenza Marco Sciarra si imbatte a Cervara di Roma, nelle vicinanze di Subiaco: sono uccise 60 persone tra uomini, donne e bambini. Il paese è dato alle fiamme. Messo in fuga dalle truppe pontificie di Marzio Colonna e dell’Aldobrandini, (maggio), si sposta a sud nei feudi dei Gaetani. Mette a ferro e fuoco Norma (sono ammazzate altre 48 persone); tocca Sermoneta e Cisterna di Latina; punta su Giuliano di Roma, feudo del cardinale Antonio Maria Salviati che guida la congregazione per la repressione del banditismo. Feritosi per una caduta da cavallo, è trasportato a Tagliacozzo: nell’occasione dà l’ordine ai suoi compagni di ucciderlo e di bruciare il suo corpo per non farlo cadere nelle mani degli avversari. Dopo tutti questi episodi si può dire che il papa Clemente VIII abbia raggiunto l’obiettivo di disperdere la banda di Marco Sciarra. Segue da parte del bandito una rapida spedizione su Lucera, che termina con l’uccisione del vescovo e la consueta messa a sacco di molte abitazioni. Da questo momento lo Sciarra viene abbandonato da molti dei suoi uomini. Con 300/500 fuorilegge, tra i più fedeli, abbandona il Lazio per passare al servizio dei veneziani. | |||
| …………………… | Venezia | Uscocchi | Croazia | Combatte in Dalmazia i pirati uscocchi. | |
| 1593 | |||||
| ………………….. | Grecia | La Serenissima, per fare cosa grata al pontefice, che vuole Marco Sciarra ad ogni costo in suo potere, lo trasferisce con i suoi uomini alla guardia dell’isola di Candia (Creta). | |||
| Nov. | Grecia | Secondo una versione muore di peste nell’isola di Creta. Secondo altre testimonianze Marco Sciarra dalla Dalmazia non si sarebbe imbarcato per Creta; sarebbe invece riuscito a fuggire ed a ritornare clandestinamente con alcuni suoi compagni nello stato della Chiesa. Qui sarebbe stato ucciso nei pressi di Ascoli Piceno, in località la Croce, da Battistello da Fermo in cambio, per quest’ultimo, della grazia per sé e per altri 13 banditi. Secondo tale versione il suo corpo con la gola squarciata, seminudo, steso sul fondo di una cassa, viene trasportato per alcuni giorni lungo le strade di Ascoli Piceno e di Teramo. Un anno dopo la sua morte, a suo ricordo, sono pubblicate a Roma alcune rime dal padovano Ludovico Buzzato (“Stanze sopra la vita et morte di Marco Sciarra”). Lo Sciarra è anche ricordato in un romanzo dello Stendhal, “La badessa di Castro”. |
CITAZIONI
-“Marcus Sciarra, flagellum Dei, et commissarius missus a Deo contra usuraios et detinentes pecunias otiosas”.. così si definiva il bandito che ebbe fama popolare poiché, come riportavano gli “Avvisi”, una specie dei giornali del tempo, Sciarra rubava ai ricchi per ridistribuire ai poveri. Quelli che erano terrorizzati dalla banda di Sciarra erano quindi coloro che possedevano ricchezze, che non investivano per generare lavoro e benessere per i poveri, e che prosperavano invece con l’usura che rendeva i poveri sempre più miseri. Questo spiega perché inutilmente il governo del Papa aveva cercato di eliminare l’appoggio che i contadini davano ai banditi, che in genere rispettavano le loro poche proprietà e il loro modo di vivere, mentre i soldati papalini saccheggiavano e uccidevano. Non meraviglia quindi la fioritura di racconti e leggende sul bandito chiamato “il Re della campagna” per la sua generosità verso i suoi stessi nemici o per la sua gentilezza d’animo e cavalleria. Si racconta che un giorno presso Ripattoni si trovi ad assistere ad una festa nuziale. Sotto lo sguardo terrorizzato degli sposi e degli invitati, che avevano riconosciuto lui e la sua masnada, scese tranquillamente da cavallo, chiese alla sposa di concedergli un ballo e, infine, dopo aver danzato anche con le altre donne, messo mano al suo cappello fece una colletta tra i suoi uomini e del denaro, infine, ne fece dono alla sposa.” WIKIPEDIA
-“Capobandito di una personalità eccezionale, soprannominato “Re di Campagna” dalla popolazione meridionale, per l’autorevolezza raggiunta negli anni precedenti (alla sua alleanza con Alfonso Piccolomini) nel regno napoletano. BENADUSI MAZZOCCA
-“E’ di sicuro il bandito più famoso di questo secolo (il Cinquecento). E’ stata una figura talmente prestigiosa che, ancora oggi, in Abruzzo il suo nome è sinonimo di “uomo potente e valoroso”..Per quasi un decennio tiene testa alle truppe contro di lui e alternando capacità guerriere e ragguardevoli doti diplomatiche raduna attorno a sé migliaia di persone, acquista simpatia e fama tra le popolazioni contadine..Si fa chiamare “Re della Campagna,” amministra giustizia, arriva persino a celebrare matrimoni, fa rispettare le donne dai suoi e minaccia pene severissime in caso di mancata osservanza di questa prescrizione…Finisce per mano di un traditore e inizia la leggenda popolare che vede nella sua vita una protesta estrema contro la società e contro la legge che non è uguale per tutti.” CICONTE
-“Conosciuto anche con il cognome di Sciarpa, sembra che fosse chiamato Sciarra dai suoi compagni per il significato dialettale del termine – o per aver assunto tale soprannome dal nobile Sciarra Colonna. Questa ipotesi avrebbe fatto erroneamente individuare in Marco Sciarra un esponente della nobiltà romana ribelle al papa..Incerti sono sia la data sia il luogo di nascita. Secondo Niccola Palma..sarebbe originario di Castiglione (o Castigliano), piccolo paese di Rocca Santa Maria, nel Teramano; secondo il diario dell’arcivescovo di Lanciano Paolo Tasso (1588-1607) sarebbe invece nato a Lanciano..Fu certamente di umili origini, come rilevato da scrittori suoi contemporanei: “Uomo, benché di vil condizione, d’animo e di spirito elevato”, scriveva infatti Tommaso Costo (“Del Compendio dell’historia del Regno di Napoli”) e Giulio Cesare Capaccio che definiva Sciarra “homo basso, diventato un altro Spartaco”.., cogliendo già un aspetto fondamentale che avrebbe fin dall’inizio alimentato leggende intorno alla sua figura e alle sue azioni e si sarebbe poi tradotto nell’immagine di “bandito sociale” proposta da Eric Hobsbowm.” FOSI
-“Con la fine delle guerre d’Italia nel 1559 il vagabondaggio di tanti miserabili e soldati mercenari sbandati, si trasforma in poco tempo in banditismo…Diversa è la storia di Marco Sciarra e dei suoi seguaci: infatti non siamo di fronte a dei fuorilegge, ma a veri guerriglieri che seguivano una tattica precisa, quella del mordi e fuggi ed erano guidati ed organizzati da luogotenenti che conducevano una vera guerra su vari fronti per gruppi di attacco…La vena benefattrice di Marco Sciarra aveva il suo scopo principale nell’idea e volontà di trasformazione del mondo rurale, ma anche nell’ingraziarsi il popolo. Infatti, dopo aver condotto l’attacco all’opulento signorotto di turno, era consuetudine dividere una parte del bottino fra gli adepti del gruppo ed il restante dei proventi con i contadini e i braccianti dell’area dove era stato sferrato l’attacco…Marco Sciarra è una personalità e al contempo un simbolo di ribellione e di anarchia, una figura che aveva tutti gli ingredienti per resistere al logorio del tempo. Le sue gesta tramandate oralmente, ne hanno rafforzato il mito in un mondo, quello contadino, che ne apprezzava la coerenza. Una coerenza portata all’estreme conseguenze da un condottiero ideale che racchiudeva tutti quegli elementi passionali che attiravano le masse popolari verso la liberazione.” SCIARRA
BIOGRAFIE SPECIFICHE
Marco Sciarra. Marco Sciarra “Regem Campaniae”. La storia, le imprese e la vita di uno di briganti più famosi del 1500. Tra storia e e leggenda.
Fonte immagine in evidenza: https://it.wikipedia.org/wiki/Marco_Sciarra#/media/File:Marco_Sciarra_and_Tasso.jpg ( The lives and exploits of banditti and robbers in all parts of the world by MacFarlane, Charles, 1799-1858 )




