MANNO DONATI

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Manno-Donati
Fonte immagine: Effigies & Brasses: Manno Donati (1371)

Last Updated on 2023/12/10

MANNO DONATI  Di Firenze. Padre di Niccolò Donati, fratello di Tassino Donati. Cavaliere dagli speroni d’oro.

1320 ca. – 1370 (settembre)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attivitàAzioni intraprese ed altri fatti salienti
1342
Mag.FirenzePisaToscana

Lascia il regno di Napoli e passa al soldo dei fiorentini. Raggiunge il campo di San Piero in Campo sul Serchio con alcuni cavalli francesi di Gualtieri di Brienne e di Uguccione dei Buondelmonti.

1343
Lug.RivoltosiFirenzeToscana

Con il fratello Corso ed alcuni Pazzi, Adimari ed Albizzi congiura ai danni di Gualtieri di Brienne, signore di Firenze. Si allea anche con Andrea Bardi, arma tutti i suoi parenti ed amici e dà inizio alla rivolta. Incendia il carcere delle Stinche e libera i prigionieri;  assale il  Palazzo del Podestà ove si è asserragliato il perugino Baglione Baglioni.

Ago. dic.ToscanaI fiorentini si oppongono alla sua nomina a priore. Con il fratello Pazzino ed altri nobili fiorentini è imprigionato per un breve periodo dal nuovo regime popolare.
1350Veneto

Viene mandato in esilio dai fiorentini perché sospettato di avere preso parte all’ assassinio della sua parente Taddea Donati. Si rifugia agli inizi  nel regno di Napoli per trasferirsi in un secondo momento  a Padova. In tale città pone la sua residenza in contrada Sant’ Agnese.

1354
Feb.PadovaVeronaVeneto

Muove con Federico di Mathelor (500 barbute) in soccorso di Cangrande della Scala contro Frignano della Scala che, con un colpo di mano, si è impadronito di Verona. Raggiunge Cangrande a Vicenza; i 2 condottieri carraresi entrano nella città e prendono parte alla vittoria. Il suo aiuto è premiato con il dono di alcune proprietà nel territorio circostante.

Mag.PadovaBrandeburgoTrentino

Gli scaligeri lo ricompensano con alcuni beni tolti ai rivoltosi. Alla fine della missione cavalca in Valsugana con Nascimbene da Grompo per contrastarvi le mire del marchese di Brandeburgo.

1356
Apr. giu.PadovaCaldonazzoTrentino e Veneto

E’ inviato con molti cavalli in Valsugana per difendere Pergine Valsugana dagli attacchi di Sicco da Caldonazzo e degli scaligeri. Esce dalla località e si porta a Bassano del Grappa. Alla notizia che Levico Terme sta per cadere nelle mani degli avversari torna a Padova e vi raduna 2000 uomini tra i quali vi sono Pataro Buzzaccarini, Ludovico Forzaté, Albertino da Peraga ed Ambaldo di Lorena. Le truppe carraresi lasciano Bassano del Grappa (maggio) per accamparsi a Primolano. Sicco da Caldonazzo, che ha ricevuto rinforzi dal signore di Verona Cangrande della Scala e dal marchese di Brandeburgo, sbarra loro la strada con la costruzione di un grande fossato protetto da un muro. A giugno Manno Donati riesce a bloccare tali lavori e rientra a Padova.

1357
Lug.FirenzeForlìRomagna

E’ riammesso in Firenze su istanza della famiglia Tolomei di Siena. Passa al servizio dei fiorentini. Viene mandato con 700 barbute, 800 balestrieri e fanti in soccorso del cardinale legato Androino de la Roche contro Francesco Ordelaffi e la compagnia del conte Lando. Nella crociata è anche seguito da singoli cittadini e da molti contadini sia a cavallo (200) che a piedi (2000). La campagna costerà ai fiorentini più di 100000 fiorini.

1358
Lug. ago.Romagna  Toscana

Con Giovanni dei Medici, Amerigo Cavalcanti e Simone Peruzzi tratta con Broccardo Lando ed Amerigo del Cavalletto il passaggio della Grande Compagnia nel fiorentino. Ricorda ai venturieri i patti sottoscritti l’agosto precedente dal conte Lando con i quali la compagnia si è impegnata a non entrare in Toscana: ottiene solo risposte sprezzanti. Nel frattempo i fiorentini si accordano con i Guidi e gli Ubaldini ed inviano propri balestrieri nel Mugello per provvedere alla difesa dei passi; a Manno Donati sono  ufficialmente revocati i poteri assieme agli altri  ambasciatori.  Nonostante ciò il Donati persevera nella  linea decisa. Il conte Lando si accorda con i 4 inviati, ottiene il passo libero e 5 appostamenti per potersi  approvvigionare a pagamento delle vettovaglie necessarie alla compagnia. Manno Donati cavalca in testa con l’avanguardia guidata da Amerigo del Cavalletto;  sfugge così all’ agguato delle Scalelle preparato dagli abitanti degli Appennini in cui viene coinvolto tutto il resto della compagnia. Di seguito si adopera attivamente affinché i mercenari sfuggiti all’imboscata si salvino prima a Dicomano e poi a Vicchio nel Mugello. Segue il Cavalletto da Vicchio in Romagna: in tale località gli ambasciatori fanno distribuire ai venturieri il pane che è stato spedito in precedenza per le truppe fiorentine. Al rientro a Firenze (agosto), il Donati si deve giustificare per il suo operato.

1361PadovaVenetoE’ nuovamente bandito da Firenze con il fratello Tassino. Ritorna a militare agli stipendi dei carraresi.
1362
Mar.Emilia

Con Bartolomeo Piacentini ha da Francesco da Carrara l’incarico di recarsi a Ferrara per trattare un’alleanza con estensi, scaligeri ed  il cardinale legato Egidio Albornoz in funzione antiviscontea.

Sett.EmiliaA Ferrara. Negozia con i francesi allo scopo di appianare le divergenze tra i due stati riguardo al Polesine di Rovigo.
Ott.Veneto

Figura come testimone in un atto dei da Carrara che concede la cittadinanza padovana e l’esenzione dalle tasse a tutti i forestieri giunti a Padova per lavorare nelle varie occupazioni relative all’arte della lana.

1363PadovaAustria1000 cavalliFriuli

Il signore di Padova Francesco da Carrara vanta dei crediti nei confronti degli abitanti di Spilimbergo. Con Federico di Mathelor presta soccorso con 1000 cavalli al patriarca di Aquileia Ludovico della Torre contro le milizie di Walterpertoldo di Spilimbergo. Assedia per 12 giorni il rivale in Umspergo. Il castello viene conquistato e raso al suolo. Il rivale riesce a fuggire prima a Cuccagna (Cuccana) e poi in Austria presso il duca Rodolfo. Nel frattempo Manno Donati si impadronisce del castello di Zuccola, sovrastante Cividale del Friuli. Anche questa fortezza viene data alle fiamme. Richiamato su altri fronti, cede il comando delle operazioni a Bertuccio da Montemelone.

1364
Apr.FirenzePisaToscana

Combatte la Compagnia Bianca, guidata da Alberto Sterz e da Giovanni Acuto, e 3000 barbute tedesche, capitanate da Anichino di Baumgarten. Si oppone alla costruzione a Firenze di serragli a Sant’Antonio ed a San Gallo, ordinata dal capitano generale Arrigo di Montfort per impedire ai fiorentini di uscire dalla città.

Mag.Toscana

Respinge con Bonifacio Lupo e Giovanni Malatacca un attacco di Anichino di Baumgarten alla Porta di San Gallo a Firenze. Lascia, di seguito, la città con Arrigo di Montfort, Giovanni e Rodolfo d’Asburgo (1500 barbute), 500 balestrieri e molti cavalli. Da San Miniato prende la strada della  Valdera e si porta sotto Pisa dove negli stessi giorni è giunta una compagnia di 1400 cavalli proveniente dalla Lombardia ed assoldata dai pisani per 2000 fiorini: questa muove contro i fiorentini. Manno Donati convince il Montfort ad attraversare il ponte di uno stagno. Lo stesso condottiero con Filippone Tenaglia taglia i 2 pali che reggono il manufatto. L’esercito punta su Livorno; sempre il Donati persuade i capitani della compagnia inseguitrice proveniente dalla Lombardia, di cui conosce i capi, a ritornare a Pisa: guadagna in tal      modo il tempo necessario a superare senza contrasti un terreno paludoso. I fiorentini si impadroniscono di Porto Pisano e di Livorno, i cui presidi si rifugiano sulle navi con famiglie e beni alla notizia del loro arrivo. Dato alle fiamme il secondo centro, marciano con celerità  su Montescudaio affinché non  sia loro bloccato il passo dai pisani. Da qui si prosegue per Volterra: in un solo giorno l’esercito compie 38 miglia attraverso vie aspre e malagevoli.

Lug.Toscana

Galeotto Malatesta è ora il nuovo capitano generale dei fiorentini. Viene posto il campo a Cascina. Il Malatesta, sofferente della febbre terzana ed indebolito per la tarda età, si mette a letto nel tentativo di recuperare energie. Il caldo, inoltre, è atroce e, durante il giorno, gran parte delle truppe si trova disarmata. Manno Donati si rende subito conto della debolezza della  situazione. Mette in allerta l’accampamento; convince il Malatesta ad affidare a sé, a Bonifacio Lupo ed altri 3 connestabili la cura del campo. Fa fortificare lo steccato  della strada che conduce a San Savino ed a Pisa;  vi fa appostare, sui lati, i fanti dei conti Guidi, gli aretini e Ricceri Grimaldi con 400 balestrieri genovesi. Si accorge che vi sono troppi cavalli dietro le sbarre, inutili si impossibilitati a manovrare. Esce allora dall’accampamento. Decisivo si rivela il suo intervento, portato con i cavalli, un contingente di fanti e di milizie ausiliarie, con i quali carica gli avversari. Nel frattempo giungono Arrigo di Montfort, Giovanni e Rodolfo d’Asburgo a completare l’opera.   Giovanni Acuto è sconfitto: nella battaglia vi sono più di 1000 morti e sono catturati altri 2000 uomini, dei quali i fanti forestieri vengono subito rilasciati.

1366
Dic.VenetoA Padova.
1367
………….Toscana e VenetoRientra a Firenze. I fiorentini lo inviano a Padova per verificare la situazione politica dello stato carrarese.
Dic.Veneto

A Padova presenzia alle nozze di Gigliola da Carrara con il duca Venceslao di Sassonia; alla fine della cerimonia è organizzato un torneo cui partecipa al comando della squadra rossa, mentre la bianca è guidata da Bertuccio da Montemelone.

1369
Dic.ToscanaA Firenze, a seguito della sconfitta di Giovanni Malatacca a Cascina ad opera dei viscontei comandati da Giovanni Acuto.
1371
Feb.FirenzeMilanoCapitano g.leToscana

A fine mese viene nominato capitano generale della lega antiviscontea;   gli sono consegnate le insegne del  comando a Firenze di fronte al Palazzo della Signoria. Lucio Lando ha invece il comando  delle milizie fiorentine.

Giu.ToscanaA Poggibonsi
Lug.600 lanceToscana EmiliaParte da Firenze e conduce le truppe della lega in Emilia. A Modena. Qui viene a conoscenza che i viscontei hanno costruito 2 potenti bastie a San Raffaele, ad un solo miglio dalle mura di Reggio Emilia. Alla difesa della città si trova il suo signore Feltrino Gonzaga. L’esercito assediante è agli ordini di Giovanni Acuto.
Ago.Emilia e Veneto

A fine mese l’Acuto si allontana dal campo visconteo per compiere un’incursione nel bolognese. Alla notizia Manno Donati si dirige verso Reggio Emilia in soccorso di Feltrino Gonzaga e liberare così la città dall’assedio. Prende accordi con i difensori (3000 cavalli pontifici, carraresi ed estensi) affinché escano dalle mura con il popolo ed assalgano le 2 bastie; un analogo attacco sarebbe stato da lui portato dall’ esterno. Dopo un’aspra battaglia i collegati hanno la meglio ed i viscontei sono sconfitti. 200 paia di buoi sono introdotti nella città affamata. Manno Donati colpito all’improvviso da una forte febbre subito dopo la vittoria (una sincope?), è condotto a Padova a curarsi.

Sett.Veneto

Muore a Padova. E’ sepolto nel chiostro del Noviziato della basilica di Sant’Antonio;  sulla tomba compare un epitaffio in versi latini scritto dall’amico Francesco Petrarca. Secondo alcune fonti muore a Monte Giove (nei pressi di Schio) 4 anni dopo. Fatto ritrarre da Francesco da Carrara a Padova in una sala del Palazzo della Ragione; ritratto con elmo nella gipsoteca di Firenze (Istituto Statale d’Arte).

 CITAZIONI

-“Uno dei più illustri capitani del suo tempo.” TIRIBILLI-GIULIANI

-“Esercitato nelle compagnie e nelle guerre d’Italia, variando servigi, come i nobili spesso facevano, e di rado utile alla patria sua.” CAPPONI

-“Era uomo di grande animo.” RINUCCINI

-“Cavalier celebre e gran guerriero..Valente cavaliere.” GAMURRINI

-“Qui in bellis suae reipublicae (Firenze) summa cum laude versatus erat.” BRACCIOLINI

-“Capitano ..coraggioso e previdente, e di cui talenti militari lo avrebbero dovuto portare alla testa dell’esercito, se le sospettose repubbliche lo avessero conceduto ai loro cittadini.” PIGNOTTI

-“E de Donati il nobil messer Manno.” Da un poemetto coevo riportato dallo ZARDO

-“Secondo parecchie fonti, il Donati morì subito dopo questa vittoria esausto dalle fatiche della battaglia. Tre fonti collocano la sua morte alla fine dell’agosto 1370: la “Cronichetta d’incerto”, una lettera di Lombardo della Seta di Padova al Petrarca in Arquà e un’iscrizione sulla tomba del Donati nella chiesa di S. Antonio di Padova con l’epitaffio scritto dallo stesso Petrarca.. Ci sono pure molte testimonianze che fanno pensare che il Donati non morisse nell’agosto del 1370, come suggeriscono queste fonti… La data precisa della morte del Donati, ma l’anno più probabile è il 1374. La voce della sua morte nel 1370 nacque probabilmente da una sincope di cui il Donati fu colpito dello stesso tipo di quello che colpì il Petrarca stesso nell’aprile del 1370 a Ferrara, quando per trenta ore il grande poeta giacque nell’incoscienza e fu creduto morto.” KOHL

-Epitaffio che compare sulla sua tomba “Miles eram magnus factis, in nomine Mannus,/ Donatus quos fama vocat celebrat que vetusti/ Sanguinis auctores habui: manus inclyta bello/ Dexteritas que immensa fuit, nec gratia clarae/ Defuerat formae, dubii que peritia Martis,/ Dumpia iustitiae servens amor induit arma/ Nil metuens multis late victricia campis/ Signa tuli, multos potui meruisse triumphos./ Florentina mihi generosa stirpis origo,/ Clara domus Patavium: sedesque novissima busti/ Contegit exiguo fessum sub marmore corpus,/ Reddita mens coelo, nomen servate sequentes/ M.CCCLXX AUGUST. ULT.” PETRARCA

Immagine: Effigies & Brasses

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