MANFREDI PALLAVICINI Marchese di Cortemaggiore

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MANFREDI PALLAVICINI  Marchese di Cortemaggiore. Fratello di Gian Ludovico Pallavicini e di Marco Antonio Pallavicini, padre di Sforza Pallavicini.

+ 1521 (luglio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1513  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Il duca di Milano Massimiliano Sforza gli riconosce le prerogative  nei suoi feudi.

1515  

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Milano Francia  

 

Lombardia

Prende parte alla battaglia di Melegnano. Con la sconfitta il re di Francia Francesco I gli confisca i beni e li mette al’asta.

1516
Giu. E’ messo al bando dai francesi.
1517  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

 

 

Ottiene il perdono dal sovrano con altri ghibellini come Matteo da Busseto e Matteo Beccaria.

1518
Mag. Lombardia e Francia Il governatore del ducato di Milano, il Lautrec, confina a Lione i capi della fazione ghibellina, tra cui lo stesso Pallavicini ed Ambrogio Maino.
1519
Ago. Emilia Fa uccidere il referendario di Parma Giulio Zandemaria mentre costui si sta dirigendo a Milano. Accusato dell’omicidio, viene bandito dal ducato milanese. Da questo momento entra a far parte dello stuolo di fuoriusciti.
1520 Fuoriusciti Francia Riannoda le file con i gruppi di esuli in Germania facenti capo a Girolamo Morone.
1521  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. lug. Sforza Milano  

 

Lombardia

Si muove con Giovanni del Matto contro i francesi ed a favore di Francesco Sforza. Al comando di 400 fanti tedeschi e 400 italiani punta su Como alla cui guardia si trova il capitano basco Graziano Garra (Graziano di Guerra). IL Pallavicini, fiducioso di trovare nella città un appoggio interno, si avvicina alla città nella speranza che Benedetto Rumi ed Antonio Rusca riescano a rompere un tratto di mura vicino alle loro case per farlo entrare in essa. Deluso nelle sue aspettative, è attaccato da un numero inferiore di francesi e comaschi ed è messo in fuga con facilità. E’ catturato a Griante con Giovanni del Matto su indicazione dei fanti tedeschi ai suoi ordini; costoro sono tutti liberati, i fuoriusciti sono condotti a Milano. E’ rinchiuso nel Castello Sforzesco; fatto torturare dal Lescun, confessa i nomi dei congiurati e le trame tessute da Girolamo Morone. Gli sono confiscati i beni; è squartato vivo ai primi di luglio nella piazza del Castello Sforzesco.  Le sue membra sono poste sulle porte della città. Nella stessa occasione sono decapitati molti altri gentiluomini milanesi e piacentini. Si sposa con Ginevra Bentivoglio, figlia di Ercole e vedova di Galeazzo Sforza.

 CITAZIONI

“Animoso giovane e molto desideroso della libertà Italiana.” ALBERTI

“Homme de grande authorité.” DU BELLAY

“Huomo illustre.” SANSOVINO

“Cognomento stulto, regionum illarum latrone famosissimo.” CAPELLA

“A confermare i sospetti delle autorità Manfredo venne trovato in possesso di un’istruzione di Francesco Sforza con la quale questi gli dava mandato di far sollevare per suo conto il nord del ducato. Sotto tortura inoltre Manfredo rivelò che il piano dell’insurrezione generale pianificata dal Morone era noto a Bartolomeo Ferrari, importante funzionario al servizio dei francesi il quale, catturato senza tanti scrupoli con un suo figlio, fu parimenti decapitato in Milano sulla piazza del castello qualche tempo dopo..e i suoi beni confiscati.” S. MESCHINI

 

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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