LUDOVICO DELLA MIRANDOLA

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1096

LUDOVICO DELLA MIRANDOLA  (Ludovico Pico della Mirandola) Di Mirandola. Conte di Concordia.

Signore di Mirandola. Figlio di Galeotto, fratello di Giovan Francesco, padre di Galeotto, genero di Gian Giacomo da Trivulzio.

1472- 1509 (dicembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1491 Emilia Rinuncia alle sue ragioni su Mirandola a favore del fratello Giovan Francesco.
1492 Si sposa con Raimonda di Larta.
1494 Napoli Francia 50 lance

Nell’anno la sua paga annua ascende a 6000 ducati.

1495
Lug. Milano Francia Emilia

Partecipa alla battaglia di Fornovo.

1496
Apr. Milano Firenze Toscana

Viene inviato con Ludovico Pio in soccorso dei pisani contro i fiorentini alla testa di 110 cavalli leggeri e di 300 fanti tedeschi. Raggiunge Pisa per la via di Sillano e di Castelnuovo di Garfagnana: lungo la strada gli abitanti di Barga gli impediscono il passo. Lo raggiunge Taliano da Carpi con 60 cavalli leggeri ed insieme scorrono fin sulle porte di Barga facendo prigionieri e razziando bestiame che viene venduto  a Pisa. Si sposta a Cascina e coadiuva l’azione dei veneziani comandati da Giampaolo Manfrone.

1497
Giu. Lombardia

Rimane alla corte di Milano anche quando il padre Galeotto rientra a Mirandola.

1498
Gen. Lombardia Alla corte sforzesca ha l’incarico di cameriere del duca Ludovico Sforza. A Milano affianca il padre nel difendere le proprie ragioni su Mirandola. Nel mese si reca a Mantova con otto cavalli.
Giu. Lombardia Si distingue in una giostra organizzata a Milano da Galeazzo da San Severino. Il torneo è vinto dal Corsetto. Gli è ridotta a 1000 ducati la provvigione che gli viene riconosciuta dagli sforzeschi. Scontento, con il consenso del duca di Milano passa agli stipendi dei fiorentini per contrastare in Toscana pisani e veneziani.
Lug. Firenze Pisa  Venezia 100 lance e 50 cavalli leggeri Emilia e Toscana

Si congiunge con Lucio Malvezzi, attraversa il bolognese con il permesso di Giovanni Bentivoglio e si trasferisce in Toscana con 150 uomini d’armi e 150 balestrieri a cavallo. Sosta in Val di Nievole con Ottaviano Riario fino allo spirare della lega in essere tra il duca di Milano e Venezia. Alla sua scadenza, a fine mese, si collega con Paolo Vitelli e sorprende in località Valiceno un convoglio di rifornimenti veneziano: nello scontro viene sconfitto Marco da Martinengo ed è catturato Franco dal Borgo. Sono, inoltre, fatti pprigionieri 150 cavalli leggeri; i morti sono 150 d’ambo le parti.

Ago. Toscana

Staziona a Poggibonsi (100 lance e 100 cavalli leggeri) con Ranuccio da Marciano,  Giampaolo Baglioni, Jacopo d’Appiano ed il commissario Jacopo Pitti. Si lamenta dei ritardi dei fiorentini nell’ allestimento delle loro truppe.

Ott. Toscana

Affianca Paolo e Vitellozzo Vitelli con 6000 fanti, 1500 cavalli leggeri e 500 uomini d’arme in un attacco a Ripafratta alla cui difesa si trovano 1000 fanti veneziani.

Nov. Toscana

Nel pisano, con 80 lance e 40 cavalli leggeri.

Dic. Toscana e Lombardia

Spedisce a Ferrara alcuni suoi emissari per trattare un suo passaggio agli stipendi dei veneziani. Nel contempo si porta a San Miniato con Alessandro Bentivoglio e Jacopo d’Appiano per contrastarvi le scorrerie degli stradiotti che escono da Pisa. A fine mese ritorna a Milano per prendere parte ad una manifestazione ippica organizzata da Galeazzo da San Severino, per conto del duca di Milano, nelle stalle ducali davanti a tutti gli ambasciatori accreditati a corte.

1499
Gen. Toscana  Lombardia

Si muove in soccorso di Montopoli in Val d’Arno con 100 cavalli: i veneziani sono più numerosi per cui il della Mirandola  preferisce ripiegare. Rimane inattivo a Fucecchio di fronte ad una nuova incursione di Giovanni Greco, di Annibale da Doccia e del provveditore veneziano Vincenzo Valier. Si allontana dalla Toscana e rientra in Lombardia.

Feb. 100 cavalli Emilia e Romagna

In Emilia con 100 cavalli; attraversa il bolognese e giunge a Castrocaro Terme per opporsi ai veneziani.

Lug. Romagna Trentino Svizzera  Lombardia

Alla morte del padre lascia il campo, transita per Rovereto e si reca dall’ imperatore Massimiliano d’Austria per ottenere l’investitura di Mirandola. Di seguito raggiunge  Costanza e da qui ritorna, per la via di Torbole, a Milano. Sempre nel periodo è coinvolto in inutili missioni diplomatiche tese alla ricerca di un trattato di pace tra gli imperiali e gli svizzeri.

Ago.

Si offre ai veneziani; anche Gian Giacomo da Trivulzio preme in tal senso.

1500
Feb. Sforza Francia Lombardia

Affianca Ludovico Sforza a Pavia. Viene catturato dai francesi.

Ago.

E’ liberato solo dopo il pagamento del suo riscatto (2500 ducati) da parte dello zio Antonio Maria.

Sett. Emilia

A Ferrara.

1501
Mar. Mirandola Mirandola Romagna e Emilia E’ segnalato al fianco di Cesare Borgia ad Imola con 34 balestrieri a cavallo. Contrasta il fratello Giovan Francesco che, alla morte dello zio Antonio Maria, si è impossessato di Concordia.
Ott. Trentino

A Trento, al seguito del cardinale di Rouen durante le trattative di pace che intercorrono tra francesi ed imperiali. Nello stesso anno sposa Francesca da Trivulzio, figlia naturale di Gian Giacomo.

1502
Giu. Mirandola    Mirandola Emilia

Contesta l’investitura imperiale di Massimiliano d’Austria a favore del fratello Giovan Francesco, decretata anni prima nel 1494. Ottiene alcune truppe dal duca di Ferrara e dal suocero; con il fratello Federico assale Mirandola al borgo di Sant’Antonio ed a Borgoforte.

Lug. Emilia

Ottiene l’aiuto del suocero Gian Giacomo da Trivulzio. Alla testa di 3000 uomini  si impadronisce della rocca di Mirandola a seguito di un intenso fuoco di artiglieria durato quattordici giorni: cattura Giovan Francesco e, su preghiera della madre Bianca Maria d’Este e della moglie del fratello Giovanna Carafa, lo lascia libero di andarsene con tutti i suoi beni. Ludovico della Mirandola entra nella città e fa giustiziare alcuni seguaci di Girolamo Savonarola che vi si sono rifugiati, tra i quali Pietro Bernardino che viene condannato al rogo. Nello stesso periodo fa probabilmente avvelenare il fratello Federico, che pure è sempre stato a lui vicino; è pure giustiziato Cristoforo dei Grisolfi, con altri otto uomini, colpevole di avere congiurato ai suoi danni per restituire Mirandola al fratello Giovan Francesco.

Ott.. Chiesa Condottieri ribelli

 

Emilia e Romagna

Effettua la rassegna dei suoi uomini (40 lance e 90 cavalli leggeri; 60 lance e 60 cavalli leggeri per altre fonti); lascia Ferrara e per Consandalo raggiunge ad Imola Cesare Borgia per affrontare i condottieri ribelli.

Dic. Chiesa Romagna

Transita per Cesena;  si trova coinvolto in alcune azioni di guerra con Gaspare da San Severino. Si sposta alla guardia di Rimini con 400 cavalli. Nel periodo invia alcuni sicari a Roma, dove risiede il fratello Giovan Francesco, per uccidere il congiunto. Costoro sono scoperti e graziati da Giovan Francesco.

1503
Gen. Chiesa Orsini Lazio

Con Ugo di Moncada si dirige alla volta di Roma per combattervi gli Orsini.

Mar. apr. Lazio

Con Micheletto Coreglia ed Ugo di Moncada assedia in Ceri Giulio Orsini, Renzo e Giovannni di Ceri. La località si arrende ai pontifici ad aprile.

Mag. Toscana

Con Provinciale da Carpi transita per Pisa con 100 uomini d’arme, cavalli leggeri e fanti. I suoi uomini sono catturati e svaligiati dai fiorentini.

Ago. Lazio Alla morte del papa Alessandro VI raggiunge Roma per proteggere i lavori del conclave con Alessandro da Trivulzio.
Sett. Chiesa Spagna

Tenta invano di trasferirsi al soldo dei fiorentini. Viene inviato nel regno di Napoli in appoggio alle milizie francesi con Alessandro da Trivulzio (200 lance e 300 cavalli leggeri).

Ott. Lazio

Suoi uomini si scontrano a Roma con alcuni francesi e restano uccisi nella rissa.

Nov. Lazio

Con le prime sconfitte pensa di abbandonare il campo francese con Alessandro da Trivulzio e Francesco Gonzaga: si incontra con l’ambasciatore veneziano Antonio Giustinian e si offre ancora una volta alla Serenissima.

Dic. Lazio

La sua compagnia (100 uomini d’arme ed alcuni cavalli leggeri) viene svaligiata alla volta di Pontecorvo ed alle Fratte da Fabrizio Colonna; altri 30 uomini d’arme si devono arrendere a Bartolomeo d’Alviano a Gaeta.

1504
Gen. Firenze Pisa 70 lance Emilia

Si trova a Ferrara.  Ripete una volta di più le sue proposte alla Serenissima; meglio vanno le cose con i fiorentini che gli concedono una condotta con la quale combattere i pisani.

Dic. Romagna

A Castrocaro Terme con il Baglioni alla testa di 400 cavalli.

1506
Mag. Mirandola Concordia Toscana Emilia

Ha l’ordine di impedire a Ranieri della Sassetta, partito da Napoli, di impedirgli di raggiungere Pisa. Si colloca a Cascina per ostacolargli il passo verso San Regolo. Allorché il della Sassetta riesce a riparare nel territorio di Piombino è spinto con Luca Savelli verso Bibbona per ostacolare eventuali scorrerie da Piombino da parte dell’avversario.  Nello stesso mese Ludovico della Mirandola cerca di impadronirsi di Concordia a spese del fratello. Gli si oppone Alberto Pio.

1507
Mag. Chiesa Bologna Emilia

A San Cesario sul Panaro per collegarsi con il resto delle truppe pontificie e combattere i Bentivoglio di Bologna.

1508
Feb. Firenze Pisa Toscana Al campo di Cascina. Dà il guasto al contado pisano con i suoi uomini d’arme affiancando il commissario Niccolò Capponi.
Lug. Chiesa Bentivoglio Emilia e Lombardia

Difende Bologna dagli attacchi dei Bentivoglio: con 60 balestrieri a cavallo, su ordine del cardinale di Pavia Francesco Alidosi, intercetta a Bondanello, nel mantovano, Mancino da  Bologna accusato di aderire al partito avverso. Coglie il condottiero di sorpresa nell’ osteria alla testa di 200 fanti;  Mancino da Bologna viene ucciso perché non vuole arrendersi. Francesco Gonzaga gli chiede la consegna dei prigionieri per conto dei pontifici: di costoro, quindici sono impiccati ed uno è graziato su   richiesta di Ludovico della Mirandola.

Ago.

Giulio II gli concede una condotta di 100 uomini d’arme e di 200 cavalli leggeri; gli viene, inoltre, concessa una provvigione annua di 1500 ducati.

Sett. ott. 72 lance e 60 cavalli leggeri Emilia

A Bologna, alla rassegna dei suoi uomini (72 lance e 60 cavalli leggeri).

Nov. Emilia

Sempre a Bologna. Con Rizzardo Alidosi, Francesco da Lonato e Taddeo della   Volpe è invitato ad un pranzo imbandito nella cittadella di Porta Galliera dal cardinale di Pavia.

Dic. Romagna

Segue ad Imola il cardinale di Pavia con 100 cavalli.

1509
Apr. Chiesa Venezia Governatore g.le  100 lance Romagna

Si muove in Val di Lamone con 6000 uomini. Gli viene dato l’incarico di governatore delle truppe pontificie.

Mag. Romagna

Con il Baglioni coglie in agguato in Val di Lamone, alla selva del Gesso, Giampaolo Manfrone con 800 fanti, 125 lance e 200 cavalli leggeri; entra in Brisighella insieme con gli avversari in fuga;  assedia la rocca che, secondo alcune testimonianze, cade perché il primo colpo di cannone centra la santabarbara. Gli sono consegnati il provveditore Andrea Baseggio ed il Manfrone: trasferisce quest’ultimo sotto custodia a Mirandola e gli impone una taglia di 3000 ducati. Di seguito colloca il suo quartiere generale a Varnello.  Con Francesco Maria della Rovere investe Russi (10000 uomini).

Lug. Veneto

Agisce nel vicentino per sostenervi l’azione degli imperiali di Massimiliano d’Austria.

Ago. sett. Verona

Giunge a Verona con 600 lance e prende alloggio, con il Trivulzio, nel borgo di San Zeno; dopo qualche giorno si sposta ad Albaredo d’Adige con 800/900 fanti spagnoli. Si collega con il Gonzaga e punta su Legnago; si accampa nei pressi di Isola della Scala. Assalito nottetempo dai nemici, sfugge alla cattura perché il suo campo si trova ad Erbè, oltre il Tartaro: il Gonzaga è invece fatto prigioniero. Ludovico della Mirandola si vendica dei contadini che hanno collaborato con i veneziani al fermo del marchese di Mantova. Buona parte ne uccide ed altri fa prigionieri; si impadronisce, inoltre, di un ingente bottino in termini di animali e di altri beni razziati in precedenza dai contadini stessi nelle dimore di campagna dei cittadini di Verona costretti ad abbandonare le proprietà  per rifugiarsi nel capoluogo. Si trasferisce  all’assedio di Padova con 100 lance, 200 fanti e dodici pezzi di artiglieria.   cinquanta sono i carri delle salmerie. A metà settembre viene informato da una spia che in una valle presso Montalbano, sul bordo occidentale della laguna di Venezia, è nascosto numeroso bestiame che è sorvegliato da alcuni contadini e da una barca armata.  Lascia il campo con un falconetto e la sua compagnia. La nave, colpita dall’artiglieria, salta in aria: Ludovico della Mirandola   può in tal modo impadronirsi di un notevole bottino condotto in parte al campo di Padova ed in parte a Mirandola. Tra i contadini sono uccisi 200 uomini; numerosi sono pure i prigionieri. Al campo di Battaglia Terme litiga con Teodoro da Trivulzio. Con la sua azione preferisce appoggiare gli estensi nella loro offensiva.

Ott. Veneto

Asseconda il cardinale Ippolito d’Este;  viene segnalato alla difesa di Montagnana.

Nov. Veneto Alla notizia della caduta di Vicenza in potere dei veneziani lascia Montagnana con Ludovico e Federico Gonzaga da Bozzolo per rifugiarsi nel Polesine.
Dic. Veneto

Alla guardia di Polesella. Con la perdita del Polesine ripara a Ferrara. Gli estensi collocano otto pezzi di artiglieria per bombardare un bastione che gli avversari stanno costruendo a Guardiola (Guarda Veneta). A metà mese viene ucciso da un colpo di falconetto sparato da una galea mentre sta cavalcando lungo il Po con il cardinale Ippolito d’Este: il suo corpo rimane ritto in sella per qualche tempo finché non stramazza a terra. Il cadavere è trasportato a Ferrara per essere sepolto a Mirandola nella chiesa di San Francesco. Il governo dello stato verrà preso dalla seconda moglie Francesca da Trivulzio  coadiuvata da Roberto Boschetti.

 CITAZIONI

“Uomo senza dubbio valoroso in armi, ma empio che avea scelleratamente spogliato il fratello Giovan Francesco e del dominio e delle sostanze.” CONTI

“Giovane, ma sperimentato condottiero.” A. MARCELLO

“Huomo molto strenuo et pratico nelle arme.” BRATTI

“Buon soldato..Uomo di guerra.” BACCHELLI

“El guerrier franco/ el sir della Mirandola soprano.” Da “Guerre orrende d’Italia” in GUERRE IN OTTAVA RIMA

A Brisighella “Auto ha di giesia il confalone,/ Il sir di Carpi si gliel dete in mano,/ Che nome à Ludovico qual barone,/ Sì che sto duca franco capitano/ Rota à l’armata e preso il bastone/ E meso in rota il popolo veneziano./ E tanto à fato questo sir iocondo/ Che sempre durerà sua fama al mondo.” Da un poema coevo raccolto da V.ROSSI

“Vien el conte Lodovico/ quel signor mirandolese,/ quel el ciel ha per amico,/ in favor del re francese.” Dal lamento del reame di Napoli di G.B. DRAGONCINO riportato da MEDIN-FRATI

“Quilli de l’armada tose quel penago (pennacchio del suo elmo) de mira e tirò e ge dede da mezo la testa in su e portò via tanto quanto la prese de la testa e subito chascò morto da chavallo e lì finite sua vita e lì paghò i botini che l’avia fato in Padoana.” BUZZACCARINI

“Sotto il suo dominio si venne ulteriormente rafforzando l’avvicinamento di Mirandola alla Francia, già avviato dal padre Galeotto, ora assicurato da alleanze con gli Este, i Gonzaga e il ducato di Milano.” ANDREOLLI

 

 

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