LUCIO MALVEZZI

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LUCIO MALVEZZI  (Lucio Cornelio Malvezzi) Del ramo di Cà Granda. Di Bologna.

Figlio di Ludovico, nipote di Ercole, genero di Roberto da San Severino, cognato di Giovan Francesco, Galeazzo, Gaspare, Antonio Maria ed Ottaviano da San Severino, nonché del Faccendino. Signore di Borgolavezzaro.

1462 – 1511 (settembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1467 Emilia Rimane orfano del padre. Si dedica sin dai primi anni della giovinezza alla vita militare.
1483  

 

 

 

 

 

 

 

Lug. Venezia Ferrara 20 lance Emilia

Combatte contro gli estensi. Ha il comando di 100 cavalli. Alla notizia che Ercole d’Este vuole dare una festa fuori  Ferrara si reca di notte  con i suoi 100 cavalli nel parco e, con alcuni guastatori, fa scavare un fosso in cui si nasconde con i suoi uomini per cogliere in imboscata il duca. Si porta al luogo dell’appuntamento;  non si muove al segnale convenuto dato da una piccola bombarda. I veneziani escono dai bastioni di Pontelagoscuro, si gettano sugli estensi e li inseguono sino alle porte di Ferrara; sono respinti con molte perdite per la inazione del Malvezzi. Il condottiero è privato della sua condotta ed è licenziato. Ritorna in ogni caso  a contrastare gli avversari inserito  nella compagnia di   Roberto da San Severino.

Sett.  

 

 

 

145 cavalli

 

Lombardia

Ha sempre il comando di una compagnia di cavalli.

…………. Siena  

 

 

 

Emilia e Toscana

Sfugge alla vendetta dei Bentivoglio nemici della sua famiglia; bandito da Bologna viene condotto dai senesi.

1484
Gen. 180 cavalli L’organico della sua compagnia è portato a 180 cavalli.
1485  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

E’ ospite a Cittadella del suocero Roberto da San Severino di cui ha sposato la figlia Ginevra. A Venezia: in piazza San Marco prende parte alla grande giostra indetta  dallo stesso  San Severino.

Ott.  

 

 

 

 

 

Friuli

Affianca il San Severino in Friuli, territorio al momento minacciato dagli ungheresi.

1486  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Chiesa Napoli  

 

Lazio

Combatte gli aragonesi agli ordini del suocero. Opera nell’alto Lazio.

Primavera  

 

 

 

 

 

Lazio e Toscana

Si trova a Corneto (Tarquinia); cavalca a Bracciano. Il duca di Calabria Alfonso d’Aragona e Virginio Orsini si muovono contro di lui e Giovanni Antonio Caldora;  recuperano tutto il bestiame razziato dai due condottieri pontifici  (cinquantamila capi tra piccoli e grandi). Il Malvezzi ed il Caldora ricevono alcuni rinforzi, si dirigono contro gli avversari, fanno nuove prede e le conducono a Barbarano Romano. Il Malvezzi giunge, quindi, a Tarquinia dove blocca il passo a Giovan Francesco da San Severino e, più tardi, a Montepulciano, ove contrasta il duca di Calabria.

Mag.  

 

 

 

 

 

Toscana

Partecipa alla battaglia di Montorio che dura quattro ore. Gli è dato l’ordine di collocarsi con 1000 fanti in un bosco vicino agli avversari;  ha il compito di attaccarli in un primo momento, di   ripiegare poi fino ad un certo punto dove è appostato il grosso dell’ esercito pontificio. I suoi uomini vedono l’esito positivo nella loro azione per cui, contro le disposizioni ricevute, si spingono fino al campo aragonese; giunge la notte e la battaglia ha termine senza un sicuro vincitore.

1487  

 

 

 

 

 

 

 

Lug. Venezia Duca d’Austria  

 

Veneto e Trentino

Ai primi del mese con Davide da Basilea negozia con la Serenissima la condotta del San Severino per combattere le truppe del duca  Sigismondo d’Austria. Marcia verso Rovereto;  gli è dato l’incarico di assalire con Giovanni Greco e Pietro d’ Erba gli austriaci alla testa di 30 cavalli leggeri e 100 fanti tra balestrieri e picchieri.

Ago.  

 

 

 

 

 

Trentino

Attraversa nottetempo la montagna;  assale all’ alba il castello di Beseno; tocca il primo bastione di Castel Pietra. Nello scontro sono uccisi almeno 85 tedeschi: viene respinto.

1488  

 

 

 

 

 

 

 

Ago. Milano  

 

300 cavalli  

 

Agli stipendi di Ludovico Sforza.

Nov. dic.  

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

A Bologna. Giulio Malvezzi organizza a Bologna una congiura ai danni di Giovanni Bentivoglio. Alla sua scoperta il congiunto cerca di fare ribellare la città; Lucio, che non vi ha partecipato, tenta di chiamarsene fuori. I Bentivoglio infieriscono  non solo sui colpevoli, ma su tutti i loro avversari politici. Il Malvezzi rompe gli indugi e si rifugia a Milano. Su pressione di Giovanni Bentivoglio ne viene scacciato, almeno, agli inizi, dallo Sforza.

1494  

 

 

 

 

 

 

 

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Ritorna nel bolognese al fianco del cognato Giovan Francesco da San Severino.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Rientra nel ducato di Milano e ne è ancora espulso per le reiterate proteste di Giovanni Bentivoglio.

1495  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Milano Firenze 300 cavalli Toscana

Viene inviato dallo Sforza (anche se  in apparenza la sua condotta è pagata dai genovesi) con Ludovico della Mirandola in soccorso dei pisani ai danni dei fiorentini.

Mar. apr.  

 

 

 

Capitano g.le Toscana

Si trova a Cascina con 200 cavalli e 800 fanti. Assedia Ripafratta con 8 bombarde tra grandi e piccole. I fiorentini gli vengono contro con 107 uomini d’arme, 300 cavalli leggeri, 3000 fanti e 200 guastatori: il Malvezzi, che pure ha a sua disposizione 4000 uomini tra cavalli e fanti, rientra a Pisa inseguito dalle lamentele dei cittadini. Viene pure ingiustamente sospettato di essere stato corrotto dai nemici. Trascorrono alcuni giorni ed esce da Pisa con 600 fanti, 100 cavalli leggeri, 35 uomini d’arme e molti cittadini per attaccare i fiorentini  intenti all’assedio di Buti.  Costringe gli avversari a retrocedere a Bientina; allorché i fiorentini si disperdono per la Val di Serchio ed occupano il litorale, fa suonare a stormo le campane. Si rafforzano le sue milizie con altri contingenti come quello di stanza  Vicopisano; ordina alle sue truppe (cui si sono uniti 600 francesi per la speranza di bottino) di occupare il Ponte Cappellese ed  assalire i fiorentini fermi alle Manmosse, un canale che è derivato dal Serchio. La cavalleria di Ercole Bentivoglio si mette in salvo dopo aver guadato il fiume; raggiunge Montecarlo e torna al campo di Pontedera; i fanti, viceversa, sono quasi tutti uccisi o fatti prigionieri. Il Malvezzi può pertanto recuperare quasi tutti i castelli dei pisani ed anche un cannone, seppellito in precedenza per non farlo pervenire nelle loro mani. Con la vittoria il Malvezzi si porta a Cascina e vi resta per tutto il periodo in cui il re di Francia, nemico del duca di Milano, soggiorna in  città: a Pisa la sua casa è messa a sacco dai francesi che dispongono di un presidio in tale centro.

Lug.  

 

 

 

 

 

Toscana

Giunge a Peccioli;  è sconfitto, tra Pandera e Cascina, da Ranuccio da Marciano, da Ercole Bentivoglio, da Francesco Secco e da Guidobaldo da Montefeltro: sono catturati nello scontro  sei uomini d’arme e 60 fanti; sono compresi nel novero due suoi nipoti ed un figlio del San Severino. Abbandona Cascina e fa trasportare a Pisa tutte le granaglie del circondario.

Ott. A fine mese gli sono confiscati i beni che possiede a Bologna.
Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si colloca alla guardia di Pisa allorché la città è assalita all’improvviso dal Marciano e da Paolo Vitelli (che negli stessi giorni ha disertato nel campo fiorentino) con molti assalitori vestiti alla francese ed inneggianti al re di Francia. Cerca inutilmente di dissuadere i cittadini ad uscire fuori dalle mura del borgo di San Marco;  quando tale evento si verifica fa intervenire in loro soccorso  un forte contingente di fanti. Anche il capitano francese della cittadella dà il proprio contributo a favore dei pisani;  con il fuoco dei suoi cannoni, infatti, impedisce che in quel giorno i fiorentini  si impadroniscano della città. Il Malvezzi è ferito nel combattimento: al suo termine i notabili della città lo vanno a trovare e lo ringraziano per il contributo fornito alla vittoria. Con il ritiro dei nemici si dirige a Caprona;  con alcuni pezzi di artiglieria, molesta il campo del Montefeltro posto tra Settimo e San Casciano.

1496  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Toscana

Agisce in modo da indurre  l’Entragues, che  controlla la cittadella di Pisa per conto del re di Francia Carlo VIII,  a cederla ai pisani dietro un compenso di 20000 ducati, di cui 8000 da distribuire ai difensori.

Feb. Milano Francia  

 

Liguria

Raggiunge Savona;  con alcuni cavalli e 2000 fanti contrasta i francesi. Distrugge il borgo verso il ponte della città, si accorda con l’ammiraglio veneziano Domenico Malipiero per un attacco congiunto alla città per terra e per mare. A Genova.

Mar.  

 

 

 

 

 

Liguria

Rientra da Genova;  riscontra che i francesi hanno abbandonato Savona: li insegue con Giovanni Adorno. Gli avversari ripiegano ad Albenga ed a Finale Ligure.

Apr. Milano Firenze  

 

Toscana

Esce nottetempo da Vicopisano con 750 uomini e 200 cavalli leggeri;  sorprende Francesco Secco nel sonno assieme colle sue milizie: i fiorentini sono quasi tutti catturati e svaligiati. Secondo un’altra versione la vittoria è causata dalla carica dei suoi stradiotti che scompaginano lo squadrone avversario entrando dentro il campo con furia in formazione di cuneo. Nello scontro sono uccisi 50 uomini d’arme fiorentini ed è ferito al sedere da un colpo di archibugio lo stesso Francesco Secco. I pisani catturano molti fanti e si appropriano di 200 cavalli da soma, di 4 passavolanti e di una bombarda.

Mag.  

 

 

 

 

 

Toscana

Abbandona sempre di notte Cascina;  cerca di sorprendere a Ripafratta un convoglio di rifornimenti; occupa Ponsacco e vi fa prigionieri Ludovico da Marciano e Giovanni della Vecchia che ne sono alla guardia con 100 cavalli e molti fanti; i  fanti tedeschi tagliano a pezzi il presidio. Pone a sacco la località ed occupa San Romano e Montopoli in Val d’Arno. Quando i fiorentini scorgono bandiere francesi frammischiate alle sue non vogliono combattere; preferiscono allontanarsi da Pontedera e dal pisano da essi controllato. Negli stessi giorni il Malvezzi è sospettato di trattare con i fiorentini per mezzo dell’abate di San Michele e di Giovanni Battista da Fano: accusato da quest’ ultimo, si difende davanti agli Anziani. E’ prosciolto da ogni accusa.

Giu.  

 

 

 

 

 

Toscana

Insoddisfatto del compenso che gli è corrisposto, continua la campagna in modo ambiguo;   rallenta il corso delle operazioni con sempre nuovi pretesti; il culmine giunge quando a metà mese favorisce la fuga di Ludovico da Marciano con la collaborazione dei nipoti Carlo e Lorenzo. Finge di inseguire il fuggitivo e fa nel contempo imprigionare coloro che se lo sono lasciati scappare: tutti, quando sono interrogati, dicono di avere obbedito a sue disposizioni.

Lug.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si oppone a possibili incursioni degli stradiotti nel fiorentino; i pisani ritengono sempre più che abbia in corso qualche forma di accordo con gli avversari.  Prende parte a San Giovanni della Vena ad un consiglio di guerra con gli alleati veneziani rappresentati da Giampaolo Manfrone e dal provveditore Giustiniano Morosini. Ha un diverbio con costoro. Si rifiuta, infatti, di passare all’azione con i suoi uomini a causa del ritardo delle paghe, tanto che il provveditore è costretto a dargli in prestito 400 ducati. Trascorre qualche giorno ed i pisani chiedono, invano, allo Sforza (la cui politica verso i fiorentini ed i veneziani ora è mutata) di richiamarlo. Il Malvezzi continua nella sua condotta volta ad ostacolare di fatto ogni azione offensiva.

Ago.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si sposta a Vicopisano e si fortifica a Bientina. Colloca nella torre maggiore una  colubrina che lancia palle di ferro del peso di 70 libbre; fa costruire un bastione e lo munisce di molti piccoli pezzi di artiglieria.

Sett.  

 

 

 

 

 

Toscana

Inizia ad assediare controvoglia San Regolo; si ritira quasi subito dal campo allorché i fiorentini inviano in soccorso dei difensori 200 uomini d’arme e 400 fanti. Tenta  di occupare Pontedera: anche in questo caso non si fa amare dai pisani;  viene a male parole con il commissario cittadino. Persevera nella sua tattica dilatoria nel pieno dell’offensiva veneziana. La Serenissima per liberare Pisa dall’infido  condottiero che sta ostacolando i suoi disegni per favorire quelli sforzeschi invia in soccorso dei pisani un  nemico personale del Malvezzi, vale a dire Annibale Bentivoglio con 150 lance.

Ott.  

 

 

 

 

 

Toscana

La venuta del Bentivoglio lo induce a chiedere ai pisani il commiato.

Nov.  

 

 

 

 

 

Toscana Lombardia

Si trova con i suoi uomini in Val di Serchio, attraversa in Lunigiana i territori dei Malaspina e ritorna a Milano.

1497  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. mar.  

 

 

 

 

 

Liguria

E’ inviato dallo Sforza a Savona. E’ contattato ad Altare, nel savonese, dal cardinale Giuliano della Rovere (il futuro papa Giulio II) che gli propone di passare al soldo dei francesi dietro la promessa di denari e terre. Rifiuta facendo presente che l’Italia è per gli italiani e la Francia per i francesi.

Sett. Lombardia e Piemonte Si trasferisce da Milano a Serravalle Scrivia. Ha il compito di rafforzare le difese di rocche e fortezze del territorio in previsione di una guerra con i francesi.
Dic.  

 

 

 

 

 

Piemonte

E’ eletto luogotenente ducale per le truppe dislocate oltre il Po. Viene infeudato di Borgolavezzaro dallo Sforza.

1498  

 

 

 

 

 

 

 

Mag. Milano Francia Piemonte Ha l’incarico di commissario di Alessandria quando la città viene investita dai francesi di Gian Giacomo da Trivulzio.
Giu. Firenze Pisa  

 

 

 

Scontento (almeno ufficialmente) perché non si trova al comando di alcuna compagnia chiede ed ottiene dallo  Sforza il permesso di condursi al soldo dei fiorentini. Gli viene mantenuta l’usuale provvigione.

Lug. Milano  

 

 

 

Emilia Toscana Piemonte

Si muove con Ludovico della Mirandola;  attraversa il bolognese con il permesso di Giovanni Bentivoglio: il signore di Bologna si riavvicina al duca di Milano, il Malvezzi lascia il campo e si porta con Alessandro Bentivoglio ad Alessandria. Ne è nominato commissario.

Ott. Milano Venezia 200 cavalli Emilia e Toscana

Viene inviato con 200 cavalli in soccorso dei fiorentini per contrastare Annibale Bentivoglio. Raggiunge la Toscana dal parmense.

Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana

Staziona attorno a Bibbiena.

1499  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Si parla a Venezia di un suo desiderio di passare al servizio della Serenissima. ha sempre l’incarico di commissario ducale ad Alessandria: nella città si fa malvolere sia dalla fazione ghibellina che da quella guelfa.

Mag.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Informa lo Sforza sui preparativi di guerra che i francesi stanno apprestando ai danni del  ducato.

Giu.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Fornisce di un salvacondotto gli ambasciatori francesi che da Asti desiderano recarsi a Venezia.

Lug.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Sempre in previsione di un prossimo conflitto con i transalpini, rafforza le difese di Bergoglio, vi fa costruire alcune casematte ed approfondire il fossato con l’ausilio di numerosi guastatori provenienti dal contado di Stradella. Invia al confino, ad Alessandria, alcune persone  influenti di Castello di Annone perché ostili agli Sforza; fa incarcerare altri cittadini a Bosco Marengo ed a Tortona, in quanto sospettati di essere in contatto con il Trivulzio.

Ago. Milano Francia 75 lance Piemonte   Lombardia

Si lamenta con lo Sforza perché i soldati delle guarnigioni di Rocca d’Arazzo e di Castello di Annone sono pagati con ducati “alleggeriti” del loro peso in oro: il che provoca alcuni disordini tra le truppe. Segnala anche fenomeni di emigrazione crescente verso l’astigiano, territorio controllato dai francesi. Scoppia la guerra;  viene preposto alla guardia di Alessandria: si rifiuta di prestare soccorso a Castello di Annone;  in un consiglio di guerra spalleggia l’opinione di Galeazzo da San Severino, contro quella di Alessandro Sforza, tesa ad abbandonare la difesa della città. Si porta a Pavia dopo soli due giorni;  il duca di Milano non lo vuole al momento ricevere.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Gli sforzeschi sono vinti. Il Malvezzi, con Galeazzo da San Severino scorta Ludovico Sforza nella sua fuga in Valtellina.

………….  

 

 

 

 

 

Trentino  Lombardia

E’ catturato dai veneziani a Rovereto. Inviato a Brescia dal podestà Niccolò Pesaro, è presto liberato: propone di passare al soldo della Serenissima.  La sua richiesta, al momento, non viene accettata.

1500  

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Sforza Francia  

 

Lombardia

Affianca ancora lo Sforza nel tentativo di recuperare il ducato di Milano. E’ preposto alla guardia di Vigevano.

Apr.  

 

 

 

 

 

Piemonte  Lombardia

Dopo la rotta di Novara fugge prima a Milano e, poi, nell’abbazia di Chiaravalle  Milanese; elude la sorveglianza dei francesi e si dirige a Cremona. E’ arrestato  in un’osteria da alcuni  provvigionati  che lo scovano travestito da frate francescano: chiede nuovamente ai veneziani di trasferirsi al loro soldo ed il permesso di andare a trovare la moglie che si trova a Verolavecchia: viene rinchiuso nella rocca di Cremona.

Lug.  

 

 

 

 

 

 

 

Il signore di Bologna Giovanni Bentivoglio, pur di averlo nelle proprie mani, offre ai veneziani una taglia di 2000 ducati;  lo accusa di spacciare moneta falsa,  reato di cui un suo uomo è stato accusato a Lucca.

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto

Viene incarcerato a Verona in Castelvecchio.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si interpongono a suo favore il papa Alessandro VI ed il cardinale di Modena: la risposta è demandata al Consiglio dei Dieci. Da parte sua il Malvezzi propone per la sua liberazione di pagare un riscatto di 10000 ducati.

1501  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

Il Malvezzi viene liberato su intercessione del papa Alessandro VI malgrado l’opposizione francese. Paga la cauzione.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si reca a Venezia.

……… Chiesa Lazio e Romagna A Roma. Da qui si trasferisce in Romagna per militare agli ordini di Cesare Borgia.
1502  

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Chiesa  

 

 

 

 

 

Ott. Chiesa Condottieri  

 

Romagna

E’ segnalato ad Imola con il Borgia e Gaspare da San Severino: si pone alla difesa della città con 300/400 fanti.

Nov.  

 

 

 

 

 

 

 

Raccoglie alcuni cavalli leggeri per conto dei pontifici.

1503  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

E’ licenziato su pressione di Giovanni Bentivoglio a seguito della strage di Senigallia; ripara a Ravenna con 25 cavalli. Si propone una volta di più ai veneziani.

1506  

 

 

 

 

 

 

 

Ott. Francia Bologna Emilia Lascia Parma con Antonio Maria Pallavicini ed Antonio Maria da San Severino;  si dirige verso Bologna. Durante la marcia i suoi uomini danneggiano i territori per i quali transitano.
Nov. Chiesa Bologna Capitano g.le

 

Emilia

Rientra a Bologna con la cacciata dei Bentivoglio dalla città. E’ nominato capitano generale della città dal papa Giulio II. Le vendette dei Malvezzi e degli altri fuoriusciti non sono inferiori a quelle subite qualche anno prima da parte dei Bentivoglio.

1507  

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Chiesa Bentivoglio Emilia

Si unisce con Alessandro Pepoli;  respinge l’attacco portato nel bolognese da Annibale e da Ermes Bentivoglio.

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

I Bentivoglio sono sconfitti: a Bologna, cerca, inutilmente, di dissuadere Camillo Gozzadini ed Ercole Marescotti dal loro proposito di abbattere in strada San Donato il palazzo che appartiene agli ex signori della città. A fine mese ottiene la restituzione dei beni a suo tempo confiscati a lui ed ai suoi famigliari.

Giu. Venezia  

 

 

 

Emilia

Sempre più a disagio con i pontifici si conduce al soldo della Serenissima.

Sett.  

 

 

 

100 lance Emilia e Veneto

Lascia Bologna e giunge a Venezia; la sua compagnia colloca i propri alloggiamenti nel veronese. A Verona.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto e Trentino

E’ inviato a Brentonico per ispezionare i passi e predisporre le difese da organizzarvi: si propone di impedire ai fanti tedeschi che sono agli stipendi dell’imperatore  di penetrare dal Trentino nel veneziano.

1508  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Venezia Impero 100 lance Veneto

E’ dichiarata la guerra. Si trova alla rassegna dei suoi uomini a Verona: la parata si svolge davanti a dodicimila persone, ai rettori della città ed al provveditore generale Giorgio Emo. Si accampa a Bussolengo per fronteggiare gli imperiali con 400 cavalli.

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si incontra a Valeggio sul Mincio con Niccolò Orsini e l’alleato Gian Giacomo da Trivulzio.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto e Trentino

Si muove verso Brentonico dopo la precipitosa fuga dalla località di Dionigi Naldi; preme perché si attacchi Riva del Garda.

Nov.  

 

 

 

 

 

 

 

Il Consiglio dei Savi gli concede alcuni sgravi fiscali nell’attesa che gli venga aumentata la condotta.  Nell’anno la sua paga complessiva ascende a 5962 ducati.

1509  

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Venezia Francia Impero 100 lance Veneto e Lombardia

E’ segnalato a Nogara ed al bastione di Ponte Molino verso il territorio mantovano. Rientra  nel veronese con la sua compagnia e molti fanti.

Mag. giu.  

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Partecipa alla battaglia di Agnadello, dove salva la vita al provveditore generale Giorgio Corner. Dopo la rotta è tra i pochi condottieri con Giovanni Brandolini a mantenere la calma. Tocca Brescia; da qui si ritira a Valeggio sul Mincio, prosegue per il padovano, guada il Brenta a Sambruson, giunge a Mira ed a Mestre dove è allestito il campo veneziano.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Viene inviato da Niccolò Orsini a Treviso per vedere dove collocare un nuovo campo;  ne è dissuaso dal provveditore Piero Duodo  per la mancanza di vettovaglie. Si dirige a Conegliano con 400 cavalli e fanti e tesse un trattato per potersi impadronire di Serravalle (Vittorio  Veneto) dove sono custoditi molti pezzi di artiglieria degli imperiali. A metà mese è chiamato a Padova, appena riconquistata, dal provveditore generale Andrea Gritti. Il Consiglio dei Savi gli conferma la ferma per altri due anni e gli eleva da 100 a 150 lance la condotta. Non contento della misura ha alcuni contrasti con il Gritti: alla fine l’accordo è trovato per un anno di ferma, uno  stipendio di 15000 ducati ed una provvigione mensile per coprire le sue spese di 100 ducati. La condotta è stabilita in 100 uomini d’arme ed in 100 balestrieri a cavallo.

Ago.  

 

 

 

53 lance Veneto

Da sue spie viene a conoscenza che Francesco Gonzaga si trova ad Isola della Scala e che il suo campo non è sorvegliato in modo corretto. Il Malvezzi lascia Padova di sera; giunge inavvertito a Legnago con il Ferraguto, Girolamo Pompei e Zitolo da Perugia; a lui si collegano le truppe di stanza nella località (800 fanti e 200 cavalli leggeri) cui si uniscono anche 1500 contadini. Con costoro raggiunge Isola della Scala dove è attendato il Gonzaga: sorprende i francesi nel sonno, cattura il Boisy e lo stesso Gonzaga che viene subito condotto a Legnago, a Padova ed a Venezia. Il bottino, consiste in cavalcature, artiglierie, gioielli ed armi; il suo valore è intorno ai 20000 ducati. Il Malvezzi scorta a Padova il Gonzaga. Il papa Giulio II lo cita  a comparire a Bologna entro pochi giorni, pena la confisca dei suoi beni.  Viene assediato in Padova dagli imperiali e dai francesi del la Palisse: con 53 uomini d’arme è alla testa del colonnello (129 lance) che ha il compito di sorvegliare il tratto di mura intercorrente tra la Saracinesca e Porta Savonarola. Nella città alloggia al Prato della Valle con tutti gli uomini d’arme, 700 arcieri ed i cavalli leggeri compresi gli stradiotti.

Sett.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Padova. Controlla le mura tra San Giovanni e la Saracinesca con 100 uomini d’ arme, 200 balestrieri a cavallo, 1000 stradiotti e 1500 fanti di Dionigi Naldi. Compie molte sortite;  con Zitolo da Perugia cerca di impedire che gli avversari presso il Bassanello costruiscano una diga per deviare le acque del Bacchiglione. Imperiali e francesi sono respinti e costretti a riparare dietro un muro; interviene l’Orsini che piazza 2 falconetti ed un cannone e risolve in tal modo la situazione. Gli attaccanti sono obbligati a ritirarsi in pochi giorni. Sempre nel mese il Baiardo, il la Clayette ed il la Crote pongono a Malvezzi un’imboscata sulla strada che porta a Treviso. Il condottiero esce dalla città con lo Scanderbecco al comando di 100 uomini d’arme e di 200 stradiotti;  si imbatte nei nemici. Gli stradiotti si allontanano dalla strada principale e cercano di prendere i francesi alle spalle: sconfitto, riesce a stento a riparare a Treviso. Si rifà giorni dopo allorché esce da Padova con 100 lance e 600 stradiotti per proteggere 300 stradiotti che vengono da Chioggia con 40000 ducati, destinati alle paghe del presidio di Padova, portati  da Sebastiano Moro e da Niccolò Bragadin. A Cagnola il Malvezzi viene attaccato da 300 lance francesi del la Palisse e da altri 200 cavalli tedeschi messi all’erta da una lettera inviata da Padova da Giovan Francesco da Ponte al fratello Ludovico militante nel campo imperiale: circondato dagli avversari il Malvezzi li affronta con forza; rimane ferito al volto. Nel contempo la sua resistenza permette ai pagatori di fuggire con il denaro; i francesi si appropriano solo di alcuni muli carichi con sacchi di sabbia, posti in bella mostra in mezzo ai suoi cavalli. Giovan Francesco da Ponte è  sospettato della spiata; imprigionato,  torturato, è decapitato a Venezia in piazza San Marco tra le due colonne.

Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

Dopo quaranta giorni di assedio effettua a Padova la rassegna dei suoi uomini: al suo organico  mancano solo gli otto uomini d’arme rimasti uccisi nello scontro avvenuto per la difesa del denaro delle paghe.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

L’esercito veneziano esce da Padova per conquistare Vicenza: il Malvezzi non lascia la città perché vuole essere prima saldato dei suoi crediti ammontanti a 6000 ducati. Ricevuto un acconto di 2000 ducati,  si porta a San Bonifacio per ricongiungersi con il grosso dell’esercito comandato dall’Orsini.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si fortifica a Lonigo con Bernardino di Montone ed il Naldi.

1510  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

Alla rassegna della sua compagnia a Lonigo: con l’Orsini, Giano Fregoso e fra  Leonardo Prato ha a Soave una scaramuccia con tre squadroni di cavalleria francese uscita da tale località; cattura molti uomini tra i quali 50/60 cavalli dei saccomanni.

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si incontra nei pressi di Padova con lo Chaumont che gli propone la signoria di Bologna (peraltro nelle mani dei pontifici) in cambio della consegna di Padova: si fa rimettere una conferma per scritto dei patti da parte del re Luigi XI e mostra il documento alla Signoria.

Mar.  

 

 

 

65 lance Veneto

Si acquartiera a Torri di Quartesolo. Gli sono consegnati 1000 ducati a fronte delle sue spettanze. Si ritiene non soddisfatto per cui chiede di terminare la ferma che scade a settembre.  Si mette nello stesso tempo in contatto con gli imperiali per mezzo di alcuni parenti. Muore negli stessi giorni l’Orsini; è fatto il suo nome (con quello di Giano Fregoso e di Antonio Pio) come possibile capitano generale o governatore generale delle truppe della Serenissima. Al contrario i provveditori propendono  per il Gonzaga. Il Malvezzi riceve l’autorizzazione di completare l’organico della propria compagnia.

Mag.  

 

 

 

 

 

Veneto

Persevera con zelo nei suoi doveri anche se è sempre più scontento della sua situazione personale. Non è contrario alla nomina del  Gonzaga a capitano generale; si continua a parlare nei suoi confronti come di un possibile governatore generale anche se in Senato una tale soluzione incontra molta opposizione. Riceve altri 2000 ducati. Affianca il provveditore generale Giovanni Paolo Gradenigo in Polesine per verificare la possibilità di difendere tale territorio dal prevedibile prossimo attacco dei francesi. Ritorna a San Bonifacio con il Gritti; si ritira a Longare ed a Brentelle alla notizia della caduta del Polesine.

Giu. Venezia Francia Ferrara Impero 65 lance e 85 cavalli leggeri Veneto

Si discute ancora sul suo possibile incarico di governatore generale con una condotta di 150 uomini d’ arme, di 50 cavalli leggeri ed uno stipendio annuo di 20000  ducati. Spinge i veneziani a recuperare Vicenza: con l’ingresso nella città di Ivo d’ Allègre e la perdita di Legnago muta opinione e con le sue  tesi convince i veneziani a respingere le argomentazioni di Antonio Pio, di Giano Fregoso, di Taddeo della Volpe e di Lattanzio da Bergamo che prediligono l’attacco a Vicenza con le artiglierie;  rientra al campo di Brentelle. Si reca a Monselice e ritorna al campo. Con Bernardino di Montone si lamenta dell’arrivo di Giampaolo Manfrone dalla prigionia: teme, infatti, la presenza di tale condottiero in quanto concorrente alla carica da lui ambita. Ricorda ancora di essere stato avvicinato da un emissario imperiale (Paolo di Liechtenstein) per trasferirsi al servizio di Massimiliano d’Austria; fa presente che la cosa lo interessa. Si  ammala in modo grave ed è trasportato a Padova per esservi curato dal medico Marco Antonio Speroni. Guarito, rimane alla guardia del campo con il provveditore generale Paolo Capello mentre il Gritti tenta un’azione diversiva verso Limena.

Lug.  

 

 

 

Governatore g.le Veneto

A suo parere ad essere minacciata dagli avversari è Padova, non Treviso e che è un fatto  dannoso la divisione dell’esercito. Si candida come governatore generale  trovando molti condottieri favorevoli alla sua nomina; insiste sui veneziani affinché sia risolto il problema della sua ferma. Quando i francesi minacciano Monselice vi si reca con Renzo di Ceri, Giampaolo Manfrone ed il Gritti;  ne ispeziona le fortificazioni; si muove ad Arlesega con alcuni cavalli leggeri e controlla i movimenti degli avversari. Nel Collegio dei Pregadi continua la discussione nei suoi confronti: infine, il Consiglio dei Savi, per un solo voto decide di eleggerlo governatore generale al posto di Giampaolo Baglioni con un anno di ferma ed uno di rispetto. Lo stipendio è stabilito in 17400 ducati. Il Malvezzi accetta con riserva; desidera, infatti, che la sua condotta sia portata a 150 uomini d’arme e che l’anno di rispetto sia trasformato in ferma. Ottenuto ufficiosamente l’incarico a Padova, cavalca nella città con il Montone per ispezionare lo stato del bastione di Codalunga dopo gli ultimi lavori di riattamento. Interpreta immediatamente il suo ruolo in chiave difensiva ed impedisce a chiunque di cercare scaramucce con gli avversari, come quando si presenta davanti al Bassanello un grosso squadrone di uomini d’arme e di fanti. Esce dalla Porta di Santa Croce con il Gritti e per poco non viene catturato da una pattuglia nemica.

Ago.  

 

 

 

72 lance e 100 cavalli leggeri Veneto

Riceve nel duomo di Padova lo stendardo ed il bastone di governatore generale che    gli sono consegnati da Lorenzo Orio e da Piero Morosini. Decide di muoversi alla conquista del Polesine; non manca, tuttavia, di criticare il capitano del Po Marco Antonio Contarini che ha inviato propri araldi a chiedere la resa di Rovigo e di altre località invece di attaccare gli estensi senza temporeggiare. Incominciano subito le  lamentele nei suoi confronti: il primo ad esprimere perplessità sul suo operato è il collaterale generale Piero Antonio Battaglia che rileva il suo scarso carisma. Il Malvezzi intanto, in un consiglio di guerra con il Gritti, manifesta il malumore presente nelle truppe per il ritardo delle paghe. Lascia il campo di Torre, nei pressi di Padova, si dirige verso Brescia dove Giovan Francesco Gambara ha offerto l’acquisto della città ai veneziani: l’opportunità viene persa per i suoi dubbi.

Sett.  

 

 

 

 

 

Veneto

Cavalca verso Montebello Vicentino; gli imperiali del principe Rodolfo di Anhalt e di Andrea da Capua nonché i francesi del la Palisse sfidano a battaglia campale i veneziani; questa non viene accettata dal  Malvezzi che preferisce ripiegare nei pressi di San Bonifacio. Gli imperiali si accampano tra Soave e Villanova. I contadini filomarcheschi decidono di assalire con l’aiuto di 2000 cavalli leggeri Soave, difesa da 200 cavalli e 300 fanti. Interviene il principe di Anhalt che è sconfitto. In potere degli attaccanti pervengono parte del denaro destinato alle paghe delle truppe e molti oggetti personali. Gli imperiali si ritirano a San Martino Buon Albergo; il Malvezzi li costringe a guadare l’Alpone e  li obbliga a riparare a Verona. Con il Ceri chiede in rinforzo almeno 3000 fanti; al campo di San Martino Buon Albergo non manca chi, come Antonio Pio, lo accusa di mancanza di decisione per non avere voluto inseguire gli avversari in difficoltà. Anche il provveditore Sigismondo Cavalli lo descrive timido, irresoluto e lento. Al comando di 800 uomini d’arme, di 3000 cavalli leggeri e di 10000 fanti, cui si deve aggiungere un grandissimo numero di contadini, si accinge finalmente ad assediare Verona alla cui difesa si trovano 300 lance spagnole, altre 100 tra tedesche ed italiane, 400 francesi, 1500 fanti francesi e 400 tedeschi. Batte con le artiglierie il castello di San Felice;  una gran parte delle mura crolla; 1800 fanti tedeschi operano una sortita con la protezione di alcuni cavalli francesi ed assaltano di notte le artiglierie veneziane.  I fanti di guardia sono messi in fuga; si muovono, con lo scopo di recuperare la situazione,  Zitolo da Perugia e Vincenzo Naldi che riescono a ricacciare i lanzichenecchi ed a catturare il capitano spagnolo Francesco Maldonado. Il sostanziale insuccesso scatena Lucio Malvezzi che accusa di scarsa obbedienza stradiotti, turchi, balestrieri a cavallo, uomini d’arme e fanti che non hanno voluto avvicinare i loro campi al castello di San Felice, sicché al momento della sortita nemica sul terreno non si sono trovati che metà degli effettivi a sua disposizione. Litiga con il provveditore Sigismondo Cavalli e lo invia con 100 cavalli ad impiccare quanti soldati trovi senza permesso lontano dal campo: uno stradiotto è scovato e viene subito impiccato ad una pianta. A seguito della morte di Zitolo da Perugia, il Malvezzi critico per il ritardo delle paghe ed al solito irresoluto, giudica pericoloso continuare l’assedio.  Si ritira a San Martino Buon Albergo ed a San Bonifacio a causa dell’avvicinarsi dello Chaumont. I veneziani, anche su sua richiesta iniziale, gli vogliono togliere il comando; egli, viceversa, non chiede il congedo né la Serenissima ha il coraggio di sostituirlo con un atto d’imperio.

Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si trova a Montagnana con il Gritti.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

E’ segnalato a Ficarolo; esce da Montagnana per condurre un’incursione su Verona: bloccato dalla pioggia a San Martino Buon Albergo, si ritira a Soave ed a San Bonifacio.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

Fa ritorno a Montagnana. E’ ammalato di mal francese.

1511  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Badia Polesine. Viene criticato pubblicamente dal Ceri per la sua passività.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

I nemici si avvicinano sul Po: il Malvezzi trasferisce i suoi beni da Montagnana a Padova. E’ afflitto da dolori alle gambe;  praticamente è  Gritti che esercita le funzioni di comando.

Mag.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si riprende dal letargo ed ordina al Cavalli, provveditore di Cologna Veneta, di tagliare l’Adige a Bonavigo.

Giu.  

 

 

 

 

 

Veneto

Viene biasimato in Collegio dallo stesso provveditore Cavalli.

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto

Allo scadere della ferma chiede licenza di ritirarsi; i veneziani gli offrono una residenza a Padova ed una provvigione annua di 2500 ducati. Protesta; a Padova giunge Niccolò Bernardi che a nome del Consiglio dei Savi lo riconferma nel suo incarico: d’altra parte gli uomini d’arme ed i condottieri della Serenissima preferiscono militare ai suoi ordini anziché a quelli dell’ alternativa rappresentata da Giampaolo Baglioni. Si ammala una volta di più in modo grave: contrasta l’ipotesi di riconquistare Vicenza, che viene proposta dal provveditore degli stradiotti Federico Contarini.

Sett.  

 

 

 

 

 

Veneto

Oppresso da tempo dalla lue, muore a Padova nel monastero di San Benedetto. E’ sepolto con l’abito di benedettino. I suoi funerali si svolgono in forma privata a causa dei sospetti sempre vivi nei suoi riguardi: secondo il pensiero corrente troppe sono le sue proprietà a Bologna ed i feudi da lui detenuti nel regno di Napoli per non collegarle con le recenti titubanze di comportamento.  Nell’ inventario della sua eredità si trovano, però, solo 170 ducati, numerosi pezzi di argenteria per un valore di 1000 ducati e quindici buone cavalcature.

 CITAZIONI

“Morì ancor giovane, e parve la sua morte più acerba, perché non morì gloriosamente in battaglia, come i suoi chiari fatti meritavano.” MOCENIGO

“Era in M. Lucio di tutte le cose ancora non da essere molto temute una incredibil sospension d’animo, e un certo gelo di core e paura, che il ritenevano a non mai cosa egregia e altra intraprendere: la qual paura egli tuttavia con le parole e con lo infingersi prudente copriva di maniera, che non agevolmente si parea, come egli fosse più o meno pauroso, o prudente.” BEMBO

“Homme de guerre, et entreprenant s’il y en avoit au monde.” LE LOYAL SERVITEUR

“Messer Lutio Malvezzi, il bel campione.” Da un cantare raccolto dal RAMBALDI

“Huomo valente, e molto animoso.” GIOVIO

“Huomo raro ne’ fatti della guerra d’una gran fede, e d’una somma prudenza.” P. GIUSTINIAN

“Accrebbe gloria e splendore alla famiglia sua, con diverse opere egregie e degne di memoria.” SANSOVINO

“Crebbe col suo valore la gloria ed il nome di sua famiglia.” BOSI

“Seguì emulandone la gloria, la carriera delle armi già con tanto onore battuta dal padre.” SPRETI

“Esperimentato nelle occasioni più scabrose e ardere, di una soprafina militare intelligenza.” VERDIZZOTTI

Con Renzo di Ceri “Ambi valenti e rinomati capitani.” A. ZENO

“Ingénieux et perspicace observateur.” PELISSIER

“Luzio Malvezzi celebre nell’armi/ Pien d’ardimento e di marzial valore.” Da un antico poema riportato da I. CANTU’

“(Morì) lasciando fama di buon guerriero, non macchiata da crudeltà, né d’abuso di potere.” I. CANTU’

“Pareva il signor Lucio un paladino/ Che di pagani facesse macello/…/ Lucio Malvezzi in arme pro (prode) campione/ Che non schifò faticha di gran carco/…/ El signor Lucio capitan di vaglia/ Ben si adoprava con suo stocho in mano:/ urta, si baratta, fende, frappa e smaglia:/ Che tanto non fe mai Hector troiano:/ Né Iulio cesar con Pompeo in thessaglia/ Como faceva lui sopra quel piano:/ Caziando hor questo, hor quillo con furore/ A soi prestando forza, animo e core.” CORDO

Alla difesa di Padova “Con la sua squadra il bon lucio malvezzo/ d’homini d’armi, e molti balestrieri,/ come colui che ne le guerre avezzo/ entrò in la ciuffa più che volentieri/ poco curando ogni mortal riprezzo.” DEGLI AGOSTINI

“Uomo d’arme, esponente di quella nobiltà che, nell’Italia del Risorgimento scelse il mestiere militare anche come opportunità politica per la propria famiglia, il Malvezzi appare condizionato nelle sue scelte dalle sue inimicizie con i Bentivoglio. Seppe, però, sempre valutare con attenzione i rapporti di forza, rinunciando all’azione quando mancavano i presupposti del successo; la qual cosa gli valse, in più di un’occasione, l’accusa di eccessiva prudenza.” GULLINI

“Fu eccellente nella milizia, e giugnendo ai gradi supremi, accrebbe sopra modo la riputazione, e lo splendore della famiglia. Visse e si formò nelle guerre più grandi, che avesse l’Italia..Uomo insigne nell’arte della guerra, e un uomo pieno di prudenza e di fede.” TOSELLI

“Lucio Malvezzi Capitan di Marte/ Qui invitto giace, e d’immatura morte/ Vinse chi altri già vinse, e non solo a sorte,/ Ma con prudenza, stratagemmi, ed arte.” Versi del CASIO, ripresi dal TOSELLI

“Fu de’ primi Capitani d’Italia del suo tempo.” DOLFI

“Il bel campione.” Da “La guerra dei tedeschi contro i veneziani” in GUERRE IN OTTAVA RIMA

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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