LUCIO LANDO/LUTZ VON LANDAU

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La cinta muraria di Bevagna

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

LUCIO LANDO/LUTZ VON LANDAU  ( Luzo Tedesco, Lucio di Lodi, conte Lussi) Svevo. Di Costanza. Conte.

Figlio del conte Lando, fratello di Everardo Lando e di Corrado Lando. Genero di Bernabò Visconti di cui sposa la figlia naturale Elisabetta; cognato di Bernardo della Sala e di Giovanni Acuto.

  • 1402 ca.
Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salenti.

1357
Lug.ForlìChiesaRomagna

Milita nella “Grande Compagnia” con il padre. Difende il signore di Forlì Francesco Ordelaffi; è scomunicato ed è predicata la crociata contro i venturieri.

1358
…………..PerugiaSiena700 barbute
Giu.Comp. venturaPerugiaUmbria

Al termine del conflitto si collega con Anichino di Baumgarten e forma una compagnia di 2000 barbute con la quale saccheggia il perugino ed impone al comune una taglia di 4000 fiorini.

Lug.Comp. venturaFabrianoMarcheEntra nelle Marche verso Fabriano. Trova i passi sorvegliati e si dirige a nord.
Ago.ForlìChiesaMarche e Romagna

Si muove verso Fano; raggiunge a Forlì Amerigo del Cavalletto con i resti della “Grande Compagnia”, disfatta il mese precedente alle Scalelle. Si batte nuovamente a favore di Francesco Ordelaffi  ai danni dei pontifici.

Sett. ott.Romagna e MarcheAl fine di no gravare troppo sui forlivesi per il sostentamento della sua compagnia Lucio Lando compie continue scorrerie nei territori finitimi.
……………Milano
1369
……………Perugia
……………MilanoLegaEmiliaE’ inviato dai viscontei nel reggiano con 800 cavalli per devastarne il territorio. Viene sconfitto nel parmense.
1370
Gen.FirenzeMilano500 lance e 50 arcieriEmilia

La condotta con i fiorentini è stabilita in tre mesi e quattro giorni; gli è riconosciuto uno stipendio totale  di 38500 fiorini: in esso viene compresa la sua provvigione pari a 1100 fiorini mese. Il Lando si reca con i suoi uomini a Bologna dove gli è consegnata l’insegna del comune.

Giu.PisaFuoriuscitiToscanaEntra in Pisa con 400 cavalli. Affronta i fuoriusciti che sono aiutati dai viscontei.
Lug.FirenzeMilanoCapitano g.leEmilia

Giunge a Modena con Manno Donati. I viscontei hanno costruito due bastie a Reggio Emilia alla cui difesa si trova Giovanni Acuto. Allorché il condottiero inglese lascia il campo per depredare il bolognese il Lando si unisce con Feltrino Gonzaga per assalirle.

Ago.Emilia

Libera Reggio Emilia dall’ assedio; con la vittoria di San Raffaele cavalca fin sulle porte di Parma infestandone il contado con incendi, ruberie ed uccisioni.

Sett.Emilia

Assedia ed occupa il castello di Mirandola dove è raggiunto dal nuovo capitano generale della lega antiviscontea Rosso Ricci, succeduto nell’incarico al Donati. Conduce le usuali devastazioni.

Ott.Emilia

Cade in un’imboscata nei pressi di Mirandola;  è sconfitto e fatto prigioniero dall’Acuto. Secondo fonti bolognesi la vittoria arride, al contrario, ai fiorentini su avversari forti di 800 barbute. Viene rinnovata al Lando, a fine mese, la condotta per altri tre mesi e quattro giorni; gli è sempre concessa  una provvigione mensile di 1100 fiorini.

Nov.EmiliaE’ costretto a ritirarsi in Modena a causa della ribellione di Manfredino da Sassuolo.
1371
Gen.Toscana

Viene firmata la pace fra i belligeranti. Il Lando ritorna a Firenze e restituisce le insegne del comando al gonfaloniere Baldese Baldesi; chiede ai priori licenza di essere liberato da ogni impegno contrattuale. Le autorità della repubblica esitano;  cedono solo quando si obbliga a non prendere mai le armi contro i fiorentini stessi. E’ licenziato ed oltre alle paghe ordinarie gli sono riconosciuti due mesi di stipendio aggiuntivi, di cui 2100 fiorini subito, 3000 a fine mese, 1000 entro la fine dell’anno ed altri 1000 entro un altro anno. Costituisce una propria compagnia in Toscana forte di 5000 barbute.

Feb.Comp. venturaFirenzeToscana

Si accampa nei pressi di Firenze con Federico da Vallelonga; con le sue scorrerie costringe i fiorentini a riconoscere alla compagnia 10000 fiorini. Contabilizzati i danni al contado, l’incursione costa alla repubblica 50000 fiorini.

Mar.Comp. venturaSienaToscana

Sempre con Federico da Vallelonga e Giovanni di Raten invade il senese in un periodo in cui impera la carestia. Cattura uomini e donne cui impone un riscatto per essere liberati.  Depreda il contado fino a Fonte Becci. Giunge a Presciano; ripiega a Castelnuovo Berardenga quando viene affrontato da 4000 armati, tocca Monte Sante Marie ed assale Cuna. Perviene a Rigliano; consegue un accordo con i senesi per mezzo del quale gli sono consegnati 8000/ 10000 fiorini e venti moggia di pane (valore 372 fiorini). Vengono inviati due trombetti a Siena per la ratifica dei patti;  costoro sono ammazzati dagli abitanti davanti alla Porta Nuova. I cittadini escono dalla città, catturano 200 venturieri che, prima di essere uccisi, confessano di essere stati spinti ad entrare nel  senese dai fiorentini che hanno loro assicurato un grosso di argento per ogni casa data alle fiamme (al termine delle operazioni queste saranno più di 2000).

Apr.Comp. venturaLegaPisa     Lucca            MilanoToscana ed Emilia

Nel senese il Lando è condotto dal marchese del Monferrato. Si sposta dal contado di Volterra verso il pisano. I pisani gli riconoscono una taglia di 7000 fiorini, dopo avere imposto una tassa straordinaria a 150 cittadini. Non contento, si introduce sulle colline, si sposta nel Valdarno e   e si accampa nei pressi di un ponte sul Serchio. Si avvicina sino ad un  miglio dalle mura di Pisa (località Ariglione delle Campane). Ruba, brucia abitazioni, fa prigionieri, distrugge i raccolti, minaccia. Si allontana solo quando gli vengono riconosciuti altri 7000 fiorini. Si accorda con il comune di Lucca, cui promette di non offendere il contado per tre anni pur di avere libero il passo. Ritorna al soldo della lega antiviscontea;  si arresta nel bolognese di fronte all’Acuto. I suoi uomini  danneggiano ogni  territorio in cui passano, anche se appartenente ad uno stato alleato. Stipula una condotta di venti giorni con il marchese di Ferrara Niccolò d’Este (stipendio di 10000 fiorini): obiettivo ufficiale è quello di combattere un fautore dei Visconti quale Manfredino da Sassuolo; reale quello di impadronirsi di Reggio Emilia a spese di Feltrino Gonzaga. Entrano nel castello cittadino i viscontei comandati da Ambrogio Visconti; il  Lando si dirige senza indugio nella città.

Mag.FerraraReggio EmiliaEmilia

Colloca il suo campo  a San Prospero alle porte di Reggio Emilia; malgrado gli ordini contrari del marchese d’Este trova modo di introdursi nella città   previo un accordo con Feltrino Gonzaga, che gli lascia libero il passaggio per le Porte di Santo Stefano e di Santa Croce. In cambio  assicura di risparmiare i beni dei cittadini. Bernabò Visconti gli promette 60000 ducati se lo aiuta a scacciare da Reggio Emilia le truppe della lega e quelle estensi comandate da Bichino da Marano. Il Lando accetta dopo l’introduzione nella cittadella di altri 100 cavalli da parte di Ambrogio Visconti. Le truppe della lega negoziano con gli avversari e ripiegano su Modena. Il Lando resta, invece, in Reggio Emilia oltre i termini stabiliti per le difficoltà sorte nella divisione del premio di 60000 ducati: nei ventidue giorni in cui vi si trattiene commette ogni possibile atto nocivo L’ultimo giorno del mese lascia anch’egli la città con 5000 armati.

Giu.MonferratoMilanoEmilia e Piemonte

Attraversa il parmense, il piacentino:  un esercito composito di italiani, tedeschi, ungheri, spagnoli, guasconi e bretoni cerca, invano, di sbarrargli il passo. Supera Tortona ed Alessandria e si congiunge con il marchese del Monferrato:  gli sono consegnati 40000 fiorini (ferma di quattro mesi) per lottare contro le truppe di Galeazzo Visconti capitanate da Luchino dal Verme. Il Lando irrompe nell’ alessandrino, ne mette a sacco il contado;  si collega con i monferrini per puntare su Casale Monferrato.

ett.MilanoMonferratoPiemonteAlla scadenza della ferma si conduce con parte della compagnia al servizio dei viscontei per fronteggiare i monferrini.
1376
Mar.

Viene contattato con l’Acuto dai veneziani che offrono ai due capitani 30000 ducati  affinché devastino il padovano per quindici giorni: entrambi i condottieri rifiutano la proposta per la loro amicizia con Francesco da Carrara.

Apr.MilanoChiesa300 lanceLombardia ed Emilia

Sposa la figlia naturale di Bernabò Elisabetta  Visconti, che gli porta in dote il Castello di Costanza e 12000 fiorini ritirati a Milano dal fratello Corrado. Viene inviato dal suocero con 300 lance in soccorso dei fiorentini per contrastare le truppe del cardinale legato Guglielmo di Noellet. Si sposta con 500 lance alla difesa di Bologna contro la compagnia dei bretoni di Giovanni di Maléstroit.

Mag.MarcheSi collega con Antonio da Montefeltro, sconfigge Galeotto Malatesta ed obbliga quest’ultimo a mettersi sulla difensiva.
Dic.FirenzeChiesaLazioE’ inviato con il fratello Corrado in soccorso di Francesco di Vico nell’alto Lazio.
1377
Giu.LazioCon Francesco di Vico assale con le bombarde la rocca di Vitorchiano.
Lug.PerugiaChiesaCapitano g.leToscana e Umbria

Viene nominato dai perugini loro capitano generale. Esce da Firenze; tocca Torgiano e Cannara.  A fine mese con il fratello Everardo e Guglielmo Ferrebach (600 lance e 300 fanti) si impossessa di Gualdo Cattaneo e di Bevagna con la rocca. Si scontra indi con i bretoni di Silvestro di Budes. Entra a forza in Spello e, sempre con il fratello Everardo, attraversa il Tevere. Mette a fuoco San Martino Delfico.

Ago.Umbria e Marche

Si muove attorno a Todi. A causa della mancanza di vettovaglie compie una cavalcata verso Bettona; seguono le usuali depredazioni nei contadi di Foligno e Spoleto. A metà mese approfitta dell’assenza contemporaneo di Giovanni di Maléstroit e di Silvestro di Budes, impegnati sotto Bolsena, per attaccare Bevagna alla cui difesa si trovano i capitani bretoni Jean de Blary e Guillaume Pansart. Assediati nella cittadella, i due condottieri chiedono soccorsi al Budes. Lucio Lando si ritira e ripara a Perugia. Nel proseguimento della sua offensiva si sposta nelle Marche, ove  costringe al ritiro Gentile da Varano. Con Antonio da Montefeltro e la Compagnia dell’ Uncino di Villanuccio da Villafranca scaccia da Fabriano Rodolfo da Varano  rimettendo nella città Alberghettino Chiavelli; devasta l’anconetano, saccheggia Gugliano, Gallignano e Sappanico che pure si sono arrese a patti. Si attenda nei pressi di Ancona; con Azzo da Castello, Giovanni degli UbaldiniGiovanni Acuto coadiuva i signori di Fermo, Rinaldo da Monteverde, e di Matelica, Francesco da Matelica, nella loro azione ai danni dello stato della Chiesa.

Sett.Marche e Umbria

Batte a Matelica Rodolfo da Varano, che dispone di 600 lance bretoni e più di 3000 fanti. I pontifici subiscono la perdita di 200 uomini; sono pure catturati 1000 cavalli. Le bandiere prese nel lo scontro, tra cui lo stendardo principale, sono inviate  a Firenze. Nello stesso giorno il Lando arma cavalieri il fratello Everardo, un gentiluomo tedesco e Francesco da Matelica. Le sue gesta sono fortemente lodate dai fiorentini. Subito dopo con Rinaldo da Monteverde e Bartolomeo Smeducci espugna e mette a sacco Sant’Elpidio a Mare in cui si appropria di più di ottocento coperte di seta, di centinaia di moggia di frumento;    numerosi sono pure i prigionieri. Vengono in suo potere anche Col di Pietra e Montegiorgio conquistate a Rodolfo da Varano. Si sposta in Umbria ed entra in Foligno, che si è ribellata ai Trinci ad opera di Corradino e di Napoleone Brancaleoni;  gli abitanti  defenestrano nella piazza, da un balcone del Palazzo dei Signori, Trincia Trinci.

Ott.ToscanaNel senese con il fratello Everardo.
Nov.Marche

Marcia alla volta di Macerata. Giunge alla Porta di San Salvatore (Porta Romana) e vi si accampa con 600 lance; Rinaldo da Monteverde si colloca, invece, fuori Porta Mercato con 3000 uomini: alla difesa della città sono Antonio di Guadambo e Bertrando Loctario con 300 cavalli bretoni. I suoi uomini sfondano le mura in tre punti: i tedeschi sono sopraffatti e respinti con molte perdite. Il Lando ripiega verso Fermo.

1378
Mar.ToscanaA Firenze con la sua compagnia. E’ alloggiato nel vescovado.
Mag.MilanoVerona PadovaVeneto

Sempre con Giovanni Acuto combatte gli scaligeri per conto di Bernabò Visconti. Supera presto le difese avversarie tra Villafranca di Verona e la palude di Povegliano Veronese e si accampa tra l’Adige e Verona; la città è assediata da vicino ed è facile prevederne la caduta in breve tempo. Senza avere ricevuto alcun ordine si allontana, viceversa, dal campo per metterne a sacco il territorio fino a San Martino Buon Albergo ed a Caldiero.

Lug.Lombardia e Veneto

Si ritira di fronte agli ungheri alleati con gli scaligeri; li affronta con l’Acuto e Marco Visconti nel bresciano e nei pressi del lago di Garda.

Nov.Veneto

Allo spirare di una tregua con  l’Acuto, alla testa di 1400 lance e di molti fanti, asseconda la moglie del signore di Milano, Regina della Scala nel portare un attacco diretto contro Verona.

1379
Gen.Comp. venturaMilanoVeneto e Lombardia

Guada l’Adige, invano contrastato dal voivoda di Transilvania e da Giovanni di Polisna. Entra con l’Acuto in Valpolicella ed in Valpantena che sono saccheggiate sino a Roncà ed a Monteforte d’Alpone. Parte delle truppe distrugge Montebello Vicentino ed Arzignano; il Lando si muove in Val d’Agno e depreda ogni cosa da Trissino a Valdagno. I suoi uomini si ritirano carichi di bottino da Arzignano in direzione di Montebello Vicentino e Caldiero. E’ informato del ritorno degli ungheri da feroci scorrerie effettuate, a loro volta, nel bresciano e nel cremonese. Vi è uno scontro sul Sebeto; i nemici attraversano l’Adige, arrecano gravi danni e liberano molti prigionieri. Con la sconfitta Lucio Lando abbandona il veronese:  si sparge la voce che sia stato corrotto dagli scaligeri. Il Visconti accusa i due generi; si lamenta aspramente del loro operato con l’imperatore Venceslao di Boemia e  chiede che tutti siano puniti in quanto soldati tedeschi. Analogo messaggio sarà pure inviato a Leopoldo d’Austria, a Stefano di Baviera, a Federico di Norimberga ed a Roberto conte del Palatinato. L’Acuto e Lucio Lando ricorrono a Federico Gonzaga ed ai priori di Firenze per difendersi. La rottura con il signore di Milano è completa tanto che il Visconti promette una taglia di 30 fiorini per ogni venturiero, inglese o tedesco che sia, catturato ed ucciso. Il signore di Milano nega loro gli stipendi: per rivalsa il Lando depreda con l’Acuto il bresciano ed infesta il cremonese con 1200 lance.

Feb.Lucca Siena Perugia Pisa FirenzeFuoriuscitiToscana e Umbria

Viene a patti con i comuni di Lucca, di Siena, di Perugia, di Pisa e di Firenze che assoldano ciascuno 100 o 200 lance della sua compagnia allo scopo di  affrontare i rispettivi fuoriusciti che si sono uniti con le bande di Carlo di Durazzo.

Mar.Comp. venturaBolognaEmilia e MarcheOttiene dai bolognesi 2500 ducati. Si trasferisce nell’urbinate.
Apr. mag.C.di Castello

Comp. ventura

Guelfucci

Perugia Siena

Umbria e Toscana

Con l’Acuto contrasta i fuoriusciti di Città di Castello capitanati da Brancaleone Guelfucci; tocca Fratta Todina e Ponte San Giovanni. Agli inizi chiede  in prestito ai perugini 300 fiorini; la domanda sale in breve tempo fino ad ascendere a 4000 fiorini. Ottenuta tale somma dall’Umbria si sposta in Toscana. Invano le città della regione ricordano ai due condottieri (cui si è aggiunto il fratello Everardo) gli obblighi da essi assunti nei loro confronti durante la guerra degli Otto Santi. Rispondono che la loro compagnia è qualcosa di diverso proprio per la presenza in essa di Everardo Lando che, a suo tempo, non ha firmato alcun documento del genere. Cavalca in Val di Chiana e minaccia i senesi: costoro consegnano a lui, al fratello Everardo ed all’  Acuto 6000 fiorini mediante un accordo raggiunto con i  commissari Goro Sansedoni e Francesco di Matarazzo. Al Lando, in particolare, gliene sono concessi altri 2000 per risarcirlo dei danni subiti nel territorio in altra occasione.

Giu.ChiesaAntipapaToscana e  Lazio

A metà mese i tre condottieri sono invitati ad una grande festa a Firenze per celebrare l’accordo raggiunto con i comuni della Toscana. Si reca a  Torrita di Siena ed a fine mese, a Gracciano; qui la compagnia si scioglie. Il Lando si divide dall’Acuto e milita per il papa Urbano VI contro le milizie dell’antipapa Clemente VII. Entra in Viterbo.

1380
Feb.MarcheA fine mese con il fratello Corrado viene ospitato a Montegiorgio da Rinaldo da Monteverde.
Mar.Comp. venturaFermoMarche

Con il Monteverde ed il fratello Corrado depreda il territorio di Fermo. Invia all’avanguardia 60 cavalli e a ne pone in agguato altri 300 sul Tenna in contrada Pontigiana. Gli abitanti di Fermo si mettono all’inseguimento dei primi e cadono nell’ imboscata predisposta: sono uccisi sei uomini e catturati altri 60 che vengono condotti a Montegiorgio.

Apr.FirenzeComp. venturaMarche e Toscana

Esce dal fermano. E’ chiamato dall’Acuto a difendere i fiorentini dalla “Compagnia di San Giorgio” di Alberico da Barbiano. Sconfigge gli avversari a Malmantile e li  costringe a trovare una via d’intesa con fiorentini e senesi.

Mag.PisaFuoriuscitiToscanaAl servizio di Pisa allorché la città viene minacciata dai fuoriusciti di Giovanni dell’ Agnello. Cessa il pericolo ed il Lando è licenziato con 8000 uomini tra cavalli e fanti.
Giu.Comp. venturaFermo RiminiMarche e Romagna

Si congiunge con Giovanni degli Ubaldini e Niccolò da Monteverde per soccorrere la rocca di Montefalcone Appennino in cui Rinaldo da Monteverde viene assediato dagli abitanti di Fermo. Alla notizia della cattura e dell’ esecuzione dello stesso Monteverde muove contro Fermo e ne devasta il territorio circostante. Si accorda con gli abitanti che gli consegnano 1500 fiorini;  Rodolfo da Varano rifornisce la compagnia di vettovaglie. Si allontana ed attraversa i territori di Fossombrone, di Senigallia, di Fano, di Pesaro e di Rimini: i Malatesta sono costretti a riconoscergli 1200 ducati affinché le loro terre non siano toccate dal passaggio dei suoi uomini.

1381
PrimaveraCechiaE’ segnalato a Praga alla corte dell’imperatore Venceslao di Boemia.
Nov.Comp. venturaFermoMarche

Ritorna nel fermano con Giovanni Acuto e Boffo da Massa; si ferma all’ abbazia di Chiaravalle; subito dopo è segnalato nei pressi di Montottone ove gli sono consegnate vettovaglie per due giorni; affianca Boffo da Massa a Rotella ed a Montalto delle Marche. Respinto, è segnalato ancora a Montottone con gli altri capitani. Questa volta il vescovo della località non soccorre i venturieri su pressione dei priori di Fermo. Compiuto un inutile tentativo di impadronirsi della città, ritorna a Chiaravalle e lascia il territorio. Entra nel maceratese; si accampa con l’Acuto al ponte di Monastero presso Treia.

1382
……………Germania
……………Firenze
Lug.Comp. venturaSienaToscana

Scorre nel senese con Lucio Sparviero alla testa di 800 cavalli. A causa dell’insuccesso dell’ iniziativa si collega con Guglielmo Ferrebach.

1383
Ott.Comp. venturaMarche e RomagnaSi ferma nella marca d’Ancona ed in Romagna. Raduna truppe al suo soldo e compie alcune scorrerie con Giovanni Acuto.
Nov.RiminiRavennaRomagna

Su istigazione di Galeotto Malatesta assale Guido da Polenta;  toglie a quest’ultimo Polenta e Coglianello, occupa Cervia ed attacca Ravenna. Tutti i soldati fatti prigionieri dai ravennati entro la città, dopo che essi ne hanno scalato le mura, sono fatti impiccare da Guido da Polenta.

1384Comp. venturaSienaToscanaSulla fine dell’anno con Giovanni Acuto, Giovanni degli Ubaldini e Rinaldo Orsini taglieggia il senese.
1385
Sett.UngheriaSegue Carlo di Durazzo allorché il sovrano di Napoli si reca in Ungheria per assicurarsi anche tale regno.
……………Comp. venturaUmbriaGiunge nel perugino con 2000 cavalli. Tocca Papiano, Spina e Cerqueto.
Dic.BolognaCunioRomagna

Combatte Giovanni da Barbiano. Assedia Barbiano con 160 lance tedesche, 100 lance inglesi e molti fanti bolognesi; è raggiunto da altre 200 lance capitanate da Guido da Fano e da Anderlino Trotti che non vogliono unire i loro alloggiamenti con i  suoi per timore di un  possibile voltafaccia da parte del Lando. Anche i fanti si trasferiscono nel campo di Guido da Fano. I sospetti si rivelano fondati: Giovanni da Barbiano, infatti, gli ha promesso 3000 ducati in caso di astensione dalle ostilità. Accetta e gli sono consegnati 2000 ducati. I  bolognesi gli inviano Giovanni Isolani per capire le sue intenzioni; il Lando si reca a Faenza dove è giunta una compagnia di 600 cavalli agli ordini di Corrado Prospero. Si accorda con tale capitano e fa venire al campo 200 cavalli di questa compagnia per uccidervi Guido da Fano ed Anderlino Trotti. La trama è scoperta. Il capitano generale Egano Lambertini ne informa il senato: il Lando viene convocato a Bologna. Al suo rifiuto è licenziato con tutti i suoi uomini, dei quali 400 cavalli e 1000 fanti preferiscono rimanere agli stipendi dei bolognesi. Lascia nottetempo il campo di Barbiano.

1386
Gen.Comp. venturaBolognaRomagna

A Bologna è impiccato in effigie per i piedi come traditore al Palazzo dei Signori ed in altri luoghi pubblici come alcuni lupanari. A sua volta il Lando fa dipingere in un’insegna tutti gli Anziani della città impiccati anch’ essi per i piedi.

Feb.Romagna

Si allea con Giovanni da Barbiano e si porta a Faenza con 500 lance. I bolognesi lo affrontano nella Valle di San Martino e lo mettono in fuga.

Apr.RomagnaSi incontra a Faenza con il signore della città Astorre Manfredi.
Giu.Romagna e Emilia

Si collega con Astorre Manfredi e Taddeo Pepoli per aiutare costoro ad impadronirsi di Bologna: gli è promesso il sacco della città per dieci giorni. Il tentativo fallisce. Come risposta i bolognesi attaccano Faenza con 700 lance: il Lando interviene con le sue 500 lance e vince più volte gli avversari. Devasta a sua volta il bolognese.

Ago.AntipapaNapoliRomagna Regno di Napoli

Sopraggiungono gli ambasciatori del conte di Virtù Gian Galeazzo Visconti ed impongono la pace tra i contendenti: gli viene ordinato di sgombrare il faentino nel termine di quindici giorni. Si trasferisce nel regno di Napoli.

Sett.FirenzeUrbino
Ott.VeronaPadovaCapitano g.le 500 lance e 400 fantiVeneto

Su consiglio di Jacopo dal Verme viene condotto per tre mesi dal signore di Verona Antonio della Scala: gli è dato il comando generale delle truppe per fronteggiare i carraresi di Padova. A Mestre Giovanni Ordelaffi gli presenta il bastone di capitano generale; il Lando riconferma quest’ ultimo alla testa delle genti italiane. Il condottiero prende la strada di Mirano; le difese apprestate dai carraresi lo persuadono a ritornare indietro;  mette a ferro e fuoco il trevigiano. Varca il Sile, tocca Quinto di Treviso, sosta ad Istrana ed a Ciano. Si impossessa a patti di Onigo che viene data alle fiamme; seguono altre scorrerie verso Valdobbiadene, Asolo e nella Valle di Cavaso del Tomba. Si riduce nel bassanese, guada il Brenta e ritorna a Vicenza. Ha il compito di impadronirsi delle torri di Novaglia a Longare. Prepara le bombarde ed i mangani per porvi l’assedio. Negli stessi giorni l’Ubaldini depreda il veronese; anche il Lando decide  un’azione diversiva nel serraglio di Padova per richiamare indietro il capitano avversario. Francesco Novello da Carrara e  Bernardo Scolari si oppongono al suo passaggio ; bloccato a Limena, i carraresi lo obbligano a ritirarsi con grosse perdite fra i suoi uomini. Assedia allora le torri di Novaglia che controllano il territorio fino a Monte Berico.

Nov.VenetoOttiene la resa delle torri di Novaglia e di Longare, nonostante i tentativi di Giovanni degli Ubaldini di muoversi in soccorso dei difensori.
Dic.Veneto Emilia e Romagna

Sono smantellate le fortificazioni di Longare;  le soldatesche scaligere possono dare inizio ai lavori di deviazione del corso del Bacchiglione. Il Lando conquista la fortezza di Cogolo sul Brenta: Francesco da Carrara gli offre in segreto 10000 ducati perché alla scadenza della ferma con gli scaligeri  si trasferisca nel mantovano per sei mesi. Fa conoscere il tenore dell’offerta dei carraresi ad Antonio della Scala: il signore di Verona lo lascia libero confidando nell’ inclemenza del tempo che, di norma nel periodo invernale fa interrompere le operazioni militari.  Transita per il bolognese senza fare danni e rientra nel faentino.

1387
Feb.Comp. venturaBologna ForlìEmilia e Romagna Veneto

Invade il bolognese con il fratello Corrado; si ferma a Panzano, tocca San Giorgio di Piano, Budrio e la torre di Giovanni Isolani. Attacca Bologna con 2000 cavalli e molti fanti; presto il suo esercito viene tormentato da problemi logistici, manca un regolare flusso di rifornimenti mentre agli avversari giungono rinforzi da altre parti come 200 lance e 400 balestrieri inviati dai fiorentini. Incominciano le prime diserzioni ed è costretto a spostarsi in Romagna per provvedersi delle necessarie  vettovaglie. I bolognesi non se ne restano inattivi;  lo tallonano da vicino. Giunge a San Martino nel forlivese, attraversa il faentino e giunge a Ravenna: negli stessi giorni, Filippino dal Verme abbandona la sua compagnia per militare agli stipendi degli scaligeri. Il Lando punta su Castrocaro Terme ed è disfatto nei pressi da Pino e da Cecco Ordelaffi in uno scontro in cui viene catturato il fratello Corrado con 100 lance. Si salva ad Argenta nell’ estense con soli tre cavalli: il resto dei venturieri è anch’esso messo in fuga a Russi. A fine mese è convocato a Verona da Antonio della Scala per riprendere il conflitto con i carraresi; si reca nella città con altri capitani tedeschi;  non accetta le condizioni che gli sono proposte. Nel contempo neppure Filippino dal Verme vuole più militare ai suoi ordini. Si dirige allora a Ravenna per accordarsi con Guido da Polenta: uno dei figli del signore della città gli fa credere che la sua vita è in pericolo a causa dei bolognesi. Lascia di nascosto la località e ripara a Ferrara. I soldati si portano su Faenza: molti sono uccisi o derubati dai contadini del circondario; gli altri  vi sono arrestati su ordine del Manfredi.

1388
Sett.

Fa sapere ai veneziani di non avere alcun impegno con i carraresi, né di avere l’intenzione di nuocere agli interessi dell’alleanza tra i viscontei e la Serenissima.

1390
Mar.PisaToscanaAl servizio dei Gambacorta signori di Pisa. Gli viene saldato solo mezzo soldo.
1397
Mar.MilanoFirenzeToscanaFallisce un suo tentativo di conquistare di sorpresa San Miniato. Devasta le sponde dell’Arno e si avvicina al capoluogo.
EstateGermania

Si reca in Germania per raccogliervi truppe a favore del duca di Milano Gian Galeazzo Visconti. Rientrato in Italia, nell’ottobre 1398 lascia Verona, supera il Po e dal padovano scorre nel veronese.

1402
Apr.FirenzeMilanoEmiliaStaziona nel bolognese con Bernardo della Serra. Muore probabilmente nello stesso anno.

 CITAZIONI

-“Uomo che anch’egli  col prendere il soldo altrui, o più colle rapine e co i saccheggi manteneva le truppe sue.” MURATORI

-“Era thodesco ed grande caporale tra ‘ Thodischi.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSUM

-“Capitano di giente d’arme in Itallia e gran signore in Alemagna.” GATARI

-“Questo conte Luzi fu Tedesco e sempre fu tenuto poco leale; e per certo li soldati non sono più leali, come soleano essere per lo tempo passaro.” MONUMENTA PISANA

-“Valoroso capitano.” DE STEFANI

-“Di nazione Tedesca e generoso guerriero.” V. DE CONTI

-“Gran Capitano di guerra.” MUZZI

-Con Giovanni degli Ubaldini “Uomini di ventura usi alle rapine agli omicidi ed a ogni altra opera nefaria.” A. MARINI

-“Also acted as ambassador to his home, conducting negotiations in Italy on behalf of his monarch the Holy Roman Emperor Wenceslaus. He conferred with the emperor in person, sat at his court in Prague, and from 1379 to 1383 served as intermediary between the monarch end the city of Lucca in discussions about imperial recognition of the city’s freedom.” CAFERRO

-“Questo conte Luvisi fu Todesco, e sempre fu tenuto poco reale (leale), e per certo li soldati sono assai più reali come solevano essere per li tempi passati.” ARROSTI

-“Rimini ha dedicato una via di San Giuliano Mare a Lucio Lando..I motivi di questo onore restano misteriosi, considerato che..costui, senza essere nemmeno un grande condottiero, si creò una fama sinistra seguendo fedelmente le orme del padre in crudeltà e slealtà. E che a Rimini non compì alcun fatto significativo procurando in compenso solo danni, come del resto in buona parte dell’Italia.” www.chiamamicitta.it>12-febbraio-1359-il-flag..

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