LODRISIO VISCONTI

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LODRISIO VISCONTI  (Luigi Visconti) Di Milano. Signore di Castelseprio, Crenna, Besnate e Crema. Cugino di Marco Visconti.

1280 ca. – 1364 (aprile)

Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

………LombardiaMilita per i ghibellini con il padre Pietro.
1310

………. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Esiliato dai della Torre, si reca ad Asti per incontrarvi il fratello dell’imperatore Enrico di Lussemburgo.

Dic. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Rientra a Milano con i congiunti al seguito dell’imperatore: è obbligato a riconciliarsi con i guelfi cittadini.

1311GhibelliniGuelfi 

 

Lombardia

Ha l’incarico di podestà a Bergamo. Si allea con i Suardi per scacciare dalla città i Bonghi, i Rivola e parte dei Colleoni avversari della fazione ghibellina.

1312

Apr.EmiliaE’ nominato vicario imperiale di Piacenza.
1313

Feb.MilanoGuelfi 

 

Lombardia

Con Guarnieri di Homberg assale i guelfi che sono trovati ad alloggiare in disordine a Ponte San Pietro: tra gli avversari sono uccisi 1300 uomini.

1314 

 

 

 

 

 

Lombardia

Sulla fine dell’anno ha il compito da Matteo Visconti di dirimere con altri nobili milanesi le discordie che separano in Pavia i guelfi ed i ghibellini.

1315

Apr. 

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ attaccato dai fuoriusciti di Bergamo dai quali è sconfitto nei borghi. Ricevuti in soccorso da Matteo Visconti 500 uomini d’arme e 1000 fanti, sconfigge a Ponte San Pietro Ponzino Ponzoni. Obbliga gli avversari a ritirarsi con la cavalleria a Cologno al Serio.

Mag. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Con 1000 fanti e 200 balestrieri sorprende con l’astuzia i difensori di Nembro.

1316

Mag. 

 

 

 

 

 

Piemonte

A metà mese è nominato podestà di Vercelli; mantiene tale incarico fino al termine dell’anno.

1317Lombardia

Viene ancora preposto alla guardia di Bergamo.

1319

Feb. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Ricopre ancora l’incarico di podestà di Vercelli: deporrà tale carica solo nell’aprile 1320.

1322

Giu.Lombardia

A fine mese Galeazzo Visconti diviene signore di Milano.

Nov. dic.Milano

 

Chiesa

 

 

 

Lombardia

Mentre Milano è assediata dai pontifici il Visconti congiura con la nobiltà milanese ed alcuni connestabili di fanti tedeschi ai danni del  cugino Galeazzo: si propone di consegnare il congiunto  al cardinale legato Bertrando del Poggetto. Promette ai suoi soldati il sacco di Monza per tre giorni con l’eccezione della chiesa di San Giovanni; accosta alle mura le macchine ossidionali, supera le prime difese e penetra nella località che viene messa a sacco. I guelfi di Pieve d’Incino, capitanati da Tignacca e da Strazia Parravicini, cercano a loro volta di attaccare Monza; sono introdotti nel castello dai loro partigiani asserragliati in città. Il Visconti chiede soccorsi ai ghibellini Franchino Rusca e Calcino Tornielli; assedia ed espugna il castello che viene parimenti depredato. E’ catturato tra gli altri Tignacca Parravicini che si riscatterà dietro il pagamento di una taglia di 1200 fiorini. Lodrisio Visconti si proclama podestà di Monza. Rientra a Milano e con i soldati tedeschi fa ribellare la città;  Galeazzo Visconti è costretto a fuggire a Lodi. Rimane alla testa del governo cittadino con Guglielmo Pusterla, Simone Crivelli e Francesco da Garbagnate. A Milano rientra Marco Visconti, che con l’aiuto dei mercenari tedeschi stanchi dell’anarchia cittadina disperde le milizie di Lodrisio Visconti. I due Visconti  si incontrano; Lodrisio  è convinto a sostenere la causa di  Galeazzo Visconti, l’unica che gli può permettere di soddisfare le proprie ambizioni. Simone Crivelli e Francesco da Garbagnate sono espulsi dalla città.

1324

Feb. 

 

 

 

 

 

 

 

Dopo la battaglia di Vaprio d’Adda si riavvicina a Marco Visconti; ostile sempre a Galeazzo Visconti,  non esita ad intimare al comune di Monza il pagamento del suo salario. Il signore di  Milano, informato, vieta di dare seguito alle sue richieste.

1327

Lug. 

 

 

 

 

 

Trentino

Accusa di tradimento Galeazzo Visconti davanti all’imperatore Ludovico il Bavaro. E’ anch’egli fatto arrestare con tutti i parenti (Galeazzo Visconti con i fratelli Luchino e Giovanni ed il giovane figlio Azzone). Galeazzo è rinchiuso nei Forni di Monza, il cui nome deriva dalla presenza di pozzi in cui sono calati i prigionieri dopo essere stati torturati. Lodrisio Visconti è liberato in breve con Marco Visconti dietro il pagamento di un forte riscatto (si parla di 50000 fiorini).

1333 

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Geloso dell’autorità del nipote Azzone Visconti si accorda con 250 uomini d’arme tedeschi e comincia a tramare ai suoi danni. Con la scoperta della cospirazione abbandona Milano e con il favore del signore di Como Franceschino Rusca fugge a Vicenza. Il suo castello di Crenna è distrutto.

1335VenetoA Verona, alla corte di Mastino della Scala.
1336

………VeronaVeneziaVenetoCombatte i veneziani guidati da Pietro dei Rossi.
1337LombardiaAzzone Visconti fa assediare e distruggere il suo castello di Crenna.
1339

Gen.Comp. venturaMilano 

 

Veneto

Alla fine della guerra si trova a Vicenza con le masnade tedesche e le soldatesche di entrambi i contendenti. Il signore di Verona consegna al  Visconti una certa somma con la quale convince a seguirlo contro Azzone Visconti 2500 cavalli, 800 fanti e 200 balestrieri per lo più svizzeri. Viene in tal modo costituita la “Compagnia di San Giorgio” nella quale militano il conte Lando, il Malerba e Guarnieri di Urslingen. Appoggiano la sua azione Calcino Tornielli da Vergano Novarese e Vincenzo Suardi.

Feb. 

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

Varca l’Adige, si getta sul bresciano, supera l’Oglio, attraversa il bergamasco e l’ Adda; a Rivolta d’Adda  mette in fuga il capitano visconteo Pinalla Aliprandi che con 500 uomini d’arme cerca invano di sbarrargli il passo sul fiume. Il Visconti punta su Monza e perviene a Cernusco sul Naviglio ed a Sesto San Giovanni sul Lambro; da qui muove su Castelseprio dove arruola altre truppe e si rifornisce di vettovaglie. Entra in Legnano e ne taglieggia gli abitanti. Finalmente si arresta; in Milano entrano migliaia di profughi; Azzone Visconti, immobilizzato dalla gotta, affida la difesa allo zio Luchino. 700 cavalli rimangono con il signore di Milano alla guardia delle mura del capoluogo. Azzone Visconti si muove contro Lodrisio; nel contempo Luchino Visconti affronta la compagnia  alla testa di 1800 cavalli (800 milanesi e 2000 tedeschi comandati da Rinaldo di Lourich) e 10000 fanti. Luchino Visconti divide le sue truppe in due colonne. Uno squadrone (800 cavalli e 3000 fanti) si acquartiera a Parabiago, mentre il resto dei viscontei, con lo stesso Luchino, si accampa più indietro a Nerviano. Lodrisio Visconti fa mettere a sacco Parabiago; cominciano a mancare le vettovaglie alle sue truppe. Dispone queste in tre file in modo da circondare il campo in tre punti; attacca di notte i milanesi capitanati da Giovannello Visconti e da Giovanni Fieschi, cognato di Luchino; gli avversari sono sorpresi nel sonno; l’avanguardia  è sgominata; sono uccisi il Fieschi con 300 cavalli e molti fanti. All’alba del giorno seguente lascia a Parabiago 400 cavalli alla guardia del bottino e dei prigionieri e si dirige con 1500 armati verso Nerviano. Invia il Malerba con 700 cavalli verso Milano a presidiare le rive dell’Olona al fine di tagliare la strada all’eventuale ritirata dei nemici verso il capoluogo.  Luchino Visconti esce allora da Milano e fa avanzare due schiere, la sua forte di 1500 cavalli tedeschi ed una seconda, condotta da Ettore di Panigo e dal senese Roberto Villani (per conto degli estensi), composta di 700 cavalli italiani (200 bolognesi e 300 sabaudi). Ettore Panigo sconfigge i venturieri che si sono accampati a Parabiago; Lodrisio Visconti si scontra con la schiera condotta da Luchino Visconti in un combattimento che dura sei ore in mezzo alla neve ed al gelo. Entrambi i contendenti inalberano la vipera viscontea con le aquile. Diversi sono invece i gridi di battaglia, da un lato “Miles Sancti Ambrosii!” e dall’altro il nome del capitano “Ruithband Henrich!”. Le forze milanesi, superiori in termini numerici sono fatte a pezzi dai tedeschi: Luchino Visconti viene disarcionato; catturato è legato ad un albero di noce. Intervengono nel frattempo i cavalli di Ettore di Panigo che trovano gli uomini di Lodrisio Visconti in disordine intenti alla ricerca del bottino e dei fuggitivi. Nello scontro muoiono, d’ambo le parti, 4000 cavalli e molti più fanti (700 cavalli e 3000 fanti tra i milanesi). Sono catturati 2100 cavalli. Il Visconti si dà alla fuga; l’Adda in piena lo costringe a fermarsi. Si consegna allora prigioniero al nipote Giovannello con due figli;  sarà rinchiuso per dieci anni in una gabbia di ferro nel castello di San Colombano al Lambro. Si racconta che la vittoria sia stata propiziata da Sant’Ambrogio: da qui l’uso di dipingere il santo con una frusta in mano. Azzone Visconti fa erigere a Parabiago una chiesa dedicata a Sant’ Ambrogio della Vittoria, dietro al cui altare maggiore è posta una lastra di marmo con un’iscrizione inneggiante al successo conseguito.

1356

Nov.MilanoLegaCapitano g.leEmilia e Lombardia

Alla morte di Azzone Visconti è fatto liberare dall’arcivescovo Giovanni Visconti dalla sua prigione posta nel castello di San Colombano al Lambro. Il figlio Ambrogio, inoltre, sposa Margherita Visconti, figlia naturale del nuovo signore di Milano. Ha il comando delle barbute viscontee che devono difendere Parma dalle truppe della lega capitanate dal conte Lando. Unitosi con Pandolfo Malatesta e Francesco d’Este, si dirige contro gli avversari accampati a Magenta; quando costoro si ritirano il Visconti, alla testa di 6000 cavalli, si accampa presso Casorate Primo.  Lancia la sfida per una battaglia campale. Il comandante dell’esercito della lega, il vescovo di Augusta Astorgio Markwald, dà l’ordine di attraversare nottetempo il Ticino per raggiungere Pavia; il Visconti lo previene inviando Valeriano Castracani con 300 cavalli per impedire il guado agli avversari. Il mattino devono ancora superare il Ticino il Markwald, il conte Lando, Dondaccio da Piacenza, Raimondo Lupo e 1500 barbute. Il Visconti, che ha collocato i suoi uomini sulla strada in modo tanto stretto da impedire il passo agli avversari, li fa attaccare dai fanti nascosti tutt’attorno alla strada e nelle vigne vicine;  ordina loro di colpire soprattutto le cavalcature.  Quando queste sono quasi tutte abbattute ordina l’assalto finale: i nemici sono sconfitti nello spazio di tre ore; sono fatti 600 prigionieri con i principali condottieri.

1357

Gen. 

 

 

 

 

 

Piemonte

Perde il castello di Novara ad opera del conte Lando, di Azzo da Correggio e del marchese Giovanni di Monferrato.

1364

Apr. 

 

 

 

 

 

Lombardia

Seguita a vivere alla corte di Azzone Visconti;  il figlio Ambrogio si pone al servizio di Bernabò Visconti. Muore per malattia a Milano agli inizi del mese. Gli sono tributati funerali solenni. Sposa Costantina Malaspina e Vincenza Cavalcabò.

 CITAZIONI

-“Fu il primo..che desse loro (ai mercenari stranieri) forma di potenze strane, terribili, feroci, le quali fatte sostegno all’ altre già miseramente disordinate di papi, di re, d’imperatori, correan dietro ad un’insegna qual ch’ella fosse, e battagliavano dove più larghe venissero le paghe, più certo lo sperpero ed il saccheggio.” ODORICI

-“Huomo destro in arme.” BUGATI

-“De quo dici potest, quod numquam fuit aliquis Civis in Lombardia tantae audaciae, nec tantae fortitudinis, qui ad militum numquam expavit occursum, nihil; quod libuit, perpetrare pertimuit.” FIAMMA

-“Vir in armis, et bellis strenuus et industrius.” MORIGI

-“Tanto celebre per le militari sue imprese e varie vicende.” ROSMIMI

-“Uomo cattivo.” I. CANTU’

-Con Niccolò Piccinino, Uguccione della Faggiuola, Castruccio Castracani, Giovanni Acuto, Facino Cane, Bartolomeo Colleoni, il Carmagnola “Furono capi notissimi per le loro imprese.” AGOSTINI

-“Notevole uomo d’arme.” RENDINA

-“Intrigante, maneggione, sulfureo, abbinava a tali doti il carisma del grande combattente, astuto e audace..La battaglia di Casorate fu uno dei primi esempi italiani in cui si ribaltò l’usanza medievale secondo la quale, in uno scontro in campo aperto, a fare la voce grossa fossero solamente i contingenti di cavalleria. Al contrario, la parte del leone fu interpretata dalla fanteria.” STAFFA

-“Nelle scelte politiche di Lodrisio non bisogna vedere esclusivamente cieca vendetta nei confronti dei parenti; piuttosto, la sua vicenda mostra alcuni interessanti aspetti degli esponenti delle linee “minori” dei Visconti, che verosimilmente non si sentivano affatto tali, che potevano fare affidamento su estese amicizie nel contado e in città (che forse Lodrisio non fu in grado di mobilitare pienamente) e che, infine, dovevano percepire come tirannica l’impostazione in termini dinastica data dai parenti “maggiori” alla signoria su Milano.” BOZZI

“Eresse il bellissimo castello di Crenna, presso Gallarate, gravando moltissimo gli uomini del Seprio. Egli si comportò con crudeltà verso sua moglie, dei Marchesi Malaspina,, e giunse a tali eccessi ch’ella fuggì a Verona.” AZARIO

Fonte immagine: wikipedia

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