La Dinastia Manfredi: Un’Analisi Storico-Genealogica e Militare della Signoria di Faenza

Storia dei Manfredi a Faenza: l'ascesa dei condottieri, le battaglie della Compagnia della Stella e la tragica fine sotto l'urto di Cesare Borgia.

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Astorre II Manfredi , Galeotto Manfredi
Astorre II Manfredi , Galeotto Manfredi

L’epopea dei leoni di Faenza e la spada come mestiere

La casata dei Manfredi, originaria di Reggio Emilia, si impone come una delle forze dominanti nel complesso mosaico politico della Romagna tra il XIII ed i primi anni del XVI secolo. La fama riguardante tale famiglia, con membri signori di Faenza e di Imola, resta ancora oggi una vicenda memorabile ed avventurosa che, dal tardo Medioevo fino a tutto il Rinascimento, attraversa la storia d’Italia facendo parlare di sé, nel bene e nel male, tra gli altri anche Dante (con il frate gaudente Alberico, “il peggior spirto di Romagna”, e con il figlio di costui Ugolino, detto Buzzola, il rimatore ricordato nel “De vulgari eloquentia”), Niccolò Machiavelli e Francesco Guicciardini. I Manfredi sono i protagonisti di tutte le guerre che sconvolgono la Romagna nel periodo in oggetto. Il loro insediamento a Faenza non risulta un evento isolato; si inserisce nel violento processo di frammentazione del potere imperiale e papale che permette a diverse stirpi militari di trasformare il controllo delle milizie locali in una signoria territoriale pienamente legittimata. Inizialmente legati alla fazione guelfa, i Manfredi sanno oscillare con estremo pragmatismo tra il riconoscimento papale, ottenuto attraverso la concessione del vicariato apostolico, e la nomina a vicari imperiali, come avviene nel 1340 per mano di Ludovico il Bavaro. Questa capacità di manovra tra i due massimi poteri del tardo Medioevo è la chiave che permette a Giovanni Manfredi di trasformare la conquistata carica di capitano del popolo in una signoria indipendente: seppure discontinua in quanto, per alcuni anni, è il dominio ecclesiastico dei legati pontifici a prevalere nello stato manfrediano.

La peculiarità della dinastia risiede nella sua doppia anima:di essere signori territoriali e nel contempo capitani di ventura. Questa simbiosi permette alla famiglia di finanziare lo splendore urbanistico e culturale di Faenza attraverso i proventi delle “condotte” militari, stipulate con le grandi potenze italiane come la repubblica di Venezia, il ducato di Milano e lo stato di Firenze. Mentre le mura della città sono rinforzate e le biblioteche si arricchiscono di preziosi manoscritti, i membri della casata guidano gli uomini d’arme sui campi di battaglia del centro-nord della penisola. Tutto ha inizio con Astorre I che fonda una propria compagnia indipendente, la Compagnia della Stella, divenuta in un breve tempo un modello di efficienza bellica e, soprattutto, di spregiudicatezza politica. Sotto la guida di esponenti della famiglia come Astorre II, Faenza conosce un’epoca d’oro, diventando un crocevia per artisti, umanisti e musicisti, integrando perfettamente l’ideale rinascimentale del principe-condottiero.

La storia manfrediana si presenta come una saga familiare segnata inizialmente da un’avversione smisurata tra due rami della stessa famiglia e, successivamente, da una conflittualità interna che talora mina la stabilità della stessa signoria. La divisione, infine, tra il ramo di Faenza e quello di Imola, le feroci congiure domestiche e le rivolte popolari istigate dai parenti esiliati, rappresentano una debolezza strutturale cronica, specie di fronte alla politica espansionistica dello Stato della Chiesa ed all’ambizione di Cesare Borgia. Il risultato di tali conflittualità non può che portare alla rovina definitiva della dinastia nei primi anni del 1500, segnando la fine di un’epoca in cui la sopravvivenza di una signoria dipendeva unicamente dall’abilità del suo rappresentante nell’uso strategico della spada.

I PROTAGONISTI

Francesco I Manfredi

1260 ca.-1343. Primo signore di Faenza dal 1313 al 1317 e dal 1340 al 1343. Padre di Ricciardo e di Alberghettino II. Muore nel maggio 1343, formalmente sempre con il titolo di capitano del popolo con il quale 30 anni prima si è fatto carico della signoria cittadina.

Alberghettino II Manfredi

+1329 (novembre) Secondo signore di Faenza dal luglio 1327 all’agosto 1328. Secondogenito di Francesco I. Malcontento della politica di sudditanza del padre verso lo Stato della Chiesa, si allea con Cecco Ordelaffi ed i ghibellini per entrare di nascosto in Faenza e dichiararsene signore espellendo dalla città il podestà Fulceri da Calboli con tutti i suoi famigliari. Rapida è la reazione dei pontifici; l’anno seguente, la città cede dopo 25 giorni di assedio ed Alberghettino viene catturato. Lasciato apparentemente libero, prende parte ad una congiura organizzata dalla fazione dei Maltraversi, favorevole all’imperatore Ludovico il Bavaro. Scoperto, è decapitato.

Ricciardo Manfredi

1285 ca.-1340. Primogenito di Francesco I, padre di Giovanni e di Guglielmo. Inizialmente capitano del popolo di Imola. Terzo signore di Faenza dal 1329 al 1340. Agli inizi della sua carriera milita al servizio degli angioini di Napoli. Affianca il padre nella sua politica favorevole alla Santa Sede fino alla scacciata da Faenza del legato pontificio Bertrando del Poggetto avvenuta nella primavera del 1334.

Giovanni Manfredi

1324-1373. Quarto signore di Faenza in vari intervalli dal 1342 al 1356. Figlio naturale di Ricciardo. La sua è una esistenza turbolenta, trascorsa per lo più in imprese di guerra, per cui poco è il tempo da lui dedicato al governo della città. Nominato vicario imperiale nel 1340 e capitano del popolo di Faenza nel 1341, il suo stille di vita è contrassegnato da molti avvenimenti di segno spesso diversi. Congiure, assedi, tradimenti, uccisione di congiunti durante un banchetto, tafferugli nelle cucine durante una festa di Pasqua sono alcuni fatti che caratterizzano tale personaggio. Altri eventi che ne delineano le sue azioni sono pure le ripetute lotte con i pontifici, la sua alleanza con gli Ordelaffi ed i Visconti, la resa finale di fronte alla Santa Sede, la liberazione dalla scomunica, la sua cacciata da Bagnacavallo, lasciatagli pealtro in signoria dagli avversari, ad opera degli abitanti locali. Sono costoro, infatti, che, stanchi del suo comportamento, introducono in città le truppe pontificie del cardinale legato Anglico de Grimoard. La sua figura è tratteggiata dalle cronache coeve come quella di un uomo sempre impetuoso e talvolta brutale; “fu reputato pei Savi follemente matto”, così si esprime nei suoi confronti Matteo Villani. Costretto all’esilio, muore cinque anni dopo a Pistoia nel borgo di San Marco.

Astorre I Manfredi

1350-1405. Quinto signore di Faenza dal luglio 1377 all’ottobre 1404. Figlio di Giovanni e fratello di Francesco, sposa Leta da Polenta, vedova del signore di Mantova Francesco Gonzaga. Astorre I (noto anche come Astorgio) è forse il membro più celebre e controverso della famiglia. Condottiero di grande audacia, fonda nel 1379 la Compagnia della Stella, una delle prime formazioni mercenarie italiane dell’epoca. E’ un uomo di profondi contrasti: da un lato, poeta raffinato in corrispondenza con Franco Sacchetti, dall’altro, soldato descritto come infido e “uccello di gran cuore ma di mala fede”. Inimicatosi con Alberico I da Barbiano (il leggendario condottiero fondatore della Compagnia di San Giorgio) per avere contribuito con i bolognesi alla morte del fratello Giovanni, viene ridotto in condizioni tali da dover dare in locazione, per dieci anni, Faenza ai pontifici per 25000 ducati. I patti non sono rispettati dal cardinal legato Baldassarre Cossa. Sono scoperte alcune sue lettere alla resistenza dirette agli abitanti di Forlì, dove è stato inviato per prendere possesso della città a nome della Santa Sede. Convocato, è imprigionato; accusato di tradimento, confessa la sua colpa. E’ fatto decapitare a Faenza nella pubblica piazza. Autore di sonetti e di una preghiera alla Madonna di 44 terzine.

Francesco Manfredi

+ 1393. Francesco Manfredi, figlio di Giovanni e fratello del celebre Astorre I, vive gran parte della sua carriera all’ombra del congiunto, pur manifestando una spiccata indipendenza. Signore di Solarolo, è ricordato principalmente per la sua ribellione contro il fratello: approfittando dell’assenza di Astorre I da Faenza, tenta di usurparne la signoria. Sconfitto, viene rinchiuso proprio nella rocca di Solarolo. Uscito di prigione grazie all’intervento dei suoi sostenitori, preferisce scendere a patti con il comune di Bologna e cedere tale castello in cambio di una rendita vitalizia e di un palazzo in città, il cosiddetto Albergo del Re. Gli è attribuita l’apertura di una zecca sulla base di concessioni papali ed imperiali.

Giovanni Galeazzo Manfredi

1375 ca.-1417 (ottobre). Sesto signore di Faenza. Sposa Gentile Malatesta, figlia di Galeotto. Padre di Guidantonio e di Astorre II. Nessuno dei Manfredi raccoglie un’eredità peggiore della sua: nessun possesso di terre e la nomea di una casata sommersa nell’infamia di tanti tradimenti. Sotto l’esempio del signore di Rimini Carlo Malatesta, di cui diverrà cognato, favorisce la causa del papa Gregorio XII in contrapposizione alla politica dell’antipapa Giovanni XXIII (il cardinal Cossa). Nel giugno 1410 riesce ad impadronirsi di Faenza. Con la bolla riguardante la riconferma del vicariato, il pontefice gli concede anche l’autorità di rifare gli statuti della città. Cessa di vivere ancora giovane per una pestilenza che colpisce la Romagna.

Guidantonio (detto Guidaccio) Manfredi

1407-1448 (giugno). Settimo signore di Faenza. Figlio di Giovanni Galeazzo, padre di Taddeo, fratello di Astorre II. Celebre capitano del suo tempo. Valoroso come soldato, si fa trovare spesso in prima linea, rivelandosi in tal modo imprudente e poco esperto negli accorgimenti tattici. Uomo d’azione, rapido nelle decisioni, irruente, si mostra avventato come il nonno Giovanni; incarna con la sua presenza tutta intera la vena guerresca della famiglia. Si rivela come il tipico avventuriero senza scrupoli, fedele solo ai propri interessi, tanto da essere definito come uno dei più vergognosi esempi di mancata fede ai principi professati dagli uomini d’arme. Debilitato dalle fatiche guerresche, muore ai Bagni di Petriolo, nel senese, o a Santa Marta ai Tufi.

Astorre II Manfredi

1412-1468 (marzo). Ottavo signore di Faenza. Figlio di Giovanni Galeazzo; fratello di Guidantonio; padre di Carlo, Galeotto, Lancillotto e del vescovo Federico; zio di Taddeo; suocero di Cecco e di Pino Ordelaffi. Sposa Giovanna da Barbiano, figlia di Alberico I. Sin da giovane si dà al mestiere delle armi. Come il fratello Guidantonio, anch’egli è accompagnato per tutta la vita dalla fama di mancatore di parola, una trista nomea di traditore che si abbina alla sua biografia, contrassegnata da impulsività, prepotenza, violenza e vendicatività, caratteristiche tutte di cui il suo comportamento nella battaglia di Anghiari (in e dopo tale scontro) è la cartina di tornasole. Con sconsiderato coraggio rompe la linea dell’esercito visconteo improvvisando automamente una carica di cavalleria pesante; l’azione permette agli avversari di penetrare nella breccia da lui aperta nelle file amiche. Ferito da un colpo di lancia, viene disarcionato e catturato da Niccolò da Pisa. E’ consegnato da quest’ultimo ai fiorentini in cambio di 3000 fiorini. Liberato dopo un periodo di carcere a Firenze nella prigione delle Stinche, medita la vendetta. Due anni dopo coglie in agguato a Bologna il condottiero, in viaggio in tale territorio con un salvacondotto, “colpevole” della sua umiliazione. Astorre si introduce con otto sicari nella casa dove alloggia Niccolò da Pisa e lo uccide. Notevoli sono pure i suoi dissidi con il nipote Taddeo. Il lato positivo di questo personaggio è al contrario messo in luce dalla storiografia locale: il ventennio della sua signoria significa il momento di maggiore prosperità della dominazione della sua casata in Faenza, riscontrabile nel lusso raffinato della sua corte, dai suoi rapporti con le più note dinastie signorili, dall’opera di sviluppo edilizio nella città e nel territorio circostante, dal suo amore per la musica, fattori tutti che rendono il Manfredi un protagonista di primo piano della storia cittadina.

Taddeo Manfredi

+ 1486. Figlio di Guidantonio e nipote di Astorre II, Taddeo Manfredi è educato alla raffinata corte dei Gonzaga. Signore di Imola, la sua carriera è costantemente minata dai conflitti con lo zio Astorre II per il controllo dei territori romagnoli. Sposa in prime nozze Marsabilia Pio (figlia di Galasso Pio di Carpi) e in seconde Luchina dal Verme, figlia del condottieo Luigi. Ha diversi figli, tra cui il ribelle Guidoriccio, e Zaffira, sposa a Pino Ordelaffi. Costretto dalle circostanze a rifugiarsi a Milano presso il duca Galeazzo Maria Sforza, è qui imprigionato fino al momento in cui è convinto a vendere Imola per 40000 ducati al cardinale Pietro Riario. Gli è concesso in Piemonte, a titolo compensativo, il feudo di Castelnuovo Scrivia. Presto gli è tolto anche questo perché affidato a Roberto da San Severino; gli sono ora date due terre minori. Fugge dal ducato milanese per riparare nel veneziano. Gli ultimi suoi anni sono volti al vano tentativo di recuperare la signoria di Imola. Muore in esilio. Non si hanno notizie sulla sua fine.

Carlo Manfredi

1439-1489. Nono signore di Faenza. Figlio di Astorre II, fratello di Galeotto, Lancillotto e Federico; padre di Ottaviano. Sposa Costanza da Varano, figlia del signore di Camerino Rodolfo. Allontana il fratello Galeotto da Faenza malgrado il testamento paterno. Nel novembre 1477 la popolazione di Faenza si ribella a causa dell’aumento del prezzo del pane. Il fratello Galeotto irrompe nella città per la Porta Ravegnana ed è accolto come signore. La folla inferocita mette a sacco il palazzo vescovile del fratello Federico, dove sono trovati frumento, olio, vino, legname ed altri generi in grande quantità. Costretto a rinchiudersi nella rocca di Ravaldino, deve presto abbandonare il potere nonostante alcuni aiuti esterni fornitigli da fiorentini e veneziani. La sua signoria è valutata variamente dalla storiografia locale: alcuni mettono in risalto le sue iniziative urbanistiche, mentre altri si fermano ad esaminare gli eccessi commessi dal fratello Federico. Muore di peste a Rimini.

Ludovico Manfredi

+ 1465. Appartenente ad un ramo minore dei Manfredi. Noto anche come Ludovico da Marradi, signore di Marradi e di Gattara nella Val di Lamone. Vanta legami di parentela illustri essendo cognato di Alberico II da Barbiano e di Obizzo da Polenta. Condottiero e poeta, la sua carriera viene stroncata nel 1425 quando, attirato a Firenze con un falso salvacondotto, è rinchiuso per motivi sostanzialmente ignoti nel carcere delle Stinche. I fiorentini si impossessano delle sue terre. Rimane prigioniero nella città per quasi quarant’anni, implorando inutilmente la libertà ai Medici attraverso i suoi versi. Liberato, muore nello steso anno.

Galeotto Manfredi

1440-1488 (maggio). Decimo signore di Faenza. Galeotto è figlio di Astorre II e fratello di Carlo, Lancillotto e Federico. Sposa Francesca Bentivoglio, figlia di Giovanni II, signore di Bologna. E’ generalmente stimato come il tipico principe del pieno Rinascimento. Buon politico, soldato valoroso, protettore e cultore delle arti egli stesso; è descritto, a differenza di molti altri membri della sua casata, d’animo piuttosto buono e leale, anche se a volte è visto cedere a subitanei impeti d’ira. Non si macchia di quei delitti così frequenti nelle corti del suo tempo. Delle sue vicende sono pieni i memorialisti romagnoli, soprattutto per l’amore romantico per Cassandra Pavoni e per la sua tragica fine ad opera della moglie.

Lancillotto Manfredi

+ 1480 (febbraio). Figlio di Astorre II, fratello di Carlo, Galeotto e di Federico. Milita costantemente al fianco del fratello Galeotto, sostenendolo nelle sue aspre lotte per il controllo della signoria di Faenza contro i fratelli Carlo ed il vescovo Federico. Risulta un capitano attivo su diversi fronti per avere prestato i suoi servigi a Firenze durante i fatti di Volterra e, successivamente, allo stipendio dei veneziani. Cognato di Pino Ordelaffi, presso il quale cerca rifugio nei momenti di difficoltà. Lancillotto non lascia eredi diretti e muore per cause naturali a Faenza pochi anni prima della tragica fine del fratello Galeotto.

Federico Manfredi

Federico, figlio di Astorre II e fratello di Galeotto, Carlo e Lancillotto, sceglie la carriera ecclesiastica; diventa vescovo di Faenza senza abbandonare una caratteristica prioritaria della sua casata, l’uso delle armi per ottenere i suoi obbiettivi. Figura ambigua e potente, non esita a guidare personalmente milizie per difendere gli interessi del ramo familiare rappresentato dal fratello Carlo, opponendosi con le armi ai fratelli Galeotto e Lancillotto, scacciati da Faenza nonostante il testamento paterno. A dispetto del suo ufficio sacro, ha un figlio naturale, Ottaviano, per il quale cerca invano di ottenere diritti sulla signoria. Federico muore in tarda età dopo aver visto il declino politico della sua famiglia sotto l’incalzare delle potenze vicine.

Ottaviano Manfredi

1472 (agosto)-1499 (aprile) Figlio naturale del vescovo di Faenza Federico. Esiliato dalla città con l’avvento al potere dello zio Galeotto, si rifugia in Toscana. E’ costretto a pernottare a Pisa, sotto stretta sorveglianza, per timore da parte fiorentina che insorgano nella città romagnola tumulti a suo vantaggio. Dopo il fallimento di una cospirazione a suo favore, deve ridursi a vivere abbandonato da tutti. Si dà al mestiere delle armi. Combatte nella guerra di Pisa per i fiorentini contro i veneziani. Diviene amico della signora di Forlì Caterina Sforza. Lascia la città per recarsi a Firenze allo scopo di incassare il resto delle paghe dovutegli. Per risparmiare sulle spese di viaggio, rifiuta la scorta che la Sforza vorrebbe dargli. Giunge nottetempo in un’osteria nei pressi dell’alpe di San Benedetto. E’ qui sorpreso da 25/30 sicari guidati da nemici personali. Ferito da un colpo di roncola al collo, si dà alla fuga; un contadino lo trafigge al collo; disarcionato, è finito con 13 colpi infertigli alla testa ed alle gambe.

Astorre III Manfredi

1485 (giugno)-1502 (giugno). Ultimo signore di Faenza dal 1488 al 1501. Figlio di Galeotto e di Francesca Bentivoglio. Gli sono vicini i fratellastri Francesco e Giovanni Evangelista. All’età di tre anni eredita la signoria di Faenza all’omicidio del padre. Con la caduta del duca di Milano Ludovico il Moro, suo protettore, Cesare Borgia si impadronisce di Faenza nell’aprile 1501. Fatto prigioniero con il fratellastro Giovanni Evangelista, viene inviato a Roma per essere rinchiuso in carcere, per circa un anno, in Castel Sant’Angelo. Noto per la sua singolare avvenenza, la sua morte, secondo il Guicciardini, è dovuta ad “esecrabile nefandezza”, vittima della sua leggiadria fisica. Assassinato con il fratellastro, i due cadaveri sono rinvenuti nel Tevere.

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