Come i Fregoso combatterono, governarono e persero Genova in due secoli
I Fregoso (o Campofregoso) sono un’antica famiglia nobile della repubblica di Genova, i cui membri si distinguono come capi della fazione guelfa all’epoca dei “cappellazzi” (1339-1527), cioè il governo dei dogi popolani, in rivalità perenne con la famiglia ghibellina degli Adorno. Tredici di costoro ricoprono la carica di doge. Due di essi sono presenti nella presente scheda: Paolo (doge nel 1362, nel 1363-1364, nel 1483-1488) e Giano (1512-1513), rimosso da tale incarico dagli spagnoli a favore del cugino Ottaviano. I Fregoso sono una delle più turbolente e influenti casate genovesi del Quattrocento e del Cinquecento. La loro storia è inseparabile dalla struttura politica della città ligure, dove il dogato non è una carica ereditaria ma un campo di battaglia permanente tra fazioni rivali: Fregoso contro Adorno, Fieschi o Doria, secondo le circostanze, utili strumenti delle grandi potenze esterne interessate al controllo della repubblica, come il ducato di Milano, i regni di Francia e di Napoli prima, il regno di Spagna poi, la Spagna e l’Impero per finire: tutte potenze che usano l’una o l’altra famiglia come pedine nei loro disegni egemonici sulla penisola.
In questo contesto, i Fregoso non sono semplici condottieri di ventura nel senso classico del termine: sono al tempo stesso signori, esuli, corsari, diplomatici, ammiragli, capitani il cui orizzonte operativo si estende dall’Appennino ligure alle coste di Otranto, dalla Corsica ai campi di Lombardia, fino alle corti di Francia e di Urbino. La loro grandezza è sempre precaria, strappata con le armi e perduta con uguale violenza; la loro rilevanza storica è documentata dalla rete di legami familiari che attraversa mezzo secolo di guerre italiane. La casata, alla fine, perde gran parte della sua importanza politica già nella prima parte del XVI secolo con il dogato del soprannominato Ottaviano, imprigionato dagli imperiali e morto in carcere nell’isola d’Ischia. Gli esponenti più noti sono Paolo Fregoso corsaro, arcivescovo di Genova, doge, cardinale, ammiraglio della flotta pontificia contro i turchi, due volte candidato al soglio pontificio e Giano Fregoso, eletto al dogato dal papa Giulio II ed allontanato in breve tempo da tale incarico, a seguito di una rivolta popolare, per ordine del vicerè spagnolo di Napoli e del marchese di Pescara Ferdinando d’Avalos. Finisce la sua carriera di condottiero là dove la ha iniziata, agli stipendi della Serenissima.
AGOSTINO FREGOSO
Signore di Sarzana e di Sant’Agata Feltria, URL: https://condottieridiventura.it/agostino-fregoso-signore-di-sant/
1442-1486 (luglio) Figlio di Ludovico Fregoso, doge di Genova in tre occasioni, e di Ginevra Gattilusio, figlia di Palamede, signore di Enos (ora Inoz o Enez), piccola località della Tracia orientale (Turchia). Sposa Gentile da Montefeltro, figlia del duca di Urbino Federico, che gli porta in dote dodici castelli tra cui Sant’Agata Feltria. Padre di sette figli, tra cui Ottaviano, ultimo doge della repubblica di Genova; di Federico, arcivescovo di Salerno, cardinale ed ammiraglio, alla testa, nel 1516, di una spedizione navale congiunta francese, genovese e pontificia, allestita per combattere i corsari barbareschi; di Costanza, sposa di Marcantonio dei Landi di Piacenza, principe della Val di Taro; di Bettina, sposa di Onorato Grimaldi, signore di Bogliasco; di Caterina, unita in matrimonio con il conte umbro Matteo di Baschi. Genero di Federico da Montefeltro, avendone sposato nel 1476 la figlia, vedova del conte di Ghiaggiolo Carlo Malatesta. Con la perdita di Sarzana è Sant’Agata Feltria ad essere per alcune generazioni il centro del ramo familiare che da lui discende.
“Ligurem bellatorum optimum”. Così si esprime nei suoi confronti lo storico campano Giovanni Albino. Ed ancora “Buon soldato, anche se consapevole che spesso più delle armi sono efficaci il tradimento e il veleno. Lo ha provato sulla propria pelle, e si servirà di tradimento e veleno per mantenere e accrescere il potere. Non si ferma neppure di fronte al suocero che lo ha accolto in casa, se arriva a progettare di eliminare il padre di sua moglie col veleno, a Viterbo nel 1480.” Così Francesco Dall’Ara in “Sant’Agata Feltria. Briganti e gentiluomini. Vicende di storia d’Italia viste da una buona terra di montagna”. Questa in sintesi la rappresentazione di tale condottiero, datosi alla ventura a seguito delle numerose disavventure che hanno contrassegnato i suoi primi anni di vita. Ha modo di servire varie signorie del tempo come il duca di Borgogna Carlo il Temerario in Francia ed in Germania, Siena, Venezia e lo stato della Chiesa in più riprese. Per sfuggire alle aspre lotte, che nella seconda metà del 1400 vedono contrapporre la sua famiglia con quella degli Adorno per il predominio politico in Genova, si trasferisce alla corte di Federico da Montefeltro, di cui sposa la figlia Gentile. Tra il 1478 ed il 1484 è impegnato a contrastare Firenze nella lotta per il controllo di Sarzana, città già appartenente alla repubblica di Genova, finché in seguito alle difficoltà incontrate è costretto a cedere la località al Banco di San Giorgio. Nel 1483 si trova a Genova con l’incarico di di guardia del palazzo; in tale veste aiuta l’arcivescovo Paolo Fregoso, suo cugino, a diventare doge a spese del nipote Battista Fregoso. Riprende la sua attività di condottiero al servizio del papa Innocenzo VIII (il genovese Giovan Battista Cybo) contro le truppe del re di Napoli Ferrante d’Aragona. Nel luglio 1486 è ferito in un’imboscata, tesagli ad Altavilla Silentina nei pressi della foce del Sele mentre sta cercando di portare soccorso ai difensori del castello di San Severino, assediato dagli avversari. Le ferite riportate in tale occasione si rivelarono fatali; muore dopo pochi giorni a Mercato San Severino.
PAOLO FREGOSO
Doge, Arcivescovo e Cardinale di Genova. URL: https://corsaridelmediterraneo.it/fregoso-paolo/
1430-1498 (marzo) Paolo è la figura più complessa e controversa della casata: arcivescovo di Genova, tre volte doge, cardinale, corsaro e comandante della flotta pontificia. Nasce a Genova da Battista, noto uomo d’armi, fratello del doge Tommaso, che il padre scalza per poche ore nel 1437, e da Ilaria Guinigi, figlia del signore di Lucca Paolo, sua seconda moglie. Rimasto orfano a dodici anni, viene avviato dal fratello Pietro alla carriera ecclesiastica. Studia a Pavia ed a Bologna. Già chierico ma ancora studente, viene nominato dal papa Niccolò V protonotario apostolico, finché la morte dell’arcivescovo di Genova Giacomo Imperiale e, soprattutto, la protezione papale, gli consentono in pochi anni, appena raggiunta l’età canonica, ad essere consacrato arcivescovo di Genova da parte del pontefice Callisto III. Tali le premesse che ne condizionano la vita caratterizzata da una sequenza ininterrotta di conquiste del potere e di conseguenti rovesci. Controversa è la valutazione di questo personaggio. Paolo Fregoso è considerato da alcuni storici moderni come Jacques Heers un “tiranno, demagogo e turbolento, fu forse il più tristemente celebre fra i signori del mare genovesi”. Sullo stesso tono è anche il francese Petit “Archeveque-brigand”. Di tutt’altro parere è Maristella Cavanna Ciappina, autrice di una sua biografia. In essa viene messa a fuoco l’annotazione del Sanudo che, alla notizia della sua morte, così riporta nei suoi Diarii “Era povero cardinale et havea poca entrata”. Il che conferma che “al di là dei rovesci, che certo ne caratterizzano il destino, la natura indipendente e orgogliosa di (questa) personalità straordinaria” fanno sì che la sua “ambiziosa utopia venga demonizzata da una tradizione storiografica conformisticamente disposta a sottoscrivere la condanna di un prete politico scomodo per il Banco di San Giorgio, per gli Sforza e per gli alti strati della Repubblica genovese”. Eletto doge per la prima volta nel 1462, poi nel 1463, poi ancora nel 1483 con un colpo di mano ai danni del nipote Battista, è altrettante volte esiliato o costretto a cedere il potere sotto la pressione degli sforzeschi, degli Adorno o delle fazioni cittadine. Nei periodi di esilio si dedica alla guerra di corsa nel Mediterraneo, depredando, con base in Corsica, navi genovesi e straniere; nel 1481 guida per il papa Sisto IV una flotta di ventiquattro galee per contrastare i turchi che minacciano Rodi e coopera con gli aragonesi alla riconquista di Otranto. Nominato cardinale nel 1480, cede Genova agli Sforza nel 1488 e si ritira a Roma, dove muore a fine marzo 1498.
GIANO FREGOSO
Doge di Genova. URL: https://condottieridiventura.it/giano-fregoso/
1455 ca.-1529 (agosto) Giano è figlio di Tommaso Fregoso; zio paterno di Agostino. Sposa Ardabella di Leca, figlia del nobile corso Giampaolo di Leca, intorno al 1482-1488. Ha numerosi figli, tra i quali si segnalano come condottieri Cesare, Annibale, Alessandro ed Ercole, canonico. Le figlie si sposano con esponenti della nobiltà bresciana come gli Avogadro ed i Maggi. Suoi fratelli sono Fregosino: accusato di spionaggio; durante il suo dogato, è autore dell’assassinio di un figlio di Gianluigi Fieschi; il che causa nel 1513 la sollevazione della città nei suoi confronti. Altri fratelli sono Ludovico, che al momento della rivolta si trova alla guardia del Castelletto e Zaccaria. Quest’ultimo viene catturato dai Fieschi; ucciso, il suo cadavere è trascinato per le vie di Genova. Positive ed unanimi sono le valutazioni a suo riguardo non solo da fonti veneziane come il Sanudo “E’ valente homo et aficionatissimo servitor di questo stato…Qual ha un optimo governo (nella conduzione delle truppe)”, ma anche dagli storici genovesi della seconda metà del 1500 come Uberto Foglietta. Giano Fregoso è una delle figure militari più significative della sua generazione. Dopo anni di esilio e di attività militare al servizio di Francia, di Venezia e del papa Giulio II, nel 1512 rientra a Genova per esserne eletto eletto doge per volontà di tale pontefice e con il riconoscimento dei veneziani. Il suo dogato è breve: deve cedere di fatto il potere ai francesi nel dicembre 1512, per essere alla fine rimosso dal suo incarico nel febbraio 1513 per volontà del vicerè spagnolo di Napoli Raimondo di Cardona. Per il resto della sua vita milita quasi ininterrottamente al servizio di Venezia, operando principalmente in Lombardia e nel Veneto sia contro gli imperiali, sia, in un secondo momento, ai danni dei francesi. Raggiunge il grado di governatore generale delle truppe veneziane ed è tra i protagonisti delle campagne degli anni Venti. Grazie alla sua esperienza riceve dalla Serenissima anche incarichi di ingegneria militare (missioni a Corfù, Candia e Nauplia nel 1518-1519); prende parte ad alcuni degli eventi decisivi della guerra franco-imperiale per il controllo del nord Italia, come la difesa di Brescia e l’assedio di Abbiategrasso. Muore nell’agosto 1529 a Brescia, nella casa di Aymo Maggi (o a Quinzano d’Oglio, secondo altre fonti), con i figli Annibale e Cesare presenti al suo capezzale. E’ sepolto a Verona nella chiesa di Sant’Anastasia, dove nel 1565 il figlio Ercole, canonico della stessa, gli farà erigere nel 1565 un grandioso mausoleo dallo scultore Danese Cattaneo, allievo del Sansovino.
CESARE FREGOSO
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1502-1541 (ottobre). Di Roma. Figlio di Giano e di Ardabella di Leca. Fratello di Annibale e di Alessandro. Sposa nell’ottobre 1529 Costanza Rangoni, sorella di Guido, vedova del conte ferrarese Tommaso Calcagnini. Cognato di Luigi Gonzaga, signore di Castelgoffredo. Cavaliere dell’Ordine di San Michele. Ha come segretario Matteo Bandello, con lui a Verona dal 1529 al 1536, che gli dedica una novella e lo ricorda più volte nelle sue opere, rappresentandolo come un uomo raffinato, gaudente, amante di profumi, dolciumi, vesti ricamate, accessori lussuosi di abbigliamento. In corrispondenza con Pietro Aretino.
Valoroso condottiero, esperto nel campo dell’architettura militare, nemico mortale di Andrea Doria con i suoi vani tentativi di riportare Genova sotto l’orbita francese. “Era uomo distinto nelle arti di guerra e di pace, nell’architettura militare molto perito, l’amico degli artisti e degli uomini di lettere, e nelle sue cose sempre magnifico”: questo il quadro ne ne fa il Litta. Cesare è tra i condottieri veneziani più attivi degli anni Venti del Cinquecento, distinguendosi in numerose azioni in Lombardia, nel Veneto e in Piemonte. Nel 1527 partecipa alla liberazione di Genova dal controllo imperiale affiancando Andrea Doria (al momento suo alleato), e per breve tempo ne è governatore; nel 1536 abbandona il servizio veneziano per passare a quello francese. Si allontana da Verona con 200 cavalli, senza licenza, per affiancare il cognato Guido Rangoni contro gli imperiali. La Serenissima non solo lo priva del soldo e del grado (capitano generale della cavalleria leggera); gli confisca i suoi beni e lo bandisce dai suoi stati come disertore. Anche il fratello Alessandro è licenziato. Combatte in Piemonte, conquista Racconigi e difende strenuamente Cherasco nel 1537 dagli attacchi portati dal marchese di Vasto Alfonso d’Avalos. E’ costretto alla resa solo dopo mesi di resistenza. Negli anni seguenti diviene uno degli agenti diplomatici più preziosi del re di Francia Francesco I. Dopo la pace di Noyon si trova al fianco del sovrano al momento del suo convegno con l’imperatore Carlo V. Altri incontri dello stesso tenore ha anche con il papa Paolo III. Nel 1541 è segnalato a Parigi con l’ambasciatore a Costantinopoli Antonio Rincon, un diplomatico spagnolo naturalizzato francese. Si intrattiene a lungo a corte, ove è assegnato al Fregoso ed al Rincon il compito di promuovere a Venezia l’alleanza della repubblica con francesi e turchi in funzione antimperiale. Giunge a Rivoli; per attraversare la Lombardia ed arrivare più rapidamente a Venezia, è scelta la via fluviale. Si imbarca con una piccola scorta. Viene fatto uccidere in un’imboscata dal governatore di Milano, il d’Avalos, malgrado il parere contrario dell’imperatore. L’omicidio è eseguito alla confluenza del Ticino con il Po; in una seconda imbarcazione si salvano a Piacenza alcuni uomini che trasportano lettere e 150000 ducati. Il d’Avalos si dichiara inutilmente innocente. Dopo due mesi i barcaioli, che hanno guidato il suo battello, sono lasciati liberi. Costoro fanno trovare i corpi di Cesare Fregoso e del Rincon, sepolti nel fango e mezzo mangiati dagli animali selvaggi. La mano sinistra del condottiero è riconosciuta per la mancanza di un dito; è messa in un sacchetto ed è recapitata dalla moglie Costanza al re di Francia. La sua morte è causa del rinnovo del conflitto tra francesi ed imperiali. A Venezia, negli stessi giorni, è scoperta una rete di spionaggio, a favore dei francesi, da lui organizzata con alcuni gentiluomini veneziani.
ANNIBALE FREGOSO
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1500-1532 (giugno) Figlio di Giano e di Ardabella di Leca. Fratello di Cesare e di Alessandro. Come il fratello Alessandro sposa una Strozzi di Ferrara. Muore poco più che trentenne a Padova.
La sua carriera militare è interamente svolta al servizio di Venezia, sempre in stretta collaborazione con il fratello Cesare. Si distingue, come capitano di fanti, in varie azioni in Lombardia del 1527; è presente, in particolare, nell’attacco condotto ai danni di Genova al fianco del fratello Cesare e di Andrea Doria. Altre operazioni, sempre nei medesimi anni, lo vedono protagonista nella Val Padana. Nell’estate 1528, durante la difesa di Pavia, viene fatto prigioniero dagli imperiali, dopo essere stato riconosciuto in un suo tentativo di fuga travestito da contadino. E’ liberato nel novembre dello stesso anno da Antonio di Leyva in cambio di Gabriele da Martinengo, di un capitano spagnolo e di 400 ducati. Tornato al servizio veneziano nel 1529, partecipa alle ultime fasi della guerra in Lombardia; nello stesso agosto è segnalato con il fratello Cesare al capezzale del padre morente. Muore a Padova. “S’acquistò lode di molto valore” ricorda Pompeo Litta nella sua opera “Famiglie celebri italiane”, un saggio in cui viene tracciata la storia di 113 famiglie, che costituisce il più degno tentativo fatto ai suoi tempi (metà Ottocento) da un italiano per illustrare la storia nazionale. Anche i veneziani riconoscono il valore di Annibale, allorché il suo operato, alla fine dell’ultimo conflitto con gli imperiali, viene elogiato a Venezia, in Collegio dei Pregadi, dall’ex-provveditore generale Giovanni Dolfin.
ALESSANDRO FREGOSO
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+ 1565 Figlio di Giano e di Ardabella di Leca. Fratello di Annibale e di Cesare. Come il fratello Annibale sposa una Strozzi di Ferrara. Dal figlio Galeazzo ha origine il ramo dei Fregoso di Verona che si estinguerà alla fine dell’Ottocento.
“Fu parimenti notabile nelle cose della militia..Oscurò la fama di molti Capitani del suo tempo.” Puntuale è da parte del Sansovino il riconoscimento del suo valore sul campo di battaglia; manca però in tale giudizio un riferimento a tutte le traversie legate alle decisioni del fratello Cesare, che hanno ridotto drasticamente ad Alessandro gli anni dedicabili al mestiere delle armi. Dal 1512 milita regolarmente al servizio della repubblica di Venezia con la condotta di cinquanta uomini d’arme ereditata del padre. E’ catturato dagli spagnoli alla battaglia di Creazzo nel 1513 e, nuovamente. nel 1516: in entrambe le occasioni viene liberato attraverso uno scambio di prigionieri. Partecipa alla battaglia della Bicocca nel 1522, alla difesa di Pavia nel 1527 e, sempre nel corso degli anni Venti, a numerose campagne in Lombardia e nel Veneto. Nel 1536 viene licenziato dai veneziani a causa dell’abbandono del servizio da parte del fratello Cesare; nel 1542 è espulso dagli stessi da Padova; gli viene ancche revocata ogni provvigione a seguito della scoperta della rete spionistica organizzata a Venezia, sempre da Cesare, a favore dei francesi. Muore a Padova. E’ spolto a Garda nella chiesa dei frati minori.
AURELIO FREGOSO
Conte, Signore di Sant’Agata Feltria. URL: https://condottieridiventura.it/aurelio-fregoso-signore-di-sant/
+ 1581 Figlio naturale di Ottaviano, ultimo doge di Genova. Sposa Lucrezia Vitelli, sorella di Chiappino. Padre di Ottaviano e di Orazio. Genero di Francesco da Montauto. Nipote di Federico Fregoso, fratello del padre, cardinale ed arcivescovo di Salerno.
Oltre che ad essere “celebre capitano de tempi nostri”, Sansovino, lo storico genovese Foglietta ne registra, soprattutto, la sagacia nelle cose di guerra “Di costui niuno alla nostra età è stimato di havere maggiore intelligenza nelle bisogne di guerra.” Il padre Ottaviano muore incarcerato nella rocca d’Ischia, secondo alcuni autori avvelenato; a metà delo stesso mese Aurelio è investito di Sant’Agata Feltria dal duca di Urbino Francesco Maria della Rovere. Può prendere possesso di tale feudo solo nel 1441 alla morte dello zio Federico. Vive inizialmente ad Urbino; nel 1449 si trasferisce in Francia al servizio del re Enrico II, alla cui corte gli sono riconosciuti i titoli di ciambellano e di gentiluomo; prende parte alla guerra di Siena (1551-1554) in cui si rivela come uno degli ufficiali più attivi del maresciallo di Francia Piero Strozzi. Ha modo di distinguersi in azioni di guerriglia, sortite notturne e, in particolare, nell’imboscata che porta alla cattura di Ascanio della Cornia nel 1554. Si allontana dallo Strozzi al termine della guerra di Siena. Spinto ad abbandonare il campo francese dalle offerte del duca di Firenze Cosimo dei Medici, reputa che in Toscana le prospettive di sua riuscita siano più favorevoli di quelle prespettabili dai francesi. Ottiene il comando della cavalleria ducale e successivi incarichi diplomatici e di polizia. Nel 1566 è segnalato alla testa di tremila fanti, inviati in Ungheria in soccorso dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo impegnato in un conflitto contro i turchi. Nel 1568 ha il compito di condurre un’inchiesta su presunte malversazioni del comandante della flotta medicea Alfonso d’Appiano. Nel 1570 è segnalato a Roma al fianco di Cosimo dei Medici, allorché costui vi viene incoronato granduca di Toscana dal papa Pio V. Tra le sue imprese meno edificanti figura l’ingaggio nel 1565 di un sicario allo scopo di assassinare a Moulins, per conto del Medici, il fuoriuscito fiorentino Bernardino Corbinelli. Nel 1571 prende parte alle lotte di fazione in Genova. E’ contattato dal partito popolare per avere il suo aiuto nei confronti dei rivali, i nobili che dominano la vita cittadina. Solo nel 1576 viene anche da lui sottoscritto il trattato di Casale volto alla eliminazione delle lotte intestine. Muore probabilmente a Firenze. Grazie agli incarichi a Firenze dei figli Ottaviano ed Orazio, il ramo dei Fregoso di Sant’Agata Feltria riesce a vivere nella prosperità per più di una generazione.
PAOLO BATTISTA FREGOSO
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+ 1555 La sua attività è interamente dedicata al servizio dei francesi in guerra con gli imperiali. Nel 1552 prende parte, con il grado di luogotenente nella compagnia del duca di Nemours, alla celebre difesa di Metz, città situata nel nord-est della Francia, capoluogo del dipartimento della Mosella. L’assedio dura quattro mesi dall’ottobre al successivo gennaio 1553 e termina con la sconfitta degli avversari. Il Fregoso ha più volte modo di distinguirsi con il suo squadrone di cavalleria leggera in numerose sortite, in varie azioni di ricognizione ed in alcuni scontri nei dintorni di Thionville e Saarburg. Di seguito è segnalata la sua presenza in ulteriori combattimenti che si svolgono a Valenciennes ed a Renty. Muore sul campo di battaglia nel 1555 in Piemonte, a Fossano. Il Brantôme lo ricorda come uno dei migliori capitani di cavalleria leggera del suo tempo.






