JACOPO DAL VERME Di Verona

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JACOPO DAL VERME Di Verona. Guelfo. Signore di Nogarole Rocca, Sanguinetto, Asparetto, Bobbio, Zavattarello, Canevino, Rocca d’Olgisio, Suzzano, Rivergaro, Busseto, Monguzzo, Pianello Val Tidone, Pecorara, Ruino, Poviglio, Trebecco, Fortunago, Caprile, Viganò,  Borgonovo Val Tidone, Romagnese, Pieve d’Incino, Gardone Val Trompia.

Figlio di Luchino, padre di Luigi e Peterlino, cugino di Taddeo, Filippino ed Ugolino, genero di Gaspare degli Ubaldini.

1350 – 1409 (febbraio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1364  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si reca a Venezia per i festeggiamenti indetti dalla Serenissima al padre Luchino  reduce dalla conquista di Candia: nell’ occasione partecipa anche ad una giostra in cui incrocia le armi con il re di Cipro.

……………  

 

 

 

 

 

 

 

Milita nelle compagnie di Alberico da Barbiano.
1366 Verona  

 

 

 

 

 

Al servizio di Cansignorio della Scala.
1368  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Verona Mantova  

 

Lombardia ed Emilia

Al comando delle truppe scaligere esce da Verona sotto la pioggia con 1500 fanti e 300 cavalli;  irrompe nel serraglio di Mantova con le milizie viscontee di Ruggero Cane (1000 fanti e 600 cavalli). Depreda il territorio, si porta a Guastalla, ove raduna molti galeoni per distruggere il ponte sul Po di Borgoforte. Assedia Mantova.

……………  

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Ritorna nel mantovano per saccheggiare ancora tale territorio con le truppe di Bernabò Visconti. Con l’arrivo delle milizie dell’ imperatore Carlo di Boemia in soccorso dei gonzagheschi rientra con le prede a Verona.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto I combattimenti cessano a causa della firma di un trattato di pace.
1369  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Milano Comp. ventura  

 

Piemonte

Inviato al recupero di Alba con Giovanni Caimi, contrasta la compagnia di Ugo Despenser: catturato in combattimento (o a tradimento secondo le fonti), è liberato solo dietro il pagamento di una grossa taglia.

1370  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Saluzzo Conte Savoia

 

 

 

Piemonte

 

Viene armato cavaliere dal marchese Federico di Saluzzo. Contrasta le truppe del conte Amedeo di Savoia dalle quali è nuovamente fatto prigioniero.

1372  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Milano Lega  

 

Emilia

Combatte al servizio di Gian Galeazzo Visconti. Ha il compito di espugnare Castel San Giovanni alla cui difesa si trova Dondaccio da Piacenza; gli sforzi si rivelano inutili per cui si accontenta di distruggere i raccolti del circondario.

Lug. ago.  

 

 

 

 

 

Piemonte

Con Ambrogio Visconti, Ruggero Visconti, Giovanni Acuto e Francesco d’Este attacca in Asti Ottone di Brunswick, che controlla la città per conto del marchese del Monferrato. Con Ruggero Cane ostacola l’avanzata di 500 lance sabaude condotte da Gaspare di Montmajeur e da Oddo di Villars; ha numerosi scontri con Ottone di Brunswick. Sempre con Ruggero Cane (400 uomini d’arme e 700 fanti) impedisce l’ingresso in Asti ad altre 300 lance guidate da Guglielmo di Grandson, da Luigi di Cossonay e da Gerardo di Grantmont: anche in questo caso una sortita di Ottone di Brunswick permette ai sabaudi di introdursi nella città. Il dal Verme punta su Asti come il conte Amedeo di Savoia. Il condottiero divide le sue truppe in cinque schiere: in prima linea Francesco d’Este con i balestrieri ed i fanti, egli al comando della seconda, Pagano Visconti della terza, Ugonino di Saluzzo della quarta e Ruggero Cane della retroguardia. La battaglia ha luogo sul fiume Adverse (?) ed ha termine con l’oscurità. Il giorno seguente l’esercito sabaudo entra in Asti; il dal Verme si porta a Malemort, sul Tanaro, dove sono giunti 50000 ducati destinati alle paghe delle milizie. Attaccato da Guglielmo di Grandson, scavalca il capitano avversario; viene catturato per la terza volta. Liberato si sposta all’assedio di Casale Monferrato.

1373  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Primavera  

 

 

 

 

 

Lombardia E’ costretto a ritirarsi verso Cremona per l’azione di Amerigo del Pomerio, di Enguerrand de Coucy e dell’  Acuto che ora milita con gli avversari.
1374  

 

 

 

 

 

Piemonte Fronteggia i sabaudi nel biellese.
1376  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ago.  

 

 

 

 

 

Francia

I Visconti lo inviano ad Avignone presso il papa Gregorio XI con gli ambasciatori Antoniolo Lucini, Tommaso di Groppello e Vassallino Bossi: è raggiunto un accordo che viene ratificato da Gian Galeazzo Visconti a dicembre nel castello di Pavia.

1377  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………… Milano Fieschi  

 

Piemonte

Difende con energia Biella da un attacco portato da 100 balestrieri genovesi assoldati dai Fieschi, allo scopo di liberare  il vescovo Giovanni Fieschi che è stato catturato ed incarcerato dai cittadini.

Mar.  

 

 

 

 

 

 

 

Gli sono restituiti dagli scaligeri i beni confiscati ai suoi famigliari al tempo della rivolta di Frignano della Scala nel 1354.

1378  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag. Verona Milano Venezia  

 

Veneto

Rientra nel veronese;  combatte per Bartolomeo della Scala contro Bernabò Visconti ed i suoi due condottieri Giovanni Acuto e Lucio Lando: costoro conducono feroci scorrerie tra Bussolengo e Povegliano Veronese.

……………  

 

 

 

 

 

Veneto

Mentre sta tentando di contenere i movimenti dei milanesi con apposite manovre attorno a Verona, una forte schiera di soldatesche veneziane per il Polesine penetra nel veronese alla guida di Giacomo Cavalli. La sua abilità induce il condottiero avversario ad allontanarsi dal territorio. Bartolomeo ed Antonio della Scala lo premiano con i feudi di Sanguinetto e di Asparetto.

Ago.  

 

 

 

Capitano g.le

 

Lombardia Si trova a Pavia per la stipula della pace dei viscontei con il conte di Savoia. E’ nominato da Gian Galeazzo Visconti suo consigliere e capitano generale.
Ott. E’ investito di Pianello Val Tidone,  Borgonovo Val Tidone e Rocca d’Olgisio. Testimone a tale atto, che si ripeterà nel gennaio 1383, è Antonio Porro. Sempre nel mese ottiene la cittadinanza di Piacenza.
…………… Milano Monferrato  

 

Piemonte  

 

1379  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Piemonte Si trova a Santhià per la stipula di una tregua con Ottone di Brunswick. Diviene consigliere di Gian Galeazzo Visconti.
1380  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Piemonte

A Vercelli per la firma di una nuova tregua con Ottone di Brunswick. L’atto viene firmato nella piazza di Sant’ Agata; alla cerimonia presenziano i marchesi Teodoro e Guglielmo di Monferrato.

Ago.  

 

 

 

 

 

 

 

Amplia i suoi possessi nel piacentino con l’investituta della val Pecorara (Pecorara, Marzonago, Pozzo, Suzzano, Busseto, Cogoleto, Caprile). Il conte di Virtù gli dona il castello di Monguzzo con Pieve d’Incino.

1383  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Lombardia E’ investito di Romagnese. All’atto, stipulato a Pavia, sono presenti Bonifacio di Cocconato ed Antonio Porro.
Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

Il vescovo di Bobbio Roberto Lanfranchi, dopo aver ratificato la cessione di Romagnese dietro un censo annuo di 50 lire imperiali, gli concede in feudo anche il castello di Lazarello con i borghi di Costalta, Casella e Moraschi in val Tidone e   Ruino presso Romagnese. Il giorno seguente  il Visconti conferma al dal Verme una donazione fatta da Galeazzo Visconti al padre Luchino  (centocinquanta pertiche site a Pieve d’Incino ed  altre novantotto che si trovano a Castel Marte).

1385  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Con Ottone da Mandello, Giovanni Malaspina, Guglielmo Bevilacqua ed Antonio Porro scorta Gian Galeazzo Visconti dal castello di Pavia a Milano. Pernotta a Binasco dove si trovano 500 lance;  prosegue per Milano; a due miglia da Porta Ticinese vengono incontro al conte di Virtù Rodolfo e Ludovico Visconti. Nel proseguimento della loro passeggiata i due figli di Bernabò sono scortati con tutti gli onori dalle schiere comandate dal dal Verme e dagli altri condottieri; il corteo gira fuori dalle mura verso il castello di Porta Giovia. Alla pusterla di Sant’Ambrogio si fa loro incontro Bernabò Visconti che cavalca una mula accompagnato da uno o due domestici. Zio e nipote si abbracciano e si baciano; il conte di Virtù dà il segnale convenuto; il dal Verme colpisce Bernabò; Ottone da Mandello  leva al signore di Milano le mani dalle briglie del quadrupede e Guglielmo Bevilacqua gli taglia il cingolo. Alla cattura è pure presente Berardino da Lonate. Bernabò Visconti viene subito disarmato e gli è tolta di mano la bacchetta del comando; è fatto prigioniero con i due figli; tutti  sono tradotti prima nel castello di Porta Giovia e da qui condotti nel castello di Trezzo sull’Adda. Il dal Verme dopo sei giorni prende possesso di Cremona;  si reca poi a Parma con Niccolò Terzi e mantiene la città fedele al nuovo signore ai danni di Carlo Visconti; dopo alcuni giorni ottiene anche il castello di Brescello ed entra in Reggio Emilia (di cui è nominato podestà) con molti uomini d’arme.

Ott.  

 

 

 

 

 

 

 

Ottiene in feudo dal  Visconti Viganò e Rocca d’Olsizio.
1386  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

……………  

 

 

 

 

 

Emilia

Gli viene concessa la cittadinanza di Parma. Nella città abita nei pressi di San Giorgio.

Autunno  

 

 

 

 

 

 

 

Consiglia Antonio della Scala ad assoldare Lucio Lando con la sua compagnia per  combattere i carraresi.

1387  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Comp. ventura Bologna 800 cavalli Emilia Segue Lucio Lando contro i bolognesi.
Feb. Comp. ventura

Verona

Forlì

Padova

 

 

Romagna e Veneto

Con la sconfitta della compagnia a Castrocaro Terme di fronte agli Ordelaffi abbandona il Lando con i suoi 800 cavalli italiani e si dirige a Ravenna. Da qui raggiunge Verona  rifiutando qualsiasi accordo con il capitano tedesco. Ritorna agli stipendi degli scaligeri per fronteggiare i carraresi.

Apr.  

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

Si reca a Pavia per le trattative delle nozze di Valentina Visconti con il duca Luigi di Turenna (poi d’Orleans). A Verona.

Estate  

 

 

 

 

 

 

 

E’ inviato da Antonio della Scala presso l’imperatore Venceslao di Boemia per offrire a quest’ultimo la signoria di Verona in cambio del titolo di vicario imperiale della città.

…………… Milano  

 

 

 

 

 

Si inimica presto con Antonio della Scala per cui ritorna al servizio del  Visconti.

Ott. Milano Verona  

 

Veneto

Entra in Verona con altri esuli della città quali Guglielmo Bevilacqua e Spinetta Malaspina.

Nov.  

 

 

 

 

 

Toscana e Veneto

Raggiunge Firenze e vi fa fallire un progetto di lega antiviscontea; subito dopo si reca a Venezia con Niccolò Spinelli nell’imminenza della guerra della Serenissima contro i carraresi.

1388  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Padova con Guglielmo Bevilacqua e Beltramo dei Rossi per indurre Francesco da Carrara a rinunciare spontaneamente alle sue mire su Vicenza; persuade i veneziani a muovere guerra ai carraresi; negli stessi giorni i fiorentini non acconsentono a riconoscergli in feudo i castelli che si trovano in Toscana che gli sono portati in dote dalla moglie Cia degli Ubaldini.

Lug. Milano Padova Capitano g.le Veneto

Irrompe nel padovano contro Francesco Novello da Carrara alla testa di 6000 uomini coadiuvati da una flottiglia fluviale guidata da Giacomo Dolfin. Costringe alla resa Bassano del Grappa.

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto

Su mandato del signore di Milano investe di Este il marchese di Ferrara Niccolò d’Este. Il maresciallo del campo avverso Albertino da Peraga (con il quali è in contatto) lo tiene informato su tutti i movimenti dei carraresi. Si avvicina a Curtarolo dopo avere distaccato Ugolotto Biancardo; punta su Cittadella, supera la fossa di Sant’Eufemia senza trovare resistenza e per tale strada raggiunge Limena. Sconfitto inizialmente da Conte da Carrara, recupera l’iniziativa e si impadronisce per trattato di questo castello. Attraversa il Brenta ed il Tergola, si accampa a Peraga. Fa assalire i castelli di Mirano (difeso da Andrea da Curtarolo) e quello di Stigliano (Jacopo da Scaltanigo). Devia l’acqua del Brentelle ed effettua nelle vicinanze di Padova numerose scorrerie che risultano sempre positive per le preziose informazioni che riceve da Albertino da Peraga.

Sett.  

 

 

 

 

 

Veneto

I carraresi tagliano gli argini del Musone; il dal Verme  deve lasciare per qualche tempo le operazioni. Si getta su Arino; è bloccato sul Brenta perché Conte da Carrara riesce ad attraversare il fiume ed a fortificarsi in Castelcarro nel territorio di Piove di Sacco.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ chiamato a Milano a far parte del consiglio ducale. Riprende la campagna contro i carraresi. Contattato da Francesco da Carrara per addivenire ad un accordo privato risponde al signore di Padova di andare a trattare direttamente con i veneziani.

Nov. dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

Supera i serragli del Brenta all’altezza del castello di Stra: Arcuano Buzzaccarini abbandona ogni difesa, il ponte di barche ed il ponte di Fossa Lovara. Il dal Verme si impossessa  in tal modo del castello del Stra e può saccheggiare tutto il pievato. Francesco Novello da Carrara si arrende a discrezione nelle sue mani ed in quelle dei consiglieri ducali Giovanni Malaspina e Giovanni degli Ubaldini; la capitolazione avviene a Codevigo.  Il dal Verme è largo di promesse con l’ex-signore di Padova. Nella città nascono dei disordini ed il popolo con il suo incoraggiamento si dà al saccheggio. Il condottiero prende il fatto come pretesto e fa entrare nel castello 100 lance (anziché i 25 cavalli previsti dai capitolati di resa) con il Biancardo e 200 fanti agli ordini di Facino da San Nazaro. Rafforza la sorveglianza alla Porta della Saracinesca e si sposta a Vigodarzere; ratifica le condizioni di resa di Francesco da Carrara, assediato nel castello di Treviso, ed invia nella città (dicembre) il Biancardo e Spinello dei Tolomei con 400 lance per ottenere l’esecuzione degli accordi sottoscritti. Consegna tale città alla Serenissima. Per i suoi meriti viene inscritto dai veneziani alla nobiltà della repubblica e gli è donato in San Polo un palazzo già di proprietà di Francesco da Carrara.

1389  

 

 

 

 

 

 

 

A febbraio viene investito dal vescovo di Bobbio di Zavattarello e delle sue adiacenze (Canovino e Trebecco) a spese di Ubertino dei Landi che da molti anni non riconosce alla diocesi il dovuto censo per l’investitura. Si obbliga a pagare al vescovo Roberto 113 lire imperiali all’anno ed alla consegna di uno storione. Il papa Bonifacio IX confermerà poco dopo le cessioni effettuate a suo favore dal presule.

1390  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag. giu. Milano Firenze Bologna Capitano g.le Emilia

Si aggira attorno a Piumazzo con 1800 lance e 6000 fanti; viene affrontato da 1000 lance e da 3000 fanti fiorentini e bolognesi che si accampano a Castelfranco Emilia nei pressi dei suoi alloggiamenti. Ritorna a Modena dove si ferma anche il successivo giugno; allorché gli avversari si ritirano ricompare nel bolognese facendovi gravi danni in termini di prigionieri e di razzie di bestiame. Venuto a conoscenza che il castello di Crevalcore è malamente difeso fa allestire numerose bombarde e macchine da guerra ed invia alla sua conquista 300 lance. Giovanni da Barbiano previene le sue intenzioni, rifornisce di truppe i difensori senza che i viscontei se ne accorgano e pone in agguato molti uomini d’arme. I bolognesi mettono in fuga le schiere del dal Verme e gli catturano 400 cavalli; in un successivo contrattacco i difensori si impadroniscono di venti bombarde e dei bagagli; tutte le torri in legno sono date alle fiamme. Jacopo dal Verme riceve nuovi rinforzi, avanza sino a Zola Predosa ed al ponte del Lavino; è sfidato a battaglia dall’Acuto e da Giovanni da Barbiano; si sposta a Confortino. Si scontra con l’Acuto e Giovanni da Barbiano in un combattimento che dura due ore; è catturato Facino Cane. Deve rientrare nel parmense e nel reggiano dopo soli cinque giorni. Nello stesso periodo Francesco Novello da Carrara rientra in possesso di Padova con un ardito colpo di mano.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

E’ inviato in soccorso dei difensori del castello di Padova che è sotto assedio da parte dei carraresi; tocca Montegalda;  la sua marcia è bloccata dalle milizie di Roberto da Baviera che hanno posto il loro campo a San Martino della Vanezza. Costretto ad arretrare, si trasferisce a Verona per soffocarvi l’insurrezione della popolazione. Entra nella città con 100 lance e la mette a sacco: 1500 sono gli abitanti uccisi.

Ago.  

 

 

 

 

 

 

 

Ottiene in feudo da Gian Galeazzo Visconti Suzzano, Busseto, Cogoleto e Caprile; gli viene conferita anche la  cittadinanza milanese.

1391  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Lombardia Ottiene la cittadinanza di Pavia. Nella città abita nella parrocchia di Santa Maria in Pertica.
Giu.  

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Contrasta i fiorentini dell’ Acuto con un esercito inferiore di lance (1800 contro 3000) e superiore in termini di fanteria (10000 uomini). Con il Biancardo tallona da vicino l’esercito collegato senza  impegnarsi in alcun scontro; è solo deciso a tagliare agli avversari ogni via di rifornimento. Viene sconfitto con Facino Cane a Bergamo, alle fornaci fuori Porta Cologno: tra i milanesi sono uccisi 80 uomini d’arme e molti balestrieri; 200 cernite annegano mentre cercano di attraversare un fiume su un ponte.

Lug. ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia Piemonte

L’Acuto lo sfida ancora a battaglia e gli invia il guanto insanguinato: accetta, cambia parere prendendo lo spunto da uno spostamento di campo da parte degli avversari. Si sgancia dai nemici per accorrere alla difesa di Alessandria, minacciata da Giovanni d’Armagnac che è stato condotto dai fiorentini, e per impedire, nel contempo, il congiungimento dei due eserciti avversari. Raggiunge Alessandria con 2000 lance e 4000 balestrieri per controllare i due passaggi obbligati del Tanaro e della Bormida. L’Armagnac si accampa a Castellazzo; il dal Verme attende i rinforzi che devono essergli condotti da Ceccolo Broglia, da Brandolino Brandolini e da Calcino Tornielli. A fine mese l’Armagnac, confidando in una rapida vittoria, si lascia attrarre con 1000 cavalli sotto le mura di Alessandria allo scopo di ricacciare un drappello di cavalli viscontei uscito in ricognizione. Il francese insulta i difensori, il dal Verme spinge 500 cavalli all’assalto;  costoro sono respinti dentro la città con molte perdite. Dopo alcune ore il grosso dell’esercito francese si allontana per alcune miglia. Il dal Verme fa allora uscire da un’altra porta 300 lance con l’ordine di assalire alle spalle gli avversari mentre egli li tiene impegnati frontalmente con il resto della cavalleria. E’ quasi mezzogiorno;  i francesi sono stanchi per la precedente scaramuccia: l’Armagnac fa scendere da cavallo i suoi uomini. Iniziano alcuni piccoli scontri con l’obiettivo di distaccare i francesi dal luogo in cui hanno lasciato le loro cavalcature. In breve i transalpini si trovano circondati dalle 300 lance e privi delle loro cavalcature. Dopo altre due ore  sono sgominati; l’Armagnac scivola dalla sua cavalcatura: i viscontei gli sono sopra (Benzio Bussazzi e Filippo da Pisa) e lo trovano esanime, svenuto, senza elmo al bordo di un ruscello. E’ fatto prigioniero. Il Bussazzi lo conduce morente in Alessandria; il dal Verme concede un salvacondotto al suo medico che lo raggiunge nel campo nemico. L’Armagnac per dissetarsi chiede del vino; muore qualche ora dopo per una congestione cerebrale o per un collasso cardiaco. Si parlerà poi di veleno ma il fatto contrasta con l’ interesse del Visconti di avere vivo l’Armagnac in suo potere. Molti sono i prigionieri tra i fuggitivi, molti vengono uccisi nelle strade della Savoia, del Delfinato sino al Rodano; tra i prigionieri vi sono anche i commissari fiorentini Giovanni Ricci e Rinaldo Gianfigliazzi che potranno riscattarsi a caro prezzo. Dopo la vittoria Gian Galeazzo Visconti ordina tre giorni di festeggiamenti in tutto lo stato; il dal Verme devolve la sua parte di bottino nell’acquisto, nella stessa città, di alcune case che fa abbattere per farvi costruire la chiesa di San Giacomo della Vittoria in segno di riconoscenza nei confronti del santo del giorno. Rientra subito in Lombardia; si mette all’ inseguimento  dell’Acuto che alla notizia della sconfitta dell’Armagnac si è trincerato nel cremonese a Paterno. Il capitano inglese tende un’imboscata a parte degli uomini del dal Verme attirati con una ritirata tattica in un boschetto dove è in agguato Corrado Lando con 500 lance scelte: nella battaglia sono catturati 400 cavalli, altri 400 sono uccisi o muoiono annegati in un fiume vicino. Il dal Verme non reagisce, continua a tallonare l’avversario in ripiegamento;  supera l’Oglio, il Mincio e l’Adige; rompe gli argini dell’ultimo fiume  inondando le campagne. E’ allagato anche il campo dei collegati facendo perire molti fanti.  Il dal Verme è così certo della vittoria che per farsi beffe del condottiero inglese invia all’Acuto una gabbia con una volpe dentro. Il condottiero avversario risponde al suo araldo rompendo una sbarra e rimettendola in libertà: “Vedo che l’animale non è triste, vuol dire che saprà trovare la strada”.  L’inglese abbandona  bagagli e salmerie e si pone in salvo nel padovano a Montagnana in completa efficienza tanto che i viscontei sono costretti a desistere dall’inseguirlo.

Sett.  

 

 

 

 

 

Liguria e Toscana

Deluso nelle sue aspettative si getta sulla Toscana scontrandosi ancora una volta con l’Acuto. Scende per Sarzana con 2500 lance e 3000 uomini tra fanti e balestrieri; attraversa l’Arno. Giunto sul Magra, punta su Siena,  minacciata da 1000 lance e da 2000 fanti e balestrieri italiani e tedeschi capitanati da Luigi da Capua. Lascia l’Acuto sui fianchi, supera Pontedera e si attenda a Cascina in attesa di rinforzi. A Casole d’Elsa viene fatta la rassegna delle sue truppe (3300 lance e 5000 fanti) in quanto alle sue milizie si sono uniti molti senesi e pisani; si gira indietro a Poggibonsi ed a file serrate devasta il territorio tra Vico d’Arbia e Certaldo, espugna Canneto; varca l’Arno a Fucecchio superando il monte di Pietramarina;  sosta a Poggio a Caiano. L’Acuto si fortifica a Tizzano, vicino al suo campo, con l’apporto dei rinforzi condotti da Giovanni da Barbiano e da Luigi da Capua. Il dal Verme decide di assalire i pistoiesi che hanno prestato soccorso ai fiorentini in uomini e denaro; si dirige sotto le mura di Pistoia e provoca in continuazione gli abitanti a battaglia. Dà il guasto alle campagne vicine; si accorge che l’esercito fiorentino continua a rafforzarsi; costeggia allora i monti ed espugna il castello di Casoli. Ad un certo punto ritiene opportuno di ritirarsi verso Lucca anche perché cominciano ad essere insufficienti le  vettovaglie per i suoi uomini. Leva il campo nottetempo e si dirige su Uzzano. L’Acuto segue ancora i suoi passi;  sul Nievole rompe la sua retroguardia (500 lance e la fanteria) facendo prigioniero Taddeo dal Verme che ne è alla testa. Il dal Verme abbandona in piena notte il campo di Montecarlo e dopo alcune scaramucce deve abbandonare la Val di Nievole. Ripara in Val di Serchio, tocca Ripafratta. Perde molti fanti nel valicare i monti. Negli stessi giorni il condottiero inglese lo sfida chiedendogli di sostituire la battaglia con uno scontro in campo chiuso tra due gruppi di cavalieri dei rispettivi eserciti. Il dal Verme rifiuta come ha già rifiutato una analoga iniziativa che gli è stata lanciata dall’Acuto in un’occasione simile   qualche anno prima: rifiuta tre volte di accettare il guanto di sfida e fa mettere in prigione per una notte il trombetta che gli è stato inviato a tale scopo.

Ott.  

 

 

 

 

 

Toscana

Esce da Ripafratta, guada l’Arno e si accampa a Cascina (mentre l’Acuto staziona a Castelfiorentino) con l’obiettivo di impadronirsi di Santa Maria a Monte; assedia la fortezza per quattro ore finché, temendo un possibile attacco alle spalle da parte fiorentina, si convince ad  abbandonare le operazioni. Attraversa ancora l’Arno, sosta tra Cascina e Pisa, in Val di Serchio, e in un secondo momento tra Sarzana ed Avenza.

Nov.  

 

 

 

 

 

Toscana Ritorna in Val di Serchio, guada l’Arno ed entra in Val di Calci.
Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana

Giovanni Beltoft deve scortare con 200 lance e 500 fanti un convoglio di cinquecento muli che trasportano grano ed altre merci; il condottiero inglese si collega con Ugo di Monforte (600 cavalli). Il dal Verme alla testa di 2000 cavalli attacca i fiorentini a Cascina con Jacopo d’Appiano. Il Beltoft si dà alla fuga, Ugo di Monforte si oppone ai viscontei ed è fatto  prigioniero; anche duecento muli, con le relative some, cadono in potere dei viscontei (il bottino è valutato in 15000 fiorini). Finisce negli stessi giorni la campagna su pressione del doge di Genova Antoniotto Adorno.

1392  

 

 

 

 

 

Israele

La pace di Genova gli dà la possibilità di unirsi con un gruppo di pellegrini diretti in Terrasanta di cui fa parte anche il conte di Derby, il futuro re inglese Enrico IV.

1393  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

……………  

 

 

 

 

 

Veneto Viene nominato capitano di Vicenza.
Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Venezia. Nella città si scontra verbalmente con Francesco Novello da Carrara; si frappongono i veneziani a calmare gli animi dei due avversari.

1394  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dic.  

 

 

 

 

 

Lombardia A Pavia per la stipula del contratto di nozze di Elisabetta Visconti, figlia di Bernabò, con il duca Giovanni di Baviera. Alla cerimonia sono presenti Nicola Pallavicini, Antonio Porro, Bertrando dei Rossi, il Bevilacqua, Andreazzo Cavalcabò, Francesco Barbavara.
1395  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dic.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Ancora a Pavia per la ratifica di un’alleanza con il duca d’Orleans. Si reca successivamente a Milano per prendere parte alla cerimonia ufficiale in cui il Visconti riceve l’investitura ducale.

1397  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Milano Firenze Toscana Affianca Alberico da Barbiano nella sua scorreria in Toscana.
Mar. apr. Milano Mantova Capitano g.le Lombardia

Marcia ai danni di Francesco Gonzaga con 8000 cavalli e molti fanti; agli inizi ottiene qualche vantaggio, occupa Melara e Marcaria. Quando giungono al Gonzaga (aprile) i rinforzi di Carlo Malatesta e di Andrea Malatesta viene battuto nel serraglio di Mantova con la perdita di 34 galeoni sul Po.

Lug.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Assale Borgoforte alla cui difesa si trova Conte da Carrara; incendia il ponte sul Po sconfiggendo i collegati comandati per terra da Carlo Malatesta e per fiume da Francesco Bembo. I milanesi si collocano a monte del ponte, riempiono numerose zattere di fascine, pece e zolfo;  allorché il vento comincia a soffiare in direzione del manufatto le lasciano scendere alla deriva lungo la corrente. Le fiamme si sviluppano sul ponte ed uccidono più di 500 uomini (su 1000) ai quali il Malatesta ha in precedenza proibito di abbandonare la postazione. Il dal Verme conquista Borgoforte ed a fine mese vi costruisce a sua volta un ponte di barche. Stringe Mantova ancor più d’assedio; nella città entra Conte da Carrara; il Malatesta si ritira invece a Stellata. La flotta viscontea imperversa sul Po; i ducali saccheggiano il territorio fino alla Porta Cerese di Mantova; immenso è il bottino. Con Facino Cane e Corrado di Altinberg ottiene Luzzara e Suzzara (per trattato), Marcaria e Solferino; decide di assalire Governolo e ne assedia il castello con bombarde, mangani ed altre macchine da guerra; costruisce un ponte sorvegliato da almeno 50 navi. Bartolomeo Gonzaga che è alla difesa della località, fa portare attraverso un passaggio segreto che si trova sugli argini una grande quantità di fascine; è dato loro fuoco e nella confusione i viscontei sono sorpresi tra le mura ed il fossato. Nello scontro sono uccisi 360 milanesi ed altri 200 sono catturati;  poche sono invece le perdite tra gli avversari che distruggono anche parte delle munizioni ed alcune macchine ossidionali. Il dal Verme riceve l’ordine improvviso di ritirarsi: esso è contenuto in una lettera contraffatta del duca di Milano. Ubbidisce e raggiunge Pavia. La dilazione ritarda l’assalto finale;  possono giungere al Gonzaga gli sperati rinforzi. Il Visconti manda a morte un suo cancelliere, Pasquino Capello, con l’accusa di essere l’autore del falso ordine; più tardi si verrà a sapere che il messaggio è stato scritto da un falsario su disposizione del Gonzaga.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Giunge il Malatesta con nuovi rinforzi e colloca i suoi alloggiamenti nei pressi del  campo visconteo. Il dal Verme dispone di un esercito forte sulla carta di 11500 cavalli e di 15000 fanti comandati da Cermisone da Parma: nella realtà esso è sensibilmente inferiore a causa della malaria che ha falcidiato le sue file. Si colloca alla retroguardia con 2000 cavalli. Le forze dei collegati ammontano invece a 1360 lance ed hanno l’appoggio di 150 galeoni e di 12 galee veneziane. L’attacco avviene all’alba e dura fino alle dieci di notte. Quando  vede giungere la flotta nemica il dal Verme ordina la ritirata sull’altra sponda prima che il ponte di barche venga incendiato dagli avversari. Vi è un fuggi fuggi generale aggravato anche dall’intervento delle navi alleate che agevolano gli inseguitori. Molti sono coloro che annegano nel Po. Il condottiero riordina le truppe sulla riva e dà l’ordine alla sua flotta (600 imbarcazioni) di prestare soccorso ai difensori  rimasti sul ponte. Le due flotte si combattono;  il ponte viene dato alle fiamme. Trentaquattro bombarde piantate attorno a Governolo ed i bagagli sono preda del nemico; sono fatti prigionieri 2000 cavalli; sono catturate, sempre ai ducali, 170 navi tra galeoni ed imbarcazioni d’altro tipo, tra cui 70 navigli appartenenti a mercanti al seguito della flotta. Sono riempiti ventotto carri di soli morti di “uomini notabili”, escluse quindi le cernite costituenti la maggior parte della fanteria. Il dal Verme ripiega con la cavalleria a Guastalla, a Dosolo ed a Brescello; dal parmense rientra a Montichiari.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Ritorna nel serraglio di Mantova a Montanara, vi fa rompere dai guastatori l’argine del fossato ed inonda le campagne circostanti.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Con Alberico da Barbiano approfitta delle esitazioni e delle divisioni tra i vari condottieri della lega per spostarsi da Dosolo con 2000 lance e puntare su Borgoforte; mette in fuga il presidio e si impadronisce di 2 galee, di una galeazza e di 24 galeoni con tutto l’armamento e l’equipaggio. Entra nel serraglio dove i contadini hanno trasportato le loro masserizie ed il loro bestiame;  i suoi uomini vi fanno inestimabili prede. Si porta a Montanara e, con i guastatori, fa rientrare l’acqua del Mincio entro i fossi facendo così abbassare il livello del lago di Mantova.

1398  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si reca a Mantova travestito da frate minore e convince il Gonzaga a riavvicinarsi al duca di Milano. La sua opera diplomatica ha termine a maggio, a Pavia, quando con il vescovo di Novara Pietro Visconti e Carlo Malatesta, procuratore del papa Bonifacio IX, stipula una tregua decennale tra i contendenti.

1399  

 

 

 

 

 

Emilia Acquista Poviglio dalla chiesa di Parma.
1400  

 

 

 

 

 

 

 

Compra nel pavese il castello di Fortunago che gli sarà riconosciuto ufficialmente solo tre anni più tardi, come altri siti nel veronese e nel vicentino.

1401  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Milano Lega  

 

Lombardia

Invia truppe alla guardia di Belluno e di Feltre; si sposta alla difesa di Brescia. Alla notizia dell’arrivo di Roberto di Baviera in soccorso degli alleati spinge Facino Cane con 200 cavalli e 300 saccomanni verso i monti; egli si colloca con il resto delle milizie sul piano.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Con il Barbiano, Pandolfo Malatesta, Facino Cane ed Ottobono Terzi (4500 lance tutte italiane) attacca a Nave gli avversari al centro delle loro schiere. Ha inizio lo scontro al cui termine più di 600 uomini d’arme sono uccisi o catturati.

…………… Milano Bologna  

 

Emilia Muove contro il signore di Bologna Giovanni Bentivoglio
1402  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si trova a Cento; con il Barbiano (6000 cavalli) danneggia il territorio di San Giovanni in Persiceto dove fa molti prigionieri e razzia un grande numero di capi di bestiame. Con l’aiuto di Nanne Gozzadini si accampa a tre miglia dal capoluogo: nessun movimento nasce a Bologna a favore dei fuoriusciti per cui deve rientrare.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Partecipa alla battaglia di Casalecchio di Reno ove sconfigge Bernardo della Serra. Con il Barbiano ordina l’esercito in sei schiere: egli si colloca nell’ultima con le bandiere del Visconti. Lo scontro avviene a giorno fatto e dura poco più di un’ora; le porte di San Donato, di San Mammolo e quella di Saragozza vengono aperte alla sua cavalleria dai fautori dei Gozzadini che fanno insorgere la città ai danni del Bentivoglio. Ottenuta la signoria di Bologna per conto del duca di Milano, ne fa nominare luogotenente ducale Pandolfo Malatesta.  Dopo il linciaggio dell’ex signore della città da parte della popolazione, entra in Bologna alla testa delle truppe (12000 cavalli e 5000 fanti), ne è nominato governatore. Abolisce gli statuti e le magistrature cittadine; invia quaranta ambasciatori a Milano a ricevere dalle mani del duca nuovi capitoli e convenzioni.

Lug.  

 

 

 

 

 

Emilia Lascia Bologna perché convocato a Pavia.
Ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

E’ chiamato a far parte del consiglio ducale con il Barbiano, Carlo e Pandolfo Malatesta, i vescovi di Pavia, di Novara, di Pisa e di Feltre, il Gonzaga, Paolo Savelli, Giovanni Colonna, Antonio da Montefeltro, Baldassarre Spinola, Leonardo Doria, il camerario Barbavara, il cancelliere Giovanni da Carnago, i due consiglieri Pietro di Corte e Filippo dei Migli. E’ pure riconfermato nel governatorato di Bologna.

Sett.  

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

Esce da Bologna con 40 cittadini e si reca a Milano per i funerali del Visconti morto di peste a Melegnano. I funerali si svolgono nel duomo cittadino.

Dic.  

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ segnalato a Milano nel palazzo ducale con il Gonzaga ed ilSavelli; assiste alla cerimonia in cui i rappresentanti della città prestano giuramento di fedeltà nelle mani del nuovo duca Giovanni Maria Visconti.

1403  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.  

 

 

 

Capitano g.le Lombardia ed Emilia

E’ chiamato a far parte del governo ducale con Antonio Visconti, Antonio Porro, Ambrogio Visconti, Cesare Visconti e Francesco Visconti: viene eletto capitano generale. Invia propri emissari a Brescia ed a Cremona per mantenere le due città nell’orbita milanese. Reprime in Parma una rivolta suscitata dai Rossi e dai da Correggio.

Lug.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si oppone a Parma che Pietro e Giacomo dei Rossi siano dipinti come traditori nel Palazzo dei Notai per non inasprire ulteriormente gli animi dei cittadini.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Deve recarsi a Lodi, Cremona e Brescia per ristabilirvi il potere ducale. Con la sua partenza riprendono i disordini accompagnati da saccheggi e da uccisioni.

Sett. Milano Padova  

 

Emilia

Si trova prima a Parma e poi a Bologna con il Gonzaga per indurre Facino Cane ad accettare la pace tra il ducato milanese e lo stato della Chiesa; con la restituzione di Bologna ai pontifici il dal Verme, al comando di 1000 fanti e 500 cavalli, punta su Brescia. Con lui sono anche il Terzi e Galeazzo da Mantova: insieme i tre condottieri muovono contro i carraresi per liberare dall’assedio la cittadella di Brescia i cui difensori si sono arresi alla condizione di non ricevere soccorsi entro il termine di otto giorni. Raggiunto a Casalmaggiore dai ghibellini bresciani, giunge presto sotto le mura a Porta San Giovanni; il suo attacco è respinto; il Terzi persevera, piega su Porta Pile dove può entrare con l’appoggio dei ghibellini e rifornire d’armi e di vettovaglie la cittadella. Due giorni dopo i carraresi si allontanano nottetempo dalla città. Sempre nel mese il dal Verme riesce a concludere un tregua con i guelfi.

Nov. Milano Como  

 

Lombardia

Con Pandolfo Malatesta ed i Vitani (i partigiani dei da Carcano e dei Grassi) muove da Cantù ai danni di Como città controllata dai Rusca: Franchino Rusca viene loro contro al Pratomarcio, una vasta pianura presso Montorfano. I comaschi sono sbaragliati. Franchino Rusca fugge da Como e ripara nel castello di San Pietro, presso Balerno. La città è messa a sacco per cinquanta giorni e subisce una delle  devastazioni più dure della sua storia.

1404  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Su ordine della duchessa Caterina Visconti, vedova di Gian Galeazzo, con Pandolfo Malatesta e Delfino di Brivio arresta nel castello di Monza Antonio Visconti, Antonio e Galeazzo Porro, Giovanni e Galeazzo Aliprandi ed altri membri della fazione ghibellina. Tutti, con l’ eccezione di Antonio Visconti, sono decapitati la sera stessa a Milano nel castello di Porta Giovia davanti alla cappella di San Donato. Il giorno dopo i loro corpi sono esposti al pubblico al Broletto Nuovo in piazza dei Mercanti.

Feb. Milano Padova  

 

Veneto

Il procedimento fulmineo sembra avere la meglio sulle possibilità di resistenza della fazione ghibellina per cui il dal Verme può raggiungere a Montegalda Facino Cane che sta minacciando la stessa Padova. Il condottiero si reca a Venezia con il vescovo di Feltre Enrico Scrovegni per domandare alla Serenissima 100000 fiorini, somma della quale la repubblica si è costituita mallevadrice nei confronti del signore di Padova l’anno prima in occasione della firma di un trattato di pace.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

E’ ancora a Venezia per negoziare la pace con i carraresi: riceve richieste di aiuto da parte degli abitanti di Vicenza  minacciati da Francesco Novello da Carrara. Con prontezza cerca di persuadere i veneziani ad intervenire in difesa dei vicentini. Recluta truppe a loro favore.

Mag. Milano Rusca  

 

Lombardia

Ottone Rusca occupa a Milano Porta Nuova con l’aiuto dei guelfi Casati. Con Bertolino di Zambuono ed Antonio Visconti il dal Verme fa suonare le campane dell’arengo: 400 guelfi si segnano con la croce bianca, i ghibellini con una rossa. Questi ultimi, con l’aiuto di Giacomo dalla Croce, incalzano i primi fino a Sant’ Anastasia ed  obbligano alla fuga gli avversari dopo alcuni scontri della durata di otto ore.

Giu. ago. Venezia Padova  

 

Lombardia ed Emilia

A metà mese con Antonio Visconti è contattato dall’ ambasciatore fiorentino Piero Strozzi per avviare trattative di pace tra Firenze ed il ducato di Milano. Nel frattempo la duchessa Caterina Visconti deve fuggire da Milano e lascia al  dal Verme la custodia del castello di  Porta Giovia. Infastidito dal clima di sospetto e di intrigo dominante nel ducato, il condottiero si ritira per un po’ di tempo dalla scena politica milanese per combattere ancora una volta i carraresi al soldo dei  veneziani. Mossosi per raggiungere le truppe, viene catturato nel ferrarese da Niccolò d’Este. E’ presto rilasciato. A fine agosto sono impiccati in Verona tre uomini per avere cercato di fargli trovare aperta Porta Palio e di volergli consegnare Sanguinetto.

Sett.  

 

 

 

 

 

Veneto

Riceve in soccorso da Malatesta Malatesta 12000 uomini tra fanti e cavalli; può ora penetrare nel veronese con il provveditore Gabriele Emo.

Ott.  

 

 

 

 

 

Emilia e Veneto

Giunge a Piacenza per salvare la città dalla furia distruttrice del Terzi che chiede 40000 fiorini a fronte delle sue paghe arretrate: gli consegna del denaro e riesce a calmarlo promettendogli la  consegna in cauzione delle fortezze cittadine. Rientra nel Veneto e scorre il veronese con lo stesso Terzi.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

Sempre con il Terzi si impadronisce del castello della Chiusa bloccando in tal modo le vie di rifornimento a Verona da nord;  conquistate anche Crovara (Groara) e la rocca di Rivoli fa costruire una forte bastia tra Bussolengo, Pescantina e Castelrotto; ottiene Nogarole Rocca ed Isola della Scala; compie sempre con il  Terzi un’incursione nel territorio di Piove di Sacco.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

Alla notizia della sconfitta e della cattura a Roncà del veneziano Giacomo Suriano si allontana dal campo di Bussolengo in Valpolicella. Con il Gonzaga cavalca in fretta nel mantovano. Rientra nel veronese, assale e mette in fuga Giacomo da Carrara uscito dal capoluogo con 800 cavalli e 1000 fanti per portarsi a Montagnana e costruirvi una bastia. Il dal Verme gli cattura 300 cavalli e si impossessa di tutti i carriaggi.

1405  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

Con il Gonzaga tratta con alcune sentinelle che custodiscono a Verona un tratto delle mura a San Zeno. L’esercito si avvicina senza essere scorto; per una breccia entrano nella città 300/400 cavalli che si impossessano di tre piccole torri, collocate sopra la Porta  Calzari; alcuni armati scendono dalle mura nella città per combattere tra la porta ed il monastero della Trinità; il muro di terra viene rotto in dieci punti. Giacomo da Carrara affronta il dal Verme con determinazione e con un colpo di lancia ferisce il Gonzaga; giungono in rinforzo Cecco da San Severino, Ludovico degli Obizzi e Paolo Lion che con il sostegno degli abitanti recuperano la posizione: nello scontro è catturato Giovanni Galluzzi e sono uccisi 400 uomini, quasi tutti tra i veneziani. L’inverno non porta alla sospensione delle operazioni; il dal Verme continua la sua azione nella pianura. Ottiene per trattato Fagnano, Erbè, Pontepossero, Moradega, Castellaro, Nogara, ancora Isola della Scala.

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

E’ segnalato a San Bonifacio con il Gonzaga; ottiene a patti Illasi, Montorio Veronese e quasi tutta la Valpantena. Rientra a San Bonifacio e fa costruire una bastia ad Albarè.

Apr.  

 

 

 

 

 

Veneto

Recupera la bastia di Mezzane, dove in precedenza i carraresi hanno fatto a pezzi il suo presidio.

Giu.  

 

 

 

 

 

Veneto

Verona insorge dopo due suoi infruttuosi assalti entrambi respinti da Giacomo da Carrara. Raggiunto da una delegazione cittadina guidata da Pietro Sacco, raduna le truppe a San Michele Extra ed entra nella città per  Porta  Calzari con il provveditore Gabriele Emo: Giacomo da Carrara si ritira con i suoi uomini nel castello di San Martino. Il dal Verme entra in Castelvecchio dopo la resa della cittadinanza nelle mani dei veneziani. In breve tutto il veronese fino a Legnago cade sotto il controllo della Serenissima. A metà mese ottiene anche Feltre e Belluno; si dirige infine ad Anguillara Veneta e  vi rompe gli argini del Brenta per inondare il padovano.

Lug.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si trasferisce con 700 lance all’assedio di Padova assieme con il Savelli ed il Gonzaga: rifiuta il comando delle truppe. Spinge i veneziani a continuare la guerra contro i carraresi fino alla fine perché Padova è travagliata non solo dalla mancanza di  vettovaglie, ma anche dalla peste.

Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si ritira a Vicenza;  rifiuta nuovamente il capitanato alla morte per peste di Paolo Savelli.

Dic.  

 

 

 

 

 

Veneto Il doge Michele Steno gli concede la terra di Nogarole Rocca.
1406  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

A Venezia. Convince il Senato con due solidi argomenti cui i veneziani si rivelano sensibili (“uomo morto non fa più guerra”, “spesa del mantenimento risparmiasi”) sulla necessità di uccidere tutti i membri della famiglia da Carrara fatti prigionieri. Il Consiglio dei Dieci delibera in tal senso. Francesco Novello ed i figli Giacomo e Francesco Terzo sono messi in una gabbia in Palazzo Ducale. A metà mese l’ex-signore di Padova è ucciso in prigione dopo essere stato assalito da venti sicari. Afferrato per le braccia, per i piedi, trascinato per le vesti è colpito ripetutamente a colpi di bastone per essere    strangolato da Bernardo Priuli. Simile fine subiscono i suoi due figli mentre su altri due viene posta una taglia.  A tutti e tre, infine, è negata anche la possibilità di un funerale dignitoso. A Jacopo dal Verme viene donata dalla Serenissima una casa  in calle Corner in San Polo già appartenente a Giacomo da Carrara. Con la defezione del figlio Luigi nel 1437 il palazzo viene confiscato e nel 1439 è assegnato al Gattamelata e, di seguito, alla morte di tale condottiero al figlio di quest’ultimo Giovannantonio. A metà giugno 1456, infine, sarà donato a Francesco Sforza. Il dal Verme  ritorna a Milano per tentare di concludere una tregua tra guelfi e ghibellini; finisce per inimicarsi questi ultimi che si raccolgono nel castello di Cassano d’Adda.

Feb.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Soppianta i guelfi nel comando delle operazioni militari con l’appoggio dell’arcivescovo di Milano Pietro da Candia: la situazione diviene più che mai caotica, all’esterno caratterizzata dalla presenza di nuovi ribelli, sia guelfi che ghibellini, come i da Vignate a Lodi, i Colleoni a Trezzo sull’Adda, i Cavalcabò a Cremona, i Benzoni a Crema e, soprattutto, Facino Cane, il Terzi e Pandolfo Malatesta che si stanno costruendo un loro stato personale con basi, rispettivamente, Alessandria, Parma e Brescia.  All’interno, gli occorre invece vivere con i capricci e le bizze feroci di Giovanni Maria Visconti. Il dal Verme tenta di risolvere il problema chiamando al governo Carlo Malatesta.

Apr. mag. Milano Colleoni Capitano g.le Lombardia

Si dirige nel bergamasco con Galeazzo da Mantova alla testa di 5000 cavalli, di una grande quantità di fanti (comprese molte cernite) e più di 1000 guastatori. Dispone di molti carri carichi di legname (atto alla costruzione di bastie e di un ponte per attraversare l’Adda) e di molte bombarde. Aiuta i Suardi ad entrare in Bergamo ai danni dei ghibellini locali, assedia in Trezzo sull’Adda Paolo Colleoni con i fratelli Giovanni e Pietro; un suo capitano conquista il castello di Brembate ai Colleoni; Galeazzo da Mantova ottiene a patti quelli di Marne occupato da Andriolo Avogadro, e quelli di Suisio e di Chignolo d’Isola (quest’ ultimo  peraltro è stato abbandonato dai guelfi). A maggio tenta di conquistare Medolago sotto le cui mura viene ucciso da un verrettone Galeazzo da Mantova. Lascia allora il campo per provvedere a distruggere i pascoli del lodigiano; nelle bastie, per continuare le operazioni di assedio rimangono 100 cavalli e 500 fanti di cui molti sono i balestrieri agli ordini di Valeriano da Thiene.

Giu. Milano Lodi  

 

Lombardia

A fine mese abbandona l’assedio di Trezzo sull’Adda poiché in una sortita i difensori hanno dato alle fiamme i ripari degli attaccanti. Il dal Verme si trasferisce nuovamente nel lodigiano.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Sta accompagnando da Bergamo a Milano molti mercanti ed il nuovo podestà di Bergamo Domenico Inviziati allorché viene attaccato, nei pressi di Vaprio d’Adda, da Francesco e da Antonio Visconti usciti all’improvviso da Cassano d’Adda. Gli avversari infliggono gravi perdite al convoglio. Ferito alla testa, riesce lo stesso a mettersi in salvo. I guelfi chiedono il suo aiuto contro Facino Cane. Il dal Verme convince il Terzi a combattere per il duca. I ghibellini milanesi firmano una tregua di quattro mesi.

Dic.  

 

 

 

 

 

Emilia

La tregua cessa. Il giorno di Natale il dal Verme si trova a Parma per il battesimo di un figlio del  Terzi.

1407  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Guelfi Cane Ghibellini  

 

Lombardia

Riconcilia il guelfo Gabrino Fondulo, ora alleato contro i ghibellini, con il Terzi. Nel frattempo gli avversari guidati da Antonio e Francesco Visconti, da Facino Cane e da Gabriele Maria Visconti avanzano congiuntamente verso Milano. Giunti alla Certosa di Garegnano si impongono sul duca; il dal Verme è  deposto dalle sue cariche e viene dichiarato nemico pubblico. Ricorre ancora al Terzi; costui raduna 7000 uomini tra soldati e fuoriusciti stimolati dalla prospettiva di mettere a sacco Milano. Il condottiero irrompe nel bergamasco; espugna Comun Nuovo, entra a forza a Spirano, a Lurano ed a Brignano Gera d’Adda; si scontra con gli avversari a Pognano in un combattimento in cui vi sono molti morti d’ambo le parti; una sua squadra irrompe nel castello di Levate e si impossessa di moltissimi capi di bestiame e di vario bottino. Si introduce in Mariano al Brembo ed in Osio Sotto abbandonate dagli abitanti per timore dei suoi uomini; attraversa l’Adda a Trezzo sull’Adda, avanza fino a Vimercate;  riceve rinforzi da Pandolfo Malatesta, dal  Gonzaga, dai Colleoni, dal Fondulo, dai veneziani e dal cardinale Baldassarre Cossa. Occupa Desio, Magenta e Rosate. Si scontra con Facino Cane, uscito da Milano con 3000 uomini d’arme, a Morimondo/Binasco; il tramonto fa sospendere il combattimento con un esito favorevole agli avversari. Un assalto notturno agli accampamenti di Facino Cane procura viceversa al  dal Verme ed ai guelfi una grande vittoria: l’avversario si salva a stento prima a Pavia e poi ad Alessandria con i resti del suo esercito.

Mar. giu.  

 

 

 

 

 

Lombardia ed Emilia

Entra in Pavia con il Terzi e vi è ospitato da Filippo Maria Visconti; si reca a Milano durante la settimana santa. Dopo un colloquio con il duca Giovanni Maria Visconti introduce nella città l’ingombrante alleato. Il dal Verme viene nominato governatore del ducato e della contea di Pavia. I ghibellini sono  assediati nel castello di Porta Giovia. Il Terzi pretende di sterminare gli avversari; il dal Verme lo contrasta su tale punto e lo persuade a desistere dai suoi propositi. A giugno gli è richiesta da quest’ultimo una grande somma di denaro: lo allontana da Milano con estrema difficoltà mediante la consegna di 100000 fiorini. Sempre nel mese raggiunge Piacenza con numerose truppe per controllare i confini dello stato da tale frontiera.

Lug. sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Riforma il consiglio ducale: non può tuttavia fidarsi di nessuno, neanche dei compagni di fazione, parimenti scatenati e brutali. Il Terzi cattura sul Po un convoglio di mercanti perché gli sono stati rifiutati gli stipendi previsti dalla sua condotta; per rivalsa il dal Verme cerca di subornare le sue schiere. Un suo emissario, scoperto a Parma, viene abbacinato e gli sono troncate le mani; il Terzi fa dipingere il dal Verme in un angolo della piazza impiccato per un piede come  traditore.

……………  

 

 

 

 

 

Lombardia Si arrende all’evidenza e richiama a Milano Carlo Malatesta.
1409  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

Ritorna al servizio dei veneziani. La sua fine è avvolta nella leggenda; alcuni ritengono che si rechi in Oriente e muoia combattendo contro i turchi come è già avvenuto con il padre; altri dicono che la morte lo abbia colto improvvisamente a Venezia a metà febbraio, forse nel suo palazzo di San Polo o nel suo castello di Sanguinetto. E’ sepolto a Verona al fianco del padre nella chiesa degli eremitani di Sant’Eufemia;  il cuore e le interiora sono invece tumulati a Venezia nella chiesa di Santo Stefano  sempre del medesimo ordine. Nel suo testamento lascia in eredità il suo palazzo di Pavia a favore degli eremitani della chiesa di San Pietro in Ciel d’Oro affinché con il frutto della vendita sia trasportata l’arca di Sant’Agostino, opera del da Campione, dalla sacrestia della chiesa in luogo più acconcio. Cittadino di Piacenza, Milano, Pavia; a Parma abita presso la chiesa di San Giorgio.  Antonio Loschi scrive un panegirico in suo onore; amico dell’umanista Giovanni Manzini. Sposa Cia degli Ubaldini, figlia di Gaspare, e Francesca Brancaleoni figlia di Francesco, signore di Castel Durante (Urbania). Il cimiero di Jacopo dal Verme, raffigurato nel suo sepolcro, rappresenta la testa e il collo di un drago verde o azzurro, accostato ad un braccio di color rosso che tiene con la mano un cordone rosso attorno al collo del drago. La leggenda narra che un valoroso antenato della famiglia avesse ucciso un enorme serpente che stava arrecando danni e morti nel veronese e che  da allora i dal Verme abbiano messo sopra il loro stemma il cimiero del serpente o del drago.

 

CITAZIONI

“Capitano che avrebbe sollevato molto più del Barbiano il proprio nome, se come lui fosse nato libero signore di terre e di castelli, e non già suddito di un gran principe, ai cui cenni era obbligato di conformare giorno e notte tutte le sue forze, i suoi disegni e la gloria sua..Fu una delle glorie della milizia italiana..Divenuto dei più famosi condottieri dell’età sua, contribuì potentemente al risveglio delle armi italiane.” CIPOLLA

“Va considerato come insigne restauratore della milizia italiana.” PIERI

“E’ chiaro che Jacopo non fu un personaggio vistoso e le sue campagne di guerra ce lo presentano piuttosto come un professionista serio e alieno da atti arrischiati…Continua la tradizione della famiglia e, come capitano, acquistò una fama persino maggiore di quella del padre…(Nella campagna contro Giovanni Acuto) le doti militari del dal Verme ebbero modo di esprimersi chiaramente: attraverso la ferrea disciplina che riusciva ad imporre, egli raggiungeva un pieno controllo dell’esercito e quindi riusciva a fargli effettuare rapide manovre; inoltre egli cercava di evitare grossi rischi, ma era sempre pronto a compiere, al momento giusto, una decisa azione di attacco. I panegirici che di lui scrisse Antonio Loschi, sia in questa occasione sia in seguito, non erano meri esercizi di retorica cortese ma, almeno in parte, derivano dalla genuina ammirazione dei contemporanei per le sue capacità militari… Il dal Verme fu un ricco proprietario terriero. Nel 1377 aveva recuperato le proprietà familiari site nel Veronese che erano state confiscate al padre nel 1354, al tempo dell’esilio. Queste proprietà, che avevano il loro centro nel castello di Sanguinetto, furono arricchite negli ultimi decenni del secolo XIV da donazioni scaligere e viscontee. Nel 1405 il dal Verme ottenne da Venezia il possesso a vita del castello di Nogarole, come ricompensa dei suoi servigi durante le guerre contro Padova. Oltre queste terre, egli possedeva il feudo di Monguzzo concessogli da Giangaleazzo nel 1380 ed alcuni feudi nel Piacentino. Dalla Chiesa di Bobbio ebbe anche un certo numero di feudi ecclessiastici e nel 1400 il castello di Fortunago.” MALLETT

“E’ una delle più nobili figure che l’Italia vanti nei tempi delle Compagnie di ventura; gentiluomo, prudente, ardimentoso e giusto.” ARGEGNI

“Huomo dell’arte militare peritissimo.” PILONI

“Homo da honorare.” ALIPRANDI

“Principal lume e splendore della famiglia; conciosia che questo huomo, di gran presenza e di eccellente ingegno, riuscì pieno di gloria e appresso ogniuno con illustre fama, non meno di virtù, che di fatti notabili.” SANSOVINO

“Personaggio molto riputato.” PIGNA

“Fu gran condottiero al servizio dei Visconti ed uno degli insigni restauratori della milizia italiana nel secolo XIV.” TABARRINI

“Che a tutte le occasioni haveva gli occhi.” TARCAGNOTA

“Capitano di gran conto per il valore del braccio e per l’incorrotto animo.” MAGENTA

“Celebre capitano del 1300.” MENSI

“Milite fortissimo..militem gloriosum.” REDUSIO

“Uomo quanto di robustezza e di ardire altrettanto di senno e di accortezza fornito.” LANCETTI

“Famoso condottiero.” G. GALLI

“Capitano di carattere integro e di morali sentimenti.” AMBROGETTI

“Illustre condottiero nato a Verona da famiglia ghibellina.” PAOLINI

“Primarium fuisse hac aetate et principem nostrae civitatis.” BILLIA

“Uno dei più celebri condottieri del secolo e degli insigni ristauratori della milizia italiana..Era d’animo deliberato e ne’ maneggi politici molto avveduto.” LITTA

“Uno dei più celebri condottieri del suo tempo e dei più insigni restauratori della milizia italiana.” BOSI

“Honore militie Jacobus del Verme coruscus, discipline militaris italiam decus, in excelsis ducis fastigio precipuus consultor et verus.” MARZAGAIA

“Lume e splendore della famiglia.” CAMPI

“Soldato di gran valore e nella disciplina militare sufficientissimo..Intimo e principale consigliere e generale dell’esercito del duca Giovan Galeazzo.” GHILINI

“Inclyto ea tempestate.” PLATINA

“Superò suo padre nella gloria militare.” SPRETI

“His keen and intimate criticism of the forestieri (condottieri stranieri) was characteristic of a new generation of native condottieri, which emerged in the decade 1370-80. This group, with a largely Italian following, had served an instructive apprenticeship as lieutenants of the great foreign captains. It acquired a wide and intimate knowledge of the temper and techniques of the ultramontane leaders. It did not hesitate to borrow the heavy defensive armour and offensive spirit which in the past had lent weight and striking power to the foreigners’ attaque brusquée against the more lighting armed Italian cavalry.” BAYLEY

“Eminente fra tutti.” VALERI

“Prudente capitano.” GOZZADINI

“Gran capitano.” MUZZI

“Capitano di molta stima in quei tempi.” MAFFEI

“Non meno illustre del padre.” SAGLIO

“Il miglior condottiero italiano degli anni a cavallo tra il XIV e il XV secolo.” BARLUCCHI

“La vita..non fu che una lunga, diuturna fatica; quel Capitano fu uno dei protagonisti principali delle guerre che si rinnovavano con crescente violenza in quella seconda metà del secolo XIV ..Portò innovazioni notevoli nell’ordinamento militare di quei tempi; seppe mantenere una ferrea disciplina fra le sue milizie, e si oppose contro l’intemperanza dei suoi uomini, impedendo loro di commettere atti crudeli contro i vinti e gli inermi..Le doti militari..culminarono in quella particolare audacia e intraprendenza in cui conduceva ogni sua azione, tanto che non si arrestò mai davanti ad alcun ostacolo..Fedele.” BIGNAMI

“The shadowy but noble figure.” E.R. CHAMBERLIN

Con Giovanni Acuto “Erano due Condottieri di gran nome.” PIGNOTTI

“Si comporta con assoluta correttezza e fedeltà nei confronti dei suoi committenti.” BALESTRACCI

Con Paolo Savelli, Pandolfo Malatesta e Giovanni Colonna “Capitani i più rinomati di quel tempo.” AMIANI

Con Ottobono Terzi, Alberico da Barbiano, Galeazzo da Mantova, Facino Cane, Pandolfo Malatesta “peritissimos belli duces.” BRACCIOLINI

Con ottobono Terzi, Alberico da Barbiano, Francesco Gonzaga, Facino Cane, Pandolfo Malatesta “Condottieri di stima assai in questo tempo.” PORRO LAMBERTENGHI

Con Ottobono Terzi e Niccolò da Tolentino “Capitani assai celebrati per valor guerriero.” V. DE CONTI

“Prode e fedelissimo condottiero.” RICOTTI

Alla battaglia di Castellazzo “E la gente di Francia mal’accorta/ Tratta con arte, ove la rete è tesa/ Col conte di Arminiaco, la cui scorta/ L’avea condotta all’infelice impresa/ Giaccia per tutta la Campagna morta.” Dall’Orlando Furioso di L. ARIOSTO

Responsabile della morte di Francesco Novello da Carrara “Ma il Dal Verme entro cui dì e notte inspira/ Le furie sue più rabide l’inferno,/ Vi reca d’esse alfin la fiamma d’ira/ Per trasfonderla in quei ch’hanno il governo:/ Gl’induce a paventar fin che respira/ L’uom che nemico avranno sempiterno,/ Che altra volta abbattuto, fier risorse/ E di mobil fortuna esemplo porse.” GABARDI BROCCHI

“A mercenary who was not also a diplomat. Jacopo Dal Verme served the Visconti as an envoy to Pope Gregory XI during the War of Eight saints and to his native city, Verona, in 1380.. The Skillful Italian condottiere” CAFERRO

“Abile uomo di guerra.” SCARDIGLI

“Fu animato da tale odio per Facino Cane suo rivale, da farne costruire una statua che ordinò fosse decapitata in una macabra messinscena…Limpida figura.” TANZINI

“Valoroso capitano.” CASALIS

Epitaffio inscritto sulla tomba veneziana “Hanc quia semper erat cum corde affectus ad urbem,/ Interiora suo hic voluit cum corde locari,/ Caetera sed reddi patriae sua membra Veronae,/ Jacobus armorum Princeps de Verme, Latinae/ Militiae sublimis honor, quem gloria rerum/ Gestarum in bello, quem pacis sancta togata/ Consilia illustrem, et nulla fecere secundum./ Ipsius anguingena tam summum pondus in aula/ Vox habuit. Cepit Gallos, virtute fugavit/ Germanos. Sic Italiam, sic victor ademit/ Gentibus externis. Aliis ac saepe subactis/ Hostibus, imperio Ligurum ducis oppida, et urbis/ Addidit in toto fama notissimus orbe./ Hic quoque pro augenda Veneti ditione Senatus;/ Cujus erat pars, ipse tulit feliciter arma./ Luce obiit 10 anni bis Sena in mense segunto/ Mille novem, centumque quater currentibus annis.”

 

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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