I DA VARANO DI CAMERINO: SIGNORI, SOLDATI E FAIDE FAMILIARI

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Rodolfo da Varano, a sinistra; Giulio Cesare da Varano, a destra
Rodolfo da Varano, a sinistra; Giulio Cesare da Varano, a destra

Una signoria costruita sulla fedeltà alla Chiesa e spenta dalla violenza dei Borgia

I da Varano, signori di Camerino: una dinastia marchigiana segnata dalla fedeltà alla causa guelfa, dalla capacità di resistere alle pressioni pontificie e imperiali, e dall’estinzione violenta per mano dei Borgia. Storia e biografie.

Camerino sorge sui contrafforti appenninici tra le Marche e l’Umbria, in un territorio che nel medioevo costituisce un nodo strategico tra la via Flaminia e le strade che scendono verso il regno di Napoli. I da Varano, originari del ducato di Spoleto, vi si affermano come signori sin dalla seconda metà del Duecento, costruendo nel corso di quasi tre secoli una delle più longeve e tenaci signorie dell’Italia centrale. Il nome del casato si lega all’omonimo castello di Varano, nel territorio camerte, da cui la famiglia trae origine e titolo. A differenza di altre grandi casate marchigiane o romagnole come i Malatesta di Rimini o i Montefeltro di Urbino, i da Varano non raggiungono mai una dimensione regionale tale da renderli protagonisti autonomi della politica italiana: la loro forza è di natura difensiva, fondata sulla fedeltà guelfa e sul radicamento locale, sulla capacità di stringere alleanze matrimoniali con le grandi famiglie dell’Italia centrale e di sopravvivere a congiure famigliari, ribellioni e rappresaglie pontificie capaci di annientare casate meno tenaci.

L’identità politica della famiglia si forma nel contesto delle lotte tra guelfi e ghibellini che travagliano le Marche tra la fine del Duecento e l’inizio del Trecento. È con Berardo da Varano, alla fine del XIII secolo, che il casato si stabilisce come forza guelfa di primo piano nella Marca d’Ancona, sviluppando quella vocazione al servizio della Chiesa che segnerà la traiettoria di molti suoi eredi, alternata tuttavia a frequenti e spregiudicate inversioni di fronte. Con i figli Gentile, Giovanni e Rodolfo, la casata raggiunge la sua prima grande espansione territoriale, controllando un arco di terre che va da Camerino a Fabriano, da Tolentino a Macerata. Il momento più critico coincide con la fase di riorganizzazione dello stato della Chiesa nelle Marche ad opera del cardinale Egidio Albornoz negli anni Cinquanta del Trecento: è allora che i da Varano dimostrano la loro capacità di negoziare, ottenendo i vicariati pontifici che legittimano il loro potere in cambio di una fedeltà mai incondizionata. Un primo colpo alla vitalità della casata è dato dalle guerre intestine, paragonabili a quelle che hanno toccato altre famiglie signorili come i da Polenta o i Malatesta: l’estinzione finale è il prodotto di una violenza esterna, quella di Cesare Borgia, che nell’ottobre 1502 fa strangolare Giulio Cesare da Varano e, successivamente, tre dei suoi figli. E’ in tal modo spazzato via in un solo colpo la casata che ha retto Camerino per oltre due secoli. Il ramo che sopravvive allo sterminio borgiano si spegne anonimamente nei decenni successivi, lontano dalle Marche, coinvolto nelle guerre d’Italia del Cinquecento.

BERARDO DA VARANO (Guelfo)

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Figlio di Gentile, fratello di Rodolfo. Padre di Gentile, Giovanni, Rodolfo e Venanzio, zio di Nuccio. Sposa Bellafiore di Brunforte ed un ‘inglese, di nome Galatea, appartenente alla casa reale d’Inghilterra.

Signore di Camerino, Berardo da Varano è il primo membro della famiglia a costruire una presenza militare e istituzionale di rilievo al di fuori delle Marche. Guelfo convinto, combatte sin dal 1288 contro i folignati al servizio di Perugia, ottenendo la capitolazione avversaria e la firma di un trattato di pace. Nel 1291 il papa Niccolò IV commina l’interdetto a Camerino a causa della sua politica aggressiva; il provvedimento ecclesiastico (che vieta ai fedeli di un dato territorio di accedere a funzioni religiose ed ai sacramenti) viene presto revocato in considerazione del suo sostanziale allineamento alla causa guelfa. Nei decenni successivi il da Varano ricopre le cariche di capitano del popolo a Camerino, Perugia, Pistoia, Firenze e Bologna, accumulando un’esperienza istituzionale che gli vale il riconoscimento delle principali città guelfe dell’Italia centrale. Si segnala nel 1313 contro le milizie imperiali di Enrico VII alla difesa della causa pontificia nelle Marche. Sempre a favore della sua fazione, nel 1322 aiuta il signore di Rimini Ferrandino Malatesta a recuperare Fano; conquista Osimo e Recanati. La seconda località è data alle fiamme con l’accusa di idolatria. Ne sono trucidati gli abitanti, anche i bambini in fasce. Muore nel marzo 1329, lasciando ai figli una signoria già riconosciuta ed un’eredità politica orientata verso la Chiesa. “Per la sua prudenza e valore erasi acquistata gloria grandissima” Patrizio Savini in “Storia della città di Camerino”; “Non fu mai sempre signore assoluto di Camerino; ebbe l’autorità che vi avevano prima di lui il padre e il fratello. Capo di parte, nulla si faceva senza il suo consenso, e non tralasciò mai alcun mezzo per far trionfare la fazione guelfa che lo rendeva ricco e potente.” Ileana Tozzi in “Le Marche dei Varano”. Muore nel marzo 1329

NUCCIO DA VARANO (Guelfo)

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Nipote di Berardo da Varano. Figura minore, utile per comprendere la ramificazione del casato, Nuccio da Varano è cosignore di Camerino e nipote di Berardo. La sua attività documentata si svolge nell’arco di un decennio scarso: nel 1314 è podestà di San Ginesio; nel 1318 combatte per Perugia contro i ghibellini che hanno scacciato i guelfi da Nocera Umbra; per le sue imprese ottiene la carica di governatore di Perugia con uno stipendio mensile di 150 fiorini. Nel 1320 entra in conflitto con Nocera Umbra per un castello occupato; coinvolge gli ambasciatori perugini nelle trattative e reclama nello stesso tempo dal comune le somme arretrate relative alla sua paga. Muore in combattimento contro i ghibellini nel 1322.

GENTILE DA VARANO (Guelfo)

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Figlio di Berardo, fratello di Rodolfo, Giovanni e Venanzio. Signore di Camerino, Tolentino, San Ginesio, Belforte del Chienti, Visso, Cerreto d’Ese.

Si tratta del più anziano dei figli di Berardo. Gentile da Varano esordisce nel 1312 come podestà di Firenze distinguendosi in una vittoria contro i senesi. L’anno seguente combatte al fianco del padre contro le milizie imperiali di Enrico VII. Nel 1322 è capitano generale delle truppe pontificie e contrasta con successo i ghibellini nelle Marche e in Umbria riuscendo a portare dalla parte guelfa Lippaccio da Osimo e il signore di Fermo Mercenario da Monteverde; si impadronisce anche di Matelica. Rifiuta ostentatamente la dignità di vicario imperiale offertagli da Ludovico il Bavaro. Nel 1326 continua a contrastare i ghibellini con altri signori fedeli alla causa papale. Alla morte del padre (1329) assume non solo la guida di Camerino, ma anche quella del territorio circostante continuando l’astuta politica di dissimulazione che, con il pretesto della repressione della fazione ghibellina, gli permette di realizzare un efficace controllo sul governo cittadino. Contrasta sempre gli imperiali per conto dei pontifici; occupa Matelica. Segue un momento di crisi nei rapporti con la Santa Sede, finchè nel 1342 viene riconfermato nel vicariato di Camerino dal papa Clemente VI (e dall’imperatore Ludovico il Bavaro). Nel periodo è chiamato dalla curia pontificia come testimone nel processo di canonizzazione del frate agostiniano Nicola da Tolentino. Nel 1353 la sua fedeltà allo stato della Chiesa raggiunge il suo apice quando accoglie con tutti gli onori il cardinale Egidio Albornoz facendo abbattere una parte delle mura di Camerino. “Era noto per aver svolto la professione di podestà all’interno del cicuito guelfo in importanti città quali Firenze. La sua costante fedeltà al partito papale gli aveva procurato successivamente la nomina di luogotenente dell’esercito pontificio.” Francesco Pirani in “Tiranni e città nello Stato della Chiesa”. Muore nel 1355.

GIOVANNI DA VARANO (detto Spaccalferro)

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Figlio di Berardo, fratello di Gentile, Rodolfo e Venanzio. Detto Spaccalferro; così chiamato perché ha il vezzo di piegare un ferro di cavallo nel corso di gare e tornei.

Conte, guelfo, noto con il soprannome di Spaccalferro, Giovanni da Varano è signore di Camerino, Tolentino, Macerata, Visso e San Ginesio. Nel 1339 è podestà di Ascoli Piceno e di Cingoli; nel 1342 milita per lo stato della Chiesa insieme con altri signori locali. Nel 1343 è inquisito con i fratelli per l’occupazione di Tolentino e di San Ginesio. Partecipa nel 1364 alla battaglia di Cascina al fianco dei fiorentini contro Pisa. Tra il 1366 e il 1368 ricopre l’incarico di senatore di Roma su mandato del papa Urbano V; viene successivamente riconfermato nella stessa dignità. Nel 1375 è podestà a Lucca. Il momento più delicato della sua carriera giunge nel 1376 durante la guerra degli Otto Santi: a differenza dei fratelli Rodolfo e Venanzio, che si schierano con i fiorentini contro il papato, Giovanni con il fratello Gentile opta per i pontifici. Per tale scelta riceve in ricompensa dal papa Gregorio XI i vicariati di Tolentino e di San Ginesio tolti ai fratelli avversari. Viene cacciato da Camerino da Rodolfo e da Venanzio nell’aprile dello stesso anno. Rafforza il sistema difensivo di Camerino e del territorio circostante; amplia le mura cittadine inglobando il borgo di San Venanzio; innalza Torre Beregna e Torre del Parco; amplia la rocca di Varano. Rafforza le fortificazioni di Beldiletto, Sentino e Appennino. Porta a compimento nel 1382 l’Intagliata, linea difensiva che si sviluppa per dodici chilometri collegando Torre Beregna alla torre Porta di Ferro presso Pioraco. “Fu nei suoi tempi tenuto il primo giostratore che havesse Italia.” Francesco Sansovino in “Delle origini e dei fatti delle famiglie illustri italiane.” Si spegne nel 1387.

RODOLFO DA VARANO

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Figlio di Berardo. Fratello di Gentile, Giovanni e Venanzio. Padre di Berardo. Suocero di Galeotto Malatesta. Sposa Paola Bianca Malatesta, figlia del signore di Fano Pandolfo, e Camilla Chiavelli. Suoi figli sposano uno la figlia di Bartolomeo Smeducci, signore di San Severino Marche, ed un altro la figlia di Onofrio da San Severino, altro signore della medesima località. 1320 ca. – 1384 (novembre).

Il più potente tra i figli di Berardo, Rodolfo da Varano è signore di Camerino, Fabriano, Tolentino, Cingoli, Sarnano, San Ginesio, Amandola, Macerata, Corridonia, Civitanova Marche, Belforte del Chienti, Potenza Picena, Castelraimondo, Numana, Castelfidardo e Penna San Giovanni. La sua carriera si snoda per oltre quarant’anni attraverso quasi tutti i teatri dell’Italia medievale. Nel 1337 è capitano di guerra di Siena contro Pisa; nel 1342 è capitano del popolo a Firenze. Nel 1345 partecipa alla conquista di Smirne contro i turchi alla testa di cento soldati di Camerino. Nel 1351 si allea con i Visconti ai danni dei pontifici; nel 1353 è dichiarato collegato visconteo dalla pace di Sarzana; poco dopo passa agli stipendi del cardinale Albornoz contro il prefetto Giovanni di Vico. Il cardinale lo nomina nel 1353 capitano generale dell’esercito pontificio; nel 1355 lo riconferma nello stesso incarico dopo averlo promosso Gonfaloniere dello stato della Chiesa con una provvigione mensile di 500 fiorini. In quello stesso 1355 infligge una sconfitta memorabile a Galeotto Malatesta, fatto prigioniero a Paterno d’Ancona dopo una battaglia ricordata con una cappella dedicata a San Giacomo. Nell’estate dello stesso anno ottiene, come primo signore della Marca, l’investitura feudale di Tolentino e di San Ginesio per dodici anni rinnovabili. Nel 1362 è nominato capitano generale dai fiorentini contro Pisa; conduce una campagna caratterizzata da assedi, saccheggi e scorrerie nel Valdarno pisano. Nel 1367 accompagna con 400 cavalli il papa di Avignone Urbano V nel suo ingresso trionfale in Roma. Nel 1376 aderisce alla lega fiorentina antipontificia e, con il fratello Venanzio, scaccia da Camerino i fratelli Giovanni e Gentile. Il papa lo punisce togliendo a lui ed al fratello Venanzio i vicariati di cui sono stati in precedenza insigniti. Nominato capitano generale dai fiorentini, si distingue alla difesa di Bologna. Agli inizi dell’anno seguente viene a contesa con i suoi committenti sia per il contestato possesso di Fabriano (pervenuta sotto il suo controllo), sia per non sottostare agli ordini del nuovo capitano generale Giovanni Acuto. Segue cambio di casacca: passa dalla parte pontificia. Il papa Gregorio XI lo accoglie con singolari attestati di onori affidandogli il comando delle sue truppe. A Firenze, invece, gli Otto di Balia fanno dipingere sulle porte cittadine e nelle piazze il suo ritratto impiccato per i piedi come traditore, il tutto accompagnato da motti obbrobriosi. Per risposta il da Varano fa dipingere su una facciata del suo palazzo di Camerino un ritratto degli Otto e, sopra di esso, la sua figura in atto di defecazione con una battuta che vorrebbe essere spiritosa, scritta a grandi cifre “Rodolfo son’io di Camerino/Degno signor di terra/Che caca addosso agli Otto della Guerra.” Dopo alterne vicende militari stipula nel 1378 alleanze con i comuni di Fermo, Ancona e Recanati. I giudizi sulla sua persona variano dal “personaggio di gran valore” di Ludovico Antonio Muratori, all’ “uomo di sagace ingegno” di Leonardo Bruni Aretino, a quello più recente espresso da Jean-Baptiste Delzant nel “Dizionario biografico degli Italiani.” “A partire dalla fine del Trecento divenne un personaggio letterario: il tipo del signore alla buona, amante delle battute e dei bei conversari. Franco Sacchetti, che lo conobbe, lo mise in scena nelle “Trecentonovelle”; diversi episodi furono ripresi da Poggio Bracciolini nelle “Confubalationes”..e poi, nel Cinquecento da Lodovico Domenichi nei suoi “Detti et fatti di diversi signori et persone private.” Anche gli umanisti mantennero viva la memoria di Rodolfo: il Platina lo annovera tra i tiranni che occuparono i territori papali, e ricorda l’aiuto dato ai bolognesi per ordine di Firenze.” Muore nel novembre 1384.

GENTILE DA VARANO

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Figlio di Berardo. Fratello di Rodolfo, Giovanni e Venanzio. Padre di Rodolfo. Sposa Teodora Salimbeni ed Elisabetta Bevilacqua. Muore nel 1399.

Signore di Tolentino, Camerino, Sarnano, Amandola, Gualdo Cattaneo, Esanatoglia, Urbisaglia, Colmurano, Belforte del Chienti, Penna San Giovanni, Monte San Martino, Cerreto d’Esi, San Ginesio, Treia, Corridonia, Visso e Potenza Picena, la sua carriera si sovrappone in parte a quella del fratello Rodolfo. Nel 1343 è inquisito con i fratelli per le invasioni dei territori di Tolentino e di San Ginesio. Nel 1351 si allea con i Visconti contro i pontifici. Nel 1362 è nominato senatore di Roma dal papa Urbano V; viene confermato in tale incarico anche nel 1367. Nel 1371 è convocato a Perugia dal cardinale Pietro di Bourges desideroso di impossessarsi di Camerino: Rodolfo riesce a eludere la trappola ed il funzionario pontificio rientra a mani vuote. Nel 1375 è podestà di Lucca. Nel 1376, nella guerra degli Otto Santi, appoggia i pontifici e riceve dal papa Gregorio XI i vicariati di Tolentino e di San Ginesio; nel seguito del conflitto viene cacciato da Camerino dai fratelli Rodolfo e Venanzio che hanno scelto il campo opposto. Riconciliatosi con Rodolfo, alla sua morte (1384) assume il governo di Camerino prima con il fratello Giovanni e, successivamente, da solo al decesso di quest’ultimo. Altre due volte è scacciato da Camerino dal nipote Berardo da Varano e dal figlio di quest’ultimo Rodolfo ( nomi entrambi molto frequenti nella casata) nel 1386 e nel 1390: sempre recupera il potere ricorrendo all’aiuto delle compagnie di ventura di Boldrino da Panicale e di Grasso da Imola nel primo caso, e delle armi dei Visconti nel secondo. Continui, dal 1392, sono pure i conflitti con lo stato della Chiesa rappresentato dal marchese della Marca Andrea Tomacelli, fratello del papa Bonifacio IX. Sono questi gli anni in cui affronta, ora alleato ora avversario, noti condottieri di ventura come Conte da Carrara, Brandolino Brandolini, Azzo da Castello, Giovanni da Barbiano, Bartolomeo Smeducci, Biordo dei Michelotti. La vicenda ha termine nel novembre 1393 allorché il pontefice gli concede molti privilegi. Gentile da Varano può così recuperare varie terre della Val di Chienti; in cambio si impegna a pagare un censo alla Santa Sede per ogni località da lui controllata. Sempre inquieto, negli anni successivi, nel 1399 anno della sua morte, si trova ad appoggiare i Malatesta ed i pontifici in lotta contro le compagnie di ventura di Ceccolo Broglia e di Conte da Cararra. “Fu valoroso nell’arme e valse molto nella prudenza, ne’ consigli e servì nell’opera sua i principi d’Italia con molta lode del suo nome illustre.” Sansovino

RODOLFO DA VARANO

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Figlio di Gentile. Sposa Elisabetta Malatesta, figlia di Pandolfo, signore di Fano, in seconde nozze Costanza Smeducci, figlia di Bartolomeo, signore di San Severino Marche, in terza una figlia di Pagnone Cima, signore di Cingoli. Figli della prima moglie sono: Berardo, Gentilpandolfo, Costanza (moglie di Giacomo da Carrara), Venanzia (Pino Ordelaffi), Guglielma (Battista Chiavelli), Venanzio, Tora (Niccolò Trincia Trinci). Figli della seconda moglie: Piergentile, Giovanni, Nicolina (sposa in seconde nozze Braccio di Montone), Ansovina o Antonia (Pandolfo Malatesta). Figli della terza moglie sono Antonio, Ansovino, Venere, Luca, Rinaldo, Palutella, Ercole, Livia. Un figlio naturale è il condottiero Piergiovanni. Padre di 64 figli (compresi i naturali); di costoro 54 raggiungono la maggiore età. A tutti i sopravvissuti sono assegnati un castello, una pieve o la carica di podestà. Muore nel marzo 1424.

Signore di Camerino, Tolentino, Macerata, Civitanova Marche, Visso, Esanatoglia, Sarnano, Urbisaglia, Colmurano, Belforte del Chienti, Penna San Giovanni, Monte San Martino, Gualdo Cattaneo, Cerreto d’Esi e Montesanto nel perugino. Nipote di Giovanni da Varano, durante la guerra degli Otto Santi governa Macerata su incarico dello zio (1376). Nel 1378 segue le bande bretoni dell’antipapa Clemente VII contro il papa Urbano VI. Nel 1382 agevola il passaggio delle truppe di Luigi d’Angiò dirette nel regno di Napoli. Nel 1385 lo zio Giovanni gli affida il governo di Macerata in qualità di podestà. Alla morte del padre Gentile nel 1399 diviene il principale signore di Camerino: conduce una politica estera complessa che lo porta ad allearsi con Braccio di Montone, a divenire suocero di quattro tra i più importanti condottieri dell’epoca, ed a resistere ai molteplici tentativi di sottomissione da parte della Chiesa. Fa costruire il castello della Rancia nei pressi di Tolentino. Unanimi sono le citazioni al suo riguardo e tutte concorcordanti sullo stesso tema. “Si dice che hebbe 54 figliuoli, che tutti mangiarono pane” Sansovino. Muore nel maggio 1424 nel suo castello di Beldiletto.

BERARDO DA VARANO

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Figlio di Rodolfo e della sua prima moglie Elisabetta Malatesta. I nomi dei fratelli e delle sorelle sono riportati nella scheda precedente. Sposa Viviana Trinci. Muore nel luglio 1434.

Signore di Camerino, Tolentino, Caldarola, Amandola, Fiordimonte, Muccia, Crispiero, Agello, Antico, Bolognola, Valcadara e Casavecchia, Berardo è cognato di Braccio di Montone e genero di Ugolino Trinci. Nel 1403 partecipa alle giostre di Padova per le nozze di Giacomo da Carrara con la sorella Costanza. Nel 1405 acquista Amandola per 4000 ducati. Nel 1407 opera nelle Marche al fianco di Braccio di Montone contro Ludovico Migliorati; espugna Servigliano ed una serie di castelli del fermano. Nel 1408 passa al servizio del re di Napoli Ladislao d’Angiò per contrastare le truppe pontificie. Nel 1409 affronta i fiorentini in Toscana. Tra il 1410 e il 1411 affianca Braccio di Montone nella sua lotta contro Perugia. Nel 1414 si schiera con il papato alleandosi con Giovanni di Lusignano re di Cipro. Alla morte del padre diviene signore di Camerino. Vi è la divisione dei beni. Si impadronisce di Tolentino con il fratello Gentilpandolfo; nel 1433 accusa i fratellastri Piergentile e Giovanni davanti al legato pontificio della Marca, il vescovo di Recanati Giovanni Vitelleschi. Il prelato convoca i quattro fratelli a San Severino Marche. Berardo, con la scusa di un attacco di gotta, vi invia i figli; Piergentile, accusato di spaccio di moneta falsa nello stato della Chiesa, è arrestato e decapitato a fine luglio. Giovanni, al contrario, declina l’invito. Tornati a Camerino, i figli di Berardo si incontrano con lo zio Giovanni nella camera di Gentilpandolfo. Nasce un litigio nel cui corso i giovani accusano lo zio di aver provocato la rovina della famiglia per non aver accettato l’invito del Vitelleschi. Giovanni esce dall’appartamento e viene ucciso a colpi di accetta dai sicari di Berardo. Nella primavera del 1434 milita per i pontifici, agli ordini di Francesco Sforza, contro i viscontei comandati da Niccolò Piccinino. Ottiene 20000 fiorini, di cui 12000 in contanti; in cambio deve consegnare un figlio in ostaggio. Taliano Furlano, che fa parte del suo stesso schieramento, occupa ai danni di Berardo Serravalle di Chienti. Se ne lamenta con il Piccinino. Il condottiero umbro gli consiglia di far fuggire il figlio dato in ostaggio e di abbandonare la causa pontificia. Si fortifica in Tolentino. A luglio è ucciso dagli abitanti, assistiti da Foschino Attendolo, mentre sta passeggiando attorno alle mura cittadine. Ad ottobre una rivolta popolare a Camerino porta all’eccidio dei maschi di casa da Varano nella chiesa di San Domenico: sono uccisi il fratello Gentilpandolfo con i figli, ed i fratelli Gianfilippo, Bartolomeo ed Ansovino. Nella circostanza Elisabetta Malatesta, vedova di Piergentile, mette in salvo i figli Rodolfo, Costanza e Primavera, nonché il nipote Giulio Cesare, figlio di Giovanni.

GIOVANNI/PIERGIOVANNI DA VARANO

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Figlio naturale di Rodolfo, fratello di Berardo. Muore nel 1456.

Noto come Piergiovanni da Camerino, questo Giovanni da Varano è uno dei superstiti dell’eccidio avvenuto a Camerino nell’ottobre 1434, terminato con l’esecuzione sommaria da parte della folla di gran parte dei figli maschi della casata. Il tutto scaturito da una sanguinosa faida famigliare e da lotte per il potere. Nel 1440 milita nelle compagnie di Pietro Giampaolo Orsini; difende il castello di Forlimpopoli per poi cederlo a condizioni. Nel 1443 è aiutato da Carlo di Montone a recuperare la signoria di Camerino sottratta ai suoi famigliari da Francesco Sforza: rientra nella città accolto con acclamazioni dal popolo. Nel 1448 combatte per la Repubblica Ambrosiana contro i veneziani in Lombardia. Nel 1453 fronteggia ancora i veneziani agli ordini di Francesco Sforza divenuto duca di Milano; sconfigge Jacopo Piccinino a Ghedi in un episodio in cui viene risaltato il suo valore sul campo di battaglia. Al termine del conflitto, nel 1455, viene vivamente sollecitato dallo Sforza a trasferirsi con la sua famiglia nel ducato ed a trasferirsi alla sua corte. Gli sono concesse solamente le entrate di alcuni villaggi del piacentino senza l’esercizio dei diritti di giurisdizione. Scontento del trattamento propostogli, abbandona il ducato. Muore l’anno seguente. E’ lodato per il suo valore dai contemporanei come Giovanni Simonetta “Rerum gestarum Francisci Sfortiae Mediolanensium ducis commentarii” e da Bernardino Corio “L’historia di Milano”.

GIOVANNI DA VARANO

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Figlio di Rodolfo e della seconda moglie di quest’ultimo Costanza Smeducci. Fratello di Berardo, Gentilpandolfo e Piergentile. Sposa Bartolomea Smeducci, figlia di Antonio da San Severino, signore di San Severino Marche. Padre di Giulio Cesare. Muore nel settembre 1433.

Signore di Gualdo Cattaneo, Tolentino, Pioraco, Cessapalombo, Statte, Elcito, Castelraimondo, Pieve Torina e Pievefavera. Nel 1423 milita nelle compagnie di Braccio di Montone al servizio del re d’Aragona. Nel 1424, alla morte del padre Rodolfo, diviene signore di Camerino insieme con i fratelli. Nello stesso anno si reca a Gallicano presso il papa per difendere la causa della sorella Nicolina, vedova di Braccio di Montone, rimasta a Perugia. Seguono sue militanze contrassegnate da ombre e da luci. E’ così quando per i perugini affronta i locali fuoriusciti ed il suo breve servizio con i ducali di Milano: nel luglio 1426 è la promessa da parte fiorentina di 20000 fiorini ad indurlo a cambiare campo di appartenenza. Nel 1427 affronta i viscontei agli ordini del Carmagnola per conto dei veneziani. Rientrato nelle Marche nell’aprile 1432, con il fratello Piergentile viene accusato di tradimento dai fratellastri Berardo e Gentilpandolfo al legato pontificio, il vescovo di Recanati Giovanni Vitelleschi. Nel settembre 1433 è convocato a San Severino Marche perché sospettato di volersi impadronire di Camerino con l’aiuto del duca di Milano Filippo Maria Visconti. Diffidente, rifiuta di recarvisi al contrario del fratello Piergentile. Costui, a fine mese, viene fatto prigioniero e fatto decapitare a Recanati con l’accusa di avere spacciato moneta falsa nello stato della Chiesa. I figli di Berardo, al loro ritorno dall’incontro con il legato pontificio, lo accusano di avere messo in pericolo il futuro della famiglia con la sua condotta. Ne segue un alterco; all’uscita dall’appartamento del fratellastro Gentilpandolfo, è sorpreso da alcuni sicari del fratellastro Berardo ed ucciso a colpi di accetta. “Fu capitano valoroso de’ suoi tempi” per Pompeo Litta in “Famiglie storiche italiane”, “Vedi quell’altro pien di valentia/Giovanni da Varan che gran conduta/Resse con diligenza e cortesia” Da alcuni versi di Cambino Aretino.

GIULIO CESARE DA VARANO

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Di Camerino.Figlio di Giovanni e di Bartolomea Smeducci. Sposa Giovanna Malatesta, figlia del signore di Rimini Sigismondo Pandolfo Malatesta e di Polissena Sforza, a sua volta figlia naturale di Francesco Sforza. Padre di Giovanni Maria, Venanzio, Pirro, Cesare Ottaviano, Annibale, Ringarda, Emilia, Camilla (religiosa, proclamata beata dal papa Gregorio XVI nel 1843 e santa dal papa Benedetto XVI nell’ottobre 2010). Suocero di Muzio Colonna; zio di Carlo Baglioni.1434- 1502 (ottobre)

La figura più importante del casato nel Quattrocento è Giulio Cesare da Varano, signore di Camerino, Nocera Umbra, Cerreto d’Esi, Esanatoglia, Gagliole, Fiuminata, Serravalle del Chienti, Belforte del Chienti, Serrapetrona, Fiastra, Acquacanina, Bolognola, Montacuto e Potenza Picena. La sua nascita, nel 1434, coincide con la strage che uccide il nonno Berardo e distrugge la famiglia: viene salvato dalla zia Tora, nascosto in un fascio d’erba e poi in un convento di suore. Viene condotto prima a Fabriano, poi a Fossombrone, infine a Faenza, lontano dalle Marche. Nel 1443, a nove anni, può far ritorno a Camerino con le armi dello zio Carlo di Montone. E’ acclamato signore dal popolo; è ucciso nella circostanza Vincenzo Maligeri, autore della congiura del 1434 in cui hanno perso la vita i suoi congiunti. Nel 1447 viene nominato vicario apostolico con il cugino Rodolfo, figlio di Piergentile e di Elisabetta Malatesta. Il papa Niccolò V, data la giovane età dei due signori, affida il governo della città ad Elisabetta Malatesta, ritiratasi in un convento alla morte del marito. Nel 1453 combatte per Firenze contro Napoli; dal 1454 opera per Siena contro gli Orsini nell’assedio di Sorano. Nel 1456 sposa Giovanna Malatesta. Nel 1458 è assoldato dal suocero Sigismondo Pandolfo Malatesta contro Federico da Montefeltro. La sua carriera militare prosegue per decenni nelle Marche e in Toscana, alternando condotte pontificie, veneziane e medicee. Sulla fine del 1464 muore all’improvviso il cugino Rodolfo per cui rimane solo alla testa della signoria di Camerino. Giulio Cesare è sospettato di avere avvelenato il congiunto. La diceria verrà ripresa decenni dopo dal papa Alessandro VI nel processo intentatogli contro allo scopo di impadronirsi della località. Nel 1482 partecipa alla battaglia di Campomorto contro gli aragonesi. Nel 1487 affronta nel Trentino per conto della Serenissima le truppe del duca Sigismondo d’Austria. Negli anni successivi tiene saldamente la signoria di Camerino grazie a un intreccio di alleanze matrimoniali ed a una gestione dello stato che le fonti coeve giudicano equilibrata. La sua fine è tragica: nel settembre 1502, Cesare Borgia si impadronisce sistematicamente delle signorie della Romagna e delle Marche e costringe, dopo un breve conflitto, Giulio Cesare ad arrendersi a discrezione. E’ spogliato d’ogni bene. Gli è permesso di recarsi a Matelica presso il genero Ranuccio Ottoni, marito della figlia naturale Emilia. Il duca Valentino invita l’Ottoni ad Urbino: costui vi si reca con tutti i parenti dopo avere ricevuto particolari assicurazioni. Le prime accoglienze sono cortesi; in un secondo momento è imposto all’Ottoni di condurre i suoi congiunti nella rocca di Pergola per loro maggiore sicurezza. Tutti i da Varano sono catturati; solo Ranuccio Ottoni viene risparmiato. Giulio Cesare (ottobre) è fatto strangolare dal Borgia con un laccio di seta nella stessa rocca. Identica sorte avranno poco dopo i figli Annibale, Venanzio e Pirro. Riesce invece a fuggire ad Atri la figlia Camilla, suora dell’ordine delle clarisse. Giulio Cesare da Varano fa edificare, attorno all’anno 1460, il sontuoso Palazzo Ducale e fonda il monastero di Santa Chiara. “Valeva pocho” così lo valuta Marin Sanudo ne suoi “Diarii” per quanto attiene il punto di vista militare. In compenso è celebrato per il suo favore alle attività artistiche ed intellettuali divenendo “il promotore e l’autentico artefice dell’umanesimo camerte..Fu protagonista della stagione più luminosa della dinastia, destinata a cedere di fronte alla straordinaria potenza di Cesare Borgia.” Ileana Tozzi

ANNIBALE DA VARANO

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Figlio naturale di Giulio Cesare. Fratello di Venanzio, Pirro, Cesare Ottaviano, Giovanni Maria, Ringarda, Emilia, Camilla. Muore nel febbraio 1503.

Figlio naturale di Giulio Cesare da Varano, Annibale condivide con il fratello Venanzio la sorte degli ultimi anni del casato. Agli stipendi dei pontifici, il 1482 lo vede muoversi con il padre ed il fratello Cesare Ottaviano verso Roma; prende parte alla battaglia di Campomorto. Nel febbraio 1485 è a Venezia, dove partecipa a una solenne giostra in piazza San Marco organizzata da Roberto da San Severino. Nell’occasione è armato cavaliere e viene ricompensato con una veste d’oro foderata di zibellino. Nel 1487 raggiunge il campo veneziano di Serravalle per combattere le truppe austriache. A luglio è catturato a Ravazzone in uno scontro in cui periscono sessanta veneziani. Negli anni Novanta opera nelle Marche per conto del padre; è inviato in soccorso di Fermo contro gli ascolani. Nel 1494 ricompare attivo nelle condotte veneziane. Nel 1502, quando il padre si arrende a Cesare Borgia a seguito della ribellione di Camerino, Annibale cerca di sfuggire alla cattura nascondendosi in casa di un amico; viene scoperto in una cisterna ed imprigionato a Cattolica insieme con il fratello Venanzio. Nel febbraio 1503 è rinchiuso nella rocca di Pesaro e lì strangolato da Michelotto Coreglia, il sicario dei Borgia; secondo altre fonti è strangolato nei pressi di Rimini, sul Terzo, vicino a una chiesetta sul mare dove è sepolto. “Il quale è guerrier fino/giovin d’anni & nelle armi valente.” Da “La guerra dei tedeschi contro i veneziani” in Guerre in ottava rima.

VENANZIO DA VARANO

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Figlio di Giulio Cesare e di Bartolomea Smeducci. Fratello di Annibale, Cesare Ottaviano, Pirro, Giovanni Maria, Ringarda, Emilia, Camilla. Sposa Maria della Rovere, sorella del duca di Urbino Francesco Maria. Muore nel febbraio 1503.

Di Pioraco, Venanzio da Varano è il figlio legittimo di Giulio Cesare, genero di Giovanni della Rovere. La sua carriera militare è breve ma intensa: si svolge principalmente al servizio del regno di Napoli e dello stato della Chiesa in un arco di pochi anni a cavallo tra Quattro e Cinquecento. Nel luglio 1487 partecipa allo scontro di Ravazzone, dove viene catturato da un Cavalcabò militante per il duca Sigismondo d’Austria. Nel 1492 milita per Napoli. Nel settembre 1495 combatte ancora per Napoli contro i francesi in Campania. Catturato nei pressi di Eboli dai fanti svizzeri e dalle lance francesi, gli è imposta una taglia di 13000 ducati. Nel gennaio 1496 viene liberato a Salerno attraverso uno scambio di prigionieri. Nel dicembre dello stesso anno è condotto dal papa Alessandro VI con cinquanta lance per contrastare gli Orsini. Nel 1497 agisce nelle Marche contro Ascoli Piceno a favore del comune di Fermo. Nel settembre 1498 è contattato dai veneziani per fronteggiare i fiorentini in Toscana. Nel giugno-settembre 1502, mentre il padre resiste a Cesare Borgia, sconfigge nei pressi di Esanatoglia il duca di Gravina Francesco Orsini; alla resa del padre, tenta di fuggire. Scoperto in una cisterna, viene imprigionato a Cattolica con il fratello Annibale. Nel febbraio 1503, rinchiuso nella rocca di Pesaro, viene strangolato da Michelotto Coreglia; alcune fonti collocano invece il suo omicidio nei pressi di Rimini.

RODOLFO DA VARANO

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Figlio naturale di Giovanni Maria. Padre di Ercole. Sposa Beatrice Colonna, figlia naturale di Fabrizio e sorella di Sciarra. Muore nel novembre 1527.

Questo Rodolfo da Varano, distinto da tutti gli omonimi precedenti per la sua collocazione cronologica nel primo Cinquecento, è l’ultimo signore di Camerino appartenente alla casata dei da Varano. Genero di Fabrizio Colonna e cognato di Sciarra Colonna, la sua carriera si svolge interamente nel contesto delle guerre d’Italia tra Impero e Francia. Nel febbraio 1524 è condotto da Milano con cinquanta lance contro i francesi. Nel febbraio 1525 opera nei pressi di Casalmaggiore in Lombardia; con Alessandro Bentivoglio sconfigge nei pressi Gian Ludovico Pallavicini e Niccolò Varolo; il Pallavicini è catturato. Nell’estate è segnalato nel milanese con Bartolomeo da Villachiara; a settembre si trova ad Alessandria con cinquecento fanti. Nel 1526, licenziato dagli imperiali, passa agli stipendi dello stato della Chiesa contro i suoi precedenti datori di lavoro; opera nel parmense con ottocento cavalli. Nel dicembre 1526 difende Piacenza dai lanzichenecchi di Giorgio Frundsberg. Nel 1527, alla morte del padre Giovanni Maria da Varano, entra in Camerino prima dei francesi. Spinto da Venanzio dalla Serra, cattura la duchessa Caterina Cybo, vedova del padre, e la incarcera nel Palazzo della Guardia di Camerino. A novembre i pontifici assalgono Camerino. E’ assediato nel castello di Preci, nei pressi di Norcia, da Orazio Baglioni. Si arrende a discrezione. E’ condotto nella rocca di Pesaro ed è liberato con la moglie solo dietro la consegna della città ai pontifici. Viene poco dopo nuovamente incarcerato; è decapitato a Macerata su pressione de.lla matrigna Caterina Cybo, reggente del ducato.

MATTIA DA VARANO

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Figlio di Ercole. Fratello di Alessandro. Muore nel 1551.

Figura periferica dell’ultimo ramo del casato, nel 1527 segue il padre Ercole nel tentativo di sottrarre la signoria di Camerino al nonno Rodolfo. Nel 1528 riprende le armi con Alessandro da Varano contro la nuova signora di Camerino Caterina Cybo. Sconfitto nel maggio 1528, rientra a Ferrara e si dà al mestiere delle armi; a Camerino è condannato a morte in contumacia. Sopravvive fino al 1551, vivendo presumibilmente lontano da Camerino come soldato di ventura al servizio di vari committenti, ultimo epigono di una casata ormai estinta.

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