I DA POLENTA DI RAVENNA: SIGNORI, SOLDATI E TRADITORI

I da Polenta, signori di Ravenna: una dinastia romagnola segnata da congiure, carriere militari e autodistruzione. Storia e biografie.

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Stemmi della famiglia Da Polenta
Stemmi della famiglia Da Polenta

Come i da Polenta persero Ravenna: parricidio, Venezia e l’esilio finale

Ravenna, antica capitale dell’impero romano d’Occidente e poi sede degli esarchi di Bisanzio, nel pieno medioevo è una città avvolta da una memoria imperiale che ne rende il possesso insieme prestigioso e conteso. I da Polenta vi si affermano come signori a partire dalla metà del Duecento per più di un secolo e mezzo. Il nome del casato deriva dal castello di Polenta, nei pressi di Bertinoro, appartenente agli arcivescovi di Ravenna; da questi concesso al monastero di San Giovanni Evangelista, che, a sua volta, lo concede in enfiteusi alla omonima famiglia. Per consolidare il loro potere i membri della casata prendono parte attiva in tutte le lotte che travagliano la Romagna del loro tempo: le tensioni tra papato e ghibellinismo, le rivalità con i Malatesta di Rimini, gli Ordelaffi di Forlì e gli Estensi di Ferrara. Presto sono chiamati a ricoprire la carica di podestà e di capitano del popolo in alcune delle principali città del nord Italia. In tale veste si distinguono spesso per lo spirito combattivo e la ferocia dedita al perseguimento degli obiettivi. La famiglia incarna il modello tipico della piccola signoria romagnola: ambiziosa, talora violenta, abilissima nel destreggiarsi tra poteri molto più grandi: travolta, infine, proprio da quell’instabilità che ha a lungo saputo sfruttare.

La casata rimane una realtà militarmente modesta, i cui esponenti operano più come vassalli, alleati o mercenari di grandi stati, che come protagonisti autonomi delle guerre italiane. Semplificando si può affermare che l’aggressività intraspecifica è il simbolo dominante di questa famiglia in cui l’ambizione, il temperamento focoso e la violenza ne rappresentano l’essenza più profonda. E’ il caso di Ostasio, che nel 1322 medita la conquista di Ravenna a spese dei congiunti. Approfitta dell’assenza di Guido Novello (ricordato nella storia per essere stato il mecenate di Dante Alighieri), al momento impegnato come capitano del popolo a Bologna. Si impadronisce del potere facendo assassinare nel suo letto l’arcivescovo Rinaldo, fratello di Guido Novello, cui, al momento, è stato affidato il governo cittadino. Quattro anni più tardi si impadronisce di Cervia; fa barbaramente trucidare lo zio Bannino ed il figlio di costui Guido, per assumere anche la signoria di questa località. Muore, presumibilmente, assassinato dal figlio Bernardino. Ospita alla sua corte Giovanni Boccaccio. L’unica sua buona azione risulta nell’avere salvato dal rogo le ossa di Dante, condannato a tale sorte dal cardinale legato Bertrando del Poggetto.

Con Bernardino continua la serie di omicidi in casa da Polenta. I fratelli Pandolfo e Lamberto organizzano una congiura per spodestarlo. Sfuggito alle conseguenze grazie anche all’intervento dei Malatesta di Rimini, dopo cinque mesi (vi è stata una falsa riconciliazione) fa arrestare i due congiunti, li fa rinchiudere nella stessa rocca di Cervia in cui in precedenza è stato relegato, li fa morire di fame. Muore nel 1359 e gli succede il figlio Guido. Costui cerca di far dimenticare il cattivo governo del padre richiamando in Ravenna quanti sono stati in passato da lui esiliati. E’ con questo signore di Ravenna che si verifica l’episodio più crudele della storia della casata. Nel 1390 tre dei suoi figli (di tutti costoro è presente nel sito la biografia) Obizzo, Ostasio e Pietro, allo scopo di affrettarne la successione, lo prelevano di notte dal suo letto e lo rinchiudono in carcere dove, dimenticato da tutti, finisce i suoi giorni. Il gesto consegna alla famiglia un marchio indelebile di slealtà interna e ne prefigura l’immancabile declino. Nel 1406, l’ultimo dei tre, Obizzo, è costretto ad accettare un podestà veneziano; nel 1410 lascia alla Serenissima l’eredità della signoria e dei suoi beni qualora i figli non ne seguano le direttive provenienti dalla laguna. Il figlio Ostasio, succede al padre nel 1431. Dieci anni dopo viene deposto, perché la sua fedeltà ai veneziani si è rivelata dubbia l’anno precedente, allorché le truppe viscontee di Niccolò Piccinino lo hanno costretto ad allearsi con il duca di Milano Filippo Maria Visconti. Ostasio ed il figlio muoiono al confino nell’isola di Creta. E’ l’estinzione della casata. “La morte di Ostasio (si può leggere nel libro di Mario Tabanelli L’aquila da Polenta) resta un mistero; il Litta dice che alcuni lo attribuirono o a un veleno o a contagio; C. Spreti dà invece di essa una notizia quanto mai strana, senza portarne le prove: nel 1442, mentre Ostasio dimorava a Candia (la capitale dell’isola) in un convento di francescani, essendo alcuni frati venuti alle mani fra loro all’oscuro, lo uccisero per errore. Erroneamente G. Rossi afferma che Ostasio, la moglie ed il figlio Gerolamo furono sepolti a Creta, nella chiesa di San Francesco; ivi, secondo lo Spreti, non se ne trova più traccia. Così si chiude il ciclo della famiglia dei da Polenta.”

GUIDO DA POLENTA

Signore di Ravenna, Cervia, Cesena, Lugo, Cotignola, Bagnacavallo, Fusignano, Cesenatico, Polenta, Collinello, Russi. Biografia: https://condottieridiventura.it/guido-da-polenta-signore-di-ravenna/

Figlio di Bernardino. Sposa a Ferrara nel 1350 Elisa d’Este, figlia del marchese Obizzo. Padre di Obizzo, Ostasio e Pietro; suocero di Alberico da Barbiano, di Francesco I Gonzaga e di Astorre Manfredi. Muore in prigione nel gennaio 1390.

Guido da Polenta è per certi aspetti il più capace dei signori ravennati della sua casata. Succede al padre Bernardino nella signoria di Ravenna nel 1342, ottenendo quasi contemporaneamente il vicariato imperiale da Ludovico il Bavaro e, l’anno seguente, quello pontificio da papa Clemente VI: un equilibrio diplomatico che riassume l’intera strategia della famiglia, sospesa tra le due grandi potestà del momento. Milita al servizio del re d’Ungheria Ludovico nel regno di Napoli intorno al 1350, combatte poi per la Santa Sede contro gli Ordelaffi ed i Visconti distinguendosi nella battaglia di San Ruffillo (1361). Il cardinale Albornoz, pur sospettandolo in un caso di aver favorito i viscontei nella conquista di Lugo, finisce per confermarlo nei vicariati di Ravenna e Cervia, riconoscendo in tal modo la sua utilità come stabilizzatore locale. Guido sa tessere alleanze matrimoniali di livello: una sua figlia sposa Alberico da Barbiano, il fondatore della scuola militare italiana, ed un’altra convola a nozze prima con Francesco I Gonzaga e, successivamente, con Astorre Manfredi signore di Faenza. Sul piano delle alleanze politiche Guido da Polenta oscilla tra papato e antipapato, sostenendo agli inizi l’antipapa Clemente VII contro il papa di Roma Urbano VI nel 1382; salvo poi riallinearsi alla Santa Sede nel 1384. La sua fine è crudele: nel novembre 1389 si ammala di peste; quando sembra riaversi, i figli Obizzo, Ostasio e Pietro lo catturano e lo rinchiudono in carcere per timore che guarisca. Guido muore in prigione a Ravenna nel gennaio 1390. Di duplice natura, come spesso accade, sono i giudizi delle fonti nei suoi confronti: negativi, per quanto riguarda la sua vita privata; positivi per quanto attiene il suo operato di uomo di stato. Le più antiche testimonianze come gli Annales Forolivienses, condizionati come sono dalla politica del momento, preferiscono metterne in luce i lati negativi “Un uomo colmo di vizi ed anche pedofilo”, come sintetizzato di recente dal Ciucciovino. Più favorevoli, perché distaccati nel tempo, sono le valutazioni espresse dagli storici italiani a partire del XIX secolo “Fu Guido amato dai suoi popoli, perché fu benigno di animo e giusto; perché mosso da savio consiglio, aveva richiamato e ridotto in Ravenna tutti gli antichi e buoni cittadini che, dispersi per il mondo, avevano fuggito l’ira e la crudeltà di suo padre, e tutti cacciati i malvagi ed iniqui sergenti di lui.” Litta

OSTASIO DA POLENTA

Signore di Ravenna, Cotignola, Bagnacavallo e Lugo. Biografia: https://condottieridiventura.it/ostasio-da-polenta-signore-di-ravenna/

Figlio di Guido e di Elisa d’Este. Fratello di Obizzo, di Pietro da Polenta, nonchè di altri fratelli e sorelle come Bernardino, Aldobrandino, Leta. Cognato di Antonio della Scala. Muore nel marzo 1396.

Ostasio è il condottiero più militarmente attivo tra i figli di Guido e, nello stesso tempo, anche quello dalla carriera più movimentata sul piano strettamente bellico. Nel 1382 segue Luigi d’Angiò nella spedizione contro Carlo di Durazzo nel regno di Napoli; nel 1386 combatte come capitano generale al servizio del cognato Antonio della Scala contro i Carraresi; attraversa il Piave con 300 lance, 400 balestrieri e 400 fanti ed invade il territorio degli avversari. Dopo aver riportato una prima vittoria nei pressi di Conegliano, viene succesivamente sconfitto alle Brentelle alla periferia di Padova; ferito da una lancia al petto, è fatto prigioniero. Rilasciato per la sua parentela anche con i Carraresi, torna in campo l’anno seguente: nel 1387 è segnalato prender parte alla durissima battaglia di Castelbaldo. Nell’occasione ha il comando della seconda schiera di 1500 cavalli; si presenta in battaglia coperto da una gualdrappa argentata; scavalcato da un cavaliere di Francesco Novello da Carrara, viene nuovamente catturato e condotto a Padova; con gli altri capitani degli Scaligeri, fatti prigionieri, è presente al banchetto celebrato a nome dei vincitori dal signore di Padova Francesco da Carrara. Nell’immediato dopoguerra riceve da Niccolò d’Este i feudi di Cotignola e di Bagnacavallo in cambio della riviera di Filo. Tornato in Romagna, è tra i protagonisti della congiura contro il padre Guido nel 1389; ottiene il vicariato pontificio di Ravenna nel 1391 insieme con i fratelli. Muore nel marzo 1396. E’ sepolto a Ravenna nella chiesa di San Francesco, con il saio francescano, sotto un’epigrafe che ne ricorda la data di morte. In base alle sue esperienze le fonti veronesi considerano negativamente il suo comportamento al servizio degli Scaligeri: “Giovane temerario ed ignorante delle cose della guerra”, viene così valutata la sua azione, ad esempio, dal cronista Della Corte nella sua opera “Dell’istorie della città di Verona”. Contrario (spirito campanilistico?) è invece il giudizio degli storici romagnoli che lo giudicano (in realtà insieme con altri condottieri coevi della medesima regione) come un capitano di gran valore. E’ il caso di P. Bonoli nella sua “Storia di Forlì”.

PIETRO DA POLENTA

(detto anche Pietro da Ravenna) Signore di Bagnacavallo. Biografia: https://condottieridiventura.it/pietro-da-polenta/

Figlio di Guido. Fratello di Obizzo e di Ostasio da Polenta. Muore di peste nell’agosto 1405.

Pietro, tra i tre fratelli, viene quello giudicato dalle fonti come un soldato valoroso “Huomo de gran spirito si segnalò nel servitio, che diede a Pietro Ordelaffi contro alla Compagnia della Rosa, che molto fidando nel di lui valore il Pontefice (Bonifacio IX) lo dichiarò suo capitan Generale contro il Visconti.” S. Pasolini. Combatte spesso fianco a fianco con il fratello Obizzo condividendone le principali stagioni di guerra della famiglia. Partecipa alla congiura contro il padre nel 1389; ottiene con i fratelli il vicariato pontificio di Ravenna nel 1391. Sempre nello stesso anno affianca, in un’azione che alla fine si rivela infruttuosa, Giovanni Acuto ed i Carraresi verso Verona nel tentativo di restaurare alla signoria scaligera il nipote Cansignorio della Scala. Nel 1394 coadiuva il marchese di Ferrara Niccolò III d’Este contro Azzo d’Este. L’anno seguente si schiera dalla parte contraria; si collega con lo stesso Azzo e con Giovanni da Barbiano per portare un attacco dal ravennate alla testa di 1500 cavalli e di 800 fanti. Il tentativo viene bloccato dalla flotta estense sul Po. Nel dicembre 1398 sgomina a Ronco la compagnia di Bartolomeo Gonzaga (Compagnia della Rosa), alleato con gli Estensi e gli Ordelaffi. Nel 1404 viene condotto dai veneziani (300 lance) per contrastare i Carraresi; gli è riconosciuto l’incarico di maresciallo di campo. Per i suoi meriti viene iscritto nello stesso anno alla nobiltà veneziana. Nel corso di tale campagna, nel luglio dell’anno seguente, lascia il campo posto nei pressi di di Padova per recarsi a Venezia: è catturato in un’imboscata tesagli dal Camarino, appostato con 50 balestrieri tra i canneti del Brenta. E’ condotto a Piove di Sacco; si ammala di peste e muore il mese seguente. E’ sepolto nella chiesa di San Martino di tale località.

OBIZZO DA POLENTA

Signore di Ravenna e Bagnacavallo. Biografia: https://condottieridiventura.it/obizzo-da-polenta-signore-di-ravenna-e-bagnacavall/

Figlio di Guido da Polenta. Fratello di Ostasio, di Pietro, di Aldobrandino (da lui fatto uccidere 1406) e di Bernardino. Sposa Lisa Manfredi ed Elisabetta Malatesta, figlia di Andrea Malatesta. Cognato di Ludovico Manfredi e di Niccolò Roberti. Padre di Ostasio, ultimo signore di Ravenna. Muore nel febbraio 1431 a Ravenna.

Pessima è la valutazione del Litta nei suoi confronti, descritto dalle fonti contemporanee come mediocre condottiero e cattivo signore nell’esercizio del suo governo in Ravenna “I primi atti del suo governo hanno il marchio della tirannia e a farne le spese saranno quanti, essendo dalla parte di Guido (il padre) da lui cacciato in carcere, avevano provato ribrezzo per il suo assassinio e avevano tentato di ribellarsi. Alcuni nobili saranno uccisi, altri saranno mandati in esilio e molti si vedranno privati dei loro beni.” Obizzo può essere considerato come l’ultimo signore della casata, quello che esercita la signoria di Ravenna per il periodo più lungo, dalla morte del fratello Pietro (1405) fino alla sua scomparsa nel 1431. Prende parte con i congiunti alla congiura contro il padre nel 1389 e, sempre con i fratelli, ne ottiene il vicariato pontificio nel 1391. Sul piano militare non gli sono riconosciuti risultati di particolare rilievo: combatte per i Visconti contro i Bentivoglio nel 1402, partecipa alla battaglia di Casalecchio di Reno, entra in Bologna ed è presente a Milano, con altri condottieri, alle esequie di Gian Galeazzo Visconti. Nel 1404 viene condotto dai veneziani ed è iscritto iscritto alla nobiltà della Serenissima. Nel luglio 1405 viene catturato con il fratello Pietro dal Camarino tra i canneti del Brenta; a differenza di Pietro, sopravvive a tale esperienza dopo avere riconosciuto ai Carraresi un riscatto di 8000 ducati. Tornato a Ravenna, trova il fratello Aldobrandino solidamente insediato al potere; secondo una certa tradizione famigliare lo fa eliminare e riprende in tal modo il controllo della signoria. Il suo governo è caratterizzato dall’ opportunismo politico e dalla dipendenza da parte della Serenissima: nel 1406 si mette direttamente sotto la protezione di Venezia nominando la repubblica erede della signoria in mancanza di figli maschi. Nel 1415 ospita il papa Gregorio XII; nel 1419 accoglie Martino V. E’ il promotore di opere idrauliche sul Po e sul Lamone affidate all’architetto Giovanni da Siena. Le fonti lo descrivono come un signore pigro, amante delle feste, che lascia progressivamente la gestione del potere al figlio ed alla sorella Beatrice; aumenta le tasse per finanziare i propri piaceri. Muore a Ravenna nel febbraio 1431: nomina nel testamento Venezia tutrice del figlio. L’estinzione della famiglia si ha con Ostasio II come si è anticipato in precedenza.

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