Una piccola capitale emiliana, due secoli di guerre in famiglia
I da Correggio sono tra le più longeve casate signorili dell’Emilia bassomedievale e rinascimentale. Radicati nella pianura tra Parma e Reggio Emilia, con il centro del loro potere nella città che porta il loro nome, i da Correggio attraversano oltre due secoli di storia italiana, dal 1315 al 1552, restando quasi sempre in bilico tra i grandi poteri regionali: i Visconti di Milano, gli Estensi di Ferrara, la Chiesa, Venezia. La famiglia conosce una breve stagione di gloria assoluta a metà Trecento, quando Azzo da Correggio diventa signore di Parma e stringe una celebre amicizia con Francesco Petrarca; per il resto della sua storia, tuttavia, il casato si accontenta quasi sempre di difendere Correggio e i feudi minori del contado, Brescello, Guastalla, Casalpò, Novellara, spesso dividendosi al proprio interno tra rami cugini in lotta per l’eredità comune.
Le fonti raccontano ripetute spartizioni, tradimenti reciproci, alleanze mutevoli con Visconti ed Estensi secondo la convenienza del momento; almeno due condottieri della casata muoiono per mano di alleati o addirittura di autorità cittadine che li hanno accolti come ospiti. Nel Cinquecento la famiglia produce anche una figura di rilievo culturale, Niccolò da Correggio, poeta e cortigiano legato alla corte estense ed amico di due poeti come Matteo Maria Boiardo (autore di l’Orlando Innamorato) e di Ludovico Ariosto (autore di l’Orlando Furioso). Di seguito le schede dei ventidue esponenti della casata censiti sul sito, ordinati per nuclei familiari e cronologia.
Il ceppo di Parma: i tre fratelli fondatori
SIMONE DA CORREGGIO
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Figlio di Giberto III e di Elena Malaspina. Fratello di Azzo e di Guido. Sposa Cancelliera Maggi, figlia di Matteo, signore di Brescia, e Beatrice della Torre, figlia di Francesco e signora del feudo di Santa Maria in Croazia. Padre di Cagnolo (Gianfrancesco), di Jacopina, moglie di Ubertino da Carrara, signore di Padova, e di Antonia. Muore nel 1344 (novembre)
Signore di Correggio, Fosdondo, Campagnola Emilia, Fabbrico, Guastalla, Colorno, Brescello, Parma, Campegine, Gualtieri, Boretto, Luzzara, Reggiolo, Suzzara, Borgoforte e San Benedetto Po, patrizio di Parma, Simone è il maggiore dei tre fratelli che aprono la storia documentata della casata. Fin dal 1315 combatte al fianco del padre Giberto contro il cardinale Luca Fieschi. Negli anni Venti e Trenta del Trecento la sua carriera si intreccia strettamente con quella dei fratelli Azzo e Guido, con i quali condivide vittorie, esili e riconciliazioni. Nel 1326 i tre da Correggio occupano diverse località del mantovano per conto del legato pontificio il cardinale Bertrando del Poggetto; nel 1332, sempre insieme, si ribellano all’imperatore Giovanni di Boemia e nel 1341 riconquistano Parma a spese degli scaligeri: nell’occasione viene catturato il podestà Bonetto da Malvicina. Le fonti lo ricordano come “il più prudente” dei fratelli, secondo il giudizio dello storico locale Ireneo Affò. Muore nel novembre 1344.
GUIDO IV DA CORREGGIO
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Figlio di Giberto III e di Elena Malaspina. Fratello di Simone e di Azzo. Sposa Guidaccia della Palude. Padre di Azzo, conte di Casalpò, e di Giberto signore di Correggio. La figlia Antonia sposa Feltrino Gonzaga, signore di Reggio Emilia, e di Beatrice, moglie del signore di Padova Marsilio da Carrara. Genero di Guido è Marsilio da Carrara. Muore a Guastalla nell’agosto 1345.
Signore di Parma, Guastalla, Brescello e Correggio, Guido segue passo passo le vicende dei fratelli Simone e Azzo, alternando il proprio servizio a favore di pontifici, Scaligeri e Visconti secondo le convenienze del momento. Ricopre incarichi di rilievo come podestà di Verona e di Treviso; nel 1341 diventa signore di Parma con i fratelli a seguito della cacciata dalla città degli Scaligeri. Rompe definitivamente con il fratello Azzo, allorché costui, nel 1344, vende Parma al marchese di Ferrara Obizzo d’Este per sessantamila o settantamila fiorini, Il fatto lo costringe a rifugiarsi nei possedimenti minori di Brescello, Guastalla e Correggio insieme con i figli Giberto e Azzo. Muore a Guastalla nell’agosto 1345. Definito “personaggio di bellissime qualità adornato” da Ireneo Affò e “era un grande caporale (signore e condottiero)” dal Corpus Chronicorum Bonomiensum.
AZZO DA CORREGGIO
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Figlo di Giberto III e di Elena Malaspina. Fratello di Simone e di Guido. Sposa Tommasina Gonzaga, figlia di Guido, signore di Mantova. Padre di sette figli, educati tutti dal poeta Moggio da Parma, amico di Francesco Petrarca: Giacomo, Ludovico (condottiero al servizio dei Visconti), Taddeo, Giberto, Orsola, Elisabetta e di un ultimo, rimasto anonimo, incarcerato e messo a morte dagli Scaligeri. Muore a Milano. 1303 – 1362 (estate).
Marchese di Correggio; signore di Parma, Berceto, Guardasone, Guastalla, Colorno e Brescello, Azzo è il più celebre dei fratelli e l’unico a lasciare un segno nella storia culturale italiana. Dopo una gioventù sviluppatasi tra incarichi ecclesiastici, esilio e diplomazia al servizio ora dello stato della Chiesa ora dell’ impero, nel maggio 1341 conquista Parma insieme con i fratelli Guido e Simone dopo avere scacciato dalla città il podestà scaligero Bonetto da Malvicina. Nello stesso giorno della vittoria giunge in città Francesco Petrarca, di cui Azzo è diventato amico intimo dopo un viaggio comune da Avignone a Roma nel 1341 in occasione dell’incoronazione in Campidoglio a “poeta laureato” dello stesso Petrarca. Il rapporto con il poeta resta la sua eredità più duratura: il poeta di Arezzo gli dedica la terza edizione del Canzoniere ed il trattato “De remediis utriusque fortunae.” Nel 1344 Azzo da Correggio vende Parma agli Estensi provocando con tale scelta la rottura definitiva con il fratello Guido. Trascorre gli ultimi anni tra Verona (coinvolto in una congiura ai danni del signore della città Cangrande II della Scala), Bologna e Milano, dove muore nell’estate del 1362. I giudizi delle fonti non sono molto lusinghieri nei suoi confronti: si va da “il maggior de’ briganti dell’età sua” di Ireneo Affò, al “modesto signorotto a cui arrise un effimero successo alla conquista di Parma” Riccardo Finzi in “Correggio nella storia e nei suoi figli”. Solo dettata dall’amicizia è, infine, la valutazione positiva espressa dal Petrarca nei suoi riguardi. La figura di tale personaggio “non può certo essere presa come esempio dell’uomo saggio che sta saldo di fronte alle avversità.” www.museocorreggio.org.
Il ramo di Casalpò: discendenza di Guido IV da Correggio
AZZO DA CORREGGIO
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Figlio di Guido IV e di Guidaccia della Palude. Fratello di Giberto IV, cugino di Cagnolo da Correggio, nipote di Azzo, amico di Francesco Petrarca. Sposa Luigia Gonzaga, figlia di Luigi, signore di Mantova. Padre di Guido. Muore nel 1400 a Casalpò.
Conte di Casalpò e signore di Brescello, Correggio, Gualtieri, Montechiarugolo, Guastalla, Berceto, Guardasone, San Biagio, Casalpò e Traversetolo, Azzo eredita insieme al fratello Giberto le difficoltà seguite alla perdita di Parma nel 1344. La sua carriera è segnata da un lungo susseguirsi di alleanze mutevoli con Visconti ed Estensi. Nel 1372 la resa del figlio Guido ad Ambrogio Visconti provoca da parte estense il suo incarceramento a Ferrara, in quanto ritenuto colpevole di tale fatto. Liberato, nel 1373, alla morte del fratello Giberto, si trova a gestire una complicata situazione ereditaria risolta solo in parte nel 1389 con il cosiddetto “Lodo Visconteo”, che divide i possedimenti familiari in quattro quote tra i nipoti figli di Giberto (Piero, Giberto, Galasso e Gherardo), mentre ad Azzo spettano i tre/quarti di tutti i beni. Nel 1397 il duca di Milano Gian Galeazzo Visconti gli toglie Casalpò a causa del figlio Guido. Il castello viene demolito l’anno seguente. Muore nel 1400 a Casalpò. “Famoso capitano, uomo nobilissimo e pur crudelissimo nelle vendette” è il giudizio di Andrea Balletti nella sua opera “Storia di Reggio nell’Emilia”. Un ruolo superiore gli viene riservato dall’erudito e storico del Settecento Girolamo Tiraboschi che nelle sue “Memorie storiche modenesi” lo accomuna, con il fratello Giberto, come uno dei protagonisti della storia dei loro anni “Che a’ lor tempo gran parte ebbero nelle vicende d’Italia.”
GUIDO V DA CORREGGIO
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Figlio di Azzo e di Luigia Gonzaga. Sposa Violante Alidosi, figlia di Roberto, signore di Imola. Padre di Francesco (condottiero), Jacopo, conte di Casalpò, Beltrame, Beatrice, sposa di Jacopino Rangoni, e di Azzo. Nipote di Giberto V, signore di Correggio. Muore nel 1397.
Conte di Casalpò, signore di Correggio e di Casalpò, nel 1371 si allea con il signore di Milano Bernabò Visconti ai danni dello zio Giberto. I viscontei sono respinti. L’anno seguente è assalito in Correggio da Ambrogio Visconti: in tale occasione è costretto a restituire ai cugini, figli di Giberto, la metà della signoria delle terre di famiglia. Trascorre poi anni come capitano di ventura tra Emilia, Lombardia e Toscana, militando alternativamente per Visconti, veneziani, senesi e pisani: viene catturato dai viscontei nel 1390. Liberato nel 1393, giura fedeltà a Gian Galeazzo Visconti, salvo tradirlo nuovamente nel settembre 1397 per militare a favore del comune di Bologna. Il duca di Milano si vendica sui suoi familiari sottraendo terre al padre Azzo. Muore nello stesso anno. “Diede il via a un impressionante progetto di fortificazione di Correggio. Per la somma di 25000 fiorini il borgo venne protetto da una nuova cinta muraria: vennero costruite diverse torri e, soprattutto, una nuova rocca.” Francesco Bozzi in “La signoria rurale nel XIV-XV secolo. I da Correggio.”
GIBERTO IV DA CORREGGIO
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Figlio di Guido IV e di Guidaccia della Palude. Fratello di Azzo, conte di Casalpò; cugino di Cagnolo da Correggio. Sposa in prime nozze Paola Visconti che lo rende padre di Piero, Maddalena (sposa il condottiero Azzo da Sesso), Agnese (moglie di Ansedisio da Collalto), Margherita ed Iacopa. Sposa in seconde nozze Orsolina Pio, figlia di Galeazzo, signore di Carpi. Dal secondo matrimonio nascono i figli Manfredo, condottiero al servizio degli Scaligeri; Francesco; Gherardo, signore di Correggio con Galeazzo e Giberto V da Correggio; Egidio; Giovanni; Galasso e Paola. 1320 ca. – 1373 (luglio). Muore a Venezia.
Signore di Correggio, Fabbrico, Bazzano, Scurano, Traversetolo, Fosdondo, Campora, San Prospero, San Biagio, San Giovanni, San Martino in Rio, Vico, Campagnola Emilia, Mandrio, Caprile, Saliceto Buzzalino, Guastalla e Gualtieri, Giberto affianca fin da giovane il padre Guido ed i fratelli nelle lotte per il controllo del territorio parmense. Nel 1359 ottiene dal cardinale Egidio Albornoz il titolo di conte ed il governo della Romagna. Nel 1362 il signore di Milano Bernabò Visconti cerca di impadronirsi di Correggio mediante un complotto organizzato all’interno della località. Giberto da Correggio riceve in soccorso da Ugolino Gonzaga, cosignore di Mantova, alcune schiere di cavalli. All’avvicinarsi dell’esercito visconteo, fa calare i ponti levatoi come se la congiura avesse avuto successo. Entrano 17 compagnie di cavalli che si trovano davanti le truppe nemiche ed alle spalle le porte chiuse subito alle loro spalle. Segue un breve scontro in cui i viscontei sono costretti a cedere le armi. Dopo alterne vicende (vedi la scheda) nel 1371 il tradimento del nipote Guido lo obbliga a cedere la propria quota di signoria ai Visconti ed a prendere la strada dell’esilio a Venezia. Ha il comando delle truppe della Serenissima contro i Carraresi di Padova. Ammalatosi di peste durante la difesa della bastia di Lova, viene sostituito sul campo da Francesco Ordelaffi. Muore a Venezia nel luglio 1373. Unanimi sono i giudizi nei suoi confronti sia da parte delle fonti veneziane, che da quelle padovane. “Capitano di molto valore, ne’ maneggi della guerra”, Pietro Giustinian in “Dell’historie venetiane” e “Huomo savio et intelligente delle cose di guerra” Andrea Gatari in “Cronaca carrarese”. “Ha fama di essere stato un uomo nobilissimo, capace, e spietato in guerra.” Carlo Ciucciovino in “La cronaca del Trecento italiano”.
I figli di Giberto da Correggio e il ramo cugino di Cagnolo
PIERO DA CORREGGIO
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Figlio di Giberto IV e di Paola Visconti. Fratellastro di Francesco; fratello di Giberto V e di Galeazzo. Muore intorno al 1410.
Signore di Correggio. Nel 1363 milita agli stipendi del signore di Milano Bernabò Visconti; prende parte alla battaglia che si svolge nel modenese nei pressi della bastia di Solara, in cui i viscontei sono sconfitti dalle truppe della lega comandate da Galeotto Malatesta Ungaro. Catturato nel corso del combattimento dal signore di Padova Francesco da Carrara, viene liberato solo nella primavera dell’anno seguente a seguito del termine del conflitto. Scacciato dai suoi territori dal cugino Guido V, passa al servizio degli Scaligeri di Verona con il ruolo di ambasciatore. Nel 1379 ha dai Malatesta l’incarico di podestà di Rimini. Nel 1389 il cugino Guido è costretto a restituirgli la parte di sua pertinenza nella signoria di Correggio. Nel 1391 si ribella a Gian Galeazzo Visconti; con l’aiuto dei bolognesi riconquista il castello di Correggio; il suo tradimento viene ricordato sulla piazza di Reggio Emilia dove la sua effige viene impiccata a testa in giù. Riconciliatosi con Gian Galeazzo Visconti nel 1392, diventa signore di Correggio nel 1400 alla morte dello zio Azzo, unitamente ai fratelli Giberto V e Galeazzo. Muore intorno al 1410.
FRANCESCO DA CORREGGIO
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Figlio di Giberto IV e di Orsolina Pio. Fratellastro di Piero da Correggio. Muore nel luglio 1387 a Vicenza.
Dato il suo ruolo di cadetto è costretto a darsi al mestiere delle armi. Nel 1378 è tra i fondatori con Alberico da Barbiano, della celebre Compagnia di San Giorgio, di cui viene nominato maresciallo di campo. Milita agli stipendi della Serenissima contro i Carraresi di Padova; nell’inverno 1379 è segnalato con la compagnia in Toscana ai danni dei fiorentini; l’anno seguente, sempre con il Barbiano, scorrazza nella medesima regione ai danni di Siena, Pisa, Lucca e Firenze. Seguono altre militanze nel regno di Napoli a favore di Carlo di Durazzo contro le truppe della regina Giovanna I d’Angiò ed un ulteriore servizio a favore del conte di Virtù Gian Galeazzo Visconti. Muore a Vicenza nel luglio 1387. E’ ivi sepolto nella chiesa francescana di San Lorenzo. Nei primi anni del 1800 tale luogo sacro viene trasformato dalle truppe napoleoniche prima in caserma e, successivamente, in sede di acquartieramento delle truppe. Si racconta che in tale occasione il suo sepolcro sia stato utilizzato come abbeveratoio per i cavalli.
CAGNOLO DA CORREGGIO (Gianfrancesco da Correggio)
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Figlio di Simone da Correggio e di Jacopina da Carrara. Cugino di Azzo e di Giberto. Sposa Bartolomea degli Ubaldini, figlia di Giovanni, signore di Badia di Susinana. Muore intorno al 1375.
Signore di San Quirico e di Gualtieri, patrizio di Parma, Cagnolo si segnala per una carriera fatta di catture, fughe e tradimenti reciproci con i propri cugini. Nel 1345, per ottenere la libertà dagli Estensi che lo tengono prigioniero, si impadronisce con l’inganno del castello di Gualtieri sottraendolo ai cugini Azzo e Giberto. Milita a favore degli Estensi, del comune di Perugia (è catturato dai senesi nella battaglia di Torrita di Siena) e, da ultimo, agli stipendi del signore di Milano Bernabò Visconti. Nel 1371 si impadronisce di Correggio; ne viene rapidamente scacciato dagli stessi Visconti. Muore intorno 1375.
Il ramo di Casalpò nella seconda metà del Trecento e primo Quattrocento
FRANCESCO DA CORREGGIO
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Fratello di Jacopo. Muore nel 1432.
Nel 1425 con il fratello Jacopo è costretto da Guido Torelli a rinunciare ad ogni suo diritto sul feudo di Montechiarugolo. Nel maggio dell’anno seguente il duca di Milano Filippo Maria Visconti lo infeuda con il congiunto delle terre di Casalpò, Olmo, San Sisto e Nosedole. Milita per i Visconti contro i veneziani. Nell’ottobre 1432, corrotto dagli avversari, tradisce i ducali per defezionare nel campo della Serenissima. Compie alcune scorrerie fino alle porte di Parma e nel territorio di Cavriago, controllato da Galeazzo da Correggio. Gli vengono contro Erasmo da Trivulzio ed Angelo della Pergola: catturato con due figli e cinque consiglieri, è condotto a Parma per essere messo in catene nella rocca di Porta Santa Croce. Trasferito, alfine, a Milano vi viene giustiziato. Il suo cadavere è squartato.
ANTONIO DA CORREGGIO
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Muore in combattimento ad Assisi nel marzo 1379.
Tra i fondatori della Compagnia di San Giorgio di Alberico da Barbiano, Antonio da Correggio combatte gli Scaligeri per conto del signore di Milano Bernabò Visconti. Sulla fine del medesimo anno (1378) è segnalato al servizio dei veneziani contro i Carraresi di Padova. La sua compagnia si trova successivamente in Umbria tra Fermignano ed Acqualagna, pronta a prendere la strada di Gubbio e di Roma per collegarsi con le truppe del papa Urbano VI. I fuoriusciti di Assisi convincono il Barbiano ad assalire la loro città. Il da Correggio vi si introduce nottetempo attraverso un condotto fognario. La popolazione reagisce al suo ingresso: il condottiero rimane ucciso nel successivo combattimento per un colpo di mazza ferrata. Il suo corpo viene portato a Perugia. “Uno de’ principali condottieri di quella compagnia”: così viene descritto da Pompeo Pellini nel suo lavoro “Della historia di Perugia”.
GIBERTO V DA CORREGGIO
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Figlio di Giberto IV e di Orsolina Pio. Fratello di Francesco, Gherardo e Galeazzo. 1389 – 1446(dicembre)
Conte, signore di Correggio, questo Giberto ha una carriera più amministrativa che militare, incentrata sulla tutela dei diritti di famiglia sul feudo. Nel 1385 gestisce per conto di Jacopo dal Verme l’acquisto di una quota di Castelnovo di Sotto; nel 1389 ottiene dal cugino Guido la restituzione di possedimenti che questi si era in precedenza appropriato. Ricopre per due semestri, nel 1392, la carica di podestà di Milano. Nel 1397 viene inviato dagli abitanti di Parma a giurare fedeltà a Gian Galeazzo Visconti. Nel 1433 il duca di Milano erige Correggio a contea, nominando conti sia lui sia il fratello Galeazzo. Muore a Correggio nel dicembre 1446. E’ sepolto nella chiesa di San Francesco, nella stessa cappella in cui, a detta di Francesco Sansovino (“Della origine e dei fatti della famiglie illustri italiane”) aveva fatto già trasportare le ossa del padre Giberto IV detto “il Difensore.” L’epitaffio tombale è scritto in modo tale da potersi riferire indifferentemente ad entrambi i Giberti.
La generazione di metà Quattrocento: i tre fratelli Antonio, Manfredo e Giberto VI
ANTONIO DA CORREGGIO
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Figlio di Gherardo. Fratello di Manfredo e di Giberto VI. Sposa Bianca Rangoni e Ginevra Pio. Muore nel novembre 1474 a Brescello.
Conte, signore di Correggio, Brescello, Bazzano e Scurano, Antonio da Correggio si distingue la sua costante fedeltà agli Sforza di Milano, al contrario dei fratelli Manfredo e Giberto VI che spesso militano nel campo avverso. Nel 1468, con la connivenza del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, ordisce con i Pio una congiura per spogliare il fratello Manfredo dei suoi domini; Brescello cede ai ducali, Antonio ne ottiene il feudo a spese del congiunto. Gode della protezione sforzesca, tanto da essere aggregato anche al consiglio ducale. Muore a Brescello nel novembre 1474. E’ sepolto a Parma nella chiesa dei frati minori.
MANFREDO DA CORREGGIO
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Figlio di Gherardo. Fratello di Antonio e di Giberto VI. Sposa Agnese Pio, figlia di Marco, signore di Carpi. Padre di Elisabetta (sposa il conte di Castel della Pieve Gianfrancesco dei Michelotti), Maddalena (Maffeo Gambara di Brescia), Giberto VII, Borso, Galeazzo, Veronica (Giacomo Antonio di San Vitale). Muore a Correggio nel febbraio 1476.
Conte, signore di Correggio, Brescello, Scurano, Novellara e Bazzano. Figlio cadetto, si dà alla ventura. Milita per la Repubblica Ambrosiana, per Francesco Sforza, teso alla conquista del ducato milanese, per gli Estensi, per il re di Napoli Alfonso d’Aragona. Agli stipendi di aragonesi e veneziani nel 1452 affronta con successo in Emilia le truppe sforzesche. La sua attività si intensifica nei primi mesi dell’anno seguente per estendersi nel mantovano. Dopo la firma della pace di Lodi (1454) viene attaccato nelle sue terre dai ducali comandati da Tiberto Brandolini. E’ obbligato a sottomettersi al duca di Milano, a restituire Novellara ai Gonzaga, ad essere investito da Francesco Sforza di Brescello, Scurano e Bazzano. Nel settembre1456 si vendica dell’uccisione del fratello Giberto VI avvenuta a Siena. Cattura a Rubiera un ambasciatore senese di ritorno da Milano (già membro della Balia che ha condannato il congiunto) e lo fa uccidere a Correggio. Nell’ottobre 1468 il fratello Antonio ed i Pio predispongono una congiura per spogliarlo dei suoi domini. Riesce a sfuggire alle insidie. Il nuovo duca di Milano Galeazzo Maria Sforza, sobillato dal fratello Antonio, lo fa impiccare in effigie nel capoluogo lombardo dichiarandolo traditore. Si difende con efficacia; si interpongono a suo favore Estensi, veneziani e pontifici e “l’azione fraterna” non ha alcun successo. Fa testamento e muore a Correggio nel febbraio 1476. Matteo Bandello gli dedica una novella.
GIBERTO VI DA CORREGGIO
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Figlio di Gherardo. Fratello di Manfredo e di Antonio. da Correggio. Sposa Gabriella Gonzaga, figlia del marchese di Mantova Ludovico Gonzaga. Padre di Agata, sposa di Michele Montecuccoli. 1410 – 1455 (settembre)
Conte di Correggio, signore di Brescello, Poviglio, Scurano e Bazzano. Studia a Mantova alla scuola dell’umanista Vittorino da Feltre. Intrapresa la carriera delle armi, milita, come il fratello Manfredo per la Repubblica Ambrosiana e per Francesco Sforza teso alla conquista del ducato milanese. Agli stipendi del re di Napoli Alfonso d’Aragona e dei veneziani nel 1452 contrasta con qualche successo le truppe dello Sforza, divenuto nel frattempo duca di Milano, in Emilia ed in Lombardia. Dopo la firma della pace di Lodi (aprile 1454) entra in controversia con il marchese di Mantova Ludovico Gonzaga per il possesso di Brescello. Assalito dagli sforzeschi agli ordini di Tiberto Brandolini, è obbligato a sottomettersi allo Sforza pur di mantenere la signoria dei feudi di Brescello, Scurano e Bazzano. A fine settembre, su raccomandazione dell’ambasciatore veneziano Francesco Contarini, passa agli stipendi di Siena per affrontare il conte di Pitigliano Aldobrandino Orsini. A dicembre assedia senza esito Sorano con Sigismondo Pandolfo Malatesta e Pietro Brunoro. Con la defezione del signore di Rimini, ottiene il comando dell’esercito; si mette all’inseguimento del Malatesta che intercetta a Giuncarico. Nel febbraio 1455 entra in conflitto con il commissario senese Antonio Petrucci per una storia di carattere boccaccesco. Un paggio, amante del Petrucci, viene da lui allontanato dal campo provocando con ciò un forte risentimento nei suoi confronti. La fine di Giberto è drammatica: accusato dalle autorità senesi di tradimento per aver segretamente comunicato con Jacopo Piccinino, al momento presente in Toscana con intenzioni non certamente pacifiche. A settembre viene affrontato in un violento alterco nel Palazzo Pubblico di Siena; per alcune fonti viene aggredito e gettato dalla finestra, per altre cade accidentalmente su un ferro sporgente mentre sta tentando di fuggire. Il suo corpo subisce lo scempio pubblico; il suo teschio viene conservato in un armadio del palazzo; il papa Callisto III concede la remissione dei peccati agli esecutori del delitto. Nonostante ciò, paradossalmente, è sepolto con tutti gli onori nel duomo di Siena. “Tra tutti i fratelli era il più guerriero” Girolamo Tiraboschi; anche una fonte veneziana, come il commento di Francesco Contarini in “Historiae Hetruriae”, giudica positivamente il suo operato “Dux in re militari magni nominis.”
I figli di Manfredo da Correggio
GALEAZZO DA CORREGGIO
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Figlio di Manfredo. Fratello di Borso e di Giberto VII . Muore nel luglio 1495.
Nel 1476 milita con il fratello Borso per gli Estensi contro le truppe del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza. Passato agli stipendi di quest’ultimi, nel 1482 affronta i veneziani nella guerra di Ferrara. A dicembre viene catturato in un’imboscata tesagli a Cella, nel reggiano, da Guido Torelli e da Giacomo dei Rossi. Galeazzo milita in seguito per la Chiesa e per Ferrara. Sempre agli stipendi dei ducali, nel luglio 1495 prende parte alla battaglia di Fornovo agli ordini di Giovanni Francesco da San Severino. Spaventati dalle bombarde dei francesi, i suoi uomini d’arme gettano le armi e fuggono verso Parma. Con costoro si trova anche Galeazzo da Correggio, che viene raggiunto ed ucciso dagli inseguitori assieme con Giovanni Giacomo Piccinino.
BORSO DA CORREGGIO
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Figlio di Manfredo. Fratello di Giberto VII e di Galeazzo; cugino di Niccolò detto Postumo. Sposa Francesca di Brandeburgo, nipote della marchesa di Mantova Barbara di Brandeburgo. Padre di Agnese (sposa un nipote di Matteo Bolognino, Matteo da Bologna), Manfredo, Gianfrancesco e di Maddalena, Caterina e Margherita, tutte e tre entrate in convento. 1450 – 1503 (dicembre). .
Borso da Correggio conduce una vita più diplomatica che militare, al servizio quasi costante degli Sforza di Milano e degli Estensi di Ferrara. Accompagna in più occasioni ambasciatori e signori in missioni a Roma, in Ungheria (presso il re Mattia Corvino) ed in Francia. Nel 1482, nel corso della guerra di Ferrara, è ferito e sconfitto a San Biagio dagli stradiotti veneziani. Membro del consiglio segreto del ducato di Milano, muore a Correggio nel dicembre 1503. E’ sepolto nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, fatta edificare insieme con il cugino Niccolò ed il fratello Giberto VII. Francesco Sansovino lo ricorda insieme con il nipote come “huomini magnifici e di molta riputatione presso a signori d’Italia.”
GIBERTO VII DA CORREGGIO
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Figlio di Manfredo. Fratello di Borso e di Galeazzo. Padre di Ippolito. Suocero di Alessandro Gonzaga, conte di Novellara. Sposa in prime nozze Violante della Mirandola, figlia di Antonio Maria della Mirandola e per procura, nell’ottobre 1508, la poetessa bresciana Veronica Gambara. Le nozze religiose sono celebrate l’anno successivo ad Amalfi. Muore nel 1518.
Conte di Correggio, Giberto ha una carriera militare piuttosto defilata rispetto a quella dei predecessori: nessuna circostanza particolare lo distingue, se non il rifiuto di un’offerta di generalato delle fanterie da parte di papa Giulio II. Partecipa comunque alla battaglia di Fornovo nel 1495 e sostiene Ludovico Sforza nel tentativo di riconquistare Milano nel 1500. Nel 1517 ottiene l’investitura di Correggio dall’imperatore Massimiliano d’Austria. Con il fratello Borso e lo zio Niccolò fa edificare fuori Correggio la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Muore a fine agosto 1518 a Correggio.
I discendenti di terza generazione
MANFREDO DA CORREGGIO
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Conte. Figlio di Borso e di Francesca di Brandeburgo. Sposa Lucrezia d’Este, figlia di Ercole d’Este (figlio di Sigismondo). Padre di Camillo, Giberto, Fabrizio, Bianca (monaca in un monastero di Correggio), Olimpia (monaca che ottiene la dispensa per sposare Francesco Gonzaga di Novellara), Isabella (mariti, Giberto da Correggio ed Ottavio Gonzaga di Guastalla). Muore nel marzo 1546.
Uomo d’armi al servizio del duca di Milano Massimiliano Sforza. Nel 1513 prende parte alla battaglia di Novara al comando di un contingente di fanti svizzeri. A seguito della vittoria riportata sui francesi ottiene una condotta ed una pensione annua di 6800 ducati. Tale emolumento gli viene confermato nel 1515 anche dal re di Francia Francesco I. E’ compreso nelle investiture imperiali di Correggio sia da parte dell’imperatore Massimiliano d’Austria (1517), che da quella di Carlo V (1520 e 1533). Nel 1530 ospita per due giorni a Correggio il secondo l’imperatore. Muore nel marzo 1546.
IPPOLITO DA CORREGGIO
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Di Correggio. Figlio di Giberto VII e di Veronica Gambara. La madre, sorella del cardinale Uberto, è una delle donne più illustri d’Italia del suo tempo, molto apprezzata dai contemporanei per il suo impegno poetico e letterario. Fratello di Girolamo, cugino di Gianfrancesco II e di Manfredo. Sposa Chiara da Correggio, figlia del cugino. Padre di Francesco Borso e di Fulvia (moglie di Ludovico della Mirandola). 1510 (gennaio) – 1552 (dicembre)
Di Correggio, signore di Correggio insieme con i cugini, Ippolito è tenuto a battesimo dal cardinale Ippolito d’Este e da Isabella d’Este. Milita per lunghi anni al servizio degli imperiali contro i francesi, prendendo parte alla difesa della Provenza nel 1536, al tentativo di strappare loro Mirandola nel 1537 ed alla battaglia di Ceresole Alba nel 1544. Negli anni Quaranta e Cinquanta del Cinquecento diventa soprattutto un diplomatico al servizio del duca di Firenze Cosimo dei Medici, incaricato di delicate missioni presso Carlo V specie durante la guerra di Siena; ottiene la cittadinanza senese ed il permesso di strappare dal muro del Palazzo Pubblico un ferro confitto un secolo prima, causa della morte del prozio Giberto (Giberto VI). Muore a metà dicembre 1552 a Correggio. Pietro Aretino lo ricorda ripetutamente nelle sue lettere; sulla stessa falsariga anche Francesco Sansovino “Soldato e letterato insieme”.
Il cugino poeta
NICCOLÒ DA CORREGGIO
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Di Ferrara. Detto anche Niccolò Postumo per essere nato dopo la morte del padre Niccolò. La madre è Beatrice d’Este, figlia del marchese di Ferrara Niccolò II. Cugino di Borso da Correggio. Sposa Cassandra Colleoni, figlia di Bartolomeo Colleoni; cognato di Gaspare da Martinengo, di Gerardo da Martinengo e di Giacomo della Motella. Padre di Giangaleazzo, Eleonora (sposa Eleuterio Rusca, conte di Lugano), Beatrice, Isotta (monaca, nota come suor Barbara e ricordata come poetessa), Cornelia (sposa del condottiero Ettore Gonzaga). Nasce nel febbraio o aprile 1450, muore nel febbraio 1508 a Ferrara.
Signore di Brescello e di Castellazzo, Niccolò cresce alla corte estense sotto la tutela dello zio Borso d’Este. Nel rimandare alla scheda del sito per quanto attiene alla sua attività di combattente, si premette che la sua è la figura più raffinata della casata: cortigiano, diplomatico e soprattutto poeta, autore della commedia “La fabula di Cefalo” e del poemetto “Psyche o la Aurora” dedicato a Isabella d’Este, senza comtare un ricco canzoniere di argomento prevalentemente amoroso. Sul piano militare e politico oscilla per tutta la vita tra Ferrara e Milano, servendo alternativamente Sforza ed Estensi, con una parentesi di prigionia veneziana tra il 1482 e il 1483 dopo la sconfitta di San Biagio. Muore a Ferrara nel febbraio 1508; è sepolto a Correggio nella chiesa di San Domenico. Gli dedicano versi ed elegie Matteo Bandello, il Tebaldeo, Battista Mantovano, Gaspare Visconti ed Ercole Strozzi, mentre Ludovico Ariosto lo cita nell’Orlando Furioso e Matteo Maria Boiardo ne piange, a suo tempo, la cattura in battaglia in un’egloga. Si sprecano nei suoi confronti gli studiosi di ogni epoca. Dall’ampio florilegio che lo riguarda si sono scelti i seguenti. “Fu Niccolò per la nobiltà del suo carattere uno de’ più splendidi ornamenti de’ suoi tempi.” Pompeo Litta; “Principe, celebre meno pel coltivamento de’ buoni studi, che per il valor militare..Fu egli principe splendido a magnifico al sommo.” Girolamo Tiraboschi. “Perfetto cortigiano, quasi prototipo ideale di quella tratteggiata dal Castiglione (Baldassarre Castiglione in “Il Cortigiano”), colto, e poeta ma anche abile condottiero ed uomo d’armi, esperto diplomatico e consigliere di principi, oltre che organizzatore di feste e di tornei.” Paola Farenga, in “Dizionario biografico degli Italiani“.
CONTAZZO DA CASALPÒ (Azzo da Correggio)
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Contazzo da Casalpò, conte, signore di Casalpò. Muore nel febbraio 1528 a L’Aquila.
Contazzo appartiene a una generazione della casata particolarmente attiva nelle guerre d’Italia suo tempo. Milita nelle Bande Nere di Giovanni dei Medici, partecipa all’assedio di Pavia del 1524 ed alla battaglia di Borgoforte del 1526; alla morte del celebre capitano tenta con Piermaria dei Rossi di riorganizzare la compagnia rimasta allo sbando. Passato al servizio di Firenze, la sua condotta viene più volte ridotta e contestata dai Dieci di Balia. Nel febbraio 1528, mentre si trova a L’Aquila al seguito di Orazio Baglioni, viene accusato di ammutinamento e di tradimento. Il commissario fiorentino Giovanni Battista Soderini decide di risolvere drasticamente la sua vicenda: lo fa uccidere dopo avere simulato di averlo inviato in una particolare missione. Maurizio Arfaioli nel suo lavoro “The Black Bands of Giovanni, infantry and diplomacy during the Italian Wars (1525-1536)” così ne descrive la fine. “According to Mantuan sources the helpless Azzo was killed with a blow of a mace to the head and his naked body left on the road with only a “calzetto” on his right foot.”
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