I condottieri britannici nell’Italia medievale

Mercenari inglesi nell'Italia del XIV secolo: carriere, alleanze e destini dei capitani che combatterono per papi, repubbliche e signori.

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Giovanni Acuto, John Hawkwood - I condottieri britannici in Italia
Giovanni Acuto, John Hawkwood

Storia, gesta e fine dei capitani inglesi che hanno combattuto nella penisola tra Trecento e fine Trecento

Introduzione storico-geopolitica

L’arrivo massiccio di capitani e soldati inglesi nelle guerre italiane del Trecento è una delle conseguenze più dirette e meno scontate della Guerra dei Cent’Anni in Francia. Quando, nel maggio 1360, il trattato di Brétigny sospende formalmente le ostilità tra il Regno di Francia e quello di Inghilterra, decine di migliaia di uomini d’arme, che da anni vivono di guerra, si trovano improvvisamente senza ingaggio e senza paga. Veterani di Crécy e di Poitiers, arcieri gallesi, capitani guasconi, scudieri inglesi, cadetti di famiglie nobili, figli illegittimi di lord, soldati di ventura: una generazione di professionisti delle armi che non sa e che non è capace di fare altro.

Da questa crisi militare, prima ancora che politica, nasce la Grande Compagnia, l’aggregazione di bande mercenarie di diverse nazionalità che, a partire dalla fine del 1360, si rovescia sul Mezzogiorno francese e sul corso del Rodano, depredando la Champagne, la Borgogna, la Linguadoca, arrivando fin sotto Avignone dove risiede il papa Innocenzo VI. La cattura di Pont-Saint-Esprit, a venticinque miglia dalla città papale, nel dicembre 1360, segna il momento in cui i venturieri si scoprono capaci di mettere alla corda un pontefice. Per liberarsi della loro presenza, il papato, con la collaborazione del marchese del Monferrato, trova una soluzione tipica della sua epoca: pagare la compagnia per indurla a spostarsi altrove ed indirizzarla verso altre terre.

Quell “altrove” è l’Italia. Già nella primavera del 1361 la compagnia, condotta dal tedesco Albrecht Sterz, ribattezzata Compagnia Bianca per via dei suoi armamenti lucidati a specchio, valica le Alpi Marittime su mandato del marchese del Monferrato Giovanni Paleologo allora in guerra con i Visconti di Milano. Da quel momento, e per i successivi trent’anni, la presenza inglese in Italia diventa un fatto strutturale dello scacchiere militare della penisola. I capitani britannici non sono mai una fazione unitaria, né un corpo di spedizione regio: sono professionisti che cambiano padrone con la stagione, vendono la propria spada ai Visconti come al papa, ai pisani come ai fiorentini, ai senesi come al re di Napoli. Ma la loro tecnica di combattimento, fondata sull’arciere a piedi e sulla lancia inglese di tre uomini (l’uomo d’arme, lo scudiero, il paggio o arciere), introduce in Italia modalità tattiche destinate a influenzare durevolmente l’arte della guerra nella nostra penisola.

Il loro contesto operativo è quello di un’Italia frammentata in cui Visconti, papato romano ed avignonese, repubbliche toscane, signori romagnoli, regno angioino di Napoli, marchesi piemontesi si combattono in un sistema di alleanze cangianti. È un’epoca in cui la guerra è ormai delegata in modo quasi totale ad imprenditori militari stranieri; in cui le città non hanno più milizie cittadine in grado di reggere il confronto con le compagnie; in cui la pratica della “taglia”, il pagamento di una somma per indurre i mercenari ad abbandonare un territorio, è uno strumento di politica attiva. Su questo sfondo si muovono gli inglesi, dapprima inquadrati nella Compagnia Bianca dello Sterz, poi divisi tra la Compagnia della Stella di Anichino di Baumgarten, la Compagnia di San Giorgio di Ambrogio Visconti e di Giovanni Acuto, la Compagnia Santa, la Compagnia della Rosa, assorbiti, infine, negli eserciti permanenti di Firenze, Venezia, della Chiesa e dei Visconti.

L’apice di questa parabola è la figura di Giovanni Acuto, John Hawkwood, l’unico mercenario straniero al quale Firenze tributa un affresco equestre in Santa Maria del Fiore. Ma intorno a lui, prima e dopo di lui, gravita una galleria di capitani minori e maggiori, dalle traiettorie spesso sorprendenti: chi finisce signore di terre romagnole o piemontesi, chi muore decapitato da contadini laziali, chi rientra in Inghilterra a fare il proprietario terriero o a divenire membro del Parlamento, chi viene sepolto a Savona dopo aver scortato la salma di un conte di Savoia, chi cade in battaglia presso Motrone, chi sparisce nelle prigioni dei Visconti. Le pagine che seguono ne ricostruiscono le vicende attingendo unicamente al sito condottieridiventura.it, secondo l’ordine cronologico di scomparsa e tenendo conto dei rapporti di compagnia, di subordinazione e, dove documentati, di sangue.

Bertrando Guglielmi: il precursore solitario

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Prima ancora che la grande ondata mercenaria post-Brétigny si abbatta sull’Italia, un capitano inglese di nome (italianizzato) Bertrando Guglielmi compare nel Veneto nelle guerre tra Padova e gli Scaligeri di Verona. Era di grande statura e molto robusto. Nel giugno 1312 affianca i padovani contro le truppe di Cangrande della Scala; nel maggio 1314 partecipa alla campagna padovana, sotto il sole estivo, in un esercito decimato dalle malattie. Nel giugno dello stesso anno, però, defeziona nel campo veronese a causa del ritardo delle paghe e si sposta alla difesa di Vicenza. Da qui compie scorrerie nel padovano finché, sorpreso a Fontaniva mentre cerca di guadare il Brenta, viene assalito nel bosco da Ponzino Ponzoni e ferito mortalmente da un colpo di lancia inferto da Paolo Dente. Trasportato moribondo a Padova, vi muore in carcere alcuni giorni dopo ed è sepolto con tutti gli onori nel giugno 1314. La sua presenza, seppure isolata nel tempo, mostra che l’essere mercenario di nazionalità inglese, in Italia, ha radici più antiche del fenomeno di massa verificatosi dopo il 1360.

La generazione della Compagnia Bianca

Il vero ingresso degli inglesi sulla scena italiana coincide con la calata della Compagnia Bianca nel 1361. È una generazione coesa, segnata dalla Guerra dei Cent’Anni, che attraversa le Alpi pressoché in blocco e si frammenta solo gradualmente, attraverso defezioni, alleanze, scontri reciproci.

Andrea di Belmonte / Andrew Belmont

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Soprannominato Dubramonte e accreditato di sangue reale per i suoi modi gentili, contrastanti con quelli degli altri condottieri, Andrea di Belmonte è figlio illegittimo del conte di Buchan Henry Beaumont. Ebbe un figlio, Thomas, che restò in Italia dopo la scomparsa del padre e fece parte della Compagnia di San Giorgio di Giovanni Acuto con il grado di maresciallo.

Veterano della Guerra dei Cent’Anni, nel 1360 si collega a Pont-Saint-Esprit con Giovanni Acuto. Entra nella Grande Compagnia e segue la spedizione contro Avignone. Passato alla Compagnia Bianca dello Sterz, è segnalato a Rivarolo Canavese nel novembre 1361 alla stipula della convenzione tra i venturieri ed il marchese del Monferrato. Si distingue per la cortesia: nel 1363, durante le incursioni in Toscana al servizio dei pisani, intreccia una relazione con monna Tancia di Figline Valdarno, moglie di Guido della Foresta, e per suo riguardo non fa devastare le terre del marito. Nel maggio 1364 segue Sterz e Baumgarten nella defezione dai pisani e nella formazione della Compagnia della Stella ricevendo 2000 fiorini per la separazione. A San Miniato si offre ai fiorentini; passa, invece, al servizio dello stato della Chiesa e della regina di Napoli per 1200 fiorini. Nell’ottobre 1364 rientra nel perugino con Giovanni Breccia e Ugo della Zucca, scorre verso il lago Trasimeno e si impadronisce di Castelnuovo. Nel novembre, sconfitto da Anichino di Baumgarten e Sterz, è ridotto a mal partito presso il medesimo lago; capitola, ottiene dai priori di Perugia dieci giorni di passo libero in cambio della promessa di non danneggiare il contado nella sua marcia di trasferimento. Nel gennaio 1365 stipula nel castello di Pissina nella Marsica una convenzione con Gomez Albornoz: 160000 fiorini in cambio di cinque anni di pace verso lo stato della Chiesa, il regno di Napoli ed un servizio prolungato ai danni del Baumgarten.

Nel luglio 1365, presentatosi nuovamente con Ugo della Zucca nella valle del Peglio per reclamare le paghe, viene assalito presso San Mariano dalla Compagnia della Stella; rifugiatosi in un castello vicino al Trasimeno, dopo due giorni d’assedio, senza acqua né vino, capitola. Condotto prigioniero a Perugia con 1600 uomini e con i capitani Ugo della Zucca, Giovanni Breccia ed un capitano ungherese, viene invitato a un banchetto: gli viene offerta la cittadinanza con la proprietà di una casa in cambio della promessa di non riportare per cinque anni le sue schiere nel perugino. Resta in città come ostaggio fino al 1366, quando un accordo di Giovanni Acuto con Perugia lo libera completamente. Nel gennaio-febbraio 1367, incaricato di raccogliere truppe per i perugini, mentre i tre compagni restano in ostaggio, defeziona unendosi alla Compagnia di San Giorgio dell’Acuto e di Ambrogio Visconti. Per il suo voltafaccia la sala di Perugia, in cui i magistrati hanno deciso di restituirgli la libertà, è in seguito ribattezzata “Sala del Mal Consiglio”. Nel marzo del 1367 prende parte alla vittoria di Ponte San Giovanni contro i perugini. Nell’aprile passa al servizio di Galeazzo e Bernabò Visconti, che gli concedono in feudo un castello a saldo delle sue paghe.

Per il Pellini si ribella ai Visconti nel 1368 e viene fatto giustiziare; secondo altre fonti citate nella scheda (Caferro), nel 1369 sarebbe ancora vivo ed avrebbe riattraversato le Alpi con Ugo della Zucca per combattere nuovamente in Francia.

Ugo della Zucca / Hugh Mortimer

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Figlio del signore del castello di Ashby nel Leicestershire e lontano parente di Roger Mortimer (autore della detronizzazione, anni prima, del re d’Inghilterra Edoardo II), Ugo della Zucca, il cui vero nome era Hugh Mortimer de la Zouche.

Compagno di strada del Belmonte e del Breccia, è coinvolto nel medesimo arco di vicende. Nel 1364 milita per i pisani con Giovanni Acuto, poi a maggio defeziona con Anichino di Baumgarten e Albrecht Sterz congiungendosi ai fiorentini con 25 lance. A giugno entra nella formazione della Compagnia della Stella accanto a Belmonte, Ramsey, Merezal, Breccia e altri. A settembre, al servizio dello stato della Chiesa e del regno di Napoli, è sorpreso a Roccasecca dagli abitanti del luogo durante un’imboscata che provoca molte perdite nelle sue file. Ad ottobre rientra nel perugino con il Belmonte ed il Breccia. Nel gennaio-febbraio 1365 forma con Nicola Unghero ed il Belmonte luna nuova Compagnia Bianca stipulando la convenzione di Pissina con Gomez Albornoz. Nel luglio dello stesso anno è catturato con Belmonte e Breccia presso San Mariano dalla Compagnia della Stella ed è condotto prigioniero a Perugia.

Liberato nel 1366, non può tuttavia lasciare la città. Nel febbraio 1367 viene nuovamente incarcerato perché il Belmonte ha rotto i patti unendosi alla Compagnia di San Giorgio. Solo nella primavera del 1369, rilasciato, passa con Giovanni Breccia agli stipendi di Bernabò Visconti. Nello stesso anno, secondo la scheda, lascia l’Italia con il Belmonte per combattere ancora in Francia nella Guerra dei Cent’Anni. Rientra in Inghilterra nel 1381, dove come grande proprietario terriero, è coinvolto nella rivolta dei contadini; è anche chiamato a far parte di una commissione regia a Cambridge. Muore intorno al 1390.

Giovanni Breccia / John Bryce

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Di famiglia nobile, baronetto, Giovanni Breccia è uno dei più stretti collaboratori dell’Acuto nelle prime fasi della carriera italiana. Ebbe un figlio naturale catturato dai bolognesi nel 1376 insieme con quelli del Tornaberini, di William Gold e dello stesso Acuto.

Nel 1364 milita nella Compagnia Bianca agli ordini dello Sterz; subornato dai fiorentini, lascia gli stipendi pisani e si collega con il Belmonte ed Ugo della Zucca. Nell’ottobre dello stesso anno effettua alcune scorrerie presso il lago Trasimeno. A novembre, sconfitto ad Olmo da Anichino di Baumgarten, si rifugia in un castello sul lago dove è obbligato alla resa. Nel dicembre del 1364 è tra i firmatari della convenzione di Pissina nella Marsica. Nel luglio 1365 è di nuovo sconfitto dal Baumgarten a San Mariano; si arrende con 1600 uomini per mancanza d’acqua e di vettovaglie; condotto a Perugia, viene tenuto in ostaggio con Ugo della Zucca ed un capitano ungherese a garanzia degli accordi. Nuovamente incarcerato nel 1367 per la defezione del Belmonte, è liberato nel 1369 grazie alle pressioni degli ambasciatori di Bernabò Visconti.

A partire dal 1372 milita nella compagnia dell’Acuto contro i viscontei; passa poi al servizio del papato. Nel gennaio 1373 è inviato in Francia, ad Avignone, per sollecitare la curia, presso il papa Gregorio XI, il saldo delle paghe arretrate; vi torna nel gennaio 1374 con la stessa missione. Nominato maresciallo della Compagnia Santa nel giugno 1375, prende parte alle scorrerie in Toscana. Nel dicembre dello stesso anno, durante l’assedio della cittadella di Perugia, viene catturato dagli abitanti e derubato di tutti i suoi beni. Risarcito a seguito della resa a patti dei pontifici, è presente nel maggio 1376 al sacco di Faenza, dove resta seriamente ferito in una rissa sorta tra soldati inglesi per la divisione del bottino. Sulla fine del 1377 è fatto incarcerare a Roma con quaranta cavalli da Gregorio XI per un debito di 28600 fiorini ricevuti , e non consegnati, per il riscatto dell’abate di Montmajeur. Liberato, si rifugia nel senese presso Cione della Foscola fino alla riconciliazione con i pontifici. Muore intorno al 1380.

Ugolino Ethon / Hugh Acton

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Hugh Acton, conosciuto in Italia come Ugolino Ethon. Veterano della Guerra dei Cent’Anni, dopo Brétigny entra nella Grande Compagnia e partecipa alle pressioni su Avignone. Nel novembre 1361 è segnalato a Rivarolo Canavese alla stipula della convenzione tra la Compagnia Bianca ed il marchese del Monferrato. Nel 1364 milita nella compagnia di Ugo della Zucca contro Anichino di Baumgarten; nel dicembre dello stesso anno è coinvolto nella convenzione di Pissina. Nel 1365 fa parte della Compagnia di San Giorgio di Giovanni Acuto e di Ambrogio Visconti.

Nell’ottobre 1365 firma con altri quarantadue connestabili, accanto ad Ambrogio Visconti, all’Acuto, a Thomas Merezal ed a Giovanni degli Ubaldini, un accordo con i fiorentini per cui, in cambio di 6000 fiorini, la compagnia si impegna a non danneggiare per quattro anni i territori di Firenze, Pistoia, Arezzo, Volterra e San Miniato. Nell’ottobre 1366, segnalato a Casaglia nell’orvietano, depreda il territorio con 300 cavalli; viene sconfitto e catturato dai pontifici guidati da Ugolino e da Francesco da Montemarte. Resta prigioniero a Orvieto per sei mesi nonostante si sia offerto di pagare per la sua liberazione 4000 fiorini di taglia: il rifiuto è dovuto al parere contrario del cardinale Egidio Albornoz. Liberato nel 1367 su pressione dell’Acuto, riceve 1000 fiorini per il suo mantenimento. Nel 1368 affronta in Romagna i pontifici con Giovanni d’Asburgo, condividendo la condotta di 20 lance e di 7 ronzini con Paino di Partino. Muore intorno al 1370.

Thomas Merezal / Thomas Marshal

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Conosciuto anche come Thomas Marshal o Tommaso Mascalz. Nel 1364 combatte nella Compagnia Bianca per i pisani; al termine del conflitto segue Ugo della Zucca e Albrecht Sterz; con Richard Ramsey, Anichino di Baumgarten ed altri capitani entra nella Compagnia della Stella. Nel settembre 1365 milita nella Compagnia di San Giorgio di Ambrogio Visconti e di Giovanni Acuto con l’incarico di maresciallo; scorre nel senese. Nell’ottobre stipula con i fiorentini l’accordo sopra citato dei 6000 fiorini, che firma anche a nome di Ambrogio Visconti, Ugolino Ethon, Giovanni degli Ubaldini e di altri quarantadue connestabili.

Nell’ottobre 1366 affianca l’Acuto nelle incursioni nei territori di Gubbio e Orvieto; viene sorpreso a Casaglia dai pontifici di Ugolino da Montemarte. Nel giugno 1368 appoggia ancora Giovanni Acuto contro i pontifici; viene sconfitto presso Arezzo dopo un combattimento di quattro ore. Muore intorno al 1380.

William Quarton / William Quatreton

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Veterano della Guerra dei Cent’Anni e della Grande Compagnia, viene segnalato nel novembre 1361 a Rivarolo Canavese alla stipula della convenzione tra Compagnia Bianca e marchese del Monferrato. Nel 1364 milita sempre nella Compagnia Bianca di Sterz; a luglio segue lo Sterz nell’accordo con i fiorentini. In un secondo momento lascia il campo per contribuire alla formazione della Compagnia della Stella.

Nella primavera del 1366 affianca Giovanni d’Asburgo e Giovanni Acuto contro i senesi; costringe tale comune a versare ai venturieri 10500 fiorini per cinque anni di pace; firma l’accordo a nome dell’Acuto utilizzando il sigillo di quest’ultimo (un capriolo con tre conchiglie). Nell’estate 1372, al servizio di Galeazzo Visconti contro il marchese del Monferrato ed il conte Amedeo di Savoia, prende parte all’assedio di Asti; viene battuto da Ottone di Brunswick sul fiume Tanaro; nel corso del combattimento, interrotto dall’oscurità, viene catturato con Ruggero Cane da Giovanni di Vernay. Muore intorno al 1380.

Guglielmo Bosone / William Boson

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Nominato dalle fonti anche come Guillermo Bosson. Combatte in Francia nella Guerra dei Cent’Anni e dopo Brétigny entra nella Grande Compagnia. Nel novembre 1361 è segnalato a Rivarolo Canavese alla stipula della convenzione tra la Compagnia Bianca ed il marchese del Monferrato Giovanni Paleologo. Nel 1364 milita nella Compagnia Bianca agli ordini di Giovanni Acuto; segue poi lo Sterz nella Compagnia della Stella.

Nel 1365 fa parte della Compagnia di San Giorgio di Ambrogio Visconti e di Giovanni Acuto. Nell’ottobre dello stesso anno firma con i fiorentini una convenzione personale: in cambio di 6000 fiorini si impegna a non danneggiare per cinque anni il territorio di Firenze e quello dei suoi alleati. Nel gennaio-febbraio 1366 combatte in Liguria contro i genovesi; resta nella regione all’assedio di Genova allorché l’Acuto si sposta in Umbria. Nel gennaio 1368, al servizio di Filippo di Savoia-Acaia per tre mesi, contrasta con 600 cavalli e 400 fanti il principe Giacomo d’Acaia devastando un’amplissima area piemontese; solo Pinerolo gli resiste. Nel marzo dello stesso anno milita ancora con l’Acuto agli stipendi di Bernabò Visconti. Nel novembre 1368 è assoldato da Edward Despenser per contrastare le milizie viscontee. Nel febbraio 1369 affianca una volta di più l’Acuto contro i perugini.

Nel 1372 affianca l’Acuto al soldo di Bernabò Visconti; di seguito, nel settembre, con Giovanni Breccia, Richard Ramsey e William Gold fa parte della compagnia dell’Acuto al servizio dello stato della Chiesa contro i Visconti. Nel 1382 ottiene un mutuo di 400 fiorini dall’Acuto: non rispetta i termini stipulati di rientro dal debito. Anni dopo, (1386), l’Acuto ha ancora modo di lamentarsi per la mancata restituzione di tale somma. Muore intorno al 1390. È ricordato per essersi battuto a duello con Azzo da Castelbarco e Giovanni Ordelaffi, allievi del maestro friulano Fiore dei Liberi.

Giovanni Acuto, signore della guerra italiana

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La parabola di John Hawkwood, conosciuto in Italia come Giovanni Acuto, attraversa per intero la vicenda dei mercenari inglesi nella penisola; vi imprime la fisionomia che la scheda ricostruisce attraverso decenni di campagne. Originario di Hedingham Sible, presso Colchester nell’Essex, è il figlio minore di un conciapelli benestante. Il padre, Gilbert, quando muore nel 1340 gli lascia in eredità 25 sterline in beni mobili. Nessuna indicazione sulla madre o sui fratelli; di certo, però, all’inizio della sua carriera apprende il mestiere delle armi da uno zio. Nel maggio 1377 sposa, nelle vesti di genero di Bernabò Visconti, Donnina, figlia naturale del signore di Milano, in una cerimonia celebrata a Milano davanti al signore di Mlano, alla moglie di questi Regina della Scala ed ai loro figli. Donnina porta in dote metà di Gazzuolo sull’Oglio, oltre a vaste tenute nel milanese per un valore di 12000 fiorini. La scheda ricorda inoltre un figlio naturale, Thomas, che si darà anch’egli alla ventura, catturato dai bolognesi nel maggio 1376 insieme ad altri figli di capitani inglesi. Il sito menziona ulteriormente, senza nome, una prima moglie inglese ed altri figli, tutti presi in ostaggio dai Visconti nell’ottobre 1372. Nell’occasione viene contatatto, senza esito, dal tesoriere del signore di Milano, Massolo della Strada, affinché receda dalla sua decisione di mutare committente in cambio della liberazione dei congiunti. L’Acuto rimane fedele ai pontifici venendo definito da costoro “un atleta di Dio ed un fedele cavaliere cristiano.” Tra i parenti acquisiti per il matrimonio con Donnina figurano oltre il suocero Bernabò il cognato Carlo, signore di Cremona; tra le parentele indirette si trova anche un condottiero tedesco il genero Corrado Prospero (Kondad Prassberg). Cognati nella ventura sono anche il tedesco Lucio Lando (Lutz von Landau) ed il francese Bernardo della Sala (Bernard de la Sale), anch’essi sposi di figlie naturali di Bernabò.

Le date di nascita e morte indicate dalla scheda sono 1323 – marzo 1394.

Apprendista presso un sarto a Londra dopo la morte del padre, l’Acuto lascia presto l’Inghilterra per arruolarsi come arciere agli ordini di Edoardo III. Tra il 1343 e il 1356 combatte in Bretagna, partecipa alla battaglia di Crécy nell’agosto 1346, attira l’attenzione del Principe Nero, viene probabilmente armato cavaliere dallo stesso re d’Inghilterra dopo Poitiers ed ottiene il comando di 250 arcieri. Nel 1359, durante una tregua, devasta la Guascogna, prende d’assalto Pau e scorre il Béarn. Nell’ottobre 1360, dopo Brétigny, entra nella Grande Compagnia con altri venturieri; a metà dicembre, agli ordini di Walter Lesley, prende d’assalto Pont-Saint-Esprit, a venticinque miglia da Avignone. Nel marzo 1361 i venturieri si ritirano dietro il pagamento di 100000 fiorini, di cui 30000 riconosciuti dai pontifici e il resto dal marchese del Monferrato. L’Acuto, ricevuti 10000 fiorini per la sua quota, decide di spostarsi in Italia allo scopo di contrastare Bernabò Visconti al servizio di Giovanni di Monferrato.

In Piemonte, dal maggio 1361 all’aprile 1363, è coinvolto nelle scorrerie della Compagnia Bianca tra Canavese, Ivrea, Asti e Tortona; nel novembre 1362 con lo Sterz, Roberto Canolles ed altri sorprende il conte Amedeo di Savoia a Lanzo Torinese ottenendo 180000 fiorini di riscatto. Nel giugno 1363 entra al servizio dei pisani contro Firenze; dopo il sacco di Pietrabuona insegue i superstiti fino a Serravalle Pistoiese e devasta la Val di Nievole. Nel 1364 conduce la guerra contro Firenze; dopo che gli è stata riconosciuta doppia paga, si scontra con i fiorentini di Galeotto Malatesta nella battaglia di Cascina (luglio 1364): vi subisce una pesante sconfitta. Successivamente a Pisa appoggia il colpo di stato del doge Giovanni dell’Agnello in cambio di 30000 fiorini: diventa tutore del secondogenito di costui, Francesco, che prenderà il soprannome di Acuto.

Nel 1365 partecipa alla rovinosa sconfitta di San Mariano contro la Compagnia della Stella, riuscendo a salvarsi ed a riorganizzare la compagnia. Nell’ottobre 1365 firma con Ambrogio Visconti la grande convenzione con Firenze. Nei due anni successivi conduce campagne in Umbria, Toscana, Lazio e Marche, alternando vittorie e sconfitte: la più importante è la battaglia di Ponte San Giovanni del marzo 1367, in cui sconfigge i perugini in tre ore di combattimento. Nel maggio 1370, alleato con i fuoriusciti di Pisa, tenta un colpo di mano sulla città che fallisce e termina con l’impiccagione dei prigionieri viscontei. Negli anni seguenti combatte sulle direttrici emiliana, lombarda, romagnola.

Nel maggio 1373 sconfigge i viscontei a Montichiari sulle rive del Chiese, una battaglia che termina con la cattura di Francesco d’Este, di Francesco da Sassuolo e di Gabriotto da Canossa. Nel giugno 1374, alla conclusione di una tregua, organizza la Compagnia Santa con 1500 cavalli e 500 arcieri inglesi, in cui sono presenti numerosi capitani come Breccia, Gold, Tornaberini, Ramsey, Puer, Beston. Si rovescia sulla Toscana. Le sue scorrerie estorcono in totale 215000-220000 fiorini da fiorentini, pisani, lucchesi, senesi, aretini e pistoiesi. A Prato, in luglio, è raggiunto da tre messaggeri inviati da Caterina di Jacopo di Benincasa, Santa Caterina da Siena, tra i quali il suo confessore fra Raimondo di Capua, con una lettera che lo invita a partire per la crociata in Terrasanta; l’Acuto riceve i messaggeri con favore, ma ignora le loro preghiere.

Tra il 1376 e il 1377 è coinvolto nei fatti più sanguinosi della guerra degli Otto Santi: il sacco di Faenza nel maggio 1376, dove si imbatte in due connestabili che litigano per la cattura di una giovane monaca e con salomonico giudizio decreta la preda “metà per uno!”, facendo tagliare la donna in due parti; è pure presente al sacco di Cesena del febbraio 1377. Entra nella città per la Porta del Soccorso mentre i bretoni escono dalla cittadella provocando l’uccisione di 5000 persone. Dopo aver ricevuto in feudo dal cardinale Noellet Castrocaro Terme, Bagnacavallo, Cotignola, Conselice e Massa Lombarda, costruisce a Cotignola una fortezza utilizzando alcuni terreni ceduti dal padre di Muzio Attendolo Sforza. Nel maggio 1377 muta campo e passa al servizio dei fiorentini.

Negli anni successivi diventa il più potente capitano militare d’Italia: signore di Castrocaro Terme, Bagnacavallo, Cotignola, Conselice, Bertinoro, Faenza, Massa Lombarda, di metà Gazzuolo, di Montecchio Vesponi, Migliarina, Badia a Ruoti e di Caraglio in Piemonte; per qualche tempo anche dell’abbazia di Sant’Alberto in val di Nizza presso Pavia. Riceve dall’Inghilterra il decreto di assoluzione per i crimini compiuti nella Guerra dei Cent’Anni; nel 1373 il papa concede al figlio illegittimo un beneficio ecclesiastico nella chiesa di San Paolo a Londra. La scheda lo accompagna fino al marzo 1394, anno della morte. Firenze gli dedica l’affresco di Paolo Uccello in Duomo, oggi simbolo del riconoscimento postumo ad un mercenario divenuto eroe civico.

Una nota della scheda merita di essere riportata: la villa “I Tatti”, oggi celebre dimora di Bernardo Berenson, sorge sul luogo del castello di Vincigliata che Giovanni Acuto ha fatto incendiare nel 1364. La proprietà è stata acquistata e ricostruita a suo tempo da John Temple-Leader, altro personaggio che fa da ponte, secoli dopo, tra l’Inghilterra e la Toscana.

Capitani autonomi e di breve carriera

Edward Despenser

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Signore di Alba e di Mondovì. La sua vicenda italiana è strettamente legata al matrimonio, del giugno 1368, avvenuto a Milano tra Lionel di Clarence (terzogenito del re d’Inghilterra Edoardo III) e Violante (Valentina) Visconti. Lionel muore a metà ottobre; i suoi seguaci inglesi sospettano un avvelenamento; rifiutano di restituire a Bernabò Visconti la dote portata dalla nipote.

Edward Despenser raccoglie bande di inglesi, guasconi e bretoni già al servizio del marchese di Saluzzo e di Filippo di Savoia-Acaia (tra cui Guglielmo Bosone); spalleggiato dal marchese Giovanni di Monferrato, si rifiuta di restituire le terre dotali a Galeazzo Visconti. Nel febbraio 1369 sconfigge a Castagnito i viscontei comandati da Giovanni Caimi e da Jacopo dal Verme catturando entrambi i condottieri. Ad ottobre cede per 26000 fiorini in mutuo, forse solo apparente, le terre in suo possesso (Alba e Mondovì) al marchese del Monferrato, obbligandosi a servirlo contro i viscontei. Nel 1370 passa agli stipendi dei fiorentini affrontando con scarso successo i Visconti. È raffigurato in un affresco di Andrea da Firenze nella cappella spagnola di Santa Maria Novella, ritratto con l’ordine della Giarrettiera.

Nel 1372 lascia l’Italia e rientra in Francia al servizio di papa Urbano V; nel 1373 combatte di nuovo nella Guerra dei Cent’Anni. Muore intorno al 1375. La sua esperienza italiana è ricordata in un breve diario di un suo soldato, John Carrington.

Richard Musard, “lo scudiero nero”

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Figlio naturale di lord Malcolm Musard, signore di Aiguebelle. Sposa una nobildonna piemontese. Conosciuto come “the black squire”, lo scudiero nero, ha una traiettoria diversa da quella di tutti gli altri inglesi della sua generazione: sceglie di legarsi stabilmente al conte di Savoia Amedeo VI, “il Conte Verde”, con cui costruisce un rapporto di amicizia personale.

Combattente nella Guerra dei Cent’Anni, dopo Brétigny entra nella Grande Compagnia. A metà dicembre 1360, agli ordini di Walter Lesley, affianca l’Acuto e lo Sterz nella conquista di Pont-Saint-Esprit. Nel febbraio 1361 il papa Innocenzo VI invia a lui, come all’Acuto ed al Lesley, una lettera per cercare la pace. Giunto in Italia con la Compagnia Bianca, abbandona presto i venturieri per passare al servizio di Amedeo VI, di cui diviene amico e da cui viene infeudato di alcune terre. Combatte i marchesi di Saluzzo e del Monferrato. Nel settembre 1361 prende parte all’assedio di Carignano; nel periodo è spesso utilizzato dal Conte Verde come ambasciatore presso le compagnie di ventura presenti nei territori sabaudi.

Nell’aprile 1364 il conte Amedeo crea un ordine cavalleresco di quattordici membri il cui emblema è un collare con la scritta FERT inciso tre volte; Richard Musard è chiamato a farne parte. Nel 1365 parte da Venezia per affiancare Amedeo di Savoia in una spedizione contro bulgari e turchi a sostegno dell’imperatore di Costantinopoli Giovanni V Paleologo, cugino del Conte Verde. Dopo numerosi attacchi entra in Gallipoli. Nel giugno 1368 è a Milano alle nozze di Lionel di Clarence e Violante Visconti; nella circostanza riesce ad impedire un duello tra Amedeo di Savoia e Filippo di Savoia-Acaia. Nel febbraio 1371 ha l’incarico di ispezionare le fortificazioni sabaude in Piemonte. Nell’estate 1372 soccorre in Asti Ottone di Brunswick e sconfigge i viscontei sul fiume Adverse. Nell’agosto 1373 è nominato capitano del Piemonte e dichiara guerra al marchese di Saluzzo. Nel marzo 1374 è segnalato a Torino come luogotenente delle terre piemontesi; a Rivoli rinnova la tregua con il marchese di Saluzzo.

Nel 1382 accompagna il conte di Savoia nella sua spedizione nel regno di Napoli a favore di Luigi I d’Angiò ed ai danni di Carlo di Durazzo. Nel marzo 1383 assiste alla morte di Amedeo VI; con Gaspare di Montmajeur ed altri fedeli ha il compito di trasportarne il cadavere in Liguria per la successiva sepoltura nella tomba di famiglia che si trova nell’abbazia di Altacomba (Hautecombre) nella Savoia francese. Il mese seguente, subito dopo lo sbarco a Savona, Richard Musard muore: è sepolto nella chiesa dei cavalieri di San Giovanni. La sua è una delle poche storie italiane di un inglese che sceglie un solo padrone: lo serve per due decenni e gli sopravvive solo per un mese.

La generazione della Compagnia Santa e dei capitani fiorentini

A partire dal 1374, con la formazione della Compagnia Santa e poi della Compagnia della Rosa e con il passaggio dell’Acuto al soldo permanente di Firenze, emerge una seconda generazione di capitani inglesi attiva fino agli anni Novanta del Trecento.

Giovanni Tornaberini / John Thornbury

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Inglese dello Shropshire, signore di Castrocaro Terme, Meldola e Bertinoro. Ebbe un figlio naturale, Philip, al quale Gregorio XI nel febbraio 1375 concede un beneficio ecclesiastico nella chiesa di Lincoln, in precedenza promesso alla chiesa riformata di John Wycliff, e un altro figlio naturale catturato dai bolognesi nel maggio 1375.

Combattente nella Guerra dei Cent’Anni agli ordini di John of Gaunt, lascia la Francia nel 1369; nell’agosto dello stesso anno milita per i perugini nella compagnia dell’Acuto, assedia in Viterbo Urbano V e si impadronisce di Montalto di Castro. Nell’ottobre 1371 è al servizio dello stato della Chiesa con 76 lance, 17 arcieri a cavallo con paggi e 39 arcieri senza paggio, con provvigione mensile di 200 ducati. Nel 1372 è inquadrato nella compagnia dell’Acuto con l’incarico di maresciallo. Nel 1373 contrasta i viscontei sempre la medesima responsabilità; il papa gli promette il castello di Montalto nelle Marche.

Nel giugno 1374 si trova a Ferrara con l’Acuto in previsione di una scorreria in Toscana. La compagnia marcia in tre file: l’Acuto al centro, Giovanni Tornaberini e William Gold alla testa delle ali. A luglio si ferma nel pisano e gli vengono riconosciuti 2500 fiorini pagabili in rate annuali di 500 fiorini per cinque anni; ottiene anche la cittadinanza lucchese. A settembre entra nel territorio di Città di Castello per tentare di prestare soccorso ai pontifici assediati nella cittadella di Perugia. Nel febbraio 1375 lo stato della Chiesa, in ritardo nei suoi confronti con le paghe, lo insignisce di Meldola; nell’estate del 1377 ottiene Castrocaro Terme; nel 1379, sempre a fronte dei suoi crediti, ottiene in pegno Bertinoro che riconsegnerà nello stesso anno. Nel maggio 1375 è inviato in avanscoperta a Bologna, ribellatasi ai pontifici; gli inglesi sono sconfitti. Assieme con un figlio è’ catturato nella circostanza con Filippo Puer, William Gold ed i figli naturali dell’ Acuto e del Breccia.

Nel febbraio 1378 staziona a San Quirico con l’Acuto ed il Breccia. Nell’aprile, al soldo degli Scaligeri contro Milano, è segnalato a Verona; nel maggio è catturato dagli inglesi al servizio dei viscontei. Viene rilasciato dietro il pagamento di un riscatto dopo avere espresso il desiderio di rientrare in Inghilterra ed aver chiesto asilo ai Gonzaga di Mantova. Nell’ottobre-dicembre 1378 ha l’incarico di castellano di Cesena, assediato dal Malatesta; nel gennaio 1379, constatato di non avere speranza alcuna di soccorsi da parte dell’antipapa Clemente VII, tratta la resa con il vescovo di Bologna Filippo Carafa. Nell’aprile dello stesso anno è nomimato capitano di guerra di una lega di comuni toscani creata per combattere le compagnie minori; riceve 250 fiorini per il suo incarico.

Nell’aprile 1380 ottiene dal re d’Inghilterra Riccardo II l’assoluzione per i crimini compiuti in Francia. Rientrato nel suo paese, fa parte del seguito di John of Gaunt e lo segue in Castiglia nel 1382. Dopo tale data si stabilisce definitivamente in Inghilterra in qualità di proprietario terriero e come membro del Parlamento. Muore intorno al 1390. È, con Edward Despenser, uno dei pochi inglesi che torna in patria dopo la lunga militanza italiana per finire in modo placido i suoi giorni.

William Gold / Guglielmo Cogno/ Cocco Inglese (Cocco sta per cuoco)

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Di Castle Hedingham nell’Essex, la stessa terra natale di John Hawkwood. Ha una concubina di nome Janet, catturata anni prima in Francia e fuggita dal campo di Monzambano nel luglio 1378 con tre servitori e due cavalcature. Ha anche un figlio rimasto in Italia, Bertram, che resta a Venezia anche dopo la morte del padre, e un altro figlio, chiamato anch’egli William, che forma una fratellanza d’arme con John Thornbury (Giovanni Tornaberini), combatte al servizio della Serenissima con grande successo e muore a Venezia nel 1398. Il soprannome “Cocco” gli deriva probabilmente dall’aver iniziato la carriera come cuoco.

Nel 1340 milita agli ordini dell’Acuto con il comando di 15 lance. A Pont-Saint-Esprit nel 1360 lascia la città con una concubina. Nel maggio 1364 è nella Compagnia Bianca di Sterz: agli ordini di Baumgarten partecipa all’attacco contro la Porta di San Gallo di Firenze distinguendosi con Everardo della Campana nell’aprire una breccia nelle mura; la sera stessa viene armato cavaliere dal Baumgarten. Resta al fianco dell’Acuto dopo la defezione dello Sterz. Nel gennaio 1365 a Pissina firma il contratto di sei mesi al servizio dello stato Chiesa e del regno di Napoli contro Anichino di Baumgarten.

Nel settembre 1371 con Breccia, Bosone e Ramsey è impegnato nella compagnia dell’Acuto contro i viscontei. Nel giugno 1374 a Ferrara entra nella Compagnia Santa; ha l’incarico di cavalcare con i suoi uomini alla testa dell’ala destra. Nel luglio gli sono riconosciuti, come al Tornaberini, 2500 fiorini pagabili in rate quinquennali. Nel dicembre 1374 si rinchiude nella cittadella di Perugia con Bernardo della Sala e l’abate di Montmajeur ove è assediato dagli abitanti; lascia la fortezza con i suoi beni grazie alla resa a patti del gennaio 1376. Nel maggio 1375 a Bologna è catturato dagli abitanti con Giovanni Tornaberini e Filippo Puer assieme con i figli naturali dei principali capitani; sarà liberato mesi dopo.

Nel giugno 1378, al campo di Custoza con l’Acuto contro gli scaligeri, il suo comportamento non si rivela esemplare per la distrazione causata dalla passione per la sua concubina e per le scorrerie nel mantovano: viene rimproverato dall’Acuto e minacciato di morte. Nel luglio la donna fugge dal campo con i servitori; William Gold ne chiede l’arresto al marchese di Mantova, Ludovico Gonzaga: giunge a promettere di passare al suo servizio con 500 lance. La fine della vicenda è ignota. Nel gennaio 1380 è a Venezia per contrastare genovesi, ungheri e carraresi; prende parte all’assedio di Chioggia ed alla successiva battaglia di Brondolo al fianco di Carlo Zeno; gli sarà riconosciuta a luglio una pensione vitalizia di 500 fiorini l’anno e la cittadinanza di Venezia. Si stabilisce in tale città, dove, dopo la sua morte resta il figlio Bertram. Muore intorno al 1385.

Richard Ramsey / Riccardo Inglese

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Conosciuto anche come Riccardo di Ramuse. Nel 1382 si sposa a Firenze con un’inglese di nome Isabel, con il permesso del comune, può acquistare alcune proprietà terriere nel contado.

Nel 1364 milita nella Compagnia Bianca di Sterz per i pisani; segue lo Sterz nella sua defezione e nella formazione della Compagnia della Stella, da ultimo nell’accordo con i fiorentini contro Pisa; nel settembre, scaduta la ferma, si offre di rientrare al soldo di Firenze. Nel gennaio 1370 è assoldato dai fiorentini con Everardo e Lucio Lando contro Giovanni Acuto. Nel settembre 1372, per lo stato della Chiesa contro Milano, milita invece nella compagnia dell’Acuto con Breccia, Bosone e William Gold. Nel giugno 1375 raggiunge Ferrara per la formazione della Compagnia Santa; nel luglio, dopo l’accordo con i pisani, è a Calci con il compito, insieme con John Foy, Robert Seaver e William Tilly, di distribuire ai soldati i 40000 ducati anticipati dai fiorentini. Nel novembre con il Tornaberini fa pressione sui senesi per il pagmento dei propri crediti; nel dicembre appoggia l’Acuto nel tentativo di liberare la cittadella di Perugia.

Nell’aprile 1379, spinto dall’antipapa Clemente VII, con Giovanni degli Ubaldini e l’Acuto si dirige nelle Marche; a maggio minaccia Siena con l’Acuto e Lucio Lando reclamando somme dovutegli dallo stato della Chiesa per la guerra degli Otto Santi. Nel marzo 1380 affronta, agli ordini dell’Acuto, la Compagnia di San Giorgio di Alberico da Barbiano; nel maggio passa al servizio di Orvieto, poi a quello della regina di Napoli Giovanna d’Angiò contro Carlo di Durazzo. Nell’aprile 1381 è assoldato dai fiorentini con 112 lance e 54 arcieri con stipendio annuo di 1614 fiorini: il tutto su indicazione dell’Acuto. Nel 1382 è assoldato con Boldrino da Panicale dai perugini per dodici giorni allo scopo di opporsi ai fuoriusciti locali. Viene riconfermato.

Nel gennaio 1383 con l’Acuto e Giovanni degli Ubaldini scorrazza nel perugino, riceve 15000 fiorini, devasta la Val d’Arbia e la Val di Chiana; nell’aprile è ancora con l’Acuto nel senese. Nel giugno, ottenuti 15000 fiorini dal prefetto Giovanni di Vico e da Clemente VII, sconfigge Guido d’Asciano e Niccolò Malatesta tra San Lorenzo Nuovo e il lago di Bolsena. Nel luglio, accampato presso Cortona, forma con l’Acuto e l’Ubaldini la Compagnia della Rosa; nell’agosto infesta il perugino. Nel maggio 1384 con la Compagnia della Rosa minaccia tutti i comuni toscani: i senesi versano 7000 fiorini, i pisani 9000, i lucchesi 4000. In particolare Richard Ramsey ottiene da questi ultimi la restituzione di 2080 fiorini frutto di un suo credito verso Alderigo Castracani. La moglie Isabel alloggia nel castello di Montecchio Vesponi dell’Acuto; nell’ottobre cerca di raggiungerlo. Le autorità fiorentine le negano il passaggio per la presenza in Toscana di Enguerrand de Coucy.

Nel gennaio-febbraio 1385 staziona nel bolognese con Guido da Correggio, Giovanni Ordelaffi e Giovanni degli Ubaldini; assediato in Barbiano, abbandona di notte il castello, scende verso Cesena, razzia 300 capi di bestiame e ripara nel Montefeltro. Nel luglio è condotto dai perugini con provvigione annua di 150 fiorini. Nel giugno 1388 si collega nel contado di Cortona con le compagnie di John Beltoft e dell’Acuto. Muore intorno al 1390.

Filippo Puer / Philip Power

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Milita nelle compagnie di Giovanni Acuto. Nel giugno 1375 è a Ferrara per la formazione della Compagnia Santa, accanto a Breccia, Tornaberini, Gold e Ramsey. Combatte i fiorentini nella guerra degli Otto Santi al servizio dello stato della Chiesa. Nel maggio 1376 è inviato dall’Acuto a Bologna, ribellatasi ai pontifici, con il Tornaberini ed il Gold (100 cavalli); i bolognesi sconfiggono l’avanguardia inglese e lo catturano insieme con William Gold ed i figli naturali dell’ Acuto, del Breccia e del Tornaberini. Riscattato per 220 ducati da Salvuccio Bentivoglio, viene liberato in seguito alle trattative con l’Acuto: il Bentivoglio non recupererà mai la somma versata. Nell’agosto 1376 è contattato dai fiorentini con John Berwick e John Gifford per defezionare dal campo pontificio dietro la promessa di 24 fiorini per lancia anziché degli usuali 22; diserta con il Berwick al comando di 215 lance e 92 arcieri. Nel 1377 è registrato come responsabile di una condotta che dispone di 102 lance e di 39 arcieri inglesi. Muore intorno al 1380.

John Berwick

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Definito “soldato valoroso”, combatte nel 1376 per i pontifici contro i fiorentini nella guerra degli Otto Santi. Nell’agosto dello stesso anno è contattato dai fiorentini con Filippo Puer e John Gifford per defezionare; passa al loro servizio con il Puer al comando di 215 lance e di 92 arcieri a cavallo. Resterà al servizio di Firenze per otto anni. Nel marzo 1379 in Val di Pesa, alla testa di 70 cavalli, fronteggia la compagnia di Alberico da Barbiano: si batte con gli avversari, è ferito alla faccia sopra gli occhi. Nel corso del combattimento da un lato viene catturato Giovanni da Barbiano, mentre da parte fiorentina resta ferito Everardo Lando. Nel marzo 1380, agli ordini di Everardo Lando con 26 lance, è ferito gravemente in uno scontro con la Compagnia di San Giorgio. Nel gennaio 1381 contrasta con 35 lance sempre la Compagnia di San Giorgio unitasi con quella dell’Uncino di Villanuccio da Villafranca. Nell’aprile, su indicazione dell’Acuto, gli è rinnovata la condotta dai fiorentini. Resta al loro servizio fino al 1384. Muore intorno al 1390.

La Compagnia Santa nel pieno della sua espansione

Accanto ai capitani principali, le scorrerie tardo-trecentesche coinvolgono altri condottieri inglesi di rango secondario, le cui figure emergono soprattutto come comandanti di piccoli contingenti.

Giannichino Bottigler

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Detto Giannichino Boutilère. Nel gennaio 1373 si collega con Giovanni degli Obizzi per scorrere in Toscana e penetrare nel lucchese; l’avvicinarsi del conte Amedeo di Savoia e di Enguerrand de Coucy lo costringe a trasferirsi in Lunigiana. Nel giugno 1386 è segnalato tra Sansepolcro e Città di Castello per la rassegna della sua compagnia.

Nel 1387 milita agli ordini di John Beltoft per lo stato della Chiesa di Roma contro l’antipapa di Avignone. Dopo la sconfitta del Beltoft sul fiume Paglia abbandona il campo pontificio con Giovanni Guernoch, Giannichino Trichil, Giovanni da Liverpool e Riccardo Gus; per 7800 fiorini si trasferisce al servizio dei fiorentini agli ordini dell’Acuto. Nella primavera del 1389 affianca sempre l’Acuto contro le milizie dell’antipapa Clemente VII e degli angioini, tesi alla riconquista del regno di Napoli. In tale città cerca di liberare i difensori di Castel Capuano dall’assedio posto dagli avversari. Nel maggio si allontana dalla Campania con l’Acuto. Nel maggio 1392 prende parte a Firenze ad un grande torneo; vi si mette in luce con Corrado Prospero e riceve come premio un cerchietto d’argento contenente un leone di perle del valore di 100 fiorini. Nel giugno 1396, al servizio di Lucca con 100 lance contro pisani e senesi, affronta la compagnia di Giovanni da Barbiano che sta devastando il lucchese; nel luglio assale il Barbiano a Castiglioncello del Trinoro insieme con altri condottieri. Viene catturato. Nel novembre 1396 contrasta i pisani comandati da Paolo Savelli verso Motrone; è sconfitto e ferito mortalmente in tale scontro.

Giovanni da Liverpool / John Liverpool

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Milita al soldo dei fiorentini per otto anni consecutivi con contratti di quattro e sei mesi sempre rinnovati. Nel giugno 1386 è tra Sansepolcro e Città di Castello per la rassegna della compagnia. Nel 1387, agli stipendi ora di Urbano VI contro l’antipapa Clemente VII, contrasta gli avversari agli ordini di John Beltoft. Nel giugno, dopo la sconfitta sul Paglia, abbandona il campo pontificio con Bottigler, Guernoch, Trichil e Gus e per 7800 fiorini ritorna al servizio di Firenze agli ordini dell’Acuto. Nel dicembre 1388 è nel perugino con l’Acuto. Nella primavera 1389 nel regno di Napoli appoggia i tentativi dell’Acuto di liberare Castel Capuano dall’assedio. Nel maggio abbandona la Campania con l’Acuto e Bottigler; nella cavalcata sono toccate Aversa, Roma ed Orvieto. Nel 1394 ottiene una condotta di 60 lance dai fiorentini. Muore intorno al 1395.

John Beltoft / Giovanni Beltoft

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Della parrocchia di Betton, nella diocesi di Lincoln. Definito “uno dei condottieri più richiesti d’Italia” e “Anglicum magnum Capitaneum”, combatte nella Guerra dei Cent’Anni; nel marzo 1380 è evidenziata la sua presenza in Italia al soldo dei fiorentini con 50 lance. Nel gennaio 1382, alla testa di 65 lance, segue l’Acuto contro la Compagnia di San Giorgio di Alberico da Barbiano e quella dell’Uncino di Villanuccio da Villafranca. Nel luglio-agosto 1384 è inviato con Ugo di Monforte in soccorso dei senesi; viene presto richiamato per l’arrivo in Toscana di Enguerrand de Coucy.

Nel 1385, al servizio del papa Urbano VI contro le milizie dell’antipapa Clemente VII, è sconfitto presso Viterbo da Bernardo della Sala e da Rinaldo Orsini. Nel luglio penetra nel bolognese con le compagnie di Giovanni Acuto e di Giovanni degli Ubaldini: i bolognesi sono costretti a versare ai venturieri 30000 fiorini. Nell’agosto, unito con Boldrino da Panicale e Taddeo Pepoli, accetta 2000 fiorini per risparmiare il perugino; scorre, indi, nel senese ottenendo con altri condottieri 15000 fiorini. Nel settembre ricompare nel perugino con la stessa compagnia. Nel novembre è condotto con il Pepoli ed Everardo della Campana da fiorentini, bolognesi e senesi (300 lance) per combattere le compagnie minori. Nel gennaio 1386 è licenziato dai fiorentini; si congiunge con l’Ubaldini e l’Acuto per trasferirsi in Romagna; devasta il Montefeltro e minaccia Fano, ottiene 5000 ducati. Successivamente viene segnalato come condottiero al servizio dei Visconti e dello stato della Chiesa con una condotta di 200 lance.

Nel 1387 staziona nel senese; milita sempre per i pontifici con il cardinale Tommaso Orsini ai danni di Francesco di Vico; assedia il prefetto in Viterbo. Nel giugno con Ugolino da Montemarte e Simonetto da Castel di Piero è battuto da Rinaldo Orsini: nello scontro tra i suoi uomini sono catturati 30 caporali con molti altri prigionieri. Riprende l’iniziativa attaccando Torre Alfina, rompe l’acquedotto del castello. Nel luglio assedia in Orvieto i fautori di Clemente VII. Nell’agosto-settembre, con 200 lance, scorta da Lucca a Perugia il papa Urbano VI; minaccia di abbandonare l’incarico a causa del forte indebitamento del pontefice nei suoi confronti; ottiene un vitalizio di 300 marche d’argento; nel contempo stipula un contratto segreto con i fiorentini. A Fratte Rosa, nel pesarese, con l’Acuto ed i Petrucci coglie in agguato Carlo Malatesta. Nell’ottobre, mentre scorta un convoglio di viveri, è sorpreso al ponte di San Luminato, sul fiume Paglia, da Bernardo della Sala e da Giovanni da Cremona; riesce a fuggire a Viterbo con la perdita di 20 cavalli.

Nel 1388, con il signore di Foligno Ugolino Trinci, scaccia da Cannara la Compagnia dei Bretoni. Nel maggio-giugno, con Rinaldo Orsini, invade la Toscana con 3000 cavalli e devasta il senese procurando danni stimati per 100000 fiorini; ottiene 9000 fiorini in contanti come prima rata di una taglia complessiva di 10350 fiorini, oltre a regali per 300 fiorini, un corsiero, due muli da soma, dieci pezze di velluto. Si sposta nel pisano e nel lucchese da cui trae nuove taglie. Rientra in Umbria con 1500 cavalli e reclama dai pontifici 30000 fiorini di paghe arretrate; assale a Umbertide 800 cavalli bolognesi di Pandolfo Malatesta e ne cattura 300; si congiunge con Everardo della Campana e dà il guasto alle terre di Bartolomeo da Pietramala e di Pandolfo Malatesta. Nell’agosto rifiuta il soldo propostigli dai fiorentini (500 fiorini mensili per tre anni) preferendo miltare per lo stato della Chiesa con 1000 cavalli. Scorta il papa Urbano VI da Todi a Narni; in urto con il pontefice, accetta le condizioni propostegli dai fiorentini allo scopo di difendere Montepulciano dai senesi. Per rappresaglia i pontifici incarcerano in Perugia l’ambasciatore fiorentino Vieri Cavicciuli che lo ha convinto alla defezione.

Nel novembre 1388 con Corrado Lando costringe Bernardo della Sala ad abbandonare Cannara. Nel marzo 1389 con Everardo della Campana (2500 cavalli) affronta Pandolfo Malatesta ad Umbertide; messo in fuga, perde 50 cavalli, 200 fanti, tutte le salmerie, e tra i suoi uomini sono uccisi 20 cavalli. Nell’autunno mette a sacco il pisano; si ritira solo dopo aver ricevuto 13000 fiorini. Nel maggio 1390 è assoldato per un anno dai fiorentini con 600 lance e stipendio mensile di 500 fiorini: avversari sono Milano e Siena. Nel settembre è nominato capitano di guerra; razzia in Val d’Elsa, dà alle fiamme Talamone, occupa Monte Piccini e la rocca delle Due Torri. Nel maggio 1391 respinge i senesi impegnati all’assedio delle Due Torri (80 cavalli e 200 fanti catturati). Nel dicembre 1391, incaricato di scortare con 200 lance e 500 fanti un convoglio di 500 muli carichi di grano e mercanzie (15000 fiorini di valore), è assalito a Cascina da 2000 cavalli di Jacopo dal Verme e Jacopo d’Appiano: fugge senza opporre resistenza, mentre Ugo di Monforte combatte e viene catturato. Per la viltà dimostrata in tale occasione è licenziato dai fiorentini.

Nel luglio-agosto 1392, con Azzo da Castello, difende Perugia dall’attacco di 6000 cavalli condotti da Biordo dei Michelotti, da Ceccolo Broglia, da Brandolino Brandolini, da Giovanni da Barbiano e dei fuoriusciti; ai venturieri sono consegnati 6000 fiorini. Si dirige verso Roma e si ferma con pochi uomini nel castello La Villa, a venti miglia dalla capitale: ignora che la fortezza appartenga ad un fratello del cardinale Tommaso Orsini. Sorpreso dai contadini, è catturato e decapitato. Sarà vendicato poco dopo da Paolo Orsini che, impadronitosi del castello, lo farà demolire dalle fondamenta. La sua è una delle morti più clamorose di un capitano inglese, per via dell’oscurità del luogo e dell’identità degli uccisori, semplici contadini.

Dopo la Compagnia Santa: brevi note finali sulla traiettoria collettiva

A confronto con le decine di nomi tedeschi, italiani, ungheresi, bretoni e guasconi che attraversano lo stesso periodo, la presenza inglese in Italia presenta una densità peculiare nel trentennio 1361-1390, declinante nei due decenni successivi. Le diciannove schede recuperate da condottieridiventura.it disegnano una mappa coerente: poche famiglie, molti rapporti di compagnia, e la figura titanica di Giovanni Acuto che funge da nodo aggregatore per quasi per tutti gli altri. La tipologia degli inglesi attivi in Italia è varia: figli minori di uomini benestanti (Acuto), figli illegittimi di lord (Belmonte, Musard), congiunti di grandi famiglie in declino (Ugo della Zucca, parente del Mortimer detronizzatore di Edoardo II), nobili di rango (Despenser), professionisti senza pedigree noto (Quarton, Merezal, Berwick, Puer, Beltoft, Liverpool, Bottigler).

Le morti riflettono le possibilità del mestiere. Alcuni, come Acuto e Tornaberini, muoiono in pace nei loro feudi (il primo a Firenze nel 1394, signore di un piccolo impero romagnolo e piemontese; il secondo in Inghilterra nel 1390 dopo essere stato membro del Parlamento. Wuilliam Gold muore a Venezia, cittadino e pensionato della Serenissima. Richard Musard a Savona, dopo una vita dedicata interamente ai sabaudi. Berwick, Puer, Quarton, Merezal, Breccia muoiono intorno alla fine degli anni Settanta o nei primi Ottanta in circostanze non meglio specificate dalle schede. Bottigler cade in battaglia a Motrone nel 1396. Quella di John Beltoft, decapitato dai contadini nel Lazio nel 1392, è la fine più ironica e brutale: un capitano “tra i più richiesti d’Italia” liquidato da paesani sconosciuti.

Le relazioni di sangue documentate dalle schede sono pochissime e quasi tutte indirette: il rapporto di suocero-genero tra Bernabò Visconti e Giovanni Acuto (e il legame paritario tra l’Acuto, Lucio Lando e Bernardo della Sala come mariti di figlie naturali del medesimo signore), il legame paterno tra Giovanni e Thomas Acuto, tra Belmonte e Thomas Belmont, tra Wlliam Gold e ed il figlio Bertram (nonché l’altro figlio William), tra Tornaberini e Philip. Un fitto tessuto di figli naturali, mogli e concubine, scarsamente documentato, che attraversa le compagnie più stabili.

Il peso geopolitico della parentesi inglese in Italia è considerevole e si rivela con l’introduzione di nuove tecniche di combattimento (l’arciere appiedato, la lancia di tre uomini, l’uso sistematico di scorrerie a sostegno della trattativa), la formazione di un mercato delle compagnie con prezzi e clausole standardizzati (la “taglia”, il pagamento di non aggressione, la cittadinanza onoraria), la trasformazione dei guadagni, derivanti da saccheggi e razzie nell’acquisto di proprietà fondiarie in Romagna, nelle Marche, nel Veneto, in Toscana ed in Piemonte (Caraglio, in possesso dell’Acuto fino al 1393). Sul piano simbolico, la canonizzazione fiorentina di Giovanni Acuto nel ciclo di Paolo Uccello nel duomo fiorentino segna il punto in cui una repubblica mercantile, ostile per natura agli stranieri armati, accetta di metabolizzare un mercenario inglese come padre fondatore della propria sicurezza militare. È il riconoscimento, ex post, che la storia delle armi italiane del Trecento non si scrive senza la storia degli inglesi che ne soono stati grandi protagonisti.

Fonte immagine in evidenza: Wikipedia

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