GUIDO DEI ROSSI

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Condottieri di ventura

1655      GUIDO DEI ROSSI  (Guido Maria dei Rossi) Di Parma. Conte di San Secondo. Signore di Roccabianca, Felino, Berceto, Torrechiara, Noceto, Fornovo, Roccalanzona, Sant’Andrea, Ballone, Bardone, Corniglio, Roccaferrara, Bosco. Figlio di Pietro Maria, fratello di Giacomo, padre di Filippo, cugino di Amoratto e Guido Torelli, genero di Roberto da San Severino.

+ 1490 (ottobre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1464
Giu. Lombardia Presenzia a Milano all’atto di sottomissione degli ambasciatori genovesi al duca  Francesco Sforza. Nell’occasione viene armato cavaliere da Galeazzo Maria Sforza.
1466
Sett. Milano Ottiene una condotta da Francesco Sforza.
1469
Lug. 25 lance Milita agli stipendi del nuovo duca di Milano Galeazzo Maria Sforza. La sua condotta ascende a 25 lance pari a 150 cavalli.
Dic. 140 cavalli
1470
Giu. lug. Emilia E’ messo in preallarme dal duca di Milano  per una cavalcata da effettuarsi nel bolognese allo scopo di dissuadere i fiorentini dall’allearsi con il re di Napoli. A luglio l’azione è in un primo momento rinviata per essere poi accantonata.
Nov. A fine mese viene eseguita da parte dei funzionari ducali un’indagine complessiva sullo stato di preparazione delle compagnie a discrezione, tra le quali anche la sua.
1471 21 lance Gode di una condotta di 21 lance pari a 100 cavalli.
1472  

 

 

 

 

 

 

 

Dic. Milano  

 

25 lance  

 

Ha ancora ai suoi ordini 150 cavalli.

1473

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ago. sett.

 

 

 

 

 

35 lance

 

 

 

E’ al comando di 200 cavalli. La  compagnia trova i suoi alloggiamenti nel Lazio.

1474  

 

 

 

 

 

Emilia

Gli è riconosciuta una condotta di ventuno lance in tempo di pace e di 25 in guerra.

1478  

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Milano Sforza Napoli Chiesa  

 

Toscana

E’ inviato dalla duchessa Bona di Savoia a Pontremoli per contrastare il passo a Roberto da San Severino che appoggia Ludovico Sforza ai danni dei congiunti. Alla testa di numerosi cavalli e fanti cattura al capitano avversario alcuni uomini d’ arme; è pure sul punto di sorprendere nottetempo a Pietrasanta il Faccendino che vi ha posto i suoi accampamenti.

Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana

Viene nominato governatore di Pontremoli e della Lunigiana.

1479  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

 

 

Emana una grida contro Sforza Maria Sforza, Ludovico Sforza ed il San Severino che sono subito abbandonati da molti fanti per il ritardo delle paghe e per la mancanza di vettovaglie.

Mar.  

 

 

 

 

 

 

 

Assedia con le bombarde il castello di Villa Teodorina e ne abbatte la torre. Si sposta nel pisano e vi si unisce con le truppe di Ercole d’Este e di Giovanni Bentivoglio: in pochi giorni è richiamato a Pontremoli.

Sett. ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Ludovico Sforza ed il San Severino rientrano a Milano e fanno arrestare i ministri della duchessa. Anche il Rossi viene convocato nella capitale;  vi è ricevuto a metà ottobre. E’ accolto con il padre Pietro Maria nel consiglio di stato.

1480  

 

 

 

 

 

 

 

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Difende a Milano le ragioni del padre Pietro Maria in lite con Giovan Francesco Pallavicini per alcuni terreni siti a Stagno Lombardo ed a Telarolo nel cremonese.

1481  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

 

 

Appoggia ancora il padre nella sua contesa con la camera ducale che riguarda la tassa sui cavalli posta dagli sforzeschi nei territori controllati dai Rossi.

1482  

 

 

 

 

 

 

 

Apr. Venezia Milano  

 

Emilia

Passa agli stipendi dei veneziani;  gli è  concessa una provvigione annua di 12000 ducati in tempo di pace.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si unisce con Amoratto Torelli, si scontra con gli abitanti di Parma nel borgo di San Michele e compie un’incursione anche verso la Porta di San Francesco. Vi è una grossa scaramuccia nei prati di San Pellegrino che si conclude con molti morti e feriti d’ambo le parti: 72 prigionieri sono condotti a Felino dove sono in breve tempo rilasciati. L’esercito ducale espugna alcuni suoi castelli. Il Rossi raccoglie tutti i suoi uomini e respinge gli sforzeschi che lasciano in suo potere armi, vettovaglie e tende. Recupera il castello di Carrone;  vi uccide alcuni fanti deputati alla sua guardia ed alcuni abitanti che si sono arresi senza opporre resistenza. Si colloca attorno a Torrechiara con Amoratto Torelli e perseguita gli sforzeschi in maniera continua. Si avvicina nottetempo a Pariano: il castellano Pietro degli Ugorossi  cede la fortezza agli avversari per cui è obbligato a rientrare a Torrechiara.

Lug.  

 

 

 

 

 

Emilia

Tenta invano di togliere a Federico Pallavicini il castello di Ravarano; con Amoratto Torelli si porta a Vigatto allo scopo di allontanare i ducali dall’assedio di Roccabianca, devasta la periferia di Parma, dà alle fiamme i raccolti e conquista la torre di Alberi dove sono catturati dodici provvigionati. Dichiarato ribelle con il padre Pietro Maria, gli vengono contro Sforza Sforza e Bonifacio di Monferrato alla testa di 1200 cavalli (tra lance e balestrieri a cavallo) e 5000 fanti. Il Rossi introduce in San Secondo Parmense, assediata dai nemici, venti uomini d’arme e 200 fanti e mette in fuga gli avversari.

Sett.  

 

 

 

 

 

Emilia

Assale il campo sforzesco ed è respinto da Sforza Sforza. Negli stessi giorni il fratello Bertrando gli occupa Berceto e Rocca Predabalcia;  è così costretto a rifugiarsi in San Secondo Parmense. Vi è assediato con 700 cavalli e 600 fanti; durante le operazioni uccide con un colpo di spingarda Tommaso di Saluzzo; fa torturare e impiccare sulle mura verso l’accampamento nemico quattro suoi soldati che, su istigazione dei Pallavicini, hanno tentato di avvelenarlo.

Ott.  

 

 

 

 

 

Emilia

Ridotto sempre più a mal partito, cerca di fuggire da San Secondo Parmense per unirsi con i veneziani; il tentativo va a vuoto. Decide di arrendersi nelle mani del marchese del Monferrato. Gli consegna il figlio Filippo che è inviato a Milano a risiedere con il nonno materno Giovanni Borromeo.

Dic.  

 

 

 

 

 

Emilia

Il figlio Filippo fugge da Milano, è catturato sul Bormida ed è rinchiuso a Milano nel Castello Sforzesco; nello stesso tempo Ludovico Sforza non si è attenuto ai capitolati stilati tra le parti. Tutto ciò induce il Rossi ad inviare il figlio Bernardo a Venezia ed a ribellarsi di nuovo  ai ducali.

1483  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si impadronisce dei  castelli di Taneto e di San Paolo ed è subito dichiarato traditore e ribelle: è ritratto con il padre impiccato per un piede nel palazzo pubblico di Piacenza.

Apr.  

 

 

 

 

 

Emilia e Liguria

Attaccato da Alberto Visconti, lascia 600 uomini con il fratello Giacomo nelle più valide fortezze e ripara nel piacentino. Prende la via della Vernasca, si porta a Rustigazzo per approvvigionarsi di vettovaglie, penetra in Val di Nure con il soccorso da Gianluigi Nicelli; tocca Bettola; punta verso le montagne di Genova.

Mag. Giu. Venezia Milano Napoli 400 cavalli Liguria  Veneto e Lombardia

Combatte i ducali con Agostino Fregoso. A seguito dell’avanzata dei ducali giunti a Vigolzone, prende la strada dei monti inseguito dai nemici fino alla Balle di Sturla. Dal genovese si reca a Venezia dove è accolto con tutti gli onori a San Giorgio Maggiore. Gli sono conquistate anche Felino e Torrechiara. A titolo di risarcimento gli è assegnata dai veneziani la somma di 32000 ducati; gli è anche data una condotta di 400 cavalli (sette squadre di uomini d’arme). Si sposta nel vicentino, a Lonigo e da qui in Lombardia. Al campo di Verolavecchia. Il San Severino ed il provveditore Luca Pisani lo inviano con quattordici squadre di cavalli a Scorzarolo per controllare i movimenti delle truppe del duca di Calabria Alfonso d’Aragona.

Sett.  

 

 

 

 

 

Toscana e Liguria

Espugna Lavenza in Lunigiana ai danni dei Malaspina; tenta di impadronirsi anche di Massa con sette squadre di cavalli e 500 fanti. Gli viene contro Niccolò Orsini con ventidue squadre di cavalli e 2000 fanti; ripara nel genovese dopo avere sconfitto alcuni uomini d’arme del capitano avversario.

………  

 

 

 

 

 

Emilia

Scorre nel parmense alla testa di 3000 uomini e conquista anche un castello; deve rientrare entro i confini della Serenissima.

Dic.  

 

 

 

400 cavalli Veneto

Si reca a Venezia dove è accolto con le imbarcazioni ducali. Alloggia a San Giorgio Maggiore. Gli è concessa una condotta di 400 cavalli, una provvigione annua di 3000 ducati. Di stanza a Lonigo.

1484  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

Ritorna a Venezia;  con il fratello Giacomo è ammesso al patriziato veneziano.

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto

Con la pace di Bagnolo si trasferisce nel trevigiano. A Venezia con il fratello Giacomo: gli è concessa una condotta di cavalli e gli sono donati 30000 ducati; ad un terzo fratello  è concessa l’abbazia di San Zeno a Verona.

1485  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Venezia;  alloggia a Santa Marina.

Feb.  

 

 

 

 

 

Veneto

Assiste a Venezia ad una grande giostra indetta in piazza San Marco dal San Severino. Il Collegio dei Pregadi dona a lui ed al fratello Giacomo 500 ducati. Sempre negli stessi giorni presenzia alla cerimonia in cui sono consegnati a Giulio Cesare da Varano lo stendardo ed il bastone di governatore generale.

Ago.  

 

 

 

 

 

Veneto

Si trova a Conegliano.

1487  

 

 

 

 

 

 

 

Mag. lug. Venezia Austria 200 lance e 300 cavalli leggeri Veneto e Trentino

Combatte tedeschi e lanzichenecchi del duca del Tirolo Sigismondo d’Austria. E’ delegato alla guardia di Feltre e di Bassano del Grappa; attacca  la Valsugana, mette in allarme Fiera di Primiero e si impossessa di un bastione a Grigno. Gli avversari sgomberano l’Altopiano dei Sette Comuni per cui può raggiungere al campo il San Severino e Giulio Cesare da Varano.

Ago.  

 

 

 

Capitano g.le Trentino

Affianca ora il San Severino;  porta a termine a Calliano la costruzione di un ponte di barche sull’Adige sotto l’imperversare del fuoco dell’artiglieria avversaria. Prende parte alla battaglia di Calliano; ripiega inizialmente verso il bastione di Covré; accortosi dello scompiglio che regna nel campo veneziano, mette in ordine 3000 fanti, contrattacca alla testa dell’ala destra ed obbliga la fanteria tedesca di Federico Kappler e di Giorgio Pietrapiana a ritirarsi con la perdita di 700 soldati. Si trova la strada sbarrata, decide  di fortificarsi su un dosso sabbioso che l’Adige forma presso Calliano. Viene attaccato dal Pietrapiana; allo scopo di guadagnare tempo  promette all’avversario di arrendersi il mattino seguente nelle mani del suo prigioniero Paolo di Liechtenstein. Di notte vi è un forte temporale che impedisce ogni possibilità di guado; giunge un burchiello che carica tutti i veneziani e li traghetta sull’altra riva: armi, cavalli e prigionieri sono abbandonati nell’isolotto. Tra le truppe della Serenissima si contano nel combattimento 1000 morti e 120 prigionieri; all’ incirca uguali sono le perdite tedesche. Il Rossi si reca prima a Pomarolo e poi a Serravalle all’Adige: viene eletto capitano generale al posto del San Severino morto nella recente battaglia.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Venezia dove è accolto con tutti gli onori.

1490  

 

 

 

 

 

 

 

Ott.  

 

 

 

 

 

Veneto

Muore a Venezia. E’ sepolto con solenni esequie nella chiesa di Santa Maria della Carità. Le campane di San Marco suonano tre volte. Orazione funebre tenuta dal Sabellico.  Sposa Ambrogia Borromeo ed una figlia di Roberto da San Severino. La sua azione nella battaglia di Calliano è immortalata in un affresco della sala delle gesta dei Rossi nel castello di San Secondo Parmense.

 CITAZIONI

“Huomo di grande animo, e esperto nell’arte della guerra.” CORIO

“Valeroxe e magnanime.” BERNARDI

“Havea grandimenti cura il Stato veneto.” PRIULI

“Gli fu valente e valente Capitano.” GUAZZO

“Si fece eccellente nella militia e valoroso..Fu di bellissima presenza e di reale aspetto, e gratissimo a diversi principi..ma fu molto travagliato..Dimostrò non meno sapienza e prudenza in sopportare le percosse di fortuna (come se dice) che patientia.” SANSOVINO

“Che era assai valoroso.” TARCAGNOTA

“Ipse in armis probus.” RIPALTA

“Fu Guido grande di statura, alla quale corrispondevano le mebra et le forze et havendo ad una bella maestà di volto aggiunta la cognitione di varie discipline, eguagliò, a mio giudizio, tutti i Capitani antichi e moderni.” CARRARI

“Qual Cesare, qual Pompeo o qual Vulcano/ o quali arditi paladin di Franza,/ qual Carlo Magno con la lancia in mano/ con si pochi mostrerebbe tal possanza,/ quante Guido Maria, il capitano,/ havendo di victoria la speranza?/ Et morì di Thedeschi molte schiere/ et tolse loro ben septe bandiere.” Da un cantare riportato dal RAMBALDI

“El famoso messer Guido maria/ deliberò che s’egli desse drento/ & con la valorosa compagnia/ se gli assaltoran ritornando a Trento/ etaliani come leoni facia/ & come paladin pien d’ardimento/ con tanta furia e thedeschi assaltoe/ che gli alamani spaventoe.” Da “La guerra dei tedeschi contro i veneziani” in GUERRE IN OTTAVA RIMA

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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