GUIDANTONIO MANFREDI

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GUIDANTONIO MANFREDI  (Guidantonio da Faenza, Guidaccio Manfredi) Conte della val di Lamone.

Signore di Faenza, Bagnacavallo, Massa Lombarda, Imola, Russi, Modigliana, Dovadola, Riolo Terme.

Fratello di Astorre, padre di Taddeo, nipote di Carlo Malatesta, genero di Guidantonio da Montefeltro, suocero di Carlo Gonzaga.

+ 1448 (giugno)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1417  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

 

 

Viene iscritto alla nobiltà veneziana con il padre ed un fratello.

………..  

 

 

 

 

 

Romagna

Alla morte del padre passa sotto la tutela della madre e quella di Guidantonio da Montefeltro.

1418  

 

 

 

 

 

Romagna

Ottiene il vicariato di Faenza dal papa Martino V.

1424  

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Milano Venezia     Firenze 300 cavalli Lombardia
Nov.  

 

 

 

 

 

Romagna

Ritorna a Faenza;  vi riceve magnificamente Angelo della Pergola.

1425  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

Sconfigge alla Pieve d’Ottavio Niccolò Piccinino. Dopo la vittoria (terminata con la cattura dello stesso Piccinino) si reca a Brisighella e vi tributa le prime onoranze alla salma di Oddo di Montone. Avanza contro il congiunto Jacopo Manfredi, che milita per i fiorentini, toglie la sua cavalcatura a Niccolò Orsini rimasto gravemente ferito alla gola nel corso dello scontro;  fa condurre a Faenza i prigionieri. Niccolò Piccinino diviene suo amico;  convince il Manfredi della pericolosità della sua alleanza con i viscontei: anche Carlo Malatesta lo consiglia in tal senso.

Mar. Firenze Milano 250 lance e 200 fanti Romagna

Muta partito e, con l’intermediazione del Montefeltro, si trasferisce agli stipendi dei fiorentini. Entra nel forlivese e vi sfida Secco da Montagnana.

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

Ricevuti in soccorso 500 cavalli e 1500 fanti abbatte il bastione che gli avversari stanno costruendo a San Martino in Strada: fa prigionieri 150 uomini di taglia, che sono condotti a Faenza (saranno riscattati due mesi dopo per 3000 ducati), e distrugge i mulini collocati sul canale che proviene da San Valeriano. Sono, pure, devastati raccolti, alberi, vigneti e case. Nella settimana di Pasqua si spinge sotto le mura di Forlì a Porta Schiavonia e sotto la rocca di Ravaldino;  provoca inutilmente il nemico a battaglia; fa demolire la chiesa di San Martino. Espugna il castello di Granarolo.

Mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

Depreda ancora il forlivese e dà il guasto ai vigneti; cadono in un’imboscata numerosi contadini che si sono aggregati alle sue truppe.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

I viscontei infestano i suoi territori: si ritira in Faenza con 4000 uomini tra cavalli e fanti e non contrasta più gli avversari.

Ott.  

 

 

 

Capitano g.le Romagna

Fronteggia Petrino da Tortona. I fiorentini da  gli restituiscono il castello di Oriolo (Riolo Terme) e lo nominano capitano generale; negli stessi giorni il Piccinino, che lo giudica inadatto al comando, non vuole sottostare ai suoi ordini.

1426  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si presenta davanti a Granarolo con 30 cavalli ed ottiene la località dal castellano.

Mag.  

 

 

 

 

 

Romagna  Lombardia

I viscontei abbandonano la Romagna per spostarsi alla difesa di Brescia: il Manfredi continua a dare il guasto al forlivese fino alla Porta Schiavonia del capoluogo. Con 400 cavalli e molti fanti si avvicina nuovamente alla città e si vendica delle scorrerie fatte in precedenza dai viscontei nel faentino. Si sposta anch’egli nel bresciano.

Nov.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Entra in urto con il commissario fiorentino Giovanni Minerbetti;  si lamenta per il ritardo delle paghe. I Dieci di Balia ribattono stizziti alle sue proteste che giudicano disoneste ed irragionevoli.

………..  

 

 

 

 

 

 

 

Su mediazione del papa il duca di Milano Filippo Maria Visconti promette al Manfredi di restituirgli Solarolo e Baffadi.

1427  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Venezia Milano 1200 cavalli Lombardia

Il duca di Milano ricusa di adempiere ai patti sottoscritti;  il Manfredi non può che passare al servizio dei veneziani. Opera nel bresciano con 200 lance.

Apr.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si trova al campo di Castenedolo con il Carmagnola.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Partecipa alla battaglia di Maclodio. Affronta i viscontei nel bergamasco e si impossessa per conto dei veneziani di molti castelli.

1429  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

Transita per  Forlì;  si incontra a Rimini con Carlo Malatesta.

Feb. Chiesa Bologna 400 cavalli Emilia

Contrasta i bolognesi che si sono ribellati allo stato della Chiesa.

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

Tenta di sorprendere i nemici a Casalfiumanese.

Apr. mag.  

 

 

 

 

 

Emilia e Romagna

Dà l’assalto a Borgo Panigale. Nel frattempo entra in lite con il capitano generale Jacopo Caldora; è affetto da una malattia di carattere diplomatico, lascia il comando delle milizie faentine al fratello Astorre ed ai primi di maggio ritorna a Faenza.

Sett.  

 

 

 

 

 

Romagna

A Rimini, per i funerali dello zio Carlo Malatesta.

1430  

 

 

 

 

 

 

 

Lug. Chiesa Bologna  

 

Emilia

Ritorna a combattere i bolognesi a causa di una nuova rivolta dei Canedoli. Appoggia il Caldora a Cento, a San Giovanni in Persiceto, a Corticella; muove contro Bologna.

Ott. Venezia Milano Impero  

 

Romagna  Toscana

Esce da Faenza e si sposta in Toscana. La rassegna dei suoi uomini avviene a Borgo San Sepolcro (Sansepolcro). Appoggia i fiorentini nella guerra di Lucca.

Dic.  

 

 

 

 

 

Toscana  Lombardia

Prende parte alla battaglia del Serchio agli ordini del  Montefeltro. Ha il comando della prima schiera forte di 500 cavalli; la sua arma è rappresentata da un falcone sopra un leopardo. Nel corso dello scontro cerca di bloccare sulle rive del fiume il Piccinino. Fronteggia le prime squadre condotte da Ludovico da Parma e da Danese da Siena: costretto a ripiegare sugli argini per la controffensiva del Piccinino, viene attaccato alle spalle anche dagli abitanti di Lucca usciti dalle mura. E’ catturato ed i lucchesi lo portano prigioniero nella città. Liberato, si trasferisce in Lombardia dove conduce con perizia un’azione diversiva.

1431  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

A Faenza; è ricercato da viscontei, fiorentini, veneziani e pontifici affinché venga al loro servizio nonostante che le sue truppe non siano bene in ordine e che in Toscana abbia perduto molti carriaggi.

Apr. Venezia  

 

300 lance e 200 fanti  

 

Giu.  

 

 

 

Maresciallo  campo  

 

Viene nominato dal Carmagnola  maresciallo di campo con Luigi dal Verme, Luigi da San Severino e Lorenzo Attendolo: i quattro condottieri godono di piena libertà e di un aumento nella provvigione mensile di 100 ducati.

Nov.  

 

 

 

 

 

Friuli

Contrasta le truppe dell’imperatore Sigismondo d’Ungheria; punta su Rosazzo;  gli ungheri sono sconfitti.

1432  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

1029 cavalli Romagna

Entra in dissidio con il fratello Astorre che milita per i viscontei: la discordia culmina con la sostituzione del capitano della rocca di Faenza.

Apr.  

 

 

 

 

 

Emilia

Batte gli avversari a Brescello.

1433  

 

 

 

 

 

 

 

Mag. Chiesa Sforza  

 

Romagna

Al termine del conflitto i veneziani riducono la sua condotta di un terzo: il  Manfredi è ora al servizio dello stato della Chiesa e si contrappone a Francesco Sforza. Difende Faenza e gli altri luoghi appartenenti al suo vicariato.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Accoglie in Faenza il governatore pontificio di Forlì Tommaso Condulmer. Negli stessi giorni, crucciato con il fratello, riprende il governo nelle sue mani, imprigiona Bartolomeo Camarino, famigliare di Astorre, ed espelle da Lugo tutti gli uomini d’arme che militano per i viscontei; dà il bando a tutti i partigiani della fazione ghibellina cui concede un solo giorno per mettere in salvo vita e beni.

Dic. Venezia Milano 900 cavalli e 112 fanti  

 

Ritorna al servizio dei veneziani con una condotta di 900 cavalli (di cui 100 a disposizione di suoi famigliari), di 100 fanti e di dodici balestrieri: la ferma è stabilita in un anno più uno di rispetto. Si dirige su Forlì alla notizia che nella città vi è entrato Antonio Ordelaffi e che quest’ultimo sta assediando la rocca di Ravaldino. Il castellano pontificio Battista Capodiferro non accetta i suoi soccorsi  preferendo abbandonare la fortezza in potere degli avversari.

1434  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Emilia

Imola si ribella agli ecclesiastici e chiama in suo aiuto i ducali che stazionano a Lugo: il Manfredi apre le ostilità e si impadronisce dei castelli di Tossignano e di Dozza. Si predispone ad assediare Imola; impossibilitato a portare in porto l’azione ne devasta il contado. Alla difesa della città entrano Sacramoro da Parma con 200 cavalli e Giovanni da Casale con molti fanti.

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna

Muove in soccorso di Giovanni da Lugo e di Malatesta di Cunio scacciati dai loro possedimenti di Lugo dai cugini.

Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

Mette a sacco il castello di Sant’Agata Bolognese.

Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna

Occupa Massa Lombarda con la rocca; continua ad infestare l’imolese. Espugna Cantagallo e si spinge ancora sotto Imola.

Ago.  

 

 

 

 

 

Emilia

Difende con efficacia Stignano dagli assalti del Piccinino: a fine mese viene pesantemente sconfitto dal capitano visconteo a Castel Bolognese dove combatte all’avanguardia. Riporta due ferite;  solo a stento riesce a salvarsi dalla cattura ed a riparare a Faenza. I ducali  occupano Castel Bolognese e Granarolo.

Sett.  

 

 

 

Capitano g.le 1000 cavalli e 200 fanti  

 

Impedisce al signore di Pesaro Carlo Malatesta di recarsi a Milano e di prendere in tal modo servizio con il duca di Milano. I veneziani lo nominano capitano generale.

Ott.  

 

 

 

 

 

Emilia

Recupera il castello di Granarolo distrutto da un incendio nato casualmente.

Nov.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Venezia, alla ricerca di nuovi soccorsi.

1435  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

Depreda il forlivese mentre lo Sforza ne assedia il capoluogo.

Feb.  

 

 

 

 

 

Romagna

Cerca invano di sorprendere i viscontei di guardia a Lugo.

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna

Ripete il tentativo su Lugo: sono appoggiate le scale alla rocca, i difensori se ne accorgono e danno l’allarme per cui deve rinunciare all’azione. Assale a  Russi le compagnie di Pietro Giampaolo Orsini, uscite da Forlì per ricongiungersi a Milano con il loro capitano. Gli avversari rientrano a Forlì con la perdita dei carriaggi.

Apr. mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si collega con il Gattamelata e Pietro Testa per varcare il Savio su un ponte di barche; ostacola il passo al Piccinino, lo obbliga ad allontanarsi ed a portarsi alle Canove; occupa Tossignano, Baffadi, Rio Secco, Montebattaglia e Sassatello.

Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna

Vince a Maturano Francesco Piccinino e Sacramoro da Parma;  cattura i due condottieri con 200 cavalli; assale ancora una volta Lugo.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

E’ indotto a credere ad un rientro del Piccinino in Lombardia;  irrompe nel forlivese. Sfida a battaglia Antonio Ordelaffi;  devasta il contado di Morano facendo prigionieri e razziando bestiame: gli viene incontro il Piccinino. Il Manfredi è sbaragliato dal capitano ducale nei pressi. Trascorre qualche giorno, attraversa il ravennate e si congiunge a Cesena con lo Sforza.

Ago. Venezia Fortebraccio  

 

Romagna e Marche

Con la conclusione di una tregua tra i belligeranti deve restituire agli imolesi i castelli conquistati (Tossignano, Riolo Terme, Sassatello, Montebattaglia e Baffadi). Affianca  nelle Marche lo Sforza contro Niccolò Fortebraccio che sconfigge nella battaglia di Fiordimonte con Taliano Furlano, Taddeo d’Este, Cristoforo da Tolentino, Manno Barile ed Alessandro Sforza.

1436  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. lug. Venezia Milano  

 

Romagna

Si pone a Villafranca e coopera, ancora con lo Sforza, contro Antonio Ordelaffi cui viene tolta Forlì.

Ago.  

 

 

 

 

 

Romagna

Muove con lo Sforza contro Lugo;  dopo sedici giorni Alberico di Cunio ne è scacciato: la città è data in feudo dallo stato della Chiesa al marchese d’Este.

Sett. Venezia  

 

 

 

Emilia

Si riconduce con i veneziani. Con Pietro Giampaolo Orsini appoggia il governatore pontificio Baldassarre da Offida nelle sue insidie volte a colpire lo Sforza. Battuto alla Riccardina, si rifugia nel castello di Budrio dove è assediato dal rivale; è obbligato alla resa dagli abitanti.

1437  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Attraversa l’Adda e segue Gian Francesco Gonzaga nell’attacco che i veneziani portano al milanese.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ coinvolto nella sconfitta di Calcinato dove perde quasi tutti i carriaggi.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Staziona nel cremonese.

1438  

 

 

 

 

 

 

 

Feb. mar. Firenze  

 

Capitano g.le 1000 cavalli e 300 fanti Romagna

Ritorna a Faenza molto insoddisfatto per il trattamento ricevuto dalla Serenissima; è, inoltre, sempre in lite con il fratello Astorre. Passa al servizio dei fiorentini che gli concedono il titolo di capitano generale: i veneziani trattengono al loro soldo gran parte dei suoi uomini d’arme. A marzo si reca a Firenze.

Mag.  

 

 

 

 

 

 

 

Gli viene rinnovata dai fiorentini la ferma (che sta per scadere) per altri sei mesi, più  sei di rispetto.

Giu.  

 

 

 

 

 

Emilia e Romagna

Giunge a Bologna con il Piccinino;  accompagna il condottiero fino a Borgo Panigale allorché quest’ ultimo rientra in Lombardia. Nel ritornare a Faenza i soldati del Manfredi mettono a sacco ogni cosa fino a Castel dei Britti.

1439  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

Scorta nei suoi territori l’imperatore di Costantinopoli che ha lasciato  Ferrara per raggiungere Firenze.

Mar. Milano Firenze Venezia 400 lance e 200 fanti Romagna

Diserta dal campo della lega per militare al soldo di Filippo Maria Visconti: il duca di Milano gli riconosce una grossa somma di denaro e la signoria di Imola: il Manfredi si trattiene anche le prestanze che gli sono già state corrisposte dai fiorentini. Il suo voltafaccia non sorprende i veneziani. Gli sono concessi una provvigione mensile di 200 ducati ed il permesso di non dover combattere in alcun caso contro le truppe pontificie. Il Manfredi attacca lo Sforza che difende le terre dei Malatesta: è costretto a ripiegare a causa dell’inferiorità delle forze ai suoi ordini.

Mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

Imprigiona in Faenza Guelfo di Dovadola, cui ha dato asilo, e si impossessa di Dovadola. Lascia, indi, l’assedio di Montebattaglia, si unisce con il Piccinino;  con tale capitano si trasferisce alla difesa di Forlì con 1500 cavalli e molti arcieri turchi.

Giu.  

 

 

 

 

 

Romagna

Scorre a Meldola con 800 cavalli e ritorna a Forlì: non manca di danneggiare il territorio circostante anche se formalmente alleato con i viscontei.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Alloggia con i suoi uomini a Villafranca: i forlivesi sono sempre più considerati nemici in quanto Antonio Ordelaffi è sospettato di volere defezionare nel campo avverso.

Ago.  

 

 

 

 

 

Romagna

Persevera nella sua strategia del terrore;  fa distruggere i mulini attorno a Forlì senza trovare alcuna opposizione nelle milizie del signore della città.

1440  

 

 

 

 

 

 

 

Feb. Milano Firenze Chiesa  

 

Romagna

I viscontei gli consegnano del denaro;  con esso provvede a pagare il soldo alle sue milizie.

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna Fronteggia a Meldola Domenico Malatesta e Pietro Giampaolo Orsini; dopo qualche giorno raggiunge a Forlì il Piccinino con 300 uomini d’arme, molte bombarde ed altre macchine da guerra. Si accampa sul Ronco, ritorna sotto Meldola, che ottiene a patti, ed espugna Castelnuovo e Bagnolo: la seconda località viene messa a sacco. Nel prosieguo della campagna si impadronisce di Rocca San Casciano con Francesco Piccinino. Con l’accordo del Piccinino gli sono consegnate le artiglierie di Meldola che fa condurre a Faenza. Negli stessi giorni entra in Predappio ed impedisce ad Antonio Ordelaffi di irrompervi con i suoi uomini; occupa parimenti la rocca di Portico di Romagna ed i castelli di Montevecchio e di Montesacco.
Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

Sempre con Francesco Piccinino si impadronisce di Modigliana concessagli in signoria dal Visconti; toglie Riolo Terme ai fiorentini che difendono la località con 100 fanti. Dopo qualche giorno perviene nelle sue mani anche la rocca che gli viene concessa da Niccolò Piccinino nonostante che, per accordi precedenti, essa sarebbe dovuta andare all’Ordelaffi. Rientra a Faenza accolto in trionfo.

Mag. giu.  

 

 

 

500 cavalli

 

Romagna  Toscana

Da Forlì segue il Piccinino in Toscana;  partecipa alla battaglia di Anghiari. Si salva con la fuga dopo avere subito numerose perdite.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si ferma a Forlì ospite dell’  Ordelaffi; con il Piccinino assedia Matteo da Sant’ Angelo  in Castrocaro Terme.

Ago. sett.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

Difende Torre di Calamello in Val di Lamone;  perde invece  Bagnacavallo, Massa Lombarda, Portico, Rocca San Casciano e Dovadola. Si porta con le sue truppe per difendere Portico (consegnatagli in precedenza dal  Piccinino); giunto a Modigliana, comprende che la sua situazione è compromessa per cui preferisce ritirarsi.

Ott.  

 

 

 

 

 

Romagna

Con Domenico Malatesta cerca di sorprendere i pontifici a Forlimpopoli. Dal punto di vista finanziario si trova così a mal partito che già dall’estate deve imporre a Faenza ed al suo territorio una tassa sui prodotti agricoli che entrano nel capoluogo.

1441  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. feb. Milano Venezia  Firenze  

 

Lombardia

Il duca di Milano gli aumenta la provvigione mensile di 66 ducati. Entra in Chiari, recupera la Ghiaradadda, conquista Palazzolo sull’Oglio e la valle di Iseo.

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

Irrompe nel ravennate: colloca nelle vicinanze di Toranello 400 cavalli e 400 fanti agli ordini di Guido Benzoni;  gli si accoda con il resto dell’esercito. Nella località entrano per la Porta Adriana ventidue soldati, in parte travestiti da contadini ed in parte nascosti in una carro: il mezzo si ferma sul ponte levatoio.  La dilazione permette ai soldati di occupare la porta nonostante l’intervento dei veneziani di guardia. Il Manfredi si ferma a dieci miglia da Ravenna sul Lamone a Raffagnana: il rumore dei fanti ed il nitrito delle cavalcature rivela agli abitanti la sua presenza. E’ sorpreso e messo in disordine da un assalto dei ravennati coadiuvati da milizie della Serenissima. A parte la divergenza della data relativa all’episodio per altre fonti esso ha un’altra connotazione più farsesca che bellica. Giunto a Raffagnana infatti, il Manfredi vi si ferma di notte per dare riposo alla cavalleria: i destrieri sono inquieti, incominciano ad impennarsi; le file dei soldati si scompongono e si rimescolano, il disordine è crescente  e si incomincia a temere di essere caduti in un agguato; i soldati combattono l’un contro l’ altro fino alle prime ore dell’alba allorché ci si accorge dell’errore. Si decide di rientrare a Faenza e di abbandonare il progetto di conquista. Il Manfredi si rifà a fine mese con l’occupazione, una volta di più, di Modigliana e la cattura di molti fanti fiorentini che ne sono alla guardia.

Giu.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Prende parte alla battaglia di Cignano. Sempre nel mese si incontra a Faenza con Francesco Piccinino e Domenico Malatesta per organizzare un trattato volto a togliere ad Antonio Ordelaffi la signoria di Forlì.

Lug.  

 

 

 

 

 

Romagna

Contrasta gli avversari in Romagna con il Piccinino e Federico da Montefeltro.

Nov.  

 

 

 

 

 

 

 

Con la firma del trattato di pace è costretto a restituire Russi ai veneziani ed a rinunciare a Dovadola, a Modigliana, a Riolo Terme ed a Montesacco a favore dei fiorentini. Questi ultimi gli restituiscono, invece, Torre di Calamello e Fernazzano; il pontefice gli concede il vicariato di Imola.

1442  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Emilia

Partecipa ad una giostra a Bologna con Ludovico Malvezzi e Domenico Malatesta.

Mag. Milano Venezia  

 

Romagna

Congiunge le sue truppe con quelle del Piccinino (che incontra a Fenza) quando il condottiero umbro si avvia a Perugia al servizio del papa per colpire lo Sforza nei suoi domini nella marca d’ Ancona. Penetra nel forlivese.

1443  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Milano Bologna    Venezia     Firenze  

 

Emilia e Romagna

Con Luigi dal Verme muove alla testa di 4000 cavalli e di 2000 fanti contro Bologna che si è  ribellata ai viscontei ad opera di Annibale Bentivoglio. Occupa in rapida progressione Castel San Pietro Terme, Budrio, Medicina, Castel Guelfo di Bologna, Minerbio, San Giorgio di Piano, Argelato e Pieve di Cento. Falliscono, al contrario, le sue mire su Ravenna, che viene sempre difesa dai veneziani. Assedia Bologna e taglia le condutture degli acquedotti alla città: abbandona vilmente il campo allorché Simonetto da Castel San Pietro e Pietro Navarrino attaccano i ducali a San Giorgio di Piano. E’ assalito a fine mese in Romagna dai fiorentini e dai veneziani capitanati da Simonetto da Castel San Pietro, da Gregorio d’Anghiari e da Guido Rangoni. Gli avversari  saccheggiano i territori di Imola e di Faenza senza trovare una valida opposizione in Guidantonio Manfredi.

Nov.  

 

 

 

 

 

Romagna

Deve subire nuove incursioni nell’imolese da parte di Pietro Navarrino.

1445  

 

 

 

 

 

 

 

Ago. Faenza Forlì Romagna 800 cavalli delle sue compagnie sconfinano dal bolognese nel forlivese. Viene loro contro il Bergamino (un condottiero al soldo di Antonio Ordelaffi) con numerosi fanti e cavalli. Il  Manfredi ordina il  ritiro delle sue truppe; nonostante ciò i forlivesi assalgono i suoi uomini e conquistano loro alcuni carriaggi.
Sett. Firenze Bologna Milano 400 lance e 200 fanti Emilia

Tre/quarti della sua condotta è a carico dei fiorentini; il resto è riconosciuto dai bolognesi: è assoldato per sei mesi di ferma ed altri sei di beneplacito. Deve ancora restituire ai fiorentini Modigliana, Montesacco e Riolo Terme. Affronta i ducali nel bolognese; finiscono le minacce e si trasferisce nella marca d’ Ancona in difesa dello  Sforza.

……….. Firenze Chiesa Napoli  

 

Marche
Dic. Romagna Transita per il forlivese; pernotta nei pressi del capoluogo ed entra in Forlì per rendere visita all’ Ordelaffi.
1446  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Bologna Milano 600 cavalli Emilia

Si trova a Borgo Panigale ed a Budrio dove è attendato l’esercito cittadino con il commissario Romeo Pepoli. Con il Pepoli e Taddeo d’Este assedia in Castelfranco Emilia Guglielmo di Monferrato ed Alberto Pio che difendono la fortezza con 500 cavalli e 200 fanti.

Ago. sett. Bologna Firenze Chiesa Napoli  

 

Emilia  Romagna e Marche

Espugna San Giovanni in Persiceto, Budrio, Castelfranco Emilia ed altre rocche. Esce da Bologna e sosta con 800 cavalli a Villafranca; fa razzia di bestiame. Fronteggiato dal Bergamino, si allontana subito dal forlivese. Esce, infine, da Faenza con il fratello Astorre e, su sollecitazione dei fiorentini, per Dovadola, Calboli e Galeata giunge nella marca d’ Ancona per sostenervi ancora lo Sforza in difficoltà di fronte agli attacchi dei pontifici. Con Gregorio d’Anghiari (3000 cavalli e 1000 fanti) guada il Foglia.

Ott. nov.  

 

 

 

 

 

Marche

Libera Urbino dall’assedio che vi è stato posto dal cardinale legato Ludovico Scarampo e da Sigismondo Pandolfo Malatesta. Occupa  Montelauro con Federico da Montefeltro;  con quest’ultimo vorrebbe passare  per le armi i difensori che si sono arresi. Ne viene impedito dallo  Sforza. Assedia Gradara con Simonetto da Castel San Pietro e Gregorio d’Anghiari: le operazioni proseguono infruttuose.

Dic. Sforza  

 

200 lance e 200 fanti Marche e Romagna

E’ stabilita una tregua fra le parti; il Manfredi lascia Gradara, tocca Rimini ove si reca a  pranzo con il Malatesta;  continua la sua strada per Faenza. Lo Sforza gli concede una condotta di 200 lance (600 cavalli) e di 200 fanti per sei mesi di ferma e sei di rispetto.

1447  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

 

 

Inizia le trattative per ritornare agli stipendi dei fiorentini. La repubblica gli offre una condotta di 400 lance, di cui 200 a spese dei veneziani; egli ne chiede 600. I negoziati  si arenano per il rifiuto della Serenissima di contribuire per la sua parte.

Giu.  

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ sollecitato dall’ ambasciatore ducale Luigi Bossi a recarsi a Milano per assumervi il comando delle truppe.

Lug. Milano Venezia Capitano g.le Lombardia

A Milano: Filippo Maria Visconti lo fa aspettare fuori la porta della città in attesa che si verifichi il punto ritenuto ottimale dagli astrologi. Gli si fa incontro Francesco Piccinino ed alloggia vicino alla piazza del castello. Si incontra con il duca; fa dare la paga alle truppe e le incammina alla volta di Lecco, assediata da più mesi dagli avversari, attraverso la Valsassina e la Valtellina. Da parte sua si muove verso l’Adda: Guglielmo di Monferrato e Cristoforo da Tolentino, a seguito del suo avvicinamento, fanno trasportare a Caravaggio ed a Treviglio vettovaglie e foraggi.

Ago. Milano Venezia 1500 cavalli Lombardia

Costringe i veneziani ad abbandonare l’assedio di Lecco ed a ripiegare su Cantù. Muore il duca di Milano: si incontra nel castello con il luogotenente del re di Napoli Raimondo Boilo. Gli giura obbedienza con Carlo Gonzaga, Luigi dal Verme, Guido Torelli ed i figli di Luigi da San Severino, Francesco, Amerigo e Bernabò. Esce dalla fortezza ed è trascinato dal movimento popolare a riconoscere la Repubblica Ambrosiana, che si è appena costituita, ed a porsi al suo soldo. Svaligia il castello di Porta Giovia che viene demolito dal popolo in rivolta: mentre è intento in tale azione i suoi uomini d’arme sono scacciati da Lodi in rivolta.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia

E’ nuovamente invitato dai fiorentini a passare ai loro stipendi: preferisce affiancare i milanesi contro i veneziani. Lascia il lodigiano con 1500 cavalli e raggiunge lo Sforza sotto Cremona; con Carlo Gonzaga assedia San Colombano al Lambro.

Ott.  

 

 

 

 

 

Emilia

Appoggia lo Sforza all’assedio di Piacenza;  con Francesco Piccinino si colloca dalla parte della Porta di San Raimondo.

Nov. dic.  

 

 

 

 

 

Emilia

Con Luigi dal Verme ha l’incarico di assalire le mura di Piacenza tra la Porta di San Raimondo e la Porta Stralevata al fine di proteggere i lavori dei guastatori e quello dei bombardieri sforzeschi. Con Carlo Gonzaga, a causa del ritardo delle paghe, più volte fa caricare i bagagli come per spostarsi agli accampamenti invernali: è sempre trattenuto dalle preghiere dello Sforza. Le operazioni hanno infine  successo; il  Manfredi irrompe in Piacenza per la Porta Stralevata e partecipa al sacco della città.

1448  

 

 

 

 

 

 

 

……..  

 

 

 

 

 

Romagna

Si accampa in Romagna dove colloca i suoi quartieri invernali.

Mar. Firenze  

 

 

 

 

 

Benché i veneziani non siano d’accordo è condotto dai fiorentini.

Giu.  

 

 

 

 

 

Toscana

Muore a Bagni di Petriolo o a Santa Marta ai Tufi. Il suo funerale ha luogo a Siena nella chiesa di Sant’ Agostino: subito dopo il cadavere è condotto a Firenze ed a Faenza dove è sepolto alla presenza di molti capitani sforzeschi che hanno militato ai suoi ordini in Lombardia. Orazione funebre di Angelo Lapi. Lo stesso Lapi, che vive alla sua corte, gli dedica il carme in latino “De reditu Guidaci Manfredi a Placentina urbe” ed il lungo carme, sempre in latino, “Deploratio mortis”; Giovanni Antonio da Fano esalta le sue gesta nell’ egloga “Philospathos”, ovvero “Passione d’amore”. Sposa Bianca Trinci.

CITAZIONI

“Celebratissimo fra gli italici capitani e degno di ogni lode, non ci fu mai di lui più valente nelle armi e più vigoroso per l’animo. Mai nessuno più di lui versato nell’arte della guerra” LAPI

“Clandor in hoc tumulo Manfredum ex sanguine Guidax/ cui dedit ingenium Pallas et arma simul/ efflavi Senis animam, Faventia mihi/ imperio subiit Imola tumque ureo.” Da un epitaffio del LAPI

“Educato alle armi fino dagli anni più teneri, diventò uno dei più famosi capitani dei giorni suoi..Fu Guidantonio valorosissimo come soldato, e tale che in battaglia cercava piuttosto con pericolo che sicurtà con disonore; perciò imprudente qual capitano e poco esperto negli accorgimenti di guerra: laonde più furono le disfatte da lui sofferte che le vittorie riportate..Fu uno dei più vergognosi esempi della niuna fede ai principi che professavano gli uomini d’arme.” LITTA

“Guidantonio è il tipico venturiero senza scrupoli, che è fedele soltanto ai suoi interessi.” ZAMA

“Capitano romagnolo di gran nome.” FRANCESCHINI

“Il più valoroso de’ fratelli Manfredi e il più perito della militare scienza.” RIGHI

Con Scariotto da Faenza, Astorre Manfredi e Martino da Faenza “Gloriosamente trattarono l’arme in quei tempi.” TONDUZZI

Con Astorre Manfredi “Che tutti i dui furono dui valorosi signori e capitani.” BROGLIO

“Uomo d’azione, tutti forza, coraggio, astuzia e impulsività; amava il rischio e di prudenza ne possedeva quel tanto che bastava per portare a casa la pelle. Rapido nelle decisioni, si mostrava irruento e avventato come il nonno..; ma la passione letteraria dell’avo, nonostante le cure del precettore, non aveva lasciato traccia in lui. Guidaccio amava la sfida fisica alle avversità e incarnava con la sua prestanza tutta intera la vena guerersca di famiglia.” RENZI

 

Fonte immagine: wikipedia

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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