GIOVANNI SFORZA Conte di Cotignola

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GIOVANNI SFORZA  Conte di Cotignola. Signore di Pesaro,  Gradara, Novilara e Mombaroccio. Figlio naturale di Costanzo, fratello di Galeazzo, cognato di Francesco Gonzaga e di Guidobaldo da Montefeltro.

1466 (luglio) – 1510 (luglio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività Azioni intraprese ed altri fatti salienti
1483
Lug. Marche Alla morte del padre cavalca in Pesaro con la matrigna Camilla Marzano d’Aragona al fine di impedire il rovesciamento della signoria da parte dello zio Carlo, figlio illegittimo del nonno Alessandro.
1489
Ott. Marche

Sposa Maddalena Gonzaga. A 2 miglia da Pesaro con Guidobaldo ed Antonio da Montefeltro va incontro alla comitiva che proviene da Mantova. Seguono poi i festeggiamenti nuziali con balli, conviti e rappresentazioni teatrali. La moglie morrà dopo solo un anno dando alla luce un bimbo deceduto anch’egli durante il parto.

Nov. Marche

Costringe la matrigna a cedergli il governo di Pesaro.

1490
Ago. dic. Marche Muore di parto la prima moglie Maddalena Gonzaga sorella di Francesco. A dicembre Giovanni della Rovere lo accompagna ad Urbino: si propone di fargli sposare una donna di casa Colonna.
1493
Feb. mag. Viene firmato in Vaticano l’atto di matrimonio con Lucrezia Borgia, figlia del papa Alessandro VI, alla presenza dell’ ambasciatore del duca di Milano e del mandatario del pontefice. Giovanni Sforza è rappresentato da Niccolò da Saiano, suo procuratore. La figlia del papa riceve una dote di 31000 ducati oltre ad altri 10000 ducati sotto forma di abiti, gioielli e mobili che dovranno essere consegnati dal fratello della donna Giovanni duca di Gandia. Niccolò da Saiano infila la fede matrimoniale all’ anulare della sposa davanti al notaio. A maggio passa al servizio dello stato della Chiesa.
Giu. Lazio

Ai primi del mese, accompagnato da 280 cavalli, fa il suo ingresso in Roma per  Porta del Popolo; è accolto dal sacro collegio, dal duca di Gandia e da Cesare Borgia oltre che da alcuni ambasciatori. Dopo pochi giorni il matrimonio viene celebrato nel Palazzo Apostolico dal vescovo di Concordia alla presenza del pontefice. Il suo abito alla cerimonia nuziale consiste in una tunica alla francese; indossa pure  una magnifica collana presa a prestito dal marchese di Mantova. Il vescovo di Concordia infila gli anelli alle dita degli sposi mentre Niccolò Orsini, capitano generale dello stato della Chiesa, alza la sua spada sopra le loro teste. Al termine degli sponsali Alessandro VI gli conferisce l’ordine di San Pietro. Giovanni Sforza ottiene una condotta dai pontifici e dal duca di Milano Ludovico Sforza.

Ago. sett. Lazio e Marche La peste che infierisce su Roma gli serve da pretesto per tornare nelle sue terre pesaresi senza farsi accompagnare dalla moglie. Il matrimonio, si accorge,  è stato molto impegnativo dal punto di vista economico  per cui scrive al suocero chiedendogli 5000 ducati con i quali pagare i propri debitori. Alessandro VI gli promette non solo di rifondergli le spese per l’ammontare richiesto ma di aggiungere alla somma richiesta i 30000 ducati della dote a condizione che egli consumi il matrimonio.
Nov. Lazio ed Umbria

Fa ritorno a Roma per rendere omaggio al pontefice e per raggiungere la sua sposa. Affianca il papa ad Orvieto.

Dic. Veneto Croazia Accompagna il papa a Venezia ed a Ragusa.
1494
Mag. giu. Lazio e Marche Lascia Santa Maria in Portico a causa della pestilenza presente in Roma; accompagna a Pesaro la moglie Lucrezia, Vannozza Catanei (madre della moglie), Adriana Orsini, Giulia Farnese (amante del ponefice) e Juana de Moncada tutte legate da vincoli di parentela o per altre motivazioni al pontefice. Il viaggio dura nove giorni; sono attraversate la Sabina, le campagne umbre e quelle marchigiane. A Fano ed a Pesaro.
Lug. Chiesa Francia Milano Romagna

Con la minaccia dell’invasione francese al regno di Napoli il papa gli  propone di abbandonare il soldo dello zio Ludovico Sforza, alleato dei transalpini, e lo invita a militare per gli aragonesi. Non sapendo decidersi in un senso o nell’altro finisce con il tenere il piede in due staffe: accetta di passare al soldo del re di Napoli e, nel contempo, informa i parenti milanesi sulle forze ed i movimenti delle truppe  aragonesi. Si trasferisce in Romagna per collegarsi con gli aragonesi.

Sett. Emilia

E’ segnalato a Castel San Pietro Terme con 6 squadre di cavalli.

Nov. Romagna

Giunge a Sant’Agata con Guidobaldo da Montefeltro; con l’arrivo senza ostacoli dei francesi in Toscana abbandona l’esercito aragonese e si ritira nei propri stati facendo il possibile affinché i suoi uomini non si scontrino con gli avversari.

1495
Giu. Venezia Francia Umbria

A Perugia con la moglie e 100 cavalli a rendere omaggio al pontefice.

Lug. Emilia Marche

Prende parte alla battaglia di Fornovo. Nello stesso mese invia al suo posto il fratello Galeazzo all’assedio di Novara. Preferisce  rientrare nelle Marche.

Ott. Lazio

Si trova nuovamente a Roma con la moglie Lucrezia Borgia.

1496

 

Mar.

 

100 lance

 

Lazio e Marche

 

Lascia Roma per le Marche.

Apr.

 

Venezia Francia Lazio

Ritornato a Roma si dirige nel regno di Napoli con 400 cavalli e venti balestrieri a cavallo per contrastarvi i francesi e rimettere sul trono il re Ferdinando d’Aragona.

Mag. Lazio e Campania

Si porta a Fondi; da qui raggiunge  Paduli dove si unisce con Francesco Gonzaga. Tenta invano di entrare in Benevento, si ritira a Morcone;  a Fragneto Monforte con il resto  dell’ esercito (1200 uomini d’arme, 1500 cavalli leggeri e 4000 fanti).

Sett. Lazio

Assedia i francesi in Gaeta con il Montefeltro e Prospero Colonna.

1497
Gen. Il papa, dopo avere chiesto inutilmente il suo ausilio per combattere gli Orsini, gli ordina formalmente di rientrare a Roma.
Mar. Lazio e Marche

Appoggia Consalvo di Cordoba all’assedio di Ostia dove si è asserragliato il corsaro francese Monaldo di Gueira. La domenica delle Palme con il cognato Giovanni, duca di Gandia, sfila a Roma in testa al corteo trionfale delle truppe pontificie reduci dall’impresa di Ostia, e lo segue  nella Cappella Sistina. Nello stesso periodo, tuttavia,  Alessandro VI decide di fare annullare il suo matrimonio con la figlia Lucrezia in non buoni rapporti con il marito; lo Sforza è minacciato dal cognato Cesare Borgia  di morte per il suo rifiuto di addivenire al divorzio. Un  ciambellano del signore di Pesaro, che si trova casualmente negli appartamenti della moglie, coglie un colloquio tra Lucrezia Borgia ed il fratello Cesare nel quale si parla di un suo possibile omicidio. Una sera della Settimana Santa lo Sforza monta a cavallo e, con il pretesto di fare una passeggiata, fugge da Roma con una piccola scorta;  in ventiquattro ore attraversa gli Appennini e ripara nella sua città. All’arrivo la sua cavalcatura, stremata, stramazza morta a terra. Per alcune fonti è invece incarcerato a Roma e viene liberato dai pontifici solo su pressione dei veneziani.

Giu. Lombardia

Si reca a Milano a sollecitare l’aiuto di Ludovico Sforza e del cardinale Ascanio Sforza: le necessità della politica obbligano i congiunti a restare neutrali. A metà mese il duca di Gandia è ripescato cadavere nel Tevere. Giovanni Sforza è ritenuto da alcuni mandante del suo assassinio per il sospetto che costui abbia avuto rapporti incestuosi con la sorella. Il papa invia al genero come proprio emissario fra Mariano da Genazzano, padre generale degli agostiniani, il quale gli espone la propria richiesta: accettare l’annullamento del matrimonio per la sua mancata consumazione o il divorzio per l’esistenza di precedenti accordi stretti con il primo fidanzato di Lucrezia don Gaspare da Procida.  I cardinali incaricati dell’ inchiesta esprimono il parere che tale pretesto non è sufficiente ed invocano la non consumazione delle nozze. Nel frattempo la moglie firma la domanda di annullamento, in cui si precisa che in tre anni di convivenza non vi sono stati tra gli sposi congiungimenti carnali. Sono pure esercitare pressioni sullo Sforza affinché restituisca la dote.

Lug. Urbino Perugia Umbria Contrasta i Baglioni con il Montefeltro e Giovanni della Rovere. Assedia Assisi; gli si arrendono i difensori della rocca.
Sett. Milano Lombardia e Veneto

Parte per Milano e chiede la protezione allo zio Ludovico Sforza. Passa al suo soldo. Riceve il consiglio di dare dimostrazione della sua virilità davanti a testimoni o con la stessa Lucrezia, da convocarsi a tale scopo, o con un’altra dama della città, a sua scelta. Il duca di Milano accusa il nipote di non voler rinunciare alla moglie Lucrezia solo per non dovere restituire i 31000 ducati della sua dote;  ordina che il congiunto sia esaminato da un tribunale presieduto dal legato del papa Giovanni Borgia cardinale di Monreale. Il signore di Pesaro rifiuta di sottoporvisi.  Si reca a Brescia per prendere parte ai festeggiamenti dati nella città in onore dell’ex-regina di Cipro Caterina Corner. A Venezia.

Nov. Marche Cede alle pressioni congiunte di Alessandro VI (che gli concede il trattenimento della dote) e del duca di Milano. A metà mese nel palazzo di Pesaro firma l’attestato della propria inadempienza maritale alla presenza di dottori e teologi;  autorizza, nel contempo, il cardinale Ascanio Sforza a muovere i primi passi necessari per ottenere l’annullamento del matrimonio. Per vendicarsi è autore dell’insinuazione che accusa il padre-papa di avere abusato della figlia già sua moglie.
1499
Lug.

Chiede invano il rinnovo della  condotta che ha in essere con il duca di Milano.

Sett. dic. Marche e Veneto

Una bolla papale lo dichiara decaduto dai suoi possedimenti per non avere mai pagato il tributo dovuto allo stato della Chiesa. Cerca inutilmente l’appoggio dell’imperatore Massimiliano d’Austria, cui pure, nei mesi precedenti si era offerto di fare da padrino al battesimo di un suo figlio. Giovanni Sforza invia anche un proprio ambasciatore a Venezia a chiederne la protezione. Viene ospitato nella città dal suocero Giacomo Antonio Tiepolo (nell’ intervallo temporale si è infatti risposato con la figlia di quest’ultimo Ginevra). Il Collegio dei Pregadi non lo vuole ricevere ed è fatto segno di persecuzione da parte dei suoi creditori. Offre Pesaro ai veneziani in cambio di un’altra signoria. La Serenissima non ne vuole sapere per non inimicarsi lo stato della Chiesa.

1500
Giu. Marche

Con la sconfitta di Ludovico Sforza di fronte a francesi e veneziani perde l’unico sostegno della sua fallimentare politica estera. E’ scomunicato.

Ago. Marche

A Mombaroccio la popolazione approfitta di una festa per tentare di ucciderlo: l’ impiccagione di 7 uomini e lo squartamento di altri 2 sono la sua risposta ai segnali di rivolta.

Sett. nov. Pesaro Chiesa Marche

E’ assalito da Cesare Borgia: è soccorso da Francesco Gonzaga che gli invia 100 fanti con Giacomo Albanese. Offre nuovamente Pesaro ai veneziani e gli è reiterato il diniego da parte della Serenissima. Ad ottobre spedisce i suoi beni via mare in Dalmazia; ribellatasi Pesaro, si rinchiude nella rocca con Giorgio da Cotignola.  L’avvicinarsi di Ercole Bentivoglio lo costringe a fuggire con  Giacomo Albanese a Mercatello sul Metauro ed ad Urbino. Alla difesa di Pesaro rimane il fratello Galeazzo. A novembre è segnalato a Bologna e quindi a Venezia presso il suocero Gian Giacomo Tiepolo.

1501
Gen. Lombardia  Austria

Il doge di Venezia e Francesco Gonzaga gli negano ogni aiuto. Per Crema punta verso Trento; è diretto verso l’Austria per incontrare a Linz  l’imperatore Massimiliano d’Austria.

1502
Lug. Lombardia

A Vigevano. Chiede al re di Francia Luigi XII il suo soccorso per potere recuperare  il suo stato pervenuto in potere di Cesare Borgia. Ottiene una risposta negativa.

Ott. Veneto e Lombardia

A Venezia. Alla notizia della ribellione di alcuni condottieri nei confronti di Cesare Borgia vorrebbe ritornare a Pesaro; ne è dissuaso dai veneziani. Nel periodo si muove tra Venezia e Mantova.

1503
Sett. Marche

Rientra a Pesaro con la morte del papa e la contemporanea malattia del Borgia. Assedia la rocca difesa dai pontifici, che, da parte loro, bombardano la città rovinando il campanile del duomo, la cappella di San Terenzo, il campanile di San Francesco. A metà mese il castellano spagnolo si arrende dietro la consegna di 1000 ducati. Lo Sforza si appropria delle artiglierie che si trovano all’interno (6 cannoni, 4 colubrine, 16 sagri, 6000 tra schioppetti ed archibugi). Dopo la riconquista della città dispone di festeggiare ogni anno la data del suo rientro con una giostra in piazza culminante con l’uccisione, a colpi di spada e lancia, di un toro simbolo araldico dei Borgia. Assetato di vendetta infierisce contro i ribelli della città con confische, con il carcere e condanne a morte. Nelle sue mani cade anche l’umanista Pandolfo Collenuccio, richiamato da Ferrara con false promesse di perdono. Lo condannerà a morte a metà luglio dell’anno seguente per avere sostenuto la causa del  Borgia nella sua qualità di ambasciatore del duca Ercole d’Este. L’umanista verrà strangolato nella sua cella.

1504
Gen. Lazio

Si reca a Roma;  il nuovo papa Giulio II gli rinnova il vicariato di Pesaro.

Ott.

Giovanni Sforza è costretto dai veneziani a condurre a Pesaro la moglie Ginevra Tiepolo.

1505
Mag. Marche

Timoroso dei pontifici si rinchiude nella rocca di Pesaro.

Giu. Pesaro Fuoriusciti Marche

Reprime una nuova rivolta alimentata dai fuoriusciti coadiuvati da Giovanni da Sassatello. Arma un gran numero di contadini, respinge gli avversari e fa impiccare 12 capi della rivolta tra cui un cognato; sono giustiziate anche  5 donne. Dei cadaveri di queste ultime 3 sono appesi alle finestre del palazzo ducale, mentre altre 2 sono squartate ed i loro lacerti sparsi per la città. Paga subito al papa il censo dovuto.

1506
Sett. ott. Marche

Ad Urbino a rendere atto di omaggio al pontefice. Chiede sempre la protezione dei veneziani; ad ottobre rientra a Pesaro.

1509
Apr. Chiesa Venezia Marche

E’ condotto dal papa Giulio II per combattere i veneziani. Fa arrestare alcuni mercanti della Serenissima nonostante che in precedenza abbia loro fornito un salvacondotto: la disposizione in tal senso gli è stata imposta da Giulio II.

1510
Lug. Marche

Colpito dalla febbre a Gradara si fa portare a Pesaro dove muore, forse per una forma di peste. E’ pertanto sepolto notettempo nella chiesa di San Giovanni Battista dove si trovano le tombe degli Sforza.  Ritratto di Boccaccio Boccaccino. Ospita a Pesaro noti letterati come il cesenate Francesco Uberti, che nomina maestro della scuola pubblica. Quest’ultimo si sdebita dedicandogli un        “Epigrammaton liber”. Fa restaurare i castelli di Gradara (dove passa gran parte del suo tempo in solitudine) e quello di Novilara; ripristina le insegne sforzesche nella Rocca; affida a Cherubino da Milano la costruzione di un nuovo porto.

CITAZIONI

“Prode nell’armi.” HERCOLANI

“Prode nelle armi, ma di gran lunga inferiore a lui (il padre Costanzo) nella grandezza dell’animo, nel valore dell’arme, e nella piacevolezza de’costumi. Si dilettava di filosofia e aveva fama di intelligenza e di una certa cultura, sebbene fosse senza dubbio vanitoso e interessato, e con un carattere violento e rancoroso che l’educazione non aveva saputo mitigare.” BALDI

“Il qual molto si dilettava di filosofia.” SANSOVINO

“Il qual molto si dilettava di filosofia..Governò molto humanamente questa città (Pesaro).” ALBERTI

“Uomo robusto, dalla fisionomia gradevole, ravvivata dai lunghi capelli ondulati come la barba. Il naso dalla lieve curva aquilina imprimeva carattere al viso, la fronte scoperta e convessa indicava vivacità di mente.”

Immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Sforza

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