GIOVANNI ACUTO/JOHN HAWKWOOD citazioni

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

GIOVANNI ACUTO/JOHN HAWKWOOD citazioni
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-“Inghilese, gran maestro di guerra, di natura..volpigna e astuta.” VILLANI

-“Acuto doveva diventare il personaggio più in vista nelle guerre italiane.. Egli era un soldato duro, un vero professionista che, a differenza dei condottieri suoi contemporanei, pareva preoccuparsi non tanto del denaro quanto della propria reputazione militare. Molti dei successi che arrisero ai suoi soldati possono attribuirsi alla migliore preparazione e al migliore armamento di cui erano provvisti, ma non si può mettere in dubbio che nella sua compagnia egli riuscì a creare tale unità e tale spiriro di corpo quali non si erano mai visti. Inoltre si acquistò fama di essere leale ed onesto, fama che nasceva in certa misura per contrasto con la condotta dei suoi rivali, perché Acuto non era certo uno specchio di virtù. Sebbene fosse orgoglioso della sua autorità di comandante e si appassionasse alla guerra da vero professionista, non ricusò mai di accettare denaro in cambio della rinuncia a combattere e, al pari di tutti i condottieri del suo tempo, non ebbe gran rispetto per la vita e i beni della popolazione civile. Ma quello che nell’ascesa di Acuto risulta chiarissimo è che i giorni della compagnia libera e indipendente si avviavano rapidamente alla fine. Giovanni Acuto ottenne il comando della Compagnia Bianca probabilmente per elezione e nel 1375 quando la sua compagnia convenne di non molestare più Firenze, l’accordo fu firmato da Acuto e da altri quindici ufficiali della Compagnia. Ma col passare del tempo Acuto acquisì sempre più una posizione di preminenza; furono la sua capacità di comando e le sue doti personali, più che la forza numerica e la bravura della compagnia a procurare a questa vantaggiosi contratti.” MALLETT

-” Fu senz’altro un rinnovatore della figura del capitano di ventura, specialmente nell’ergersi spesso ad arbitro delle relazioni tra gli Stati, nel tentativo non azzardato, anche se non condotto a termine, di costituirsi una signoria personale, anticipatrice, anche in questo, dei nostri più famosi condottieri.” RENDINA

-” Era per molte pruove tenuto prode e valoroso della sua persona, astuto in pigliar i vantaggi, e uomo che attendendo il fin delle cose, non pendeva dalla fama degli uomini. Tale era il capitano: e perché questi soldati furono i primi, i quali recarono in Italia il conducere i soldati in nome di lance, e tre per lancia, dove prima si conducevano sotto nome di barbute.. Di questa gente tutti egualmente portavano spade e daghe, ma una parte erano arcieri, gli altri operavano le lance; gli archi erano di nasso e lunghi, le lance sode e di posta. Aveano panzeroni, bracciali, cosciali e gamberuoli di ferro, e dinanzi al petto un’anima di acciaio, le quali armi tenevano in modo pulite, che rilucevano a guisa di specchio. Combattevano il più delle volte a piede, avendo fra due una lancia, la quale tenevano in quel modo che si fa degli spiedi nelle cacce de’ cignali. Ciascuno di essi avea seco uno o due ragazzi, i quali oltre la cura di tener forbite l’armi.. guardavano anche i cavalli quando si combattea; l’ordine loro era tondo, come se fosse uno spinoso assai bene stretto e legato insieme, non si moveano per lo più verso il nemico se non a venti passi, e questo faceano con strida terribili e spaventose; eran pazientissimi del freddo e del caldo, ubbidienti a’ lor capitani, veloci al sangue e alle rapine; portavano scale fatte con grande artificio, il maggior pezzo delle quali non passava tre scaglioni, ma le quali attaccandosi l’una con l’altra superavano ogni grandissima torre. Erano nondimeno negli alloggiamenti per la troppa baldanza non molto cauti, alloggiando sparti e male ordinati,.. riuscirono migliori in cavalcate di notte e in rubar terre, che a combattere a campo aperto.” AMMIRATO

-” Stratega efficace e prudente, sempre in movimento, H. sembra essere stato molto apprezzato dai suoi uomini, che pagava regolarmente e che non si ammutinarono mai. Certo, conobbe delle disfatte, ma ogni volta riusciva a ricostruire i suoi effettivi, facendo appello soprattutto a compatrioti.. Sembra dunque giustificato l’apprezzamento di Paolo Giovio che lo chiamò acerrimus bellator et cunctator egregius. D’altronde H. non riuscì mai a costituirsi una vera e propria fortuna; poco prima di morire aveva persino deciso, per liberarsi dei debiti, di vendere i suoi beni – una villa vicino a Firenze, un castello nei pressi di Arezzo – per ritornare nella madre patria.” CONTAMINE

-“Questi fu famosissimo Capitano, et in Italia con sua gran gloria avea esercitato di molte guerre, et fino a questo dì il comune non avea mai fatto a nissuno cittadino, o forestieri tanto honore (Statua equestre affrescata nel suo sepolcro), quanto meritatamente fece a lui.” RIDOLFI

-“Inghillexe, gran prodromo (uomo prode).. Certamente era lo mazore et el  forastiero che fusse de za dai monti.. Miles anglichus, nobolissimus armorum capitaneus.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSIUM

-“Il quale fu de i più valenti e savi cavalieri ch’avesse la Cristianità de giente d’arme.  A quelo giorno il più famoxo e aventurà capitano che fusse in tuta Itallia, e ‘l più experto e probo in fatti d’arme.” B. GATARI

-“Huomo prontissimo di mano, e espertissimo nell’arme.. Essendo egli per lunga esperienza prattico delle guerre, haveva imparato con grave et spedito ingegno a presentire l’occasioni, a finire i consigli, e prestamente adoperare l’armi, sapendo essere quando egli era bisogno valorosissimo guerriero, e similmente trattenitore honorato.” GIOVIO

-” O de gl’Inglesi, e de l’Italia honore/ Aucutho e dell’Italico paese/ Sostegno: il cui gran seno, il cui valore/ Gran tempo d’ogni ingiuria lo difese:/ Come Fiorenza già con grato core/ Di famoso sepolcro honor ti rese,/ Così la tua virtute il Giovio honora/ D’efficie tal, che sarà viva ogn’hora.” G. Feroldi, da un sonetto raccolto dal GIOVIO

-“Acquistò.. assai celebre nome di Capitano.. Era l’Aucuto di statura più che mezana, di membra forti, di volto rubicondo, d’occhi e di capelli castagnicci.” ROSCIO

-“Egli applicò, nei limiti del possibile, la tattica di combattere evitando la battaglia di annientamento.” ARGIOLAS

-“Qui suis temporibus in Italia tribus et viginti vicibus, capitaneus existens gentium armigerarum, in ordinato bello acie contra inimicos congressus pugnaverat, et semper victoe evaserat, nisi ex illis vice una, qua victus est.” REDUSIO

-“The first real general of modern times.” HALLAM

-“The genius for organisation which enabled him to convert a band of freebooters into something like a regular army, his rude but effective strategy, his energy and resource distinguish him from all his medieval predecessors. He was recognised by his contemporaries as not only the ablest and most intrepid, but also the most trust worthy of condottieri. His fidelity, however, was by no means above suspicion, but to the Florentine government he was uniformly friend.” DICTIONARY OF NATIONAL BIOGRAPHY

-“Corusche fame, timoris orrendi, quod stilus hic memoratu non fraudat. Qui totam Ytaliam lacrimis miscuit hostilibus, qui tyrannorum truces oculos armorum fraudibus humiles mulsit, qui prospera atque industriosa victoria hostium semper arma contrivit.. Augut Johannem Anglicum, armorum decus italicum.. atrocem armis et aspectu ferocem statua veneranda porrigit; porrigit enim spectabilem discipline militaris habitum, porrigit magnifice circumspectorem austutie, porrigit tremende conspectum audatie; quibus per universam Jtaliam se victritium avanorum impigrum, se circunspecta prudentie venerabilem, se temperantie solide admirabilem contemplatorem quibusque periculis expositum compositorem assignat; cuius fama roboat per remitissimos ambitus.” MARZAGAIA

-“Era stato certamente uno de’ più valenti Condottieri, simile però nel carattere e ne’ portamenti agli altri capi di masnade, che infestavano l’Italia, lo scopo principale de’ quali era il guadagno e la conservazione de’ loro compagni assassini, indifferenti a ogn’altro oggetto.” PIGNOTTI

-“Fu questo Capitano molto eccellente nelli stratagemmi; per virtù de’ quali molte volte, o si salvò in qualche improvviso pericolo, o superò il nemico.” PASSI

-“Peritissimus bello dux.. Vir clarus bello, et iam per Italiam notus.. Fuit enim dux rei militaris aetate sua omnium peritissimus. Et erat tunc extrema aetate, quae prudentiam et cautionem augere ducibus solet. Nam iuvenes plerunque servor et autacia praecipites egit.” SANT’ANTONINO

-“Giovanni Acuto, non so se ultimo dei condottieri stranieri, o se primo degli italiani, primo fra cui le fazioni militari con certa scienza e disegnassero e compissero: tennegli poi dietro Braccio e Sforza e le due scuole.” RICOTTI

-“Fu uno dei celebri e valorosi condottieri di masnade che infestassero l’Italia, niente dagli altri infami differente che nel valore e nell’iniquità, con le quali superò tutti.” ADEMOLLO

-“Maestro di scienza militare, superiore ai suoi predecessori per scienza bellica, ma assai poco scrupoloso.” BIGNAMI

-“Who dominated Italian warfare for the last thirty years of his life.” TREASE

-Con Niccolò Piccinino, Uguccione della Faggiuola, Castruccio Castracani, Lodrisio Visconti, Facino Cane, Bartolomeo Colleoni ed il Carmagnola “Furono capi notissimi per le loro imprese.” AGOSTINI

-“Di nazione Inglese, e reputatissimo nell’armi.” MACHIAVELLI

-“Fu capitano peritissimo nell’arte militare sopra tutti gli altri de’ suoi tempi.” L. ARETINO

-“Famoso, più per le sue infedeltà, e ruberie, che pel suo valore.” POGGIALI

-“Il quale venuto d’Inghilterra s’era lungamente esercitato nell’armi in Italia, e acquisrato, in molte guerre, ove s’era trovato, assai honore.” MALAVOLTI

-“Era reputato capitano eccellentissimo.” BUONINSEGNI

-“Capitano notabilissimo.” BONIFACCIO

-“Capitano singolarissimo.” BERTONDELLI

-“Egli era il migliore conducitore di gente che avesse allora Italia.” MINERBETTI

-“Quoque rei bellicae peritissimus..Expertae virtutis et fidei..praeclarissimi omnium aetatis suae ducis.” BRACCIOLINI

-“Qui ea tempestate rei militaris peritissimus habebatur, celebri fama vir, imperator delectus” ZENO

“Valde doctus in gueris.” GRIFFONI

-“Huomo vechio et molto sappiente nell’arte della millitia, et molto sagace et esperto.” A. GATARI

-“Inghilese uomo in que’ tempi di grande riputazione nell’armi.” NERLI

-“Solitus milites omnes passim per omnes Italiam sparsos colligens.” PLATINA

-“Il quale per essere stato lungo tempo in Italia fu molto essecitato nelle guerre.” PELLINI

.”In Italia a’ suopi dì non fu mai uomo dotto in fatti d’arme quanto costui.” RINUCCINI

-“Capitano illustrissimo de suoi tempi.” SANSOVINO

-“Sperimentato e valente Capitano.” ROSMINI

-“Uno de’ più valorosi avventurieri che allora militassero in Italia.” LANCETTI

-Con Ceccolo Broglia “Regio genere viri, qui..per multas victorias et miranda facinora summam erant in re bellicam auctoritatem, gloriamque consecuti.” CRIVELLI

-“Longa militia per Italiam assuetus.” MANETTI

-Con Alberico da Barbiano “Huomini valorosi nell’arte militare, quanto altri fossero in quei tempi.” GIORGI

-“Nominatissimo nell’historie di questi dì.” CAMPI

-“Famoso condottiero d’armi inglese, che ebbe tanta fama sullo scorcio del secolo XIV.” CIPOLLA

-“L’inglese italianizzatosi che aveva fama di essere il migliore capitano di ventura d’Europa..Uno fra i più famosi capitani che fossero allora in Italia.” CUTOLO

-“Capitano di grande stima.” GAMURRINI

-“Valorosissimo uomo di guerra.” MAGENTA

-“Notissimo nelle memorie italiane.” LA LUMIA

-“Terribile condottiere inglese.” MESSERI-CALZI

-“Uomo savissimo di guerra e valente.” MONUMENTA PISANA

-“Capitaneus Anglorum homo magnanimus..Vir in Italia magnus.” GAZATA

-“Huomo esercitatissimo nell’armi, e non meno valoroso che prudente.” TRONCI

-“Huomo..di grande esperimento guerriero.” VERDIZZOTTI

-“Valoroso Duce.” VEDRIANI

-“Capitano venturiere e capo di una masnada di Inglesi.” VERMIGLIOLI

-“Coluii che soleva dire doversi fare la guerra per vivere e non per morire.” BELOTTI

-“Molto esperto Capitano.” BIANCOLINI

-“Uomo di grido e di valore.” MAGRI

-“Famo(xo) e proodo englexe.” G. DI M.PEDRINO

-“Celeberrimo per la memoria delle egregie gesta..Uomo di generoso spirito e di lunga esperienza.” VERGERIO

-“Capitano prudentissimo et esercitato nell’arte militare gran tempo.” PORRO LAMBERTENGHI

-“A forza di valore e buona fortuna era divenuto conduttore di uomini d’arme.” CAMERA

-“Latrocinantium copiarum indignem ducem..Insignis sui temporis latronum ductor.” BEVERINI

-“Ebbe un particolare successo la cosiddetta Bianca Compagnia, proprio per la capacità con cui seppe interpretare il nuovo quadro politico: essa era più snelle delle grandi compagnie tedesche, dato che portava con sé pochissimi ausiliari ad affiancare i suoi 3-4000 cavalieri. Sotto la guida del celebre John Hawkwood (noto in Italia come Giovanni Acuto), la Bianca Compagnia si guadagnò presto un’eccellente reputazione, sia per le capacità belliche, sia per l’affidabilità dimostrata, e prestò servizio per molte delle principali potenze italiane dell’epoca quali Firenze, i Visconti, i Carraresi e il papa. Essa non operava semplicemente come un’unità mercenaria a disposizione del migliore offerente, ma seguiva un preciso disegno politico, che la portò a legarsi stabilmente al comune di Firenze, riuscendo così a operare sino alla fine del secolo in un quadro caratterizzato dal progressivo consolidamento dei poteri regionali.” GRILLO-SETTIA

-“Huomo savio di guerra.” ARROSTI

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-“Capo di una gran compagnia di masnadieri.” PEZZANA

-“El quale haveva fatte molte magnanime cose et relevate de honore et fama.” MINUTI

-“Gran capitano di quella età.”CIRILLO

-“Tunc primum dux belli..Fuit enim dux rei militaris aetate sua omnium peritissimus; ducis solet, nam iuvenes plerumque fervor et audacia praeciptes agit…Johannes Augus militiae dux Florentiae diem obiit, publicoque civitatis funere elatus est. Fuit autem genere anglicus, sed longa militia per Italiam assuetus in multisque versatus bellis, famam et gloriam rei militaris sibi praecipue comparaverant.” BRUNI

-“Le plus célèbre de tous les condottieri; anglais d’origine, mais devenu Florentin de tout coeur.” DURRIEU

-“Uno dei miglior e più temuti capitani di quei giorni.” CECCONI

-“Uno de’ migliori capitani di quell’età.” COLUCCI

-“Delle sue proprietà della sua borsa Giovanni Acuto si mostra un attento amministratore, che non perde d’occhio il proprio interesse. Se c’è un’immagine che assolutamente non s’attaglia a quest’uomo è lo stereotipo del  soldataccio predatore e dissipatore di tutto ciò che riesce ad arraffare.  Al contrario, l’inglese si dimostra un oculato e parsimonioso investitore dei suoi guadagni, sempre pronto a trovar pretesti per non dover spendere e, invece, tenace e irremovibile quando si tratta di crediti da riscuotere….L’Acuto (che pure è descritto a tinte fosche dalle cronache di quelle città che l’hanno sempre avuto come nemico) viene..definito come cavalleresco, disinteressato ( e se mai c’è stata una qualità che l’Acuto non ha conosciuto è stata davvero questa): Cherubino Ghirardacci racconta di un’improbabile impresa che lo vede portare a salvamento un intero esercito sorpreso di notte dall’allagamento del campo ad opera dei nemici che tagliano gli argini e mettono a repentaglio con la furia delle acque (in pieno luglio!) la vita dei soldatyi; Andrea Gatari lo trasforma in un taumaturgo, capace di risanare gli uomini e di bonificare le acque grazie al corno di un unicorno (che il cronista asserisce di aver visto con i propri occhi) e il vino attossicato, grazie a un anello magico.” BALESTRACCI

-“John Hawkwood.. lived by war, and no one was more successful at it. From modest roots in England, he rose to become the premier mercenary captain of his day, achieving fame on the battle fields of Italy, where he served for more than thirty years of his career.. The portrait of John Hawkwood is on an extraordinary military leader, if not always an admirable human being. More than any other, he developed the skills of a great military strategist and inspired in his fellow soldiers an unrivaled loyalty.. He could be cruel and savage but also conciliatory. He retained a close connection with his home in England and a keen sense of his English identity. He served king Richard II as an ambassador and slowly built a patrimony in his native Essex on which he hoped to retire.. Whatever Hawkwood lacked in formal educational training and eloquence, he made up for by character. By all accounts he was an imperious man who did not suffer fools gladly. He frequently displayed contempt for the machinations of politicians.. No one sought money energerly, no one was more effective at acquiring it.. He received higher pay than any other soldier on the Florentine payroll , though his brigade was one of the smallest.. Hawkwood’s salary constituted only a part of his earnings. During the summer of 1375, Hawkwood extorted more than 200000 florins in bribes, a sum exceeded the annual revenue of whole cities, like Siena, Perugia, and Pisa. He also amassed jewels, silver plates, and expensive baubles, which deposited in Bologna, Milan, Venice, and other places. He diversified his financial portfolio. He had shares in the public debt in Florence and as one point purpotedly had more than 100000 ducati in Venice.. He was the craftiest soldier of his day. His tactics included feigned retreats , ambushes, and the dissemination of false information.. Hawkwood established the best network of spies and informers in Italy. He derived much of this information from petty nobles and exiles who owing to the fractions  nature of local politics, existed in copious numbers in the Italian countryside.. Hawkwood’s primary allegiance was and always remained to his native England. He identified with his home and always intended to return to his native Essex, to live af a landed lord off his Italian profits.. Villani called Hawkwood an “old fox” and portrayed his vulpine qualities as being native to the English race….The greatest mercenary of his day, is credited with prompting the Italian proverb “Un inglese italianato è un diavolo incarnato.” ….(Attestazioni di stima da parte di autori fiorentini nei suoi confronti) The merchant of Prato, Francesco Datini, made regular reference to Hawkwood in his correspondance with his friend, Lapo Mazzei. “Is it not true”, Lapo wrote to Datini soon after Hawkwood’s death, “that John Hawkwood himself was worth 500 lances?”” Giovanni Cavalcanti (d. 1451) described Hawkwood in his “Trattato politico-morale” as an excellent man,..an outstanding captain” and a paradigm of “prudence”. The humanists Leonardo Bruni (d. 1444) and Poggio Bracciolini (d. 1459) though they disliked mercenaries in general, admired Hawkwood in particular. They portrayed him in their histories of Florence as an effective soldier. Leonardo Bruni said of Hawkwood’s retrait that “no other captain..would have been able to save army from such difficulty,” Bracciolini described Hawkwood in several places as a “wise leader.””CAFERRO

-“(Was) the most spectacularly successful member of a class of soldiers whose advent  brought devastation and social dislocation wherever they passed – dislocation that made the ravages of war a factor of social and economic importance at the very best comparable to the effect of plague in the later Middle Ages.” Keen. Riportato da STONOR SAUNDERS

-“Knight  or robber? Hawkwood’s career brings into sharp relief the difficulty of distinguishing between the two, of “applying any  touchstone in order to distinguish the gold from the base metal in chivalry,” which idealized the freelance fighting man and encouraged him to seek out wars.” STONOR SAUNDERS

-“Hawkwood has always been heartily disliked in some quarters. Towns which he had sacked or preyed on had no reason to think highly of him. The English were so unpopular in Pont-Saint-Esprit after the sack of 1360 that there was a riot there two years later, when seven German or Flemish pilgrims were mistakenly thought to have come from England. Filippo Villani, who wrote in Florence in the 1360s, called the English who sacked Figline “cruel and bestial men who enriched themselves at our expense”. Sacchetti, who wrote at a time when Sir John became a favourite son of Florence, nevertheless criticized him bitterly in poetry and short stories. Men and women in holy orders looked at the world in biblical terms and, in the letter she wrote to him, St. Catherine of Siena accused Hawkwood of doing the Devil’s work. It is easy why later generation concluded that Sir John was the origin of the Italian proverb, “Inglese italianato, diavolo incarnato” – “an Italianized Englishman is the Devil incarnate”… He lived a long life and did not suffer a decline in later years.. He was a commoner and a younger son who left home and became a knight, whereas his elder brother and namesake – who stayed at home in Essex – always remained “Hawkwood the elder”. He served the king of England as well his Italian masters and he lived to see the daughters married, though his son was only made a knight after his death. He progressed from being captain of an English brigade to holding the highest office in the Florentine army and, like Little Meschin before him, defeated some of the greatest noblemen in Europe. Unlike Knollys in 1370 was never criticized for being promoted beyond the station. Hawkwood’s successes in Italy filled many Englishmen with deep pride – even monks, servants of God who looked at the world through the prism of religion. News of his adventures had filtered back home as early as 1369, when the coninuation of Murimuth’s chronicle records that “In that time, the Englishman Sir Hawkwood rose to prominence (floruit). He had the White Company with him, and fought now against the Church, now against the lords of Milan, and he did many extraordinary things, really marvellous things, the like of which no one had heard of before (mirabilia inaudita)”. ” COOPER

-“Oriondo d’una barbarica isola, colla sua prudenza e col suo valore giunse a sì alti onori, che persino un Visconti, signor di Milano, gli fidanzò la figliuola sua, e la Repubblica Fiorentina lo colmò di ricchezze, e, lui morto, ne magnificò la memoria con una statua equestre che si vede ancor oggi nel Duomo di Firenze.” VON PLATEN

-“A man with a bloody reputation for over-fulfilling his contracts.” CROWLEY

-“Compie una sorta di sovvertimento nella milizia; ha perfettamente compreso che non si può continuare ad aumentare all’infinito lo spessore e la lunghezza delle corazze onde resistere alla sempre maggiore perfezione delle armi (si pensi, ad esempio, all’innovazione della spada alla francese, tagliente dai due lati, lunga e sottile). I cavalieri sempre più bardati di cotte, maglie e corazze richiedono cavalli sempre più pesanti e poco adatti alla corsa; tutti i movimenti sono impacciati ed è sufficiente una caduta per portare al disastro. Giovanni Acuto decide quindi di ridurre l’armamento individuale in funzione di una maggior leggerezza e di una più efficace manovrabilità. Ordina che i cavalieri, avvicinatisi al nemico, scendano da cavallo a piedi creando una selva di lance…Un’altra innovazione del combattimento è quella che applica l’abile condottiero britannico nei confronti di un nemico attaccante in forze; è l’evoluzione delle teorie già seguite da Castruccio Castracani. Dove il nemico abbia superiorità numerica è meglio temporeggiare, logorarne le forze con scaramucce seguite da repentine fughe e rimandare l’attacco al momento in cui le forze avversarie si trovino svantaggiate dai luoghi o stanche per quella guerra che si disperde in minutissimi rivoli e battagliole senza costrutto.” ADAR

-“Era stato non soltanto un condottiero, ma anche un abile diplomatico al quale la repubblica fiorentina aveva affidato la soluzione di molte controversie.” GAZZARA

-“Listed among the English army in France in the 1350s, Hawkwood was “still a poor knight who had gained nothing but his spurs” when he joined the Tard-Venus after Brétigny…He commanded the White Company..On their first appearance in Lombardy they spread terror by their fury and license, and as time went on, “nothing was more terrible to hear than the name of the English”. They gained the reputation of perfidi e scelleratissimi (perfididous and most wicked), although it was conceded “they did non roast and mutilate their victim like the Hungarians.” TUCHMAN

-“Il personaggio decisivo nell’evoluzione del mercenario verso la figura del capitano di ventura fu John Hawkwood, detto Giovanni Acuto. Agli inizi della sua carriera la Compagnia bianca, di cui faceva parte e che poi comandò, si distingueva dalle altre per organizzazione, disciplina e capacità militari..La sua compagnia fu quella che si avvicinava maggiormente all’idea di buon investimento per raggiungere un fine. Solitamente rispettosa dei patti sottoscritti (o più rispettosa della concorrenza), efficace in guerra e ben commandata, era la soluzione ideale per il problema militare.” SCARDIGLI

-“Tattico e prudente, sempre in movimento, che si preoccupa del consenso, usa il codice cavalleresco ed è sensibilissimo all’iniziativa strategico-diplomatica in perfetta sintonia con Firenze.” BARLOZZETTI

-“Si ritrovò..a essere il capitano di ventura più richiesto in Italia, ammirato oltre che per la sua capacità di mantenere la coesione fra le sue truppe, anche per la perizia con cui manovrava gli eserciti sul campo, sapeva ottenere informazioni e liberarsi dai nemici diffondendo informazioni sbagliate. Se da un lato l’inglese si preoccupava di mantenere alta la sua reputazione di capo militare, dall’altro si rivelò degno figlio di suo padre, affinando costantemente il proprio fiuto negli affari che gli permise di accumulare così terre e benefici che lo trasformarono in uno dei maggiori possidenti del suolo italiano.” STAFFA

-“The funeral, at civic expense, was one of the most splendid ever seen in Florence; the Commune almost seemed to be rejoicing that fate had prevented his loss to them. At civic expense, handsome black clothing was provided for his widow, his son and daughters and all his household. The Commune sent a hundred large wax candles, banners with the arms of the Commune, shields and a helmet crested with a golden lion clutching a red lily in its claw. The Guelf party sent twenty wax candles, a pennon with the Guelf arms, and an eagle-crested helmet. The soldiers of Hawkwood’s own guard marched with fourteen  caparisoned horses, bearing flags and pennons with his arms, his sword, his shield, and his crested helmet. The bier was richly draped with cloths of crimson velvet and gold, and displayed in the Piazza Signoria, where the funeral procession formed. All the priests in the city marched with the chief cavaliers of Florence. The bier was placed in the Baptistry, where the women wept. Then the body was carried into the Duomo for the final requiem. At the end, the sarcophagus was temporarily interred in the choir. Thus John Hawkwood, English countryman turned Italian knight, after a long and vigorous life of successful violence, received the highest honours of the Florentine state. And so impressed were the English by his name and his fame – though they never had the privilege of suffering from his sword – that like honours were accorded. King Richard II requested that his body be returned to his native soil, and in parish church a memorial was constructed.” DEISS

-“Combattente valoroso, abile stratega, era soprattutto espertissimo gestore dei propri mezzi politici nel complicato teatro italiano, l’Acuto emerge come una figura dal profilo ben diverso rispetto alla torva grandezza di un Conte Lando. Non mancarono certo nella sua carriera episodi di crudeltà, e neppure i suoi più entusiasti biografi sono riusciti ad assolverlo del tutto dall’accusa di aver partecipato a massacri indiscriminati di popolazione civile; né del resto l’intelligente politica delle relazioni con i vari signori può nascondere il suo cinico desiderio di denaro e di potere, che più di una volta prevalse senza troppi scrupoli sulla fedeltà ai suoi committenti.” TANZINI

-“Giovanni Acuto fu, a giudizio unanime degli storici, il maggior condottiero del suo tempo. La sua valentia di capitano era superiore a quella di tutti gli altri capitani dell’epoca. Servì sempre con onestà coloro che richiedevano i suoi servigi. Anche se la strage di Cesena è una brutta macchia sul suo nome, va ricordato che in quella crudele vicenda egli fu costretto ad obbedire ad un ordine impartitogli dall’alto, e che per parte sua si adoprò a riaparmiare come poté una parte della popolazione dell’infelice città.” MONTELLA

-“Il quale fu il capitano di ventura che più di ogni altro durò in arme in Italia, giacché vi stette anni sessanta.” CASALIS

-“Era l’Aucuto più che di mediocre statura, e di forti membri: il volto havea rubicondo: gli occhi, e capelli castagnicci.” CAPRIOLO

-“Forse il migliore condottiero dell’epoca.. L’inglese non è solo il generale ideatore della trappola di Castagnaro che rovescia l’andamento di un’intera guerra ma, con ogni probabilità, uno dei migliori tattici europei del momento.” MORO

-“Questo eccellente uomo le più mattina andava a praticare co’ Dieci (della Guerra); e le non meno volte erano quelle che il detto Capitano dava avviso a’ Dieci che non erano quelle che i Dieci avvisavano lui. Questo non interveniva se non a colui ch’era sollecito per la nostra salute.” CAVALCANTI

-“La sua persona, la sua vita e le sue guerre rappresentano il modo migliore in cui, nel contesto italiano della seconda metà del Trecento, un condottiero potesse non solo farsi un nome con le sue abilità guerresche, ma anche arricchirsi incredibilmente grazie alla capacità di giostrarsi tra un sapiente uso delle alleanze, della politica e dell’astuzia. “Acuto”, che non è una storpiatura del nome causato dalla lingua come spesso si è penato, ma un soprannome attribuitogli per un aspetto del suo carattere, della sua intelligenza e della dua furbizia.” SGAMBATI

-“Fulmine di guerra.” LO MONACO

-“Acuto, comme les Italiens appelaient Hawkwood était, selon Matteo Villani, grand homme de guerre, de sa nature rusé et habile, comme les Amglais le sont, et sa Compagne blanche avait une réputation aussi noire qu’une autre.”. COLISON-MORLEY

-“Fu uomo di guerra, famoso e celebre ai suoi tempi. Ebbe una grande esperienza ed un alto valore, quale condottiero. Molto spesso, in circostanze sfavorevoli, capovolse situazioni che gli erano contrarie. Una grande audacia, un sesto senso, gli facevano valutare se il rischio dovesse o no essere affrontato…Fu severo ed umano con i suoi soldati: severo nei successi, umano nei pericoli. Ma, se questi elementi depongono in suo favore, non ne mancano altri, che gettano un’ombra molto oscura, e non tanto facilmente obliabile sul suo operato…I grandi, inutili e malvagi sacrifici di vite umane, le distruzioni di case e di beni, stanno a provare un’altra faccia della sua poliedrica e non sempre umana personalità. Né si deve dimenticare la sua grande venalità.” TABANELLI

-“Il sarcofago che fa da base al monumento equestre presenta una scritta sulla parte superiore: “Ioannes Acutus Eques Britannicus Dux Aetatis Suae Cautissimus Et Rei Militaris Peritissimus habitus Est.” Sotto invece si legge la firma dell’artista: “Pauli Ugielli Opus”… La figura di Giovanni Acuto è ispirata alla statua di epoca romana che ritrae l’imperatore Marco Aurelio a Roma. Questo monumento fu infatti la principale fonte iconografica delle statue equestri del Rinascimento. In seguito Donatello con il Monumento al Gattamelata e Andrea del Verrocchio, grazie all’utilizzo di tecniche appropriate stabilirono nuovi canoni rappresentativi.” www.analisidell’opera.it

BIOGRAFIE SPECIFICHE

D. Balestracci. Le armi, i cavalli, l’oro. Giovanni Acuto e i condottieri nell’Italia del Trecento.

W. Caferro. John Hawkwood. An English mercenary in Fourteenth-Century Italy.

S. Cooper. Dir John Hawkwood. Chivalry and the art of war.

F. S. Stauners. Hawkwood. Diabolical Englishman.

J. Temple Leader – G. Marcotti. Giovanni Acuto.

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