GIBERTO DA CORREGGIO Signore di Brescello

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Condottieri di ventura

0531      GIBERTO DA CORREGGIO  Signore di Brescello. Fratello di Manfredo, Antonio, genero di Ludovico Gonzaga.

1410 – 1455 (settembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

………….  Lombardia Studia a Mantova alla scuola dell’ umanista Vittorino da Feltre.
1446  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Venezia Milano  

 

Lombardia

Segue Micheletto Attendolo nel suo attacco contro Milano; viene armato cavaliere davanti a Porta Romana con Diotisalvi Lupi, Tiberto Brandolini e Ludovico Malvezzi.

1447  

 

 

 

 

 

 

 

Sett. Milano Venezia  

 

Emilia

Recupera Brescello con Pietro Maria dei Rossi.

1448  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Emilia

Si trova a Torricella. Con il fratello Niccolò invia 40 cavalli a San Sisto i quali depredano le case dei contadini  dando alle fiamme alcune di esse.

Ott. Ferrara Milano  

 

Emilia

Nel parmense.

Nov. Milano Terzi  

 

Emilia

Assedia Colorno per conto dei parmensi.

1449  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Sforza Milano 300 lance e 150 fanti Emilia

Passa agli stipendi di Francesco Sforza per un anno di ferma ed uno di rispetto. Ha una condotta congiunta con il fratello Manfredo di 300 lance e di 150 fanti. Entra in Parma e ne resta alla guardia con Pietro Maria dei Rossi, Niccolò Terzi e Ludovico Malvezzi.

Apr.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Viene inviato con il fratello Manfredo (600 cavalli) in soccorso di Sigismondo Pandolfo Malatesta impegnato nell’ assedio di Crema.

…………..  

 

 

 

 

 

Emilia

Sempre con il fratello Manfredo coadiuva nel parmense, con 1000 cavalli e 1500 fanti, Alessandro Sforza ai danni di Niccolò Terzi e degli aragonesi.

1451  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Fuoriusciti Bologna  

 

Emilia

Si avvicina a Bologna dalla parte di Porta Galliera, irrompe nella città con Romeo Pepoli alla testa di 3000 uomini tra cavalli e fanti; giunge nella piazza del mercato per essere alla fine  respinto dai difensori.

1452  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Napoli  

 

300 lance e 200 fanti  

 

Gli è riconosciuto dagli aragonesi uno stipendio di 8000 ducati. Con il fratello Manfredo ha il comando di 300 lance e di 200 fanti.

Lug. Napoli Mantova Milano  

 

Emilia e Lombardia

Irrompe nel castello di Novellara appartenente a Giorgio e Francesco Gonzaga; ottiene, poi, il castello di Rolo di proprietà di Giacomo e di Azzo da Sesso, raccomandati del  marchese di Mantova, e Bagnolo San Vito.

Ago.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si allea con i veneziani;  assale direttamente il mantovano.

Sett.  

 

 

 

 

 

Lombardia e Emilia

Attacca Parma;  con l’aiuto della Serenissima scatena con il fratello una guerra locale che sconvolge il capoluogo ed il suo distretto. Contrasta Ludovico Gonzaga; conquista Poviglio e ne assedia la rocca. Devasta il parmense traendone prigionieri e bestiame;  è affrontato con il fratello Manfredo da Bosio Sforza, da Angelo di Caposelvi e da Antonio Trotti che lo sconfiggono a Poviglio e lo costringono a ripiegare in Brescello. Continua la guerriglia con l’aiuto occulto di Borso d’Este.

Ott. 400 lance e 300 fanti
Dic.  

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

Assediato in Brescello sul Po e per terra, riesce a compiere alcune incursioni fino a Viadana.

1453  

 

 

 

 

 

 

 

Gen. Emilia e Lombardia Si intensifica la sua iniziativa ai danni del mantovano.
Mag.  

 

 

 

 

 

Emilia

Prosegue il conflitto nel mantovano e nel parmense.

Ott.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Si trova presso la torre di Bacanello con quattro squadre di cavalli ed 800 fanti; scorre nel mantovano. L’incursione  si conclude con la cattura di molti uomini e la razzia di parecchi capi di bestiame. Sulla via del ritorno si scontra con cinque squadre di cavalli e molti fanti condotti da Ludovico Gonzaga, che lo mettono in fuga e gli catturano 24 cavalli e 150 fanti.

Nov. Venezia Milano 100 cavalli Emilia

I veneziani promettono a lui ed al fratello Manfredo la somma annua di 1000 ducati ed il comando di 100 cavalli fino al successivo febbraio.

1454  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

 

 

Dopo la firma della pace di Lodi entra in controversia con Ludovico Gonzaga per il possesso di Brescello.

………….. Correggio Milano  

 

Emilia e Campania

Viene obbligato a sottomettersi a Francesco Sforza che gli invia contro Tiberto Brandolini. Si rifugia a Napoli.

Sett. Siena Pitigliano 800 cavalli e 300 fanti Emilia

Accetta di essere investito di Brescello, Scurano e Bazzano dal duca di Milano. A fine mese, su raccomandazione dell’ ambasciatore veneziano a Siena Francesco Contarini, passa agli stipendi dei senesi. Gli è riconosciuta una condotta di 800/1200 cavalli e di 300 fanti al fine di contrastare il conte di Pitigliano Aldobrandino Orsini.

Nov.  

 

 

 

 

 

Toscana

Prende parte all’assedio di Sorano: si colloca verso Pitigliano dalla parte opposta rispetto a Sigismondo Pandolfo Malatesta;  con Pietro Brunoro cerca di scavare alcuni cunicoli sotterranei per arrivare sotto le mura del castello. Trova notevoli difficoltà a causa della natura sassosa del terreno.

Dic.  

 

 

 

Capitano g.le Toscana

E’ sconfitto nei pressi di Sorano dalla cavalleria avversaria in un combattimento in cui ferisce mortalmente alla testa Jacopo Orsini: tra i senesi vi sono 70 feriti ed otto morti. Rimane alla guida delle operazioni con il Brunoro dopo la defezione del Malatesta. E’ nominato capitano generale per le pressioni del commissario Antonio Petrucci e dell’oratore veneziano a Siena Francesco Contarini. Si dirige a Magliano in Toscana.

1455  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Toscana

Insegue il Malatesta verso Grosseto; lo raggiunge e lo batte a Giuncarico. Con la vittoria entra a contesa con Carlo Gonzaga (che gli toglie due bombarde) e ritorna ad assediare Sorano.

Feb.  

 

 

 

 

 

Toscana

Staziona attorno a Pitigliano con 1000 cavalli. Entra in conflitto con Antonio Petrucci per una storia di carattere boccaccesco: sa che un suo paggio è diventato l’amante del commissario, ordina a quest’ultimo di allontanarsi.  Ciò provoca il risentimento del senese.

Mag. giu. Siena Comp. ventura  

 

Toscana

Al termine della guerra e della condotta si riduce con i suoi uomini a Sovana. I senesi gli mandano il saldo delle paghe arretrate (3000 ducati) e gli sono condonati i danni compiuti dai suoi uomini al territorio per altri 5000 ducati; gli è ordinato di lasciare un presidio a Siena per opporsi alle scorrerie portate da Everso dell’Anguillara. Nel contempo Il Correggio sollecita Jacopo Piccinino (con il quale comunica tramite Genesio da Parma e Silvestro da Lucino) a devastare il senese. A sua volta tenta di contattare Everso dell’Anguillara, Leonetto Corso e Carlo Gonzaga per mezzo dello stesso Silvestro da Lucino. All’avvicinarsi della compagnia di ventura del Piccinino, lascia Sovana e si ritira con le sue bande a Montevitozzo. I senesi gli inviano Giacomo Guidini per ricondurlo ai loro stipendi: il Piccinino si accampa a Sarteano in attesa di essere raggiunto, secondo gli accordi, dal Correggio. Costui, anche per le pressioni ricevute dal duca di Milano che minaccia di togliergli Correggio, preferisce firmare la condotta con i senesi. Si congiunge con Carlo Gonzaga e Pietro  Brunoro;  si ferma a Magliano in Toscana per contrapporsi all’avanzata dell’avversario.

Lug.  

 

 

 

 

 

Toscana

Il Piccinino è sconfitto a Castro da pontifici e da sforzeschi. Il Correggio lo insegue da vicino con Carlo da Correggio; è vinto dal capitano avversario con la cattura di 100 cavalli. Il Piccinino può così riparare a Castiglione della Pescaia. Il Correggio si accinge a tagliargli le vie di  rifornimento al suo campo. Negli stessi giorni è creata a Siena una balia composta di quindici cittadini che hanno facoltà di intervento straordinario contro i cittadini sospettati di avere pratiche  con il condottiero braccesco. E’  accusato di fare avere di fatto avere notevoli quantità di vettovaglie al rivale; anche il Piccinino si vendica nei suoi confronti  facendo sapere ai perugini, attraverso alcune lettere che vengono intercettate dagli avversari, notizie sui loro accordi intercedenti. .

Ago.  

 

 

 

 

 

Toscana

Di scorta ad un convoglio di rifornimenti diretti al campo alleato sconfigge i venturieri e cattura molti uomini d’arme, tra i quali vi sono Matteo da Capua e Conticino dei Pannocchieschi. I due capitani saranno liberati in breve tempo.

Sett.  

 

 

 

 

 

Toscana

Si reca a Siena per ricevere del denaro dalla repubblica. Viene accolto benevolmente dalle autorità che lo accompagnano al Palazzo Pubblico; è introdotto nella sala del Papa; gli sono mostrate alcuni suoi messaggi intercettati con il Piccinino,  che provano il suo tradimento ed altre sue lettere a vari capitani con le quali li esorta a congiungersi con i bracceschi. E’ anche accusato di devastazioni del contado, di razzie di bestiame senese che ha mandato a vendere  nel fiorentino. Sorge una disputa che si fa sempre più accesa; si avventa sul consigliere che lo accusa, lo prende per la gola e gli strappa il naso coi denti. Altri consiglieri gli si gettano contro, lo feriscono a colpi di pugnale e lo gettano fuori dalle finestre che danno sulla piazza: secondo un’altra versione, è il Correggio che, mentre sta cercando di fuggire per una finestra, cade sopra un ferro sporgente e muore. La  morte è seguita dal pubblico scempio del suo cadavere. Il suo teschio verrà conservato in un armadio del palazzo. Il papa Callisto III concede subito la remissione dei peccati agli esecutori dell’ omicidio. Il Correggio è, infine, sepolto nel duomo di Siena con tutti gli onori. Le autorità non mancano di informare i vari stati italiani del suo tradimento. Il fatto è ricordato da un’iscrizione nella sala di Balia sulla parete.

 CITAZIONI

“Dux in re militari magni nominis.” F. CONTARINI

“Fra tutti i fratelli era il più guerriero.” TIRABOSCHI