GIAN LUDOVICO PALLAVICINI Di Piacenza

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Condottieri di ventura

1364      GIAN LUDOVICO PALLAVICINI  Di Piacenza. Ghibellino. Marchese di Cortemaggiore. Signore di Busseto,Besenzone,Villanova sull’Arda, Monticelli d’Ongina, Castelvetro Piacentino, Polesine Parmense, Fidenza, Salsomaggiore Terme, Zibello, Roccabianca, Noceto, Medesano, Varano de’ Melegari.. Fratello di Manfredo e di Marco Antonio, suocero di Brunoro Gambara. Cavaliere dell’ordine di San Michele.

+ 1527 (settembre)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

1509  

 

 

 

 

 

Emilia

Succede al padre Rolando nel marchesato di Cortemaggiore.

1513  

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

 

 

Il duca di Milano Massimiliano Sforza gli conferma le prerogative  nei suoi feudi.

Giu. Francia Milano  

 

Piemonte

Combatte gli sforzeschi agli ordini di Gian Giacomo da Trivulzio;  partecipa alla battaglia di Novara. Con la sconfitta si ritira nelle sue terre; solo la protezione del papa Leone X impedisce l’attacco dei ducali ai suoi possedimenti.

1515 Francia Milano  

 

Emilia

Con il rientro in forze dei francesi ritorna al loro servizio. Ospita a Cortemaggire il re Francesco I.

1521  

 

 

 

 

 

Francia

Si reca in Francia allorché viene a conoscenza che il fratello Manfredi è stato fatto giustiziare dal Lautrec. Si presenta al sovrano e dichiara che il capitano francese è un traditore della corona;  briga a corte affinché costui sia richiamato dall’Italia.

1523  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Lombardia

A Milano, per le feste di carnevale.

1524 Francia Impero Milano 50 lance e 1000 fanti  

 

Ritorna in Italia e combatte per i francesi seppure dopo qualche esitazione. Gli è concesso il collare dell’ordine di San Michele.

1525  

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen. feb.  

 

 

 

 

 

Lombardia

Prende parte all’assedio di Pavia alla testa di 2000 fanti provenienti dal piacentino e dal parmense. E’ inviato a Cremona per ostacolare da tale versante il vettovagliamento ai difensori di Pavia. Si collega con il vescovo di Lodi ed entra in Casalmaggiore con 400 cavalli e 2000 fanti (800 fanti e 200 cavalli secondo altre fonti); sono distrutte case e botteghe finché gli abitanti non consegnano ai suoi uomini del denaro. La località è occupata a nome dei francesi. Il Pallavicini lascia in Casalmaggiore un proprio podestà e si dirige su San Giovanni in Croce. Conduce con sé più carri carichi di materiali vari e di fascine per riempire il fossato di quel castello alla cui difesa si trova Antonio Favagrossa con 80 fanti. Presto deve abbandonare le operazioni di assedio; si ritira a Gussola con i feriti. Ai primi di febbraio ritorna a Casalmaggiore. Alcuni soldati spagnoli, inviati in avanscoperta per spiare i movimenti dei suoi uomini, sono sorpresi e messi in fuga dal suo caposquadra Costantino. Negli stessi giorni Alessandro Gonzaga occupa il vicino villaggio di Gussola. Continue sono le scaramucce tra i due schieramenti. Gian Ludovico Pallavicini  sgomina 800 fanti sforzeschi e cattura sedici uomini d’arme; il Gonzaga è costretto a riparare a Cremona. Il Pallavicini si collega con Niccolò Varolo; si rafforza in Casalmaggiore, fa alzare trincee e steccati attorno al castello. Le sue truppe vivono alle spalle della popolazione attraverso la corresponsione di 17 soldi per ogni cavallo della sua compagnia; singoli soldati, inoltre, vagano nelle campagne limitrofe costringendo i contadini a somministrare loro denaro e generi alimentari. A fine mese senza aspettare Francesco Rangoni, che lo deve raggiungere con fanti e cavalli, affronta Rodolfo da Varano, Alessandro Bentivoglio ed il Gonzaga  che gli sono spediti contro dal duca di Milano Francesco Sforza, con la propria compagnia di uomini d’arme e 1400 fanti. Gian Ludovico Pallavicini cade dalla sua cavalcatura mentre sta cercando di fermare i suoi che vogliono ritirarsi: catturato, viene rinchiuso nel castello di Cremona. E’ liberato solo dietro il pagamento di una taglia di 4000 scudi ad Alessandro Bentivoglio. Casalmaggiore è messa a sacco dai vincitori per tre giorni; nel corso delle depredazioni non sono rispettate neppure le chiese (quella delle Fontane, di San Francesco e di Santa Chiara in cui sono stati deposti in precedenza i beni dei notabili della località). Anche le campane sono tolte dai campanili. E’ data alle fiamme una cascina con il pretesto che in essa sono rimasti uccisi due fanti ducali. Numerosi sono gli stupri; sono fatti prigionieri molti proprietari terrieri, uomini e donne; le biade sono trasportate a Cremona. Sono impiccati a Casalmaggiore anche due contadini accusati a torto di avere incendiato una casa ad Agoiolo; viene  saccheggiata la località limitrofa di Vicobellignano con la solita motivazione che in precedenza vi sono stati maltrattati alcuni soldati ducali. Dopo pochi giorni i nemici lasciano Casalmaggiore. Come ricordo della loro presenza rompono e spargono per le strade il vasellame dei mercanti e gli utensili degli artigiani; incendiano i mobili delle case accatastati in precedenza in mezzo alle vie cittadine; rovesciano del loro contenuto le botti prelevate nelle cantine; è dato fuoco ad alcune case. Cinquecento persone, arrestate nella medesima occasione, sono costrette a riconoscere agli sforzeschi a testa un riscatto variabile dai 20 ai 30 scudi pur di non essere condotte a Cremona.

1527  

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Veneto

A Ficarolo ed a Venezia alla ricerca di una condotta da parte dei veneziani.

Mag. Venezia Impero 500 fanti Lombardia

Combatte in Lombardia agli ordini del provveditore generale Domenico Contarini.

Giu. Lombardia Attraversa il Lambro con il suo colonnello di fanti ed alcuni pezzi di artiglieria: nell’attraversare il ponte con Babone Naldi, Giampaolo Manfrone, Giacomo Novello, Ambrogio da Landriano ed Antonio da Castello è assalito dagli avversari usciti da Melegnano. Nasce una scaramuccia con due bandiere di fanti italiani militanti per gli imperiali i quali si fortificano in una chiesa; qui costoro sono spalleggiati da Antonio di Leyva, giunto in loro soccorso da Milano alla testa di quattordici bandiere di lanzichenecchi, di altre quattro di fanti spagnoli ed italiani, più alcuni pezzi di artiglieria. Seguono a questo numerosi altri scontri con esito alterno.
Lug. Lombardia Staziona al campo di Riozzo. Nel periodo si incontra con il duca di Milano con il quale si lamenta del comportamento di Domenico Contarini e del ritardo nel pagamento delle sue spettanze. Al ritorno al campo i suoi uomini si ammutinano ed a fine mese lasciano gli accampamenti.
Ago. Veneto Si reca a Venezia nel Collegio dei Pregadi per illustrare la sua situazione.
Sett.  

 

 

 

 

 

 

 

E’ sollecitato a portarsi al campo di Melegnano. Muore sulla fine del mese. E’ sepolto nella chiesa di San Francesco a Cortemaggiore. Fonda l’attuale città di Cortemaggiore sul territorio di insediamenti già presenti in età romana. La pianta della località è disegnata dall’ architetto Maffeo Vegio di Como, seguendo gli schemi della città ideale di Leon Battista Alberti. Ricordato in alcune novelle di Matteo Bandello. Sposa Anastasia Torelli ed una  Trivulzio.

 CITAZIONI

“Conduto a nostri stipendi, homo dignissimo et intendeva il mestier di le arme, maxime di fantarie, et era dotto.” SANUDO