GIAN FRANCESCO GONZAGA Marchese di Mantova

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Battaglia di Maclodio, 1427 di Giuseppe Gatteri

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

GIAN FRANCESCO GONZAGA  Marchese di Mantova.

Signore di Asola, Peschiera del Garda, Verona, Lonato, Legnago, Nogarole Rocca, Valeggio sul Mincio, Remedello, Sabbioneta,  Castiglione delle Stiviere, Dosolo, Isola Dovarese, Solferino, Castel Goffredo, Canneto sull’Oglio, San Martino dall’Argine, Bozzolo, Rivarolo Mantovano, Ostiano, Vescovato, Viadana, Gazzuolo, Luzzara, Suzzara, Gonzaga, Reggiolo, Piadena, Casalmaggiore, Pomponesco, Asola, Carpenedolo, Castellaro Lagusello, Volta Mantovana, Cavriana, Ceresara, Rodego. Figlio di Francesco Gonzaga; padre di Ludovico Gonzaga e di Carlo Gonzaga; genero di Malatesta Malatesta.

1396- 1444 (settembre)

Gian-Francesco-Gonzaga
Ritratto di Gianfrancesco Gonzaga
Collezione del Castello di Ambras, Innsbruck
Anno, meseStato. Comp. venturaAvversarioCondottaArea attivitàAzioni intraprese ed altri fatti salienti
1407
Mar.LombardiaAlla morte del padre viene riconosciuto marchese di Mantova grazie al suo tutore Carlo Malatesta ed ai veneziani che inviano 150 lance comandate da Girolamo Contarini e da Francesco Foscari. E’ nominato capitano del popolo della città;  mantiene tale incarico fino al riconoscimento ufficiale del titolo marchionale da parte dell’imperatore.
1409
Lug. ago.RomagnaA Ferrara ed in Romagna, allo scopo di sposare Paola Malatesta, figlia del signore di Pesaro Malatesta Malatesta. Costei, di aspetto tutt’altro che avvenente, porterà ai Gonzaga una tara genetica che si trasmetterà anche alle generazioni successive: la gobba.
1410
Gen.A Mantova organizza un grande torneo in cui la sua squadra, che indossa  una livrea rossa ed è agli ordini di Carlo Malatesta,  batte quella comandata da Pandolfo Malatesta (livrea bianca). Prendono parte alla giostra 42 cavalieri.
1413
…………….AntipapaChiesaEmiliaCombatte per l’antipapa  contro le milizie del papa Gregorio XII: si reca a Bologna per il solenne ingresso di Giovanni XXIII nella città.
Dic.A Natale viene nominato vicario imperiale di Mantova dall’imperatore Sigismondo d’Ungheria.
1414
Gen.LombardiaAccoglie in Mantova l’antipapa e l’imperatore.
Mar.LombardiaSi libera dei fratelli Albertini, conti di Prato, che hanno il comando delle truppe, la podesteria di Mantova e controllano la politica estera dello stato. E’ istruito a loro carico un processo per alto tradimento: il Gonzaga li fa incarcerare e ne incamera i beni: sequestra diamanti in loro possesso del valore di 120000 ducati. Costoro confessano sotto tortura le loro presunte colpe. Non si procede ad alcuna esecuzione pubblica, ma sono fatti sparire con discrezione.
EstateBresciaCremonaLombardiaAffianca Pandolfo Malatesta contro Gabrino Fondulo. Ottiene dal Malatesta la rocca di Asola; occupa Pizzighettone, assedia Castelleone e la stessa Cremona.  Riceve del denaro dagli avversari e si ritira.
1415
Apr.VenetoA Venezia, per rendere omaggio al nuovo doge Tommaso Mocenigo.
Lug.MantovaViadanaLombardiaSi allea con il Fondulo ai danni dei Cavalcabò: con fra Ruffino da Mantova irrompe nel cremonese, occupa Viadana dopo avere aspettato che gli abitanti ne siano usciti per una processione. Di seguito, si impadronisce di Isola Dovarese e di Ostiano; uguale sorte subisce Rivarolo Mantovano. Ciò provoca le ire del duca di Milano.
1416
Lug.PerugiaMontoneUmbriaAlla testa di 2000 fanti e di 800 cavalli asseconda Carlo Malatesta contro Braccio di Montone. Prende parte alla battaglia di Sant’Egidio (Umbertide)
…………….Marche RomagnaSi colloca all’assedio di Rocca Contrada (Arcevia); giunto a combattere  i bracceschi che si trovano nelle vicinanze, è ferito alla coscia sinistra in uno scontro in cui perde la vita il suo capitano Paolo da Riva, che ha il comando di 400 fanti raccolti ad Ostiglia. Sconfitto, si ritira inseguito dagli avversari. Si sposta a Rimini dove si trattiene per qualche tempo allo scopo di comporre una tregua tra i Malatesta ed il Montone.
1417
Apr.VenetoSi incontra a Peschiera del Garda con Francesco Bembo;  ha modo di dichiarare la sua amicizia per la Serenissima.
1418
Feb.MantovaTorelliEmiliaOttiene per trattato Guastalla. Restituisce la città quasi subito a Guido Torelli.
Mar.VenetoSi reca a Bevilacqua con Carlo Malatesta e Carlo da Pietramala, ospite di Galeotto Bevilacqua.
Ott.LombardiaOspita a Mantova il papa Martino V eletto nel concilio di Costanza. La presenza del pontefice in città si protrarrà fino al seguente febbraio .
1420
Nov.RomagnaA Rocca delle Caminate, per una grande partita di caccia organizzata da Pandolfo Malatesta.
1421
Mar.E’ dichiarato dai veneziani proprio raccomandato.
…………..Milano
1425Si allea con veneziani e fiorentini contro i viscontei.
1426
Feb.VeneziaMilano400 lanceLombardiaMinaccia Bergamo con i Suardi ed altri esuli della città.
Mar.LombardiaEntra nel bresciano con 3000 cavalli per sottomettervi tutti i castelli del territorio.
Apr.LombardiaHa il comando delle operazioni allorché il Carmagnola si assenta per curarsi ai bagni. Stringe maggiormente di assedio Brescia, conquista Salò e tutti i castelli della Riviera del Garda.  Sua base logistica diviene Quinzano d’Oglio. A fine mese riconquista Sabbioneta. Scaramucce con le milizie di Cristoforo Persico avvengono nelle campagne tra Villa Pasquali, Brede, Bellaguarda, nel territorio di Casalmaggiore. Lo scontro decisivo si verifica nei pressi di Castelfusano, prima sulle rive del Serio e, successivamente, nei prati circostanti, dove le manovre dei combattenti sono ostacolate dagli acquitrini, dai numerosi fossati pieni d’acqua e da piccole paludi. Cristoforo Persico è catturato con un figlio;  altri due suoi figli (Guido e Rolando) sono invece uccisi.
Mag.LombardiaMunisce Peschiera del Garda e Viadana. Sempre nel mese contribuisce a respingere un assalto condotto con 4000 cavalli, 3500 fanti e moltissimi balestrieri genovesi teso a rifornire di vettovaglie la cittadella di Brescia. Guido Torelli è costretto a ritirarsi a Montichiari senza essere riuscito a superare le linee di sbarramento approntate dai veneziani. Il Gonzaga inizia ad assediare la cittadella.
Giu.LombardiaAccetta la dedizione di Asola e ritorna ad assediare Brescia: fa opera di mediazione nella contesa che sorge tra il Carmagnola e Niccolò da Tolentino.
Ott.LombardiaHa ancora il comando dell’esercito quando il Carmagnola è obbligato ad allontanarsi dal campo per andare a curarsi ad Abano Terme: induce Antonio da Landriano, che si trova alla difesa della cittadella, a richiedergli una tregua con il patto della resa se non  riceva soccorsi nell’arco di pochi giorni.
Nov.LombardiaEntra nella cittadella di Brescia. I veneziani gli rinnovano la condotta e gli promettono una casa in cui abitare nella città.
1427
Mar.EmiliaStipula a Guastalla una tregua di quindici giorni con il Torelli.
Apr.LombardiaStaziona al campo di Castenedolo con il Carmagnola.
Mag.LombardiaHa il compito di raggiungere a Gottolengo il resto delle truppe veneziane. Si ferma per strada alla notizia della sconfitta del Carmagnola ad opera dei ducali capitanati dal Torelli, da Angelo della Pergola, da Niccolò Piccinino e da Francesco Sforza. L’informazione gli viene fornita da un uomo d’arme fuggito dal campo; ripreso in ogni caso il cammino, si ricongiunge con le truppe della Serenissima e con il suo intervento riesce in un certo qual modo a riequilibrare le sorti del combattimento.
Giu.LombardiaOccupa Sabbioneta. E’ lodato dal doge Francesco Foscari per il suo valore;  gli è concessa in signoria la località  conquistata da poco.
Lug.LombardiaSi scontra con i ducali  a Castelsecco/Pizzighettone: il combattimento dura otto ore;  nel grande polverone provocato dal movimento dalle cavalcature riesce a salvare il Carmagnola gettato da cavallo in mezzo ai nemici.
Ago.LombardiaSconfigge sotto Gottolengo il signore di Pesaro Carlo Malatesta;  conquista la località.
Ott.LombardiaSi distingue nella battaglia di Maclodio: vi fa prigioniero Carlo Malatesta. Gli rende la libertà in breve tempo.
Nov.EmiliaAttraversa il Po a Teriolo con 400 cavalli e 200 fanti e si accampa a San Martino di Bocci nel monastero: da qui scorre il parmense verso Colorno e Paradigna.
1428
Mar.LombardiaSi trova a Brescia;   assume il comando generale delle truppe durante un nuovo periodo di convalescenza del Carmagnola. I veneziani gli assegnano in signoria Remedello, Casalmoro, Casalpoglio, Casaloldo, Barchi, Castelnuovo, Gazzuolo e Volongo; gli donano pure (1430) un palazzo a Venezia sito in San Pantaleon, sul Canal Grande, acquistato dai Giustinian per 6500 ducati
Mag.E’ nuovamente dichiarato proprio aderente dai veneziani.
1431
Giu.VeneziaMilanoLombardiaCombatte ancora i ducali. Gli vengono confermati dai veneziani altri possessi quali Lonato, Castiglione delle Stiviere, Dosolo, Isola Dovarese, Montesano, Solferino, Castelgoffredo, Redondesco, Canneto sull’ Oglio, San Martino dall’ Argine, Bozzolo, Rivarolo Mantovano, Vitaliana, Ostiano e Vescovato.
1432
Mar.1476 cavalliLombardiaViene preventivamente informato dai veneziani, con altri condottieri, dell’imprigionamento del Carmagnola.
Apr.Governatore g.leLombardiaCon l’esecuzione del Carmagnola è nominato governatore generale. Luigi dal Verme gli consegna a Mantova le insegne del comando; il Gonzaga si reca a Brescia con il provveditore generale Giorgio Corner.  Affronta i viscontei al comando di 9600 cavalli, 8000 fanti, 800 balestrieri e 6000 cernite.
Mag. lug.Emilia e LombardiaA Parma per rendere omaggio all’imperatore Sigismondo d’Ungheria; ritornato a condurre le operazioni, respinge il Piccinino. A giugno i ducali devono abbandonare Bordolano (il castello è messo a sacco e demolito); a luglio occupa Casalbuttano, Soresina, Paterno, Treviolo, Morengo e Pumenengo.
Ago. ott.LombardiaPervengono in suo potere anche Romanengo, Fontanella, Soncino che ottiene per trattato dopo due mesi di assedio ed un un fuoco di artiglieria portato da quattordici bombarde.  Penetra in Val Camonica. Gli vengono contro lo Sforza ed il  Piccinino con 16000 armati; dopo qualche scaramuccia il Gonzaga  punta su Caravaggio: tenta di occupare Treviglio e Brignano Gera d’Adda. Invece di proseguire nella campagna ritorna prima a Bergamo e da qui prosegue per Mantova. L’esercito veneziano si divide in due parti agli ordini dei provveditori Giorgio Corner e Federico Contarini.
Nov.LombardiaI veneziani subiscono una disfatta a Delebio; la Val Camonica si ribella ad opera dei ghibellini locali.
Dic.Capitano g.leLombardiaE’ nominato capitano generale; accorre a Brescia (dove è ospitato da Niccolino Caprioli), raccoglie altre cernite e spedisce in Val Camonica Luigi da San Severino. Quest’ultimo  riesce a debellare i rivoltosi con il Contarini.
1433
Gen.LombardiaA Brescia. Alloggia nel convento di San Francesco.
Mar.LombardiaSempre a Brescia. Viene ospitato nel convento di San Giovanni. Recupera la Valtellina.
Mag.LombardiaAl termine del conflitto la sua condotta è ridotta di un terzo;  è riconfermato nel capitanato generale delle truppe.
Sett.LombardiaAccoglie a Mantova Sigismondo d’Ungheria. Con l’esborso di 12000 fiorini ottiene il titolo marchionale. A fine mese l’imperatore, nell’attuale Piazza Sordello, consegna al Gonzaga le insegne del nuovo rango e lo autorizza ad inquartare nel proprio stemma le nere aquile nere imperiali (4), incorniciate dalla croce rossa in campo bianco simbolo dell’antico libero comune .
Nov.LombardiaA Bergamo. Visita la Valle di San Martino.
Dic.Ottiene dai veneziani anche il comando delle lance spezzate.
1434
PrimaveraFa pressione sulla Serenissima affinché sia concessa una condotta al congiunto Sigismondo Pandolfo Malatesta.
…………..Il re d’Inghilterra gli conferma il privilegio di indossare la livrea reale.
Nov.LombardiaForti sono i contrasti tra i figli Ludovico e Carlo: a sua istanza l’imperatore gli permette di fare succedere nel marchesato il figlio Carlo al posto del primogenito Ludovico, fuggito a Milano alla corte di Filippo Maria Visconti. Nel periodo ha a sua disposizione 9657 cavalli e 3000 fanti.
1437
Mar.VeneziaMilanoLombardiaEsce da Brescia con 6000 cavalli, 4500 fanti, 3000 cernite, 2000 guastatori, tremila carri e 650 armi da fuoco di ogni forma e misura. Ai primi del mese, a Brivio, tenta di aprirsi  con la forza il passaggio dell’Adda per irrompere nel milanese. Stabilisce una testa di ponte al di là del fiume con la fanteria. La piena primaverile spazza via il ponte di barche e ne impedisce la traversata alla cavalleria. Coloro che si trovano sulla sponda milanese del fiume vengono sconfitti senza potere essere soccorsi; molti altri muoiono annegati nel tentativo di attraversare a nuoto l’Adda.
Apr. mag.LombardiaAnalogo insuccesso ha il tentativo di attraversare l’Adda a Medolago: i veneziani perdono tra prigionieri ed affogati 3000 uomini. Il Gonzaga ripiega prima in Ghiaradadda (dove occupa Brignano Gera d’Adda) e, in un secondo momento, nel bergamasco. Riordina le sue truppe, ritorna verso il fiume con 7000 cavalli e 5000 fanti; si muove con lentezza, spreca tempo e denaro: tenta con incursioni isolate di assalire i viscontei senza svolgere un’ azione energica e decisiva. Viene accusato dal Senato di lentezza;  è sospettato di tradimento dai suoi stessi capitani.
Giu. ago.LombardiaSi ferma nel bresciano: è fronteggiato dal  Piccinino che dispone di 12000 cavalli e molti fanti. Perde Brignano Gera d’Adda, ripiega su Bergamo; si sposta a Bolgare ed a  Talsedo, si fortifica a Palazzolo sull’Oglio. Sentendosi malsicuro, retrocede verso Brescia, attraversa l’Oglio al ponte della Bina, prende la strada di Pontoglio e trasferisce l’intero esercito (8000 cavalli e 8000 fanti) nel cremonese lasciando del tutto indifeso il bresciano di fronte al nemico che sta avanzando.
Sett.LombardiaE’ accampato con i suoi uomini vicino a Bolgare ed a Calcinato. Lo affiancano Sigismondo Pandolfo Malatesta, Taddeo d’Este, il Gattamelata, Bartolomeo Colleoni e Diotisalvi Lupi. Il Gonzaga viene sorpreso dai ducali che si impossessano delle artiglierie e dei bagagli caricati su più di cinquecento carri. Quando il Piccinino è messo in difficoltà dalla piena del Serio,  riattraversa l’Oglio, devasta la valle di Trescore Balneario ed ottiene con le bombarde Predore e Sarnico. A fine mese si trova a Caleppio; invia due compagnie alla difesa di Martinengo. I veneziani lo sollecitano ad affrontare gli avversari: la  fiacca condotta incomincia a preoccupare tutti, tanto più che i suoi uomini iniziano a danneggiare il territorio alla ricerca di fieno per la cavalleria.
Ott.LombardiaPromette alla comunità di Brescia di fermarsi sulle rive dell’Oglio finché il freddo glielo permetta e, compatibilmente, con l’approvvigionamento di foraggio da parte della città. Nonostante ciò riduce l’esercito nei quartieri invernali. Scontento dei veneziani, alla scadenza della sua condotta si reca a Quinzano d’Oglio; non vuole entrare nel centro se prima non gli vengono consegnate le chiavi del castello. Vi sosta quattro  giorni;  subito dopo rientra nei suoi possedimenti. Ad Asola è raggiunto dal provveditore Piero Loredan che lo intercetta mentre sta salendo a cavallo. Il Gonzaga congeda il veneziano senza ascoltarlo; in realtà ha già deciso di abbandonare il servizio della Serenissima a favore del duca di Milano.
Dic.LombardiaRinuncia alla condotta con i veneziani;  si riavvicina al duca di Milano Filippo Maria Visconti.
1438
Mag.MilanoVeneziaCapitano g.leLombardiaPassa ufficialmente agli stipendi di Filippo Maria Visconti: con la vittoria gli è promessa l’espansione territoriale ad est.
Giu.A fine mese stipula un trattato di alleanza con il duca di Milano tramite Maffeo da Muzzano.
Lug.EmiliaAl comando di 2000 cavalli e 2000 fanti aiuta Niccolò Piccinino ad attraversare di notte l’Oglio su tre ponti di barche costruiti tra Marcaria e Canneto sull’Oglio: il Gattamelata sposta rapidamente le truppe da Acquanegra sul Chiese verso Brescia. A  Ferrara, alla presenza di Niccolò d’Este, è concluso un trattato per la spartizione dei territori della Serenissima: gli sono promesse Verona e Vicenza; se le due città non dovessero essere conquistate gli è promessa in feudo Cremona con il relativo territorio. Gian Francesco Gonzaga lascia  Ostiglia, attraversa il Canale Tartaro ed irrompe nel veronese devastandone il contado. Occupa Villafranca di Verona e Nogarole Rocca senza alcuna dichiarazione di guerra; cattura in Valeggio sul Mincio Giovanni Malavolti, che si trova alla difesa della località con 300 cavalli. Si volta verso il bresciano e pervengono in suo potere anche Manerba del Garda, San Felice del Benaco e Salò.
Ago.LombardiaE’ sconfitto dal Gattamelata a Rovato; ritorna nel veronese con Luigi dal Verme.
Sett.VenetoCon il dal Verme blocca a Peschiera del Garda, sul Mincio, un primo tentativo del Gattamelata di abbandonare Brescia per ricongiungersi nel veronese con il resto dell’esercito veneziano; lo costringe a ricercare una nuova strada a nord del lago di Garda in un’azione di ripiegamento che avrà molta rinomanza in quei tempi.
Ott.LombardiaVi è una controffensiva portata nel mantovano dal Gattamelata e dalla flotta veneziana comandata da Piero Loredan: quando questa giunge a Sermide il Gonzaga ne blocca l’avanzata e la obbliga a retrocedere in gran fretta facendo rompere gli argini del Po.
Nov.LombardiaAsseconda Niccolò Piccinino all’assedio di Brescia; si colloca con le batterie di fronte al Ravarotto;  coadiuva i ducali nell’assalto condotto alla torre situata ad oriente, dopo il violento fuoco delle bombarde che ha atterrato duecento passi di mura.
Dic.LombardiaNon hanno successo altri attacchi portati alle mura di Brescia; al loro fallimento conduce le milizie a svernare sul Garda (nei castelli di San Felice del Benaco e di Salò) mentre il Piccinino si piazza sulla fascia pedemontana.
1439
Gen.1000 cavalliTrentinoSi porta a Riva del Garda; pone presidi ad Arco ed a Tenno;  ostacola l’azione del Gattamelata volta a vettovagliare Brescia. Assale ancora la città.
Feb.Lombardia Trentino e VenetoAttraversa la Val di Sabbia; assedia Lodrone con il Piccinino e Luigi da San Severino;  costringe ad arrendersi a patti Paride di Lodrone. Si sposta nel Veneto;  a Villa Bartolomea ha un consiglio di guerra con il Piccinino ed il dal Verme. I veneziani tagliano gli argini dell’Adige per rallentare la marcia ai viscontei.
Apr. mag.VenetoAttraversa l’Adige con il Piccinino;  si impossessa di Legnago e di Porto; in breve tempo cadono molte località della pianura e della montagna veronese e vicentina quali Soave, Monteforte d’Alpone, Villanova, San Bonifacio, Arcole, Roncà, Brognoligo, Castelcerino, Montecchia di Crosara, Colognola ai Colli, Caldiero, Lonigo, Brendola, Montecchio Maggiore, Arzignano, Montorso con la Val d’Agno.
Giu.VenetoRitorna verso Verona;  si accampa dinanzi a Porta Vescovo; respinto a metà mese leva il campo e si colloca a Colognola ai Colli ed a Illasi. Si collega con con Taliano Furlano. Con quest’ultimo si oppone al trasporto della flotta effettuato dai veneziani dalla catena del Monte Baldo al lago di Garda. Si fortifica, poi, a Soave contro lo Sforza ed il Gattamelata che stanno avanzando su Cologna Veneta con 14000 cavalli e 8000 cavalli. Attaccato a Roncà, respinge un primo assalto;  una felice sortita di Troilo da Rossano e di Niccolò da Pisa lo costringono sull’imbrunire ad abbandonare Soave.
Ago.Veneto e LombardiaSi trova con il Piccinino a Vigasio. Rientra in Lombardia  e si impadronisce di Gavardo dopo averne  messo in fuga i difensori. E’ assediato dallo Sforza in Bardolino; le operazioni terminano presto a causa della peste che spinge i veneziani a ritirarsi a Zevio.
Sett.LombardiaA Goglione con 5000 cavalli; dà alle fiamme Sale e si appropria di un grosso bottino. Marcia sulla litoranea con il Piccinino;  si porta a Toscolano-Maderno; vi cattura Taddeo d’Este e vi distrugge la flotta lacuale veneziana.
Nov.Veneto e TrentinoLo Sforza ed il Gattamelata riescono a superare le linee difensive dei viscontei;  prendono la strada a nord del Garda per muovere in soccorso di Brescia. Gian Francesco Gonzaga si imbarca a Peschiera del Garda, sbarca a Riva  del Garda e cerca di unirsi sulle montagne con il Piccinino: a Tenno è sbaragliato dallo Sforza. Nello scontro muoiono 60 veneziani e più di 300 viscontei: sono anche catturati il figlio Carlo e Cesare da Martinengo. Si rifugia a Peschiera del Garda. A metà mese si muove da Legnago, da dove compie numerose scorrerie nel territorio finitimo fino a Vicenza.  Pochi giorni dopo è raggiunto dal Piccinino e da truppe fresche provenienti dal mantovano. Con il dal Verme,  Niccolò Piccinino e Francesco della Mirandola entra di sorpresa in Verona. Un disertore, custode della Porta di San Zeno (Giacomino di Castelbolognese, indica loro dove appoggiare le scale; è dato il sacco al borgo; i gonzagheschi giungono sulla piazza e continuano a depredare la città. Il Gonzaga occupa la cittadella, supera il Ponte della Paglia anche se inizialmente viene respinto dagli abitanti; nelle sue mani pervengono anche il Ponte Nuovo, il Ponte della Pietra, il Ponte delle Navi, Porta Vescovo, la Porta d’Oriello e la torre di San Giorgio. I veronesi accettano il Gonzaga come loro signore: solo Castelvecchio, dove è tenuto prigioniero il figlio Carlo, Porta Braida ed i castelli di San Felice e di San Pietro non si arrendono ai ducali. Il successo è breve; intervengono prontamente lo Sforza ed il Gattamelata che lo scacciano da Verona mentre i suoi uomini sono ancora intenti al saccheggio. Si allontana dalla città con il Piccinino per la Porta di Santa Croce, inseguito da Troilo Rossano e dal Sarpellione; ripara prima a Vigasio e, di seguito, a Valeggio sul Mincio perdendo per strada 300 cavalli, 500 fanti, 1000 mantovani, un gran numero di saccomanni ed i bagagli.
1440
Gen.TrentinoEsce da Torbole per assalire la flotta veneziana. Viene respinto. Con il Piccinino fa restituire ai veneziani quattro muli carichi di pagnotte destinate all’esercito nemico.
Feb.LombardiaSi reca a Rivoltella e nel ducato milanese.
Apr.Lombardia e VenetoSi riconcilia con il figlio Ludovico su richiesta del Visconti. Cerca di impedire ai veneziani il passaggio del Mincio; recupera Valeggio sul Mincio ed il ponte sul fiume. A metà mese è investito da Filippo Maria Visconti di Castellaro Lagusello, Peschiera del Garda, Belforte, Ostiglia, Redondesco, Canneto sull’Oglio, Ostiano, Lonato, Castiglione delle Stiviere, Solferino, Castelgoffredo, Asola, Revere, Ponti sul Mincio, Isola Dovarese, Bozzolo, Rivarolo Mantovano, San Martino dall’Argine, Dosolo e Sabbioneta.
Giu. dic.Veneto e LombardiaLo Sforza vince la sua resistenza sul Mincio; Gian Francesco Gonzaga si rifugia a Mantova. In tal modo apre agli avversari la strada per Brescia. Asola e Lonato gli si ribellano; i veneziani si impossessano anche di Marcaria, di Cavriana e di Peschiera del Garda. Dopo ripetute sconfitte ai primi di dicembre assale Villafranca di Verona e ne spiana parte della cinta muraria.
1441
Nov.LombardiaCon la pubblicazione della pace di Cavriana deve restituire ai veneziani Porto, Legnago, Nogarole Rocca; deve accettare la perdita di Valeggio sul Mincio, di Asola, di Lonato e di Peschiera del Garda e riconoscere agli avversari la somma di 4000 ducati.
1442
Giu.ChiesaSforzaUmbriaCon 2000 cavalli e più fanti raggiunge nel todino le truppe del Piccinino per scacciare il Sarpellione che controlla il capoluogo per conto dello Sforza.
1443
Apr.ToscanaA Siena con la moglie. E’ diretto a Bagni di Petriolo.
1444
Sett.LombardiaMuore a fine mese a Mantova. E’ ricordato per avere incaricato il Pisanello ad affrescare una sala del Palazzo Ducale di Mantova, di avere fatto edificare il palazzo di Marmirolo e di avere fatto erigere in città il campanile di Sant’ Andrea e le chiese di San Paolo e di Santa Croce. Sono stati ospiti della sua corte numerosi pittori,  scultori ed architetti tra cui Jacopino da Tradate e Filippo Brunelleschi. Nel 1423 invita a Mantova Vittorino da Feltre che vi fonda la Cà Zoiosa, scuola celebre per avere saputo  coniugare gli ideali umanistici con la fede cristiana. La sua corte è frequentata da Leon Battista Alberti, che gli dedica la versione latina riveduta del suo trattato “De pictura”, e da altri esponenti dell’ umanesimo come Guarino Guarini e Pier Paolo Vergerio. Medaglia del Pisanello (Firenze, Museo Nazionale); ritratto del Tintoretto, di Andrea Mantegna e di Francesco Bonsignori. Sposa Paolo Malatesta, figlia del signore di Pesaro  Malatesta Malatesta

CITAZIONI

-“Si guadagnò il Gonzaga fama di prode condottiere sul campo di battaglia, e secondò con molta intelligenza le operazioni del Carmagnola nella presa di Brescia, e nella battaglia di Macalò (maclodio)..Era il Gonzaga molto amico delle lettere, e il suo governo fu anche glorioso, sebbene egli non fosse scevro di vizj, nello spendere poco prudente, e troppo amico del lusso che propagò in un paese ove tutto era frugalità. Ebbe altresì la disgrazia di darsi in braccio ad un favorito Carlo degli Albertini, conte di Prato, che giunse a porlo in diffidenza fino della moglie, e di lui svincolò col farlo morire in occasione di una congiura, della quale erano complici Crescimbene e Gaspero di Castelbarco.” LITTA

-“Uomo dotato di mediocri talenti guerrieri.” BROGNOLI

-“Principe raro e Capitano singolarissimo..Era di statura giusta e forte, di volto bianco, e d’occhi e capelli castagnicci.” ROSCIO

-“Uomo valoroso.” SABELLICO

-“Huomo ..altiero, magnanimo e che si dilettava di esser temuto. Fu liberalissimo.” EQUICOLA

-“Si diede a conoscere..di molta stima e grido nell’armi e nelle lettere.” LOSCHI

-“I di cui talenti per la guerra erano mediocri.” LAUGIER

-“Huomo di grandissimo valore.” MAZZELLA

-“Il quale fu grande amatore della religione e di molto valore nell’armi..Principe di gran valore e bontà.” TARCAGNOTA

-“Guadagnò fama di prode quanto esperto condottiero.” BOSI

-“Il quale era per la grandezza della propria conditione e per l’eccellenza della virtù, soggetto che poteva e sapeva non meno che ricevere, apportare lustro alla dignità del posto (di capitano generale).” VIANOLI

-“Fu eccellente nell’armi.” SANSOVINO

-“Il quale fu molto religioso e buon principe, e però Dio lo prosperò sempre in tutte le sue cose.” ULLOA

-“Capitano di gran rinomo.” UGOLINI

-“Signore cortesissimo e magnanimo.” BALDI

-“Mantovano Alessandro, nuovo Marte della sua città. terrore del suo secolo per le sue vincitrici armi e amore de’ suoi popoli, per la sua generosissima liberalità.” MAFFEI

-“Fo de vertu et dignità prudente et fo vincitore sempre.” NOTAR GIACOMO

-“Soggetto che sapeva non che ricevere, ma apportare ancora per l’eccellenza della sua virtù lustro alla dignità del posto (di capitano generale).” TENTORI

-“Condottiero e buon stratega.” SCARDIGLI

-“La storiografia ha sovente visto Gian Francesco come un precursore incompiuto del perfetto principe rinascimentale figura, che sarebbe stata invece incarnata dal figlio Ludovico sia a causa, probabilmente, della vita trascorsa in imprese di guerra, sia per la sua costante lotta con una mancanza di denaro, che, a partire dall’Equicola in poi, venne interpretata come effetto di una irremediabile propensione al lusso e allo spreco, in ciò specchio in negativo di due parsimoniosi e oculati amministratori quali sembrarono la moglie, saggia e devota, e il prudente figlio Ludovico. Il Possevino scrisse duramente che Gian Francesco sapeva “perdere potius quam dare””. LAZZARINI

-“Era di statura giusta: e forte: di volto bianco: e d’occhi, e capelli castagnicci.” CAPRIOLO

-Con il fratello Rodolfo “Uomini ornati d’ogni virtù ai principi convenevoli.” MAINARDI

-“Gianfrancesco è uno dei personaggi più interessanti della famiglia..: è tuttavia ancora da studiare, per indagare fino a qual punto i successi innegabili che si ebbero durante il suo governo, furono dovuti alla sua abilità politica o a quella del Malatesta, di cui Paola fu senza dubbio la continuatrice..Egli fu..uno splendido signore del Rinascimento, desideroso di abbellire la sua dimora.” CONIGLIO

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-F. Tarducci. Gianfrancesco Gonzaga signore di Mantova.

Immagine: https://en.wikipedia.org/wiki/Gianfrancesco_I_Gonzaga,_Marquess_of_Mantua

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