GIAN FRANCESCO GONZAGA Marchese di Mantova

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GIAN FRANCESCO GONZAGA  Marchese di Mantova.

Signore di Asola, Peschiera del Garda, Verona, Lonato, Legnago, Nogarole Rocca, Valeggio sul Mincio, Remedello, Sabbioneta,Castiglione delle Stiviere, Dosolo, Isola Dovarese, Solferino, Castelgoffredo, Canneto sull’Oglio, San Martino dall’Argine, Bozzolo, Rivarolo Mantovano, Ostiano e Veascovato. Figlio di Francesco; padre di Ludovico e di Carlo; genero di Malatesta Malatesta.

1396- 1444 (settembre)

Anno, mese

 

Stato. Comp. ventura

 

Avversario

 

Condotta

 

Area attività

 

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

 

1407

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Alla morte del padre viene riconosciuto marchese di Mantova grazie al suo tutore Carlo Malatesta ed ai veneziani che inviano 150 lance comandate da Girolamo Contarini e da Francesco Foscari. E’ nominato capitano del popolo della città;  manterrà tale carica fino al riconoscimento ufficiale del titolo marchionale da parte dell’imperatore.
1409

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug. ago.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

A Ferrara ed in Romagna, allo scopo di sposare Paola Malatesta, figlia del signore di Pesaro Malatesta Malatesta. Costei, di aspetto tutt’altro che avvenente, porterà ai Gonzaga una tara genetica che si trasmetterà anche alle generazioni successive: la gobba.
1410

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Mantova organizza un grande torneo in cui la sua squadra, che indossa  una livrea rossa ed è agli ordini di Carlo Malatesta,  batte quella comandata da Pandolfo Malatesta (livrea bianca). Prendono parte alla giostra 42 cavalieri.
1413

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

…………..

 

Antipapa

 

Chiesa

 

 

 

Emilia

 

Combatte per l’antipapa  contro le milizie del papa Gregorio XII: si reca a Bologna per il solenne ingresso di Giovanni XXIII nella città.
Dic.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A Natale viene nominato vicario imperiale di Mantova dall’imperatore Sigismondo d’Ungheria.
1414

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Accoglie in Mantova l’antipapa e l’imperatore.
Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si libera dei fratelli Albertini, conti di Prato, che hanno il comando delle truppe, la podesteria di Mantova e controllano la politica estera dello stato. E’ istruito a loro carico un processo per alto tradimento: il Gonzaga li fa incarcerare e ne incamera i beni: sequestra diamanti in loro possesso del valore di 120000 ducati.
Estate

 

Brescia

 

Cremona

 

 

 

Lombardia

 

Affianca Pandolfo Malatesta contro Gabrino Fondulo. Ottiene dal Malatesta la rocca di Asola; occupa Pizzighettone, assedia Castelleone e la stessa Cremona.  Riceve del denaro dagli avversari e si ritira.
1415

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

A Venezia, per rendere omaggio al nuovo doge Tommaso Mocenigo.
Lug.

 

Mantova

 

Viadana

 

 

 

Lombardia

 

Si allea con il Fondulo ai danni dei Cavalcabò: con fra Ruffino da Mantova irrompe nel cremonese, occupa Viadana dopo avere aspettato che gli abitanti ne siano usciti per una processione. Di seguito, si impadronisce di Isola Dovarese e di Ostiano; uguale sorte subisce Rivarolo Mantovano. Ciò provoca le ire del duca di Milano.
1416

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lug.

 

Perugia

 

Montone

 

 

 

Umbria

 

Alla testa di 2000 fanti e di 800 cavalli asseconda Carlo Malatesta contro Braccio di Montone. Prende parte alla battaglia di Sant’Egidio (Umbertide)
…………….

 

 

 

 

 

 

 

Marche Romagna

 

Si colloca all’assedio di Rocca Contrada (Arcevia); giunto a combattere  i bracceschi che si trovano nelle vicinanze, è ferito alla coscia sinistra in uno scontro in cui perde la vita il suo capitano Paolo da Riva, che ha il comando di 400 fanti raccolti ad Ostiglia. Sconfitto, si ritira inseguito dagli avversari. Si sposta a Rimini dove si trattiene per qualche tempo allo scopo di comporre una tregua tra i Malatesta ed il Montone.
1417

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Si incontra a Peschiera del Garda con Francesco Bembo;  ha modo di dichiarare la sua amicizia per la Serenissima.
1418

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

Mantova

 

Torelli

 

 

 

Emilia

 

Ha per trattato Guastalla; restituisce la città quasi subito a Guido Torelli.
Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Si reca a Bevilacqua con Carlo Malatesta e Carlo da Pietramala, ospite di Galeotto Bevilacqua.
Ott. Lombardia Ospita a Mantova il papa Martino V eletto nel concilio di Costanza. La presenza del pontefice in città si protrarrà fino al seguente febbraio .
1420

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Romagna

 

A Rocca delle Caminate, per una grande partita di caccia organizzata da Pandolfo Malatesta.
1421

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ dichiarato dai veneziani proprio raccomandato.
…………….

 

Milano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1425

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si allea con veneziani e fiorentini contro i viscontei.
1426

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Feb.

 

Venezia

 

Milano

 

400 lance

 

Lombardia

 

Minaccia Bergamo con i Suardi ed altri esuli della città.
Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Entra nel bresciano con 3000 cavalli per sottomettervi tutti i castelli del territorio.
 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Ha il comando delle operazioni allorché il Carmagnola si assenta per curarsi ai bagni. Stringe maggiormente di assedio Brescia, conquista Salò e tutti i castelli della Riviera del Garda.  Sua base logistica diviene Quinzano d’Oglio.
Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Munisce Peschiera del Garda e Viadana. Sempre nel mese contribuisce a respingere un assalto condotto con 4000 cavalli, 3500 fanti e moltissimi balestrieri genovesi teso a rifornire di vettovaglie la cittadella di Brescia. Guido Torelli è costretto a ritirarsi a Montichiari senza essere riuscito a superare le linee di sbarramento approntate dai veneziani. Il Gonzaga inizia ad assediare la cittadella.
Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Accetta la dedizione di Asola e ritorna ad assediare Brescia: fa opera di mediazione nella contesa che sorge tra il Carmagnola e Niccolò da Tolentino.
Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Ha ancora il comando dell’esercito quando il Carmagnola è obbligato ad allontanarsi dal campo per andare a curarsi ad Abano Terme: induce Antonio da Landriano, che si trova alla difesa della cittadella, a richiedergli una tregua con il patto della resa se non  riceva soccorsi nell’arco di pochi giorni.
Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Entra nella cittadella di Brescia. I veneziani gli rinnovano la condotta e gli promettono una casa in cui abitare nella città.
1427

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Stipula a Guastalla una tregua di quindici giorni con il Torelli.
Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Staziona al campo di Castenedolo con il Carmagnola.
Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Ha il compito di raggiungere a Gottolengo il resto delle truppe veneziane. Si ferma per strada alla notizia della sconfitta del Carmagnola ad opera dei ducali capitanati dal Torelli, da Angelo della Pergola, da Niccolò Piccinino e da Francesco Sforza. L’informazione gli viene fornita da un uomo d’arme fuggito dal campo; ripreso in ogni caso il cammino, si ricongiunge con le truppe della Serenissima e con il suo intervento riesce in un certo qual modo a riequilibrare le sorti del combattimento.
Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Occupa Sabbioneta. E’ lodato dal doge Francesco Foscari per il suo valore;  gli è concessa in signoria la località  conquistata da poco.
Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si scontra con i ducali  a Castelsecco/Pizzighettone: il combattimento dura otto ore;  nel grande polverone provocato dal movimento dalle cavalcature riesce a salvare il Carmagnola gettato da cavallo in mezzo ai nemici.
Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Sconfigge sotto Gottolengo il signore di Pesaro Carlo Malatesta;  conquista la località.
Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si distingue nella battaglia di Maclodio: vi fa prigioniero Carlo Malatesta. Gli rende la libertà in breve tempo.
Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Attraversa il Po a Teriolo con 400 cavalli e 200 fanti e si accampa a San Martino di Bocci nel monastero: da qui scorre il parmense verso Colorno e Paradigna.
1428

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si trova a Brescia;   assume il comando generale delle truppe durante un nuovo periodo di convalescenza del Carmagnola. I veneziani gli assegnano in signoria Remedello, Casalmoro, Casalpoglio, Casaloldo, Barchi, Castelnuovo, Gazzuolo e Volongo; gli donano pure (1430) un palazzo a Venezia sito in San Pantaleon, sul Canal Grande, acquistato dai Giustinian per 6500 ducati
Mag.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ nuovamente dichiarato proprio aderente dai veneziani.
1431

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.

 

Venezia

 

Milano

 

 

 

Lombardia

 

Combatte ancora i ducali. Gli vengono confermati dai veneziani altri possessi quali Lonato, Castiglione delle Stiviere, Dosolo, Isola Dovarese, Montesano, Solferino, Castelgoffredo, Redondesco, Canneto sull’ Oglio, San Martino dall’ Argine, Bozzolo, Rivarolo Mantovano, Vitaliana, Ostiano e Vescovato.
1432

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

 

 

 

 

 

1476 cavalli

 

Lombardia

 

Viene preventivamente informato dai veneziani, con altri condottieri, dell’imprigionamento del Carmagnola.
Apr.

 

 

 

 

 

Governatore g.le

 

Lombardia

 

Con l’esecuzione del Carmagnola è nominato governatore generale. Luigi dal Verme gli consegna a Mantova le insegne del comando; il Gonzaga si reca a Brescia con il provveditore generale Giorgio Corner.  Affronta i viscontei al comando di 9600 cavalli, 8000 fanti, 800 balestrieri e 6000 cernite.
Mag. lug.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia e Lombardia

 

A Parma per rendere omaggio all’imperatore Sigismondo d’Ungheria; ritornato a condurre le operazioni, respinge il Piccinino. A giugno i ducali devono abbandonare Bordolano (il castello è messo a sacco e demolito); a luglio occupa Casalbuttano, Soresina, Paterno, Treviolo, Morengo e Pumenengo.
Ago. ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Pervengono in suo potere anche Romanengo, Fontanella, Soncino che ottiene per trattato dopo due mesi di assedio ed un un fuoco di artiglieria portato da quattordici bombarde.  Penetra in Val Camonica. Gli vengono contro lo Sforza ed il  Piccinino con 16000 armati; dopo qualche scaramuccia il Gonzaga  punta su Caravaggio: tenta di occupare Treviglio e Brignano Gera d’Adda. Invece di proseguire nella campagna ritorna prima a Bergamo e da qui prosegue per Mantova. L’esercito veneziano si divide in due parti agli ordini dei provveditori Giorgio Corner e Federico Contarini.
Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

I veneziani subiscono una disfatta a Delebio; la Val Camonica si ribella ad opera dei ghibellini locali.
Dic.

 

 

 

 

 

Capitano g.le

 

Lombardia

 

E’ nominato capitano generale; accorre a Brescia (dove è ospitato da Niccolino Caprioli), raccoglie altre cernite e spedisce in Val Camonica Luigi da San Severino. Quest’ultimo  riesce a debellare i rivoltosi con il Contarini.
1433

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

A Brescia. Alloggia nel convento di San Francesco.
Mar.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Sempre a Brescia. Viene ospitato nel convento di San Giovanni. Recupera la Valtellina.
Mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Al termine del conflitto la sua condotta è ridotta di un terzo;  è riconfermato nel capitanato generale delle truppe.
Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Accoglie a Mantova Sigismondo d’Ungheria. Con l’esborso di 12000 fiorini ottiene il titolo marchionale dall’ imperatore: come stemma gli è concesso una croce rossa in campo bianco con quattro aquile nere agli angoli.
Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

A Bergamo. Visita la Valle di San Martino.
Dic.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ottiene dai veneziani anche il comando delle lance spezzate.
1434

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Primavera

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fa pressione sulla Serenissima affinché sia concessa una condotta al congiunto Sigismondo Pandolfo Malatesta.
…………….

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il re d’Inghilterra Enrico VI gli conferma il privilegio di indossare la livrea reale.
Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Forti sono i contrasti tra i figli Ludovico e Carlo: a sua istanza l’imperatore gli permette di fare succedere nel marchesato il figlio Carlo al posto del primogenito Ludovico, fuggito a Milano alla corte di Filippo Maria Visconti. Nel periodo ha a sua disposizione 9657 cavalli e 3000 fanti.
1437

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mar.

 

Venezia

 

Milano

 

 

 

Lombardia

 

Esce da Brescia con 6000 cavalli, 4500 fanti, 3000 cernite, 2000 guastatori, tremila carri e 650 armi da fuoco di ogni forma e misura. Ai primi del mese, a Brivio, tenta di aprirsi  con la forza il passaggio dell’Adda per irrompere nel milanese. Stabilisce una testa di ponte al di là del fiume con la fanteria. La piena primaverile spazza via il ponte di barche e ne impedisce la traversata alla cavalleria. Coloro che si trovano sulla sponda milanese del fiume vengono sconfitti senza potere essere soccorsi; molti altri muoiono annegati nel tentativo di attraversare a nuoto l’Adda.
Apr. mag.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Analogo insuccesso ha il tentativo di attraversare l’Adda a Medolago: i veneziani perdono tra prigionieri ed affogati 3000 uomini. Il Gonzaga ripiega prima in Ghiaradadda (dove occupa Brignano Gera d’Adda) e, in un secondo momento, nel bergamasco. Riordina le sue truppe, ritorna verso il fiume con 7000 cavalli e 5000 fanti; si muove con lentezza, spreca tempo e denaro: tenta con incursioni isolate di assalire i viscontei senza svolgere un’ azione energica e decisiva. Viene accusato dal Senato di lentezza;  è sospettato di tradimento dai suoi stessi capitani.
Giu. ago.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si ferma nel bresciano: è fronteggiato dal  Piccinino che dispone di 12000 cavalli e molti fanti. Perde Brignano Gera d’Adda, ripiega su Bergamo; si sposta a Bolgare ed a  Talsedo, si fortifica a Palazzolo sull’Oglio. Sentendosi malsicuro, retrocede verso Brescia, attraversa l’Oglio al ponte della Bina, prende la strada di Pontoglio e trasferisce l’intero esercito (8000 cavalli e 8000 fanti) nel cremonese lasciando del tutto indifeso il bresciano di fronte al nemico che sta avanzando.
Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

E’ accampato con i suoi uomini vicino a Bolgare ed a Calcinato. Lo affiancano Sigismondo Pandolfo Malatesta, Taddeo d’Este, il Gattamelata, Bartolomeo Colleoni e Diotisalvi Lupi. Il Gonzaga viene sorpreso dai ducali che si impossessano delle artiglierie e dei bagagli caricati su più di cinquecento carri. Quando il Piccinino è messo in difficoltà dalla piena del Serio,  riattraversa l’Oglio, devasta la valle di Trescore Balneario ed ottiene con le bombarde Predore e Sarnico. A fine mese si trova a Caleppio; invia due compagnie alla difesa di Martinengo. I veneziani lo sollecitano ad affrontare gli avversari: la  fiacca condotta incomincia a preoccupare tutti, tanto più che i suoi uomini iniziano a danneggiare il territorio alla ricerca di fieno per la cavalleria.
Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Promette alla comunità di Brescia di fermarsi sulle rive dell’Oglio finché il freddo glielo permetta e, compatibilmente, con l’approvvigionamento di foraggio da parte della città. Nonostante ciò riduce l’esercito nei quartieri invernali. Scontento dei veneziani, alla scadenza della sua condotta si reca a Quinzano d’Oglio; non vuole entrare nel centro se prima non gli vengono consegnate le chiavi del castello. Vi sosta quattro  giorni;  subito dopo rientra nei suoi possedimenti. Ad Asola è raggiunto dal provveditore Piero Loredan che lo intercetta mentre sta salendo a cavallo. Il Gonzaga congeda il veneziano senza ascoltarlo; in realtà ha già deciso di abbandonare il servizio della Serenissima a favore del duca di Milano.
Dic. Lombardia Rinuncia alla condotta con i veneziani;  si riavvicina al duca di Milano Filippo Maria Visconti.
1438

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mag.

 

Milano

 

Venezia

 

Capitano g.le

 

Lombardia

 

Passa ufficialmente agli stipendi di Filippo Maria Visconti: con la vittoria gli è promessa l’espansione territoriale ad est.
Giu. A fine mese stipula un trattato di alleanza con il duca di Milano tramite Maffeo da Muzzano.
Lug.

 

 

 

 

 

 

 

Emilia

 

Al comando di 2000 cavalli e 2000 fanti aiuta Niccolò Piccinino ad attraversare di notte l’Oglio su tre ponti di barche costruiti tra Marcaria e Canneto sull’Oglio: il Gattamelata sposta rapidamente le truppe da Acquanegra sul Chiese verso Brescia. A  Ferrara, alla presenza di Niccolò d’Este, è concluso un trattato per la spartizione dei territori della Serenissima: gli sono promesse Verona e Vicenza; se le due città non dovessero essere conquistate gli è promessa in feudo Cremona con il relativo territorio. Gian Francesco Gonzaga lascia  Ostiglia, attraversa il Canale Tartaro ed irrompe nel veronese devastandone il contado. Occupa Villafranca di Verona e Nogarole Rocca senza alcuna dichiarazione di guerra; cattura in Valeggio sul Mincio Giovanni Malavolti, che si trova alla difesa della località con 300 cavalli. Si volta verso il bresciano e pervengono in suo potere anche Manerba del Garda, San Felice del Benaco e Salò.
Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

E’ sconfitto dal Gattamelata a Rovato; ritorna nel veronese con Luigi dal Verme.
Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Con il dal Verme blocca a Peschiera del Garda, sul Mincio, un primo tentativo del Gattamelata di abbandonare Brescia per ricongiungersi nel veronese con il resto dell’esercito veneziano; lo costringe a ricercare una nuova strada a nord del lago di Garda in un’azione di ripiegamento che avrà molta rinomanza in quei tempi.
Ott.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Vi è una controffensiva portata nel mantovano dal Gattamelata e dalla flotta veneziana comandata da Piero Loredan: quando questa giunge a Sermide il Gonzaga ne blocca l’avanzata e la obbliga a retrocedere in gran fretta facendo rompere gli argini del Po.
Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Asseconda Niccolò Piccinino all’assedio di Brescia; si colloca con le batterie di fronte al Ravarotto;  coadiuva i ducali nell’assalto condotto alla torre situata ad oriente, dopo il violento fuoco delle bombarde che ha atterrato duecento passi di mura.
Dic.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Non hanno successo altri attacchi portati alle mura di Brescia; al loro fallimento conduce le milizie a svernare sul Garda (nei castelli di San Felice del Benaco e di Salò) mentre il Piccinino si piazza sulla fascia pedemontana.
1439

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

1000 cavalli

 

 

 

Trentino

 

Si porta a Riva del Garda; pone presidi ad Arco ed a Tenno;  ostacola l’azione del Gattamelata volta a vettovagliare Brescia. Assale ancora la città.
Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia Trentino e Veneto

 

Attraversa la Val di Sabbia; assedia Lodrone con il Piccinino e Luigi da San Severino;  costringe ad arrendersi a patti Paride di Lodrone. Si sposta nel Veneto;  a Villa Bartolomea ha un consiglio di guerra con il Piccinino ed il dal Verme. I veneziani tagliano gli argini dell’Adige per rallentare la marcia ai viscontei.
Apr. mag.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Attraversa l’Adige con il Piccinino;  si impossessa di Legnago e di Porto; in breve tempo cadono molte località della pianura e della montagna veronese e vicentina quali Soave, Monteforte d’Alpone, Villanova, San Bonifacio, Arcole, Roncà, Brognoligo, Castelcerino, Montecchia di Crosara, Colognola ai Colli, Caldiero, Lonigo, Brendola, Montecchio Maggiore, Arzignano, Montorso con la Val d’Agno.
Giu.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto

 

Ritorna verso Verona;  si accampa dinanzi a Porta Vescovo; respinto a metà mese leva il campo e si colloca a Colognola ai Colli ed a Illasi. Si collega con con Taliano Furlano. Con quest’ultimo si oppone al trasporto della flotta effettuato dai veneziani dalla catena del Monte Baldo al lago di Garda. Si fortifica, poi, a Soave contro lo Sforza ed il Gattamelata che stanno avanzando su Cologna Veneta con 14000 cavalli e 8000 cavalli. Attaccato a Roncà, respinge un primo assalto;  una felice sortita di Troilo da Rossano e di Niccolò da Pisa lo costringono sull’imbrunire ad abbandonare Soave.
Ago.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

 

Si trova con il Piccinino a Vigasio. Rientra in Lombardia  e si impadronisce di Gavardo dopo averne  messo in fuga i difensori. E’ assediato dallo Sforza in Bardolino; le operazioni terminano presto a causa della peste che spinge i veneziani a ritirarsi a Zevio.
Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

A Goglione con 5000 cavalli; dà alle fiamme Sale e si appropria di un grosso bottino. Marcia sulla litoranea con il Piccinino;  si porta a Toscolano-Maderno; vi cattura Taddeo d’Este e vi distrugge la flotta lacuale veneziana.
Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto e Trentino

 

Lo Sforza ed il Gattamelata riescono a superare le linee difensive dei viscontei;  prendono la strada a nord del Garda per muovere in soccorso di Brescia. Gian Francesco Gonzaga si imbarca a Peschiera del Garda, sbarca a Riva  del Garda e cerca di unirsi sulle montagne con il Piccinino: a Tenno è sbaragliato dallo Sforza. Nello scontro muoiono 60 veneziani e più di 300 viscontei: sono anche catturati il figlio Carlo e Cesare da Martinengo. Si rifugia a Peschiera del Garda. A metà mese si muove da Legnago, da dove compie numerose scorrerie nel territorio finitimo fino a Vicenza.  Pochi giorni dopo è raggiunto dal Piccinino e da truppe fresche provenienti dal mantovano. Con il dal Verme,  Niccolò Piccinino e Francesco della Mirandola entra di sorpresa in Verona. Un disertore, custode della Porta di San Zeno (Giacomino di Castelbolognese, indica loro dove appoggiare le scale; è dato il sacco al borgo; i gonzagheschi giungono sulla piazza e continuano a depredare la città. Il Gonzaga occupa la cittadella, supera il Ponte della Paglia anche se inizialmente viene respinto dagli abitanti; nelle sue mani pervengono anche il Ponte Nuovo, il Ponte della Pietra, il Ponte delle Navi, Porta Vescovo, la Porta d’Oriello e la torre di San Giorgio. I veronesi accettano il Gonzaga come loro signore: solo Castelvecchio, dove è tenuto prigioniero il figlio Carlo, Porta Braida ed i castelli di San Felice e di San Pietro non si arrendono ai ducali. Il successo è breve; intervengono prontamente lo Sforza ed il Gattamelata che lo scacciano da Verona mentre i suoi uomini sono ancora intenti al saccheggio. Si allontana dalla città con il Piccinino per la Porta di Santa Croce, inseguito da Troilo Rossano e dal Sarpellione; ripara prima a Vigasio e, di seguito, a Valeggio sul Mincio perdendo per strada 300 cavalli, 500 fanti, 1000 mantovani, un gran numero di saccomanni ed i bagagli.
1440

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gen.

 

 

 

 

 

 

 

Trentino

 

Esce da Torbole per assalire la flotta veneziana. Viene respinto. Con il Piccinino fa restituire ai veneziani quattro muli carichi di pagnotte destinate all’esercito nemico.
Feb.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Si reca a Rivoltella e nel ducato milanese.
Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia e Veneto

 

Si riconcilia con il figlio Ludovico su richiesta del Visconti. Cerca di impedire ai veneziani il passaggio del Mincio; recupera Valeggio sul Mincio ed il ponte sul fiume. A metà mese è investito da Filippo Maria Visconti di Castellaro Lagusello, Peschiera del Garda, Belforte, Ostiglia, Redondesco, Canneto sull’Oglio, Ostiano, Lonato, Castiglione delle Stiviere, Solferino, Castelgoffredo, Asola, Revere, Ponti sul Mincio, Isola Dovarese, Bozzolo, Rivarolo Mantovano, San Martino dall’Argine, Dosolo e Sabbioneta.
Giu. dic.

 

 

 

 

 

 

 

Veneto e Lombardia

 

Lo Sforza vince la sua resistenza sul Mincio; Gian Francesco Gonzaga si rifugia a Mantova. In tal modo apre agli avversari la strada per Brescia. Asola e Lonato gli si ribellano; i veneziani si impossessano anche di Marcaria, di Cavriana e di Peschiera del Garda. Dopo ripetute sconfitte ai primi di dicembre assale Villafranca di Verona e ne spiana parte della cinta muraria.
1441

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nov.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Con la pubblicazione della pace di Cavriana deve restituire ai veneziani Porto, Legnago, Nogarole Rocca; deve accettare la perdita di Valeggio sul Mincio, di Asola, di Lonato e di Peschiera del Garda e riconoscere agli avversari la somma di 4000 ducati.
1442

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Giu.

 

Chiesa

 

Sforza

 

 

 

Umbria

 

Con 2000 cavalli e più fanti raggiunge nel todino le truppe del Piccinino per scacciare il Sarpellione che controlla il capoluogo per conto dello Sforza.
1443

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Apr.

 

 

 

 

 

 

 

Toscana

 

Si reca a Siena con la moglie; è diretto a Bagni di Petriolo.
1444

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sett.

 

 

 

 

 

 

 

Lombardia

 

Muore a fine mese a Mantova. E’ ricordato per avere incaricato il Pisanello ad affrescare una sala del Palazzo Ducale di Mantova, di avere fatto edificare il palazzo di Marmirolo e di avere fatto erigere in città il campanile di Sant’ Andrea e le chiese di San Paolo e di Santa Croce. Sono stati ospiti della sua corte numerosi pittori,  scultori ed architetti tra cui Jacopino da Tradate e Filippo Brunelleschi. Nel 1423 invita a Mantova Vittorino da Feltre che vi fonda la Cà Zoiosa, scuola celebre per avere saputo  coniugare gli ideali umanistici con la fede cristiana. La sua corte è frequentata da Leon Battista Alberti, che gli dedica la versione latina riveduta del suo trattato “De pictura”, e da altri esponenti dell’ umanesimo come Guarino Guarini e Pier Paolo Vergerio. Medaglia del Pisanello; ritratto del Tintoretto, di Andrea Mantegna e di Francesco Bonsignori.

CITAZIONI

“Si guadagnò il Gonzaga fama di prode condottiere sul campo di battaglia, e secondò con molta intelligenza le operazioni del Carmagnola nella presa di Brescia, e nella battaglia di Macalò (maclodio)..Era il Gonzaga molto amico delle lettere, e il suo governo fu anche glorioso, sebbene egli non fosse scevro di vizj, nello spendere poco prudente, e troppo amico del lusso che propagò in un paese ove tutto era frugalità. Ebbe altresì la disgrazia di darsi in braccio ad un favorito Carlo degli Albertini, conte di Prato, che giunse a porlo in diffidenza fino della moglie, e di lui svincolò col farlo morire in occasione di una congiura, della quale erano complici Crescimbene e Gaspero di Castelbarco.” LITTA

“Uomo dotato di mediocri talenti guerrieri.” BROGNOLI

“Principe raro e Capitano singolarissimo..Era di statura giusta e forte, di volto bianco, e d’occhi e capelli castagnicci.” ROSCIO

“Uomo valoroso.” SABELLICO

“Huomo ..altiero, magnanimo e che si dilettava di esser temuto. Fu liberalissimo.” EQUICOLA

“Si diede a conoscere..di molta stima e grido nell’armi e nelle lettere.” LOSCHI

“I di cui talenti per la guerra erano mediocri.” LAUGIER

“Huomo di grandissimo valore.” MAZZELLA

“Il quale fu grande amatore della religione e di molto valore nell’armi..Principe di gran valore e bontà.” TARCAGNOTA

“Guadagnò fama di prode quanto esperto condottiero.” BOSI

“Il quale era per la grandezza della propria conditione e per l’eccellenza della virtù, soggetto che poteva e sapeva non meno che ricevere, apportare lustro alla dignità del posto (di capitano generale).” VIANOLI

“Fu eccellente nell’armi.” SANSOVINO

“Il quale fu molto religioso e buon principe, e però Dio lo prosperò sempre in tutte le sue cose.” ULLOA

“Capitano di gran rinomo.” UGOLINI

“Signore cortesissimo e magnanimo.” BALDI

“Mantovano Alessandro, nuovo Marte della sua città. terrore del suo secolo per le sue vincitrici armi e amore de’ suoi popoli, per la sua generosissima liberalità.” MAFFEI

“Fo de vertu et dignità prudente et fo vincitore sempre.” NOTAR GIACOMO

“Soggetto che sapeva non che ricevere, ma apportare ancora per l’eccellenza della sua virtù lustro alla dignità del posto (di capitano generale).” TENTORI

“Condottiero e buon stratega.” SCARDIGLI

“La storiografia ha sovente visto Gian Francesco come un precursore incompiuto del perfetto principe rinascimentale figura, che sarebbe stata invece incarnata dal figlio Ludovico sia a causa, probabilmente, della vita trascorsa in imprese di guerra, sia per la sua costante lotta con una mancanza di denaro, che, a partire dall’Equicola in poi, venne interpretata come effetto di una irremediabile propensione al lusso e allo spreco, in ciò specchio in negativo di due parsimoniosi e oculati amministratori quali sembrarono la moglie, saggia e devota, e il prudente figlio Ludovico. Il Possevino scrisse duramente che Gian Francesco sapeva “perdere potius quam dare””. LAZZARINI

“Era di statura giusta: e forte: di volto bianco: e d’occhi, e capelli castagnicci.” CAPRIOLO

Con il fratello Rodolfo “Uomini ornati d’ogni virtù ai principi convenevoli.” MAINARDI

 

 

BIOGRAFIE SPECIFICHE

-F. Tarducci. Gianfrancesco Gonzaga signore di Mantova.

Immagine: https://en.wikipedia.org/wiki/Gianfrancesco_I_Gonzaga,_Marquess_of_Mantua

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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