GIAMPAOLO BAGLIONI

Consulta l’Indice anagrafico dei condottieri di ventura

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Indice delle Signorie dei Condottieri: ABCDEFGIJLMNOPQRSTUVZ

GIAMPAOLO BAGLIONI  Di Perugia. Conte di Bettona, signore di Perugia e di Bettona.

Conte di Bettona. Fratello di Simonetto Baglioni e di Orazio Baglioni; padre di Malatesta Baglioni e di Orazio Baglioni; cugino di Gentile Baglioni, Astorre Baglioni e di Morgante Baglioni; cognato di Bartolomeo d’Alviano e di Camillo Vitelli; zio di Baldassarre Signorelli, Ludovico Euffreducci, Ottaviano Signorelli. Suocero di Camillo Orsini, genero di Jacopo Conti.

1471 (luglio)- 1520 (giugno)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

…………….. Da fanciullo segue i suoi studi a Perugia con ottimi precettori. Adulto, frequenta lo studio perugino anche se non come studente.
……………..

Milita nella compagnia di Virginio Orsini.

1488
Ott. Umbria Affianca il padre Rodolfo ed il fratello Troilo nei tafferugli di piazza ai danni degli Oddi. I rivali sono costretti a lasciare Perugia per rifugiarsi a Castiglione del Lago.
1490
Apr. Lazio

Accompagna a Roma il padre Rodolfo, che vi si deve incontrare con il papa Innocenzo VIII.

Nov. Umbria Si sposa a Spello con Ippolita Conti. Trasferisce la moglie a Bastia Umbra.
1491
Gen. Umbria

Presenzia ai funerali del vescovo di Casciano ucciso a Perugia.

…………….. Perugia Oddi  Foligno Umbria

Combatte gli Oddi ed i folignati; i Savelli battono i perugini a Corciano.

Giu. Umbria

Si unisce con Camillo Vitelli e Paolo Orsini e dà alle fiamme Schifanoia, che appartiene a Berardino Ranieri. Si reca poi  a Ripa ed a Resena, si impadronisce di Civitella Benazzone, che viene data alle fiamme;  fa impiccare Battistaccio da Sant’Agata ad un torrione di Schifanoia. Rinsalda la supremazia dei Baglioni in Perugia.

1492
Mar. Umbria

Vince il primo premio di una giostra che si svolge a Perugia.

Ago. Lazio A fine mese presenzia a Roma alle cerimonie organizzate per l’elezione a pontefice di Alessandro VI.
Nov. Perugia Fuoriusciti Umbria

Entra in Bastia Umbra ed in Assisi con Carlo Baglioni ai danni dei fuoriusciti locali; mette a sacco alcuni borghi, dà alle fiamme le porte della chiesa di San Francesco e depreda la stessa basilica. Si ferma davanti al Monte di Pietà;  gli è consegnata una certa quantità di frumento. Ai prigionieri viene imposta una taglia;  è loro dato da mangiare carne umana cucinata in modo  normale. Il sacco termina due giorni dopo con l’arrivo di Niccolò Orsini.

1493 Firenze

Al servizio di Piero dei Medici. Con l’avanzata dei francesi di Carlo VIII in Toscana perde la condotta. Rientra a Perugia alla difesa della città con i congiunti Morgante ed Astorre.

1494
…………….. Perugia Oddi  Assisi Umbria

Abbandona gli stipendi dei fiorentini al fine di ritornare a Perugia. Con Morgante ed Astorre Baglioni affronta gli Oddi, Jacopo Fiumi ed Alessandro da Sterpeto, rientrati in Assisi con l’aiuto del duca di Urbino Guidobaldo da Montefeltro e del signore di Pesaro Giovanni Sforza. Presto raggiunge un accordo con gli abitanti e con il commissario pontificio.

Autunno Todi Chiaravalle Umbria

Con il cugino Astorre difende Todi, ove presta soccorso a Ludovico ed a Giovanni degli Atti in guerra con i Chiaravalle. Respinge gli avversari; entra in disputa con gli alleati per la cattura di Ettore da Canale, fatto prigioniero dai suoi uomini.  Lascia la città.

Nov. Umbria

Con i congiunti Astorre, Gismondo, Simonetto e Grifone Baglioni sorprende e svaligia a Mercatello di Monte Vibiano Vecchio alcuni soldati francesi, in marcia verso il sud, che stanno trasportando del denaro destinato alle paghe di alcuni funzionari.

1495
Primavera Firenze    Perugia

 

            Oddi

 

Toscana ed Umbria

Rientra a Perugia. Con il cugino Astorre, alla testa di 800 uomini tra fanti e cavalli, muove alla volta di Passignano sul Trasimeno. Le milizie avversarie sono sopraffatte con molte perdite tra morti e prigionieri. A questi ultimi è risparmiata la vita dal cugino. Di seguito con il fratello Simonetto ed Astorre recupera tutte le terre, le rocche ed i castelli occupati in precedenza dagli Oddi.

Giu. Perugia Oddi Umbria

Assedia Fratta Todina; rimane ferito in uno scontro.

Lug. Francia Venezia Emilia

Partecipa alla battaglia di Fornovo; vi  è fatto prigioniero.

Sett. Perugia Oddi  Foligno Umbria

Liberato, combatte ancora gli Oddi nel piano di Missiano; li costringe a ritirarsi a Corciano. Antonello Savelli e Niccolò Oddi non osano affrontarlo in campo aperto nonostante la loro superiorità numerica. L’attacco avviene nottetempo il giorno seguente. I fuoriusciti penetrano in Perugia per la Porta del Piscinello e per quella di Sant’ Andrea. Dilagano inizialmente nel centro trovando resistenza nei congiunti Astorre, Simonetto e Carlo.  Le difese fatte approntare in precedenza dal Baglioni (strade che portano verso la piazza sbarrate con catene) impediscono alla cavalleria di Troilo Savelli di proseguire nella lsua marcia. Gli avversari sono costretti a ripiegare verso Corciano. Ne è fatta strage;  grande è pure il numero dei prigionieri. Molti abitanti di Corciano e di Foligno vengono impiccati sulle mura del castello di Corciano; altri sono gettati in Perugia dalle finestre del Palazzo dei Priori.  Entrato in Corciano,  si impadronisce di una bandiera rossa di Foligno: come premio gli viene concesso una cavalcatura già di proprietà di Troilo Savelli. Fa riposare i suoi uomini e, sempre con Astorre, punta su Foligno; bombarda il castello di Gualdo Cattaneo. Viene raggiunto da Virginio Orsini; consegna del denaro a tale condottiero per avere il suo appoggio allo scopo di assalire tale  fortezza.

…………….. Perugia Orvieto Umbria e Toscana Entra con i suoi fautori in Cerona ed in Fichino (Ficulle). Agisce in collegamento con il signore di Siena Pandolfo Petrucci. Occupa anche Fabro e Selci. E’ ucciso Cesario Bandini, signore di tali località mentre sta combattendo gli abitanti di Orvieto. Gli orvietani, infine, sono respinti dai pontifici che riconquistano Fabro e Selci e fanno giustiziare gli assassini del Bandini.
…………….. Firenze Pisa Toscana

Si trova a Cortona con Ranuccio da Marciano ed il duca di Urbino Guidobaldo da Montefeltro.

1496
Mag. Toscana

Staziona tra Pontedera e Bientina; viene  inviato in soccorso di Buti.

1497
Estate Perugia Assisi Umbria

Assale ancora in Assisi Jacopo Fiumi; è invitato davanti ad una porta della città per iniziare le trattative. Gli viene teso un agguato ed è salvato da Carlo Baglioni che invia a suo sostegno Gonzaio da Perugia: nello scontro sono uccisi 60 abitanti, alcuni vengono catturati e sono impiccati. Riprende l’assedio ed Assisi è obbligata alla resa.

…………….. Spoleto Terni Umbria

Con Bartolomeo d’Alviano ai danni di Terni.

…………….. Firenze Pisa Toscana
1498
Mar. 50 lance Toscana

Gli è concessa dai fiorentini una provvigione annua di 1200 ducati.

Mag. Orsini Colonna Umbria

Con l’Alviano, Paolo Orsini e Ferrante Farnese attacca i Chiaravalle;  preda i castelli di Amelia. Conquista Penna in Teverina. A fine mese è assoldato nuovamente dai fiorentini al fine di contrastare i pisani.

Lug. Firenze Pisa Umbria e Toscana Nel castello delle Piscine stipula un atto di solenne pacificazione con il comune di Perugia ed il duca d’Urbino.
Ago. Toscana

Con il signore di Siena Pandolfo Petrucci impedisce ai capitani veneziani Guidobaldo da Montefeltro, Paolo Orsini, Astorre Baglioni e Pandolfo Malatesta di unirsi con le truppe di Piero dei Medici. Occupa la torre di Beccatiquello, posta ai confini dello stato perugino con la Val di Chiana; fa pure abbattere il ponte di Butarone, posto sempre al confine con il senese allo scopo di impedire l’ingresso delle truppe veneziane in quella area. A fine mese viene segnalato a Cascina. Preme sui fiorentini affinché gli sia aumentato il soldo.

Sett. Toscana

A Poggibonsi; con Jacopo d’Appiano (300 uomini d’arme) si sposta nel Mugello;  libera la rocca di Castiglione, presso Marradi, dall’assedio che vi è stato posto dagli avversari.

Ott. Romagna Toscana

Si trasferisce in Val di Bagno; ritorna verso Bibbiena allorché è informato che la città è stata conquistata dall’ Alviano.

Nov. Toscana

Con 60 balestrieri a cavallo punta su Franzola;  ne è respinto da Carlo Orsini e da Astorre Baglioni. Si dirige a Poppi e ne assume la difesa con Jacopo d’Appiano (130 uomini d’arme e 60 balestrieri a cavallo).

Dic. Toscana

Si unisce con Paolo Vitelli ed assedia Bibbiena; nei pressi di Poppi si lamenta con altri condottieri per il ritardo delle paghe.

1499
Gen. Umbria e Toscana

Raccoglie fanti a Perugia da condurre in Casentino. A metà mese si trova a Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) con 200 fanti e 60 uomini d’arme: affronta senza eccessivo impegno i nemici ed  è accusato per la sua inattività da Gaspare da San Severino.

Feb. Toscana

Assedia Bibbiena con 100 uomini d’arme, 100 cavalli leggeri e 1000 fanti, di cui 500 gli sono stati forniti da Paolo Vitelli.

…………….. Toscana E’ invitato dai fuoriusciti di Siena di unirsi loro scacciare il signore della città Pandolfo Petrucci. Rifiuta l’offerta; informa, anzi, segretamente il Petrucci sui movimenti dei suoi avversari.
Estate Toscana Chiede a Pandolfo Petrucci una condotta in caso di  licenziamento da parte dei fiorentini.
Dic. Chiesa Forlì Romagna Agli stipendi di Cesare Borgia. Con Onorio Savelli, Vitellozzo Vitelli e Zitolo da Perugia prende parte all’attacco contro Imola alla cui difesa si trova da Taddeo della Volpe. La località si arrende in breve tempo.
1500
…………….. Siena 50 lance Toscana Viene condotto dai senesi alla condizione che i suoi uomini d’arme restino alla guardia di Montepulciano.
Giu. Perugia Todi Umbria

Contrasta con 250 cavalli gli abitanti di Todi dopo una loro scorreria nei pressi di Pantalla. Si incontra con Vitellozzo Vitelli;  rientra a Perugia per le nozze del cugino Astorre.

Lug. Perugia Baglioni Umbria

Si trova nel palazzo  di Guido Baglioni allorché nella sua camera entrano di notte  prima Grifone Baglioni e poi Carlo Baglioni per ucciderlo mentre sta dormendo. Un suo uomo d’armi, il Maraglia, affronta i congiurati e gli dà il tempo di fuggire su un abbaino; si trascina carponi da un tetto all’altro, fa in tempo ad entrare nell’abitazione di alcuni studenti forestieri a Porta San Biagio. Viene fatto vestire da scolaro ed è accompagnato fino a Porta Borgna (Porta Eburnea) da due studenti; da qui si porta a piedi fino al ponte della Pietra presso il fratello Troilo; prende un cavallo e giunge a Marsciano. Si mette in contatto con il Vitelli che si trova a pochi chilometri di distanza a Pantalla. Il giorno seguente raduna  a San Martino in Campo,  castello vicino al Tevere, i suoi partigiani; raccoglie  800 cavalli e molti fanti a Cannara, a Bastia Umbra, a Castelbuono ed a Lucigno. Si congiunge con Gentile Baglioni; si fa aprire prima la Porta di San Pietro e, poi, una seconda; entra in Perugia e chiama a raccolta i suoi fautori. Decapita un uomo che ha rubato la cavalcatura dell’ ucciso Astorre Baglioni, cerca di ammazzare Giovan Francesco della Cornia; a Sant’Ercolano, nelle vicinanze dell’ ospedale della Misericordia, si imbatte in Grifone Baglioni che viene ucciso probabilmente dal cugino Gentile.  I congiurati Carlo Baglioni e Girolamo dalla Penna fuggono verso  Porta  Sant’Angelo. Molti nemici sono uccisi;  il Baglioni fa bruciare le case del borgo di Sant’Angelo. Entra nella cattedrale di San Lorenzo dove si sono rifugiati 200 contadini ed artigiani reclutati da Girolamo della Penna. E’ dato fuoco al portone della chiesa e sono fatti a pezzi tutti i presenti. Si reca a Prepo dove si è fermato Carlo Baglioni; non lo trova, rientra a Perugia e si  impossessa di un palazzo di Grifone Baglioni. Nei giorni seguenti fa abbattere le mura di Pietramelina, Civitella Benazzone, Montelabate,  di Ponte Pattoli e di altri castelli  devastandone il contado. Nel giro di pochi giorni sono uccisi in Perugia ventotto gentiluomini tra assassinati dai congiurati e fuoriusciti.

Ago. Chiesa Chiaravalle Umbria

Affianca Cesare Borgia con più di 5000 perugini in un’azione di polizia contro Altobello da Canale che con pochi uomini sta insanguinando la  la regione.

Sett. Chiesa  Siena Viterbo Capitano g.le e 100 lance Umbria e Lazio

Con il Vitelli e Paolo Orsini (300 uomini d’arme, 1000 fanti e 10000 cernite) espugna e mette a sacco il castello di Acquasparta  a seguito di un intenso fuoco di artiglieria durato quattro giorni: nello scontro rimangono uccisi Altobello di Canale con i ghibellini di Todi, ed altri 80 uomini Il cadavere del  Canale è steso su un tavolo da macellaio;  il suo corpo è fatto a pezzi per essere mangiato dai suoi  nemici di fazione. Nella circostanza il Baglioni cerca di salvare la vita ai vinti  salvo a confiscarne i loro beni. Sempre nel periodo  con Paolo  Orsini si volge su Amelia e con  altri capitani  punta su Viterbo per scacciare dalla località i figli di Giovanni Gatti e della sorella Ippolita.  Sfrutta la buona fede della sorella per  introdurre nella rocca alcuni suoi soldati. Rimette al potere nella città i maganzesi, favorevoli agli Orsini e contrari ai Colonna. Sono  saccheggiate nella circostanza molte case di entrambe le fazioni. Il bottino risulta superiore ai 30000 ducati. Di tale somma gli spettano 12000 ducati. Nei vari scontri rimangono uccise 500 persone. I suoi uomini si battono più volte con gli stessi alleati per la divisione del bottino causando con la loro avidità l’abbandono di molti partigiani degli Orsini. Il Baglioni lascia Viterbo e si reca a Roma dove il papa Alessandro VI gli consegna del denaro per mettere in ordine la sua compagnia Il pontefice, inoltre, emana un breve che proibisce ai sudditi dello stato della Chiesa di dare ospitalità a Carlo Baglioni, a Girolamo della Penna ed a Giulio Cesare da Perugia. Negli stessi giorni il  Baglioni rifiuta una  condotta che gli viene offerta dai fiorentini preferendo militare per i senesi che gli riconoscono  il comando  delle loro truppe. Da ultimo, si trova a Montefalco con il Vitelli e l’Orsini. A Foligno.

Ott. Umbria e Marche

Affianca a Gualdo Cattaneo ed a Nocera Umbra Cesare Borgia; ritorna a Roma per incontrarsi con il pontefice (e chiedergli altro denaro) con il Vitelli, Paolo e Giulio Orsini. Si trasferisce a Fano, territorio controllato dal duca di Urbino, con 500 fanti: durante la marcia le truppe spagnole al servizio dei pontifici si accampano tra Deruta, Torgiano e Bettona, terre controllate dai Baglioni.  Tali milizie nel loro passaggio  spogliano gli abitanti del circondario dei loro beni, distruggono e sporcano con i loro escrementi ogni tipo di vettovaglia  e le acque pubbliche.  Cesare Borgia non interviene. I soldati perugini, per vendetta, uccidono di nascosto tutti i soldati spagnoli che sono trovati isolati dai loro reparti. Molti di costoro sono legati e gettati nel Tevere.

Nov. Chiesa Faenza Romagna

Affianca il duca Valentino a Rimini ed a Cesena; con Giulio e Paolo Orsini, Dionigi Naldi ed il Vitelli tocca Forlì e passa all’assedio di Faenza: dopo dieci giorni è costretto a cessare le operazioni per la resistenza riscontrata e per le contrarie condizioni atmosferiche. Il freddo e la neve  bloccano tutte le strade provocando carestia di cibo e di foraggio. Scarseggia anche il vino indispensabile per sollevare il morale dei soldati. Cresce anche la tensione tra i pontifici a causa delle frequenti risse tra i mercenari perugini e quelli spagnoli a causa delle razzie compiute di recente da questi ultimi in Umbria. Il Baglioni si reca  a Forlì dove presenzia alla mostra dei suoi uomini.

Dic. Perugia Baglioni Romagna Marche e Umbria

A Mondaino ed a Montefiore Conca con Carlo Orsini; chiede licenza di fare rientro a Perugia.  Si incontra a Senigallia con Giovanni della Rovere ed a Urbino con il Montefeltro: il duca gli promette di non dare più asilo ai fuoriusciti perugini. Nel ritornare in Umbria il Baglioni cattura Giulio Cesare da Perugia e lo rilascia dopo avere pranzato con lui; presso Spello fa prigioniero anche Cesare Crispolti che sta per unirsi a Bettona con Carlo Baglioni e Girolamo dalla Penna. Attacca gli avversari; i due rivali riescono a fuggire.

1501
Feb. Perugia Foligno Umbria

E’ assalito sull’ Appennino da Carlo Baglioni e da Girolamo dalla Penna; si accampa a Gualdo Tadino con le truppe che, in segno di un suo lutto, sono tutte vestite di nero. Raggiunto da 80 cavalli leggeri condotti da Bandino da Castel della Pieve e da 100 uomini d’arme di Ercole Bentivoglio, assale Foligno. Gli abitanti murano tutte le porte tranne quella che guarda verso Todi. Inviano una supplica al pontefice invocando la salvezza: per facilitare l’intervento sono promessi alla Camera Apostolica alcune migliaia di ducati.

Mar. Umbria

Interviene il papa su consiglio del cardinale legato per l’Umbria, lo spagnolo Giacomo Serra. E’ conclusa la pace tra  le parti.

Apr. Perugia Fuoriusciti Umbria

A causa della neve differisce l’attacco a Nocera Umbra dove si sono rifugiati Carlo Baglioni e Girolamo dalla Penna; si sposta verso Gualdo Cattaneo con 800 cavalli e più di 1000 fanti per tagliare le linee di rifornimento agli avversari. Si incontra in Perugia con Morgante Baglioni; ritorna a Gualdo Cattaneo e pone il campo a Fossato di Vico, alla cui difesa si trovano Ottaviano della Cornia e Cherubino degli Ermanni. Alla notizia che Carlo Baglioni si sta muovendo in soccorso di Fossato di Vico fa porre in agguato Bandino da Castel della Pieve: 35 prigionieri sono impiccati davanti alla porta della località. Dopo due giorni i fuoriusciti, spaventati, abbandonano di nascosto Fossato di Vico; il Baglioni vi entra e vi lascia alla guardia Giovanni Orso da Montesperelli. Ritorna a Gualdo Cattaneo; viene informato da Morgante Baglioni che gli Oddi, con l’aiuto dei fiorentini, stanno raccogliendo milizie nel territorio di Cortona per puntare su Passignano sul Trasimeno.

Mag. Umbria e Lazio

Lascia Nocera Umbra, cavalca nottetempo a Perugia e con Morgante Baglioni, senza aspettare i soccorsi dei Montefeltro e dei senesi, raggiunge Montecolognola;  mette in ordine i suoi uomini. Assale Borghetto, obbliga Giulio Cesare da Perugia, Berardo della Cornia e Ludovico da Marciano a darsi alla fuga. Tra gli avversari sono uccisi 250 uomini con Carlo Oddi; è fatto prigioniero Pompeo Oddi che viene strangolato la stessa notte;  è catturato anche Baldassarre di Scipione. Attraversa il Paglia con 80 cavalli, tocca Sassoferrato e si impadronisce di San Michele in Teverina. Di seguito si muove nottetempo con una parte facente parte del contingente assoldato per Siena, accampato nel Chiugi,  per impadronirsi di Castel di Piero, località vicina a Graffignana nel viterbese. Si tratta di una questione di eredità  che riguarda la proprietà di alcune terre. Fa prigioniero il conte Secondo Baglioni ed il figlio Pirro (il futuro Pirro Colonna) e si impossessa del castello.

Lug. Chiesa Napoli Lazio A Roma con il Borgia ed il Vitelli per combattere gli aragonesi di Napoli a favore dei francesi. Esce dalla città alla testa di 400 fanti con l’uniforme gialla e cremisi del duca Valentino e 100 lance francesi. L’esercito ha Cassino come punto di raccolta.
Ago. Spoleto Terni Capitano g.le Umbria

Su richiesta del pontefice e dei spoletini si reca nel ternano. Perviene a San Gemini ed a Santa Maria di Lauro; colloca il campo nei pressi della chiesa di San Paolo, vicino al Nera, ed assedia Terni dopo averne devastato il contado. In pochi giorni i nemici sono costretti ad un accordo e restituiscono Cesi agli spoletini. Muove verso L’Aquila a seguito della caduta di Capua nelle mani dei francesi. Nello stesso mese Alessandro VI nomina il fratello Troilo, protonotario della cattedrale di San Lorenzo a Perugia,  vescovo della città. Sono raccolti tra la popolazione, per l’occasione, 40000 ducati, dei quali solo una parte è versata alla Camera Apostolica.

Sett. Chiesa Piombino Toscana

Assedia Piombino con il Vitelli; il signore della città  Jacopo d’Appiano è obbligato a fuggire in Francia.

1502
Mar. Toscana

Si trova a Massa al seguito del papa con il Vitelli.

Apr. Fuoriusciti Orvieto Umbria

Con gli Orsini rimette in Orvieto alcuni guelfi che ne sono stati espulsi.

Giu. Medici Firenze Francia 80 lance Umbria e Toscana

Affianca il Vitelli per reintrodurre in Firenze Piero dei Medici. Raccoglie nel perugino ed in Val di Chiana 60 uomini d’arme e 2000 fanti; a metà mese è tra Quarata ed a Ponte a Giovi di fronte alle Forche (Ponte a Buriano). Affronta il commissario Antonio Giacomini e si ferma a Petrognano, davanti al campo avversario posto a Castelluccio al Borro (Castelluccio). Entra in Arezzo con Fabio Orsini  alla testa  della sua compagnia e di 500 fanti. Sposta le artiglierie da San Clemente e le colloca su tre bastioni di gabbioni alzati di fronte alla fortezza dalla parte di Porta Calcitrone. Ne inizia il bombardamento;  nella stessa giornata è preso d’assalto il baluardo. Subito dopo, sempre con il Vitelli, si rivolge contro il castello di Quarata e  mette in fuga i 200 fanti del presidio; i due condottieri occupano il passo di Ponte a Buriano.  Antonio Giacomini è così forzato a ritirarsi a Montevarchi.

Lug. Toscana

Ai primi del mese con il Vitelli sorprende Anghiari;  per la via di Santa Fiora cala su Borgo San Sepolcro (Sansepolcro) che è messa a sacco. All’annuncio che truppe francesi stanno giungendo in soccorso dei nemici propone  di rafforzare le posizioni conseguite; fa sollevare Cortona mentre il Vitelli occupa Castiglion Fiorentino. A Castiglion Fibocchi respinge un attacco degli avversari; con la  cavalleria coglie in imboscata i fiorentini tesi all’ occupazione del castello di Rondine. I nemici  si allontanano in disordine verso Rondine e Laterina;  il Baglioni, tuttavia, non sa cogliere l’occasione. Con il Vitelli prosegue la sua avanzata verso San Giovanni Valdarno e Montevarchi: gli si fanno contro Antonio Giacomini ed il Lancre, che sono messi in fuga in una scaramuccia in cui si distinguono, con una nuova tattica, gli archibugieri ed i balestrieri a cavallo. Si accampa con Fabio Orsini a Ponte a Buriano finché energiche pressioni del re di Francia su Cesare Borgia, e  di quest’ultimo nei suoi confronti, lo convincono a lasciar perdere l’impresa. Rientra ad Arezzo e fa dare  alle fiamme Quarata; si incontra con il comandante francese Imbault Rivoire nel Palazzo dei Signori e si ritira verso Cortona e Perugia. Negli stessi giorni, probabilmente, dà l’ordine di avvelenare il cugino Morgante che milita con i fiorentini.

Ago. Umbria

Si ritira a Perugia. Incomincia a complottare con altri condottieri ai danni del Borgia.

Sett. Umbria

Intercetta una lettera pontificia che esorta Cesare Borgia a catturare i potenziali ribelli  allo stato della Chiesa.

Ott.   nov. Umbria Marche e Romagna

Si incontra a Magione, sul lago Trasimeno, con gli Orsini, il Vitelli, Oliverotto da Fermo, Ermes Bentivoglio (per i Bentivoglio), Ottaviano Fregoso (per i Montefeltro), Guido Pecci e Antonio da Venafro (per conto di Pandolfo Petrucci), tutti nemici del duca Valentino. Lascia Perugia e raggiunge Cagli dove è accolto come un liberatore. Non viene accettata una bozza di accordo raggiunta dall’Orsini con il  Borgia; occupa  Camerino per conto dei da Varano e vi perpetra bestiali eccidi. Raggiunge a Fossombrone il Vitelli e Francesco Orsini; conquista Gubbio con il Montefeltro: sono catturati alcuni fuoriusciti, come Girolamo della Staffa che il Baglioni fa decapitare e squartare a Perugia. Sconfigge i pontifici a Calmazzo; punta  su Fano, centro in cui cerca invano di penetrare. Nel proseguimento della sua azione si impadronisce di molti castelli tra cui Mombaroccio; assedia in Pesaro Michelotto Coreglia, occupa Monteluro e si attenda all’ Imperiale. Si ferma a Fano in attesa dell’esito delle trattative che stanno per concludersi tra i pontifici e l’Orsini. Nell’attesa i suoi uomini devastano  il riminese razziando bestiame e dando alle fiamme alcune fattorie. L’Orsini giunge al quartiere generale dei condottieri ribelli accompagnato dallo spagnolo Gorvalan. I capitani discutono i termini dell’ accordo in una chiesa solitaria in mezzo ad un prato presso le mura di Cartoceto sulle colline ad ovest di Fano. Gli Orsini si dichiarano soddisfatti. Il  Baglioni respinge con vigore l’idea di un accordo, il Vitelli cede stancamente alle sollecitazioni della maggioranza; Oliverotto da Fermo  segue l’esempio di quest’ultimo.

Dic. Umbria

Spaventato  dai colloqui tenuti nel contempo da emissari pontifici con i fuoriusciti perugini, firma anch’egli a Magione l’accordo di riconciliazione.  A metà mese il Borgia lo convoca  in Romagna. A causa di presunti problemi di salute rifiuta l’invito; parte, viceversa, in tutta fretta alla volta di Perugia. E’ così in grado di sfuggire alla cattura ed all’ uccisione, cosa che invece non accade a Senigallia ai sodali Vitellozzo Vitelli e Oliverotto da Fermo.

1503
Gen. Chiesa Perugia Marche Umbria e Toscana

Ripara a Montalboddo (Ostra) con Fabio Orsini (500 cavalli, 4000/ 5000 fanti e molti balestrieri a cavallo). Gli viene contro Michelotto Coreglia con 2000 cavalli; rientra a Perugia; si incontra con il congiunto Gentile ed entrambi, (vi sono nella città i primi cenni di ribellione) decidono di lasciarla. Esce da Porta Borgna con Gentile, il fratello Troilo ed i figli Malatesta ed Orazio; lo accompagnano un convoglio di muli e di carri che trasportano le  suppellettili più preziose e la scorta di 800 cavalli e circa 1000 fanti.  Della comitiva fanno parte anche  Giulio Vitelli e Giovanni Rossetto. Carlo Baglioni e gli  Oddi hanno così la possibilità di rientrare in Perugia. Si reca a Fratta Todina;  prosegue verso il lago Trasimeno  dove i fuggitivi si dividono. I Vitelli puntano su Città della Pieve; il Baglioni si avvia per la Val di Chiana verso Siena dopo avere lasciato alcuni presidi a Castiglione del Lago, alla rocca di Borghetto ed alla torre di Beccatiquello. Fa pure abbattere l’unico ponte che permette l’attraversamento della valle, vale a dire quello del Butarone. Si trasferisce a Montepulciano.

Feb. Toscana

A Siena ospite di Pandolfo Petrucci. Costretto ad allontanarsi una volta di più anche da tale centro, sfugge ad un’imboscata dei cavalli leggeri del duca Valentino; giunge a Lucca con 300 cavalli. Da qui finge di dirigersi verso Ravenna per unirsi con l’Alviano; punta, al contrario,  con il Petrucci su Pisa. Il Borgia lo fa contattare, gli promette, in caso di ritorno al suo servizio, il titolo di capitano generale.

Mar. Toscana

A San Gemignano. Nello stesso mese rientra in Siena con il Petrucci e l’ambasciatore francese.

Mag. Firenze Pisa 40 lance Toscana

Combatte i pisani

Ago. Orsini Chiesa Toscana e Umbria

Alla morte del papa Alessandro VI lascia Firenze con il cugini Gentile;  fa ricostruire il ponte di Chiugi sul Chiana, tocca Castiglione del Lago e la torre di Beccatiquello con 300 fanti e 100 cavalli. Tenta Panicale, si porta a Magione in attesa dei soccorsi  che gli sono stati promessi da fiorentini e da senesi. Viene affrontato da Carlo Baglioni a San Manno. Evita il combattimento a causa della sua inferiorità numerica. Fa credere di volersi ritirare verso Siena ed Orvieto per dirigersi con una marcia notturna  su Marsciano: è qui raggiunto dai rinforzi che gli sono portati da Francesco dei Barzi, da Ludovico Oddi, da soldati di Foligno e da truppe di Piero del Monte a Santa Maria. Ordinate le sue file, si incammina verso Torgiano dove lo aspetta Baldassarre Signorelli. Mentre Carlo Baglioni rientra in fretta in Perugia, tenta, inutilmente, di impadronirsi di Spello. Si uniscono alle sue schiere anche l’Alviano e Ludovico degli Atti;  razzia del bestiame nei pressi di Castel delle Forme. La località è messa a sacco perché gli abitanti si  sono rifiutati di arrendersi alla sua intimazione di resa. Informato da proprie spie che Muzio  Colonna sta per giungere in soccorso degli avversari, gli sbarra il passo a Bastia Umbra ed a Collestrada. Carlo Baglioni esce allora da Perugia e si pone a Ponte San Giovanni pronto ad assalirlo alle spalle. Il Colonna non compare all’ appuntamento e Carlo Baglioni non è in grado di mettere in atto i suoi piani offensivi.

Sett. Umbria e Lazio

Dispone a battaglia i suoi cavalli e fanti; prima dell’alba segue il corso del Tevere da Ponte Felcino; per la via di Pretola giunge a Ponte San Giovanni. Lo scontro avviene in tale località; ferisce al volto in combattimento Bernardino Antignola. Ritorna a Torgiano ed a Ponte Felcino, ove sconfigge Muzio Colonna. Ottiene Ponte Pattoli, Colummella, Civitella Benazzone e molti altri castelli, già feudi di Girolamo dalla Penna e dei dalla Staffa, che gli si arrendono tutti senza combattere Tocca Ponte Valleceppi, ancora  Ponte San Giovanni; alla testa di 7000 uomini  assale Perugia alla Porta di San Girolamo; abbattuta questa come la Porta del Pino, irrompe nella città, con Gentile Baglioni per Porta San Pietro. Sono appoggiate le scale alle due porte della seconda cerchia; è superata ogni resistenza; prende possesso anche della Porta di Sant’Ercolano e della torre dei Pirinelli prospiciente la Porta Marzia. Dopo quattro ore di scontri, in cui i morti non toccano le venti unità, perviene al duomo dove è accolto dai suoi partigiani; scende dalla sua cavalcatura, rende visita al vicelegato, il vescovo di Forlì, e si sposta nel borgo di Sant’ Angelo per impedirne il sacco. Sempre con l’Alviano espugna a metà mese la rocca di Todi e scaccia dalla città i Chiaravalle; raggiunge Amelia, espelle i Gatti da Viterbo, mette a ferro e fuoco Montefiascone e toglie al conte Bernardino da Marciano i castelli di Poggio Aquilone, Migliano, Parrano e Civitella de’ Conti per l’aiuto da essi fornito a Carlo Baglioni.

Ott. Firenze Orsini Spagna Borgia 150 lance Lazio

Si collega con Fabio Orsini, Ludovico degli Atti e l’Alviano; irrompe in Roma;  è accolto dall’ambasciatore veneziano con significative esibizioni di amicizia. Con la sua azione costringe il Borgia a rifugiarsi in Castel Sant’ Angelo. Il nuovo papa Pio III protegge il duca Valentino; il Baglioni passa agli stipendi dei fiorentini (alleati dei francesi); l’Alviano e gli Orsini scelgono, al contrario, il campo opposto, quello spagnolo. In realtà il condottiero perugino si fa consegnare i 14000 ducati della ferma, ma non raggiunge il regno di Napoli come da accordi presi con lo stesso Alviano e gli spagnoli. Se ne resta inattivo a Roma con la motivazione di proteggere il cardinale di Rouen.  Quando il Borgia tenta di lasciare  la città con l’Alviano, Renzo di Ceri e Fabio Orsini assale il Borgo Leonino ed appicca il fuoco a Porta Torrione per irrompere in Vaticano; alcuni cardinali salvano ancora il Borgia e lo fanno entrare in Castel Sant’ Angelo. Alla fine, alla morte anche di Pio III, il nuovo pontefice Giulio II lo obbliga a lasciare Roma con gli Orsini e l’Alviano. Il Baglioni, con i Vitelli ed i senesi insegue nel fiorentino 400 cavalli, 60 cavalli leggeri e 200 fanti del Borgia, comandati da Michelotto Coreglia, da Carlo Baglioni e da Taddeo della Volpe: agguanta gli avversari tra Castelfiorentino e Cortona, li sconfigge e cattura i tre capitani.

Nov. Umbria e Toscana

Fa uccidere in Perugia Carlo Crispolti; a nome dello stato della Chiesa persuade Giulio Vitelli a desistere dal suo tentativo volto ad impadronirsi di  Montone, già controllata da Niccolò e Paolo Vitelli. Si sposta in Toscana per ricevere la paga dai fiorentini.

Dic. Firenze 135 lance Umbria

Ad Orvieto, ospite di Girolamo Simoncelli. Rinnova la condotta con i fiorentini  e si reca a Roma. I francesi si lamentano con la repubblica perché accampa sempre nuove scuse per portarsi in Campania a combattervi gli spagnoli. La stessa richiesta gli viene fatta  a Roma dai cardinali.

1504
Mar. Firenze Pisa Toscana

Dà il guasto ai raccolti;  a San Rossore, in Val di Serchio, in Val d’Osoli; passa sotto Ripafratta. I suoi balestrieri a cavallo sono assaliti dai pisani usciti dalle mura. Nonostante gli ordini del commissario Antonio Giacomini interviene in soccorso dei suoi uomini; sta per essere catturato finché è salvato dall’azione di Giovanni da Mantova. La località, infine,  si arrende a discrezione.

Giu. Toscana Al campo di Cascina ha modo di rappacificarsi con Marcantonio Colonna. Con Bandino da Castel della Pieve e Chiriaco dal Borgo mette a sacco il lucchese; entra in Viareggio e dà alle fiamme tre imbarcazioni cariche di vino e di farina destinati a Pisa. Sono incendiati anche i locali magazzini. I tre condottieri scorrono sino al passo di Romito ed a Camaiore, dove si impadroniscono sul litorale di cento capi di bestiame pisano. 300 fanti lucchesi oppongono loro resistenza; 30 sono gli uccisi tra gli avversari. 14000 fiorini è il danno stimato dalle loro depredazioni. Il bestiame ed i beni di cui si sono appropriati i soldati, su ordine dei Dieci di Balia al Giacomini, sono fatti restituire ai lucchesi.
Dic. Romagna

A Castrocaro Terme con Ludovico della Mirandola alla testa di 400 cavalli.

1505
Gen. Perugia Monaldeschi Umbria

Aggredisce in Parrano Ludovico e Berardo Monaldeschi della Cervara che abbandonano la località; mette a sacco il centro. E’ ospitato in Orvieto da Lorenzo Magalotti; si trasferisce in Val Tiberina.

Feb. Lazio

Si reca a Roma;  si incontra con il Giulio II tramite il Montefeltro. Gli si dichiara fedele vassallo, nonché di ubbidire al nuovo legato papale di Perugia, il cardinale Antonio Ferreri.

Apr. mag.

 

Siena

 

110 lance Umbria

 

Ai primi del mese riceve a Perugia Niccolò Machiavelli a lui inviato dalla repubblica: afferma che non vuole assentarsi dai suoi stati per timore dei suoi avversari politici. Rifiuta il rinnovo della condotta con i fiorentini perché Marcantonio e Muzio Colonna, senza contare Luca e Jacopo Savelli, hanno avuto un numero di lance superiore  rispetto alla sua compagnia. Nella realtà sembra propenso ad appoggiare l’Alviano ai danni degli stessi fiorentini, anche se nega tale asserzione. I suoi cavalli di stanza a Cascina, chiedono ed ottengono di lasciare il campo. Il Baglioni viene assoldato dai senesi con 110 uomini d’arme ed alcune compagnie di fanti.

Giu. Umbria

A Piegaro; si accorda con gli Orsini, il Petrucci e l’Alviano per muoversi in soccorso di Pisa ed immettere in Firenze i Medici. E’ nuovamente contattato dal Machiavelli;  è  convinto a restare inattivo. Il figlio Malatesta  viene, invece, assunto dai fiorentini con una condotta di 25 uomini d’arme

Ago. Toscana e Umbria

A Grosseto con la sua compagnia e con gli uomini del  Petrucci. L’Alviano viene disfatto alla torre di San Vincenzo presso Campiglia Marittima. Il Baglioni lo accoglie a Monterotondo Marittimo; subito dopo lo scorta  a  Perugia.

Sett. Perugia Fuoriusciti Umbria

Contrasta nel perugino Carlo Baglioni e Michelotto Coreglia che scorrono il territorio con 1500 fanti, di cui 600 spagnoli ed il resto fuoriusciti di Perugia.

1506
Sett. Chiesa Bologna 100 lance Umbria e Romagna

Si reca ad Orvieto con 60 cavalli; usufruisce di un   salvacondotto che gli è stato fornito da Francesco Maria della Rovere;  si sottomette al papa Giulio II. Gli va incontro accompagnato dai suoi cortigiani; gli si getta ai piedi e rimette nelle sue mani le fortezze di Perugia e del suo stato, nonché la guardia della città affidata a 500 fanti pontifici; gli consegna in ostaggio i figli Malatesta ed Orazio che sono affidati al duca d’Urbino. Giulio II, fiducioso nei suoi confronti, entra in Perugia disarmato con una piccola scorta  con il della Rovere ed il cardinale Ferreri.  Nella cattedrale è celebrato un solenne Te Deum. e, pochi giorni dopo, una messa nella chiesa di San Francesco con omelia di fra Egidio da Viterbo. Il papa si ferma nella città alcuni giorni al fine di ricevere l’inviato del re di Francia, il cardinale di Narbona.  Il Baglioni, da parte sua, ospita nel suo palazzo il cardinale di San Pietro in Vincoli Galeotto della Rovere. Viene perdonato per i suoi errori del passato; gli è inoltre permesso di restare in Perugia. Scorta il  pontefice a Castel della Pieve  con il Montefeltro.  E’ obbligato  a fare rientrare nella città i fuoriusciti e coloro che ne sono stati a suo tempo  banditi con l’eccezione di Carlo Baglioni e di Girolamo dalla Penna. Viene condotto dai pontifici al fine di scacciare da Bologna i Bentivoglio.  Eseguita la rassegna dei suoi uomini, si avvia a Gubbio e, da qui, si dirige verso Forlì.

Ott. Romagna

A Forlì ed a Cesena con 150 uomini d’arme. Si unisce con Francesco Gonzaga per fronteggiare i Bentivoglio. Prende parte alla conquista di Bologna; presenzia in San Petronio ad una messa solenne con il Gonzaga e Giovanni da Sassatello. Assiste pure  alla rassegna della sua compagnia (70 uomini d’arme e 60 cavalli leggeri,  equivalenti ad una  condotta di 100 uomini d’arme).

1507
Mar. Romagna

Affianca il pontefice ad Imola e a Forlì.

Sett. Umbria

Organizza in Perugia una giostra che viene vinta da Sforza Baglioni.

Ott. Romagna
Nov. Romagna

Nel cesenate. I suoi uomini danneggiano il territorio.

1508 Romagna

A Forlì.

Gen. Chiesa Bentivoglio Emilia

E’ preposto alla guardia di Bologna con 400 fanti per sedare alcuni tumulti suscitati da Gaspare  Scappi, partigiano dei Bentivoglio.

Giu. Toscana

Viene segnalato a Siena.

Sett. Emilia

Con Ludovico Pio e Giovanni da Sassatello spiana nel bolognese Bagnolo, perché gli abitanti hanno dato ricetto ai partigiani dei Bentivoglio.

Nov. Emilia

A Bologna per la rassegna dei suoi uomini; subito dopo rientra a Perugia.

1509
Apr. Chiesa Venezia 100 lance Romagna

Organizza un trattato in Rimini con un caporale di Matteo da Zara per  trovare aperta la  Porta di Nazareth; costui dovrebbe anche dare fuoco alle stalle di Giovanni Greco. La congiura viene scoperta ed il militare è giustiziato dai  veneziani nella piazza.

Mag. Romagna

A Santarcangelo di Romagna. Con Ludovico della Mirandola coglie in agguato in Val di Lamone 800 fanti, 125 uomini d’arme e 200 cavalli leggeri comandati da Giampaolo Manfrone. Entra, subito dopo, in Brisighella con i suoi uomini mescolati ai nemici in fuga;   ottiene la rocca a seguito dello scoppio della santabarbara. Gravi danni al cesenate sono procurati al territorio dai suoi uomini.

Giu. Romagna e Umbria

Si muove da Forlimpopoli con 10000 uomini ai danni di Russi alla cui difesa si trovano 400 fanti. La località cede  per la sconfitta subita nei pressi da Giovanni Greco, uscito da Ravenna allo scopo di prestare soccorso ai difensori. A Spoleto con il papa.

Lug. Lazio ed Umbria

Si porta a San Michele in Teverina ed a Orvieto dove si congiunge con il della Rovere. Ospita a Perugia quest’ultimo con la moglie. Di seguito entrambi si recano a Todi per rendere omaggio al legato pontificio, il vescovo di Urbino Gabriele Gabrielli.

Ago. Veneto

All’assedio di Padova.

1510
Gen. Umbria

Accoglie in Perugia il papa, il della Rovere e la vedova del Montefeltro Elisabetta Gonzaga. A fine mese è segnalato ad Orvieto.

Feb. apr. Umbria

Tratta con i veneziani che gli offrono l’incarico di governatore generale ed una condotta di 200 uomini d’arme. Non ottiene il permesso al trasferimento dal papa.

Mag. Umbria Marche Emilia

La ascia Perugia perché inviato dal pontefice a Bologna dove è la raccolta di tutte le milizie dello stato della Chiesa. Prende la strada di Urbino e raggiunge la città.

Lug. Chiesa Ferrara Francia Romagna

In Romagna, agli ordini del della Rovere e del legato pontificio, il cardinale Francesco Alidosi. Con 400 cavalli e fanti prende possesso di Cento e di Pieve di Cento.

Ago. Romagna

Durante l’assedio della rocca di Lugo viene ferito ad un braccio da un colpo di schioppetto. Si trasferisce a Ravenna per curarsi; presto ristabilitosi, attacca i francesi che preferiscono ritirarsi.

Sett. Emilia

Da Castel Bolognese si sposta nel modenese a San Giovanni Finale per bloccare ai francesi la strada di Bologna. Negli stessi giorni è accusato di avere fatto avvelenare il genero Pier Giacomo Monaldeschi che milita nella sua compagnia. Il Baglioni fa pressioni sui genitori di quest’ ultimo, Francesco ed Imperia Monaldeschi, affinché il figlio Malatesta sposi la loro figlia Costanza erede del patrimonio fraterno. Ha facile gioco nel persuadere i Monaldeschi che sono gli orvietani i mandanti dell’ assassinio del genero.

Ott. Emilia

Assiste i modenesi con il della Rovere, Fabrizio Colonna. Giovanni Vitelli e Marcantonio Colonna. Le discordie tra i vari capitani e quelle tra il della Rovere ed il cardinale Alidosi impediscono ai pontifici un’azione coordinata ed efficace. Con Melchiorre Ramazzotto e Guido Vaina il Baglioni si oppone ai francesi al passo di Sant’Ambrogio.

Nov. Emilia

A Modena ed a Bologna per consigli di guerra che avvengono tra pontifici e veneziani.

1511
Gen. 100 lance

 

Emilia

Presenzia alla rassegna della sua compagnia che avviene davanti a Giulio II; muove verso Concordia, sul Secchia per sbarrare il passo agli avversari.

Feb. Emilia

Assedia la bastia del Zaniolo/ Genivolo nel ferrarese con 77 lance e 61 cavalli leggeri.

Giu. Chiesa Firenze Toscana  Romagna Emilia

Con Giovanni Vitelli appoggia il signore di Siena Pandolfo Petrucci, minacciato dai fiorentini. Ritorna ad Imola e raduna truppe per la riconquista di Bologna. Si collega con Andrea da Capua e Fabrizio Colonna. Gli vengono contro dal reggiano Galeazzo Pallavicini, Giovan Francesco Gambara e Corrado Tarlatini.

Lug. Venezia Francia Governatore g.le Romagna

Ottiene il permesso da Giulio II di passare agli stipendi dei veneziani che lo scelgono come loro governatore generale al posto di Marcantonio Colonna. Gli è concessa una condotta di 200 uomini d’arme, di 50 cavalli leggeri e di 100 fanti in tempo di guerra.  La ferma è di tre anni e gli è assegnata una provvigione annua di 3000 ducati; gli sono consegnati 2000 ducati affinché raccolga 1000 fanti in Val di Lamone.

Ago. Umbria Romagna

A Perugia; lo aspetta a Cattolica una flottiglia di 7 navi guidata da Daniele Dandolo per imbarcare i suoi uomini;  gli sono fatti avere altri 3000 ducati. Lascia la città con 800 cavalli e 500 fanti.

Sett. Romagna

Si ferma a Rimini in attesa che gli sia erogato il resto della prestanza di sei mesi.

Ott. 160 lance Romagna e Veneto

Ottiene un anticipo di altri 2500 ducati con la promessa del saldo al suo arrivo. Sbarca a Chioggia ed a metà mese Andrea Trevisan ed Antonio Giustinian gli consegnano lo stendardo ed il bastone di governatore generale. Viene accolto in Padova da Bernardino di Montone. In un secondo momento si fa di nuovamente consegnare le insegne del comando secondo le indicazioni degli astrologi. La cerimonia viene officiata nel duomo cittadino; la rassegna delle sue compagnie avviene nel Prato della Valle.

Nov. Veneto

Si incontra, sempre a Padova, con il capitano borgognone della Rosa, catturato dagli stradiotti; chiede altro denaro per la paga dei suoi uomini.  Lascia la città con il provveditore generale Andrea Gritti per la Porta di Codalunga. Si dirige a Vicenza.

Dic. Venezia Impero Francia Veneto

Si sposta verso il Cadore per opporsi all’ avanzata nemica. A Bassano del Grappa ed a Feltre; si ricongiunge a Serravalle (Vittorio Veneto) con le truppe condotte da Giampaolo Manfrone. Non osa attaccare battaglia  per la scarsa conoscenza del terreno; non si muove neppure verso il Friuli per assediare Gradisca d’Isonzo come gli viene chiesto dal provveditore Giovanni Paolo Gradenigo. Riconquista Belluno; presto è obbligato a ritirarsi a Vicenza dove i suoi soldati si comportano in modo ostile nei confronti della popolazione.

1512
Gen. 178 lance 50 cavalli leggeri e 113 fanti Veneto

Lascia Vicenza per tentare di recuperare Verona: si ferisce ad una gamba durante la marcia perché la sua cavalcatura si spaventa per un improvviso colpo di schioppetto da parte di un suo soldato. Rientra in Vicenza per farsi curare;  viene colpito da un attacco febbrile. Si fa trasportare a Cologna Veneta dove congiunge le sue forze con quelle di Bernardino di Montone.

Feb. Veneto e Lombardia

A Bonavigo per sostenere l’azione del Gritti che, con un colpo di mano, è riuscito ad entrare in Brescia. Punta su Valeggio sul Mincio con 500 lance; ne assedia il castello, lascia una guarnigione sul ponte e si trasferisce a Villafranca di Verona. Si volge, infine, in soccorso di Brescia con truppe, artiglierie (dieci pezzi), rifornimenti; pone a sacco Nogarole Rocca. Viene fronteggiato  da 500 lance e 700 arcieri a cavallo francesi,  seguiti dal resto dell’ esercito. Il Montone scioglie il ponte di barche collocato ad Albaredo d’Adige; il Baglioni guada il fiume, affronta gli avversari non pensando di combattere non con l’intero esercito di Gastone di Foix ma con una sua avanguardia. Lo scontro avviene alle quattro del mattino su campi innevati. La fanteria del Molard lo riduce a mal partito; gli è ferita la cavalcatura e gli sono uccisi due staffieri; si dà  alla fuga dopo avere subito numerose perdite (tra morti e prigionieri 200 fanti e 90 uomini d’arme). Ripara a  Soave dove trova consolazione in una donna che ha portato con sé da Padova; passa  a Lonigo e cerca di ricucire le file delle schiere ai suoi ordini; si ferma a Poiana ed a Barbarano Vicentino.

Mar. 200 lance 50 cavalli leggeri e 80 fanti Veneto e Lazio

A Vicenza ed a Malo; ritira tutti gli uomini d’arme da Schio, Montecchio Maggiore, Arzignano per concentrare la difesa sulla direttrice Vicenza/Padova. Alla guardia della prima località sono destinati 500 fanti e 500 cavalli leggeri. Si porta a Sovizzo.

Apr. Veneto

Invia sulle rive del Po cavalli leggeri e fanti con qualche pezzo di artiglieria per ostacolare le linee di rifornimento al campo francese. Si sposta a Vicenza e stipula un tregua con gli avversari.

Mag. 200 uomini d’arme, 50 balestrieri a cavallo, 112 fanti

 

Veneto

Presenzia alla mostra dei suoi uomini al Campo di Marte di Vicenza (200 uomini d’arme, 50 balestrieri a cavallo e 112 provvigionati). Con l’arrivo in Italia di 20000 svizzeri assoldati dalla Serenissima e dallo stato della Chiesa lascia Vicenza con il provveditore generale Paolo Capello, si porta a Cologna Veneta e muove contro il la Palisse che ha a sua disposizione solo 1000 lance e 6000/7000 fanti. Giunge a Soave;  al campo di Albaredo d’Adige chiede denaro per le paghe di tutti gli effettivi. Si consulta con Renzo di Ceri ed il Capello e fa trasportare le artiglierie a Villafranca di Verona  dove sono giunti gli svizzeri.

Giu. Veneto e Lombardia

A Villafranca di Verona; entra in Valeggio sul Mincio; si porta  in Lombardia. Dopo il ritiro dei fanti tedeschi dalle file dei francesi per ordine dell’ imperatore Massimiliano d’Austria, lascia il campo di San Martino del Lago e della Cavaliera con il Ceri e Giano Fregoso per aggredire Pizzighettone. Prende parte alla conquista di Pavia.

Lug. Lombardia       Piemonte Emilia

Riceve l’ordine di allontanarsi dal pavese;  lo esegue con estrema lentezza come risposta al ritardo delle paghe. La fanteria veneziana svaligia nei pressi di Cremona, ad un ponte sul Po, 160 lance e 100 balestrieri a cavallo fiorentini condotti da Silvio Savelli: sorgono forti contrasti tra veneziani e svizzeri per la divisione del bottino che sfociano in una rissa nella quale sono uccisi quindici fanti elvetici. Il Baglioni si adopera con Antonio Pio a sedare gli animi  cedendo, praticamente, alle pretese degli alleati. Perviene al campo di Castellazzo Bormida: si dimostra ora  energico quando il cardinale di Sion Matteo Scheiner fa trattenere prigionieri i provveditori veneziani Paolo Capello e Cristoforo Moro perché i veneziani sono in ritardo di 14000 ducati nel pagamento delle loro obbligazioni. Il Baglioni fa mettere in stato di allerta le truppe e le artiglierie fino al momento in cui i due funzionari della Serenissima non vengono rilasciati dietro la promessa della consegna ai loro capitani di 8000 raynes a titolo di risarcimento per il mancato bottino sottratto in precedenza dai veneziani agli svizzeri con il loro intervento ai danni delle lance di Luca Savelli. Pone il campo a Novi Ligure; punta su Casalmaggiore, tocca Castel San Giovanni ed entra in Piacenza. Con Francesco Rangoni e Giovanni Forti si volge verso il porto cittadino sul Po e ne scaccia 40 uomini d’arme ed alcuni balestrieri a cavallo di Alessandro Sforza, condottiero dell’ alleato duca di Milano, i quali hanno cercato di opporsi al suo passaggio.

Ago. Lombardia

Ad Ozzano nel cremonese; si spinge nel bresciano e si dirige su Pontevico per collegarsi con il provveditore Leonardo Emo. A  Verolanuova;  inizia ad assediare Brescia. Sorgono disordini nel campo veneziano per l’uccisione di Troilo Orsini da parte di un uomo d’arme della sua compagnia: si giustifica per tale fatto con la Serenissima  addossando ogni colpa dell’ accaduto alla condotta tenuta dal capitano ucciso. Aumentano anche i suoi contrasti con il Ceri;  si lamenta aspramente con i veneziani perché a tale condottiero la Serenissima ha aumentato la condotta. Respinge a San Zeno Naviglio una sortita di cavalli nemici; a fine mese colloca tre batterie di artiglieria contro Brescia, due sul monte prospicienti il castello, una verso la Porta di Torrelunga. Si accampa a San Giacomo sul Mella.

Sett. Lombardia

Stringe sempre più d’assedio Brescia,  toglie l’acqua alla città; si lamenta per lo scarso numero di fanti a sua disposizione, per il ritardo delle paghe, per l’infruttuoso tiro dell’artiglieria. Fallisce un trattato per trovare aperta una porta della località. Si inasprisce anche il contrasto con il Ceri specie dopo che quest’ultimo si è impadronito di Crema;  reclama, invano, la sua presenza sotto Brescia. Chiede la resa agli avversari; l’Aubigny minaccia di impiccare il suo trombetta se questi si fosse rifatto vivo.

Ott. Lombardia

Crescono nel campo veneziano i disagi  a causa delle piogge e del fango. Bombarda Brescia per tre giorni prima che si avvicinino alla città i rinforzi inviati dagli alleati spagnoli. I francesi si arrendono a patti, nonostante le sue proteste, nelle mani di questi ultimi. Il Baglioni si rivela una volta di più inadeguato a ricoprire il suo ruolo e non riesce a mantenere la disciplina tra le sue fila, come quando alcuni fanti di Annibale da Bologna saccheggiano delle case nella piazza. I ladri, condannati all’ impiccagione, si nascondono tra i fanti romagnoli e la cosa finisce lì. Cresce nel contempo il suo risentimento nei confronti dei francesi cui proibisce di presentarsi al campo per l’acquisto di vettovaglie  (sono  uccisi tre soldati). Si vede in Brescia con l’Aubigny ed a Ghedi, assieme con il provveditore Cristoforo Moro,  il viceré di Napoli Raimondo di Cardona  fa in modo che ai francesi sia vietato di uscire dalla città con i loro beni. Ordina una parata di tutto il suo esercito a San Polo (9000 fanti) e lo fa sfilare a titolo dimostrativo davanti a Torrelonga ed al castello ancora nelle mani dei francesi. Si incontra nel borgo di San Giovanni con il Cardona;  costui fa proteggere dagli spagnoli l’uscita da Brescia delle truppe nemiche.

Nov. Lombardia e Veneto

A Desenzano del Garda per la mancanza di vettovaglie e di foraggio per le cavalcature; invia a Venezia suoi emissari per essere lasciato libero. Si attenda a Ronchi.

Dic. Veneto

Esprime l’intenzione di attaccare 800 cavalli spagnoli venuti a Valeggio sul Mincio ed a Villafranca di Verona. Senza attendere la risposta si sposta ad Isola della Scala e spedisce artiglierie e carriaggi nel contado di Cologna Veneta. Attraversa poi l’Adige con Bernardino di Montone;  invia le truppe agli accampamenti invernali; domanda il permesso di rientrare in Perugia. A Venezia è accusato in Collegio per le malversazioni compiute dai suoi uomini nel veronese; critiche nei suoi confronti sono pure espresse dal provveditore Cristoforo Moro davanti al doge Leonardo Loredan. Prevale il parere del Consiglio dei Savi che decide di continuare il rapporto.

1513
Gen. Veneto

Chiede il comando generale di tutte le truppe comprese quelle del Ceri, una provvigione di 6000 ducati anziché di 3000, una condotta analoga alla precedente, la ferma di un anno senza l’anno di rispetto. A San Bonifacio viene a conoscenza della controproposta  veneziana: aumento della provvigione di 1000 ducati, aumento della condotta di 25 uomini d’arme in bianco (pagati cioè sulla carta), di 50 cavalli leggeri e di 25 provvigionati; la ferma di un anno.

Feb. Veneto

I suoi soldati mettono a sacco Cazzano di Tramigna: il figlio Malatesta non riesce a controllare la situazione; viene anzi assalito anche il castello di Illasi che appartiene a Girolamo Pompei. Si discolpa per le malefatte dei suoi uomini e le minimizza nella loro gravità. Chiede ancora licenza per potersi recare a Perugia e mantenere in suo potere la signoria della città.

Mar. Veneto Emilia  Umbria Lazio

Ottiene una risposta negativa; nonostante ciò, senza l’autorizzazione del provveditore generale Domenico Contarini lascia  con soli 30 cavalli, transita per Ferrara e raggiunge Perugia dove è accolto dalla popolazione in festa. Si reca, da ultimo, a Roma con Sforza Baglioni ed Ottaviano Signorelli per rendere omaggio al nuovo papa Leone X.

Apr. Venezia Spagna Impero Milano Governatore g.le Lazio Toscana e Veneto

A Venezia Cristoforo Moro si oppone al suo richiamo; è, invece, lodato dal provveditore generale Paolo Capello. Gli è concessa una condotta di 225 uomini d’arme per la ferma di un anno. Da parte sua il Baglioni si  incontra a Bracciano con Gian Giordano Orsini, raggiunge Firenze;  perviene a Lendinara al fine di affrontare gli spagnoli. Manifesta alcune richieste come il permesso di raccogliere 1000 fanti in Toscana, una condotta per il congiunto Baldassarre Signorelli, la licenza di potersi recare a Venezia.  Non viene accontentato;  si porta a San Bonifacio ed a Rovigo per la rassegna degli uomini d’arme e per quella dei fanti.

Mag. Veneto

Domanda tre paghe e gli sono dati solo 2500 ducati; invia allora a Venezia Ugo Pepoli e minaccia di non muoversi. Proviene, infine, dalla Francia al campo veneziano l’Alviano, da poco liberato dal carcere. Tale condottiero lo giudica “uomo di buon consiglio, ma senza ubbidienza”. Il Baglioni si porta a San Martino Buon Albergo; attacca  Verona e colloca il suo campo davanti a Porta Palio ed alla cittadella.

Giu. Lombardia e Veneto

Segue l’Alviano verso Cremona;  si muove sulle rive del Po a Cava Tigozzi per controllare i movimenti degli spagnoli. Viene spedito dal Contarini con Teodoro da Trivulzio a Milano per portare aiuto ai difensori del Castello Sforzesco. La città si solleva a favore degli alleati francesi; il Baglioni può così rientrare al campo di San Bassano. L’Alviano lo invia sul Po per impedire a Raimondo di Cardona il passaggio del fiume su un ponte di barche; con il fallimento della missione si ritira a Pizzighettone. I francesi sono pesantemente sconfitti a Novara, il Baglioni è costretto a ripiegare  prima a Pontevico e, poi, a Ronchi. Ha il compito di impadronirsi della rocca di Legnago (difesa  da 150 fanti spagnoli e tedeschi) con 1200 fanti ed una banda di cavalli: abbatte con le artiglierie parte delle mura ed espugna la fortezza. E’ lodato per scritto dal Senato. Gli avversari si avvicinano ed il Baglioni è obbligato ad abbandonare la località portandone via artiglierie e vettovaglie. Si ferma a Santa Lucia per assalire di nuovo Verona; protesta per il ritardo delle paghe ed a fine mese, sotto l’incalzare degli spagnoli, si ritira nel vicentino.

Lug. Veneto

Si offre di radunare 500 fanti nel perugino; si ritira ad Este dove i suoi uomini, sempre indisciplinati, entrano a contesa con quelli dell’ Alviano. Viene trasferito alla guardia di Treviso;  nella città prende alloggio nel vescovado. E’ di nuovo accusato dai veneziani di non mantenere l’ordine tra i suoi soldati che si sono dati invece al saccheggio dei beni della cittadinanza. Da Treviso si sposta a Noale; rientra in Treviso con Malatesta Malatesta da Sogliano e Taddeo della Volpe.

Ago. Veneto

Gli vengono inviati 2000 ducati a saldo delle sue paghe. Si ammala e la Serenissima, preoccupata per la sua salute, invia subito 3 medici per visitarlo.

Sett. Veneto

Ospita a Treviso l’Alviano, venuto nella città a supervisionarne le opere di difesa. Si collega a Limena con lo stesso Alviano alla testa di 250 uomini d’arme, 500 cavalli leggeri e 2000 fanti quando Raimondo di Cardona e Prospero Colonna ripiegano da Fusina verso Cittadella.

Ott. nov. Veneto Lombardia

Passa a Vicenza e respinge con le artiglierie un attacco spagnolo alla città. L’Alviano decide di venire a battaglia campale a Creazzo con gli spagnoli;  gli affida il comando dell’ala destra (900 uomini d’arme). Ha il compito di compiere un’azione aggirante e di assalire i nemici sui fianchi: a causa del terreno paludoso non è in grado di giungere in tempo  a sostenere il quadrato dei fanti veneziani. Questo viene in tal modo travolto dai nemici. Battuto, è catturato con Giulio Manfrone e Malatesta Malatesta da Sogliano dopo avere patito notevoli perdite. Viene condotto a Vicenza (caduta nelle mani degli spagnoli);  è rilasciato sulla parola per l’interessamento di Troilo Savelli e di Prospero Colonna. Gli è permesso di recarsi a Venezia e di cercare di ottenere, in cambio della sua libertà, quella del capitano spagnolo Alfonso di Carvajal. Giunge a Marghera ed a Venezia; si reca in Collegio con Ugo Pepoli.  Nella città è ospitato da Andrea Gritti. Si incontra in San Marco con il doge; in sede di Consiglio dei Dieci getta ogni colpa della disfatta sull’ Alviano. I veneziani accettano la sua richiesta e chiedono anche la liberazione di Malatesta Malatesta da Sogliano. Il Baglioni visita in carcere il Carvajal, raggiunge Treviso e ritorna a Vicenza. Il cardinale imperiale, il Gurk, non accetta lo scambio proposto che è stato trattato dagli spagnoli a sua insaputa. Egli si porta a Mantova e da qui si trasferisce a Montagnana per dirimere la vicenda con Raimondo di Cardona; alla fine si ritiene libero da ogni giuramento e si porta Padova. A novembre assiste nel duomo ad una solenne messa con gli altri condottieri veneziani. Ritorna a Venezia dove riferisce la sua opinione in Collegio; da ultimo, si dirige a Roma dove è stato convocato dal papa Leone X. Promette di recarsi a Napoli nel marzo successivo e di consegnarsi  prigioniero al re di Spagna.

Dic. Lazio

Una galea veneziana lo sbarca a Pesaro; a Roma.

1514
Feb. Umbria

A Perugia.

Apr. Umbria

Il papa gli proibisce di allontanarsi da Perugia e di recarsi nel Tirolo presso l’imperatore.

…………….. Firenze Governatore  g.le
1515
Lug. Chiesa 150 lance Lazio

A Roma. Si propone di raccogliere 6000 fanti; il pontefice gli concede una condotta  di 150 lance e gli dà il permesso di arruolare 3000 fanti.

Ago. Emilia

A Perugia per la mostra di 3600 fanti del contado;  a Bologna.

Sett. Emilia

A  Nonantola; ad ottobre è segnalato nel bolognese.

Dic.

Il Consiglio dei Savi a Venezia discute su un suo possibile reincarico; il suo nome è scartato sia per i guasti provocati dai suoi uomini nel trevigiano, sia per il suo non troppo brillante comportamento nella battaglia di Creazzo.

1516
Mar. Chiesa Urbino Umbria

Combatte agli ordini di Lorenzo dei Medici contro il duca di Urbino Francesco Maria della Rovere; contrasta i feltreschi nei pressi di Gubbio.

Mag. Umbria

Viene nominato dal pontefice conte di Bettona con Gentile Baglioni ed il figlio Malatesta.

Giu. Marche

Entra in Urbino con il Ceri; a Perugia, con il cugino Gentile, è nominato tra i Dieci  dell’ Arbitrio ed ha il comando di 2000 fanti.

Sett. Chiesa Fuoriusciti Marche

A Fermo con il Ceri (200 uomini d’arme) per difendere la località dai fuoriusciti della fazione ghibellina: questi ultimi vengono soccorsi dai colonnesi.

1517
Gen. Chiesa Comp. ventura Lazio ed Umbria

A Roma. Nella città riesce a sfuggire nel Borgo Leonino ad un attentato che gli viene teso da alcuni sicari di Carlo Baglioni. Assolda 3000 fanti per conto di Lorenzo dei Medici e fronteggia il tentativo del  della Rovere teso alla riconquista del  ducato di Urbino. Ritarda nel raggiungere  Gubbio con 400 cavalli e 6000 fanti, sicché Carlo da Gubbio può sollevare la città ai danni dei pontifici.

Feb. Lazio Romagna Marche

A Viterbo dove con Gian Giordano Orsini, Ludovico Orsini e Giovan Corrado Orsini stipula un accordo di pace tra la fazione dei maganzesi e quella dei Gatti. Ritorna subito dopo a Rimini con 150 uomini d’arme, 100 cavalli leggeri e 1000 fanti; da qui passa alla difesa di Pesaro. E’ scontento per il forte ritardo delle paghe (creditore di 9000 ducati).

Mar. Marche

Alla  testa dell’ avanguardia si scontra a Mombaroccio con il della Rovere; si ritira  verso Fossombrone dopo che il figlio Costantino è stato catturato dagli avversari. Il della Rovere si dà alla fuga. Il Baglioni è accusato con il Ceri e Vitello Vitelli di inattività da Lorenzo dei Medici. costretto  a recarsi a Roma per giustificare il suo operato davanti al papa; ritorna al campo con Gentile Baglioni ed assedia Mondolfo. Con la resa del castello vi entra per dividere il bottino tra i suoi uomini. Fa radunare tutte le donne in una parte della rocca con la scusa di volerle salvare dalla violenza dei soldati e si fa consegnare da loro gioielli e denari. Seleziona due giovani da portare nella sua tenda; riguardo alla sua scelta personale ha  un diverbio con il figlio Orazio.

Mag. Marche e Umbria

Abbandona Pesaro per le voci che prospettano  un attacco a Perugia da parte del della Rovere e di Carlo Baglioni . Raggiunge la città per la val di Bagno e ne entra alla difesa con 4000 fanti; mentre cavalca in borgo San Pietro, vicino alla chiesa di San Domenico, sfugge al tentativo di omicidio da parte di Eusebio Baglioni che cerca di assassinarlo con due colpi di spada. Nel trattato, ordito ancora da Carlo Baglioni, sono coinvolti anche Francesco Spirito e Giovanni Taddeo Baglioni: tutti sono sospinti in piazza e qui decapitati. Giungono in suo soccorso 600 cavalli francesi condotti da Camillo da Trivulzio, molte lance e 200 cavalli leggeri capitanati da Camillo Orsini, numerosi fanti da Firenze, Siena, Todi, Città della Pieve cosicché alla difesa di Perugia vi sono almeno 18000 /20000 armati. Ciò gli permette di liberarsi dei rivali politici nella città; un analogo spirito di iniziativa non lo dimostra, però,  con gli avversari, con i quali, anzi, trova un accordo con la consegna al della Rovere di 10000 ducati e di vettovaglie allo scopo di vederlo allontanarsi dal contado. La sua condotta lo porta ad essere sempre più sospettato dal papa anche perché si ritiene che si sia appropriato di parte della taglia stessa.

…………….. Umbria

Viene attaccato in Castiglione del Lago dal cugino Gentile.

1518
Sett. Toscana

Si trova a Firenze per le nozze di Lorenzo dei Medici con Maddalena de la Tour d’Auvergne.

1519
Sett.

Si offre invano ai veneziani.

1520
Mar. Umbria e Lazio

Scaccia da Perugia il cugino Gentile; viene convocato a Roma dal pontefice perché si suppone che abbia organizzato un tentativo di omicidio nella città a seguito del quale sono stati imprigionati cinque suoi sicari; viene anche sospettato di essere stato cosciente della congiura organizzata dal cardinale Petrucci ai danni dello stesso papa. Lascia Castiglione del Lago dove si è recato per le nozze della figlia Elisabetta con Camillo Orsini;  rientra a Perugia, anche a causa di movimenti di truppe pontificie sui confini ai suoi danni. Invia a Roma il figlio Malatesta; alla fine, a metà mese, persuaso dal genero che gli fa avere un salvacondotto,  si  reca di persona  a Roma. E’ imprigionato in Castel Sant’ Angelo con l’accusa di avere suscitato una rivolta nella marca di Ancona con il figlio Orazio; confessa, inoltre, sotto tortura, numerosi crimini tra cui incesti con le sorelle, stupri con le figlie, molti omicidi ed il conio di moneta falsa. Nell’occasione confessa pure alcuni presunti tradimenti riguardanti Rinieri della Sassetta.

Giu. Lazio

Viene decapitato nottetempo in Castel Sant’ Angelo. Su pressione del  Ceri la salma è sepolta a Roma nella chiesa di Santa Maria Traspuntina, anziché essere esposta sul ponte di Sant’Angelo come accade generalmente in quel tempo per i criminali. La tomba, a causa del rifacimento del tempio, è fatta demolire dal papa Pio IV per motivi militari.   L’impresa araldica del Baglioni è costituita da un grifone d’argento in campo rosso con il motto “unguibus et rostro atque aliis armatus in hostem”. Al riguardo il cugino Gentile era solito dire che questo uccello non aveva avuto le ali come altre volte per sfuggire alla trappola che gli era stata tesa. Agostino Binda fa stampare nello stesso anno a Venezia il poemetto in terza rima “Lamento del sig. Gio. Paulo Baglioni con il pianto d’Italia ed il lamento di Rodi.” Agostino Bindoni compone un lamento per commemorare la sua morte. Mario Podiani scrive alcune rime in suo onore; ricordato in una novella del Bandello. Un suo ritratto, opera di Luca Signorelli, si trova nella cappella di San Brizio nel duomo di Orvieto; un secondo compare nella sala Vitelli di Città di Castello in un affresco in cui è riportato l’incontro organizzato a Magione dal cardinale Latino Orsini e da altri condottieri ai danni di Cesare Borgia.

 CITAZIONI

“Spirto gentil, se in te pietà si prova/ fermati alquanto in quest’oscura tomba,/ che sentirai di me la crudel nova./ Son quel Baglion di cui fama rimbomba,/ del sangue perugin, di quella prole/ che infin al Ciel risuona la sua tromba.” Dal lamento per la sua morte di B. DEGLI ALESSANDRI riportato da MEDIN-FRATI

“Questo governator è prima homo di gran corazo, di perfeto juditio et consiglio, persona disposta ad ogni faticha, amato da tutti li soldati cussì a piedi come a cavalo; ha homene d’arme 200, che valeno più che tuto il resto di le nostre zente, e li soi cavali lizieri sono li primi dil campo; ha grandissimo seguito di fanti et modo di averne in ogni tempo bon numero, che non seria villani né schamperia come fanno li brixigelli…A questi tempi fa per mi tenirlo…” SANUDO

Si distinse “per quella umanità e gentilezza che è possibile nel mestiere della guerra, e di non uso certo nel reprimere i suoi concittadini…Umano e gentile, quando non si trattava di interessi perugini o di gravi torti da vebdicare.” BONAZZI

“Il quale mentre visse fu tanto dal cielo e da la fortuna favorito. Fu costui di bellissimo e grazioso aspetto, benigno e piacevole; parlatore eloquentissimo, e di gran prudenza, et in ogni suo gesto corrispondente; deditissimo al compiacere e servire ogni uomo..Fu ancora molto inclinato ad amar donne, da le quale fu sommamente amato, per il delicato e signorile aspetto che in lui si mostrava: oltre che fu sempre ne l’arme prode e valoroso cavaliero, e di mirabile e guasi divino ingegno e consiglio.” FROLLIERE

“Huomo molto sperto delle armi..Fu huomo di grand’animo, e di gran prudenza.” ALBERTI

“Il primo uomo di Perosa, e nell’arte della guerra di gran nome.” BEMBO

“Uomo veramente per la sua disonesta ed infame vita indegno del nome di Capitano.” CASTELLINI

“Eccellente..per l’esperienza della guerra e per vigore d’animo..Huomo terribile d’ingegno, e prontoa di mano.” GIOVIO

Con i due figli Malatesta ed Orazio “Questi son tre guerrier dipinti in uno,/ Anzi di guerra tre folgori ardenti:/ Degni che gli anni e riverisca ogniuno./ Piega lor le ginocchia riverenti/ Tre volte, o forestiero, e guarda quanto/ S’allegra di due figli a se presenti./ Il padre, essi di vedersi a canto/Il lor famoso e chiaro genitore,/ che ne l’armi acquistò splendor costante.” PAOLO GIOVIO il giovane, da un sonetto raccolto dal GIOVIO

“Hebbe il Baglione statura grande, carnagione bianca, gli occhi e capelli castagnicci e la barba bionda.” ROSCIO

“Virum armis praestantem, et quod in bello magni ponderis, summe militibus carum.” VERI

“Di bellissima presenza di volto e di corpo, d’eccellente eloquenza, e necessaria alla professione ch’egli faceva della guerra, i cui costumi erano tali, che nessuno gli harebbe biasimati in campo, e molti gli lodavano a tempo di pace; se non ch’egli senza scordarsi mai delle particolarità, soleva vendicar gli odii antichi, e vituperar la sua e l’altrui famiglia con dishonesti amori…Huomo terribile d’ingegno e pronto di mano.. Huomo molto sperto nell’armi..Fu uomo di grand’animo e di gran prodezza.” SANSOVINO

“Valente capitano di ventura.” BOSI

“Condottiere sans foi comme tous les autres.” PERRENS

“Artis bellice peritissimus.” SANSI

“Soggetto celebre ed accreditato in guerra.” VERDIZZOTTI

“Tiranno di perugia, il quale con le sue mani avea fatte più occisioni, ed era temuto da tutti grandemente.” Da una cronaca anonima riportata dal VERMIGLIOLI

“La fama non potrà mai morire,/ Che lascia doi figlioli, che ognuno è Marte/ Che a chi nol pensa ancor faran pentire.” “Dal lamento del sign. Gio. Paolo Baglioni con il pianto d’Italia”, ripreso dal VERMIGLIOLI

“E’ valenmte homo, ha boni consigli, desidera aver honor, ma ha poca praticha di governo, e li soi fanno gran mali.” Da un giudizio del provveditore generale Cristoforo Moro riportato dal SANUDO

“Non valse forza a Zan Paul Baione,/ che si portò quel dì da paladino/ che ferito havendo el bon ronzone (cavallo)/ forza gli fu ristrarse dal camino,/ el con nepote lì lassar persone,/ como volse il suo crudel destino.” ANONIMO (La rotta e presa fatta a Bresa per li Francesi)

Con Bartolomeo d’Alviano “Huomini, secondo Italiani, di grande conditioni et experientia.” Da una lettera dei Dieci di Balia al GUICCIARDINI

Con Vitellozzo Vitelli, Paolo Orsini e Bartolomeo di Capranica “Tutti capitani di buon nome.” ALVISI

“Pochi personaggi e signori del Rinascimento italiano hanno lasciato di sé una fama così discussa come Gian Paolo Baglioni. E’ uno dei personaggi contro cui si sono più accaniti gli storici dei secoli passati. Alcuni hanno messo in risalto i suoi peccati, i suoi difetti e i suoi tradimenti, pochi hanno tratteggiato i suoi pregi, nessuno le sue virtù. Contro di lui si schierarono compatti tutti gli storici toscani dell’epoca, con in testa il Machiavelli e il Guicciardini, seguiti dal Nardi e dall’Ammirato. Furono benevoli nei suoi confronti solo i memorialisti e gli storici perugini che con molto sforzo e tanta buona volontà riuscirono a scoprire in Gian Paolo anche qualche lato umano da ricordare ai posteri…Gian Paolo fu non solo uno dei più grandi ribaldi del suo tempo, ma anche un condottiero abile, prudente e valoroso, ultimo, con il cognato Bartolomeo d’Alviano, della scuola Braccesca. Come soldato fu amato e stimato dai perugini che correvano a militare nelle sue schiere mercenarie. Con loro era liberale, di modi affabili, di parola facile, anche alla buona, nonostante il torvo aspetto e l’aristocratica burbanza. Apprezzato dai fanti come condottiero e daslle madonne per il suo fascino, rimane il fatto che a stimarlo furono ribaldi e donne di non troppo morigerati costumi che, come lui, costituivano la popolazione attiva, forte e pugnace di Perugia di quei tempi.” GIUBBONI

“Et a la detta morte di Gio Paolo se disse che fu ordinata dal signore Gentile Baglioni, suo fratello consubrino per invidia perché era majore homo de luje, che in questa parte non se poteva più oltre che Gio Paolo e ogne homo de luje tremava, e niun soldato era ardito a mettere el piede nel peroscino contra sua voglia, er era un bello homo grande e grosso.” Da uno scritto di GIULIO DI COSTANTINO riportato da GIUBBONI

“Vari scrittori accusarono Giampaolo di sozzure e ne lasciarono ricordanza tristissima. Laa sentenza del Guicciardini udimmo, gli altri stettero a quella e al racconto di un cronista padovano (riportato dal Muratori): “Certo non fu uomo che avesse colpe gravissime.” Poco dopo aggiunge: “Abbandonatosi ad incestuose voluttà, non conobbe la pace domestica, sempre in discordia con la sua compagna di letto..Alla sua fine concorsero le rivalità dei parenti e degli emuli. Ma la colpa maggiore di lui fu certamente il primeggiare fra i suoi cittadini, dirigere a proprio talento il senno dei magistrati e mantenere la patria sua indipendente dalla potestà della Chiesa.” FABRETTI

“Acquistò fama di Capitano illustre. Hebbe il Baglione statura grande: carnagion bianca: gli occhi, e capelli castagnicci: e la barba bionda.” CAPRIOLO

“Famous “condottiere” (and alleged inventor of “zabaglione”.” ARFAIOLI

“…quel nobil capitano/ qual è dicto zoan Paulo balione.” Da “La presa della città di Bologna” in GUERRE IN OTTAVA RIMA

 

 

  BIOGRAFIE SPECIFICHE

-M. Giubboni. Gian Paolo Baglioni.. Condottiero perugino del 1500 e il suo tempo.

 

 

Immagine: https://it.wikipedia.org/wiki/Giampaolo_Baglioni#/media/File:GiampaoloBaglioni.jpg

 

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Roberto Damiani
Roberto Damiani è l'autore del sito Condottieri di ventura.
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