GALEOTTO MANFREDI Di Faenza

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GALEOTTO MANFREDI  Di Faenza. Conte della val di Lamone. Signore di Faenza, Granarolo, Solarolo, Brisighella, Gesso, Rocca San Casciano, Russi, Riolo Terme, Montemaggiore.

Figlio di Astorre, fratelllo di Lancillotto, padre di Astorre (Francesco); cognato di Giberto Pio, Niccolò Maria Rangoni, Pandolfo Malatesta e Pino Ordelaffi.

1440 – 1488 (maggio)

Anno, mese Stato. Comp. ventura Avversario Condotta Area attività

Azioni intraprese ed altri fatti salienti

……….. Emilia Trascorre parte della sua adolescenza a Ferrara per perfezionarsi negli studi e nella vita di corte. E’ allievo di Guarino Veronese.
1451 Romagna Presenzia ai festeggiamenti indetti per il matrimonio della sorella Barbara con Pino Ordelaffi.
1452  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Emilia

Viene armato cavaliere nella chiesa di San Petronio, a Bologna, dall’imperatore Federico d’Austria con il fratello Carlo ed il padre Astorre.

1462 Chiesa Rimini  

 

 

 

Combatte contro le truppe di Sigismondo Pandolfo Malatesta.

1463  

 

 

 

 

 

 

 

Sett.  

 

 

 

 

 

Marche

Prende parte all’assedio di Fano alla cui difesa è preposto Roberto Malatesta. Entra nella città.

1467 Venezia Firenze  

 

Emilia

Segue Bartolomeo Colleoni nella sua avventura contro i fiorentini.

1468  

 

 

 

 

 

 

 

Mar.  

 

 

 

 

 

Romagna

Alla morte del padre si reca a Faenza; ne è acclamato signore dagli abitanti assieme con il fratello Carlo.  Ottiene dal papa il vicariato della città.

Apr. Venezia  

 

36 lance  

 

Gli è data dai veneziani la condotta di 36 lance (108 cavalli). La ferma è stabilita in un anno più uno di rispetto; gli è concessa una prestanza di 30 fiorini per lancia; ha l’obbligo di servire in qualsiasi parte d’Italia.

1470  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Venezia  

 

 

 

 

 

Gli è rinnovata dai veneziani la ferma con le stesse modalità.

1476  

 

 

 

 

 

 

 

Feb.  

Manfredi

 

Faenza

 

 

Romagna

Prende la via dell’esilio; si reca a Rimini ed a Forlì dove è ospitato dal cognato Pino Ordelaffi. Con il suo aiuto si impossessa della rocca di Solarolo: quando è costretto a cedere di fronte al fratello Carlo è ospitato nuovamente a Forlì.

Lug.  

 

 

 

 

 

Emilia

A Ferrara, alla corte del duca Ercole d’Este. E’ assalito nottetempo nella Via Grande, presso la chiesa di San Pietro, dall’orefice Stefanello del Bo’ che con alcuni sicari uccide un suo famiglio.

Sett.  

 

 

 

 

 

 

 

Si offre di passare al servizio di Lorenzo dei Medici.

1477  

 

 

 

 

 

 

 

Lug. Manfredi Faenza Chiesa  

 

Romagna

Con il sostegno di veneziani,  estensi,  fiorentini e dei  Bentivoglio  esce da Ravenna e tenta di togliere la signoria di Faenza al fratello Carlo: il congiunto gode, invece, dell’appoggio dalla duchessa di Milano Bona di Savoia e degli aragonesi. Il Manfredi si accorda con il fratello Lancillotto.

Ott.  

 

 

 

 

 

Romagna

Si impadronisce della Val di Lamone; occupa Granarolo e Brisighella. Un altro fratello,  Federico vescovo di Faenza, cerca invece di sbarrargli la strada alla testa di milizie faentine, riminesi e forlivesi. Il prelato entra in Brisighella mentre Galeotto si colloca a Baccagnano. E’ qui raggiunto da Lancillotto e da molti uomini della Val di Lamone; prende la strada di Modigliana e si dirige verso Forlì. Tocca Granarolo e vi lascia un presidio di 50 fanti e di 30 uomini d’arme: è affrontato, per conto dei pontifici, dal Malatesta con cinque squadre di cavalli. Nel frattempo il Manfredi negozia con Lorenzo da Castello, ottiene la neutralità dello stato della Chiesa  e cede a Girolamo Riario Rio Secco e Montebattaglia.

Nov.  

 

 

 

 

 

Romagna

Faenza si ribella a causa dell’ aumento del prezzo del pane; il Manfredi irrompe  nella città per la Porta Ravegnana e gli abitanti lo accolgono come signore. Carlo Manfredi si rifugia nella rocca mentre l’altro fratello Federico fugge a Lugo. La folla inferocita mette a sacco il palazzo vescovile dove sono trovate ottomila corbe di frumento, più di ventimila libbre di olio e vino, legname ed altri beni: in meno di sei ore tutto è saccheggiato. Due squadre di uomini d’arme giungono da Traversara per appoggiare la sua azione; altri 600 fanti gli sono forniti dai veneziani; il re di Napoli, da parte sua, spedisce Federico da Montefeltro a favore del fratello Carlo. Il Montefeltro  viene bloccato a Meldola dagli stessi aragonesi.

Dic.  

 

 

 

 

 

Romagna

Carlo Manfredi si arrende a patti e ripara a Ferrara. Come suo primo atto Galeotto cambia tutti i castellani delle rocche.

1478  

 

 

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

Occupa Granarolo. Gli sforzeschi esercitano forti pressioni nei suoi confronti  affinché risarcisca danni per 750 ducati agli abitanti di Cotignola (città controllata dai ducali) provocati dai suoi uomini nel passaggio in quel territorio.

Mag. Venezia  

 

 

 

 

 

Ott. Venezia Chiesa Napoli  

 

Toscana

Viene inviato in Toscana con 300 stradiotti e 1000 fanti per contrastare nella regione aragonesi e pontifici.

1479  

 

 

 

 

 

Romagna

Scorre nel ravennate, si trova nel contado di Cortina.

1480  

 

 

 

 

 

 

 

Giu. Napoli  

 

 

 

 

 

Lug. Ordelaffi Forlì  

 

Romagna

Alla morte di Pino Ordelaffi aiuta il nipote Antonio Maria Ordelaffi nel suo tentativo di impadronirsi di Forlì.

Ott. Faenza Forlì  

 

Romagna

Cerca di scacciare Girolamo Riario da Forlì con l’ausilio dei fiorentini.

Nov. Dichiara di volere sposare la donna che gli è indicata da Lorenzo dei Medici. Viene scelta Francesca Bentivoglio, figlia del signore di Bologna Giovanni.
1481
………..  

 

 

 

 

 

 

 

E’ assolto dalle censure ecclesiastiche.

Lug. Toscana Emilia Si incontra con Lorenzo dei Medici a Cafaggiolo:il signore di Firenze è stato scelto dal  Manfredi come suo procuratore per la stipula del contratto di nozze. Nello stesso mese si sposa a Bologna con Francesca Bentivoglio: la dote è fissata nominalmente in 10000 ducati (in realtà 7000, di cui 3000 in contanti, 1000 in beni immediati e 3000 da definirsi per il futuro).
1482  

 

 

 

 

 

 

 

Gen.  

 

 

 

 

 

Romagna

La moglie lo raggiunge a Faenza.

Lug. Firenze Venezia Chiesa  

 

Romagna

Combatte i veneziani nella guerra di Ferrara. Entra in Romagna con Costanzo Sforza; con gli Ordelaffi e Taddeo Manfredi attacca le terre di Girolamo Riario.

Ago.  

 

 

 

 

 

Romagna

Assale Forlì con Antonio da Montefeltro: con cinque squadre di uomini d’arme ed i fanti di Giovanni Bentivoglio assedia la città alla cui difesa si trova Carlo da Pian di Meleto.

Sett. Romagna Gian Francesco da Tolentino razzia del bestiame nel faentino; per rappresaglia il Manfredi imprigiona due cittadini di Forlì che sono di passaggio nel faentino. Gian Francesco da Tolentino incarcera allora tre faentini. Viene presto trovato un compromesso tra le parti che si conclude con la restituzione dei reciproci prigionieri e la consegna del bestiame predato.
Ott.  

 

 

 

 

 

Romagna

Molesta il contado di Castrocaro Terme;  imprigiona in Faenza due abitanti di tale centro.

1483  

 

 

 

 

 

 

 

…………… Chiesa Firenze Venezia 100 lance Romagna

Nel capovolgimento delle alleanze i pontifici ora combattono i veneziani; il Manfredi passa agli stipendi dello stato della Chiesa e dei fiorentini. Riconosce alla Santa Sede il censo di 3000 ducati; è reinvestito dello stato e viene assolto da ogni censura ecclesiastica. I fiorentini gli concedono uno stipendio di 2000 ducati.

Mar. sett.  

 

 

 

 

 

Emilia

Difende Ferrara con Giovanni Bentivoglio allorché i veneziani si impossessano nei pressi della Certosa, del monastero di Santa Maria degli Angeli e di Belfiore. In una notte di metà mese il Bentivoglio fa un’incursione in Faenza, riprende la figlia ed il nipote Astorre e li porta a Bologna. Mentre il Manfredi è propenso ad accettare tale situazione il signore di Firenze Lorenzo dei Medici fa di tutto per fare rientrare la donna in Faenza per prevenire meglio eventuali conflitti in Romagna. A settembre rientrano in città Francesca Bentivoglio  ed il figlio.

1484  

 

 

 

 

 

 

 

……………  

 

 

 

 

 

Romagna

A causa del ritardo delle paghe si rifiuta di intervenire a favore di Ercole d’Este.

Ott. Firenze Genova 240 lance Toscana

Giunge a Pietrasanta per affrontare i genovesi nella guerra di Sarzana.

1485  

 

 

 

 

 

 

 

Ott.  

 

 

 

 

 

Romagna

Accoglie nel faentino Roberto da San Severino in marcia verso Roma.

1487  

 

 

 

 

 

 

 

Primavera Firenze Genova  

 

Liguria

Interviene a favore dei difensori della rocca di Sarzanello.

1488  

 

 

 

 

 

 

 

Mar. Venezia  

 

 

 

 

 

Apr.  

 

 

 

 

 

Romagna

Prende parte alla congiura che si conclude con l’uccisione del suo nemico Girolamo Riario. Rimane l’unico signore romagnolo ad opporsi alla restaurazione dei Riario in Imola e Forlì; nella seconda località favorisce nelle sue pretese il nipote Antonio Maria Ordelaffi. Nel frangente si appoggia sempre più ai veneziani attirandosi maggiormente l’inimicizia dei Bentivoglio e del principale sostenitore di quest’ultimo Ludovico Sforza.

Mag.  

 

 

 

 

 

Romagna

A causa della sua politica filopopolare molti nobili complottano ai suoi danni con la moglie, colpita nel suo orgoglio di donna: Galeotto ha, infatti, condotto da Ferrara a Faenza l’amante Cassandra Pavoni travestita da monaca camaldolese. A fine mese la moglie ha in una chiesa cittadina un colloquio segreto con alcuni congiurati; si finge ammalata, fa venire il marito nella propria stanza e con la collaborazione di quattro sicari bolognesi gli piomba addosso pugnalandolo nel ventre. Il Manfredi è sepolto nottetempo; due giorni dopo due sicari vengono decapitati e squartati e le loro teste saranno infilate su due lance per essere poste in cima alla torre del comune dove rimarranno molti mesi. Medaglione di Sperindio Savelli. Angelo Lapi gli dedica vari carmi latini; amico di Poggio Bracciolini, di Angelo Poliziano e di Marsilio Ficino. Vincenzo Monti scrive una tragedia in versi ispirata alla sua vicenda; Lamberto Caffarelli compone un poema scenico per musica intitolato “Galeotus”.

 CITAZIONI

“Fu dignissimo Capitano di militia, e fu etiandio molto letterato, e amico grande dei letterati; la onde raunò gran numero d’eccellenti libri, i quali ornò di pretiose coperte, e molto li tenea cari. Fu similmente costui in grande istimatione appresso i principi Italiani, per le sue prodezze.” ALBERTI

“Se aconzò con la Signoria di venexia et deventò ne li fati d’arme in puocho tempo excelentisimo, per la qual chosa fu..da li signuri Venixiani sempre amato come fiolo.” CORPUS CHRONIC. BONOMIENSUM

“Fu huomo di lettere e grandemente stimato da principi d’Italia..Fu dignissimo capitano di militia e fu etiamdio molto letterato e amico grande de i letterati.” SANSOVINO

“Bella e forte figura di guerriero..I maiolicari faentini che in onore del signore decoravano con l’impresa manfrediana, il gallo, le loro maioliche, vi aggiunsero le penne di pavone, in omaggio alla bella signora che rinchiusa nel convento delle benedettine conservava l’antica amicizia.” FASOLI

“Sembra che Galeotto Manfredi fosse, a differenza de’ suoi maggiori, d’animo piuttosto buono e leale; ma cedeva egli facilmente a subitanei impeti d’ira, non appena una contrarietà attraversasse i suoi disegni, o rendesse vane le sue speranze ..Ebbe le doti migliori della sua fiera stirpe, e delle peggiori fu scevro. Buon politico, soldato valoroso, parlatore facondo e piacevole, protettore e cultore egli stesso delle lettere e delle arti.. Galeotto Manfredi, nonostante l’indole violenta ed i vizi non pochi, fu d’animo piuttosto gentile, né mai volle macchiarsi di quei delitti che erano così comuni nelle corti del suo tempo… (Dopo la sua uccisione) “Una tradizione, ripetuta fino ai nostri giorni, narrò poi che a lungo, presso il grande camino scolpito da Desiderio da Settignano, che allora travavasi, dicono, nella camera di Francesca, e che oggi si conserva nella pinacoteca comunale, una macchia rossastra nel muro fosse l’impronta d’una mano di Galeotto, ivi appoggiatosi ferito, mentre si divincolava contro il terror della morte.” MESSERI-CALZI

“Cur promisso tibi tuus poeta/ nondum prestiterit rogas? poeta est.” Da un epigramma in suo onore del POLIZIANO

“Homo magna sane virtute praeditus, et literarum scientia excultus, literarorumque studiosus, utpote quorum commodi gratia insignem bibliotecam instruxit.” MANUZZI

“Militi strenuo ordinumque ductorum valentissimo.” ARLUNO

“Dolse amaramente ai faentini la morte sua; perché mai erano stati così felici quanto sotto di lui. Infatti ei mirò sempre che fossero fatte buone leggi e che si osservassero; procurò che l’abbondanza dei generi necessarj alla città regnasse ne’ suoi stati, e che il grano si vendesse a buon mercato: e a tanto spinse l’amore del bene dei propri sudditi che rifiutò vistoso stipendio della repubblica veneziana per non inimicarsi col duca di Ferrara, il quale, essendo vicino e potente, avrebbe potuto un giorno e l’altro vendicarsi danneggiando il suo stato..Fu parlatore ottimo e facondo;..seppe di astrologia e di lingua latina;..fu musico eccellentissimo, così di canto come di suono;..faceto, allegro e gentile di modi, seppe conciliarsi l’animo di quanti l’avvicinarono.” LITTA

“Il Manfredi, praticamente ultimo signore di Faenza nella pienezza della maturità, divenne immediatamente un personaggio esemplare intorno a cui scrivere dei fasti e dei nefasti del Rinascimento italiano: nel 1800 ispirò anche una tragedia di V. Monti. L’epilogo della sua vicenda, preludio al più generale epilogo della dominazione manfrediana in Faenza, è stato recentemente e più estesamente letto come esemplare della “consunzione dell’istituto della signoria cittadina” in Romagna e della conseguente “implosione del frastagliato e policentrico assetto signorile-cittadino della Romagna tardo-medievale.” (Pelelgrini).” LAZZARINI

“Nella saga dei Manfredi, Galeotto appare..come un personaggio che per la prima volta sembra discostarsi dal profilo guerresco dei suoi predecessori. In lui, la spada facile e temeraria del padre e dello zio Guidantonio lasciava il posto ad un ingegno versatile che spaziava dal latino all’astrologia, a un’indole gentile, più incline alla diplomazia che alle armi.” RENZI

 

 

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